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	<title>Accademia sarda di storia di cultura e di lingua &#187; storia della scuola</title>
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	<description>storia cultura e lingua italiana e sarda</description>
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		<title>L&#8217;istruzione a Nuoro dal 1792 al 1848 di Veronica Solinas</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 13:13:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il contesto storico-culturale di Nuoro tra Settecento e primo Ottocento Nuoro trova nel cuore della Sardegna centro orientale, più precisamente nella zona denominata Barbagia. La cittadina si adagia su un vasto altopiano ai piedi del Monte Ortobene. Domus de Janas e Nuraghi documentano la presenza di antichi insediamenti umani nel territorio. Sembra che i primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> Il contesto storico-culturale di Nuoro tra Settecento e primo Ottocento</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1042.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-6666" title="images-10" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1042.jpeg" alt="" width="127" height="85" /></a>Nuoro trova nel cuore della Sardegna centro orientale, più precisamente nella zona denominata Barbagia. La cittadina si adagia su un vasto altopiano ai piedi del Monte Ortobene. Domus de Janas e Nuraghi documentano la presenza di antichi insediamenti umani nel territorio. Sembra che i primi insediamenti risalgano al periodo prenuragico e nuragico . Conquistato totalmente dai romani tanto che in alcuni centri si parla un sardo latineggiante con pronuncia molto simile a quella proposta dagli studiosi più accreditati. In seguito alla caduta dell’Impero Romano, Nuoro, come tutta la Sardegna, attraversò un lungo periodo di passaggi di dominio per il controllo del territorio: da quello Bizantino, a quello della Corona Aragonese (1297), alla Corona Spagnola (1479), fino a giungere all’egemonia Piemontese (1720). In tutti questi secoli la città conobbe gli effetti delle lunghe guerre per l’occupazione dell’Isola: crisi economica, aumento della criminalità, saccheggi, delitti. Inoltre si accentuò l’isolamento viario in cui già si trovava tutta l’area barbaricina anche se molto utilizzati erano i cavalli gli asini e i muli .<span id="more-6665"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante tutto, nel corso del XVIII secolo, il centro urbano acquistò gradualmente preminenza territoriale, tanto che nel 1779, fu scelto come sede della diocesi vescovile già di Galtellì e precedentemente facente parte della diocesi di Cagliari.</p>
<p style="text-align: justify;">A Nuoro erano inoltre presenti famiglie di prestigio economico, sociale e culturale. Nel dizionario del Casalis, il compilatore delle voci sarde, lo scolopio Vittorio Angius, cita i nomi più rappresentativi della società nuorese annotando:</p>
<p style="text-align: justify;">“ Si possono quindi indicare due casati nobili, i Nieddu divisi in tre famiglie, e i Galisai. I primi sono già di antica nobiltà, e vantano alcuni della loro genealogia, che meritarono favori e onori da&#8217; Re Cattolici per i loro servigi, tra gli altri Gio. Nieddu Pugione, che Carlo in suo diploma del 1711 loda benemerito della corona in pace e in guerra; Giovanni di lui padre capitano delle cavallerie di Nuoro nelle frequenti invasioni de&#8217; barbareschi; Pietro Nieddu-Guiso, avolo suo parimenti capitano di cavalleria; quindi Pietro Nieddu Guiso figlio di Carlo, e comandante della cavalleria nuorese, che molto si distinse nella invasione, che i nemici di Carlo fautori di Filippo fecero in Terranova. In Nuoro fiorì per gran tempo un ramo della principale famiglia sarda de&#8217; Manca, e tra&#8217; molti nominerò Antonio Manca Penduccio. Il re Filippo (1654) gli concedeva de&#8217; privilegi per rispetto a&#8217; suoi meriti, e per riguardo alla stirpe da cui proveniva. Con i Manca fiorirono pure i Pirella, i Guiso, i Minutili, i Satta&#8230; I notai sono in notevole numero (35 incirca), perché è questa la professione, cui si dedicano quelli che amano il far niente. Il loro ozio però è pernicioso al pubblico ”.</p>
<p style="text-align: justify;"> Un importante fattore di rilevanza religioso e socio – culturale, è rappresentato a Nuoro dalla presenza dei Frati Minori Osservanti.</p>
<p style="text-align: justify;">I Gesuiti giunsero nel centro barbaricino negli ultimi anni del ‘500, mentre, da Sassari da cui dipesero amministrativamente, si espandevano in tutta l’Isola, nei quattro collegi di Sassari (1562), Cagliari (1564), Iglesias (1581) e Alghero (1588) davano vita ad una vera e propria classe studentesca con molte presenze di alunni barbaricini .</p>
<p style="text-align: justify;">L’area destinata ai frati francescani, all’epoca, si trovava alla periferia dell’abitato, in sintonia con il carisma degli Osservanti, che intendevano in tal modo difendere la loro riservatezza e nel contempo indicare un possibile nuovo sviluppo urbano intorno ad un centro religioso. Il primitivo impianto architettonico fu più tardi ampliato, acquisendo la fisionomia di un grande edificio .</p>
<p style="text-align: justify;">  L’economia risentiva profondamente delle altalenanti condizioni di sviluppo dell’intera isola, condizionata, dalla conquista iberica in poi, dal regime feudale: le attività di gran lunga prevalenti erano quelle agricole e pastorali, con esiguo sviluppo del commercio, con una modesta rappresentanza nobiliare sia di spada sia di toga e una limitata presenza di ecclesiastici. Di fronte alla prospettiva della carriera ecclesiastica la famiglia dell’aspirante sacerdote s’impegnava in suo favore nella costituzione di un patrimonio di beni immobili, poiché secondo le disposizioni del Concilio di Trento, “non licet cleris mendicare” un ecclesiastico doveva cioè avere risorse sufficienti per vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regime feudale, del resto poco studiato nel nuorese, sembra che fosse un regime sostanzialmente statico, con un sistema gerarchico di dipendenze di ruoli in tutti i campi, basato ufficialmente sul rispetto dei codici scritti, ma di fatto, soggetto molto spesso all’arbitrio di uno o dell’altro funzionario, dal grado più alto del reggitore, diretto rappresentante del feudatario nei territori a lui appartenenti, agli amministratori zonali delle sue rendite, ai maggiori di giustizia delle singole comunità perché i feudatari spagnoli amavano restare in spagna data la consistenza dei loro interessi in Patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle concessioni riconosciute, soprattutto in termini fiscali, agli ecclesiastici e alla piccola nobiltà, i vassalli (cioè la quasi totalità degli abitanti di un villaggio) erano sottoposti ad un regime di esazione di tributi difficilmente sopportabile soprattutto in presenza di un’economia essenzialmente povera, dipendente quasi totalmente dai risultati delle annate agrarie. Molti per mantenere in qualche modo la famiglia, svolgevano l’attività di servi pastori o stringevano i cosiddetti contratti di soccida, per la custodia di bestiame bovino, ovino, caprino e suino. Tra i tipi di soccida presenti nell’economia pastorale nuorese possiamo citare i seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">1. A obbligu: durata di cinque anni, bestiame e pascolo a carico del soccidante (pastore maggiore) frutti a metà ogni anno; alla fine del contratto restituzione dalla parte del soccidario (pastore minore) di tutto il bestiame affidato ed il resto diviso in parti uguali. Era un contratto già chiamato anticamente a cabu biu, definito usurario e quindi proibito nella diocesi di Alghero, in forza delle norme del sinodo voluto nel 1581 dal mons. Bacallar. Non teneva, infatti, conto delle perdite causate dalle annate cattive, epidemie o furti.</p>
<p style="text-align: justify;">2. A parte ‘e fruttu: solo divisione dei frutti durata di un anno, il socio maggiore mette tutto il bestiame, metà spese per pascolo, trasporto e veterinario, per intero tasse e contributi; al socio minore spettano cura e custodia del bestiame, metà spese per pascolo, trasporto e veterinario, i prodotti vengono divisi a metà, il socio minore ha diritto anche ad un quarto del bestiame sterile.</p>
<p style="text-align: justify;">3. A pastura franca: durata di un anno l’onere del pascolo al proprietario del pascolo mentre quello del bestiame, del trasporto, della custodia, delle cure e delle tasse spetta al proprietario del bestiame; i prodotti vengono divisi a metà.</p>
<p style="text-align: justify;">4. A su pede: durata del contratto cinque anni; gli oneri del socio maggiore riguardano tutto il bestiame, metà del pascolo e del salario del servo; gli oneri del socio minore riguardano il lavoro personale, metà pascolo e salario del servo. Per quanto riguarda la divisione dei prodotti al socio minore spettano metà dei prodotti annuali, metà del bestiame esistente allo scioglimento della soccida .</p>
<p style="text-align: justify;"> Gli antichi rioni di Nuoro man mano che la città da borgo medievale si affacciava alla modernità erano quelli noti ancora oggi come storici: San Pietro; Seuna; Sa corte de sos sete fochiles; Su puthicheddu (pozzo oggi essiccato); Fossu Loroddu (letteralmente “fosso sporco” dove si era soliti buttare l&#8217;immondizia); San Nicolò (zona intorno all&#8217;antica chiesetta di San Nicolò, andata poi in rovina); Sa Bena ( fonte pubblica e abbeveratoio per il bestiame posto nell&#8217;attuale incrocio tra via Gramsci e via Manzoni) . Nel dizionario del Casalis, lo scolopio Vittorio Angius descrive la situazione urbana come segue:</p>
<p style="text-align: justify;">“il materiale delle abitazioni non è molto elegante e appare ancora agli stranieri non poco della rozzezza antica…..le case formate tutte di granito non hanno la maggior parte che il piano terreno con il cortile davanti dove si tengono a stalla i giumenti e si accatastano le legna; il numero delle medesime si può computare di circa 845. Non v’ha che una sola piazza detta di S. Giovanni, dove si fa il mercato quasi in mezzo alla città. Cominciasi però a vedere edifizi di bell’arte e di gentile aspetto e tra non molto sarà compiuta la nuova cattedrale. Il paese è diviso in due parti da una gran via che nel dialetto sardo dicono via-majore. Sebbene né questa né altre siano selciate nonpertanto per la sunnotata natura del suolo sono poco polverose nell’estate, e non sarebbero in nessuna parte fangose nell’inverno se s’inclinasse il suolo in certi siti e non si lascassero vagare i porci e i giumenti. Ma queste strutture si toglieranno e sarà poi con utili consiglio sparso nei predi il letame che si accumula alla fine del paese ”.</p>
<p style="text-align: justify;"> Durante il periodo della guerra di successione spagnola (nei primi due decenni del Settecento), in seguito alla vittoria della potenza asburgica accaddero mutamenti temporanei nell’assetto proprietario dei feudi. Così in data 4 ottobre 1708, con atto rogato dal notaio Salvatore Pirella, il commissario della Reale Giunta Michele Vargiu, podestà di Osilo, inizia la procedura di confisca. Il 5 ottobre il maggiore di giustizia Domenico Ganga presenta i conti della lista feudale; lo stesso giorno viene emanato l’ordine di comparizione al maggiore di Lollove, Pietro Maria Sanna e a quello dell’anno precedente Giovanni Ruiu. Dopo il breve periodo di dominazione austriaca la Sardegna, nel 1720, passò ai Savoia, restando nei patti di passaggio che niente sarebbe dovuto essere modificato nell’organizzazione data dalla Spagna; la struttura feudale, dunque, non subì reali grossi cambiamenti. I Savoia speravano di poter comunque permutare la Sardegna con un altro territorio, pur mantenendo il titolo monarchico; queste due condizioni comportarono il sostanziale immobilismo dell&#8217;amministrazione sabauda, in un contesto socio-economico e politico ancora fortemente condizionato dal retaggio culturale iberico . Nei primi decenni i Savoia tentarono di mettere un minimo di razionalità nella varietà dell’organizzazione feudale e di giungere a un’analisi dei bilanci, della produzione della zecca, e di cercare di favorire gradualmente l’uso della lingua italiana al posto di quella spagnola che certamente dopo quattro secoli non poteva essere spenta come un lumicino . I graduati universitari usavano nei documenti ufficiali lo spagnolo e così anche gli ecclesiastici a capo delle diocesi che costituivano non solo il motore religioso, ma anche sociale e culturale di quei primi anni di dominazione. Inoltre anche in Sardegna, soprattutto nella classe nobiliare ed ecclesiastica, privilegiate, si sentivano profondamente le appartenenze dei vari belligeranti: vi erano fazioni che erano favorevoli alla Spagna di cui desideravano il ritorno, quelli favorevoli prima all’Austria e poi alla Francia. Tutto questo non poté che creare uno scompiglio sociale, alimentando tra l’altro scontri di ogni genere che erano spesso letti sia dai contemporanei sia dagli storici unicamente come conflitti che non modificarono sostanzialmente la situazione: i moti antifeudali e le rivolte contro il governo piemontese, furono una costante che danneggiò ancor di più la già fragile economia della città. In una relazione storico – geografica compilata sullo stato dell’isola dal viceré de Viry durante una sua visita nel 1746, si legge:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nuoro conta 1173 persone per la maggior parte grandi ladri e assassini, è situato a 63 miglia a sud-est di Sassari e a 20 miglia a ovest del golfo di Orosei, tra montagne deserte ricche di pascoli e belle acque, produttrici anche di cereali e l’aria è buona. Nobili nuoresi: Don Antonio Francesco Nieddu, Don Pietro Ignazio Nieddu, Don Giovanni Antonio Nieddu suo figlio, Don Gavino Nieddu, Don Paolo Galisai e il cavaliere di spada Giacomo Manca.”</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel periodo della visita viceregia, Nuoro continuava a crescere economicamente e in popolazione, superando anche la “Villa” di Orani che, per secoli, aveva dominato e che restava capoluogo dell’omonimo marchesato. L’attività pastorale del centro barbaricino dava vivacità, soprattutto nelle buone annate, al commercio del formaggio, controllato da alcuni mercanti della Corsica grazie agli scali portuali di Posada, Siniscola e Orosei, della carta orientale dell’isola.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto Carlo Emanuele III e il ministro degli Affari di Sardegna Michele Lorenzo Bogino, con editto del 24 settembre 1771, furono istituiti i Consigli Comunitativi in tutta l’isola. Nuoro essendo una “Villa” di oltre 200 fuochi fiscali, aveva sette consiglieri eletti tra le tre classi sociali, il sindaco veniva scelto tra i primi di ciascuna classe, i consiglieri dovevano avere almeno 30 anni di età, essere onesti, benestanti, nativi o residenti da almeno 10 anni a Nuoro; contrariamente a quanto avveniva in passato non ci si poteva riunire in piazza. Negli ultimi decenni del Settecento, la storia di Nuoro registra un fatto di particolare rilievo, costituito dall’erezione della diocesi, di cui fu prescelta come sede facendo parte fino a quel momento della vasta diocesi di Cagliari. Nel 1775 mons. Delbecchi, arcivescovo di Cagliari, trasmise a Torino, alla Corte, una nota sui Progetti di risorgimento della diocesi di Galtellì, soppressa alla fine del Quattrocento con accorpamento all’arcidiocesi di Cagliari. Secondo i suggerimenti del progetto, si potevano aggiungere alle vecchie parrocchie delle baronie di Orosei e di Posada, quelle di Orgosolo, Nuoro, Orune, Lollove, Fonni e Mamoiada. La sede poteva essere fissata a Oliena o a Dorgali per essere emtrambi considerabili località salutari al centro del territorio .</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1777 i sindaci e i consiglieri comunitativi di Galtellì, Dorgali, Oliena, Orosei, Onifai, Irgoli, Loculi, Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Lula, Onanì, Gorofai, Bitti e Orgosolo inviavano una supplica al viceré per chiedere la presenza di un vescovo per l’amministrazione religiosa delle rispettive comunità, lamentando che nel corso del secolo vi erano state solo due visite pastorali anziché una ogni tre anni. Si denunciavano poi la miseria delle chiese e la mancanza di educazione cristiana che generava frequenti omicidi, furti ed altri delitti ed abusi, mentre il clero era poco stabile perché preferiva l’aria buona di altre località dell’isola. Con una diocesi e un vescovo autonomi secondo i supplicanti sarebbe stato possibile:</p>
<p style="text-align: justify;">• costruire il seminario con beneficio dell’istruzione pubblica,</p>
<p style="text-align: justify;">• sostenere i monti frumentari, da poco ricostituiti a beneficio dei contadini poveri e tenere in funzione un ospedale il cui consiglio di amministrazione era presieduto dal vescovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso anno 1777 il vicario capitolare Francesco Maria Corongiu fece compilare ai parroci galtellinensi un questionario contenente domande sullo stato di ogni singola parrocchia. Contemporaneamente però, si mosse il Consiglio Comunitativo di Nuoro che il 10 agosto inviava al viceré di Sardegna, conte Cordara, una supplica sulle ragioni a favore della scelta di Nuoro come sede della diocesi: si evidenziava la centralità di Nuoro rispetto a tutto il territorio diocesano, per cui i contatti tra la sede vescovile e le parrocchie sarebbero stati più agevoli. Si vantava inoltre il clima salubre del villaggio collocato in “un bellissimo sito aperto a tutti i venti, un amenissimo e disteso orizzonte ed un temperamento d’aria la più sana e la più pura fra tutti i paesi del vescovado….acque freschissime strade asciutte e piane per cui il vescovo potrebbe tranquillamente girare in carrozza”. Nuoro viene descritto come il villaggio più abbondante di ogni sorta di viveri e come quello che teneva maggior commercio con Cagliari e Sassari per la gran moltitudine di negozianti, che in ogni tempo portano a dette città il loro bestiame. Erano inoltre residenti un gran numero di buoni medici, chirurghi e “specierie”, cioè farmacie, oltre che di sacerdoti e di un convento francescano. La “Villa” era stata inoltre residenza dei gesuiti e vantava un gran numero di cavalieri e persone distinte. Il vescovo avrebbe potuto dimorare in un palazzo paragonabile a quelli dei vescovi di Cagliari e di Alghero una casa parrocchiale assai comoda composta di ventotto stanze. Era presente anche una casa di esercizi spirituali che, con la dotazione finanziaria dei beni già di proprietà dei gesuiti, si sarebbe potuta trasformare in seminario tridentino. Il Consiglio Comunitativo chiudeva la supplica affermando che il vescovo sarebbe stato il più fortunato della Sardegna sia per la bellezza e comodità della sua residenza, sia per il cresciuto reddito annuale che non sarebbe stato inferiore ai 4000 scudi annui . Dopo due anni, il 21 luglio 1779, con la bolla Eam inter coeteras il papa Pio VI ricostituì la diocesi stabilendo che la sede fosse Nuoro, da qui la denominazione diocesi di Galtellì – Nuoro. Alle vecchie parrocchie si aggiungevano quelle di Orune, Nuoro e Lollove che furono separate dalla diocesi di Alghero, quelle di Mamoiada e Fonni appartenenti all’arcidiocesi di Oristano e Orgosolo, staccata dalla diocesi di Suelli. Per tale scelta fu decisiva la relazione che inviò a Torino Francesco Maria Corongiu, questi, poneva l’attenzione su una serie di elementi simili a quelli già esposti dal Consiglio Comunitativo di Nuoro. Il centro barbaricino, composto di 589 famiglie per un totale di 2782 anime, era il più popolato di tutti quelli che aspiravano a diventare sede diocesana, godeva di aria salubre e di ampie strade, di abbondanza di viveri, di una buona chiesa parrocchiale “suscettibile di erezione in Cattedrale ”. Corongiu elencava inoltre meriti di carattere civile come la presenza di varie famiglie di cavalieri e di benestanti, di laureati e otto notai; terminava dicendo che essendo questa “Villa” una delle più popolate e rispettabili in quella parte del Regno assai discosta dalle due capitali, la presenza del Prelato e tutti gli accessori della medesima avrebbe contribuito a raddolcire e moderare il costume e a renderla uno dei più grati e migliori soggiorni del Regno. Probabilmente la scelta di Nuoro a sede della diocesi, era dovuta alla pressione di potenti famiglie nuoresi presso la Corte torinese, il centro barbaricino vantava inoltre il fatto di aver dato i natali ad alcuni vescovi delle diocesi sarde tra i quali Simone Manca, Melchiorre Pirella e i vescovi di Ampurias Francesco Ignazio Guiso e Giovanni Arras Minutili. La stessa comunità nuorese volle manifestare ulteriormente il suo interesse con una deliberazione del Consiglio Comunitativo presieduto dal sindaco Antonio Corda che in data 7 agosto 1778 decise di contribuire all’erezione della diocesi con 1000 scudi per la costruzione della cattedrale .</p>
<p style="text-align: justify;">L’elevazione di Nuoro a sede di diocesi può essere vista come la felice conclusione di un lungo periodo di notevole vivacità della vita religiosa iniziata già dai primi anni del Seicento, consolidatasi nel corso del Settecento. Un contributo significativo per lo sviluppo della devozione religiosa è legato anche alla presenza del già menzionato convento francescano. I frati avevano introdotto, infatti, molte feste patrocinate dalle offerte dei fedeli; il convento era inoltre sede di studio filosofico rappresentando un importante punto di riferimento per la formazione culturale di parecchi giovani nuoresi, anche coloro che non intendevano intraprendere la carriera ecclesiastica ma avviarsi agli studi giuridici o di medicina ricevevano dai frati i primi rudimenti di grammatica, retorica e filosofia. La presenza a Nuoro, dal 1720 al 1777, dei gesuiti aveva contribuito notevolmente alla sua crescita culturale, essi infatti, fondarono accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie una cosiddetta casa di residenza, un collegio per giovani studenti; fornirono, inoltre, suggerimenti e buoni esempi pratici per il miglioramento dell’agricoltura .</p>
<p style="text-align: justify;"> Un fattore costante nella storia della Sardegna è stato il predominio dell’economia pastorale su quella agricola; grazie agli influssi di scuole di pensiero diffuse in Europa in età illuministica e seguite in Italia in varie regioni come la Toscana e il Piemonte ebbe inizio anche in Sardegna, la consapevolezza della necessità di un cambiamento di rotta che favorisse l’agricoltura. In questo contesto si inquadra la pubblicazione di vari saggi economici e tra questi l’opera di “Rifiorimento della Sardegna, proposto nel miglioramento di sua agricoltura” del gesuita padre Francesco Gemelli. La tesi centrale del trattato è che la riforma agraria doveva portare dall’uso comune della terra alla proprietà privata perché con quel modello economico sarebbe stato più facile il progresso e certamente più agevole della pastorizia a pascolo brado .</p>
<p style="text-align: justify;">Molti anni più tardi si accese una contesa tra le comunità limitrofe di Orani e Nuoro; i nuoresi introdussero il bestiame e fecero legna nei territori di Orani e gli oranesi a loro volta avevano effettuato degli arresti, creando dissapori tra le due comunità. Il 6 ottobre 1820 venne promulgato l’Editto delle Chiudende (anche se la pubblicazione definitiva, dopo vari intoppi, risale al 4 aprile 1823) con cui si autorizzava la recinzione dei terreni di proprietà,che per antica tradizione erano fino ad allora considerati di proprietà collettiva, con la consuetudine dei pastori a far pascolare il gregge ovunque, introducendo così anche per legge la proprietà privata che in parte era già presente. L&#8217;editto mirava a favorire la modernizzazione e lo sviluppo dell’agricoltura locale, che versava in gravi condizioni di arretratezza, e nei suoi passi fondamentali imponeva l&#8217;autorizzazione a qualunque proprietario di chiudere liberamente con una siepe o con un muro, qualunque suo terreno non soggetto a pascolo, di passaggio. La medesima licenza era concessa ai comuni, per i terreni di loro proprietà, ed in tutti terreni chiusi in applicazione dell&#8217;editto era favorita qualunque coltivazione . In esecuzione dell’editto il 9 dicembre 1824 l’Intendente Generale minacciò pene pecuniarie e detentive ai sindaci e ai consigli comunitativi che non avessero badato a liberare i terreni dagli abusivi. Il 30 aprile 1825 con Carta Reale di Carlo Felice si ordinava di attivare l’esecuzione dell’editto delle chiudende, a proposito di chiusure, divisione e cessione a terzi di terreni comunali. Nel 1828 si fece più viva l’opposizione, fu inviato a Cagliari un ricorso anonimo di vassalli nuoresi contro alcune chiudende. In particolare ci si lamentava del fatto che molte chiusure erano state fatte incorporandovi pubblici abbeveratoi, strade reali e comunali e terreni soggetti a servitù di pascolo comune per il bestiame domestico e selvatico, comprando per la somma di tre scudi le concessioni dall’Intendente Provinciale, che minacciava di punire chiunque ne avesse fatto menzione ricevendo vari richiami dal Censore Locale. Secondo il Todde con quelle chiusure si favorirono cinque o sei individui benestanti e prepotenti che chiudevano ghiandiferi e salti comunali necessari alla popolazione per sopravvivere, perché vi pascolava bestiame di ogni genere .</p>
<p style="text-align: justify;">Si evidenziava il comportamento di Domenico Manca che “minaccia non solo quelli che vorrebbero introdursi per abbeverare il proprio cavallo, ma anche i poveri assetati minacciandoli con il fucile e aizzando dei mastini”. Nel ricorso era inoltre rimarcato il dissenso del Censore Locale con l’Intendente perché il primo sosteneva le ragioni locali dei contadini, il secondo era accusato di connivenza con i “prinzipales”. Il 29 maggio si riunì il Consiglio Comunitativo presieduto dal sindaco Francesco Floris, che comunicò le lamentele di alcuni cittadini contro i proprietari che avrebbero formato delle chiudende contro il disposto del Regio Editto. Nel Consiglio si deliberarono i seguenti punti:</p>
<p style="text-align: justify;">• Procedere alla demolizione di quelle tanche nelle quali sono comprese strade reali e vicinali per eliminare i gravi danni che ciò comporta;</p>
<p style="text-align: justify;">• Demolire le tanche nelle quali sono comprese pubbliche fonti e pubblici abbeveratoi;</p>
