<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Accademia sarda di storia di cultura e di lingua &#187; Recensioni</title>
	<atom:link href="http://www.angelinotedde.com/category/recensioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.angelinotedde.com</link>
	<description>storia cultura e lingua italiana e sarda</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Sep 2010 16:34:16 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Comprendere il mondo tra fisica, psicanalisi e Qabbalà di Cristiana Dobner</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/09/comprendere-il-mondo-tra-fisica-psicanalisi-e-qabbala-di-cristiana-dobner/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/09/comprendere-il-mondo-tra-fisica-psicanalisi-e-qabbala-di-cristiana-dobner/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 15:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3743</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;unità della conoscenza
Un saggio si legge alla scrivania muniti di carta e penna, un romanzo distesi sulla spiaggia, una storia delle idee in veste letteraria richiede una comoda poltrona per godersi, paradossalmente, un viaggio nel &#8220;mondo di fuori e nel mondo interiore&#8221;, in compagnia di grandi geni, della fisica, della psicanalisi e della Qabbalà, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">L&#8217;unità della conoscenza</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//204q05a2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3745" title="204q05a2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//204q05a2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un saggio si legge alla scrivania muniti di carta e penna, un romanzo distesi sulla spiaggia, una storia delle idee in veste letteraria richiede una comoda poltrona per godersi, paradossalmente, un viaggio nel &#8220;mondo di fuori e nel mondo interiore&#8221;, in compagnia di grandi geni, della fisica, della psicanalisi e della Qabbalà, ma come osarlo ben sapendo di non essere &#8220;genio&#8221; e neppure qualificato esperto in almeno uno dei tre campi?</p>
<p style="text-align: justify;">Tom Keve, fisico ebreo ungherese, si è posto il problema e ne ha indicato la soluzione:  l&#8217;umanità dei grandi, i loro scacchi e i loro problemi palesano la strada che consente a chi, genio non è, di comprendere quanto costoro hanno intuito ed elaborato. Perché mai questa triade, di intreccio e di incrocio, per di più in piena Mitteleuropa?</p>
<p style="text-align: justify;">La copertina dell&#8217;edizione francese (Triad, Paris, Albin Michel, 2010) introduce suggerendo un interrogativo:  chi mai sono i sei personaggi? Inizia così la prima tappa del grande viaggio che, avanzando nelle cinquecento e più pagine, si rivelerà iniziatico, proprio come lo fu per l&#8217;autore:  fisico di professione, naturalizzato in Inghilterra, che attraversò il deserto della depressione ed entrò in analisi. Malgrado la difficoltà organica ed esistenziale, Keve rimase molto percettivo su quanto gli avveniva:  scrutando se stesso, scoprì &#8220;le differenti correnti&#8221; che lo abitavano e, nel contempo, abitavano il mondo. Ne conseguì la lettura appassionata di Jung e la scoperta dell&#8217;amicizia dello psicanalista con il fisico Wolfgang Ernst Pauli, tesi a comprendere loro stessi, ma anche il mondo. La sollecitazione alla sintesi personale ormai era attivata.<span id="more-3743"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elemento religioso, nell&#8217;ebreo non praticante Keve era assente, tuttavia poté di più la curiosità e la potenza della stirpe:  &#8220;È la mia eredità e non ne so nulla&#8221;, iniziò allora la ricerca. La triade si compose da sé:  fisica quantistica, psicanalisi e Qabbalà. La sfida era aperta e sferrata.</p>
<p style="text-align: justify;">La stesura nella forma saggio sarebbe potuta apparire solo ovvia ed esigere un rimontare nel tempo cronologicamente, invece il desiderio della forma letteraria, che covava nel suo animo, ebbe la meglio nel solo ritornare indietro. Nella narrazione infatti il gioco è fatto:  si eliminano tutti i limiti che la natura del saggio impone e domina l&#8217;arte della suggestione invece della distante dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Triad, pubblicato in Inghilterra a spese dell&#8217;autore, pescato da Feltrinelli e poi da Albin Michel, può sembrare, di primo acchito, esoterico o farraginoso, entrando invece nella matassa, il filo conduttore guida ed emerge:  l&#8217;autobiografia, in prima persona, di Sándor Ferenczi tiene il filo sullo sfondo della storia della critica della Mitteleuropa e si ritorna agli anni Trenta del Novecento approdando a Londra, New York, Gerusalemme, in compagnia di Sigmund Freud, Carl-Gustav Jung e Ferenczi, Hevesy, Bohr, illustri premi Nobel, Lou Andreas Salomé, assieme ai grandi editori e librai.</p>
<p style="text-align: justify;">Keve, nel corso della accurata documentazione che sostiene la sua opera, scoprì quanto la realtà fosse vicina al suo desiderio scoprendo un movimento contrario in se stesso:  le tessere del puzzle reale entravano perfettamente nel quadro mentale da lui desiderato, Einstein, Bohr, Pauli, la struttura della materia conducono a una teoria che, indubbiamente, portò a reimpostare l&#8217;interpretazione del mondo. E possibile quindi fare sintesi fra scienze della natura e quelle dell&#8217;anima? Sì, risponde Keve e trova la radice unificante nella Qabbalà che, quantomeno, ha sfiorato la genealogia e l&#8217;educazione dei grandi protagonisti, ma anche la sua propria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora balzare dalle pagine l&#8217;educazione di una generazione impressa da Chatam Sofer che, quando giunse a Presburg, &#8220;era accompagnato solo da un pugno di suoi allievi, giovani magri, pallidi e dallo sguardo intenso&#8221;, mentre la yeshivà era minacciata:  sul fronte politico esterno da Napoleone e sul fronte ebraico interno dai riformatori. Pappenheim, potente mercante (e padre di &#8220;Anna O&#8221;), passeggiava lungo il Danubio con Chatam Sofer, dirigendosi al cimitero ebraico:  la conversazione verteva sui fondamenti razionali o meno della colpevolezza. Il maestro suggerì di iniziare un viaggio iniziatico fondato sulla preghiera, la meditazione, il digiuno e il sogno. Viaggio qabbalistico, perché &#8220;la realtà non è razionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Qabbalà e Traumdeutung (&#8220;interpretazione dei sogni&#8221;), gusto della trasgressione, limiti umani, passioni dei personaggi, immagine del padre, dialoghi, discussioni, dibattiti, si alternano in questa &#8220;storia delle idee&#8221;, con l&#8217;introspezione e l&#8217;interpenetrazione dei diversi campi e si giocano assieme a documenti, estratti di lettere, giornali e cibi mitteleuropei, palazzi aviti, ascesi sociali, la teoria della relatività e lo Zohar.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//204q05a1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3746" title="204q05a1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//204q05a1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;opera si propone proprio come il Talmud, nella compresenza di un argomento ben difeso e bene esposto e del suo esatto contrario, ma anche come i grandi dialoghi di Platone, ricco di humour e mille curiosità ora esplicitate, ora lasciate alla ricerca personale del lettore. In una sorta di pilpul contemporaneo non in un misch-masch eterogeneo, trapassato niente di meno che da Abulafia:  &#8220;La via qabbalistica consiste nell&#8217;amalgamare nell&#8217;anima i principi della scienza matematica e naturale, dopo che l&#8217;uomo ha dapprima studiato i significati letterali della Torah e della fede, per esercitare così il suo spirito attraverso il mezzo delle dialettiche penetranti e per non credere come un babbeo. Ha bisogno di tutto questo perché è tenuto prigioniero dal mondo della natura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Shlomo&#8221; Freud, ormai consapevole della morte vicina, ritorna alla Bibbia di famiglia con la dedica scritta in ebraico dal padre ma muore, sedato dalle tre iniezioni di morfina, con un proverbio francese come guida:  &#8220;Il rumore è per il fatuo, la pena è per lo sciocco:  l&#8217;uomo onesto tradito se ne va senza pronunciare parola&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora affiora il grande interrogativo:  che resta della cultura, della morale, della civilizzazione, della tradizione? Nulla. Nulla. Tranne la conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui Keve, ma non potrebbe rimanere anche il gusto del grande viaggio iniziatico nel mondo delle idee che giunga non solo al Mosè di Freud ma anche a quello della tradizione rabbinica che, al culmine del suo proprio grande viaggio, muore nel bacio dell&#8217;Altissimo?</p>
<p style="text-align: justify;">(©L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 5 settembre 2010)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/09/comprendere-il-mondo-tra-fisica-psicanalisi-e-qabbala-di-cristiana-dobner/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La collaborazione fra donne e uomini nel Nuovo Testamento di Lucetta Scaraffia</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/08/la-collaborazione-fra-donne-e-uomini-nel-nuovo-testamnto-di-lucetta-scaraffia/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/08/la-collaborazione-fra-donne-e-uomini-nel-nuovo-testamnto-di-lucetta-scaraffia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 05:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3653</guid>
		<description><![CDATA[ Se sono state le studiose le prime a guardare con attenzione al ruolo delle donne nei testi sacri del cristianesimo, oggi questo filone di studi &#8211; per fortuna &#8211; è entrato anche nell&#8217;interesse degli studiosi, talvolta con risultati sorprendenti. Un esempio felice di questa nuova positiva realtà è un piccolo libro del teologo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//katcat4-nozze.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3654" title="katcat4-nozze" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//katcat4-nozze-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Se sono state le studiose le prime a guardare con attenzione al ruolo delle donne nei testi sacri del cristianesimo, oggi questo filone di studi &#8211; per fortuna &#8211; è entrato anche nell&#8217;interesse degli studiosi, talvolta con risultati sorprendenti. Un esempio felice di questa nuova positiva realtà è un piccolo libro del teologo e biblista Damiano Marzotto (Pietro e Maddalena. Il vangelo corre a due voci, Milano, Ancora, 2010), dedicato alla collaborazione fra donne e uomini nel Nuovo Testamento. Il volume contiene tre saggi:  sul celibato di Gesù e la verginità di sua madre, sul ruolo di Maria e delle altre donne che Gesù incontra nei vangeli, e per finire sulle figure femminili presenti negli Atti degli apostoli, indagate con grande finezza e originalità.<span id="more-3653"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autore infatti è ben consapevole dell&#8217;originalità e della importanza del ruolo femminile di cooperazione al processo di evangelizzazione, e ne sottolinea il peso centrale in svariati episodi, in particolare nel mistero della morte e resurrezione di Cristo. La continuazione della missione salvifica degli apostoli e la non interruzione del rapporto con il maestro durante il dramma della crocefissione e della sepoltura sono state possibili infatti grazie alla continua presenza delle donne al suo fianco, &#8220;perché le donne hanno avuto la forza e il coraggio di seguire Gesù fino alla morte in croce, non staccandosi da Lui neppure dopo la sua sepoltura&#8221;. Quindi, anche se agli apostoli è affidata la missione di evangelizzare il mondo, essi hanno bisogno della fedeltà delle donne che attraversa la notte per non perdersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//jan_vermeer_003_cristo_in_casa_di_marta_e_maria_1654.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3655" title="jan_vermeer_003_cristo_in_casa_di_marta_e_maria_1654" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//jan_vermeer_003_cristo_in_casa_di_marta_e_maria_1654-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nei testi canonici, per tutti e quattro gli evangelisti le figure femminili sono determinanti proprio perché &#8220;la fecondità di Cristo non si realizza senza una stretta associazione di alcune donne al ministero della redenzione, della rigenerazione dell&#8217;umanità&#8221;. Di conseguenza, il celibato di Gesù non è visto come una rinuncia, ma come la proposta di una forma più profonda di rapporto con le donne, che ne valorizza la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nessuno dubita quanto sia fondamentale il ruolo della madre Maria, che con la sua richiesta a Cana provoca il primo raduno di credenti intorno a Cristo, altrettanto importante è stato quello della Samaritana &#8220;nell&#8217;avvicinare al Salvatore del mondo le primizie della mietitura escatologica, i suoi concittadini che hanno creduto in lui attraverso la sua parola&#8221;; ed essa &#8220;d&#8217;altra parte ha anticipato questo movimento di fede andando per prima ad attingere alla fonte, che zampilla per la vita eterna&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre due donne, Marta e Maria, hanno il compito di accelerare il compimento degli eventi della salvezza, e anch&#8217;esse precedono nella fede gli abitanti di Betania perché si mettono per prime in cammino verso Gesù, riconoscendolo. C&#8217;è quindi un ruolo &#8220;di provocazione e insieme di anticipazione da parte della donna&#8221; che rivela &#8220;una compartecipazione originale&#8221; fra Gesù e le figure femminili dei vangeli, indicando così la possibilità di una relazione significativa fra uomo e donna al di là della relazione sponsale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//San-Luca.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3656" title="San Luca" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//San-Luca-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Particolarmente innovativa è la lettura proposta delle figure femminili negli Atti degli apostoli, dove lo studioso individua nelle donne che offrono ristoro e accoglienza ai principali protagonisti del libro di Luca appena usciti dalla prigionia &#8211; a Pietro prima e a Paolo poi &#8211; un modello di accoglienza, e insieme una spinta alla nuova partenza per la missione. La presenza delle donne, quindi, sembra favorire &#8220;l&#8217;apertura universalistica&#8221; di cui esse sembrano capaci di cogliere in anticipo il dispiegarsi, e la loro funzione di accoglienza e ospitalità offre le condizioni ideali per il dispiegarsi della grazia, come dimostrano tante conversioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se una studiosa attenta come Marinella Perroni ha giudicato meno significative le figure femminili presenti negli Atti degli apostoli, il biblista ne rivela invece l&#8217;importanza e la ricchezza simbolica, offrendo quindi un nuovo rilevante contributo alla discussione sul ruolo delle donne nella vita della Chiesa. Non è poi senza significato il fatto che monsignor Marzotto Caotorta, attuale sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, abbia colto questi aspetti. A differenza infatti della teologa italiana, interessata soprattutto a rintracciare ruoli ministeriali precisi nelle figure femminili presenti nel Nuovo Testamento, lo studioso si è dimostrato più libero nella ricerca. A conferma del fatto che non sempre il cosiddetto punto di vista di genere è garanzia di una comprensione più profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>(©L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 22 agosto 2010)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/08/la-collaborazione-fra-donne-e-uomini-nel-nuovo-testamnto-di-lucetta-scaraffia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Santa Chiara d&#8217;Assisi tra ageografia e storia di Pietro Messa</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/08/santa-chiara-dassisi-tra-geografia-e-storia-di-pietro-messa/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/08/santa-chiara-dassisi-tra-geografia-e-storia-di-pietro-messa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 11:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3594</guid>
		<description><![CDATA[
San Francesco d&#8217;Assisi può essere in un certo qual modo definito &#8220;il santo di Gregorio IX&#8221;, tanto che presso il Sacro Speco di Subiaco non si ebbero dubbi nel raffigurarlo accanto al Pontefice quasi fosse un suo attributo iconografico. Infatti se quando era ancora il cardinale Ugolino d&#8217;Ostia conobbe l&#8217;Assisiate ed ebbe un ruolo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//183q04a1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3597" title="183q04a1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//183q04a1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>San Francesco d&#8217;Assisi può essere in un certo qual modo definito &#8220;il santo di Gregorio IX&#8221;, tanto che presso il Sacro Speco di Subiaco non si ebbero dubbi nel raffigurarlo accanto al Pontefice quasi fosse un suo attributo iconografico. Infatti se quando era ancora il cardinale Ugolino d&#8217;Ostia conobbe l&#8217;Assisiate ed ebbe un ruolo non secondario nello sviluppo dei frati minori, da Papa &#8211; con una decisione più unica che rara &#8211; prese personalmente l&#8217;iniziativa della sua canonizzazione e commissionò a frate Tommaso da Celano la narrazione della vicenda del nuovo santo, ossia la Vita beati Francisci.<br />
<span id="more-3594"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La stessa storia sembra ripetersi con santa Chiara e Papa Alessandro IV:  infatti fu proprio il cardinale Rainaldo di Jenne con la lettera Quia vos del 16 settembre 1252 ad approvare la Forma vitae, ossia la Regola, di Chiara e una volta divenuto Papa la canonizzò ad Anagni nell&#8217;agosto 1255, commissionando sempre a Tommaso da  Celano  la  stesura  della  sua  vita, ossia la Legenda sanctae Clarae virginis.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur restando un punto di riferimento importante per la conoscenza della santità di Chiara d&#8217;Assisi, anche quest&#8217;ultima opera cadde sotto il giudizio implacabile della &#8220;storiografia del sospetto&#8221; secondo la quale agiografia corrisponde soltanto a mitizzazione, contrapponendosi alla verità storica che va cercata altrove; lo stesso autore divenne incerto e si aprì una vera e propria questione in merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Così nel caso di Chiara d&#8217;Assisi fonte d&#8217;eccellenza furono ritenuti gli atti del  Processo di canonizzazione, anch&#8217;essi però guardati con un certo sospetto essendo giunto a noi soltanto in un volgarizzamento della fine del xv secolo.<a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//183q04a2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3598" title="183q04a2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//183q04a2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo garbuglio di sospetti, diffidenza, e domande insolute si inoltra il volume di Marco Guida, Una leggenda in cerca d&#8217;autore. La Vita di santa Chiara d&#8217;Assisi appena pubblicato nella collana &#8220;Subsidia agiografica&#8221; dalla Société des Bollandistes (Bruxelles, pagine 259, euro 65).</p>
<p style="text-align: justify;">Caratteristica di questo studio è che, pur non trascurando le diverse problematiche e acquisizioni della storiografia clariana, si confronta direttamente con le fonti primarie, ossia la lettera Gloriosus Deus con la quale Innocenzo IV il 18 ottobre 1253, a soli due mesi dalla sua morte, dava ordine al vescovo di Spoleto di dare inizio all&#8217;inchiesta di canonizzazione, gli Atti del processo di canonizzazione, la bolla di canonizzazione <em>Clara claris preclara</em>, e infine la <em>Legenda sanctae Clarae virginis</em>. Riguardo a quest&#8217;ultima opera affronta il problema inerente alle diverse attribuzioni, cioè Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso da Celano oppure un letterato della Curia romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a una sinossi cromatica di questi testi &#8211; di cui disponiamo l&#8217;edizione critica grazie soprattutto al lavoro prezioso di Giovanni Boccali &#8211; Marco Guida giunge a risultati sorprendenti. Prima di tutto che il volgarizzamento degli Atti del processo di canonizzazione, fatto dalla clarissa Battista Alfani del monastero di Monteluce di Perugia, è stato svolto con un grande rigore filologico e rispetto dell&#8217;originale testo latino, per cui risulta una fonte affidabile. Secondariamente che l&#8217;autore della <em>Legenda sanctae Clarae virginis</em> quando non attinge da altre fonti nominando san Francesco lo denomina spesso <em>pater</em>, testimoniando così la sua appartenenza ai frati minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre in quest&#8217;opera l&#8217;agiografo inserisce delle aggiunte proprie dalle quali appare chiaramante che ebbe modo di documentarsi circa alcuni particolari della vita di santa Chiara. La prima annotazione riguarda il periodo che va dalla sua fuga dalla casa paterna alla promessa di obbedienza a frate Francesco, in cui ci furono degli episodi importanti quali il taglio dei capelli nella cappella della Porziuncola, la permanenza presso il monastero benedettino di San Paolo e la chiesa di Sant&#8217;Angelo di Panzo, lo stabilirsi definitivamente presso la chiesa di San Damiano nelle vicinanze di Assisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre informazioni importanti trasmesse dalla <em>Legenda sanctae Clarae virginis</em> riguardano il rapporto tra Chiara e i diversi pontefici, ossia Innocenzo III, Gregorio IX, Innocenzo IV e lo stesso cardinale Rainaldo di Jenne, futuro Alessandro IV.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia in tale opera vi sono anche omissioni, che certamente non sono casuali, quali ad esempio alcune sue visioni giudicate non confacenti a un certo modello di santità, il desiderio di martirio sorto in seguito alla notizia dell&#8217;uccisione per la fede di alcuni frati minori in Marocco (i cosiddetti Protomartiri francescani le cui reliquie  ora  sono conservate nella chiesa di Sant&#8217;Antonio in Terni), la conferma della Regola da parte di Innocenzo IV.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del suo studio &#8211; in cui non manca di smentire mediante l&#8217;analisi attenta delle fonti affermazioni date per acquisite da autorevoli studiosi &#8211; Marco Guida giunge ad alcuni risultati importanti quale ad esempio l&#8217;attribuzione certa della <em>Legenda sanctae Clarae virginis</em> al frate Tommaso da Celano, per diversi decenni agiografo ufficiale di san Francesco. Uno studio questo che, come afferma Jacques Dalarun nellaPrefazione, costituisce un contributo importante non solo per gli studi francescani e clariani, ma per quelli agiografici in generale, mostrando come un certo sospetto continuo verso le fonti agiografiche risulta alla lunga solo un logorante pregiudizio ideologico che impedisce di vedere sia i nuclei di realtà storica narrati, sia la lettura teologica che di essi l&#8217;autore vuole offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">(©L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 11 agosto 2010)</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/08/santa-chiara-dassisi-tra-geografia-e-storia-di-pietro-messa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il papa Barnaba Chiaramonti a cura di Antonio Filipazzi</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/08/il-papa-barnaba-chiaramonti-a-cura-di-antonio-filipazzi/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/08/il-papa-barnaba-chiaramonti-a-cura-di-antonio-filipazzi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 05:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3536</guid>
		<description><![CDATA[Pio VII e la diocesi di Imola
Il vescovo Pontefice che affrontò Napoleone
di Antonio Filipazzi
Durante l&#8217;Ottocento la diocesi di Imola vide due suoi vescovi salire sul soglio di Pietro con i nomi di Pio VII e Pio IX. Entrambi ebbero un pontificato piuttosto lungo &#8211; quello di Papa Mastai Ferretti fu con i suoi quasi 32 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Pio VII e la diocesi di Imola</p>
<p style="text-align: center;">Il vescovo Pontefice che affrontò Napoleone</p>
<p style="text-align: center;">di Antonio Filipazzi</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q01e1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3537" title="180q01e1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q01e1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Durante l&#8217;Ottocento la diocesi di Imola vide due suoi vescovi salire sul soglio di Pietro con i nomi di Pio VII e Pio IX. Entrambi ebbero un pontificato piuttosto lungo &#8211; quello di Papa Mastai Ferretti fu con i suoi quasi 32 anni il più lungo tra quelli dei successori dell&#8217;apostolo Pietro &#8211; mentre Papa Chiaramonti governò la Chiesa universale per ben 23 anni e mezzo) e, soprattutto, segnato da gravi traversie, l&#8217;uno per lo scontro con Napoleone e l&#8217;altro per le vicende connesse all&#8217;unità d&#8217;Italia. È ben comprensibile che la Chiesa imolese vada fiera di questi due Papi e contribuisca a conservare, studiare e diffondere la loro memoria. <span id="more-3536"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Così il decimo volume della serie &#8220;Documenti e Studi&#8221; delle pubblicazioni dell&#8217;Archivio diocesano di<a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3538" title="180q04a1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Imola La porpora e la tiara. 1785-1816:  l&#8217;episcopato imolese del cardinale Gregorio Barnaba Chiaramonti, poi Papa Pio VII, opera davvero ammirevole del vicedirettore Andrea Ferri (Imola, 2010, pagine 388), è dedicato all&#8217;episcopato imolese del cardinale che anche da Papa continuò a governare la sua antica diocesi. Questo libro ci presenta la figura del futuro Pio VII e quella del Pontefice dalla prospettiva dei suoi rapporti con Imola, pur senza dimenticare il quadro generale della sua vita e del suo pontificato e quello della travagliata epoca storica durante la quale gli toccò di vivere e guidare la Chiesa. E ciò nella consapevolezza che, come scrive l&#8217;autore, &#8220;per comprendere appieno la sua azione pastorale e di governo della Chiesa universale può essere utile l&#8217;analisi del suo episcopato imolese&#8221;. Va anche notato che l&#8217;esposizione testuale è accompagnata passo passo da un abbondante e interessante apparato iconografico, che accresce il pregio della pubblicazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3539" title="180q04a3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Opportunamente e logicamente viene suddiviso in tre periodi l&#8217;episcopato imolese di Chiaramonti, che nel 1785 venne là trasferito dalla sede di Tivoli e insignito della porpora cardinalizia da Pio vi, suo concittadino e lontano parente. Una prima fase di ministero episcopale è quella che va fino all&#8217;occupazione francese di Imola nel 1796. Vi sono poi i quattro anni di ministero episcopale esercitato &#8220;nel turbine francese&#8221;. Eletto Papa il 14 marzo 1800, Pio VII mantenne il governo della diocesi di Imola fino al 1816, quando designò a succedergli il cardinale Antonio Rusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso le fonti d&#8217;archivio, i primi undici anni &#8220;sulla cattedra di san Cassiano&#8221; ci appaiono densi di attività. Infatti, &#8220;la titolarità della cattedra episcopale imolese comporta l&#8217;esercizio di molteplici funzioni e potestà in ambito ecclesiastico e civile&#8221;:  il vescovo cardinale era anche &#8220;conte di Bagnara, feudatario di Poggiolo e Torano, giudice delegato della Sede Apostolica, commendatario del monastero di Santa Maria in Regola&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1797, scrivendo al Direttorio della Repubblica cisalpina, il cardinale Chiaramonti si presentò come il pastore di una<a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a11.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3540" title="180q04a1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//180q04a11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;metropoli rispettabilissima bagnata dai sudori degli Ambrosii e de&#8217; Borromei&#8221;. Idealmente egli si rifà, dunque, al tipo del vescovo di matrice tridentina, pastore sollecito della predicazione, del culto e della disciplina (soprattutto del clero, ma non meno della società), che ha il suo modello più alto in Carlo Borromeo. I documenti recensiti dal volume testimoniano appunto l&#8217;azione pastorale di uno zelante vescovo ispirato a tali norme e ideali:  visita pastorale, rispetto del riposo festivo, lotta ai disordini carnevaleschi, solenni atti di culto e devozioni popolari, disciplina dei chierici, della vita religiosa e delle confraternite, promozione della carità e della cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi quattro anni dell&#8217;episcopato imolese del futuro Papa furono segnati, invece, dal confronto con l&#8217;occupazione francese. L&#8217;allora bibliotecario dell&#8217;abbazia benedettina di San Giovanni Evangelista a Parma era stato tra i sottoscrittori dell&#8217;edizione di Livorno dell&#8217;Encyclopédie di Diderot e D&#8217;Alambert e, nell&#8217;omelia natalizia del 1797 il porporato citò l&#8217;Emile di Rousseau. Sono questi indizi di un interesse, di un&#8217;apertura non preconcetta verso i movimenti culturali francesi. Ben presto però vi fu l&#8217;impatto con la realtà della Rivoluzione francese, soprattutto nella sua dimensione antireligiosa, grazie all&#8217;incontro con gli ecclesiastici francesi che, esuli dalla patria, trovarono rifugio anche nella diocesi di Imola.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//traversata-colle.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3541" title="traversata colle" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//traversata-colle-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il 22 giugno 1796 le truppe francesi entrarono a Imola, e da quel momento si pose al vescovo la questione dei rapporti con il nuovo potere politico, portatore di un&#8217;ideologia e di un&#8217;azione politica in contrasto con la Chiesa. Il presente volume offre un valido contributo ad approfondire questo importante e delicato aspetto della vita del futuro Papa Chiaramonti. In tali frangenti il porporato si mosse nell&#8217;alveo delle direttive emanate da Pio vi per i territori sottrattigli dall&#8217;invasore. Sia gli interventi scritti sia le azioni compiute in tale periodo ci mostrano la sua fondamentale preoccupazione a evitare ogni violenza sia da parte dell&#8217;occupante straniero sia a opera degli &#8220;insorgenti&#8221; locali. Si può ravvisare in lui uno spirito conciliatore, che però mai mette in discussione &#8220;la purezza dei Santi Dogmi, i dettami della Morale Evangelica, ed il vigore dell&#8217;Ecclesiastica disciplina&#8221;, come scriverà nella lettera pastorale del 25 luglio 1799, quando Imola passò in mano austriaca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1108.