<p style="text-align: justify;">• Demolire le tanche nelle quali sono compresi salti comunali, ghiandiferi e terre di demanio, perché molta povera gente rischia di non avere il minimo per la sopravvivenza se s’impedisce anche l’allevamento dei maiali. Tra l’altro alcuni proprietari in mala fede, dopo aver ottenuto la concessione di chiudere dieci o venti starelli di terreno, ne hanno chiusi cento e più con un evidente danno al popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione Consiglio Comunitativo pareva segnare una certa inversione di rotta rispetto ad atteggiamenti precedenti, una maggiore attenzione alle ragioni dei vassalli senza terra. Nel 1829 il Consiglio eseguì parecchi sopraluoghi ricevendo molte richieste di chiusure; tra queste anche la proposta presentata per finanziare l’istruzione scolastica programmata dal Collegio delle Province a Cagliari e in particolare, alcune borse di studio a favore di giovani nuoresi con i proventi di una nuova tanca . In seduta del 16 ottobre si deliberava di respingere questa richiesta per evitare gravi contese tra i pastori; gli stessi terreni comunque sarebbero stati ceduti al seminario vescovile con delibera del 1 marzo 1834. Il 25 giugno del 1830 alcuni principales scrissero al viceré affermando che, volendo eseguire le disposizioni sovrane in beneficio del Regno, chiusero a muro barbaro le proprie terre; si lamentarono perché ne nacque una scontentezza nella parte inoperosa del popolo che provocò una seduta notturna della giunta diocesana dei monti granatici senza il suo presidente mons. Bua , e in tale occasione si decise di far sospendere le ultime chiusure . L’Intendente Generale Stara ritenne che, per evitare successive conseguenze si dovesse inviare un delegato speciale in modo che, sentite le parti, facesse gli opportuni sopraluoghi. L’indagine confermò la persistenza di gravi contrasti tra pastori poveri e contadini da una parte e ricchi possidenti dall’altra; la situazione dell’ordine pubblico precipitò l’anno seguente: nel dicembre del 1831 fu inviata a Nuoro una colonna mobile di Dragoni al comando del capitano Vittorio Leotardi. Nell’estate del 1832 scoppiarono vari tumulti a Nuoro, in Barbagia e nel Goceano, il fuoco della rivolta contro le chiudende ingiuste sembrava inarrestabile. Il 20 luglio il reggente della reale cancelleria, Leardi, e quello dell’ufficio fiscale generale Geranzani, compilarono una relazione in cui s’indicava come capo della rivolta nuorese il tenente dei miliziani Antonio Pintori e proposero l’invio immediato a Nuoro di un giudice della Reale Udienza come delegato speciale e subito dopo di una commissione d’indagine. L’8 agosto arrivò a Nuoro il giudice don Antonio Rodriguez inviato da Cagliari in Barbagia per un’indagine a tutto campo. Qualche mese più tardi il giudice fu trasferito a Sedilo con l’accusa di inefficienza, fu nominata una commissione militare mista e accresciuta la forza pubblica, tra Novembre e Febbraio furono celebrati 45 processi con 97 imputati; il 23 gennaio 1833, mons. Bua scrisse da Oristano al viceré, illustrando le difficoltà di amministrazione della diocesi di Nuoro e chiedendo un autorevole intervento; il problema per l’uso dei terreni pubblici continuerà ad essere scottante per lungo tempo, come emergerà anche nella seconda metà del secolo con i “moti de su connottu”, una grande rivolta scoppiata a Nuoro nel 1868 nota, appunto, con il nome di &#8220;Su Connottu&#8221; (i terreni comuni). I rivoltosi, chiedevano il ritorno a ciò che avevano sempre conosciuto, ossia al ripristino dell&#8217;antico sistema di gestione dei terreni; nei giorni della rivolta fu assalito il comune e furono bruciati i documenti di compravendita delle terre comunali.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nell’ottobre del 1836 con l’intento di ingraziarsi il consenso dei sudditi del regno, dopo le gravi sommosse delle chiudende dei primi anni ’30, il governo sabaudo conferì alla “Villa” di Nuoro il titolo di Città .</p>
<p style="text-align: justify;">Il villaggio si estendeva su due rioni, uno nella zona alta, quello di San Pietro, ed uno in quella bassa e poverissima di Seuna: fra le due contrade un aggregato di palazzetti e casupole al centro con uno stradone, via Majore, qui si trovavano una ventina di fabbricati appartenenti alle persone più rispettabili per censo e ricchezza, mentre gli altri poveri abitanti trovavano sistemazione in circa duecento stanze basse e mal costruite. Nelle giornate di lavoro l’abitato si popolava: la maggior parte delle forze lavorative, agricoltori e pastori, si recavano nelle campagne per i consueti lavori ma anche per essere presenti per tutelare i propri averi e le proprie coltivazioni, dalla presenza di malvagi sempre pronti con le armi ad impossessarsi con la forza degli averi tanto sudati degli altri. L’abitato si ravvivava nelle domeniche ma specialmente in occasione delle feste. La classe più elevata, invece, cercava giornalmente ricovero nel convento dei Minori Osservanti, dove nei vasti locali trovavano sistemazione le scuole, l’ospedaletto, gli uffici della Regia Contribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’elevazione a città si era superata la quota di tremila abitanti raggiungendo il picco demografico di 3940 abitanti così suddivisi: 2040 uomini, 1900 donne; in data 11 Aprile 1837 il Consiglio Comunitativo delibera l’approvazione di un regolamento relativo sia all’igiene del centro abitato sia ad altri punti definiti dall’assemblea civica “principi di civilizzazione ”:</p>
<p style="text-align: justify;">“l. Saranno indistintamente tenuti gli abitanti della Città di spazzare le contrade ognuno nei limiti della propria abitazione due volte alla settimana, la mattina a sette ore d&#8217;estate, ed alle otto d&#8217;inverno nei rispettivi giorni di mercoledì e domenica siano le medesime pulite sotto la penale di una li sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Si proibisce a chiunque di gettare il letame od immondezza di qualsivoglia specie fuori del sito all&#8217; oggetto destinato sotto la penale di uno scudo. Sotto questa proibizione si annoverano le serie di vino ed olio, rottami ed avanzi fabbriche, ceneri, e simili.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Nel termine di giorni otto a decorrere dalla data della pubblicazione del presente sarà ogni proprietario in obbligo di sgombrare le strade e piazzali ape degli esistenti mucchi di pietre sotto la penale di lira una per la prima val del doppio in caso di ulteriore renitenza. Sotto questo precetto vengono compresi i carri con cui si vogliano occupare le contrade.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Resta vietato sotto la penale di lire cinque per la prima volta, e del doppio carcere in caso di recidiva, il guasto delle strade entro e fuori popolato, sia lo scavo delle pietre sia per raccogliere sabbia o per qualunque altro oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">5. Sarà proibito d&#8217;ora innanzi il salassa dei cavalli ed il macello di qualsivoglia specie di bestiame nelle pubbliche contrade della popolazione sotto la penale di mezzo scudo sardo.</p>
<p style="text-align: justify;">6. Nessun capo di bestiame, la di cui carne dovrà esporsi alla vendita nella pubblica piazza, potrà macellarsi neppure dentro le proprie abitazioni penale di lire cinque.</p>
<p style="text-align: justify;">7. Non sarà lecito di lasciare vagare per le pubbliche strade i porci ed i gi ti, sotto la penale di una lira in odio dei proprietari.</p>
<p style="text-align: justify;">8. Sono assolutamente vietati i canali, che sporgendo nelle pubbliche contrade esportano dalle abitazioni le immondezze. I medesimi si dovranno chiudere nel termine di giorni otto a contare dalla pubblicazione del presente penale di lire cinque sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">9. Si vieta l&#8217;esposizione e l&#8217;asciugamento delle pelli nelle pubbliche piazze sotto la stessa penale di lire cinque.</p>
<p style="text-align: justify;">lO. Tutti gli abitanti della Città saranno in obbligo di radersi le barbe un almeno ogni quindici giorni, sotto la penale di lira una, escluso anche i di duoli.</p>
<p style="text-align: justify;">11. Tutte le donne indistintamente solite tingere i veli detti volgarmente &#8220;bende&#8221; dovranno conservare queste perfettamente pulite sotto la penale di una lira sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">12. Si proibisce inoltre alle medesime sotto la stessa penale l&#8217;uso dell&#8217;indecente forese grigio per le gonnelle, potendo sostituire a queste il rosso, oppure panno o stoffe. Si concede per l&#8217;osservanza di questo precetto il termine di mesi tre decorrenti dal giorno della pubblicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">13. Viene proibita ai rustici l&#8217;unzione dell&#8217;olio ai capelli sotto la penale di lira una, e s&#8217;inculca ai medesimi la maggior pulitezza possibile negli abiti.</p>
<p style="text-align: justify;">14. Sotto la penale di lire sarde cinque resta proibita la corsa dei cavalli entro popolato, e nelle pubbliche passeggiate intorno alla Città.</p>
<p style="text-align: justify;">15. Sarà obbligo dei macellai e venditori di carne di presentare la medesima ben pulita e nettata dal sangue, esponendola interamente al pubblico, di appianare i banchi coll&#8217;accetta ogni sabato, e di trattare con urbanità tutti indistintamente i compratori, sotto la penale di lire cinque sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">16. Le taverne in giorni festivi dovranno tenersi chiuse la mattina dalle ore nove fino alle undici, e la sera d&#8217;estate dalle ore quattro fino alle sei, e d&#8217;inverno dalle tre alle cinque (nelle quali ore sogliano celebrare le funzioni ecclesiastiche) sotto la penale di lire cinque.</p>
<p style="text-align: justify;">17. Non sarà lecita alle medesime la vendita dei cibi e delle bevande dopo il suono del ritiro sotto la stessa penale di lire cinque.</p>
<p style="text-align: justify;">18. Si proibisce il giuoco delle carte sotto la penale di uno scudo col carcere in caso di recidiva .”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il viceré, a proposito delle norme appena citate, invitava le autorità nuoresi a non infliggere multe sulle nuove fogge di costumi (l&#8217;abbigliamento detto a sa tzivile) e a non proibire completamente il gioco delle carte, perché: “ce ne sono di tollerati e questi si potrebbero proibire solo nelle taverne” . Nel 1838 il Consiglio Comunitativo predispose il primo piano di abbellimento della città:</p>
<p style="text-align: justify;">- “Ogni particolare non intraprenda fabbricati di nuovo né riedificazione, né restauri generali che espongano all&#8217;esterno ed al Pubblico aspetto della Città, come anche nell&#8217;interesse delle abitazioni, ove si tratti delle basi di fondamento o di nuovi muri che influiscano nell&#8217;insieme sostegno della casa, senza precedervi un disegno regolare è che presenterà al Consiglio degli Edili, per riportarne il permesso di fabbricare, sotto la penale di L. 5 solvente per ogni giorno di lavoro, tanto dal proprietario come dal muratore, che senza il conseguimento del regolare permesso si occupa a tal fabbricato; ed in caso di renitenza si demolisce colla forza, a tutta spesa dell&#8217;edificatore.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che ognuno avente piazzale alle porte d&#8217;avanti della casa, in caso che debba erigere un Palazzo, farà elevare questo porgendolo alla contrada pubblica e formarsi il cortile a tergo del palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che si faccia un riattamento generale stabile per via di lastrico per tutte le strade, piazze, parcheggi pubblici della città, sotto la penale di L. 5 per ogni particolare, il quale trascuri di riattare la sua porzione di strada.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che s&#8217;imbianchino tutti i Palazzi di nuovo erigendi o riedificandi nell&#8217;esterno previa pulitura a due mani di calce.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che ogni Palazzo sporgente alla contrada pubblica, che si forma di nuovo o si modifica, deve avere la sua cornice al finimento del fabbricato, non solo per l&#8217;esterno abbellimento, ma eziandio per lo scanso di tanti stillicidi che vengono in pregiudizio della stessa casa e per evitarsi ogni altro inconveniente.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che demolite le attuali Carceri, in questo locale, essendo in punto centrale si forma una pubblica piazza ed un pubblico mercato, di cui estremamente si abbisogna, tanto più che il condotto che parte da quelle cloache, attraversando via Majore, a causa di diverse crepature, si espande un fetore, che ammorba quasi tutta la Città.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che i nuovi fabbricati siano proibite le finestre sporgenti all’esterno inferiore all’altezza di m. 3”</p>
<p style="text-align: justify;"> Poiché a Nuoro non esisteva un ingegnere o chi per esso, né un architetto, il viceré fece arrivare il signor Giacomo Galfrè in qualità di architetto e proprio a questo si deve la sistemazione di nuove strade e la riorganizzazione di quelle costruite male nel passato. Vista la necessità si era provveduto all’istituzione di tribunali con compiti giurisdizionali e amministrativi: operavano i giudici in prima istanza in città, insieme con il comandante militare e con l’avvocato fiscale facevano parte del congresso di Prefettura che giudicava senza appello i delitti leggeri . Per quanto riguarda il settore amministrativo assumevano la qualità di intendente provinciale ed esercitavano la sorveglianza su tutti i comuni i villaggi per quanto riguardava le imposte. Riguardo alle vie di comunicazione Nuoro continuava a rimanere isolata anche se con un commercio in progressivo aumento e pertanto da qualche tempo si sollecitava l’apertura di nuove arterie soprattutto quella per Orosei che avrebbe dato lavoro ad una moltitudine di persone ed aperto a Nuoro la via del mare e quindi del commercio. Il 22 novembre del 1840 il Consiglio Civico approva lo stemma della città che conteneva i seguenti elementi:</p>
<p style="text-align: justify;">- Il sole, perché la parola “Nuoro”, in ebraico, significa «nuova luce»;</p>
<p style="text-align: justify;">- Gli alberi, per indicare la ghiandifera montagna d&#8217;Ortobene;</p>
<p style="text-align: justify;">- Le macchie indicano la valle detta de Badde Magna, ricca di oliveti;</p>
<p style="text-align: justify;">- La vacca, che vuol significare sia la vita pastorale sia i salti;</p>
<p style="text-align: justify;">- La Corona e Croce di Savoia, in ricordo del massimo beneficio accordato dal monarca nell&#8217;elevazione di Nuoro al rango di città.</p>
<p style="text-align: justify;">  In Sardegna la prima strutturale riforma dell’insegnamento pre-universitario fu promossa dal ministro Bogino nel 1760-1761 all’interno di un più generale progetto che mirava soprattutto a rifondare le due università sarde . “La proposta governativa era quella di rendere univoco il Metodo dell’insegnanza nelle scuole in modo da instradare meglio i giovani alle umane lettere o ad altre scienze. Attraverso l’approvazione di un apposito Piano di Studi le scuole venivano divise in classi, nominate con numeri ordinali, poste in successione secondo criteri di gradualità ”. Erano previsti per ciascun livello degli studi criteri e contenuti didattici uguali nel tentativo di unire l’antica sapienza elargita dai gesuiti alla concretezza del piano di studi degli scolopi . Il ciclo degli studi pre-universitari era diviso in sette classi: nella classe settima si doveva insegnare la grammatica italiana, nella sesta si poteva insegnare la grammatica latina. S’introduceva un modello di alfabetizzazione fondato sulla lingua volgare, in contrasto con il metodo tradizionale, la ratio studiorum, che faceva ricorso al latino anche per i primi esercizi di lettura . Si trattava di una novità ricca di implicazioni: con essa si voleva valorizzare il carattere pratico della prima alfabetizzazione e favorire la diffusione dell’uso della lingua italiana in Sardegna, un’esigenza politica improrogabile per rafforzare il legame del Piemonte con l’isola. Sotto il profilo puramente didattico va rilevato però che, al di là delle istanze di principio e delle soluzioni indicate, la riforma evitava di affrontare il livello della prima alfabetizzazione vera e propria, rispettando, in tal modo, le soluzioni tradizionali. Tra gli obiettivi della settima classe troviamo, infatti “i fondamenti della lingua italiana” e cioè:</p>
<p style="text-align: justify;">“le declinazioni de’ nomi e pronomi, la coniugazione de’ verbi regolari e irregolari, i passati indefiniti e gli articoli, esercitando gli scolari nella perfetta lettura, e nello scrivere sovente, obbligandoli a far distinzione de’ punti, delle virgole, degli accenti ed altri segni grammaticali, dicendo anche loro ragione della forza e significazione, accidenti e qualità di tutte le parti del discorso” .</p>
<p style="text-align: justify;"> I ragazzi che frequentavano la settima classe dovevano quindi aver acquisito già altrove (in famiglia con precettore privato o nelle parrocchie) una prima alfabetizzazione che li mettesse in grado di conseguire il livello di istruzione per un agevole approccio alla settima classe. Altro obiettivo era quello di insegnare ai fanciulli le regole della pronuncia e l’insegnamento della scrittura. Un progetto di tale ampiezza, non si esauriva nel programma di una sola classe, la settima, gli obiettivi didattici che si volevano conseguire avrebbero comportato, infatti, un impegno di svariati anni. Al termine della classe settima i fanciulli dovevano essere in grado di poter apprendere i primi elementi della lingua latina: l’obiettivo della sesta classe era appunto comparabile a quello che nel sistema didattico delle scuole gesuitiche corrispondeva alla classe di grammatica inferiore; il programma comprendeva esercizi scritti, finalizzati a far acquisire una perfetta ortografia, ed esercizi orali per una corretta pronuncia. In questa classe si facevano inoltre imparare a memoria declinazioni di nomi e pronomi anche anomali e le coniugazioni di verbi regolari e irregolari . Da sottolineare che nel far apprendere questi primi elementi latini si facevano continui parallelismi e riferimenti alle analoghe regole della grammatica italiana, che restava pertanto l’obiettivo linguistico primario. Il tentativo dei Savoia di far adottare una grammatica in grado di unire al latino anche l’italiano rispondeva a due scopi: far parlare con lo stesso idioma i sudditi del medesimo principe e fornire gli scolari isolani di un codice comunicativo spendibile in ogni ambito professionale anche in terraferma. Il progetto di parificazione della Sardegna ai regni di terraferma comprendeva la stesura di un Piano di Direzione Universale dei collegi orientato a standardizzare gli insegnamenti, i tempi per la formazione spirituale e i periodi di vacanza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione della didattica passava anche attraverso la definizione di un calendario comune a tutte le scuole sarde nel quale erano inserite anche le pratiche religiose secondo il calendario liturgico della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’educazione religiosa, che in queste due prime classi si poneva come obiettivo la perfetta conoscenza del Catechismo, imponeva l’uso della lingua italiana, rafforzando in tal modo il ricorso all’uso del volgare. Queste prescrizioni, miranti in primo luogo ad uniformare la didattica delle scuole già operanti nell’isola, soprattutto quelle dei gesuiti e quelle degli scolopi, non rappresentano dunque una svolta o un effettivo passo in avanti nel campo dell’istruzione di base: esse servivano semmai a garantire l’uniformità degli indirizzi didattici e dei curricula nelle scuole inferiori ed erano funzionali più a quanti proseguivano gli studi che non a promuovere un vasto programma di alfabetizzazione popolare che allora in Sardegna come in tutta Europa non era ancora stato concepito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divieto di svolgere privatamente l’insegnamento di grammatica, umanità e retorica si estendeva anche all’istruzione inferiore, era evidente la volontà del governo di sorvegliare qualsiasi percorso di accesso alla cultura, anche se la presenza di tali vincoli e la necessità di ricorrere a forme di supervisione, probabilmente sta a testimoniare che le scuole di prima alfabetizzazione rimanevano in gran parte un aspetto legato alla buona volontà dei parroci, dei precettori e dei maestri privati . Del resto la nascita della scuola che oggi chiamiamo popolare o elementare incominciava a diffondersi lentamente come idea e si attuerà negli ultimi decenni del Settecento soprattutto in Polonia con le scuole parrocchiali e sottoparrocchiali. Fra i cambiamenti istituzionali più significativi degli anni seguenti, va ricordata la trasformazione del collegio dei gesuiti, il cui ordine fu soppresso nel 1773, in Scuole regie. Si trattò di un mutamento che non modificò la funzione e l’offerta didattica di queste scuole: ora i maestri erano scelti dal Magistrato sopra gli studi, l’organismo cui era demandata la direzione dell’apparato scolastico, a tutti i livelli dell’insegnamento, fino all’università; spesso gli stessi insegnanti erano reclutati tra i Gesuiti ormai inseriti nelle Diocesi o tra i cosiddetti preti liberi. Si andava verso un accentramento statale e uniforme dell’istruzione che il sovrano voleva assolutamente controllare diminuendo l’autonomia degli ordini religiosi che fin qui avevano avuto il monopolio dell’istruzione e della formazione dei giovani.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel corso del XVIII secolo, fu importante per lo sviluppo di Nuoro, soprattutto in termini culturali, la presenza di due ordini religiosi: l’Ordine francescano, più precisamente i Minori Osservanti, e la Compagnia di Gesù. I primi arrivarono nel villaggio alla fine del Cinquecento e diedero un significativo contributo allo sviluppo della devozione religiosa: evangelizzando e introducendo molte pratiche di pietà che si espressero anche nel culto del Signore, della Vergine e dei Santi con conseguenti celebrazioni solenni e feste popolari. Il convento era inoltre sede di un corso di Filosofia, istituendo una scuola per la formazione di parecchi giovani nuoresi, dove, accanto agli aspiranti frati, erano accolti dei convittori, che non intendevano seguire la vocazione religiosa, ma compiere gli studi delle classi boginiane per iscriversi agli studi giuridici o di medicina in una delle due università dell’Isola. Gli scolari ricevevano presso gli Osservanti sia le prime nozioni del leggere, scrivere e far di conto sia l’istruzione delle sette classi boginiane. Rilevante fu la presenza dei Gesuiti documentata dal 1723 fino al 1763, quale casa di residenza con una comunità formata da cinque membri tra i quali due maestri, uno per gli abecedarios e uno per l’insegnamento della grammatica, anch’essi contribuirono attivamente all’educazione e all’istruzione dei giovani della curatoria di Nuoro . La loro casa di residenza era situata presso la chiesetta di Nostra Signora delle Grazie, ricca di lasciti e donazioni, da parte di fedeli benestanti; essi fornirono, inoltre, suggerimenti e buoni esempi pratici per il miglioramento dell’agricoltura</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima testimonianza che prova l’esistenza a Nuoro di scuole inferiori e superiori risale al 1792; in quell’anno erano presenti nel villaggio due scuole: una nella quale si insegnava a leggere, scrivere e a far di conto, l’altra nella quale si insegnava umanità; l’istruzione era affidata a due maestri che percepivano, su disposizione del Magistrato Sopra gli Studi, lo stipendio di venticinque scudi annui. Le lezioni delle scuole inferiori si tenevano in una chiesuola, mentre quelle delle scuole superiori si tenevano in una stanza presa in affitto, oppure in una delle Chiese del villaggio. Nel villaggio di Fonni “per uso e contratto antico i Minori Osservanti insegnavano a leggere scrivere e fare i conti nel loro Convento”, negli altri villaggi della Diocesi le scuole erano tenute da un parroco che insegnava a leggere, scrivere e far di conto . Allo stato degli studi, le notizie riguardanti lo stato dell’istruzione a Nuoro, si interrompono per un periodo di circa vent’anni; nell’ottobre del 1818 il can. Turoni inviò ai sacerdoti di Mamoiada, Gavoi, Bitti e Orgosolo una lettera nella quale esortava i parroci ad istituire nei loro paesi una scuola primaria . Il Turoni inizia la sua lettera rilevando che: “Fra tutte l’età dell’uomo la più disposta a ricevere i semi della virtù e dei vizi è la puerizia….” appare evidente, in questo passo, il concetto della ricettività della fanciullezza; il religioso riteneva che compito della scuola non dovesse essere soltanto quello di istruire i ragazzi ma soprattutto di “imbuire gli animi dei fanciulli di quelle giuste massime di nostra Santa Religione e di quei principi di vera soggezione al Sovrano ed ai Superiori immediati onde renderli coll’andare nell’età susseguente esemplari Cristiani, fedeli ed utili membri della Civile Società” .</p>
<p style="text-align: justify;">Egli insiste sull’educazione cristiana per fare dei fanciulli dei buoni cristiani e sull’obbedienza al sovrano per farne buoni sudditi; i principi della pedagogia erano quelli che l’istruzione servisse a fare degli scolari boni cristiani et boni subditi. Era responsabilità della scuola formare una società migliore costituita da persone che nella loro condotta si ispirassero ai principi cristiani per cui essa doveva essere il luogo per l‘addestramento delle nuove generazioni all’inserimento nella società assolutistica in cui si doveva obbedienza a Dio e al sovrano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo documento dimostra l’esistenza di una scuola parrocchiale precedente alla scuola normale di Carlo Felice. Il Turoni, a riguardo, afferma: “Era lodevole quell’antica consuetudine praticata dai parroci i quali nella propria abitazione ricevevano i ragazzi e giovinetti e da veri Padri Spirituali li ammaestravano nei doveri verso Dio verso il prossimo e verso se stessi”. Il canonico continua invitando i parroci dei suddetti villaggi ad inviare, entro quindici giorni dal ricevimento della lettera, un viceparroco o un Sacerdote in modo che fosse possibile verificare il possesso, da parte di quest’ultimo, delle capacità e competenze necessarie per ricoprire la carica di Maestro; vengono poi individuate e comunicate in diversi punti, organizzazione e modalità di lavoro cui i maestri dovranno attenersi (calendario delle vacanze, durata giornaliera delle lezioni ecc&#8230;):</p>
<p style="text-align: justify;">1. “In nessun tempo potrà il Maestro venir distolto dalla scuola, ad eccezione dei giorni festivi e di vacanza, nei quali sarà tenuto intervenire con gli altri Viceparroci a tutti gli uffizi del proprio Ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Le vacanze maggiori, qualora il Maestro di Scuola sia Vice parroco, si daranno in Quaresima, cioè dalla Domenica Quinquagesima sino al Mercoledì dopo Pasqua e tutto il mese di Settembre (tempo in cui è necessaria l’assistenza del medesimo maestro per le confessioni Pasquali), il quale parteciperà ugualmente agli altri Curati della porzione di decime, limosine di messe ed altri emolumenti a loro assegnati; se però il Maestro di Scuola non fosse il Viceparroco, le vacanze maggiori si daranno nel Maggio fino alla metà di Giugno, osservandosi a puntino il calendario per le scuole inferiori della nostra Metropoli (il qual calendario s’osserverà anche dai Maestri Viceparroci in tutto, fuorché nelle vacanze maggiori, come sopra) e questi ancorché godesse di qualche stipendio, o pensione proveniente dal Legato pio, godrà eziandio della porzione dei frutti di stola, vulgo peaggi, coll’obbligo d’intervenire alle funzioni della Parrocchia nei giorni festivi e di vacanza solamente.</p>