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3542" title="images-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1108-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Così, da un lato, nell&#8217;omelia che il &#8220;cittadino cardinal Chiaramonti&#8221; pronunziò il giorno di Natale del 1797 &#8211; come scrive nella presentazione del volume monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola &#8211; egli volle &#8220;mostrare che i principi rivoluzionari e l&#8217;ordinamento democratico erano riconducibili alla morale cristiana&#8221;. Ma, d&#8217;altra parte, egli fu fermo nel pretendere da coloro, soprattutto del clero, &#8220;che hanno prestato il così detto giuramento civico voluto dal passato governo&#8221;, che &#8220;notoria (&#8230;) sia la loro penitenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello del cardinale Chiaramonti fu dunque un atteggiamento articolato, capace di contemperare fedeltà ai principi e duttilità di fronte alle situazioni concrete. Si possono ravvisare qui gli stessi criteri d&#8217;azione che egli seguì anche da Papa, nell&#8217;aspro confronto con Napoleone, quando mostrerà grande coraggio nel difendere ciò che è irrinunciabile, pur piegandosi fino al limite del possibile per permettere almeno un&#8217;esistenza e un&#8217;azione minimali della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-359.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3544" title="images-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-359-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Con l&#8217;elezione al papato, il rapporto di Pio VII con la diocesi di Imola continuò e in una forma del tutto peculiare, perché egli ne mantenne il governo diretto fino al termine della bufera napoleonica e al ristabilimento del potere temporale pontificio (si può ricordare il precedente durante il Settecento di Papa Benedetto XIII Orsini, che aveva conservato il governo dell&#8217;arcidiocesi di Benevento). Scrivendo al Capitolo imolese l&#8217;8 marzo 1816 per annunciare la scelta del cardinale Rusconi come nuovo vescovo, il Pontefice disse che un tale provvedimento &#8220;dalle contrarie circostanze dei tempi ci è stato impedito&#8221;. Così per sedici anni la diocesi venne retta da un provicario generale che portava il titolo di &#8220;apostolico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">È significativo che, quando nel 1807 morì il secondo titolare di quell&#8217;ufficio e il Capitolo gli elesse un successore, Pio VII non volle ratificare tale nomina, peraltro sanzionata dall&#8217;autorità civile, e scelse un altro ecclesiastico come suo delegato a governare la Chiesa imolese. Perciò si può ritenere che la decisione di conservare la responsabilità ultima del governo diocesano sia stata dettata anche dall&#8217;affetto che mutuamente legava l&#8217;antico vescovo e il suo popolo, come dimostrò l&#8217;accoglienza che gli venne riservata nella Pasqua 1814 durante la sosta a Imola sulla via del ritorno nell&#8217;Urbe.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-455.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3545" title="images-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-455-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un tale vincolo della diocesi al suo pastore si alimentava anche del ricordo della vita esemplare di lui, e divenne ben presto auspicio che la Chiesa riconoscesse la santità del benedettino divenuto Pontefice Romano. Il volume cita alcune espressioni del Ristretto storico della città d&#8217;Imola diviso in tre parti del Cavaliere Avvocato Giulio Cesare Cerchiari imolese (1847):  &#8221;Le tue virtù sante nel tuo Episcopale ministero vivono già eterne nel cuore di noi tutti, e sono illustri al pari delle tue sventure e del tuo trionfo nel Pontificato (&#8230;) Forse non sarà lungi che la chiesa Imolese dal Vaticano proclamerà Te fra i suoi Santi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A un secolo e mezzo di distanza questo auspicio si sta realizzando, perché si è aperta negli anni scorsi in diocesi di Savona-Noli la causa di canonizzazione di Papa Chiaramonti, come era stato chiesto dalla Conferenza episcopale ligure, allora presieduta dall&#8217;arcivescovo di Genova, il cardinale Tarcisio Bertone. E proprio a Savona, dove Pio VII fu inviato da Napoleone in residenza  coatta, Papa Benedetto XVI ha reso omaggio &#8211; nell&#8217;omelia in Piazza del Popolo il 17 maggio 2008 &#8211; a questo suo predecessore, additandolo alla Chiesa di oggi:  &#8221;L&#8217;esempio di serena fermezza dato dal Papa Pio VII ci invita a conservare inalterata nelle prove la fiducia in Dio, consapevoli che Egli, se pur permette per la sua Chiesa momenti difficili, non la abbandona mai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume che la diocesi e l&#8217;Archivio diocesano di Imola hanno voluto dedicare all&#8217;antico vescovo diocesano costituisce un valido strumento per approfondire la vicenda storica di questo grande Pontefice, il quale, secondo Benedetto XVI, &#8220;ci insegna il coraggio nell&#8217;affrontare le sfide del mondo:  materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;Osservatore Romano del 7 agosto 2010   www.vatican.va/news_services/or/or&#8230;/index.html</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/08/il-papa-barnaba-chiaramonti-a-cura-di-antonio-filipazzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;inventario di fine Settecento di Santa Maria degli Angeli di Perfugas a cura di Mauro Maxia, di Angelino Tedde</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/07/linventario-di-fine-settecento-di-santa-maria-degli-angeli-di-perfugas-a-cura-di-mauro-maxia-recensione-di-angelino-tedde/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/07/linventario-di-fine-settecento-di-santa-maria-degli-angeli-di-perfugas-a-cura-di-mauro-maxia-recensione-di-angelino-tedde/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 13:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3426</guid>
		<description><![CDATA[Mauro Maxia (a cura di), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione a fronte, Parrocchia di Perfugas, “Quaderni di Ericium”, Perfugas (Sassari) 2007, pp. 150.
Che cosa sia un inventario almeno in linea generale credo che voi tutti lo sappiate anche se a guardare la definizione in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mauro Maxia (a cura di<em>), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione a fronte, </em>Parrocchia di Perfugas, “Quaderni di Ericium”, Perfugas (Sassari) 2007, pp. 150.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-548.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3429" title="images-5" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-548.jpeg" alt="" width="98" height="130" /></a>Che cosa sia un inventario almeno in linea generale credo che voi tutti lo sappiate anche se a guardare la definizione in una qualsiasi enciclopedia storica e attuale c’è da rompersi il capo. A noi basta sapere che l’inventario o il bilancio di cui parliamo  comprende edifici appartenenti alla parrocchia e le loro entrate,  poderi dati a censo e le relative rendite, diritti di primizia sul grano e relativi incassi (per la verità non incassati per mancanza di appaltatori), un certo numero di capi ovini e caprini alle origini rispettivamente 130 e 104 successivamente ridotti a 90 più 79 senza menzione del censo o di altra rendita che a questi si riferiscono.<span id="more-3426"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quest’inventario però, riporta anche un’elenco delle spese per l’olio, per la cera, per la mutenzione dell’orologio della chiesa, per il donativo regio. Da quest’ottica non si tratta che di un bilancio in cui vengono segnate le entrate e le uscite inoltre indicato minuziosamente il corredo e l’arredo per le cerimonie:vesti sacerdotali e argenteria sacra, crocefissi, statue,  quadri,  candelieri, gli armadi e  confessionali poche sedie di legno, il battistero anch’esso di legno. Viene segnato anche il pulpito p il corredo  con gli ori, le collane  di vario materiale  e gli abiti della statua della Vergine. Infine le campane della torre campanaria e il campanello d’inizio cerimonia vicino alla sacrestia e i campanelli per l’annuncio dei momenti più sacri della Santa Messa. A questi elementi dell’inventario o bilancio si aggiungono gl’inventari della cappella del purgatorio ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-645.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3430" title="images-6" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-645.jpeg" alt="" width="86" height="124" /></a>Si tratta come già detto di un manoscritto in spagnolo presumibilmente stilato degli anni novanta del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secolo che per la Sardegna costituisce un riavvicinamento alla penisola italiana e ai suoi Stati. Alla fine del secondo decennio era avvenuta la presa di possesso della Sardegna da parte dei Principi Sabaudi, promossi, re di Sardegna. Da studi approfonditi, portati avanti nell’ultimo decennio, sul secolo dei lumi sta emergendo un quadro vivace sia della politica nelle sue varie branche messa in atto dai ministri degli affari di Sardegna e dai loro più stretti collaboratori sardi e continentali spesso intellettuali illuminati dei quali essi si circondavano  e che miravano con i loro scritti a indicare ai sardi i mezzi attraverso i quali conseguire lo sviluppo e il benessere. A noi qui, interessa però, accenare agli eventi più significativi che si ricollegano al documento illustrato da Mauro Maxia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-830.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3431" title="images-8" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-830.jpeg" alt="" width="100" height="122" /></a>Nel 1760 erano state gradualmente rinnovate le Università di Cagliari e di Sassari e i relativi studi, erano stati emanati nuovi regolamenti per i seminari, erano state riformate le scuole medie già dette del Trivio e del Quadrivio, ora ridisegnate dal ministro per gli affari di Sardegna Gianbattista Lorenzo Bogino  le sette classi medie che andavano dalla VII alla I. Nella classe VII viene introdotta la sola grammatica italiana e vietata quella latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai vescovi spagnoli delle diocesi più importanti subentravano gradualmente i vescovi piemontesi desiderosi di formare un clero più adeguato ai tempi e con uno stile di vita più consono allo svolgimento delle  funzioni pastorali e  didattiche in riferimento all’alfabetizzazione, al progresso  dell’economia e delle tecniche agrarie.<a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-734.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3432" title="images-7" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-734.jpeg" alt="" width="124" height="124" /></a> Un clero che poteva beneficiare presso i collegi gesuitici, ma anche presso i collegi scolopici di una maggiore apertura alle novità scientifiche e presso le università restaurate di teologi e giuristi, naturalisti e matematici meglio dotati di quelli precedenti: si può affermare che essi posero le solide basi delle più avanzate discipline sia che fossero laici sia che fossero religiosi. Il severo e intransigente riformismo boginiano si era sviluppato tra il 1759 e il 1773. Quando uscirà di scena lui, usciranno di scena anche i gesuiti la cui Compagnia fu soppressa per oltre un cinquantennio. Gli scolopi e le regie scuole pubbliche avranno d’ora in poi il monopolio dell’istruzione media inferiore e superiore.  Si può supporre che il clero, meglio preparato, con la frequenza delle sette classi medie boginiane e graduato nelle università restaurate venga fuori dai tredici ai quindici anni successivi alle riforme, cioè a partire dal 1775. Ciò non significa che durante questi anni non pervenissero a formazione, utilizzando lo spagnolo come lingua veicolare dei loro studi, decine di sacerdoti diocesani e regolari così come abbiamo documentato negli inventari compilati in sede di tesi di laurea dalle nostre brave laureande. D’altra parte nel corso della loro formazione non smettono certe di utilizzare la parlata sarda o nel caso della Gallura della Romangia la sardo-corsa, mentre veniva utilizzata date le presenze degli ordini religiosi provenienti dalla penisola e soprattutto dalla Santa Sede la lingua italiana. Secondo tradizione, abbiamo una Sardegna linguisticamente variegata sia nella parlata corrente come nell’uso scritto. E’ sufficiente consultare gli stessi quinque libri per verificare ad esempio come i vescovi cagliaritani impongano presto l’uso dell’italiano, mentre gli altri lascino più liberi i sacerdoti in cura d’anime di esprimersi variamente sia in sardo sia in castigliano dal momento che questa lingua era stata per secoli la lingua veicolare dei collegi e delle università e il cui uso, per il trattato di Londra, non poteva essere semplicemente eliminato con un editto o con un decreto del re di Sardegna. Il pluralismo linguistico del resto è anche uso corrente anche se ci possono essere luminari che non se ne vogliono  rendere conto. Certo all’epoca del documento infuriava la rivoluzione francese e le sue idee sovversive andavano diffondendosi ovunque, la Sardegna, nonostante i ritmi lenti del mare, non è immune da influssi, anche se caccia i francese da una parte, dall’altra  si rivolta contro i feudatari, certo per una rivoluzione per la pancia, non per l’eversione dell’ordine costituito. Questo naturalmente non ci autorizza a pensare che molti seguaci di Angioy non sentissero nostalgie rivoluzionarie francesi. Con la caduta di Napoleone però venne la Restaurazione anche se con cauti lumi, con caute riforme sulle quali non è questa  l’occasione per soffermarci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-930.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3433" title="images-9" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-930.jpeg" alt="" width="105" height="124" /></a>Le turbolenze del primo Settecento per l’Anglona e per la Gallura parevano concluse con la morte  violenta di Donna Lucia Delitala Tedde e delle omonime famiglie grazie anche alla terrificante repressione del vicerè sabaudo Rivarolo che fece impiccare 400 malavitosi sardi, ne fece imprigionare 4000 e fece esiliare anche numerosi nobili compresa Donna Lucia, l’amazzone signora di Chiaramonti che dovette trascorre ben due anni confinata a Villafranca in Piemonte. C’era stata però contemporaneamente la proficua predicazione del gesuita Giovanni Battista Vassallo (1681-1775), morto in concetto di santità, verso la fine degli anni Settanta e promotore delle paci tra clan di famiglie che si uccidevano con le faide. Un apostolo carismatico che per 50 anni  in modo istancabile cercò di rievangelizzare l’isola, quasi anticipando l’opera delle congregazioni maschili e femminili dell’Ottocento e del Novecento che ne favorirono l’ammodernamento educativo e formativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1027.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3434" title="images-10" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1027.jpeg" alt="" width="91" height="136" /></a>Ecco dunque una porzione del contesto storico che in quest’occasione abbiamo voluto rievocare, antecedente e vicino alla compilazione dell’inventario perfughese che fa emergere come sostiene don Pala l’identità storica dei perfughesi, di quando il ciclo della vita e quella del ciclo agrario si svolgeva intorno al campanile e la stessa parrocchia coi suoi beni, doveva far fronte con le entrate correnti al buon funzionamento della parrocchia: 10 scudi dalle locazioni delle case di proprietà, 30 scudi dai censi dei terreni, 25 scudi dal diritto di primizia del grano, e un numero imprecisato di scudi dal bestiame, 40 libbre di cera . A quale scopo è presto detto, 8 scudi per l’olio ritengo della lampada del santissimo, 6 scudi per l’orologiaio, quasi un altro scudo per i canapi dell’orologio, quasi 3 scudi per il donativo regio e  per l’acquisto di 40 libre di cera.</p>
<p style="text-align: justify;">A giusto titolo don Pala, attuale custode dell’archivio parrocchiale, intende dare risalto ai documenti in essi contenuti, perché da essi emergono le opere e i giorni, il dolore e la gioia, la fatica e il benessere dei vostri antenati. Quest’iniziativa non poteva non nascere se non da un operatore culturale e religioso innamorato del suo gregge e dalle fatiche variamente distribuite di Mauro Maxia, appassionato storico e linguista, e dalla collaborazione di Egidio Addis e di Enrico Loche. Passando poi, dalla presentazione breve, ma densa e significativa di don Pala, al lavoro di Mauro Maxia osserviamo che essa è suddivisa in varie sezioni un’introduzione pregevole in cui lo studioso evidenzia la ricchezza di quest’inventario e quanto in dipinti e altri oggetti preziosi è stato tolto nel tempo alla parrocchia sia architettonicamente, sia in statue che sono scomparse, sia in oggetti preziosi, corredo della Vergine, venerata non solo come Madonna degli Angeli, ma anche come la Vergine di Odigitria ,la Vergine dei sette dolori, quella del Rosario e della Raccomandata con le rispettive ormai eliminate cappelle, più le statue e le relative cappelle di San Giuseppe, Santa Lucia e le anime del Purgatorio o de Sas Animas del quale per fortuna è rimasto il dipinto registrato nell’inventario. E’ scomparso anche l’orologio che spiccava alto nelle quattro facciate del campanile, mentre la chiesetta rurale di san Giovanni Battista da campestre allora è stata poi gradualmente compresa dallo sviluppo urbano di Perfugas. In merito a quanto perso e a quanto ritrovato, lo studioso, senza avvedersene esprime poeticamente il valore delle fonti scrivendo:</p>
<p style="text-align: justify;">“ Lo studio delle fonti come un alito di vento spazza le nuvole che nascondono la vista del sole, riporta la luce su aspetti del passato oscurati talvolta dalla fantasia popolare di cui si nutrono le leggende”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1124.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3435" title="images-11" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1124.jpeg" alt="" width="81" height="122" /></a>Il documento in lingua spagnola apparentemente fa sorgere un problema: come mai dopo 74 anni dall’inizio del dominio sabaudo si usa il castigliano, quando gli stessi quinque libri venivano prima di allora compilati  in sardo? C’è da ricordare che il trattato del passaggio dalla Spagna ai Savoia imponeva che essi non intaccassero lingua e cultura spagnola e che probabilmente i sacerdoti compilatori si erano graduati presso l’università gesuitica nel periodo in cui  la lingua castigliana era la lingua veicolare dei maestri e qiuindi probabilmente i sacerdoti compilatori erano di vecchia formazione. Giustamente fa osservare Mauro Maxia si hanno documenti in spagnolo fino al 1813. Del resto nei registri parrocchiali di Nulvi, la data di battesimo e nascita di donna Lucia Delitala Tedde viene compilata in lingua spagnola perché nobile, mentre per i non nobili si usa il sardo. C’è nei registri questa varietà d’uso delle parlate linguistiche. Comunque più approfonditi studi chiariranno il problema acutamente da lui posto. Segue quindi l’illustrazione tecnica del documento, i criteri seguiti per l’edizione, la lingua del documento, fertile terreno delle competenze sue più specifiche competenze linguistiche e filologiche di Mauro Maxia. Tra i richiami a cui posso accennare sono l’individuazione che egli fa della fonetica, dei sardismi, degli italianismi, dei catalanismi e dei portoghesismi del documenti in lingua castigliana. Ed eccoci finalmente al documento spagnolo, trascritto secondo i consueti criteri scientifici in uso, con la traduzione italiana a fronte e quindi godibile da chiunque abbia piacere di curiosare su questi beni mobili e immobili appartenenti alla parrocchia leggendo il testo italiano prima e poi se lo desidera in lingua spagnola o viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono elenchi e annotazioni, ma ciononostante emerge dalla loro lettura la quotidianità della vita, la consuetudine di utilizzo delle terre, del bestiame e delle case, per quanto riguarda i beni reali e i capi di bestiame; la rendita delle terre e il censo del bestiame.</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Maxia (a cura di<em>), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione a fronte, </em>Parrocchia di Perfugas, “Quaderni di Ericium”, Perfugas (Sassari) 2007, pp. 150.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Che cosa sia un inventario almeno in linea generale credo che voi tutti lo sappiate anche se a guardare la definizione in una qualsiasi enciclopedia storica e attuale c’è da rompersi il capo. A noi basta sapere che l’inventario o il bilancio di cui parliamo  comprende edifici appartenenti alla parrocchia e le loro entrate,  poderi dati a censo e le relative rendite, diritti di primizia sul grano e relativi incassi (per la verità non incassati per mancanza di appaltatori), un certo numero di capi ovini e caprini alle origini rispettivamente 130 e 104 successivamente ridotti a 90 più 79 senza menzione del censo o di altra rendita che a questi si riferiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’inventario però, riporta anche un’elenco delle spese per l’olio, per la cera, per la mutenzione dell’orologio della chiesa, per il donativo regio. Da quest’ottica non si tratta che di un bilancio in cui vengono segnate le entrate e le uscite inoltre indicato minuziosamente il corredo e l’arredo per le cerimonie:vesti sacerdotali e argenteria sacra, crocefissi, statue,  quadri,  candelieri, gli armadi e  confessionali poche sedie di legno, il battistero anch’esso di legno. Viene segnato anche il pulpito p il corredo  con gli ori, le collane  di vario materiale  e gli abiti della statua della Vergine. Infine le campane della torre campanaria e il campanello d’inizio cerimonia vicino alla sacrestia e i campanelli per l’annuncio dei momenti più sacri della Santa Messa. A questi elementi dell’inventario o bilancio si aggiungono gl’inventari della cappella del purgatorio ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta come già detto di un manoscritto in spagnolo presumibilmente stilato degli anni novanta del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secolo che per la Sardegna costituisce un riavvicinamento alla penisola italiana e ai suoi Stati. Alla fine del secondo decennio era avvenuta la presa di possesso della Sardegna da parte dei Principi Sabaudi, promossi, re di Sardegna. Da studi approfonditi, portati avanti nell’ultimo decennio, sul secolo dei lumi sta emergendo un quadro vivace sia della politica nelle sue varie branche messa in atto dai ministri degli affari di Sardegna e dai loro più stretti collaboratori sardi e continentali spesso intellettuali illuminati dei quali essi si circondavano  e che miravano con i loro scritti a indicare ai sardi i mezzi attraverso i quali conseguire lo sviluppo e il benessere. A noi qui, interessa però, accenare agli eventi più significativi che si ricollegano al documento illustrato da Mauro Maxia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1760 erano state gradualmente rinnovate le Università di Cagliari e di Sassari e i relativi studi, erano stati emanati nuovi regolamenti per i seminari, erano state riformate le scuole medie già dette del Trivio e del Quadrivio, ora ridisegnate dal ministro per gli affari di Sardegna Gianbattista Lorenzo Bogino  le sette classi medie che andavano dalla VII alla I. Nella classe VII viene introdotta la sola grammatica italiana e vietata quella latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai vescovi spagnoli delle diocesi più importanti subentravano gradualmente i vescovi piemontesi desiderosi di formare un clero più adeguato ai tempi e con uno stile di vita più consono allo svolgimento delle  funzioni pastorali e  didattiche in riferimento all’alfabetizzazione, al progresso  dell’economia e delle tecniche agrarie. Un clero che poteva beneficiare presso i collegi gesuitici, ma anche presso i collegi scolopici di una maggiore apertura alle novità scientifiche e presso le università restaurate di teologi e giuristi, naturalisti e matematici meglio dotati di quelli precedenti: si può affermare che essi posero le solide basi delle più avanzate discipline sia che fossero laici sia che fossero religiosi. Il severo e intransigente riformismo boginiano si era sviluppato tra il 1759 e il 1773. Quando uscirà di scena lui, usciranno di scena anche i gesuiti la cui Compagnia fu soppressa per oltre un cinquantennio. Gli scolopi e le regie scuole pubbliche avranno d’ora in poi il monopolio dell’istruzione media inferiore e superiore.  Si può supporre che il clero, meglio preparato, con la frequenza delle sette classi medie boginiane e graduato nelle università restaurate venga fuori dai tredici ai quindici anni successivi alle riforme, cioè a partire dal 1775. Ciò non significa che durante questi anni non pervenissero a formazione, utilizzando lo spagnolo come lingua veicolare dei loro studi, decine di sacerdoti diocesani e regolari così come abbiamo documentato negli inventari compilati in sede di tesi di laurea dalle nostre brave laureande. D’altra parte nel corso della loro formazione non smettono certe di utilizzare la parlata sarda o nel caso della Gallura della Romangia la sardo-corsa, mentre veniva utilizzata date le presenze degli ordini religiosi provenienti dalla penisola e soprattutto dalla Santa Sede la lingua italiana. Secondo tradizione, abbiamo una Sardegna linguisticamente variegata sia nella parlata corrente come nell’uso scritto. E’ sufficiente consultare gli stessi quinque libri per verificare ad esempio come i vescovi cagliaritani impongano presto l’uso dell’italiano, mentre gli altri lascino più liberi i sacerdoti in cura d’anime di esprimersi variamente sia in sardo sia in castigliano dal momento che questa lingua era stata per secoli la lingua veicolare dei collegi e delle università e il cui uso, per il trattato di Londra, non poteva essere semplicemente eliminato con un editto o con un decreto del re di Sardegna. Il pluralismo linguistico del resto è anche uso corrente anche se ci possono essere luminari che non se ne vogliono  rendere conto. Certo all’epoca del documento infuriava la rivoluzione francese e le sue idee sovversive andavano diffondendosi ovunque, la Sardegna, nonostante i ritmi lenti del mare, non è immune da influssi, anche se caccia i francese da una parte, dall’altra  si rivolta contro i feudatari, certo per una rivoluzione per la pancia, non per l’eversione dell’ordine costituito. Questo naturalmente non ci autorizza a pensare che molti seguaci di Angioy non sentissero nostalgie rivoluzionarie francesi. Con la caduta di Napoleone però venne la Restaurazione anche se con cauti lumi, con caute riforme sulle quali non è questa  l’occasione per soffermarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Le turbolenze del primo Settecento per l’Anglona e per la Gallura parevano concluse con la morte  violenta di Donna Lucia Delitala Tedde e delle omonime famiglie grazie anche alla terrificante repressione del vicerè sabaudo Rivarolo che fece impiccare 400 malavitosi sardi, ne fece imprigionare 4000 e fece esiliare anche numerosi nobili compresa donna Lucia, l’amazzone signora di Chiaramonti che dovette trascorre ben due anni confinata a Villafranca in Piemonte. C’era stata però contemporaneamente la proficua predicazione del gesuita Giovanni Battista Vassallo (1681-1775), morto in concetto di santità, verso la fine degli anni Settanta e promotore delle paci tra clan di famiglie che si uccidevano con le faide. Un apostolo carismatico che per 50 anni  in modo istancabile cercò di rievangelizzare l’isola, quasi anticipando l’opera delle congregazioni maschili e femminili dell’Ottocento e del Novecento che ne favorirono l’ammodernamento educativo e formativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1220.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3436" title="images-12" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1220.jpeg" alt="" width="108" height="136" /></a>Ecco dunque una porzione del contesto storico che in quest’occasione abbiamo voluto rievocare, antecedente e vicino alla compilazione dell’inventario perfughese che fa emergere come sostiene don Pala l’identità storica dei perfughesi, di quando il ciclo della vita e quella del ciclo agrario si svolgeva intorno al campanile e la stessa parrocchia coi suoi beni, doveva far fronte con le entrate correnti al buon funzionamento della parrocchia: 10 scudi dalle locazioni delle case di proprietà, 30 scudi dai censi dei terreni, 25 scudi dal diritto di primizia del grano, e un numero imprecisato di scudi dal bestiame, 40 libbre di cera . A quale scopo è presto detto, 8 scudi per l’olio ritengo della lampada del santissimo, 6 scudi per l’orologiaio, quasi un altro scudo per i canapi dell’orologio, quasi 3 scudi per il donativo regio e  per l’acquisto di 40 libre di cera.</p>
<p style="text-align: justify;">A giusto titolo don Pala, attuale custode dell’archivio parrocchiale, intende dare risalto ai documenti in essi contenuti, perché da essi emergono le opere e i giorni, il dolore e la gioia, la fatica e il benessere dei vostri antenati. Quest’iniziativa non poteva non nascere se non da un operatore culturale e religioso innamorato del suo gregge e dalle fatiche variamente distribuite di Mauro Maxia, appassionato storico e linguista, e dalla collaborazione di Egidio Addis e di Enrico Loche. Passando poi, dalla presentazione breve, ma densa e significativa di don Pala, al lavoro di Mauro Maxia osserviamo che essa è suddivisa in varie sezioni un’introduzione pregevole in cui lo studioso evidenzia la ricchezza di quest’inventario e quanto in dipinti e altri oggetti preziosi è stato tolto nel tempo alla parrocchia sia architettonicamente, sia in statue che sono scomparse, sia in oggetti preziosi, corredo della Vergine, venerata non solo come Madonna degli Angeli, ma anche come la Vergine di Odigitria ,la Vergine dei sette dolori, quella del Rosario e della Raccomandata con le rispettive ormai eliminate cappelle, più le statue e le relative cappelle di San Giuseppe, Santa Lucia e le anime del Purgatorio o de Sas Animas del quale per fortuna è rimasto il dipinto registrato nell’inventario. E’ scomparso anche l’orologio che spiccava alto nelle quattro facciate del campanile, mentre la chiesetta rurale di san Giovanni Battista da campestre allora è stata poi gradualmente compresa dallo sviluppo urbano di Perfugas. In merito a quanto perso e a quanto ritrovato, lo studioso, senza avvedersene esprime poeticamente il valore delle fonti scrivendo:</p>