<p style="text-align: justify;">3. La Scuola durerà due ore e mezzo alla mattina ed altrettanto alla sera, cioè di mattina alle otto sino alle dieci e mezzo e di sera nell’inverno dalle due sino alle quattro e mezzo e nella estate dalle quattro sino alle sei ore e mezzo, avvertendo che alla mattina, immediatamente terminata la scuola, s’andrà a sentir Messa alla Chiesa Parrocchiale, accompagnando il Maestro che vadano a due a due con tutta modestia; nella Messa però messi in fila inginocchiati, canteranno divotamente il Rosario e Litanie della beata Vergine, se non vi fosse funzione Parrocchiale, ed in questo caso staranno in silenzio, ciascuno col suo libretto alle mani.</p>
<p style="text-align: justify;">4. In quei Villaggi nei quali per esser poco popolati vi sarà un solo Vicario Parrocchiale, o un altro solo sacerdote, non potendosi fare pubblica scuola, questi ad imitazione degli accennati antichi zelanti Parrochi, riceveranno in casa i fanciulli e ragazzi a fine d’ammaestrarli nell’immacolata legge di Dio, ed impararli a leggere e scrivere ad oggetto di portarsi tutti più grandicelli ad alcuno dei Villaggi più vicini, nei quali si fa scuola.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il Turoni dà anche delle precise indicazioni riguardo i libri da utilizzare, nello specifico, rimanda alle indicazioni e istruzioni emanate dal Magistrato sopra gli Studi il 27 Ottobre del 1777. I documenti appena descritti rappresentano una testimonianza del fatto che, ancor prima della riforma di Carlo Felice, il leggere, lo scrivere e il far di conto erano attività di cui si occupavano principalmente i parroci, i quali, accoglievano nelle loro case i giovani per dar loro “i primi rudimenti” che poi consentivano di accedere alle classi Boginiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni più tardi, il 12 Maggio 1820, Pasquale Turoni risponde ad una richiesta del Viceré del Regno riguardante una descrizione accurata in merito all’organizzazione delle Scuole nella Villa di Nuoro e nei Villaggi della Diocesi; il Religioso scrive che a Nuoro vi sono due classi, una nella quale si impara a leggere e a contare, l’altra dove si impara a scrivere; il maestro di queste due classi è il Vicario Generale Sacerdote Antonio Chessa. Sono fornite precise indicazioni in merito ai libri utilizzati, in particolare, chi scrive afferma che si usano i libri “della Dottrina ed Alfabeto per i primi e della dottrina Donato e Grammatica per i secondi”. Negli altri Villaggi della Diocesi le scuole sono tenute da Religiosi la divisione delle classi e i libri utilizzati sono i medesimi:</p>
<p style="text-align: justify;">“In esecuzione di quanto l’E.V. si è degnata di interessarmi con veneratissimo Dispaccio del 6 corrente mi fa particolar premura di darle un genuino dettaglio sui scopi che nel medesimo si contengono.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Si tengono in Nuoro le pubbliche scuole divise in due classi: una di leggere e di compitare e l’altra di scrivimento non essendovi altri ragazzi abili di Quinta Quarta Sintassi ed Umanità alle quali s’estendono le scuole della sede e segnatamente nei nove anni che il mio Segretario di Camera Sacerdote Antonio Chessa dovette per mio ordine in qualità di Vicario Generale attendere a queste ultime classi.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Si servono i primi dei libri della dottrina e dell’alfabeto ed i secondi della dottrina Donato e Grammatica.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Sono sempre destinati dall’ordinario due maestri che vengono stipendiati ognuno di venticinque scudi ognuno dall’Azienda ExGesuititica.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Attualmente occupano l’impiego li ascritti Gio. Santus Marini e Salvatore Guiso ……… ambi del servimento luogo da me assegnati fin dal 1819.</p>
<p style="text-align: justify;">5. Si fanno in Oliena le scuole dal viceparroco Francesco Salis tiene venticinque scudi all’azienda suddetta sono divise le classi come sopra e si servono gli stessi libri. In Orgosolo col Viceparroco Antonio Pintori colla sunnominata suddivisione di classi e uso di medesimi libri. In Mamoiada si tengono le scuole dal Viceparroco salvatore Satta nel modo indicato. Su Bitti dal Viceparroco Giorgio Munalanu come negli altri luoghi riguardo alle classi ed uso dei libri. In Orosei si tengono le scuole dal Viceparroco Bachisio Era colla stessa divisione e si usano i medesimi libri. In galtellì dal Viceparroco Pietro Sechi colla sunnominata divisione e uso dei libri. In Fonni si tengono le scuole per consuetudine da quei religiosi ed in questi anni si sono sospese per mancanza di soggetti</p>
<p style="text-align: justify;">5. In tutti i suddivisati villaggi il Rettore del luogo presenta all’Ordinario il soggetto più idoneo ad un tal mestiere per riportarne l’annunzia come in fatti furono tutti da me destinati senza Patenti dal 1818” .</p>
<p style="text-align: justify;">  Nel campo dell’istruzione la situazione della Sardegna non si distingue da quanto avvenne nel resto d’Europa fin dal Cinquecento: generalmente l&#8217;istruzione di grado inferiore veniva curata privatamente, o dagli ecclesiastici . Nelle città più popolose dell’Isola, quali Cagliari e Sassari, i maestri erano stipendiati per l’insegnamento dei primi rudimenti . In seguito, con l&#8217;istituzione dei collegi della Compagnia di Gesù a Sassari nel 1562, a Cagliari nel 1564, a Iglesias nel 1581, ad Alghero nel 1588; i cosiddetti abecedarios furono preparati in questi istituti. Ai collegi gesuitici si aggiunsero nel 1640 a Cagliari, nel 1661 a Isili, nel 1673 a Tempio, nel 1681 a Oristano, nel 1682 a Sassari, i collegi dei Poveri Chierici della Madre, gli Scolopi, il cui fine principale era l’educazione dei fanciulli poveri . La mancata invasione dei soldati napoleonici in Sardegna impedì la diffusione nell’isola di una rete d’istruzione primaria paragonabile a quella che sorse nell’Europa dell’Ottocento e nel resto dell’Italia peninsulare. In Sardegna dunque l’istruzione continuava ad essere affidata ai diversi ordini religiosi e al clero regolare e secolare .</p>
<p style="text-align: justify;">Solamente il 24 giugno 1823 con l’emanazione del Regio Editto da parte di Carlo Felice e il successivo regolamento del 25 giugno 1824, vennero istituite in Sardegna le cosiddette scuole “elementari” normali. Il Regio Edito ordinava che in tutti i villaggi del Regno di Sardegna vi fosse un maestro che insegnasse a leggere e scrivere, a far di conto, la dottrina cristiana e il catechismo agricolo . L’innovazione di tale intervento riguardava la volontà di realizzare una diffusione sistematica nel territorio, di scuole di istruzione primaria dette, appunto, normali. La supervisione delle scuole era sottoposta alla giurisdizione del Magistrato Sopra gli Studi e di una giunta da lui costituita . In ciascun villaggio la scelta del maestro era affidata al parroco e al sindaco mentre l’intendente provinciale si occupava di controllare la condotta morale del maestro e, qualora fosse stato necessario, aveva il potere di sollevarlo dall’incarico . Veniva disciplinata in maniera precisa la scelta dei maestri dal personale religioso: viceparroco, sacerdote o chierico privi di altri benefici . Nel caso in cui nel territorio ci fossero stati ordini religiosi questi, avevano la precedenza rispetto ai parroci; soltanto in casi eccezionali la scelta sarebbe potuta ricadere sopra qualche altra persona istruita del villaggio . Per il primo anno le spese per il mantenimento dello stabilimento e per lo stipendio del precettore erano a carico del comune, per gli anni successivi era previsto che il pagamento dello stipendio del precettore e il mantenimento della scuola si ricavasse dai profitti di un appezzamento di terreno da individuare tra i siti devoluti ai comuni in seguito all’Editto delle chiudende . La frequenza della scuola era considerata di primaria importanza: l’editto prevedeva che i genitori di cinque figli che non avessero permesso almeno a due di loro di frequentare la scuola avrebbero perso le esenzioni di cui godevano; inoltre chi terminava il corso di studi con lode e da adulto aveva poi a carico quattro figli, avrebbe potuto usufruire delle esenzioni previste per le famiglie con cinque figli . La durata del corso di studi della scuola normale era fissata in tre anni, dopo un mese di assenze ingiustificate si riteneva che la scuola fosse stata abbandonata . In seguito all’emanazione dell’Editto nell’assegnazione di incarichi giudiziari e comunali le capacità di leggere, scrivere e far di conto erano considerate titoli preferenziali . Ad accompagnare l’Editto vi erano delle istruzioni, dove si decretava che l’ordinamento delle scuole e la durata delle lezioni sarebbero stati prescritti dai relativi Magistrati sopra gli studi in relazione alle località e alle stagioni. Si decideva inoltre che il parroco avrebbe dovuto comunicare all’Intendente provinciale la somma di denaro necessaria per il mantenimento della scuola e che fosse responsabilità di quest’ultimo la stima del valore del terreno da coltivare per coprire tali spese .</p>
<p style="text-align: justify;">Il Regolamento per le scuole normali del Regno di Sardegna</p>
<p style="text-align: justify;"> Il 25 giugno 1824 Carlo Felice diffondeva il Regolamento per le scuole normali. Nell’esordio di tale Regolamento Sua Maestà riconosce ai parroci e agli intendenti provinciali il merito di essersi impegnati per stabilire le scuole normali in tutti i centri del Regno; l’obiettivo era di conferire omogeneità di regole e metodo d’insegnamento al sistema scolastico . Le disposizioni miravano a migliorare i livelli di alfabetizzazione fra i ceti popolari, il provvedimento era, infatti, rivolto in maniera esplicita, alle “classi dei pastori, degli agricoltori e degli artisti” ai figli dei quali dovevano essere insegnate: la lettura, la scrittura, la dottrina cristiana e anche i precetti dell’agricoltura . Il reperimento dei fondi necessari al mantenimento delle scuole normali era a carico della comunità che vi doveva provvedere attraverso il versamento di una tassa o la dotazione di un appezzamento di terreno da coltivare i cui profitti sarebbero serviti a coprire le spese per la scuola . Le spese da affrontare riguardavano: arredi, sussidi, stipendio del maestro, affitto dei locali o costruzione della scuola (nel caso in cui non ci fossero stati locali idonei come stanze di convento, oratori, sacrestia), premi per gli studenti meritevoli ed eventuale gratificazione per il supplente. L&#8217;arredamento della scuola doveva avere: una scrivania e una sedia per il maestro, banchi per gli scolari, un crocefisso da appendere alla parete, una lavagna; gli scolari che si trovavano in condizioni economiche disagiate dovevano essere forniti di libri, carta, penne, calamaio e inchiostro . Dopo essersi consultato con il parroco e il Consiglio civico di ciascun villaggio, toccava all’Intendente Provinciale sulla base del luogo, del numero di abitanti e di scolari, stabilire la somma di denaro necessaria al mantenimento delle scuole . Si stabiliva inoltre che, qualora il pagamento di tale somma fosse avvenuto attraverso imposizione fiscale, entro i primi due mesi sarebbe pervenuta la prima metà dei soldi e l’altra nel mese di settembre . Se un suddito decideva di destinare una somma di denaro per la scuola normale, doveva consegnarla all’esattore del Dipartimento alla presenza del sindaco e del parroco e in un secondo tempo questi doveva spedirla all’Intendente Provinciale il quale a sua volta l’avrebbe depositata nella Cassa Provinciale. Nel caso in cui la donazione fosse stato un appezzamento di terreno il Consiglio Civico non poteva prenderne possesso senza l’autorizzazione dell’Intendente Provinciale, il quale, aveva il compito di verificare dimensioni, qualità e stato del terreno in modo da poterne stimare la rendita annua . Lo stipendio dei maestri non poteva essere inferiore a venti scudi annui né superiore a sessanta nel caso di chierici o semplici sacerdoti; se i maestri erano parroci, viceparroci o religiosi lo stipendio non poteva essere inferiore a quindici scudi annui . Il Regolamento stabiliva che, nei luoghi in cui l’istruzione era affidata ai precettori dei conventi, a questi ultimi spettasse una parte dello stipendio la cui somma sarebbe stata stabilita dalla Regia Commissione sopra gli studi di Sassari e dal Magistrato sopra gli studi di Cagliari . Chi sostituiva il maestro per un determinato periodo aveva diritto ad una gratificazione proporzionata alla durata del suo incarico stabilita dall’Intendente Provinciale dopo essersi consultato con il parroco e il sindaco. Se l’assenza del maestro era ritenuta ingiustificata, la somma di denaro per la gratificazione del supplente era detratta dallo stipendio del maestro . Al termine di ogni anno scolastico il maestro e il parroco proponevano all’Intendente, per “gli scolari più distinti”, da uno a sei premi che consistevano per una parte in libri e per una parte in indumenti di poco costo; la consegna di tali premi sarebbe avvenuta in un giorno festivo con grande solennità . Carlo Felice stabiliva che dal primo gennaio 1827 non sarebbero stati ammessi nelle scuole di latinità quei ragazzi che non avessero prima frequentato e terminato le scuole normali, tale conferma si aveva dalle dichiarazioni del parroco o del maestro . Il Regolamento conteneva specifiche disposizioni per i maestri i quali dovevano avere una condotta ispirata alla “morigeratezza e all’onestà”, in modo da essere un esempio per i giovani, una grave mancanza a riguardo, era motivo e causa di licenziamento . Per quanto riguarda la didattica, Sua Maestà approvava la pubblicazione del metodo inviato dal Rettore di Bonnanaro, il teologo Maurizio Serra al parroco, maestro della scuola normale del suo paese, tutti i maestri vi si dovevano attenere scrupolosamente . Il maestro doveva impegnarsi per inculcare nell’animo dei giovani “l’amore per le virtù e l’aborrimento dei vizi”, a tal fine aveva il dovere di ricordare agli studenti le pene stabilite dalle leggi contro i più comuni reati: l’omicidio, il furto, lo spergiuro, il delitto di falso e la disubbidienza ai superiori, se necessario il maestro era tenuto ad illustrare in lingua sarda le disposizioni ed il fine di ogni legge . Il maestro doveva trovarsi in aula cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni e trattenersi fino a quando tutti gli scolari non fossero usciti; qualora questi non si fosse potuto recare a scuola, era tenuto ad avvisare immediatamente il parroco in modo da nominare un supplente . A lui era affidata l’istruzione ma anche l’educazione morale, religiosa e civica degli scolari, doveva verificare l’assiduità negli studi, le assenze accertandosi delle cause e alla fine di ciascun trimestre inviare all’Intendente Provinciale un quadro dettagliato della propria classe indicando per ciascuno studente nome, cognome, età, anno e classe di studi, assenze alle lezioni e alle funzioni religiose, un giudizio sulle sue capacità intellettive, sul suo carattere e annotare quant’altro ritenesse necessario. Il maestro doveva inoltre stilare e inviare all’Intendente Provinciale una relazione sulle lezioni spiegate e studiate, quest’ultimo le spediva entrambe alla Regia commissione sopra gli studi per chi faceva capo a Cagliari o al Magistrato sopra gli studi per che faceva capo a Sassari .</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole normali dovevano iniziare la prima domenica dopo Pasqua, in quest’occasione il maestro e gli scolari si riunivano a scuola e poi si recavano in processione, ordinati a due a due, e preceduti dall’immagine del crocefisso fino alla parrocchia dove ascoltavano la messa, cantavano il Veni Creatore e veniva data loro la benedizione . Si faceva scuola tutti i giorni ad eccezione del giovedì se non era prevista un’altra vacanza durante la settimana; le scuole terminavano dalla domenica di quinquagesima fino a quella in albis; le vacanze rispettavano i cicli agricoli: dal 2 al 26 luglio, dal 4 al 15 ottobre . La settimana scolastica era composta di cinque giorni e quotidianamente comportava per maestri e scolari un impegno di cinque ore da dividere tra la mattina e il pomeriggio. Gli orari variavano a seconda delle stagioni: dalla domenica in albis per tutto il mese di ottobre la scuola aveva inizio la mattina alle sette e il pomeriggio alle sedici; dal primo novembre fino al sabato di quinquagesima la scuola sarebbe iniziata la mattina alle otto e il pomeriggio alle quattordici . Il programma di studi prevedeva l’apprendimento della lettura, scrittura, del far di conto la dottrina cristiana e i precetti; la durata minima del corso era di tre anni alla fine dei quali il maestro e il parroco conferivano una certificazione indispensabile per accedere alle classi di grammatica.</p>
<p style="text-align: justify;">La ripartizione della giornata scolastica destinava la prima ora alla lettura, la seconda alla scrittura, la terza all’abbaco; nel pomeriggio la prima ora era dedicata alla ripetizione di quanto fatto il mattino e l’altra era divisa tra l’apprendimento della dottrina cristiana e del catechismo agrario . L’educazione religiosa non si esauriva con la dottrina ma era integrata quotidianamente da una serie di esercizi di devozione che occupavano gran parte del tempo. Alla fine delle lezioni mattutine i maestri dovevano accompagnare gli scolari in chiesa per assistere alla celebrazione della messa alla quale assistevano in uno spazio apposito della chiesa; il sabato la lezione del pomeriggio si concludeva con il canto delle litanie. Nel tempo di Quaresima gli scolari frequentavano il catechismo e per un’ora al giorno, il maestro spiegava loro e faceva ripetere quanto insegnato in chiesa. Nei giorni precedenti la domenica delle Palme erano dedicati due momenti al giorno per lo studio del triduo e la meditazione, la domenica delle Palme dopo la messa, i ragazzi in età facevano la comunione; tutti i mesi gli scolari dovevano confessarsi e comunicarsi . Gli studenti erano divisi in classi sulla base delle loro capacità, in ciascuna classe era prevista la presenza di uno o più decurioni che avrebbero dovuto far esercitare gli alunni delle classi inferiori. Gli alunni più meritevoli e i decurioni occupavano sia a scuola sia in chiesa “i posti più distinti”. Le norme disciplinari erano definite con chiarezza allo scopo di prevenire qualsiasi tipo di disordine; gli scolari erano tenuti ad evitare ogni disattenzione, mancanza di rispetto nei confronti del maestro, della scuola e dei compagni. L’intervento del maestro sul comportamento degli allievi andava da dolci ammonizioni, riprensioni, castighi in base all’età del ragazzo. Se lo studente era particolarmente indisciplinato, il maestro poteva decidere di espellerlo dalla scuola .</p>
<p style="text-align: justify;">Il Regolamento termina con l’auspicio che le reali disposizioni fossero seguite, che i comuni, i parroci e i maestri collaborassero per la buona riuscita delle scuole; il Re si preservava di inviare in ciascuna provincia dell’Isola degli ispettori che avevano il compito di verificare l’effettiva applicazione del Regolamento o riferire eventuali abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Editto di Carlo Felice del 24 giugno 1823 rimandava, per quanto riguarda la didattica, alle istruzioni del teologo Maurizio Serra . Il canonico aveva redatto un libretto di norme con lo scopo di istruire e guidare il maestro della scuola di Bonnannaro, paese dove lui era parroco, Gianantonio Vargiu. Le istruzioni contenute in tale libretto furono riconosciute da Carlo Felice come “testo normativo per le scuole normali della Sardegna”. . In seguito a tale riconoscimento ufficiale, il Serra fu nominato parroco a Sassari e poi promosso a capo della Giunta sopra le scuole normali e membro fisso del Magistrato sopra gli studi di Sassari. Il manuale del canonico è composto di 104 pagine, suddiviso in undici capitoli e strutturato come segue :</p>
<p style="text-align: justify;">Introduaione</p>
<p style="text-align: justify;">Del Metodo d’insegnar l’alfabeto (pp.6)</p>
<p style="text-align: justify;"> Della compitazione e sillabazione (pp. 4)</p>
<p style="text-align: justify;"> Dell’insegnar a leggere (pp. 4)</p>
<p style="text-align: justify;"> Della scelta di libri da leggere, e del metodo da tenersi nella lettura (pp. 5)</p>
<p style="text-align: justify;"> Dell’aritmetica (pp. 12) suddiviso in:</p>
<p style="text-align: justify;">Sezione prima: Dell’aritmetica mentale</p>
<p style="text-align: justify;">Sezione seconda: Dell’aritmetica in cifre, suddivisa in</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo 1. Dell’addizione, ossia del sommare</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo 2. Della sottrazione</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo 3. Del moltiplicare</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo 4. Della divisione</p>
<p style="text-align: justify;"> Della ortografia in generale (pp.2)</p>
<p style="text-align: justify;"> Dell’ortografia in particolare (pp.10) suddiviso in:</p>
<p style="text-align: justify;">Osservazione prima. Dell’addoppiamento delle vocali:</p>
<p style="text-align: justify;">Regola Prima. Regola Seconda. Regola Terza. Regola Quarta.</p>
<p style="text-align: justify;">Osservazione seconda. Delle consonanti doppie:</p>
<p style="text-align: justify;">Regola Prima. Regola Seconda. Regola Terza.</p>
<p style="text-align: justify;">Regola Prima. Regola Seconda. Regola Terza. Regola Quarta.</p>
<p style="text-align: justify;">Regola Prima. Regola Seconda. Regola Terza. Regola Quarta. Regola Quinta. Regola Sesta.</p>
<p style="text-align: justify;"> Dell’istruzione religiosa (pp. 14)</p>
<p style="text-align: justify;"> Dell’istruzione civile (pp. <img src='http://www.angelinotedde.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;"> Ultimi avvertimenti al maestro (pp.9)</p>
<p style="text-align: justify;">Appendice (pp. 5)</p>
<p style="text-align: justify;">Massime (pp. 4)</p>
<p style="text-align: justify;">Dai libri santi e pii  (pp.6)</p>
<p style="text-align: justify;">Affetti pii (pp.2)</p>
<p style="text-align: justify;">Modelli (pp. 7)</p>
<p style="text-align: justify;">Nota ( p.1)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La parte più consistente dell’opera fa riferimento agli apprendimenti linguistici seguiti da quelli religiosi, aritmetici, dall’educazione morale e civile ed infine dall’ultima parte antologica. Nella parte introduttiva del suo manuale il Serra precisa la propria posizione a favore dell’istruzione del popolo in quanto “parroco che per dovere del suo sacro ministero è tenuto ad illuminarne il popolo ed a servirgli di guida principalmente in quello che riguarda la morale e la religione” . Il canonico considera l’istruzione come uno strumento essenziale alla crescita personale e spirituale del credente e individua nell’alfabetizzazione elementare dei piccoli fedeli anche una forma di controllo sociale; il maestro assume dunque contemporaneamente le funzioni di istruire, educare e orientare al futuro i giovani scolari. L’insegnamento dei primi rudimenti nel leggere, scrivere e far di conto era necessario e funzionale all’apprendimento delle nozioni di Agricoltura contemplate nelle istruzioni del Serra, “indispensabili per educare ad una nuova mentalità che fosse sensibile alle innovazioni tecnico-agricole e al miglioramento economico” . Serra cita le fonti dalle quali ha attinto per la realizzazione delle istruzioni, a riguardo, fa riferimento al sacerdote Antonio Manunta “institutore in un tempo de’ seminaristi della Diocesi e uomo che arde dal desiderio di procurar tutti i lumi e tutti i vantaggi possibili ai suoi connazionali” . In diverse parti del suo lavoro Serra cita il prof. Anselmi: per le scuole del popolo sarde consiglia “il secondo e il terzo fascicolo delle bellissime letture che all’infanzia propone il Professor Anselmi unitamente ai due primi fascicoli di Storia Sacra che, a discretissimo prezzo, si vendono sciolti in Torino”. . Giuseppe Anselmi è nuovamente citato nel Capo Ottavo “Dell’ortografia in particolare” come esempio da seguire per il raddoppiamento delle consonanti nelle parole composte . Un’altra fonte citata da Serra, riguarda la scuola della Mendicità istruita in Torino , come modello per l’insegnamento-apprendimento del conteggio .</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo capitolo del manuale è dedicato all’insegnamento dell’alfabeto per il quale Serra raccomanda di utilizzare un cartellone “scritto in grossi caratteri col mezzo dei rami traforati” da affiggere alla parete di modo che gli scolari potessero individuare con facilità le lettere indicate dal maestro con una bacchetta. Egli fa iniziare il processo di apprendimento dalle cinque vocali maiuscole seguite dalle consonanti nel loro ordine, precisando che il maestro doveva far pronunciare il puro valore, cioè il suono, delle lettere ed evitare di dire “effa, ella, emme, enne, essa, per f, l, m, n, s” . Prima di passare allo stampato minuscolo il maestro doveva accertarsi che gli scolari riconoscessero, una per una le lettere scritte in maiuscolo. Una volta passato al minuscolo occorreva procedere nello stesso ordine usato per il maiuscolo (prima vocali, poi consonanti) e soffermarsi sulle lettere simili tra loro nel suono: b-p /m-n; apprese entrambe le modalità il maestro doveva far confrontare ogni minuscola con la corrispondente maiuscola. Oltre al cartellone da affiggere alla parete, Serra consiglia di usare, per l’insegnamento-apprendimento dell’alfabeto, una lavagna sulla quale scrivere le lettere e indicandole con la bacchetta farle ripetere a turno da ciascun allievo; il maestro doveva presentare da quattro a cinque lettere per volta e ripetere la lezione fino a quando gli scolari non fossero stati in grado di riconoscerle. Come esercizio propedeutico all’apprendimento delle lettere e della scrittura, Serra consiglia al maestro di compiere delle attività finalizzate al riconoscimento e discriminazione delle lettere sulla base delle loro affinità nella forma; si tratta di prove alla lavagna da eseguire prima dal maestro e poi dagli scolari, di volta in volta chiamati, con la raccomandazione ad individuare somiglianze e differenze fra le lettere, sulla base delle linee impiegate per scriverle ( rette, curve, oblique) .</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo successivo è dedicato alla Compitazione e Sillabazione, ossia, divisione e ricomposizione delle parole; il maestro doveva inizialmente far accostare agli scolari le consonanti alle vocali, far leggere correttamente le diverse composizioni per poi far sillabare partendo dalle parole più semplici e brevi per poi arrivare alle polisillabe. Doveva inoltre accertarsi che la pronuncia delle sillabe fosse corretta facendo in modo che gli scolari riuscissero a pronunciare ciascuna sillaba senza nominare le lettere costitutive; anche in questo caso il maestro doveva scrivere sulla lavagna le stesse parole da compitare e altre da sillabare e poi indicandole con la bacchetta farle leggere ad alta voce a ciascuno scolaro mentre gli altri le ripetevano sottovoce. Una volta appreso a sillabare e compitare gli scolari dovevano imparare che cosa fossero una vocale , una consonante, una sillaba, una parola attraverso la spiegazione del maestro, il quale, raccomandava ai suoi studenti di evitare le cantilene ed errori di pronuncia .</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo capitolo è destinato all’insegnamento della lettura: per abituare i ragazzi a leggere in modo piano e naturale, Serra raccomanda al maestro di “preleggere egli stesso due o più volte la piccola lezione assegnata affinché gli scolari ne sappiano incitare le pause e la pronuncia” . Il canonico consiglia di utilizzare brevi letture o corte sentenze, raccolte alla fine del manuale, e di spiegarne e commentarne i precetti. Il primo ad iniziare doveva essere il maestro seguito poi da ciascun allievo in modo che tutti potessero seguire sul libro chi leggeva a voce alta; per questo, il maestro non doveva permettere che gli scolari migliori procedessero più speditamente degli altri, altrimenti “i meno abili non potevano seguire la lezione cogli occhi senza essere costretti a trascorrere qualche parola da essi non ben veduta” . Il passo successivo consisteva in una lettura più veloce e corretta; per quanto riguarda i libri da utilizzare, Serra prende le distanze dai tradizionali metodi incentrati sulla lingua latina affermando che: “non parmi che dal Maestro seguir si possa l’antico metodo delle scuole primarie, imbarazzando i fanciulli colla lettura or dell’Uffizio latino della Beatissima Vergine, or del Donato, degli Elementi della stessa lingua latina, e d’altri simili libri” . Egli suggerisce di usare il secondo e terzo fascicolo del Professor Anselmi; il maestro doveva preparare la lezione a casa in quanto: “preparandosi previamente non gli mancheranno paragoni, esempi, modi di dire usuali per farsi intendere e rendere tutto palpabile” , dopo aver letto una parte della lezione occorreva interrogare tutti gli scolari in modo che tutti mantenessero viva l’attenzione. All’apprendimento della lettura seguiva quello della scrittura, anche in questo caso Serra consiglia al maestro di iniziare avvalendosi della lavagna su cui far esercitare gli scolari a scrivere le lettere, il passo successivo consisteva nella distribuzione di un abbecedario con le lettere maiuscole e a seguire, minuscole, maiuscole e minuscole in corsivo ed infine una tavoletta con i numeri. Molto importante era inoltre l’esercizio finalizzato ad una corretta impugnatura della penna per imitare sul foglio le lettere scritte dal maestro alla lavagna. L’apprendimento della scrittura si differenziava in funzione ai casi specifici: per chi non aveva intenzione di proseguire gli studi era sufficiente imparare a scrivere in modo leggibile, chi invece intendeva continuare la carriera scolastica doveva esercitarsi nella calligrafia per migliorarla sempre di più, a riguardo Serra consiglia di utilizzare il libro: Avviamento alla Calligrafia .</p>