<p style="text-align: justify;">“ Lo studio delle fonti come un alito di vento spazza le nuvole che nascondono la vista del sole, riporta la luce su aspetti del passato oscurati talvolta dalla fantasia popolare di cui si nutrono le leggende”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1317.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3437" title="images-13" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1317.jpeg" alt="" width="84" height="133" /></a>Il documento in lingua spagnola apparentemente fa sorgere un problema: come mai dopo 74 anni dall’inizio del dominio sabaudo si usa il castigliano, quando gli stessi quinque libri venivano prima di allora compilati  in sardo? C’è da ricordare che il trattato del passaggio dalla Spagna ai Savoia imponeva che essi non intaccassero lingua e cultura spagnola e che probabilmente i sacerdoti compilatori si erano graduati presso l’università gesuitica nel periodo in cui  la lingua castigliana era la lingua veicolare dei maestri e qiuindi probabilmente i sacerdoti compilatori erano di vecchia formazione. Giustamente fa osservare Mauro Maxia si hanno documenti in spagnolo fino al 1813. Del resto nei registri parrocchiali di Nulvi, la data di battesimo e nascita di donna Lucia Delitala Tedde viene compilata in lingua spagnola perché nobile, mentre per i non nobili si usa il sardo. C’è nei registri questa varietà d’uso delle parlate linguistiche. Comunque più approfonditi studi chiariranno il problema acutamente da lui posto. Segue quindi l’illustrazione tecnica del documento, i criteri seguiti per l’edizione, la lingua del documento, fertile terreno delle competenze sue più specifiche competenze linguistiche e filologiche di Mauro Maxia. Tra i richiami a cui posso accennare sono l’individuazione che egli fa della fonetica, dei sardismi, degli italianismi, dei catalanismi e dei portoghesismi del documenti in lingua castigliana. Ed eccoci finalmente al documento spagnolo, trascritto secondo i consueti criteri scientifici in uso, con la traduzione italiana a fronte e quindi godibile da chiunque abbia piacere di curiosare su questi beni mobili e immobili appartenenti alla parrocchia leggendo il testo italiano prima e poi se lo desidera in lingua spagnola o viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono elenchi e annotazioni, ma ciononostante emerge dalla loro lettura la quotidianità della vita, la consuetudine di utilizzo delle terre, del bestiame e delle case, per quanto riguarda i beni reali e i capi di bestiame; la rendita delle terre e il censo del bestiame.</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Maxia (a cura di<em>), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione a fronte, </em>Parrocchia di Perfugas, “Quaderni di Ericium”, Perfugas (Sassari) 2007, pp. 150.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Che cosa sia un inventario almeno in linea generale credo che voi tutti lo sappiate anche se a guardare la definizione in una qualsiasi enciclopedia storica e attuale c’è da rompersi il capo. A noi basta sapere che l’inventario o il bilancio di cui parliamo  comprende edifici appartenenti alla parrocchia e le loro entrate,  poderi dati a censo e le relative rendite, diritti di primizia sul grano e relativi incassi (per la verità non incassati per mancanza di appaltatori), un certo numero di capi ovini e caprini alle origini rispettivamente 130 e 104 successivamente ridotti a 90 più 79 senza menzione del censo o di altra rendita che a questi si riferiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’inventario però, riporta anche un’elenco delle spese per l’olio, per la cera, per la mutenzione dell’orologio della chiesa, per il donativo regio. Da quest’ottica non si tratta che di un bilancio in cui vengono segnate le entrate e le uscite inoltre indicato minuziosamente il corredo e l’arredo per le cerimonie:vesti sacerdotali e argenteria sacra, crocefissi, statue,  quadri,  candelieri, gli armadi e  confessionali poche sedie di legno, il battistero anch’esso di legno. Viene segnato anche il pulpito p il corredo  con gli ori, le collane  di vario materiale  e gli abiti della statua della Vergine. Infine le campane della torre campanaria e il campanello d’inizio cerimonia vicino alla sacrestia e i campanelli per l’annuncio dei momenti più sacri della Santa Messa. A questi elementi dell’inventario o bilancio si aggiungono gl’inventari della cappella del purgatorio ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta come già detto di un manoscritto in spagnolo presumibilmente stilato degli anni novanta del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1415.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3438" title="images-14" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1415.jpeg" alt="" width="95" height="121" /></a>Un secolo che per la Sardegna costituisce un riavvicinamento alla penisola italiana e ai suoi Stati. Alla fine del secondo decennio era avvenuta la presa di possesso della Sardegna da parte dei Principi Sabaudi, promossi, re di Sardegna. Da studi approfonditi, portati avanti nell’ultimo decennio, sul secolo dei lumi sta emergendo un quadro vivace sia della politica nelle sue varie branche messa in atto dai ministri degli affari di Sardegna e dai loro più stretti collaboratori sardi e continentali spesso intellettuali illuminati dei quali essi si circondavano  e che miravano con i loro scritti a indicare ai sardi i mezzi attraverso i quali conseguire lo sviluppo e il benessere. A noi qui, interessa però, accenare agli eventi più significativi che si ricollegano al documento illustrato da Mauro Maxia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1514.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3439" title="images-15" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1514.jpeg" alt="" width="94" height="122" /></a>Nel 1760 erano state gradualmente rinnovate le Università di Cagliari e di Sassari e i relativi studi, erano stati emanati nuovi regolamenti per i seminari, erano state riformate le scuole medie già dette del Trivio e del Quadrivio, ora ridisegnate dal ministro per gli affari di Sardegna Gianbattista Lorenzo Bogino  le sette classi medie che andavano dalla VII alla I. Nella classe VII viene introdotta la sola grammatica italiana e vietata quella latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai vescovi spagnoli delle diocesi più importanti subentravano gradualmente i vescovi piemontesi desiderosi di formare un clero più adeguato ai tempi e con uno stile di vita più consono allo svolgimento delle  funzioni pastorali e  didattiche in riferimento all’alfabetizzazione, al progresso  dell’economia e delle tecniche agrarie. Un clero che poteva beneficiare presso i collegi gesuitici, ma anche presso i collegi scolopici di una maggiore apertura alle novità scientifiche e presso le università restaurate di teologi e giuristi, naturalisti e matematici meglio dotati di quelli precedenti: si può affermare che essi posero le solide basi delle più avanzate discipline sia che fossero laici sia che fossero religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//fotolomellino-11-144x1501.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3440" title="fotolomellino-11-144x150" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//fotolomellino-11-144x1501.jpg" alt="" width="144" height="150" /></a>Il severo e intransigente riformismo boginiano si era sviluppato tra il 1759 e il 1773. Quando uscirà di scena lui, usciranno di scena anche i gesuiti la cui Compagnia fu soppressa per oltre un cinquantennio. Gli scolopi e le regie scuole pubbliche avranno d’ora in poi il monopolio dell’istruzione media inferiore e superiore.  Si può supporre che il clero, meglio preparato, con la frequenza delle sette classi medie boginiane e graduato nelle università restaurate venga fuori dai tredici ai quindici anni successivi alle riforme, cioè a partire dal 1775. Ciò non significa che durante questi anni non pervenissero a formazione, utilizzando lo spagnolo come lingua veicolare dei loro studi, decine di sacerdoti diocesani e regolari così come abbiamo documentato negli inventari compilati in sede di tesi di laurea dalle nostre brave laureande. D’altra parte nel corso della loro formazione non smettono certe di utilizzare la parlata sarda o nel caso della Gallura della Romangia la sardo-corsa, mentre veniva utilizzata date le presenze degli ordini religiosi provenienti dalla penisola e soprattutto dalla Santa Sede la lingua italiana. Secondo tradizione, abbiamo una Sardegna linguisticamente variegata sia nella parlata corrente come nell’uso scritto. E’ sufficiente consultare gli stessi quinque libri per verificare ad esempio come i vescovi cagliaritani impongano presto l’uso dell’italiano, mentre gli altri lascino più liberi i sacerdoti in cura d’anime di esprimersi variamente sia in sardo sia in castigliano dal momento che questa lingua era stata per secoli la lingua veicolare dei collegi e delle università e il cui uso, per il trattato di Londra, non poteva essere semplicemente eliminato con un editto o con un decreto del re di Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images65.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3441" title="images" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images65.jpeg" alt="" width="103" height="137" /></a>Il pluralismo linguistico del resto è anche uso corrente anche se ci possono essere luminari che non se ne vogliono  rendere conto. Certo all’epoca del documento infuriava la rivoluzione francese e le sue idee sovversive andavano diffondendosi ovunque, la Sardegna, nonostante i ritmi lenti del mare, non è immune da influssi, anche se caccia i francese da una parte, dall’altra  si rivolta contro i feudatari, certo per una rivoluzione per la pancia, non per l’eversione dell’ordine costituito. Questo naturalmente non ci autorizza a pensare che molti seguaci di Angioy non sentissero nostalgie rivoluzionarie francesi. Con la caduta di Napoleone però venne la Restaurazione anche se con cauti lumi, con caute riforme sulle quali non è questa  l’occasione per soffermarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Le turbolenze del primo Settecento per l’Anglona e per la Gallura parevano concluse con la morte  violenta di Donna Lucia Delitala Tedde e delle omonime famiglie grazie anche alla terrificante repressione del vicerè sabaudo Rivarolo che fece impiccare 400 malavitosi sardi, ne fece imprigionare 4000 e fece esiliare anche numerosi nobili compresa donna Lucia, l’amazzone signora di Chiaramonti che dovette trascorre ben due anni confinata a Villafranca in Piemonte. C’era stata però contemporaneamente la proficua predicazione del gesuita Giovanni Battista Vassallo (1681-1775), morto in concetto di santità, verso la fine degli anni Settanta e promotore delle paci tra clan di famiglie che si uccidevano con le faide. Un apostolo carismatico che per 50 anni  in modo istancabile cercò di rievangelizzare l’isola, quasi anticipando l’opera delle congregazioni maschili e femminili dell’Ottocento e del Novecento che ne favorirono l’ammodernamento educativo e formativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dunque una porzione del contesto storico che in quest’occasione abbiamo voluto rievocare, antecedente e vicino alla compilazione dell’inventario perfughese che fa emergere come sostiene don Pala l’identità storica dei perfughesi, di quando il ciclo della vita e quella del ciclo agrario si svolgeva intorno al campanile e la stessa parrocchia coi suoi beni, doveva far fronte con le entrate correnti al buon funzionamento della parrocchia: 10 scudi dalle locazioni delle case di proprietà, 30 scudi dai censi dei terreni, 25 scudi dal diritto di primizia del grano, e un numero imprecisato di scudi dal bestiame, 40 libbre di cera . A quale scopo è presto detto, 8 scudi per l’olio ritengo della lampada del santissimo, 6 scudi per l’orologiaio, quasi un altro scudo per i canapi dell’orologio, quasi 3 scudi per il donativo regio e  per l’acquisto di 40 libre di cera.</p>
<p style="text-align: justify;">A giusto titolo don Pala, attuale custode dell’archivio parrocchiale, intende dare risalto ai documenti in essi contenuti, perché da essi emergono le opere e i giorni, il dolore e la gioia, la fatica e il benessere dei vostri antenati. Quest’iniziativa non poteva non nascere se non da un operatore culturale e religioso innamorato del suo gregge e dalle fatiche variamente distribuite di Mauro Maxia, appassionato storico e linguista, e dalla collaborazione di Egidio Addis e di Enrico Loche. Passando poi, dalla presentazione breve, ma densa e significativa di don Pala, al lavoro di Mauro Maxia osserviamo che essa è suddivisa in varie sezioni un’introduzione pregevole in cui lo studioso evidenzia la ricchezza di quest’inventario e quanto in dipinti e altri oggetti preziosi è stato tolto nel tempo alla parrocchia sia architettonicamente, sia in statue che sono scomparse, sia in oggetti preziosi, corredo della Vergine, venerata non solo come Madonna degli Angeli, ma anche come la Vergine di Odigitria ,la Vergine dei sette dolori, quella del Rosario e della Raccomandata con le rispettive ormai eliminate cappelle, più le statue e le relative cappelle di San Giuseppe, Santa Lucia e le anime del Purgatorio o de Sas Animas del quale per fortuna è rimasto il dipinto registrato nell’inventario. E’ scomparso anche l’orologio che spiccava alto nelle quattro facciate del campanile, mentre la chiesetta rurale di san Giovanni Battista da campestre allora è stata poi gradualmente compresa dallo sviluppo urbano di Perfugas. In merito a quanto perso e a quanto ritrovato, lo studioso, senza avvedersene esprime poeticamente il valore delle fonti scrivendo:</p>
<p style="text-align: justify;">“ Lo studio delle fonti come un alito di vento spazza le nuvole che nascondono la vista del sole, riporta la luce su aspetti del passato oscurati talvolta dalla fantasia popolare di cui si nutrono le leggende”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento in lingua spagnola apparentemente fa sorgere un problema: come mai dopo 74 anni dall’inizio del dominio sabaudo si usa il castigliano, quando gli stessi quinque libri venivano prima di allora compilati  in sardo? C’è da ricordare che il trattato del passaggio dalla Spagna ai Savoia imponeva che essi non intaccassero lingua e cultura spagnola e che probabilmente i sacerdoti compilatori si erano graduati presso l’università gesuitica nel periodo in cui  la lingua castigliana era la lingua veicolare dei maestri e qiuindi probabilmente i sacerdoti compilatori erano di vecchia formazione. Giustamente fa osservare Mauro Maxia si hanno documenti in spagnolo fino al 1813. Del resto nei registri parrocchiali di Nulvi, la data di battesimo e nascita di donna Lucia Delitala Tedde viene compilata in lingua spagnola perché nobile, mentre per i non nobili si usa il sardo. C’è nei registri questa varietà d’uso delle parlate linguistiche. Comunque più approfonditi studi chiariranno il problema acutamente da lui posto. Segue quindi l’illustrazione tecnica del documento, i criteri seguiti per l’edizione, la lingua del documento, fertile terreno delle competenze sue più specifiche competenze linguistiche e filologiche di Mauro Maxia. Tra i richiami a cui posso accennare sono l’individuazione che egli fa della fonetica, dei sardismi, degli italianismi, dei catalanismi e dei portoghesismi del documenti in lingua castigliana. Ed eccoci finalmente al documento spagnolo, trascritto secondo i consueti criteri scientifici in uso, con la traduzione italiana a fronte e quindi godibile da chiunque abbia piacere di curiosare su questi beni mobili e immobili appartenenti alla parrocchia leggendo il testo italiano prima e poi se lo desidera in lingua spagnola o viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono elenchi e annotazioni, ma ciononostante emerge dalla loro lettura la quotidianità della vita, la consuetudine di utilizzo delle terre, del bestiame e delle case, per quanto riguarda i beni reali e i capi di bestiame; la rendita delle terre e il censo del bestiame.</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Maxia (a cura di), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione a fronte, Parrocchia di Perfugas, “Quaderni di Ericium”, Perfugas (Sassari) 2007, pp. 150.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Che cosa sia un inventario almeno in linea generale credo che voi tutti lo sappiate anche se a guardare la definizione in una qualsiasi enciclopedia storica e attuale c’è da rompersi il capo. A noi basta sapere che l’inventario o il bilancio di cui parliamo  comprende edifici appartenenti alla parrocchia e le loro entrate,  poderi dati a censo e le relative rendite, diritti di primizia sul grano e relativi incassi (per la verità non incassati per mancanza di appaltatori), un certo numero di capi ovini e caprini alle origini rispettivamente 130 e 104 successivamente ridotti a 90 più 79 senza menzione del censo o di altra rendita che a questi si riferiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’inventario però, riporta anche un’elenco delle spese per l’olio, per la cera, per la mutenzione dell’orologio della chiesa, per il donativo regio. Da quest’ottica non si tratta che di un bilancio in cui vengono segnate le entrate e le uscite inoltre indicato minuziosamente il corredo e l’arredo per le cerimonie:vesti sacerdotali e argenteria sacra, crocefissi, statue,  quadri,  candelieri, gli armadi e  confessionali poche sedie di legno, il battistero anch’esso di legno. Viene segnato anche il pulpito p il corredo  con gli ori, le collane  di vario materiale  e gli abiti della statua della Vergine. Infine le campane della torre campanaria e il campanello d’inizio cerimonia vicino alla sacrestia e i campanelli per l’annuncio dei momenti più sacri della Santa Messa. A questi elementi dell’inventario o bilancio si aggiungono gl’inventari della cappella del purgatorio ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta come già detto di un manoscritto in spagnolo presumibilmente stilato degli anni novanta del Settecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secolo che per la Sardegna costituisce un riavvicinamento alla penisola italiana e ai suoi Stati. Alla fine del secondo decennio era avvenuta la presa di possesso della Sardegna da parte dei Principi Sabaudi, promossi, re di Sardegna. Da studi approfonditi, portati avanti nell’ultimo decennio, sul secolo dei lumi sta emergendo un quadro vivace sia della politica nelle sue varie branche messa in atto dai ministri degli affari di Sardegna e dai loro più stretti collaboratori sardi e continentali spesso intellettuali illuminati dei quali essi si circondavano  e che miravano con i loro scritti a indicare ai sardi i mezzi attraverso i quali conseguire lo sviluppo e il benessere. A noi qui, interessa però, accenare agli eventi più significativi che si ricollegano al documento illustrato da Mauro Maxia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1760 erano state gradualmente rinnovate le Università di Cagliari e di Sassari e i relativi studi, erano stati emanati nuovi regolamenti per i seminari, erano state riformate le scuole medie già dette del Trivio e del Quadrivio, ora ridisegnate dal ministro per gli affari di Sardegna Gianbattista Lorenzo Bogino  le sette classi medie che andavano dalla VII alla I. Nella classe VII viene introdotta la sola grammatica italiana e vietata quella latina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai vescovi spagnoli delle diocesi più importanti subentravano gradualmente i vescovi piemontesi desiderosi di formare un clero più adeguato ai tempi e con uno stile di vita più consono allo svolgimento delle  funzioni pastorali e  didattiche in riferimento all’alfabetizzazione, al progresso  dell’economia e delle tecniche agrarie. Un clero che poteva beneficiare presso i collegi gesuitici, ma anche presso i collegi scolopici di una maggiore apertura alle novità scientifiche e presso le università restaurate di teologi e giuristi, naturalisti e matematici meglio dotati di quelli precedenti: si può affermare che essi posero le solide basi delle più avanzate discipline sia che fossero laici sia che fossero religiosi. Il severo e intransigente riformismo boginiano si era sviluppato tra il 1759 e il 1773. Quando uscirà di scena lui, usciranno di scena anche i gesuiti la cui Compagnia fu soppressa per oltre un cinquantennio. Gli scolopi e le regie scuole pubbliche avranno d’ora in poi il monopolio dell’istruzione media inferiore e superiore.  Si può supporre che il clero, meglio preparato, con la frequenza delle sette classi medie boginiane e graduato nelle università restaurate venga fuori dai tredici ai quindici anni successivi alle riforme, cioè a partire dal 1775. Ciò non significa che durante questi anni non pervenissero a formazione, utilizzando lo spagnolo come lingua veicolare dei loro studi, decine di sacerdoti diocesani e regolari così come abbiamo documentato negli inventari compilati in sede di tesi di laurea dalle nostre brave laureande. D’altra parte nel corso della loro formazione non smettono certe di utilizzare la parlata sarda o nel caso della Gallura della Romangia la sardo-corsa, mentre veniva utilizzata date le presenze degli ordini religiosi provenienti dalla penisola e soprattutto dalla Santa Sede la lingua italiana. Secondo tradizione, abbiamo una Sardegna linguisticamente variegata sia nella parlata corrente come nell’uso scritto. E’ sufficiente consultare gli stessi quinque libri per verificare ad esempio come i vescovi cagliaritani impongano presto l’uso dell’italiano, mentre gli altri lascino più liberi i sacerdoti in cura d’anime di esprimersi variamente sia in sardo sia in castigliano dal momento che questa lingua era stata per secoli la lingua veicolare dei collegi e delle università e il cui uso, per il trattato di Londra, non poteva essere semplicemente eliminato con un editto o con un decreto del re di Sardegna. Il pluralismo linguistico del resto è anche uso corrente anche se ci possono essere luminari che non se ne vogliono  rendere conto. Certo all’epoca del documento infuriava la rivoluzione francese e le sue idee sovversive andavano diffondendosi ovunque, la Sardegna, nonostante i ritmi lenti del mare, non è immune da influssi, anche se caccia i francese da una parte, dall’altra  si rivolta contro i feudatari, certo per una rivoluzione per la pancia, non per l’eversione dell’ordine costituito. Questo naturalmente non ci autorizza a pensare che molti seguaci di Angioy non sentissero nostalgie rivoluzionarie francesi. Con la caduta di Napoleone però venne la Restaurazione anche se con cauti lumi, con caute riforme sulle quali non è questa  l’occasione per soffermarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Le turbolenze del primo Settecento per l’Anglona e per la Gallura parevano concluse con la morte  violenta di Donna Lucia Delitala Tedde e delle omonime famiglie grazie anche alla terrificante repressione del vicerè sabaudo Rivarolo che fece impiccare 400 malavitosi sardi, ne fece imprigionare 4000 e fece esiliare anche numerosi nobili compresa donna Lucia, l’amazzone signora di Chiaramonti che dovette trascorre ben due anni confinata a Villafranca in Piemonte. C’era stata però contemporaneamente la proficua predicazione del gesuita Giovanni Battista Vassallo (1681-1775), morto in concetto di santità, verso la fine degli anni Settanta e promotore delle paci tra clan di famiglie che si uccidevano con le faide. Un apostolo carismatico che per 50 anni  in modo istancabile cercò di rievangelizzare l’isola, quasi anticipando l’opera delle congregazioni maschili e femminili dell’Ottocento e del Novecento che ne favorirono l’ammodernamento educativo e formativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dunque una porzione del contesto storico che in quest’occasione abbiamo voluto rievocare, antecedente e vicino alla compilazione dell’inventario perfughese che fa emergere come sostiene don Pala l’identità storica dei perfughesi, di quando il ciclo della vita e quella del ciclo agrario si svolgeva intorno al campanile e la stessa parrocchia coi suoi beni, doveva far fronte con le entrate correnti al buon funzionamento della parrocchia: 10 scudi dalle locazioni delle case di proprietà, 30 scudi dai censi dei terreni, 25 scudi dal diritto di primizia del grano, e un numero imprecisato di scudi dal bestiame, 40 libbre di cera . A quale scopo è presto detto, 8 scudi per l’olio ritengo della lampada del santissimo, 6 scudi per l’orologiaio, quasi un altro scudo per i canapi dell’orologio, quasi 3 scudi per il donativo regio e  per l’acquisto di 40 libre di cera.</p>
<p style="text-align: justify;">A giusto titolo don Pala, attuale custode dell’archivio parrocchiale, intende dare risalto ai documenti in essi contenuti, perché da essi emergono le opere e i giorni, il dolore e la gioia, la fatica e il benessere dei vostri antenati. Quest’iniziativa non poteva non nascere se non da un operatore culturale e religioso innamorato del suo gregge e dalle fatiche variamente distribuite di Mauro Maxia, appassionato storico e linguista, e dalla collaborazione di Egidio Addis e di Enrico Loche. Passando poi, dalla presentazione breve, ma densa e significativa di don Pala, al lavoro di Mauro Maxia osserviamo che essa è suddivisa in varie sezioni un’introduzione pregevole in cui lo studioso evidenzia la ricchezza di quest’inventario e quanto in dipinti e altri oggetti preziosi è stato tolto nel tempo alla parrocchia sia architettonicamente, sia in statue che sono scomparse, sia in oggetti preziosi, corredo della Vergine, venerata non solo come Madonna degli Angeli, ma anche come la Vergine di Odigitria ,la Vergine dei sette dolori, quella del Rosario e della Raccomandata con le rispettive ormai eliminate cappelle, più le statue e le relative cappelle di San Giuseppe, Santa Lucia e le anime del Purgatorio o de Sas Animas del quale per fortuna è rimasto il dipinto registrato nell’inventario. E’ scomparso anche l’orologio che spiccava alto nelle quattro facciate del campanile, mentre la chiesetta rurale di san Giovanni Battista da campestre allora è stata poi gradualmente compresa dallo sviluppo urbano di Perfugas. In merito a quanto perso e a quanto ritrovato, lo studioso, senza avvedersene esprime poeticamente il valore delle fonti scrivendo:</p>
<p style="text-align: justify;">“ Lo studio delle fonti come un alito di vento spazza le nuvole che nascondono la vista del sole, riporta la luce su aspetti del passato oscurati talvolta dalla fantasia popolare di cui si nutrono le leggende”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento in lingua spagnola apparentemente fa sorgere un problema: come mai dopo 74 anni dall’inizio del dominio sabaudo si usa il castigliano, quando gli stessi quinque libri venivano prima di allora compilati  in sardo? C’è da ricordare che il trattato del passaggio dalla Spagna ai Savoia imponeva che essi non intaccassero lingua e cultura spagnola e che probabilmente i sacerdoti compilatori si erano graduati presso l’università gesuitica nel periodo in cui  la lingua castigliana era la lingua veicolare dei maestri e qiuindi probabilmente i sacerdoti compilatori erano di vecchia formazione. Giustamente fa osservare Mauro Maxia si hanno documenti in spagnolo fino al 1813. Del resto nei registri parrocchiali di Nulvi, la data di battesimo e nascita di donna Lucia Delitala Tedde viene compilata in lingua spagnola perché nobile, mentre per i non nobili si usa il sardo. C’è nei registri questa varietà d’uso delle parlate linguistiche. Comunque più approfonditi studi chiariranno il problema acutamente da lui posto. Segue quindi l’illustrazione tecnica del documento, i criteri seguiti per l’edizione, la lingua del documento, fertile terreno delle competenze sue più specifiche competenze linguistiche e filologiche di Mauro Maxia. Tra i richiami a cui posso accennare sono l’individuazione che egli fa della fonetica, dei sardismi, degli italianismi, dei catalanismi e dei portoghesismi del documenti in lingua castigliana. Ed eccoci finalmente al documento spagnolo, trascritto secondo i consueti criteri scientifici in uso, con la traduzione italiana a fronte e quindi godibile da chiunque abbia piacere di curiosare su questi beni mobili e immobili appartenenti alla parrocchia leggendo il testo italiano prima e poi se lo desidera in lingua spagnola o viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono elenchi e annotazioni, ma ciononostante emerge dalla loro lettura la quotidianità della vita, la consuetudine di utilizzo delle terre, del bestiame e delle case, per quanto riguarda i beni reali e i capi di bestiame; la rendita delle terre e il censo del bestiame.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/07/linventario-di-fine-settecento-di-santa-maria-degli-angeli-di-perfugas-a-cura-di-mauro-maxia-recensione-di-angelino-tedde/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salvate il soldato Francesco Cossiga di Marcello Veneziani</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/06/salvate-il-soldato-francesco-cossiga-di-marcello-veneziani/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/06/salvate-il-soldato-francesco-cossiga-di-marcello-veneziani/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 13:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3321</guid>
		<description><![CDATA[In un libro l&#8217;ex capo dello Stato si definisce &#8220;morto&#8221;, invece nella seconda Repubblica il suo stile è più vivo che mai: da picconatore ha mandato in frantumi la Dc e ha inventato l&#8217;anti-politica. Ora minaccia di piucconare se stesso. Ma che fine ha fatto Francesco Cossiga? Si dichiara già morto. Ha annunciato per cinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-544.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3337" title="images-5" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-544.jpeg" alt="" width="92" height="130" /></a>In un libro l&#8217;ex capo dello Stato si definisce &#8220;morto&#8221;, invece nella seconda Repubblica il suo stile è più vivo che mai: da picconatore ha mandato in frantumi la Dc e ha inventato l&#8217;anti-politica. Ora minaccia di piucconare se stesso. Ma che fine ha fatto Francesco Cossiga? Si dichiara già morto. Ha annunciato per cinque anni la sua volontà di ritirarsi a vita privata, e tutti avevamo smesso di credergli vedendolo sparire. Poi l&#8217;ha fatto sul serio. Da tempo langue in un preoccupante silenzio. Depressione, annunci di catastrofe, ora ha deposto un ordigno-testamento in forma di libro in cui rivela di essere defunto.<span id="more-3321"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-639.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3338" title="images-6" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-639.jpeg" alt="" width="86" height="127" /></a>Cossiga non è solo un ex capo dello Stato, un esternatore folle, o l&#8217;inventore del Cazzeggio istituzionale. Giusto vent&#8217;anni fa, col suo formidabile piccone, Cossiga mise in cinta la Repubblica italiana, anche se poi non riconobbe la figlia che ne nacque. Voi dite Mani pulite, i referendum di Segni, la Lega, la discesa in campo di Berlusconi. Tutto vero, ma vennero dopo. In principio fu Cossiga. Che per cinque anni se ne stette a cuccia al Quirinale, rispettoso del mandato istituzionale, rigoroso osservante del ruolo e della norma, per far dimenticare le fuoruscite dal protocollo del suo predecessore Sandro Pertini. Poi, vent&#8217;anni fa, dopo che era caduto il Muro e prima che il Pci si suicidasse, Cossiga cominciò a dar di matto. Picchiò duro sui pregiudizi fradici su cui si fondava la Repubblica consociativa e partitocratica. E per due anni colpì, disse la verità, suscitò la voglia di cambiare, cavalcò per primo l&#8217;antipolitica, portò la fantasia al potere. Fu il nostro De Gaulle, ma solo nella pars destruens. Infatti a De Gaulle si ispirò quando fondò il suo partito, l&#8217;Udr, che poi lui stesso sconfessò. Tentarono l&#8217;impeachment, come avevano tentato di inguaiarlo ai tempi oscuri del suo ministero degli Interni, dopo il caso Moro. Ma oggi non saremmo qui se non ci fosse stato lui. Ricordo che in quel tempo io fondai un settimanale che guardava a lui per fondare una nuova repubblica. Gli dedicai molte copertine e appelli. Sperai in lui, ma lui in cambio mi offrì un paio di belle interviste, qualche brillante conversazione e il privilegio di entrare in Senato senza cravatta, vestito da extraparlamentare ed extracomunitario. Cossiga non è un fondatore ma un affondatore, non fondava seconde repubbliche come Pacciardi; era piuttosto uno Spacciardi, perché dichiarò spacciata la Repubblica che egli stesso incarnava. Un presidente kamikaze che aveva pilotato con sorriso beffardo la prima Repubblica a sfasciarsi sul nemico. La fortuna e la disgrazia di Cossiga fu che andò al Quirinale praticamente da ragazzo, al paragone con gli altri presidenti. E tuttora, 25 anni dopo, è il più giovane capo dello Stato vivente. Siede al Senato nello scranno col numero 007, lui che amava giocare con le spie. Ma si è barricato in casa e ha depositato una bomba a orologeria. Parlo di un bel libro dal brutto titolo, Fotti il <a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-729.