<p style="text-align: justify;">Il sesto capitolo, dedicato all’insegnamento dell’aritmetica, è diviso in due sezioni la prima intitolata Dell’Aritmetica mentale fa riferimento, appunto, al calcolo mentale; Serra consiglia di iniziare con la numerazione utilizzando le dita e in un secondo momento, i compagni di scuola, i libri, le penne e altri oggetti concreti. Per quanto riguarda la risoluzione dei problemi si consiglia di procedere attraverso la presentazione di semplici esempi ripetuti tratti da episodi di vita quotidiana e di riflettere oralmente su quali delle quattro operazioni fosse opportuno mettere in pratica per arrivare alla risoluzione . Nella seconda sezione denominata “Aritmetica in cifre”, viene illustrato il valore posizionale delle cifre, seguite, dalle quattro operazioni con il calcolo scritto in colonna rispettando sempre il principio della gradualità che prevede di procedere dal semplice al complesso. Successivi al sesto sono due capitoli dedicati all’Ortografia, materia, che viene nettamente distinta dal leggere e scrivere, come suggerisce la scelta del Serra di collocarla dopo l’aritmetica; tale disciplina riveste grande importanza nel curriculum suggerito dal canonico il quale afferma che: “Infin da quando cominciano i fanciulli a sillabare e compitare le lettere, le mire di un buon Maestro debbono essere rivolte ad instituirli insensibilmente ed avvezzarli al retto scrivere, che chiamasi ortografia” . Segue una serie di regole specifiche che fanno riferimento ai raddoppiamenti di vocali e consonanti con un continuo confronto tra italiano e latino . Il nono capitolo è riservato all’educazione religiosa, il Maestro doveva spiegare ai ragazzi il piccolo Catechismo della Diocesi suddiviso in quattro parti: la prima era costituita dal Credo che indicava ciò in cui bisognava credere, la seconda parte conteneva i Comandamenti di Dio e della Chiesa che indicavano i comportamenti da tenere, la terza parte conteneva i Sacramenti, infine nella quarta parte “spiegasi quella che si chiama Domenicale, perché insegnata dal Signor nostro, che è il Pater Noster, l’Ave Maria ecc… Era inoltre responsabilità del Maestro accompagnare gli scolari in Chiesa per ascoltare la Messa e la spiegazione del Vangelo, rientrati in classe egli doveva far loro delle domande per verificare la loro comprensione, infine il maestro, attraverso la sua condotta, doveva essere un modello per i suoi scolari: “né mai sia discorde la sua condotta dagli insegnamenti che porge” .</p>
<p style="text-align: justify;">Era responsabilità del Maestro occuparsi anche dell’educazione civile degli scolari che riguardava l’igiene personale, le buone maniere e il rispetto reciproco: “In quanto riguarda il corpo, il maestro inculchi loro due cose: la prima, che bisogna guardarsi dal sudiciume dei capelli, del volto, delle mani e degli abiti procurando di non averli macchiati e di pregare le loro madri a rappezzarli, quando son laceri: la seconda che non conviene agli uomini l’attillatura affettata e soverchia, o l’impiegar troppo tempo in abbellirsi a guisa di donne……alla vera pulitezza però che deve insegnarsi ai fanciulli, non basta l’esterior contegno se sotto le apparenze pulite si nasconda un’anima ruvida che tutto riferisce a se stessa e non curi l’altrui piacere…..se tra i figliuoli di poveri genitori vi sono figli di ricchi, di nobili o distinte persone, il Maestro veglierà con gran cura che gli ultimi non disprezzino i primi, che i posti d’onor della scuola gli ottenga il merito solo” .</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del suo lavoro Serra suggerisce all’insegnante istruzioni e accorgimenti da usare nei confronti degli scolari, per consentirgli di svolgere la sua attività con successo. Egli esorta il Maestro a prendere consapevolezza dell’importanza del suo ruolo e a comportarsi di conseguenza adottando tutti gli accorgimenti del caso: “sia finalmente persuaso, che è molto delicato il suo uffizio e siccome può avvenire che lo scultore guasti una statua con un colpo mal misurato del suo scalpello, così può ancora accadere che un mal ordinato castigo guasti un fanciullo per sempre facendogli concepir per la scuola, l’avversione che ha al Maestro”</p>
<p style="text-align: justify;"> Le scuole normali a Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il provvedimento di Carlo Felice, che nel 1823 istituì in Sardegna le scuole normali, in ogni villaggio, della durata di tre anni, prevedeva che il compito dell’istruzione fosse affidato ai viceparroci, ma qualora nel villaggio vi fossero stati ordini religiosi, l’insegnamento doveva essere impartito da costoro ad un minor costo . In particolare a Nuoro, come già detto prima, vi era l’ordine religioso dei Minori Osservanti. Tale provvedimento causò sullo stato dell’istruzione nel villaggio non poche ripercussioni come risulta dai documenti della corrispondenza intercorsa nel 1828 fra il sacerdote-precettore, il Consiglio Comunitativo, il Capitolo della collegiata, il Magistrato sopra gli studi, l’Intendente Provinciale della Villa, il Prefetto di Alghero, il superiore dei Minori Osservanti di Sassari e un Minore Osservante del convento di Nuoro. La vicenda, esposta di seguito, riguarda il sacerdote e precettore di Nuoro che viene sollevato dal suo incarico a causa della sua presunta cattiva condotta sul posto di lavoro, per essere sostituito da un religioso dell’ordine dei Minori Osservanti. Il sacerdote si rivolse al Magistrato sopra gli studi manifestando tutto il suo dissenso in quanto riteneva false e pretestuose le motivazioni che determinarono il suo licenziamento; a tali proteste si aggiungevano delle accuse anche nei confronti del frate dei Minori Osservanti per cui, dopo una serie di indagini da parte del Magistrato Sopra gli Studi, quest’ultimo d’accordo con il Superiore dei Minori Osservanti di Sassari, padre Alfonso Ledda, incaricò l’intendente provinciale di Nuoro di nominare un nuovo precettore e di verificarne prima le effettive doti e capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 26 gennaio 1828 il sacerdote di Nuoro Michele Mingioni scrisse al Magistrato sopra gli studi informandolo che egli era il Precettore delle scuole normali di Nuoro da tre anni ottenendo dei buoni risultati fra gli allievi che, fra l’altro, furono premiati in una cerimonia pubblica dall’Intendente Provinciale Avvocato Onnis; nonostante ciò, quest’ultimo, senza alcun motivo, lo sollevò dal suo incarico affidandolo ad un Minore Osservante . Michele Mingioni chiese a Sua Eccellenza un’ispezione delle scuole per verificare eventuali irregolarità sulla nomina del nuovo Precettore; domandò inoltre che gli venisse rilasciato un certificato legale che attestasse la sua professione di Precettore delle Scuole Normali, per ben tre anni, nella città di Nuoro. La buona condotta del Precettore venne testimoniata e sottoscritta anche dal Capitolo dei Canonici e dal Consiglio Comunitativo di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà il nuovo precettore, il Minore Osservante frate Costantino Brandino, poteva esercitare tale carica in quanto aveva superato il relativo esame abilitativo, come confermò il suo superiore Alfonso Ledda . Il Magistrato sopra gli studi, tuttavia, ricevette delle informazioni negative in merito alle qualità morali del frate anche dal Prefetto di Alghero, il quale, affermò di essere a conoscenza che il religioso era stato in passato accusato di “falsario”, bandito per tre anni e detenuto nelle carceri di Sassari per il periodo di due .</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito a tale comunicazione il Magistrato sopra gli studi scrisse all’Intendente Provinciale chiedendo che fossero fatte delle verifiche in merito al Minore Osservante frate Costantino Brandino, in quanto si vociferava che questo sia fosse una persona indegna di rivestire l’incarico di Precettore delle scuole Normali di Nuoro . L’intendente provinciale Onnis confermò di aver nominato il Minore Osservante Costantino Brandino a causa dell’incapacità del precedente Precettore tanto che, in vista dell’esame degli studenti, lui stesso, era stato costretto a tenere delle lezioni; comunicò inoltre che con il nuovo Precettore sarebbe stato possibile risparmiare la somma di dieci scudi l’anno e dichiarò di essere assolutamente ignaro della cattiva condotta di cui il Minore Osservante era accusato, egli assicurò al Magistrato sopra gli studi che avrebbe verificato la veridicità delle accuse contro il Brandino. Per ricevere tali informazioni, l’Intendente Provinciale si rivolse all’Arciprete della villa, Pasquale Turoni, quest’ultimo affermò di non essere assolutamente a conoscenza delle accuse rivolte nei confronti del religioso, anzi, le smentì assicurando l’ottima condotta del Minore Osservante e ipotizzò che le calunnie nei suoi confronti probabilmente provenissero da “religiosi appartenenti alla sua stessa famiglia, ma membri di altri partiti che per anni lo avevano perseguitato” .</p>
<p style="text-align: justify;">L’avv. Onnis comunicò subito al Magistrato sopra gli studi quanto riferitogli dal Turoni ma, nonostante ciò, il Magistrato decise di appoggiare la decisione del superiore dei Minori Osservanti di Sassari, padre Alfonso Ledda, comunicandogli la sua piena approvazione in merito alla decisione di sollevare il Precettore delle Scuole Normali di Nuoro, Padre Costantino Brandino, dalla sua carica. L’alta autorità si augurò, tuttavia, che il superiore avesse prima concordato tale decisione con l’Intendente Provinciale Onnis in modo da individuare insieme un altro Religioso idoneo alla carica di Precettore per le scuole Normali di Nuoro . In realtà il Ledda prese la sua decisione senza consultare né l’Intendente Provinciale, né l’ Arcivescovo di Oristano Monsignor Bua (governatore apostolico della Diocesi di Galtellì-Nuoro dal luglio del 1828) e di questo si lamentarono entrambi con una lettera del settembre 1828 nella quale chiedevano al Magistrato sopra gli studi che le disposizioni del superiore provinciale dei Minori Osservanti fossero sospese per permettere agli studenti di terminare l’anno scolastico . Il Magistrato sopra gli studi comunicò loro che, sulla base delle informazioni pervenutegli da parte del Prefetto di Alghero, non solo approvava le disposizioni del padre vicario provinciale ma avrebbe desiderato che mai il Religioso padre Costantino Brandino avesse ricoperto la carica di Precettore presso le Scuole Normali di Nuoro. Egli invitò, dunque, entrambi ad accettare le disposizioni del padre vicario provinciale dei Minori Osservanti sull’allontanamento di padre Costantino Brandino e a prendere le opportune informazioni in merito al nuovo Maestro proposto dal padre vicario provinciale dei Minori Osservanti .</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda appena descritta rappresenta una testimonianza del fatto che nel XIX secolo lo stato delle istituzioni educative si trovava in una fase di definizione/evoluzione, si tentava di inculcare i principi cristiani ai giovani. Nelle lettere prese in esame emergono dubbi e interrogativi sui reali interessi che stavano dietro le nomine dei vari precettori. Il padre vicario provinciale dei Minori Osservanti insinuò che l’Intendente Provinciale e Mons. Bua volessero proteggere il nuovo precettore, fra Costano Brandino nonostante il suo passato poco lodevole; l’arciprete Pasquale Turoni affermò invece che le accuse contro il Minore Osservante fossero delle calunnie diffuse dagli stessi confratelli del religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale vicenda non si conclude con chiarezza, rimangono dubbi sulla veridicità delle accuse e sulle buone intenzioni dei protagonisti; nonostante le smentite da parte dell’Intendente Provinciale, il Magistrato sopra gli studi dà credito a quanto gli viene riferito dal prefetto di Alghero e appoggia la decisione del vicario provinciale dei Minori Osservanti. Da parte del Magistrato sopra gli studi emerge la volontà di creare una solida rete di collaborazione con la Chiesa e l’Intendenza Provinciale, a riguardo egli si raccomanda al vicario provinciale dei Minori Osservanti affinché le decisioni prese in merito fossero frutto di un accordo tra le parti. L’obiettivo era quello di alzare il livello qualitativo dell’istruzione a Nuoro attraverso la sensibilizzazione dei protagonisti a partire da chi aveva il compito di sovrintendere, per passare a chi lavorava sul campo cui era affidata non solo l’istruzione ma anche l’educazione morale, religiosa e civile degli scolari.</p>
<p style="text-align: justify;"> L’andamento delle Scuole Normali nella provincia di Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1834 il governo Regio intese verificare il funzionamento delle Scuole Normali e a questo scopo stilò un apposito questionario articolato in sedici domande. L&#8217;Intendente Provinciale di Nuoro, l’avvocato Giuseppe Medda, inviò il questionario a tutti i paesi della provincia e sulla base delle risposte trasmise diverse relazioni e uno schema sull&#8217;andamento della scuola nei 42 centri della provincia nuorese. L&#8217;Intendente illustrò la situazione generale di alcuni dei 42 centri della circoscrizione provinciale: a Burgos, Bitti e Esporlatu la Scuola Normale funzionava regolarmente, a Sarule e ad Anela c&#8217;erano pochi studenti frequentanti, a Ovodda, a Orune il maestro trascurava la scuola, a Fonni la scuola tenuta in un locale del convento era fredda, umida e mal riparata. Per tutti questi motivi egli riteneva che i parroci preposti al funzionamento dell’istruzione di base dovessero dedicare maggior cura per il buon andamento di esse Il quadro emerso dalle risposte al questionario, da parte dei vari paesi, era caratterizzato da tante difficoltà diffuse sul territorio del nuorese. Nonostante le disfunzioni delle singole scuole, si evince che la prima Scuola Normale istituita in tutti i villaggi dell’isola stava, sia pure con tante problematicità e mancanze, continuando a svilupparsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i Consigli Comunitativi fecero pervenire le risposte al questionario entro la prima quindicina di dicembre del 1834; il questionario conteneva i seguenti quesiti .:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Se la scuola era stata aperta subito dopo il Decreto Regio che la istituiva.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Locazione della scuola</p>
<p style="text-align: justify;">3. Arredamento</p>
<p style="text-align: justify;">4. Materiale didattico</p>
<p style="text-align: justify;">5. Situazione igienico-sanitaria dei locali</p>
<p style="text-align: justify;">6. Chi sovvenzionava la scuola</p>
<p style="text-align: justify;">7. Stipendio del maestro</p>
<p style="text-align: justify;">8. Condotta e qualità morali del maestro</p>
<p style="text-align: justify;">9. Doveri del maestro</p>
<p style="text-align: justify;">10. Se si osservava l’orario delle lezioni</p>
<p style="text-align: justify;">11. I giorni in cui si faceva scuola</p>
<p style="text-align: justify;">12. Le materie svolte durante l’ora di scuola</p>
<p style="text-align: justify;">13. Partecipazione alle funzioni religiose</p>
<p style="text-align: justify;">14. Distribuzione di premi per gli alunni</p>
<p style="text-align: justify;">15. Numero degli scolari</p>
<p style="text-align: justify;">16. Eventuali abusi.</p>
<p style="text-align: justify;"> Su quarantadue paesi della provincia di Nuoro, trentaquattro risposero al questionario nel modo che segue :</p>
<p style="text-align: justify;">1)Apertura della Scuola Normale:</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i paesi risposero che la Scuola Normale fu aperta nel 1824, ad eccezione di Ollolai in cui la scuola fu aperta nel 1827, e di Loculi in cui la scuola non era frequentata.</p>
<p style="text-align: justify;"> 2) Locazione della scuola:</p>
<p style="text-align: justify;">Nei villaggi di Bono, Bottida, Benetutti, Dorgali, Mamoiada, Orgosolo, Saruli, Orotelli, Irgoli le lezioni si svolgevano nei locali dell’oratorio; a Burgos e Onanì la scuola si teneva nella casa del Rettore; nella casa parrocchiale a Sporlatu, Anela, Lula, Fonni, Orune, Torpè; nella casa del Maestro a Lodine, Ollolai, Ovodda; nella Chiesa del Rosario a Nule, Posada, Gavoi; nell&#8217;Oratorio delle Anime a Siniscola e Orosei; nella Chiesa di San Michele a Bitti; nella Chiesa di Sant&#8217;Anastasia a Olzai; nella Chiesa di San Pietro a Oniferi; nella Chiesa di Santa Maria a Bolotana; nelle Chiese del Salvatore e Sant&#8217;Antonio a Gorofai.</p>
<p style="text-align: justify;"> 3) Arredamento:</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole dei villaggi di Sporlatu, Anela, Dorgali, Lula, Fonni, Lodine, Orune, Bitti, Gorofai, Onanì, Ollolai, Ovodda, Olzai, Orgosolo, Saruli disponevano di tutto l’arredamento (sedia e tavolino per il maestro, banchi, lavagna, gesso e spugna); nei paesi di Bottida, Oniferi, Posada, Bolotana, Orani, Orotelli, Irgoli mancavano il gesso e la spugna; a Ottana e Onifai le scuole si trovavano senza la lavagna, la spugna e il gesso; a Benetutti mancavano banchi, lavagne, spugna e gesso; a Nule i locali della scuola erano privi di sedia e tavolino per il maestro, della spugna e del gesso; a Siniscola mancava il gesso, mentre i banchi erano in pessimo stato; nel villaggio di Torpè erano assenti il tavolino e la sedia del maestro; a Gavoi mancavano i banchi; le scuole di Mamoiada erano prive del tavolino per il maestro, di gesso e spugna, i banchi si trovavano in pessime condizioni; a Orosei non c’erano il gesso, la spugna e i banchi; il Consiglio Comunitativo del villaggio di Burgos, rispose di non sapere se la scuola fosse provvista di quanto prescritto nel questionario; il villaggio di Loculi non rispose questa domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"> 4) Materiale didattico:</p>
<p style="text-align: justify;">I villaggi di Orune, Olzai, Ovodda, Ollollai, Saruli, Onanì e Gorofai disponevano di tutto il materiale didattico necessario, (libri, carta, penne, inchiostro, calamaio e crocifisso); a Burgos e Orani non era presente il crocifisso; a Oniferi mancava l’inchiostro; nel villaggio di Bono non c’erano il calamaio e il crocifisso, a Fonni mancavano l’inchiostro e il calamaio, a Mamoiada le scuole erano sprovviste di libri, inchiostro calamaio e crocifisso, nel villaggio di Onifai mancavano carta, penne, inchiostro e calamaio; nelle scuole di Siniscola, Posada, Lodine, Torpè e Ottana c’era solo il crocifisso; a Bottidda, Benetutti, Dorgali, Nule, Bolottna, Gavoi, Irgoli, Orosei; il Consiglio Comunitativo del villaggio di Loculi non rispose al questionario; a Bitti il materiale didattico mancava spesso agli studenti poveri, il villaggio di Lula era sprovvisto di tale materiale da due anni, nel villaggio di Anela erano tutti illetterati; a Sporlatu non si era conoscenza di queste informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"> 5) Situazione igienico-sanitaria:</p>
<p style="text-align: justify;">nei villaggi di Bono, Bottidda, Burgos, Benetutti, Sporlatu, Anela, Dorgali, Lula, Lodine, Nule, Orune, Posada, Torpè, Bitti, Gorofai, Onanì, Ollollai, Ovodda, Ottana, Oniferi, Saruli, Orotelli, Orosei, Onifai, Irgoli, Olzai, i locali adibiti destinati alle scuole si trovavano in buone condizioni, erano comodi e non soggetti ad umidità; nel villaggio di Fonni i locali delle scuole erano umidi e freddi, mancavano i vetri alle finestre; a Siniscola l’edificio scolastico era rovinato in diversi punti, per questo, veniva descritto come estremamente scomodo per lo svolgimento delle attività didattiche; anche nei villaggi di Bolottana, Mamoiada, Orgosolo e Orani i locali delle scuole venivano descritti come malsani, scomodi, freddi e umidi.</p>
<p style="text-align: justify;"> 6) Sovvenzionamento della scuola:</p>
<p style="text-align: justify;">nei villaggi di Bono, Buttida, Burgos, Benetutti, Dorgali, Fonni, Lodine, Nule, Orune, Siniscola, Bitti, Posada, Torpè, Bolotana, Onifai, Loculi, Irgoli, Orosei, Orotelli, Saruli, Oniferi, Ottana, Orgosolo, Orani, Ollolai, Gavoi, Onanì, Gorofai, le scuole erano sovvenzionate per “dirama comunale”; nel villaggio di Lula “ogni anno fitto vacui delle vidazzoni da cui si ricavano L. 75 e da queste se ne prendono L. 11 per la scuola; il paese di Mamoiada corrisponde il salario annuo dalla popolazione non essendoci dirama comunale per tali spese; privo di terreno in dotazione e di lasciti”.</p>
<p style="text-align: justify;">7) Stipendio del maestro :</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anela Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Bitti Lire Sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Bolottana Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Bono Scudi sardi 36</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida Lire sarde 30</p>
<p style="text-align: justify;">Burgos Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Dorgali Scudi sardi 40</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi Non rivela la somma</p>
<p style="text-align: justify;">Irgoli Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine Scudi sardi 10</p>
<p style="text-align: justify;">Lula Lire sarde 37</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada Scudi annui 25</p>
<p style="text-align: justify;">Nule Scudi sardi 35</p>
<p style="text-align: justify;">Ollolai Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Olzai Lire sarde 50</p>
<p style="text-align: justify;">Onanì Lire sarde 20</p>
<p style="text-align: justify;">Onifai Lire 37</p>
<p style="text-align: justify;">Oniferi Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Orani Scudi sardi 30</p>
<p style="text-align: justify;">Orgosolo Scudi sardi 25</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei Lire sarde 32</p>
<p style="text-align: justify;">Orotelli Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Orune Scudi 30</p>
<p style="text-align: justify;">Ottana Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda Lire 50</p>
<p style="text-align: justify;">Posada Lire sarde 50</p>
<p style="text-align: justify;">Saruli Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Sporlatu Scudi sardi 12</p>
<p style="text-align: justify;">Torpè . Lire sarde 20</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> Dal questionario emerge che nel villaggio di Gorofai le scuole erano chiuse da due anni “ per la totale deficienza degli scolari a causa della povertà del popolo e del flagello del vaiolo”, prima di allora lo stipendio del maestro era di 20 lire sarde annue.</p>
<p style="text-align: justify;"> 8) Condotta e qualità morali del maestro:</p>
<p style="text-align: justify;">la condotta del maestro era descritta come lodevole nei villaggi di Mamoiada, Orune, Bitti, Anela, Dorgali, Olzai, Siniscola, Ollolai, Bottida, Posada, Torpé, Benetutti, Gavoi, Onifai, Burgos, Lodine, Irgoli, Orosei, Nule, Lula, Orotelli, Ottana, Orgosolo e Bono. A Gorofai e Onanì non vi erano scolari, nel villaggio di Fonni il Consiglio Comunitativo esprimeva il suo dissenso sulla scelta dei precettori nominati dal Padre Provinciale e dal Padre Guardiano; il precettore di Orani era un frate minore osservante che veniva accusato di “scandalose disoneste corrispondenze”; nel villaggio di Ovodda il maestro spesso si allontanava dalla scuola lasciando da soli gli scolari; ad Uniferi ci si lamentava per il continuo avvicendamento dei maestri.</p>
<p style="text-align: justify;"> Doveri del maestro:</p>