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3339" title="images-7" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-729.jpeg" alt="" width="56" height="91" /></a>Potere, che ha scritto con Andrea Cangini. Non va in giro a presentarlo, come ci si aspetta da ogni autore e ancor più da uno come lui. Si rifiuta, si nasconde, vive la sua solitudine depressa e dichiara di essere già morto. Al di là di alcuni lati comici e grotteschi, Cossiga è un personaggio tragico. Dai tempi di Moro ai tempi del Piccone, Cossiga ha dovuto sparare il colpo di grazia a chi più amava: la Dc e i suoi capi, la cultura del diritto, la repubblica dei partiti in cui aveva prosperato. Più il Vaticano, i grembiulini, la Gladio, il Mossad, i poteri forti (Cossiga sostiene che ci furono interessi economici alle origini di Mani pulite, citando un&#8217;inchiesta dell&#8217;Italia settimanale sulla spartizione dell&#8217;Italia a bordo dello yatch Britannia). E non si è riconosciuto nelle creature che ha via via messo al mondo, il Nuovo e tutti i suoi Testimoni, il Partito e i suoi straccioni di Valmy, come li battezzò lui. Senza di lui probabilmente non ci sarebbe stato né il primo comunista alla guida del governo, dico D&#8217;Alema, né la destra postfascista al potere, e forse nemmeno l&#8217;antipolitica, dico Di Pietro, Bossi e Berlusconi. Fu precursore perfino di Sgarbi e Dagospia. È lui stesso in questo libro a notare il paradosso di D&#8217;Alema portato da lui al governo con l&#8217;okay dell&#8217;America, con il compito di far entrare l&#8217;Italia in guerra con la Serbia: e D&#8217;Alema, primo comunista al potere, fu colui che bombardò con la Nato l&#8217;ultimo regime comunista d&#8217;Europa, provocando, sempre secondo Cossiga, «535 morti tra vecchi, donne e bambini». È lui lo sdoganatore dell&#8217;Msi, che poi ha criticato la svolta nel vuoto di Fini, come criticò la deriva giacobina del rustico Di Pietro, che pure era suo figliastro: la sua vanga era la versione rurale del piccone. E non solo: qui vaticina il fallimento di Berlusconi, a cui pure mostra umana simpatia e sostegno, e di cui riconosce la voglia di lasciare un segno nella storia e non di pensare alle leggi ad personam, come dicono i suoi avversari. E a differenza loro lo critica non per l&#8217;autoritarismo ma per la sua debolezza. Cossiga è tragico quando sostiene che la vita regge sulla menzogna, e la vita politica ancora di più:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-826.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3340" title="images-8" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-826.jpeg" alt="" width="122" height="82" /></a>«La verità è che la menzogna ben più della verità è all&#8217;origine della vita, perché se gli uomini si sono evoluti è stato solo grazie alla loro capacità di mentire agli altri e a se stessi», Cossiga si diverte a dire la verità che coincide paradossalmente e tragicamente con la menzogna. La sua visione tragica è ancora accompagnata da un sardonico sorriso (l&#8217;aggettivo non è casuale per il sassarese). Ma Cossiga è tragico soprattutto perché in questo libro si sente odor di morte e di sfacelo, al punto da concludere il suo libro: «Io ero già morto ma la gente non se n&#8217;era accorta». Non vorrei spargere falsi allarmi e invadere la sua vita privata, ma temo che Cossiga stia accarezzando la tragica idea di rivolgere il piccone contro se stesso.</p>
<p>Da <em>Il Giornale </em>del 24 giugno 2010</p>
<p>www.il<strong>giornale</strong>.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/06/salvate-il-soldato-francesco-cossiga-di-marcello-veneziani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Florenskij, nozze mistiche tra fede e scienza di Marcello Veneziani</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/06/florenskij-nozze-mistiche-tra-fede-e-scienza-di-marcello-veneziani/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/06/florenskij-nozze-mistiche-tra-fede-e-scienza-di-marcello-veneziani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=3312</guid>
		<description><![CDATA[Tornano le opere più importanti del filosofo e sacerdote russo fucilato nei gulag nel 1937 perché anti-materialista. La sua figura e i suoi scritti dimostrano come si possano conciliare i dogmi religiosi con i principi della matematica meriterebbe di esistere Dio, la Verità e la Santissima Trinità e meriterebbe che la fede fosse davvero la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//200px-Pavel_Florensky.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3350" title="200px-Pavel_Florensky" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//200px-Pavel_Florensky-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tornano le opere più importanti del filosofo e sacerdote russo fucilato nei gulag nel 1937 perché anti-materialista. La sua figura e i suoi scritti dimostrano come si possano conciliare i dogmi religiosi con i principi della matematica meriterebbe di esistere Dio, la Verità e la Santissima Trinità e meriterebbe che la fede fosse davvero la via della salvezza eterna, anche solo per coronare la vita, la morte e il pensiero ardente di Pavel Florenskij, filosofo, matematico e sacerdote. Non merita di perdersi nel nulla e nel vuoto una vita eroica così spesa, una tensione di pensiero così potente e incandescente, un amore così colmo di sacrifici e dedizione come quello che riversò Florenskij scommettendo tutto se stesso sulla verità. Sarebbe un peccato mortale subito dall’uomo, uno spreco divino, vanificare la vita e il pensiero di Florenskij; sarebbe un oltraggio imperdonabile alla pietà e all’intelligenza umana e divina.<span id="more-3312"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La mente eroica di cui parlava Vico si incarna nel filosofo, scienziato e mistico russo, fucilato nell’Unione sovietica nel giorno dell’Immacolata, nel 1937, dopo anni di gulag. Ho davanti agli occhi la ristampa recente de <em>La colonna e il fondamento della verità</em> di Pavel Florenskij (San Paolo, pagg. 816, euro 64), il ponderoso capolavoro pubblicato nel 1914 e uscito la prima volta in Italia nel 1974 grazie a Elémire Zolla e Alfredo Cattabiani, che allora dirigeva la Rusconi libri. L’edizione italiana precedette anche quella russa del 1990, dopo la caduta del Muro. Colpisce in copertina il suo sguardo metafisico, i suoi occhi sono il riassunto esistenziale della sua fede e del suo pensiero, guardano dentro e altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa impressione in questo testo il suo lucido e implacabile argomentare scientifico e matematico, il rigore della sua filosofia, la vastità della sua cultura, uniti a una fede assoluta in Dio, nel dogma trinitario, e una totale devozione alla Madonna. Lui presbitero della Chiesa ortodossa, padre di cinque figli e insieme autore di importanti scoperte scientifiche. Al punto da essere costretto dal regime comunista a continuare la sua ricerca scientifica tra lavori forzati, torture e gulag. Ma come egli stesso scrisse: «Il destino della grandezza è la sofferenza, causata dal mondo esterno e dalla sofferenza interiore».</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure Florenskij, nato in Caucaso il 1882, proveniva da una famiglia laica, di cultura positivista, e approdò con gli anni alla fede in Cristo e in Dio, quando discese in lui lo Spirito Santo, come amava dire, conservando tuttavia «la carnalità del pensiero» e l’attitudine alla matematica e alla fisica. Ma Florenskij visse tra antinomie fortemente marcate e le teorizzò alla luce della fede e del pensiero. A cominciare dalla prima radicale antinomia: «La verità è irraggiungibile &#8211; non si può vivere senza la verità». Arrivando a scegliere la Verità indipendentemente se sia possibile: «Io non so se la Verità esista o meno, ma con tutto il mio essere sento che non posso farne a meno, so che, se esiste per me è tutto: ragione, bene, forza, vita, felicità. Forse non esiste ma io l’amo più di tutto ciò che esiste&#8230; Metto nelle mani della verità il mio destino».</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Florenskij è percorsa dal pensiero simbolico («Per tutta la vita ho pensato a una sola cosa&#8230; il simbolo»), dal valore magico della parola, della bellezza e della liturgia e dal valore sacro della memoria, che è la presenza nel tempo dell’eternità. A cominciare dalla memoria dell’infanzia, che per Pavel aveva il duplice incanto di percepire integralmente la realtà e insieme di penetrare nella favola profonda del mondo. Il segreto della genialità, sosteneva, sta proprio nel saper custodire la disposizione d’animo dell’infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <em>Il Giornale</em> del  23 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">www.il<strong>giornale</strong>.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/06/florenskij-nozze-mistiche-tra-fede-e-scienza-di-marcello-veneziani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il poema dell&#8217;Uomo-Dio di Maria Valtorta, vol. I</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/03/il-poema-delluomo-dio-di-maria-valtorta-vol-i/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/03/il-poema-delluomo-dio-di-maria-valtorta-vol-i/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=2843</guid>
		<description><![CDATA[Ho terminato di leggere il volume primo dell&#8217;opera in più volumi della mistica Maria Valtorta e ne sono rimasto positivamente colpito. Si narra in pratica la vita di Gesù dall&#8217;annunciazione alla Vergine fino alla morte di San Giuseppe. Le rivelazioni sulla vita nascosta di Maria, Giuseppe e Gesù sono davvero consolanti e ci dicono che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1118.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2844" title="images-11" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1118.jpeg" alt="" width="85" height="127" /></a>Ho terminato di leggere il volume primo dell&#8217;opera in più volumi della mistica Maria Valtorta e ne sono rimasto positivamente colpito. Si narra in pratica la vita di Gesù dall&#8217;annunciazione alla Vergine fino alla morte di San Giuseppe. Le rivelazioni sulla vita nascosta di Maria, Giuseppe e Gesù sono davvero consolanti e ci dicono che la famigliola sacra ha condotto una vita semplice, piena di tribolazioni e nella massima umiltà. Se non si trattasse della vita della nuova Eva, del grande e umile patriarca San Giuseppe, potrebbe rassomigliare ad una delle tante vicende familiari di povera gente: nascita di Maria da genitori anziani e presto persi, suo ingresso nel collegio femminile del tempio e profonda preparazione sulle scritture, ritorno nella sua casa verso i 15 anni e gradevole riscoperta delle sue mura domestiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1411.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2845" title="images-14" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1411.jpeg" alt="" width="98" height="133" /></a>La casetta con quanto vi poteva essere di essenziale: un piccolo orto interno con fiori e alberi da frutta. La sua dedizione alle attività domestiche: filatura,lavoro al telaio, cucito, ricamo, vita sobria e molto tempo dedicato alla preghiera. Vi giunge promessa sposa a Giuseppe, un falegname intemerato, che già per conto suo si era votato a Dio nella castità. Entrambi, secondo la legge ebraica debbono sposarsi, ma entrambi hanno già deciso di dedicare la lora vita a Dio nel lavoro domestico la prima e nella sua attività artigianale il secondo. Ecco ciò che fa la differenza rispetto ai comuni promessi sposi. Per entrambi uno straordinario evento li colpisce: lei apprende dalla comparsa dell&#8217;angelo d&#8217;essere la &#8220;gratia plena&#8221; e lui, improvvisamente catapultato nel dramma del misterioso concepimento di Maria, tra il dubbio e la certezza dell&#8217;onestà della promessa sposa, riceve in sogno un messaggio così come il Vangelo degli Apostoli racconta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1511.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2846" title="images-15" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1511.jpeg" alt="" width="98" height="127" /></a>Comincia così la vita tribolata di Maria e Giuseppe e le tribolazioni crescono, dopo la nascita di Gesù in una povera grotta, le prime gioie di un figlioletto, e poi la fuga in Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non voglio raccontare tutto e mentre scrivo so che debbo procurarmi  gli altri 9 volumi, questo primo me lo son trovato in casa perché regalato, addirittura nel &#8216;93, da un&#8217;amica di mia figlia. L&#8217;ho preso in mano per curiosità, ho subito pensato a pie intuizioni prive di riscontri scientifici, poi per pura curiosità ho iniziato a leggerlo e sinceramente ne sono rimasto avvinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1312.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2847" title="images-13" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1312.jpeg" alt="" width="86" height="129" /></a>La Valtorta, una paralitica spentasi nel 1961 e nata nel 1897, scrive in modo scorrevole e appropriato, ma soprattutto avvincente. Mi auguro di rintracciare gli altri 9 volumi, (l&#8217;opera è in 10 volumi), così da poter conoscere nell&#8217;ordinarietà della famiglia di Nazarhet (paesino di scarsa importanza, al tempo, se non vi fosse vissuto Gesù, non solo falegname),la straordinarietà degli eventi, tutt&#8217;altro che profeta nel suo paese dove un giorno cercarono di buttarlo da un dirupo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1611.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2848" title="images-16" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1611.jpeg" alt="" width="73" height="110" /></a>Benedetta Valtorta! Leggere gli altri 9 m&#8217;incuriosisce come non mai. Spero di rintracciarli tra i libri usati se non potrò acquistarli da qualche editore. Forse, qualche amico, dirà che sto uscendo di senno, Maria Valtorta non è mica Santa Teresa d&#8217;Avila o San Giovanni della Croce. Magari lo diverrà nel 2097, all&#8217;epoca io non ci sarò di certo, tanto vale che mi legga la sua opera in attesa di diventare barone nella  tomba di famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ange de Clermont</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/03/il-poema-delluomo-dio-di-maria-valtorta-vol-i/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morte e resurrezione dei Gesuiti  (1759-1814) a cura di Paolo Bianchini</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/03/morte-e-ressurrezione-dei-gesuiti-1759-1814-a-cura-di-paolo-bianchini/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/03/morte-e-ressurrezione-dei-gesuiti-1759-1814-a-cura-di-paolo-bianchini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 18:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=2825</guid>
		<description><![CDATA[Paolo Bianchini,(a cura di), Morte e resurrezione di un Ordine religioso. Le strategie culturali ed educative della Compagnia di Gesù durante la soppressione (1759-1814), Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 232.
E&#8217; risaputo che la formidabile Compagnia di Gesù fu soppressa manu civili et manu ecclesiastica nel 1759 e fu restaurata nel 1814. I componenti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Bianchini,(a cura di), <em>Morte e resurrezione di un Ordine religioso. Le strategie culturali ed educative della Compagnia di Gesù durante la soppressione (1759-1814),</em> Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 232.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images45.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2827" title="images" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images45.jpeg" alt="images" width="110" height="90" /></a>E&#8217; risaputo che la formidabile Compagnia di Gesù fu soppressa manu civili et manu ecclesiastica nel 1759 e fu restaurata nel 1814. I componenti della Compagnia, composta da oltre quindicimila unità furono espulsi dalle varie nazioni, eccettuata la Russia, e si può ben dire dispersi in tutta i paesi europei. I gesuiti spagnoli furono espulsi dalla Spagna, dotati di una magra pensione, e per qualche anno relegati in Corsica. I gesuiti sabaudi di Terraferma furono allontanati e costretti all&#8217;emigrazione fin dal 1720 e i loro collegi privati di qualsiasi prerogativa per il conferimento di gradi accademici e successivamente  soppressi. Alcuni gesuiti residenti in Sardegna come il Cetti e altri continuarono ad insegnare nelle università sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa sorte toccò ai gesuiti austriaci, mentre più varia fu la sorte dei gesuiti inglesi che scacciati da una parte fondarono collegi in altra parte del Regno Unito. In Italia si spostarono a seconda del gradimento dei vari sovrani e vescovi alcuni dei quali detestavano la Compagnia mentre altri  simpatizzavano con essa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-178.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2828" title="images-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-178.jpeg" alt="images-1" width="84" height="137" /></a>E&#8217; evidente però che i singoli figli di Sant&#8217;Ignazio non potevano scomparire così come le foglie al vento. In realtà furono attivissimi in tutte le nazioni europee come singoli intellettuali e particolarmente combattivi e impegnati in Francia nel dibattito culturale nella pubblicistica e nell&#8217;editoria. Fondarono riviste, le diressero o ne furono collaboratori, intrapresero iniziative editoriali e pubblicarono molte opere a volte avendo di mira l&#8217;illuminismo, a volte combattendolo a viso aperto, a volte sotterraneamente. Un certo numero di essi si iscrissero alle logge massoniche, per entrare in contatto coi dibattiti e con la cultura del tempo. La Russia offrì a molti l&#8217;opportunità di continuare ad esistere anche come Compagnia e intal modo essi poterono dirigere collegi e addirittura l&#8217;Accademia di Polock (1812-1820) irradiando cultura e saperi la cui consistenza soltanto ai nostri giorni gli storici stanno rivalutando data la forte presenza di padri di varie nazionalità, alcuni dei quali chimati poi negli Stati uniti a dare il loro contributo a svariati collegi e università.</p>
<p style="text-align: justify;">I collegamenti fra loro furono tenuti sia dai vari superiori generali sia da quelli provinciali e si può dire che in genere non venne meno un modo per tenersi in contatto. Ci furono anche quelli che abbandonarono l&#8217;ordine, ma non abbandonarono né rinnegarono la loro formazione ignaziana. Un esercito di quindicimila intellettuali (qualcuno parla di venttitremila) non si potevano bloccare con il semplice scioglimento delle strutture formali all&#8217;interno delle quali si erano formati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-248.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2829" title="images-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-248.jpeg" alt="images-2" width="80" height="110" /></a>Il libro a cura di Paolo Bianchini, ricercatore in Storia dell&#8217;educazione presso la Facoltà di Scienze della formazione presso l&#8217;Università di Torino, cerca di dare risposta sia pure non esaustiva alla domanda su che cosa avvenne alla Compagnia di Gesù dopo che fu messa la bando. &#8220;Gli oltre quindicimila gesuiti che vivevano e operavano in ogni parte del mondo rinunciarono davvero alla regola di Sant&#8217;Ingnazio?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studiosi Nicolò Guasti, Paolo Binachini, Maurice Whitehead, Bruno Signorelli, Antonio Trampus, Paul Shore, Sabina Pavone, Marek Inglot S. J., provano a dare una loro risposta alla domanda loro posta dal comune impegno euristico.</p>
<p style="text-align: justify;">Angelino Tedde</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/03/morte-e-ressurrezione-dei-gesuiti-1759-1814-a-cura-di-paolo-bianchini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Pula fra cronaca e storia&#8221; di Paolo Amat di San Filippo</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/02/pula-fra-cronaca-e-storia-di-paolo-amat-di-san-filippo/</link>
		<comments>http://www.angelinotedde.com/2010/02/pula-fra-cronaca-e-storia-di-paolo-amat-di-san-filippo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 13:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=2787</guid>
		<description><![CDATA[Paolo Amat di San Filippo,Pula fra cronaca e storia, Askòs Edizioni, Cagliari 2008
pp. 392
Premessa
 Mi pare opportuno, prima di presentare la recensione del libro, premettere che Pula è oggi un comune di 7.200 abitanti a sud ovest della provincia di Cagliari, nella regione del Sulcis-Iglesiente. La cittadina è nota perché custodisce nel suo territorio le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Amat di San Filippo,<em>Pula fra cronaca e storia</em>, Askòs Edizioni, Cagliari 2008<br />
pp. 392</p>
<p>Premessa</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-175.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2790" title="images-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-175.jpeg" alt="images-1" width="150" height="100" /></a> Mi pare opportuno, prima di presentare la recensione del libro, premettere che Pula è oggi un comune di 7.200 abitanti a sud ovest della provincia di Cagliari, nella regione del Sulcis-Iglesiente. La cittadina è nota perché custodisce nel suo territorio le rovine della prima città- emporio fenicio della Sardegna. L&#8217;origine del paese odierno è medievale e andò incontro,  tra guerre, incursioni barbaresche e cicli di peste , ad alterne vicende demografiche e urbanistiche. Rifiorì nel Settecento, grazie allo sviluppo, allora vincente in Europa,  del modello economico agricolo. Alcuni decenni  fa andò sviluppandosi anche il settore turistico come avvenne un pò per tutte le coste dell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-334.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2791" title="images-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-334.jpeg" alt="images-3" width="139" height="104" /></a>Il paese conserva un suggestivo centro storico. Di grande interesse sono il Museo Archelogico Patroni, che custodisce molti reperti fenicio-punici provenienti da Nora. Nella chiesa di San Giovanni Battista (XIX secolo), in piazza Giovanni XXIII, giacciono  sarcofaghi marmorei, uno dei quali contiene le spoglie di una duchessa cagliaritana. Poco distante si trova la Piazza del Popolo, che funge da  salotto cittadino. Sulla strada per Nora s&#8217;incontra l&#8217;aristocratica Villa Santa Maria, costruita nella prima metà dell&#8217;Ottocento sui ruderi dell&#8217;antica chiesa omonima.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il saggio di Paolo Amat di San Filippo</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-436.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2792" title="images-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-436.jpeg" alt="images-4" width="130" height="98" /></a>Si legge con crescente interesse il corposo studio del prof. Paolo Amat di San Filippo,  Pula fra cronaca e storia, perché la narrazione spazia  non solo sulla cittadina e sull&#8217;Isola, ma sulle stesse vicende dell&#8217;Europa moderna. La cittadina fa da baricentro, ma lo studioso va a cogliere i raggi che da essa si dipartono e ad essa giungono dalle vicende che interessarono le potenze dell&#8217;Europa continentale e da quelle del mediterraneo. Il saggio  trae la sua consistenza da numerose carte d&#8217;archivio e da preziose fotografie storiche per non parlare di preziosi dati che interessano non solo Pula, ma l&#8217;intera Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-627.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2793" title="images-6" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-627.jpeg" alt="images-6" width="97" height="138" /></a>La &#8220;nuova storia&#8221; che ha dato impulso alle storie locali si è rivelata assai feconda per la stessa storiografia dei grandi eventi. In particolare, in questo studio approfondito su Tula, Paolo Amat ha cercato di cogliere, con successo, le dinamiche storico-culturali dell&#8217;identità di Pula come territorio, dei suoi abitanti, delle sue istituzioni, della varietà delle classi sociali: popolo, borghesia e aristocrazia. Si può affermare che, nel futuro, chiunque voglia cimentarsi anche con nuovi strumenti euristici sulle vicende del paese debba ricorre a questo studio come ad un classico fondamentale. Suggerirei a riguardo, qualora si dovesse ristampare una nuova edizione dell&#8217;opera, di inserire in appendice, con regesto, e testo completo in lingua originale, tutti i numerosi e preziosissimi documenti dal nostro autore rinvenuti nei vari archivi. L&#8217;appendice così predisposta (abbiamo un classico modello nei volumi di Raimondo Turtas sulla storia dell&#8217;Università degli Studi di Sassari) offrirebbe agli specialisti uno strumento unico di agevole consultazione e arricchimento di quanto l&#8217;autore giustamente non poteva trattare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-820.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2796" title="images-8" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-820.jpeg" alt="images-8" width="137" height="103" /></a>Ritengo che egregiamente abbia illustrato i contenuti dello studio  il prof. Lorenzo del Piano che ha scritto la prefazione: &#8221; Il lavoro di Paolo Amat di San Filippo (&#8230;) raccoglie in circa 400 pagine, articolate in 14 capitoli,quel che c&#8217;era da dire e meritava d&#8217;esser detto su Pula, il suo territorio i suoi abitanti fino all&#8217;abolizione dei feudi. Molti sono i documenti riportati dall&#8217;Amat, tratti dopo anni di ricerche dagli Archivi di Stato di Cagliari e di Torino, dall&#8217;Archio dell&#8217;ordine Mauriziano di Torino e dall&#8217;Archivio Arcivescovile di Cagliari e che ha tradotto dal catalano e dal castigliano. Non mancano pertanto all&#8217;opera le notizie, spesso di prima mano, sul feudo di Quirra e sulla baronia di Pula che di essi faceva parte, nonché sulle più importanti famiglie nobili e borghesi, che vi abitarono e sulle attività da loro esercitate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1016.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2801" title="images-10" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1016.jpeg" alt="images-10" width="124" height="114" /></a>Di non minore interesse quanto viene detto sulle incursioni barbaresche dalle quali,per secoli, fu necessario difendersi con le torri costiere e, a Pula in particolare, con cinque di queste, delle quali l&#8217;autore dà notizie in gran parte inedite e sull&#8217;armamento e sulle guarnigioni. Altrettanto importante la storia delle due commende mauriziane istituite a Pula: quella di Sant&#8217;Agostino della famiglia Grondona nel 1780 e quella di San Pietro apostolo (Santu Perdixeddu) della famiglia Cossu Madao nel 1798. Curioso, tra l&#8217;altro, l&#8217;elenco dei soprannomi affibbiati a persone del paese dal 1721 ad oggi (&#8230;).&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-920.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2797" title="images-9" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-920.jpeg" alt="images-9" width="122" height="78" /></a>L&#8217;opera ponderosa, tra i suoi pregi, contiene una vera galleria fotografica non solo di singoli personaggi, ma anche di gruppi familiari. L&#8217;autore sviscera non solo la storia civile, ma anche quella religiosa, ma soprattutto mette in luce dati interessantissimi sull&#8217;economia. Per chi appassionato di storia patria, nativo  o no di Pula, si troverà di fronte ad uno studio magistrale il cui modello, applicato ad altri centri dell&#8217;isola, offrirebbe piste dagli esiti davvero fecondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Angelino Tedde</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2010/02/pula-fra-cronaca-e-storia-di-paolo-amat-di-san-filippo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