<p style="text-align: justify;">il maestro eseguiva puntualmente le sue “incombenze” nei villaggi di Orune, Bitti, Dorgali, Saruli, Mamoiada, Bottida, Siniscola, Ollolai, Sporlatu, Benetutti, Anela, Gavoi, Orgosolo, Burgos, Lodine, Lula, Nule, Bono e Orosei; a Fonni e Bolottana i maestri venivano descritti come poco scrupolosi e diligenti; nel villaggio di Uniferi i padri di famiglia non mandavano i loro figli alla scuola, “alcuni per il pretesto di impiegare i figli in altri affari di famiglia, altri perché non vi sperano profitto”; a Olzai il parroco si dedicava interamente alla chiesa trascurando la scuola; nel villaggio di Torpè non si sapeva se il maestro avesse rispettato i propri doveri; a Posada il precettore non eseguiva i propri doveri; nel villaggio di Orotelli dal 1824 al 1834 “si sono avuti cinque precettori e non si è avuto profitto negli studenti; i padri di famiglia si determinano non pochi di mandare alla scuola i di loro figli; nel paese di Ottana: non si è veduto alcuno profitto negli studenti, dal 1824 a questa parte vi sono stati quattro precettori”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> Se si osserva l’orario delle lezioni:</p>
<p style="text-align: justify;">nei paesi di: Bitti, Dorgali, Gavoi, Mamoiada, Lula, Bolotana, Bottida, Ollolai; si teneva scuola tre ore di mattina e due dopo pranzo; nei villaggi di: Fonni, Oniferi, Torpè, Posada, Orani, Benetutti, Onifai, Orgosolo, Irgoli, Orune, Orosei, Siniscola, Orotelli, Bono, Ovodda, Anela, Saruli, Ottana l&#8217;orario delle lezioni non veniva rispettato; a Olzai si faceva scuola un’ora la mattina e un’ora dopo pranzo; nel paese di Lodine si tenevano solo le lezioni di Dottrina Cristiana, gli scolari non sapevano contare né scrivere; nei villaggi di Onanì, Sporlatu e Nule non si sapeva se venisse rispettato l’orario delle lezioni; a Gorofai non c’erano scolari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">11) Indicare i giorni in cui si fa scuola:</p>
<p style="text-align: justify;">nei paesi di: Bitti, Orune, Dorgali, Bottida, Mamoiada, Bolotana, Ollolai, Orani, Siniscola, Oniferi, Olzai, Torpé, Sporlatu, Benetutti, Bono, Lula, Nule, Orosei, Orgosolo, Lodine, Burgos, Onifai, Gavoi, si faceva scuola tutti i giorni eccetto il giovedì e i giorni di vacanza; nei villaggi di Anela, Fonni, Gorofai, Orotelli, Ottana, Ovodda, la scuola non si svolgeva tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">12) Le materie svolte durante l’ora di scuola:</p>
<p style="text-align: justify;">nei paese di Orune, Saruli, Ovodda, Ollolai, Dorgali, Siniscola, Olzai, Sporlatu, Gavoi, Lula, Bono, la mattina si insegnava a leggere, scrivere e far di conto, di sera la Dottrina Cristiana, il Catechismo Agrario; a Fonni le ore di scuola erano limitate alla mattina, di sera non si svolgevano le lezioni; nel paese di Mamoiada la mattina si insegnava lettura, scrittura e aritmetica; al dopo pranzo la Dottrina Cristiana recitata ad alta voce, il Catechismo Agrario non si spiegava più; il villaggio di Loculi non rispose a questa domanda; i Consigli Comunitativi di Onifai, Orgosolo, Burgos, Nule, Onanì e Anela risposero di non sapere se le ore di mattina venissero impiegate come di dovere; nel paese di Bottida non si faceva il Catechismo Agrario per assenza di libri; a Uniferi: le poche lezioni del precettore non riguardavano la scrittura, l’aritmetica e il Catechismo Agrario; nel villaggio di Orani i profitti degli allievi erano pochi in quanto nessuno di essi aveva principi di agricoltura e di aritmetica; a Bolotana gli scolari non conoscevano alcun principio di aritmetica; nei villaggi di Torpé, Lodine, Irgoli, non si tenevano le lezioni come da regolamento; a Posada non si spiegavano la lettura e la Dottrina Cristiana; a Ottana, Orotelli, Benetutti e Orosei non si tenevano le lezioni di aritmetica e il Catechismo Agrario.</p>
<p style="text-align: justify;"> 13) Partecipazione alle funzioni religiose:</p>
<p style="text-align: justify;">le funzioni religiose si svolgevano secondo regolamento nei villaggi di Orune, Saruli, Bolotana, Nule, Ollollai, Sporlatu, Gavoi, Burgos, Olzai; nei paesi di Ovodda, Mamoiada, Orgosolo, Orosei, Ottana, Bono, Orotelli non si tenevano né il triduo, né il catechismo; a bottida, Dorgali e Anela il parroco non faceva il catechismo agli scolari; nei villaggi di Siniscola, Lodine, Torpé, Posada, Onifai, e Oniferi non si faceva il triduo.</p>
<p style="text-align: justify;">14) Distribuzione dei premi per gli alunni:</p>
<p style="text-align: justify;">nei paesi di: Mamoiada, Ovodda, Anela, Orune, Bitti, Saruli, Fonni, Bottida, Benetutti, Bono, Ottana, Nule, Orotelli, Orosei, Burgos, Bolotana, Onifai, Gavoi, Torpé, Olzai, Oniferi, Orani, Sporlatu e Orgosolo non si teneva alcuna distribuzione di premi agli allievi, in quanto mancava la somma necessaria per acquistarli; a Onanì non era mai stata fatta una distribuzione dei premi perché non c’erano studenti meritevoli; nei villaggi di Dorgali e Ollollai la distribuzione di alcuni premi veniva fatta dalla Chiesa; a Siniscola e Irgoli venivano distribuiti pochi premi.</p>
<p style="text-align: justify;"> 15) Numero degli scolari</p>
<p style="text-align: justify;">Anela 4 o 5, ora 2</p>
<p style="text-align: justify;">Bitti 40, ora 20</p>
<p style="text-align: justify;">Bono In num ordinario da 52 a 60</p>
<p style="text-align: justify;">Benetutti 25 attualmente</p>
<p style="text-align: justify;">Bolottana 40 o 50</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida 3 o 4 prima, 15 o 16 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Burgos 12 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Dorgali 30,35,40</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni Ora 20 o 30; più di 60 nei primi anni della scuola</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi 40 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Gorofai 0, prima del vaiolo 10</p>
<p style="text-align: justify;">Irgoli Da 4 a 6</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine 4</p>
<p style="text-align: justify;">Lula 15, negli anni passati più di 20</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada 20</p>
<p style="text-align: justify;">Nule Tutti piccoli, 35</p>
<p style="text-align: justify;">Ollollai 14 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Olzai 40, da 30 a 50 negli anni passati</p>
<p style="text-align: justify;">Onanì 50 o 60</p>
<p style="text-align: justify;">Onifai 3 o 4 ora, negli anni passati 17</p>
<p style="text-align: justify;">Oniferi 40 o 60</p>
<p style="text-align: justify;">Orani 18</p>
<p style="text-align: justify;">Orgosolo 15 o 12 in num. ordinario</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei 23</p>
<p style="text-align: justify;">Orotelli 12</p>
<p style="text-align: justify;">Orune 15, 50 negli anni passati</p>
<p style="text-align: justify;">Ottana Da 8 a 10</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda Circa 20</p>
<p style="text-align: justify;">Posada 11</p>
<p style="text-align: justify;">Sporlatu 14, negli anni passati 20</p>
<p style="text-align: justify;">Torpè 5 ora</p>
<p style="text-align: justify;">  16) Eventuali abusi:</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Onanì, Mamoiada, Ovodda, Orune, Anela, Bitti, Saruli, Gorofai , Loculi, Dorgali, Bottida, Bolotana, Ollolai, Siniscola, Torpè, Posada, Benetutti, Olzai, Sporlatu, Bono, Ottana, Lula, Nule, Orosei, Gavoi, Lodine, Burgos, Orgosolo, “non fu fatto alcun abuso”; a Fonni il Consiglio si lamentava per la mancanza di buon precettore, per questo, più volte si era rivolto al Padre Provinciale; “nel paese di Onanì il Consiglio determinò di reclamare abusi mai però li eseguì”; a Oniferi il Consiglio chiedeva che il parroco in quanto precettore, venisse richiamato a compiere il suo dovere come da regolamento; nei villaggi di Onifai e Irgoli si evidenziava la poca frequenza e partecipazione dei ragazzi, nei confronti della scuola; a Orotelli il Consiglio Comunitativo si lamentava del fatto che il parroco precettore della medesima scuola normale non si fosse fino ad allora curato della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">  Gli interventi di Carlo Alberto sull’istruzione primaria</p>
<p style="text-align: justify;">  La Carta Reale del 24 ottobre 1837</p>
<p style="text-align: justify;">Carlo Alberto, come il suo predecessore Carlo Felice, cercò di migliorare la pubblica istruzione. Il suo primo atto fu la Carta Reale del 24 ottobre 1837, che aveva come scopo principale quello di migliorare lo stato della pubblica istruzione e incoraggiare tutti i maestri ad esercitare la loro professione con maggiore impegno .</p>
<p style="text-align: justify;">Il sovrano in questo documento prescriveva che fossero coniate delle medaglie d&#8217;onore in argento da conferire alle persone che si distinguevano in casi particolari. I riconoscimenti dovevano essere consegnati dal Sindaco, in solenne “congrega consolare, agli scrittori di opere di comprovata utilità, ai distinti commissari vaccinatori, chirurghi, ai distinti maestri di Scuola Normale, ai distinti agricoltori e promotori di agricoltura pratica, agli inventori, scopritori, perfezionatori ed introduttori nel Regno di un utile ritrovato, ai benefattori d&#8217;opere pie e d&#8217;istituzioni di pubblica utilità” . Alla Carta seguivano delle Istruzioni nelle quali si dava la definizione del maestro reputato distinto: a tal fine “il maestro di Scuola Normale non doveva solamente vantare un gran numero di scolari, ma anche adempiere per più anni e con pubblica soddisfazione a tutti i doveri del suo uffizio, secondo quanto prescritto nel Regolamento sanzionato il 25 giugno 1824” .</p>
<p style="text-align: justify;">Le regie patenti del 7 settembre 1841</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo atto di Carlo Alberto per migliorare le sorti della pubblica istruzione fu quello di istituire, il 7 settembre 1841, le Regie Patenti, nella cui prefazione il sovrano esprime il suo dispiacere per la constatazione che molte delle Scuole Normali create con il Regio Editto, si trovavano in una condizione poco soddisfacente, individuando la causa principale di questo stato di cose nella mancanza di metodo e di sufficiente istruzione dei docenti e negli abusi che si erano introdotti dopo l&#8217;emanazione dell’Editto . Nell&#8217;intento di porre fine a questa spiacevole situazione, il Consiglio Supremo dispose diversi provvedimenti per il buon funzionamento delle Scuole Normali. Il principale fra questi fu quello di nominare dal primo gennaio 1842, un ispettore generale a Cagliari che doveva sorvegliare le scuole di metodo e quelle normali di tutto il Regno e un Viceispettore a Sassari che doveva vigilare sulle scuole di quel Capo: sia l&#8217;uno sia l&#8217;altro, inoltre, erano membri delle commissioni e deputazioni dei rispettivi Magistrati sopra gli studi di Cagliari e Sassari per accordarsi su tutti i provvedimenti da adottare. Lo stipendio dell’Ispettore generale, a carico dello Stato, doveva corrispondere a 1.200 lire annue, quello del Viceispettore era stabilito diversamente a seconda che si trattasse o no del professore di metodica il cui stipendio era a carico dello Stato ed era pari a 400 lire annue. L&#8217;Ispettore generale aveva la facoltà di proporre un Segretario che, nominato dal governo, percepiva uno stipendio dalla Regia Cassa di 300 lire annue . Si decretava la creazione di tre distinte scuole di metodo: una a Cagliari, una a Sassari e la terza ad Oristano o Isili solo nel periodo dell&#8217; anno in cui il tempo era “intemperioso” . La sede di queste scuole s’individuò provvisoriamente all&#8217;interno dei conventi dei Padri Scolopi. Tutti gli aspiranti maestri delle scuole sarde erano tenuti a frequentare per almeno un trimestre, ma volendo, potevano anche abbreviare il loro tirocinio sostenendo l&#8217;esame prima che finisse il corso . I professori di metodica erano nominati su proposta dell&#8217;Ispettore generale, il quale, era tenuto a visitare le scuole annualmente; era suo dovere ispezionare il vero stato in cui si trovavano le scuole, prendere gli opportuni provvedimenti e correggere abusi o deviazioni rivolgendosi al Magistrato sopra gli studi . Le lezioni nelle scuole di metodo duravano due ore al giorno, gli aspiranti maestri dovevano apprendere il metodo da adottare per Insegnare a distinguere le lettere dell&#8217; alfabeto, i principi del compitare, del sillabare, del leggere, dello scrivere, dell’aritmetica, i principi di agricoltura e le regole per esprimere correttamente le proprie idee . I professori di metodo dovevano istruire gli scolari nella parte religiosa, per almeno mezz&#8217; ora alla settimana, insegnando loro la dottrina cristiana; avevano, inoltre, il compito di ispezionare le scuole del luogo di residenza. Negli altri luoghi questo compito era affidato ai parroci poiché, in virtù del Regio Editto del 1823, erano i direttori della scuola normale e dovevano visitarle almeno una volta la settimana approfittando di quel momento per offrire agli scolari, ulteriori spiegazioni sulla dottrina cristiana e dare immediata comunicazione di qualsiasi irregolarità all&#8217;Ispettore generale o al Viceispettore. Altro compito dei parroci era di controllare che i ragazzi fossero presenti alle funzioni della Chiesa, accompagnati dal maestro prima o dopo la scuola, e che si accostassero con devozione ai sacramenti nelle festività del Natale, Pasqua, Pentecoste, Assunzione e Natività della Vergine e di Ognissanti . Per diventare maestri tutti gli aspiranti, dovevano sostenere un esame gratuito davanti ad una commissione composta dall’Ispettore generale, da un professore di metodica e da uno dei prefetti delle scuole pubbliche nominato dal Viceré. Il Prefetto doveva rappresentare l&#8217;Ispettore generale ed il Vice Ispettore per gli esami che si effettuavano in luoghi lontani dalla loro residenza. I candidati che superavano l&#8217;esame ricevevano dall&#8217;Ispettore generale o dal Vice Ispettore un certificato che serviva come titolo di abilitazione all&#8217;insegnamento nelle scuole elementari . Lo stesso Ispettore, dopo aver chiesto informazioni sulla condotta dei maestri ai consigli comunali, ai parroci ed agli Intendenti Provinciali, nominava tra questi, coloro che riteneva più idonei. Poteva proporre al Viceré di lasciar continuare il servizio ai precettori che pur non avendo sostenuto l&#8217;esame, si mostravano comunque idonei a tale scopo; tuttavia, per iniziare il loro servizio, i nuovi maestri dovevano presentare la carta portante la loro nomina . A tutti gli Ordinari delle città in cui erano presenti le scuole di metodica, si raccomandava di fare in modo che i chierici intervenissero numerosi in tali scuole anche perché una volta diventati maestri, potevano collaborare con i parroci per una migliore riuscita del progetto. Per i chierici era sufficiente frequentare le scuole per ricevere il certificato dal professore di metodica. L’ispettore generale “decideva l’orario d’inizio delle lezioni considerando le circostanze dei luoghi e delle stagioni; nei villaggi in cui erano presenti le scuole di latinità l&#8217;orario delle lezioni, rimaneva lo stesso” . Nei luoghi in cui mancavano le scuole di latinità, l’orario era stabilito in tre ore la mattina esclusa la mezz&#8217;ora da dedicare alla messa, se questa non era celebrata, la mezz’ora doveva essere utilizzata come esercizio di religione; la lezione aveva inizio all&#8217;ora che l&#8217;Ispettore generale riteneva più opportuna. Ogni anno l’apertura delle scuole elementari doveva coincidere con quella delle altre scuole presenti nelle rispettive province e proseguiva in tutti i giorni non festivi ad eccezione del giovedì . Il corso della scuola terminava dopo tre anni purché non interrotti per almeno un mese senza una causa giustificata, in questo caso, si riteneva che la scuola fosse stata abbandonata . Nel caso in cui il maestro di scuola elementare avesse voluto allontanare qualche allievo ritenuto incorreggibile, doveva agire in accordo con il parroco e con il professore di metodica e rendere conto all&#8217;Ispettore generale o al Viceispettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle Regie Patenti sono elencate le materie d&#8217;insegnamento previste per il primo anno o prima classe: l&#8217;istruzione religiosa impartita ogni giorno dal maestro e ripetuta una volta la settimana dal parroco e dal professore di metodica del luogo di residenza, la conoscenza delle lettere, il compitare, il sillabare, il leggere; l&#8217;aritmetica inferiore a mente; la formazione delle lettere e dei numeri sulla pietra lavagna. Per il secondo anno l&#8217;istruzione religiosa era come per il primo anno, l&#8217;aritmetica per iscritto, lo scrivere sotto dettatura, il catechismo agrario, l&#8217;esercizio di lettura insegnando la giusta pronuncia e spiegando ai ragazzi il significato dei nuovi termini via via incontrati. Per il terzo anno: l&#8217;istruzione religiosa, l&#8217;aritmetica, il catechismo agrario, la conoscenza dei pesi e delle misure, delle monete nazionali in corso, lo studio della grammatica italiana inferiore, le regole per esprimere correttamente i propri pensieri in italiano e per redigere quelle scritture d&#8217;uso frequente anche nelle classi più povere e meno istruite della società . Tra una classe di studi e l’altra era previsto un esame da superare le cui modalità erano stabilite dall’Ispettore generale; gli studenti delle scuole elementari che volevano passare alle scuole di grammatica e lettere, dovevano presentare il certificato del maestro approvato dall&#8217;Ispettore generale o dal Viceispettore . Dato che le scuole elementari erano destinate, in particolare all’istruzione delle classi inferiori ai maestri non era permesso insegnare la lingua latina, pena l’esonero dall’insegnamento . A parità di titoli, la frequenza alla scuola normale, dava diritto di precedenza, quando venivano conferiti incarichi: di censore locale, depositario dei monti di soccorso o altri impieghi remunerabili nei comuni . Rimaneva invariata la normativa del Regio Editto riguardante i privilegi accordati ai genitori che si preoccupavano di far frequentare ai propri figli la scuola elementare, i parroci avevano la responsabilità di comunicare tali informazioni ai rispettivi parrocchiani. Ritenendo che lo stipendio del maestro elementare fosse troppo basso si decideva di fissarlo, fosse esso ecclesiastico o secolare, in una somma non minore di quaranta e non maggiore di ottanta scudi sardi, secondo l’entità della popolazione del Comune in cui si trovava la scuola con gli stessi metodi adottati fino ad allora . Il supplente incaricato di sostituire il maestro assente riceveva una gratificazione dall’Ispettore Generale in seguito alle attestazioni del parroco o del sindaco proporzionata alla durata del suo incarico. Tale importo era detratto dallo stipendio del maestro nel caso fosse assente senza una giustificazione. Se per qualche motivo, ad esempio la scarsità di popolazione, non era possibile aprire la scuola elementare, quel comune non era tenuto a pagare alcuna somma di denaro per il mantenimento della scuola. Alla fine di ogni trimestre i maestri delle scuole dovevano trasmettere all’Ispettore generale o al Viceispettore, uno stato dei loro scolari, firmato dal parroco e contenente diverse informazioni: nome, cognome, patria, età dello studente, anno e classe di studio, numero di assenze alle funzioni religiose, qualità d’ingegno, indole e altre annotazioni varie. Lo stato doveva essere accompagnato da una relazione delle lezioni spiegate e studiate; l’ispettore generale e il viceispettore dovevano poi fare un rapporto ai relativi Magistrati sopra gli studi . Alla fine di ogni anno il maestro e il parroco potevano proporre all’ispettore generale un massimo di sei premi per gli studenti meritevoli costituiti in parte da indumenti e libri; in seguito all’approvazione dell’Intendente provinciale il parroco e il professore di metodica dovevano acquistarli e poi farli distribuire solennemente in un giorno festivo dall’Ispettore generale se questi era del luogo, o dall’Intendente se presente, altrimenti dal parroco con le principali autorità del luogo .</p>
<p style="text-align: justify;"> Le scuole “elementari” nella provincia di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi documenti reperiti presso l’Archivio storico di Cagliari dimostrano che, nonostante numerose difficoltà, le scuole nella provincia di Nuoro continuavano a funzionare. In alcune specifiche realtà la qualità dell’istruzione impartita ai giovani era riconosciuta e sottoscritta dal Consiglio Comunitativo del posto e dal parroco, a tal punto, da richiedere, in aggiunta allo stipendio, una gratificazione in denaro da destinare al precettore per la qualità del suo lavoro. Il 3 luglio 1840, il Consiglio Comunitativo di Orani, insieme con il parroco, scrisse una richiesta all’Intendente Provinciale di Nuoro affinché fosse corrisposta al precettore delle scuole normali Giuseppe Satta una gratificazione di 25 lire per l’ottimo servizio prestato; quest’ultimo in realtà aveva richiesto un aumento di stipendio, ma essendo in servizio solo da un anno si pensò di conferirgli tale gratificazione . L’Intendente Provinciale di Nuoro comunicò al Magistrato Sopra gli Studi, la richiesta del Consiglio Comunitativo di Orani e del parroco, precisando tuttavia di non essere d’accordo con tale proposta in quanto, avrebbe potuto causare delle lamentele o altre pretese da parte dei maestri più anziani . Il Magistrato Sopra gli Studi riconobbe come lodevole la proposta avanzata dal Consiglio Comunitativo e dal parroco di Orani ma, d’accordo con l’Intendente Provinciale, ritenne inopportuno conferire, per un così breve periodo, una gratificazione al precettore. L’alta autorità scolastica decise dunque di far passare ancora del tempo per avere la possibilità di verificare nel lungo termine le effettive capacità e competenze del Satta .</p>
<p style="text-align: justify;">Uno stipendio considerato troppo basso rappresentava, in alcuni casi, motivo per accettare altri incarichi che potevano tuttavia “rubare” del tempo prezioso al lavoro del maestro e quindi incidere negativamente sulla qualità dell’istruzione. Il 14 agosto 1840 il vicario parrocchiale di Oliena, Salvatore Cannas, scriveva all’Intendente Provinciale lamentandosi del fatto che il precettore delle scuole normali Francesco Tola, aveva accettato la carica di attuario bacelliere, ritenendo i due incarichi incompatibili tra loro, si chiedeva all’arcivescovo di sostituire il Tola con l’avvocato Angelo Puligheddu chierico della direzione del vicario parrocchiale . In realtà l’Intendente provinciale aveva ricevuto una lettera da parte del Consiglio Comunitativo di Oliena, dove veniva raccontata una vicenda un po’ diversa: ci si lamentava il fatto che il parroco avesse deciso, di sua iniziativa, di sollevare il precettore delle scuole normali di Oliena dal suo incarico in seguito all’accettazione, da parte di quest’ultimo, dell’incarico di attuario bacelliere. Ciò che il Consiglio Comunitativo non accettava non era tanto la decisione in sé ma il fatto che tale decisione fosse stata presa esclusivamente dal parroco quando la responsabilità di nomina o sostituzione del precettore spettava al Consiglio Comunitativo e all’Intendente Provinciale .</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione su come risolvere, l’intera vicenda arrivò dall’incaricato dell’istruzione Viceregia, il quale, basandosi sull’art. 34 del Regio Editto del 24 Giugno 1823, e cioè che la nomina del precettore delle scuole spettava all’Intendente della Provincia sulla proposta del sindaco e del parroco, consigliò di trovare un punto di accordo che vedesse la collaborazione tra le diverse autorità, religiose e amministrative .</p>
<p style="text-align: justify;">Il 6 dicembre 1841, l’Intendente provinciale di Nuoro inviò al Magistrato sopra gli studi di Cagliari lo stato dimostrativo sulle scuole normali e propose le diverse somme da destinare agli stipendi dei maestri in seguito al conseguimento, da parte di questi, delle Regie Patenti; erano riportati anche dati riguardanti la popolazione di ciascun villaggio o città e le spese da affrontare per il mantenimento delle singole scuole. Nuoro aveva, all’epoca, 3800 abitanti, lo stipendio proposto per il maestro era di 200 lire sarde, si presumeva che le spese per il mantenimento della scuola sarebbero ammontate a 25 lire sarde; Oliena contava 2900 abitanti, per lo stipendio del maestro si chiedevano 179 lire sarde, per le spese della scuola si fissava la cifra di 15 lire sarde; Bitti aveva 2700 abitanti al precettore si volevano dare 175 lire sarde, per il mantenimento della scuola si presumeva di spendere 15 lire sarde; Orune contava 200 abitanti, lo stipendio del maestro si fissava in 125 lire sarde, le spese per la scuola ammontavano a 12 lire sarde; Lula aveva 900 abitanti, al maestro si volevano assegnare 100 lire sarde e per il mantenimento della scuola 10 lire sarde; Nule aveva 1200 abitanti, per lo stipendio del maestro si pensava di spendere 112 lire sarde, per la scuola 10 lire sarde; il villaggio di Osidda contava 600 abitanti, al precettore si voleva dare la cifra di 100 lire sarde e si pensava di spenderne 10 per mantenere la scuola; a Bono e Bolotana gli abitanti erano rispettivamente 3080 e 2900, lo stipendio del precettore si fissava in 179 lire sarde per la scuola si pensava di spendere 20 lire sarde; Benetutti e Mamoiada avevano rispettivamente 1900 abitanti, al maestro si voleva destinare la somma di 125 lire sarde e 12 se ne volevano spendere per il mantenimento della scuola; Botidda, Bultei, Burgos, Illorai e Anela contavano rispettivamente 670, 770, 560, 850, 540 abitanti, lo stipendio del maestro si fissava nella somma di 100 lire sarde e 10 se ne preventivavano per il mantenimento della scuola; Ollollai aveva 850 abitanti, Ovodda ne contava 900, a Galtellì c’erano 800 abitanti, Irgoli contava 550 abitanti, la popolazione di Orotelli era pari a 1300, nel villaggio di Ottana c’erano 790 abitanti, Torpè aveva 750 abitanti, a Lodè c’erano 900 abitanti, in tutti questi villaggi la somma da destinare allo stipendio del maestro si fissava in 100 lire sarde, per mantenere le scuole si pensava di spenderne 10; i villaggi di Orgosolo, Orosei, Orani avevano rispettivamente 2050, 1700 e 1800 abitanti, la somma che questi paesi intendevano destinare per lo stipendio del maestro era di 125 lire sarde mentre per le spese della scuola si fissava la cifra di 12 lire sarde; a Gavoi e Sarule gli abitanti erano rispettivamente 1430 e 1440 qui lo stipendio del maestro si fissava nella somma di 120 lire sarde e 12 se ne calcolavano per il mantenimento della scuola; gli abitanti di Dorgali erano 3400, per lo stipendio del maestro si mettevano in bilancio 175 lire sarde e per il mantenimento della scuola se ne quantificavano 20; nel villaggio di Siniscola la popolazione era pari a 2800 persone, al precettore si volevano dare 150 lire sarde e per la scuola se ne prevedevano 15.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato dimostrativo inviato al Magistrato sopra gli studi conteneva anche delle osservazioni, scritte dall’Intendente provinciale, sulla situazione particolare in cui si trovavano alcuni villaggi della provincia: “Proporzionatamente al numero di abitanti e ai mezzi di ciascuna popolazione si sono fissati gli stipendi da retribuire ai Precettori delle rispettive Scuole Normali senza aver riguardo del merito o demerito degli attuali così come le spese di progressiva sussistenza delle medesime scuole. Nel villaggio di Lollovi non vi è mai stata Scuola Normale giacché sebbene distante due ore si volle considerare come appendice di Nuoro, perciò non vi è Consiglio Comunitativo né impiegato comunale. Il ristretto numero di popolatori ed il miserabile stato finanziario dei comuni di Gorofai, Orani, Sporlatu,Lodine, Loculi, Onifai,ed Uniferi consigliano di prescindere dal tenere impiantate le Scuole Normali salvoché piacesse al provvido Governo di limitare a sole lire sarde 50 lo stipendio dei rispettivi Precettori, nel qual caso si potrebbe anche sperare un miglioramento nella pubblica istruzione in quei Paesi” .</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno per continuare a far funzionare le scuole era presente in diverse realtà della provincia e da parte di diverse figure: il 12 febbraio 1842 il Consiglio Comunitativo di Irgoli scrive all’Intendente provinciale in merito allo stipendio da destinare al precettore delle scuole normali. Considerando che il comune di Irgoli poteva sostenere la spesa di quaranta scudi annui, si proponeva di destinare tale somma allo stipendio del precettore, il quale, si occupava anche dell’istruzione dei giovani dei villaggi di Loculi e Onifai che altrimenti non avrebbero potuto permettersi di educare la loro gioventù. L’Intendente Provinciale di Nuoro comunica all’Incaricato delle funzioni viceregie la proposta avanzata dal Consiglio Comunitativo del comune di Irgoli; la scarsa frequenza della scuola da parte dei giovani era attribuita ai genitori, i quali, preferivano mandare i propri figli a lavorare, ma anche allo scarso impegno da parte del precettore. Quest’ultimo d’altra parte veniva ricompensato con soli scudi quindici annui per cui probabilmente era il primo a non essere motivato ad impegnarsi; l’Intendente era ben consapevole che quaranta scudi annui rappresentavano una somma considerevole per il comune di Irgoli, ma era anche convinto che la popolazione, una volta visti i risultati, avrebbe accettato di buon grado di fare tale sacrificio .</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito all’istituzione delle Regie Patenti molti precettori, non avendo seguito il corso di “metodo”, furono sollevati dal loro incarico, spesso capitava che il supplente non fosse nominato subito e questo andava a scapito della continuità delle scuole, per cui, fino alla nomina di un nuovo precettore si permetteva a quello allora in servizio, di continuare il suo lavoro. Nell’agosto 1842 in seguito all’ordinanza dell’Ispettore Generale delle scuole di metodica ed elementari che decretava le dimissioni dell’attuale precettore Michele Ladu del villaggio di Ollollai, poiché questi non aveva conseguito le Regie Patenti. Il vicario parrocchiale del villaggio scriveva all’Ispettore Generale chiedendogli di mandare un maestro idoneo poiché la mancanza di un maestro avrebbe determinato l’impossibilità di aprire le scuole e questo sarebbe stato dannoso per i ragazzi che già frequentavano poco poiché spesso i genitori li tenevano a casa per lavorare . L’ispettore generale di metodica permise al precettore Michele Ladu, di fare da supplente nel villaggio fino a quando non si fosse trovato un maestro idoneo .</p>
<p style="text-align: justify;">Nel giugno 1844 l’intendente provinciale di Nuoro inviò al Magistrato sopra gli studi, un documento riguardante lo stato delle scuole di latinità nella provincia. A Nuoro l’insegnamento della lingua latina ebbe inizio con l’arrivo dei Gesuiti; per quanto riguarda la dotazione e amministrazione dei fondi nel documento si scrive che: “Si fecero da benefattori pie lascite in favore dei Gesuiti, dopo la loro abolizione ne ha sempre corrisposto la cassa del monte di riscatto di scudi sardi cinquanta per l’annuale stipendio dei precettori. Posteriormente senza che si possa indicare la precisa epoca l’ordinario della diocesi assegnò altri scudi trenta dai fondi delle penali per aumentare lo stipendio e il numero dei maestri e il consiglio allora di comunità bilanciò altri scudi quaranta per lo stesso oggetto; l’insegnamento riguarda tutte le classi inferiori fino alla Retorica inclusa;i padri di famiglia risparmiano le spese occorrenti per mantenere i figli che intraprendono la carriera degli studi nella capitale di Cagliari od in Sassari, si ha inoltre il concorso di studenti di parecchi villaggi della provincia; molti studenti della provincia entrarono nelle Università di Cagliari e Sassari conseguendo la laurea in diverse scienze. A Bitti “da tempo immemorabile ebbe luogo il pubblico insegnamento dell’idioma latino, si davano le lezioni dei primi rudimenti da uno di viceparroci il quale godeva della porzione delle decime e di più assolvimenti come se attendesse alle altre funzioni della Parrocchia ed alle cure spirituali cui erano soggetti tutti i curati, cessò poi questo insegnamento con la sistemazione delle scuole normali; il Consiglio Comunitativo di Bitti progettava il fisso annuo assegnamento di scudi quaranta per il Maestro della scuola di Latinità ma venne rigettato tale progetto con viceregio dispaccio del 9 aprile 1842”. A Bono “esiste la scuola fin dal principio del XVIII secolo, se ne occupavano i Mercedari in forza di pie lascite, in seguito alla loro soppressione nel 1772 l’ordinario della diocesi assegnò l’annuo canone di scudi sardi sessanta a favore dei maestri sui beni degli stessi Mercedari; le lezioni si danno sopra tutte le classi a misura del bisogno ossia, del concorso degli scolari.” A Bolottana “si conservano delle carte dove si conferma che si aprivano la scuole fin dal 1772, con l’abolizione del convento dei Mercedari si rilasciarono dall’arcivescovo di Cagliari Monsignor Delbecchi visitatore generale a favore dei Precettori alcuni censi che rendevano l’annua pensione di scudi ventotto sardi non essendo sufficiente a stipendiare i medesimi ne fu aumentata la mercede a spese del comune; si danno lezioni fino alla sintassi.” Ad Oliena “è antichissima la sistemazione delle scuole di Latinità portate avanti dai Gesuiti, il sacerdote G.Angelo Salis e la sig.ra Michel’Angela Fois Sanna di Oliena nei rispettivi atti di ultima volontà assegnarono il primo lire antiche 34.000 e la seconda lire 19.000 per la fondazione di un collegio di Gesuiti con diversi pesi e segnatamente quello di aprire un a pubblica scuola; espulsi dall’isola i Gesuiti si conseguì l’annuale assegnamento di scudi sardi a favore di un Maestro dell’azienda del regio Monte di riscatto. L’insegnamento riguarda tutte le classi fino alla Retorica inclusa a misura del concorso degli scolari .”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1846 a Nuoro accade una vicenda molto importante, che riguarda la gestione delle scuole: in seguito alla richiesta del sacerdote Zurru al Vicario Generale della diocesi di avere uno stipendio fisso annuo di 150 lire sarde più una gratificazione di 250 lire, quest’ultimo, si rivolse al Consiglio Civico di Nuoro, dove si decise di accogliere tale richiesta a condizione che le scuole fossero amministrate dal Corpo Municipale. Considerato che le scuole di Nuoro erano assolutamente vescovili poiché si tenevano nel seminario e che i maestri erano pagati con i fondi della Chiesa, il Magistrato sopra gli studi espresse tutta la sua meraviglia di fronte al tentativo da parte del Consiglio civico di estromettere la chiesa dalla direzione delle scuole; per questo motivo decise di non prendere neanche in considerazione la richiesta fattagli anzi invitava il Consiglio, qualora avesse voluto presentare un progetto per migliorare lo stato delle scuole di Nuoro, di inviarlo prima di tutto all’Ordinario della Diocesi Monsignor Varesini, responsabile della direzione e del mantenimento delle scuole inferiori a Nuoro .</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nel 1842 alcuni membri del consiglio comunale di Sarule, scrissero all’Ispettore generale delle scuole di metodica, chiedendo che il chierico Giovanni Spanu potesse sostituire l’attuale precettore delle scuole, Giacomo Pinna, a causa della sua negligenza nel ricoprire il suo incarico; il chierico Spanu, inoltre, si sarebbe accontentato di uno stipendio annuo di 144 lire sarde contro le 192 del Pinna. L’ispettore generale rispose di essersi accuratamente informato sul comportamento del precettore di allora e di non aver ricevuto alcuna lamentela in merito alla sua condotta anzi comunicò al consiglio di aver scoperto che Giacomo Spanu teneva aperta una scuola di latinità frequentata da molti ragazzi i quali invece avrebbero tratto sicuramente maggior giovamento dalla frequenza delle scuole elementari, per questo ordinò che la scuola di latinità fosse immediatamente chiusa .</p>
<p style="text-align: justify;"> Conclusioni</p>
<p style="text-align: justify;"> I documenti archivistici analizzati all’interno di questa ricerca dimostrano l’esistenza di una scuola parrocchiale precedente alla scuola normale di Carlo Felice; di fatto il leggere, lo scrivere e il far di conto erano attività di cui si occupavano principalmente i parroci, i quali, accoglievano nelle loro case i giovani per dar loro “i primi rudimenti” che poi consentivano di accedere alle classi Boginiane. Per molto tempo l’intervento più continuo fu dovuto alla presenza degli ordini religiosi dei Gesuiti e degli Scolopi. L’istruzione media e superiore, nei secoli XVI, XVII, XVIII, continuava ad essere affidata ai diversi ordini religiosi e al clero regolare e secolare la prima alfabetizzazione. L’educazione cristiana era ritenuta fondamentale per due scopi: rendere i bambini dei buoni cristiani ed educarli all’obbedienza al sovrano per farne dei buoni sudditi. Alla base del percorso formativo di quel tempo vi era, infatti, la convinzione che l’istruzione servisse a fare degli scolari boni cristiani et boni subditi. La scuola era il luogo preposto alla preparazione delle nuove generazioni per il loro inserimento nella società assolutistica in cui si doveva obbedienza a Dio e al sovrano. Un’altra conferma della presenza in Sardegna di “scuolette private” è contenuta nel Regolamento emanato da Carlo Felice nel 1824: all’articolo1 si riconosce, infatti, che queste scuole esistevano nelle città ed erano diffuse anche nei villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1823-1824 l’intervento regio di Carlo Felice assicurò lo sviluppo di un’organica rete scolastica distribuita in modo sistematico in tutto il territorio; il suo successore, Carlo Alberto continuò quest’opera riformatrice attraverso l’istituzione della Carta Reale del 24 ottobre 1837, la quale, aveva come scopo principale quello di migliorare lo stato della pubblica istruzione e incoraggiare tutti i maestri ad esercitare la loro professione con maggiore impegno. Il 7 settembre 1841, furono istituite le Regie Patenti che abilitavano gli aspiranti maestri all’insegnamento elementare dopo aver frequentato un corso di metodo e superato un apposito esame.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati esaminati all’interno di questo lavoro di ricerca permettono di affermare che nella provincia di Nuoro, già prima dell’intervento di Carlo Felice, era presente una formazione di base che riusciva a garantire un minimo di istruzione e delle opportunità agli studenti meritevoli, anche se poveri. Allo stato degli studi, una prima testimonianza che prova l’esistenza a Nuoro di scuole, inferiori e superiori, risale al 1792, in quell’anno erano presenti nel villaggio due scuole: una nella quale si insegnava a leggere, scrivere e far di conto, l’altra nella quale si insegnava umanità; l’istruzione era affidata a due maestri che percepivano, su disposizione del Magistrato Sopra gli Studi, lo stipendio di venticinque scudi annui. Le lezioni delle scuole inferiori si tenevano in una chiesuola, mentre quelle delle scuole superiori si tenevano in una stanza presa in affitto, oppure in una delle Chiese del villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le carte consultate nel corso della ricerca contengono numerose lettere che documentano i tormentati rapporti dei maestri con le autorità preposte alla supervisione del loro operato e alla nomina dei precettori. All’interno del lavoro è stata dedicata particolare attenzione, alla corrispondenza intercorsa nel 1828 fra il sacerdote-precettore di Nuoro, il Consiglio Comunitativo, il Capitolo della collegiata, il Magistrato sopra gli studi di Cagliari, l’Intendente Provinciale della Villa, il Prefetto di Alghero, il superiore dei Minori Osservanti di Sassari e un Minore Osservante del convento di Nuoro. La vicenda riguarda il parroco e maestro delle scuole normali che fu sollevato dal suo incarico a causa della sua presunta cattiva condotta sul posto di lavoro, per essere sostituito da un religioso dell’ordine dei Minori Osservanti. Il sacerdote si rivolse al Magistrato sopra gli studi manifestando tutto il suo dissenso in quanto riteneva false e pretestuose le motivazioni che determinarono il suo licenziamento. A tali proteste si aggiungevano delle accuse nei confronti, del nuovo precettore, il frate dei Minori Osservanti, padre Costantino Brandino per cui, dopo una serie di indagini da parte del Magistrato Sopra gli Studi di Cagliari, quest’ultimo d’accordo con il Superiore dei Minori Osservanti di Sassari, padre Alfonso Ledda, incaricò l’Intendente provinciale di Nuoro di nominare un nuovo maestro e di verificarne prima le effettive doti e capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inchiesta del 1834, con la quale il governo regio intendeva verificare il funzionamento delle scuole normali, fornisce importanti informazioni a riguardo: in diversi villaggi i locali adibiti a scuole erano inadeguati, le aule erano piccole, umide e malsane; l’arredamento si trovava in pessime condizioni o era addirittura assente; il materiale didattico (libri, carta, penne, inchiostro, calamaio) di cui si disponeva, era scarso. Il Regio Editto forniva precise istruzioni circa il calendario scolastico e gli orari delle lezioni ma, le risposte di vari villaggi (Uniferi, Torpè, Posada, Ottana, Fonni e Bolottana) al questionario del 1834, descrivono i maestri come “poco scrupolosi e diligenti” nel rispettare le regie disposizioni in merito. Le condizioni di generale povertà che qualificavano il territorio nuorese resero difficoltoso lo sviluppo delle scuole normali ed elementari. Il reperimento dei fondi necessari al mantenimento delle scuole normali era a carico della comunità che vi doveva provvedere attraverso il versamento di una tassa o la dotazione di un appezzamento di terreno da coltivare, i cui profitti sarebbero serviti a coprire le spese per la scuola. Queste riguardavano: arredi, sussidi, stipendio del maestro, affitto dei locali, premi per gli studenti meritevoli ed eventuali “gratificazioni” per il supplente; le misere condizioni economiche in cui si trovavano numerosi villaggi come: Gorofai, Onanì, Sporlatu, Lodine, Loculi, Oniferi, Onifai, rappresentavano un altro ostacolo per l’affermazione delle scuole normali ed elementari. Le risposte al questionario evidenziavano, inoltre, la scarsa frequenza e partecipazione dei ragazzi alle attività scolastiche, perché i genitori vedevano un maggior profitto nel mandarli a lavorare; questo discorso era ancora più valido per quelle famiglie, di pastori e contadini, che vivevano in aree agricole e montane lontane dai villaggi dove erano situate le scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri registrati negli stati dimostrativi, consultati nel corso della ricerca, erano generalmente viceparroci e membri del clero regolare e secolare, gli uni e gli altri ricevevano spesso severe critiche da parte dell’Intendente provinciale, del Magistrato sopra gli studi di Cagliari, dai rispettivi Consigli Comunitativi, ma anche dai cittadini che si lamentavano di una scarsa serietà da parte dei precettori nello svolgimento del loro incarico. Non mancavano, tuttavia, le lamentele da parte dei precettori i quali denunciavano al Magistrato sopra gli studi di Cagliari di ricevere uno stipendio troppo basso o, in alcuni casi, di non percepire affatto alcun salario nonostante il lavoro svolto. Uno stipendio considerato troppo basso rappresentava, in alcuni casi, motivo per accettare altri incarichi che potevano tuttavia “rubare” del tempo prezioso al lavoro del maestro e quindi incidere negativamente sulla qualità dell’istruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1846 a Nuoro, si registra il primo tentativo, da parte del Consiglio Comunitativo, di estromettere la Chiesa dalla direzione della scuole. Consapevole dell’importante ruolo che quest’ultima aveva da sempre ricoperto nel favorire l’istruzione di base ma anche quella superiore, il Magistrato sopra gli studi decise di non prendere neppure in considerazione tale proposta, anzi, si premurò di precisare che qualsiasi progetto per migliorare lo stato delle scuole della città, doveva prima essere presentato all’Ordinario della Diocesi che, all’epoca era Monsignor Varesini.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione di questa ricerca e sulla base dei dati raccolti, analizzati ed evidenziati all’interno del lavoro, si può affermare che, nonostante e con tutte le contraddizioni e gli ostacoli che caratterizzano ogni nuova istituzione educativa e culturale, la presenza di una scuola di base privata, che in seguito si trasformò in scuola normale, contribuì al lento e difficoltoso processo di alfabetizzazione delle popolazioni sarde.</p>
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<p style="text-align: justify;">FONTI INEDITE</p>
<p style="text-align: justify;">Archivio di Stato di Cagliari (ASCa), Fondo Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II.</p>
<p style="text-align: justify;">Archivio di Stato di Torino (ASTor), Fondo Pubblica Istruzione</p>
<p style="text-align: justify;"> FONTI NORMATIVE</p>
<p style="text-align: justify;">Piano regio di studi per le Scuole Inferiori di Sardegna del 18 febbraio 1761.</p>
<p style="text-align: justify;">Regio Editto del 24 giugno 1823 di Carlo Felice</p>
<p style="text-align: justify;">Regolamento del 25 giugno 1824 di Carlo Felice</p>
<p style="text-align: justify;">Carta Reale del 24 ottobre 1837 di Carlo Alberto</p>
<p style="text-align: justify;">Regie Patenti del 7 ottobre 1841 di Carlo Alberto</p>
<p style="text-align: justify;"> FONTI LETTERARIE</p>
<p style="text-align: justify;">A. GUNGUI. Nuoro e i nuoresi. Cagliari: Editrice Sarda, F.lli Fossataro.</p>
<p style="text-align: justify;">C. SOLE, La Sardegna sabauda nel Settecento. Sassari: Chiarella, 1987.</p>
<p style="text-align: justify;">E. CORDA (a cura di), Nuoro ieri e oggi. Sassari: Chiarella, 1978.</p>
<p style="text-align: justify;">E. SCANO, Storia dell’educazione e degli Istituti educativi in Sardegna. Cagliari: Unione Sarda, 1984.</p>
<p style="text-align: justify;">F. PRUNERI, F. SANI, (a cura di), L’educazione nel Mediterraneo Nordoccidentale. Milano: Vita e Pensiero, 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">G.P. BRIZZI, La Ratio Studiorum. Modelli culturali e pratiche educative dei Gesuiti in Italia tra Cinque e Seicento. Roma: Bulzoni,1989.</p>
<p style="text-align: justify;">G. ZIROTTU, Nuoro, dal villaggio neolitico alla città del ‘900. Nuoro: Solinas, 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">M. SERRA, Istruzioni date al maestro della scuola normale di Bonannnaro, in seguito al Regio Editto del 24 giugno 1823, Regolamento per le scuole normali.Torino: Stamperia Reale, 1823.</p>
<p style="text-align: justify;">P. F. COLLI VIGNARELLI, Gli Scolopi in Sardegna. Cagliari: Gasperini, 1982.</p>
<p style="text-align: justify;">R. SANI, A. TEDDE, (a cura di), Maestri e Istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento. Milano: Vita e Pensiero, 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">R. TURTAS. I Gesuiti in Sardegna, 450 anni di storia (1559-2009). Cagliari: Piccola biblioteca CUEC, 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">V. ANGIUS. Nuoro, in Dizionario-Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna compilato da G.Casalis. Torino, 1845.</p>
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<p style="text-align: justify;">Appendice documentaria</p>
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<p style="text-align: justify;">Data Titolo documento Collocazione</p>
<p style="text-align: justify;">1 1792, settembre,28, Nuoro Sono illustrati l’andamento e l’organizzazione delle scuole a Nuoro e nei villaggi della diocesi. ASCa, Regia segreteria di stato e di guerra serie II, vol. 840.</p>
<p style="text-align: justify;">2 1818, ottobre 4, Nuoro Lettera del canonico Turoni ai sacerdoti di Mamoiada, Gavoi, Bitti, Orgosolo. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 839.</p>
<p style="text-align: justify;">3 1820, maggio 12, Nuoro Risposta del canonico Turoni al Viceré riguardante lo stato delle scuole nella provincia di Nuoro ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 839.</p>
<p style="text-align: justify;">4 1824, aprile 7, Nuoro Stato dimostrativo scuole della provincia AST. Sard II el. m. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">5 1827, aprile 21, Nuoro Lettera dell’Intendente prov. al Viceré. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">6 1827, aprile 21, Nuoro Stato dimostrativo scuole della provincia. AST. Sard II el. m. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">7 1828, gennaio 26, Nuoro Lettera del sacerdote Michele Mingioni a sua eccellenza. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">8 1828, gennaio 26, Nuoro Richiesta del sacerdote Michele Mingioni al viceré ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">9 1828, gennaio 26, Nuoro Attestazione da parte del capitolo dei canonici sul servizio prestato da Michele Mingioni. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">10 1828, gennaio 26, Nuoro Attestazione da parte del Consiglio Comunitativo sul servizio prestato da Michele Mingioni. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">11 1828, gennaio 27, Nuoro Lettera del superiore dei minori osservanti all’Intendente provinciale. Attestazione da parte del capitolo dei canonici sul servizio prestato da Michele Mingioni.</p>
<p style="text-align: justify;">12 1828, gennaio 27, Nuoro. Lettera del prefetto di Alghero al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">13 1828, gennaio 29, s.p. Lettera del viceré all’Intendente provinciale. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">14 1828, febbraio 9, Nuoro. Risposta dell’Intendente provinciale al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">15 1828, febbraio 10, Nuoro Lettera del sacerdote Michele Mingioni al Viceré. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">16 1828, febbraio 26, Nuoro Lettera del Magistrato sopra gli studi all’Intendente provinciale ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">17 1828, marzo s.g. Nuoro. Risposta dell’intendente provinciale al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">18 1828, marzo 8, Nuoro. Lettera di Pasquale Turoni all’Intendente Provinciale. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">19 1828, marzo 11, Nuoro Risposta dell’Intendente provinciale alla lettera del Magistrato sopra gli studi del 26 febbraio. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">20 1828, luglio 31, Nuoro Stato dimostrativo scuole normali ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">21 1828, settembre 2, Nuoro Lettera del Magistrato sopra gli studi al superiore dei minori osservanti ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">22 1828, settembre 6, Nuoro. Risposta del superiore dei minori osservanti al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">23 1828, settembre 10, Nuoro. Lettera dell’Intendente provinciale al magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">24 1828, settembre 13, Nuoro. Lettera dell’Arcivescovo di Oristano al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">25 1828, settembre 16, s.p. Lettera del Magistrato sopra gli studi all’Intendente provinciale. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">26 1828, settembre 16, s.p. Risposta del Magistrato sopra gli studi all’Arcivescovo di Oristano. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">27 1828, settembre s.g. Nuoro Lettera di padre Costantino Brandinu all’Arcivescovo di Oristano. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">28 1834, novembre 30, Siniscola Risposta del Consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">29 1834, dicembre 3, Ovodda Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">30 1834, dicembre 6, Bono Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">31 1834, dicembre 7, Ollollai Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">32 1834, dicembre 7, Burgos Risposta del consiglio comunicativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">33 1834, dicembre 7, Ottana Risposta del consiglio comunicativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">34 1834, dicembre 8, Anela Risposta del consiglio comunicativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">35 1834, dicembre 8, Sporlatu Risposta del consiglio comunicativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">36 1834, dicembre 8, Bultei Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">37 1834, dicembre 9, Orosei Risposta del consiglio comunicativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">38 1834, dicembre 10, Orotelli Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">39 1834, dicembre 11, Posada Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">40 1834, dicembre 11, Olzai Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">41 1834, dicembre 11, Fonni Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">42 1834, dicembre 12, Dorgali Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">43 1834, dicembre 12, Sarule Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">44 1834, dicembre 12, Benetutti Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">45 1834, dicembre 13, Uniferi Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">46 1834, dicembre 13, Bottidda Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">47 1834, dicembre 15, Mamoiada Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">48 1834, dicembre 15, Orani Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">49 1834, dicembre 15, Onanì Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">50 1834, dicembre 16, Onifai Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">51 1834, dicembre 17, Irgoli Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">52 1834, dicembre 17, Nule Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">53 1834, dicembre 19, Gorofai Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">54 1834, dicembre 19, Torpè Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">55 1834, dicembre 19, Lodine Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">56 1834, dicembre 26, Lula Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">57 1834, dicembre 27, Bitti. Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">58 1835, gennaio 28, Orune Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">59 1835, giugno 14, Orgosolo Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">60 1835, dicembre 27, Bitti Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">61 s.d. Gavoi Risposta del consiglio comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">62 1840, luglio 3, Orani Lettera del Consiglio comunicativo di Orani all’Intendente provinciale. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">63 1840, luglio 7, Nuoro Lettera dell’Intendente prov. Al Magistrato sopra gli studi. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">64 1840, luglio 19, Cagliari Risposta del Magistrato sopra gli studi all’Intendente provinciale ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">65 1840, agosto 14, Oliena Lettera del vicario parrocchiale di Oliena all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">66 1840, agosto 21, Oliena Seconda lettera del vicario parrocchiale all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">67 1840, settembre 10, Nuoro Lettera dell’intendente prov. all’incaricato dell’istruzione ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">68 1840, settembre 13, Oliena Lettera del consiglio comunicativo di Oliena all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">69 1840, ottobre 30, cagliari Risposta dell’intendente prov. al vicario parrocchiale di Oliena ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">70 1840, novembre 14, Olzai Lettera di Antonio Piras all’intendente provinciale ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">71 1840, novembre 28, Nuoro Lettera dell’intendente prov. al viceré ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">72 1841, ottobre 11, Nuoro Lettera dell’intendente prov. all’incaricato dell’istruzione viceregia. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">73 1841, dicembre 6, Nuoro Stato dimostrativo scuole normali ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">74 1842, febbraio 12, Bolottona Lettera dell’intendente prov. all’incaricato delle funzioni viceregie ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">75 1842, maggio 31, Nuoro Lettera dell’intendente prov. all’incaricato delle funzioni viceregie ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">76 1842, lugio 21,Cagliari Risposta dell’incaricato delle funzioni viceregie alla 1° lettera dell’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">77 1842, aprile 29, Ollollai Lettera del rettore parrocchiale all’ispettore generale per l’invio di un nuovo precettore ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">78 1842, maggio 24, Cagliari Risposta dell’ispettore generale al rettore parrocchiale ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">79 1842, s.d. Posada Lettera del rettore parrocchiale all’Ispettore generale per la nomina di un precettore. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">80 1843, s.d. Illorai Ricorso da parte del consiglio comunale contro il precettore delle scuole ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">81 1843, s.d. Agosto Lettera del parroco all’ispettore generale ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">82 1843, agosto, 31, Illorai Lettera dell’ispettore generale all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">83 1843, ottobre 17, Gorofai Richiesta da parte del consiglio comunicativo all’intendente prov. di aumentare lo stipendio del precettore. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">84 1843, ottobre 28, Nuoro Lettera dell’intendente prov. le al viceré, sul comune di Gorofai ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">85 1843, ottobre 28, Nuoro Seconda lettera dell’intendente provinciale al viceré ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">86 1843, Ottobre 28,Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Lettera dell’intendente prov. le al viceré sul comune di Bono ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">87 1843, novembre 10, Bono Lettera del consiglio comunicativo al mons. Arcivescovo di Cagliari Emanuele Marongiu Nurra ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">88 1844, aprile 9, Illorai Lettera del precettore all’Intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">89 1844, ottobre 8, Bottidda Lettera del precettore di Bottidda all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">90 1844, s.d. Nuoro Risposta dell’intendente prov. al precettore di Bottidda ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">91 1844, giugno 7, Nuoro Stato dimostrativo scuole ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">92 1846, aprile 18 Oliena Lettera all’ispettore generale dle scuole di metodica ed elementari ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">93 1846, gennaio 31, Orgosolo Lettera della s.ra Marianna Curreli all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">94 1846, febbraio 7, Nuoro Risposta dell’intendente prov. alla s.ra Curreli ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">95 1846, dicembre 10, Cagliari Lettera del Magistrato sopra gli studi all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">96 1846, dicembre 13, Nuoro Lettera dll’intendente provinciale al consiglio civico ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">97 1846, ottobre 20 Ovodda Lettera del consigliere comunale Antonio Loddo all’intendente prov. ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
<p style="text-align: justify;">98 1846, luglio 21, Cagliari Risposta dell’ispettore generale al consiglio comunale di Sarule ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol.849.</p>
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<p style="text-align: justify;">1</p>
<p style="text-align: justify;">1792, settembre 28, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Sono illustrati l’andamento e l’organizzazione delle scuole a Nuoro e nei villaggi della diocesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Asca. Regia Segreteria di stato e di guerra, serie II, b. 840.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">2</p>
<p style="text-align: justify;">1818, ottobre 4, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il can. Turoni invia ai sacerdoti di Mamoiada, Gavoi, Bitti e Orgosolo una lettera nella quale esorta i parroci ad istituire nei loro paesi una pubblica scuola, invita i parroci dei suddetti villaggi ad inviare, entro quindici giorni dal ricevimento della lettera, un viceparroco o un Sacerdote in modo che fosse possibile verificare il possesso, da parte di quest’ultimo, delle capacità e competenze necessarie per ricoprire la carica di Maestro; vengono poi individuate e comunicate in diversi punti, organizzazione e modalità di lavoro cui i maestri dovranno attenersi (calendario delle vacanze, durata giornaliera delle lezioni ecc&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Asca. Regia Segreteria di stato e di guerra, serie II, b. 839</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">3</p>
<p style="text-align: justify;">1820, Maggio 12, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Pasquale Turoni risponde ad una richiesta del Viceré del Regno riguardante una illustrazione accurata in merito all’organizzazione delle Scuole nella Villa di Nuoro e nei Villaggi della Diocesi; il Religioso scrive che a Nuoro vi sono due classi in una si impara a leggere e a contare e nell’altra si impara a scrivere; il maestro di queste due classi è il Vicario Generale Sacerdote Antonio ……… si usano i libri “della Dottrina ed Alfabeto per i primi e della dottrina Donato e Grammatica per i secondi”. Negli altri Villaggi della Diocesi le scuole sono tenute da Religiosi la divisione delle classi e i libri utilizzati sono i medesimi.</p>
<p style="text-align: justify;">As ca. Segreteria di stato e di guerra, serie II, b. 839.</p>
<p style="text-align: justify;">In esecuzione di quanto l’E.V. si è degnata di interessarmi con veneratissimo Disparmio del 6 corrente mi fa particolar premura di darle un genuino dettaglio sui scopi che nel medesimo si contengono.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo. Si tengono in Nuoro le pubbliche scuole divise in due classi: una di leggere e di compitare e l’altra di scrivi mento non essendovi altri ragazzi abili di Quinta Quarta Sintassi ed Umanità alle quali s’estendono le scuole della sede e segnatamente nei nove anni che il mio Segretario di Camera Sacerdote Antonio ……………. dovette per mio ordine in qualità di Vicario Generale attendere a queste ultime classi.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Si servono i primi dei libri della dottrina e dell’alfabeto ed i secondi della dottrina Donato e Grammatica.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Sono sempre destinati dall’ordinario due maestri che vengono stipendiati ognuno di venticinque scudi ognuno dall’Azienda ExGesuititica.</p>
<p style="text-align: justify;">4.Attualmente occupano l’impiego li ascritti Gio. Santus Marini e Salvatore Guiso ……… ambi del servi mento luogo da me assegnati fin dal 1819.</p>
<p style="text-align: justify;">5.Si fanno in Oliena le scuole dal viceparroco Francesco Salis tiene venticinque scudi all’azienda suddetta sono divise le classi come sopra e si servono gli stessi libri. In Orgosolo col Viceparroco Antonio Pintori colla sunnominata suddivisione di classi e uso di medesimi libri. In Mamoiada si tengono le scuole dal Viceparroco salvatore Satta nel modo indicato. Su Bitti dal Viceparroco Giorgio Munalanu come negli altri luoghi riguardo alle classi ed uso dei libri. In Orosei si tengono le scuole dal Viceparroco Bachisio Era colla stessa divisione e si usano i medesimi libri. In galtellì dal Viceparroco Pietro Sechi colla sunnominata divisione e uso dei libri. In Fonni si tengono le scuole per consuetudine da quei religiosi ed in questi anni si sono sospese per mancanza di soggetti</p>
<p style="text-align: justify;">5. In tutti i suddivisati villaggi il Rettore del luogo presenta all’Ordinario il soggetto più idoneo ad un tal mestiere per riportarne l’annunzia come in fatti furono tutti da me destinati senza Patenti dal 1818.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto sono in dovere ragguagliare l’E.V. su quanto mi si chiede all’atto che con profondo rispetto e venerazione mi costituisco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuoro, 12 Maggio 1820. Pasquale Turoni.</p>
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<p style="text-align: justify;">4</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Quadro dimostrativo dell’Intendente provinciale di Nuoro Avv. G. F. Medda; sullo stato delle scuole normali di detta provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">AST. Sard II el. m. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">5</p>
<p style="text-align: justify;">1827, Aprile 21, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale di Nuoro Avv.to Onnis scrive a Sua Eccellenza Il Viceré del Regno per aggiornarlo in merito allo stato delle Scuole Normali a Nuoro; egli afferma di essersi impegnato con tutte le sue forze per migliorare la qualità dell’istruzione. In particolare dichiara di aver risolto il problema della scarsa frequentazione della scuola da parte degli studenti a causa della noncuranza dei genitori e di aver provveduto a munire le scuole di carta penne e libri per gli studenti poveri.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;"> 6</p>
<p style="text-align: justify;">1827, aprile 21, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro dimostrativo sullo stato delle scuole normali della provincia di Nuoro .</p>
<p style="text-align: justify;">AST. Sard II el. m. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">7</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 26, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il sacerdote di Nuoro Michele Mingioni scrive a Sua Eccellenza informandolo che egli fa il Precettore a Nuoro da tre anni ottenendo dei buoni risultati fra gli allievi che sono stati premiati in una cerimonia pubblica dall’Intendente Provinciale Avvocato Onnis; nonostante ciò, quest’ultimo, senza alcun motivo, avrebbe sollevato il sacerdote dal suo incarico di Precettore affidando tale ruolo ad un Minore Osservante. Michele Mingioni chiede a Sua Eccellenza un’ispezione delle scuole per verificare eventuali irregolarità sulla nomina del nuovo Precettore.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca, Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il sacerdote Michele Mingioni di Nuoro umilmente espone all’E.V. che essendo stato chiamato e distratto dagli studi……………nell’Università di Cagliari dall’illustrissimo signor……….ed in quell’epoca Vic.o Gen.le Avv.to Pasquale Turoni ad oggetto di servire di Precettore delle scuole normali in detta di Nuoro non mancò d’informarsi con discapito della propria “condizione” agli ordini di detto suo Superiore. Recatosi in Nuoro subito l’esame e ripetuta l’approvazione venne eletto anche dal Sup.Governo Precettore delle Scuole Normali. Ammesso quest’ufficio e carica fin dal 1824 col massimo impegno e senza il minor rimprovero si gloria di averlo finora inservito e anche di aver dato agli alunni delle belle riprove riguardanti la materia della loro classe in privato ed in pubblico. L’intendente Provinciale Avv-to Onnis nella pubblica conferenza ed esame tenuto nella Chiesa della Vergine Concezione sotto li 18 scaduto ultimo D.bre avrebbe distribuiti dei premi ad otto o nove di detti alunni applaudendo la loro capacità e ringraziando la sorveglianza e ammaestramento del Supp.te Precettore. In questo atto riportarono il comune applauso gli alunni pressoché tutti dai concorr….letterati ed in effetto vennero promossi in 14 alla classe successiva di latinità. Poste indubbio le triennali fatiche le perdite sofferte e le recentissime prove date dal supp.te inaspettatamente si vede chiamato a sé dal Signor Intendente Onnis il giorno 23 del Gennaio ed avuto l’annunzio che si tenesse dismesso dall’ufficio di Precettore; stanti gli esitamenti a condoglianze della di lui non lodevole condotta ed insufficienza ed anche attesa l’esibizione d’un Minore Osservante che progettò servire con risparmio di Scudi cinque annui. In sentire una tal proposta dissona dalle precedenti circostanze che si gloria di non meritarsi e ha sentito di proporre le proprie giustificazioni, dette giustificazioni furono però disattese apertamente dal detto Sig. Intendente e quindi andrebbe farle con le attestazioni del capitolo e Consiglio Comunitativo che ha l’onore di qui unirle un tutto che potrà testificare il Signor Avv.to Nedde nel principio e progresso dell’elezione e precettiva del Supp.te Inten.te Prov.le. e poiché siffatta comunicazione non sarebbe basata in plausibile motivo inconsulto ogni membro componente l’ispezione di dette scuole ed indecora alla reputazione del Supp.te ma puramente? Certi impegni che si vociferano.</p>
<p style="text-align: justify;">Supplica l’E.V. si degni prendere in sua degna considerazione l’esposto ordinando che il Supp.te continuasse nella Precettiva in cui si trova e indi dare quelle altre provvidenze che stimerà del caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sacerdote Michele Mingioni</p>
<p style="text-align: justify;">8</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 26, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il sacerdote Michele Mingioni scrive a sua Eccellenza chiedendo che gli venga rilasciato un certificato legale che attesti la sua professione di Precettore delle Scuole Normali, per ben tre anni, nella città di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il sacerdote Michele Mingioni di questa Villa di Nuoro col dovuto rispetto espone a V.E. che per i suoi legittimi motivi abbisognerebbe di un certificato legale riguardante la condotta del Raf.te specialmente nell’educamento e di portamento da esso tenuto nelle Scuole Normali e fanciulli della medesima che per ben tre anni reggette e attualmente regge in questa Villa di Nuoro. Supplica quindi si degnino le SS. LL. Ill.me dare in foglio separato suddetto certificato nella forma suddetta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">9</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 26, Aula Capitolare, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il Capitolo dei Canonici di Nuoro attesta che il Sacerdote Michele Mingioni ricopre da tre anni in modo esemplare il ruolo di Precettore delle Scuole Normali di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In seguito alla soprascritta supplica il sottoscritto Capitolo attesta d’essere il Supp.te Sacerdote di buoni costumi assiduo al dovere, morigerato nonché d’aver servito per tre anni maestro delle Scuole Normali senza che al sottoscritto Capitolo li conti d’esservi stata alcuna legnanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">10</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 27, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il Sacerdote Mingioni allega alla sua richiesta un’attestazione del Consiglio Comunitativo di Nuoro che certifica l’ottimo lavoro di Precettore svolto per ben tre anni da Michele Mingioni.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia segreteria di stato e di guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">Si attesta dai sottoscritti Sindaco e Consiglio Comunitativo della villa di Nuoro che Michele Mingioni sacerdote di questa stessa sarebbe un soggetto di lodevoli ed esemplari costumi e per lo spazio di anni tre ha tenuto reggere come attualmente regge queste Scuole Normali in qualità di maestro si diportò con tutta accuratezza e disimpegno anzi in merito la pubblica benevolenza e applauso.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco Floris sindaco</p>
<p style="text-align: justify;">Salvatore C…..</p>
<p style="text-align: justify;">Segno + di Salvatore Puggioni</p>
<p style="text-align: justify;">Not.o Giuseppe Nanni Seg.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">11</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 26, Sassari</p>
<p style="text-align: justify;">Alfonso Ledda scrive a (al sovrintendente) confermando che il Minore Osservante Padre Costantino Brandino è Precettore delle scuole Normali in quanto ha superato un esame da parte di S.E.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non dissento che il padre Costantino Brandinu sia precettore delle Scuole normali giacchè V.S. lo ha giudicato idoneo. Tanto posso significare che in riscontro del pregiatissimo foglio delli 23 ed in attenzione dei suoi graditi comandi ho il bene di protestarmi. Alfonso Ledda</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">12</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 27, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il prefetto di Alghero Michele Solinas scrive al Magistrato sopra gli studi comunicandogli di aver sentito che si vuole nominare Precettore delle scuole normali di Nuoro il Minore Osservante Costantino Brandino, egli esprime in merito le sue perplessità in quanto afferma di essere a conoscenza che il religioso è stato in passato accusato di monetario falso, ha fatto il bandito per tre anni e detenuto nelle carceri di Sassari per il periodo di due anni.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi s’assicura positivamente che fra Costantino Brandino voglia destinarsi a precettore di queste scuole normali. Se questo s’avverasse i poveri ragazzi sarebbero certamente mal raccomandati per trattarsi d’un soggetto che attesa la di lui poco lodevole condotta sulle in…dell’Arcivescovo di Cagliari e d’ordine del governo fu espulso dai conventi di quella diocesi ma ancora da quelli della diocesi d’Ozieri è stato inquisito essendo religioso di monetario falso in quella circostanza, fu bandito per più di tre anni indi poi caduto sotto le forze rimase anni due circa detenuto nelle Regie Carceri di Sassari. Conosco che questi fatti sono ben lontani dalla mia incombenza ma il zelo che nutrisco per il miglior essere delle cose e l’amor per questa provincia da me governata hanno troppa forza nel mio spirito e superano ogni qualunque riguardo sul riflesso che il rapporto oso fare ad un superiore che se non altro si degnerà imputarlo ad un empio di buona volontà. Mi do l’onore d’esser colla più profonda venerazione e rispetto di Vostra Eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">13</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Gennaio 29, s.p.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Viceré del Regno scrive all’Intendente Provinciale chiedendo che vengano fatte delle verifiche in merito al Minore Osservante fra Costantino Brandino, in quanto si vocifera che questo sia una persona indegna di rivestire l’incarico di Precettore delle scuole Normali di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">As. Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Avendo presentato che il Religioso Osservante fra Costantino Brandino Precettore di codeste scuole Normali ed essendomi stato supposto che il medesimo fu un soggetto di poche lodevoli qualità personali ed indegno di occupare un tal posto ne pervengo lei per porvi norma e nel mentre prego Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">14</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Febbraio 9, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta alla lettera del 29 Gennaio, oggetto: Nomina di precettore normale; l’intendente provinciale Onnis risponde alla lettera del Magistrato sopra gli studi in merito alla nomina del Precettore delle Scuole Normali di Nuoro, egli afferma di aver nominato il Minore Osservante Costantino Brandino a causa dell’incapacità del precedente Precettore tanto che, in vista dell’esame degli studenti, è stato costretto a tenere lui stesso delle lezioni. L’Intendente Provinciale Onnis comunica inoltre a S.E. che con il nuovo Precettore si risparmierà la somma di dieci scudi l’anno e che è assolutamente ignaro della cattiva condotta di cui il Minore Osservante è accusato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Prima di pervenirmi il veneratissimo contro scritto dispaccio di V.E. era già installato nella funzione di Precettore di questa scuola normale il religioso Osservante fra Costantino Brandino presi gli opportuni concerti da me presi con questo Signor Vicario Generale sebbene dichiarato egli protettore dell’antico precettore e con mio dispiacere non poter fin dallo scorso corriere rassegnare a V.E. i motivi che mi determinarono a prescegliere questo soggetto …………………………..Nota a tutto il pubblico ed a me più che a qualunque altro l’incapacità dell’antico precettore motivo per cui nella circostanza di distribuire premi agli studenti avendo voluto che essi prestassero un pubblico esame dovetti io stesso istruirli per quindici giorni decisi di rimuoverlo dal posto tanto maggiormente in quantochè alla sua defficienza totale di lumi si unisce una troppo non lodevole condotta solendo spesso far troppo uso del vino. Misi dunque ciò in vista al Signor Vicario Generale e combinammo di eleggere il predetto religioso con un risparmio al comune di scudi dieci all’anno essendo l’onorario dell’antico precettore fissato in scudi trenta e quello del nuovo in scudi venti. Procuratomi quindi l’assenso del sig superiore a termini del regio Regolamento quale ho l’onore di compiegare all’E.V. lo installai nel posto. E ignota d’altronde a me la cattiva condotta di cui si accusa il Brandino. So che ha dei nemici nella stessa famiglia Religiosa ma so anche che non scarseggiando egli di talenti, esercisce l’Ufficio di Confessore, predica annualmente nelle quaresime la di Dio in quei comuni dai quali ne riceve l’invito e adempisce esattamente ai doveri di Religioso. Non poche prove io diedi a V.E. e alli rispettivi Magistrati Sopra gli Studi quanto mi stia a cuore lo stabilimento della pubblica istruzione e quindi non avrei permesso che vi venisse installato il Brandino se non concorressero nel medesimo i necessari requisiti. Sottopongo pertanto all’E.V. con la mia solita ingenuità quanto sopra e mentre spero che si degnerà ravvisare regolare la mia nomina quale da alcuni Spiriti maligni per fini secondari si vorrebbe revocare, ho l’atto onore di essere con …………..predistinto rispetto e profonda venerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Vostra Eccellenza</p>
<p style="text-align: justify;">Umilissimo l’Intendente Onnis</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">15</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Febbraio 10, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il Sacerdote Michele Mingioni scrive a S.E. lamentandosi di non aver ricevuto alcuna risposta alla sua richiesta di ottenere un certificato legale che dimostrasse la sua ineccepibile condotta nell’esercitare la professione di Precettore delle Scuole Normali di Nuoro, nonostante fossero state allegate alla sua richiesta anche due dichiarazioni da parte, rispettivamente, del Consiglio Comunitativo di Nuoro e del Capitolo della Villa. Michele Mingioni rinnova, dunque la sua richiesta di ottenere da S.E. il suddetto certificato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">Con due corse di posta non ebbi riscontro di ricevere riscontro alcuno d’una rassegnanza ch’ebbi l’onore d’umiliare a V.E. in vedermi senza prevenzione ne avviso alcuno deposto da questo Signor Intendente Prov.le dal servizio di Precettore delle scuole normali di questo Capoluogo anzi potrò gloriarmi d’avere disimpegnato un biennio avanzato e fanno fede le testimoniali dell’Ill.mo Rmo Capitolo e Consiglio Comunitativo che pure unito alla precedente rassegnanza ebbi l’onore d’umiliare all’E.V. La riputazione e carattere che è mio proprio mi chiamano vivamente a difenderlo e la difesa imploro all’E.V. e supplicandola di questa ho l’alta gloria di rassegnarmi col più profondo rispetto e pregare all’altissimo nel Sacrificio la conservazione ed esaltamento dell’E.V. spero ogni consolazione e provvidenza e con questa consolante aspettativa mi costituisco di nuovo dall’E.V.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">16</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Febbraio 26, s.p.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla risposta dell’Intendente Provinciale, il Magistrato sopra gli studi gli scrive con minuzia di particolari, le notizie pervenutegli riguardo il Minore Osservante Padre Costantino Brandino e sollecita l’Intendente a verificare la veridicità di tali notizie.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nonostante i riscontri che viene di darmi nel foglio del 9 corrente sulle qualità personali del religioso Osservante fra Costantino Brandino nuovo Precettore di codeste scuole normali sarebbero sufficienti a giustificare la di lui scelta. Non possono però non farmi impressione gli specifici e dettagliati riscontri pervenutimi che il religioso attesa la sua poco lodevole condotta fu sulle istanze dell’arcivescovo di Sassari dal Governo espulso non solo dai Conventi di quella diocesi ma anche da quelli della diocesi di Ozieri, che il medesimo essendo religioso è stato inquisito di monetario falso e che avendo in quella circostanza ………..fece per più di tre anni il bandito che finalmente caduto sotto le forze fu due anni incirca detenuto nelle Regie Carceri di Sassari. …….ove sussistessero i fatti sopraesposti non sarebbe certo conveniente di rassicurare la gioventù studiosa al governo di una persona di tal fatta; la incarico quindi di verificare i fatti suddetti e di farmene conoscere con premura il risultato per le ulteriori provvidenze.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">17</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Marzo s.g., Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta alla lettera del 26 febbraio da parte del Viceré del Regno, Oggetto: Riserva di ragguagli sul personale del Religioso Osservante fra Costantino Brandino; l’Intendente Provinciale assicura il Viceré che verificherà la veridicità delle accuse contro il Brandino per poi farne comunicazione a S.E.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sarà mia una particolar premura di verificare per mezzo di persone veramente imparziali i fatti pervenuti a V.E. sul personale religioso Osservante F. Costantino Brandino Precettore di questa scuola Normale. E mentre avrò l’onore di sottoporre all’E.V. con tutta ingenuità i ragguagli relativi ascrivo per ora a singolar pregio il rinnovarmi con indelebile predi stinto rispetto e profonda venerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Vostra Eccellenza</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">18</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Marzo 8, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Pasquale Turoni scrive all’Intendente provinciale Onnis per informarlo della condotta del precettore delle scuole Normali di Nuoro fra Costantino Brandino, egli afferma di non essere assolutamente a conoscenza delle accuse rivolte nei confronti del religioso, anzi, le smentisce assicurando che il Minore Osservante abbia sempre dato prova delle sue ottime qualità personali e ipotizza che le calunnie nei suoi confronti probabilmente arrivano da religiosi appartenenti alla sua stessa famiglia ma membri di altri partiti che per anni lo hanno perseguitato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">19</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Marzo 11, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta alla lettera del 26 Febbraio, oggetto: riserva di ragguagli sul personale del religioso Fra Costantino Brandino. L’intendente Provinciale Onnis scrive al Magistrato sopra gli studi affermando di essersi consultato in merito alle accuse contro il Minore osservante Precettore delle scuole normali di Nuoro, con l’Arciprete della cattedrale Pasquale Turoni il quale avrebbe smentito tutte le accuse nei confronti del religioso e anzi assicurato l’Intendente delle ottime qualità personali di padre Costantino Brandino.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">20</p>
<p style="text-align: justify;">1828, luglio 31, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro dimostrativo sullo stato delle scuole normali della provincia di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">21</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 2, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magistrato sopra gli studi scrive al superiore dei Minori Osservanti di Sassari, padre Alfonso Ledda, comunicandogli la sua piena approvazione in merito alla decisione di sollevare il Precettore delle Scuole Normali di Nuoro, Padre Costantino Brandino, dalla sua carica augurandosi, tuttavia, che il superiore abbia prima concordato tale decisione con l’Intendente Provinciale Onnis in modo da individuare insieme un altro Religioso idoneo alla carica di Precettore per le scuole Normali di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">22</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 6, Sassari</p>
<p style="text-align: justify;">Il superiore dei Minori Osservanti di Sassari padre Alfonso Ledda risponde al dispaccio del Viceré lamentandosi del fatto che le disposizioni di sollevare il Minore Osservante dalla carica di Precettore delle Scuole Normali di Nuoro non sono state rispettate dall’Intendente Provinciale Onnis e dall’Arcivescovo Monsignor Bua che, intendendo proteggere padre Costantino Brandino, hanno scavalcato la sua autorità e le sacre leggi dell’ordine dei Minori Osservanti. Padre Alfonso Ledda comunica al Viceré che l’intero paese di Nuoro è scandalizzato, che la gioventù non è affatto educata e lo invita ad accertarsene presso il Prefetto di Alghero avv.to Solinas, il carabiniere falchi comandante dei carabinieri reali, Salvatore serra e Francesco Nieddu capitani delle milizie urbane.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">23</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 10, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente Provinciale Onnis scrive al Magistrato sopra gli studi lamentandosi del fatto che il superiore provinciale dei Minori Osservanti abbia disposto il tempestivo allontanamento dal convento di Nuoro del religioso padre Costantino Brandino Precettore delle Scuole Normali, senza aver prima concordato insieme a lui tale decisione. L’intendente ritiene irregolare tale comportamento attribuendone le cause ai contrasti interni all’Ordine dei Minori Osservanti e, poiché a breve gli studenti dovranno sostenere un pubblico esame alla presenza dell’Arcivescovo d’Oristano Monsignor Bua, chiede al Viceré che le disposizioni del superiore provinciale dei Minori Osservanti vengano sospese per permettere agli studenti di sostenere l’esame.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">24</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 13, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Arcivescovo d’Oristano scrive al Magistrato sopra gli studi informandolo che, nonostante il Padre Vicario provinciale dei Minori Osservanti abbia trascorso in armonia circa un mese e mezzo nel convento di Nuoro, appena dopo la sua partenza abbia inviato all’Intendente Provinciale disposizioni per un allontanamento immediato del padre Costantino Brandino dal convento. L’Arcivescovo si lamenta del fatto che tali disposizioni non siano state concordate prima né con lui né con l’Intendente Provinciale, così come non è stata concordata la nomina di un altro religioso non conosciuto dall’Arcivescovo, che il vicario provinciale ha invece presentato come precettore per le Scuole Normali di Nuoro. L’Arcivescovo chiede dunque al viceré di sospendere le disposizioni del padre vicario provinciale dei Minori Osservanti almeno fino a quando gli studenti sosterranno l’esame che si terrà fra poco tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">25</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 16, s.p.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magistrato sopra gli studi comunica all’Intendente Provinciale di aver ricevuto oltre alla sua lettera anche quella dell’Arcivescovo Monsignor Bua e lo invita ad accettare le disposizioni del padre vicario provinciale dei Minori Osservanti in merito all’allontanamento di padre Costantino Brandino e a prendere le opportune informazioni in merito al nuovo Maestro proposto dal padre vicario provinciale dei Minori Osservanti.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">26</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre 16, s.p.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magistrato sopra gli studi risponde alla lettera dell’Arcivescovo di Oristano Monsignor Bua comunicandogli la sua soddisfazione nel constatare che all’Arcivescovo sta molto a cuore l’andamento delle Scuole a Nuoro e proprio per questo motivo gli comunica le informazioni pervenutegli dal Prefetto di Alghero, sulla base di tali informazioni egli lo informa che non solo approva le disposizioni del padre vicario provinciale ma che avrebbe desiderato che mai il Religioso padre Costantino Brandino avesse ricoperto la carica di Precettore presso le Scuole Normali di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">27</p>
<p style="text-align: justify;">1828, Settembre s.g., Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Padre Costantino Brandino scrive all’Arcivescovo di Oristano lamentandosi del fatto che i Superiori del suo ordine gli hanno negato il Vestiario che gli spetterebbe di diritto adducendo come motivazione che i Precettori degli altri conventi si accontentano di quanto da loro il comune. Il religioso conferma che gli altri precettori si accontentano di quanto viene dato loro dai rispettivi comuni ma afferma anche che molti di essi hanno un altro impiego oltre a quello di precettore e sottolinea inoltre che nonostante abbiano un minor numero di studenti rispetto a lui percepiscano uno stipendio più alto del suo. Poiché è stato rimosso dal suo esercizio prima della fine dell’anno non potrà percepire neanche l’intero stipendio per cui chiede che i suoi superiori gli corrispondano almeno metà del vestiario.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra, serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">28</p>
<p style="text-align: justify;">1834, novembre 30, Siniscola</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del Consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">29</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 3, Ovodda</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">30</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 6, Bono</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">31</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 7, Ollollai</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">32</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 7, Burgos</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">33</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 7, Ottana</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">34</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 8, Anela</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">35</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 8, Sporlatu</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">36</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 8, Bultei</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">37</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 9, Orosei</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">38</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 10, Orotelli</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">39</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 11, Posada</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">40</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 11, Olzai</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">41</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 11, Fonni</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">42</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 12, Dorgali</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">43</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 12, Sarule</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">44</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 12, Benetutti</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">45</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 13, Uniferi</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">46</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 13, Bottidda</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">47</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 15, Mamoiada</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">48</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 15, Orani</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">49</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 15, Onanì</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">50</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 16, Onifai</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">51</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 17, Irgoli</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">52</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 17, Nule</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">53</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 19, Gorofai</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">54</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 19, Torpè</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">55</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 19, Lodine</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">56</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 26, Lula</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">57</p>
<p style="text-align: justify;">1834, dicembre 27, Bitti.</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">58</p>
<p style="text-align: justify;">1835, gennaio 28, Orune</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">59</p>
<p style="text-align: justify;">1835, giugno 14, Orgosolo</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">60</p>
<p style="text-align: justify;">1835, dicembre 27, Bitti</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">61</p>
<p style="text-align: justify;">s.d. Gavoi</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta del consiglio Comunitativo al questionario riguardante lo stato delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">ASCa, Regia segreteria di Stato e di Guerra serie II, vol. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">62</p>
<p style="text-align: justify;">1) “Apertura della Scuola Normale</p>
<p style="text-align: justify;">Se la Scuola Normale era stata aperta subito dopo il Decreto Regio che la istituiva, tutti i paesi risposero che la Scuola Normale fu aperta nel 1824, ad eccezione di Ollolai in cui la scuola fu aperta nel 1827, e di Loculi in cui la scuola non era frequentata.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Locazione della scuola:</p>
<p style="text-align: justify;">Si faceva scuola nell&#8217;Oratorio a: Bono, Bottida, Benetutti, Dorgali, Mamoiada, Orgosolo, Saruli, Orotelli, Irgoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Si faceva scuola in casa del Rettore a: Burgos e Onanì.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Casa Parrochiale a: Sporlatu, Anela, Lula, Fonni, Orune, Torpè.</p>
<p style="text-align: justify;">Si faceva scuola nella casa del Maestro a: Lodine, Ollolai, Ovodda.</p>
<p style="text-align: justify;">Si teneva scuola nella Chiesa del Rosario a Nule, Posada, Gavoi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si teneva scuola nell&#8217;Oratorio delle Anime a: Siniscola, Orosei.</p>
<p style="text-align: justify;">A Bitti: nella Chiesa di San Michele.</p>
<p style="text-align: justify;">A Olzai: nella Chiesa di Sant&#8217;Anastasia.</p>
<p style="text-align: justify;">A Oniferi: nella Chiesa di San Pietro.</p>
<p style="text-align: justify;">A Bolotana: nella Chiesa di Santa Maria</p>
<p style="text-align: justify;">A Gorofai: nelle Chiese del Salvatore e Sant&#8217;Antonio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">3) Arredamento:</p>
<p style="text-align: justify;">A Sporlatu, Anela, Dorgali, Lula, Fonni, Lodine, Orune, Bitti, Gorofai,</p>
<p style="text-align: justify;">Onanì, Ollolai, Ovodda, Olzai, Orgosolo, Saruli; vi sono sedia e</p>
<p style="text-align: justify;">tavolino per il maestro, banchi, lavagna, gesso e spugna.</p>
<p style="text-align: justify;">A Bottida, Oniferi, Posada, Bolotana, Orani, Orotelli, Irgoli non ci</p>
<p style="text-align: justify;">sono il gesso e la spugna.</p>
<p style="text-align: justify;">A Ottana e Onifai non ci sono lavagna, spugna e gesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A Benetutti non ci sono banchi, lavagne, spugna e gesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A Nule mancano sedia e tavolino del maestro, spugna e gesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A Siniscola manca il gesso, i banchi sono in stato pessimo.</p>
<p style="text-align: justify;">A Torpè manca il tavolino del maestro e sedia.</p>
<p style="text-align: justify;">A Gavoi mancano i banchi.</p>
<p style="text-align: justify;">A Mamoiada manca il tavolino del maestro, banchi sconcerti, gesso</p>
<p style="text-align: justify;">e spugna.</p>
<p style="text-align: justify;">A Orosei, manca gesso, spugna e banchi.</p>
<p style="text-align: justify;">A Burgos: il Consiglio Comunitativo non sa se la scuola sia provvista</p>
<p style="text-align: justify;">di quanto prescritto nel questionario.</p>
<p style="text-align: justify;">Loculi: non risponde al quesito.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">4) Materiale didattico:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Paesi Libri Carta Penne Inchiostro Calamaio Crocifisso</p>
<p style="text-align: justify;">Bono si si si si no no</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida no no no no no In Chiesa</p>
<p style="text-align: justify;">Benetutti no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Burqos si si si si si no</p>
<p style="text-align: justify;">Dorgali no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni si si si no no si</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine no no no no no si</p>
<p style="text-align: justify;">Nule no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Orune si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola no no no no no si</p>
<p style="text-align: justify;">Posada no no no no no si</p>
<p style="text-align: justify;">Torpè no no no no no sì</p>
<p style="text-align: justify;">Bolotana no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Orani si si si si si no</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada no si si no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Olzai si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Ollolai si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Onanì si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Gorofai si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">Ottana no no no no no si</p>
<p style="text-align: justify;">lrqoli no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">,</p>
<p style="text-align: justify;">Onifai si no no no no si</p>
<p style="text-align: justify;">:&#8217;!</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei no no no no no no</p>
<p style="text-align: justify;">Oniferi si si si no si si</p>
<p style="text-align: justify;">Saruli si si si si si si</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Loculi: Non risponde al questionario</p>
<p style="text-align: justify;">Bitti: con frequenza mancano queste cose ag\i stude~ti pO&#8217;Ieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sporlatu: non sanno se gli alunni siano provvisti di ciò.</p>
<p style="text-align: justify;">Anela: non sanno &#8230; , essendo illetterati.</p>
<p style="text-align: justify;">Lula: per questi articoli non si provvede da anni due.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">5) Situazione igienico sanitaria dei locali:</p>
<p style="text-align: justify;">A Bono, Bottida, Burgos, Benetutti, Sporlatu, Anela, Dorgali, Lula,</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine, Nule, Orune, Posada, Torpè, Bitti, Gorofai, Onanì, Ollolai,</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda, Ottana, Oniferi, Saruli, Orotelli, Orosei, Onifai, Irgoli, Olzai i</p>
<p style="text-align: justify;">locali sono competentemente comodi e non soggetti ad umidità alcuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono inadatti per la scuola i locali nei paesi di:</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni: patisce molta umidità e il freddo, finestre mancanti di vetri.</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola: soggetto di umidità massime nell&#8217;inverno per mancarvi nei</p>
<p style="text-align: justify;">finestrini i vetri, le porte variamente logorate.</p>
<p style="text-align: justify;">Orani: non bastevolmente comodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Orgosolo: scomodi e freddi nell&#8217;inverno; si cerca di mandare gli</p>
<p style="text-align: justify;">scolari in altra stanzetta attigua.</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada: scomodi, umidi e malsani.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">6) Chi sovvenziona la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">I paesi di Bono, Buttida, Burgos, Benetutti, Dorgali, Fonni, Lodine,</p>
<p style="text-align: justify;">Nule, Orune, Siniscola, Bitti, Posada, Torpè, Bolotana, Onifai,</p>
<p style="text-align: justify;">Loculi, Irgoli, Orosei, Orotelli, Saruli, Oniferi, Ottana, Orgosolo,</p>
<p style="text-align: justify;">Orani, Ollolai, Gavoi, Onanì, Gorofai. Sovvenzionano la scuola per</p>
<p style="text-align: justify;">dirama comunale. Il paese di Lula: ogni anno fitto vacui delle</p>
<p style="text-align: justify;">vidazzoni da cui si ricavano L. 75 e da queste se ne prendono L. 11</p>
<p style="text-align: justify;">per la scuola. Il paese di Mamoiada corrisponde il salario annuo</p>
<p style="text-align: justify;">dalla popolazione non essendoci dirama comunale per tali spese;</p>
<p style="text-align: justify;">privo di terreno in dotazione e di lasciti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">7) Stipendio del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Onanì Lire sarde 20</p>
<p style="text-align: justify;">Anela Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada Scudi annui 25</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda Lire 50</p>
<p style="text-align: justify;">Orune Scudi 30</p>
<p style="text-align: justify;">Bitti Lire Sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Saruli Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Sporlatu Scudi sardi 12</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi Non rivela la somma</p>
<p style="text-align: justify;">Onifai Lire 37</p>
<p style="text-align: justify;">Burgos Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Orgosolo Scudi sardi 25</p>
<p style="text-align: justify;">Irgoli Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine Scudi sardi 10</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei Lire sarde 32</p>
<p style="text-align: justify;">Nule Scudi sardi 35</p>
<p style="text-align: justify;">Lula Lire sarde 37</p>
<p style="text-align: justify;">Bono Scudi sardi 36</p>
<p style="text-align: justify;">Ottana Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Orotelli Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">Posada Lire sarde 50</p>
<p style="text-align: justify;">Torpè . Lire sarde 20</p>
<p style="text-align: justify;">Olzai Lire sarde 50</p>
<p style="text-align: justify;">.:,</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni Scudi sardi 15</p>
<p style="text-align: justify;">Dorgali Scudi sardi 40</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida Lire sarde 30</p>
<p style="text-align: justify;">Ollolai Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Orani Scudi sardi 30</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Bolo tana Lire sarde 75</p>
<p style="text-align: justify;">Oniferi Scudi sardi 20</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gorofai: trovasi senza pagato detto precettore per anni due a motivo di non aver potuto aprir scuola in detti anni stante la totale deficenza dei scolari, e ciò per la povertà del popolo e pel flagello del vaiolo; lo stipendio era quello di Lire sarde 20.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> <img src='http://www.angelinotedde.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Condotta e qualità morali del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Mamoiada, Orune, Bitti, Anela, Dorgali, Olzai,</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola, Ollolai, Bottida, Posada, Torpé, Benetutti, Gavoi, Onifai,</p>
<p style="text-align: justify;">Burgos, Lodine, Irgoli, Orosei, Nule, Lula, Orotelli, Ottana, Orgosolo,</p>
<p style="text-align: justify;">Bono, il maestro è di lodevole condotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: non vi stanno scolari, il precettore spesso</p>
<p style="text-align: justify;">accusato di scandalose disoneste corrispondenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ovodda: il maestro spesso affida la scuola ai fanciulli</p>
<p style="text-align: justify;">per cui non può mai nascere virtù.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Gorofai: mancanza di allievi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Fonni: i precettori nominati non sono mai stati graditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Uniferi: Lamenta il continuo cambio di precettore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">9) Doveri del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Orune, Bitti, Dorgali, Saruli, Mamoiada, Bottida,</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola, Ollolai, Sporlatu, Benetutti, Anela, Gavoi, Orgosolo,</p>
<p style="text-align: justify;">Uniferi, Nule, Orosei, il precettore esegue le sue incombenze</p>
<p style="text-align: justify;">puntualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: mancante di allievi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ovodda: il parroco attende alla molteplicità degli</p>
<p style="text-align: justify;">affari trascurando completamente lo stato di precettore in la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio implora la nomina di un viceparroco che attenda alla scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Bolotana: il precettore non svolge sempre i doveri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Fonni: le incombenze di maestro di scuola le svolge</p>
<p style="text-align: justify;">con poca scrupolosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orani: il Consiglio non sa se il maestro ha svolto il suo</p>
<p style="text-align: justify;">dovere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Uniferi: non si sa se il precettore ha svolto le sue</p>
<p style="text-align: justify;">incombenze; la scuola chiusa per lungo termine e per lungo tempo</p>
<p style="text-align: justify;">aperta. Sebbene il Comune abbia pagato sempre, dicasi che i padri</p>
<p style="text-align: justify;">di famiglia non mandano i loro figli alla scuola, alcuni per il pretesto</p>
<p style="text-align: justify;">di impiegare i figli in altri affari di famiglia, altri perché non vi</p>
<p style="text-align: justify;">sperano profitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Olzai: il parroco non compiva le incombenze di</p>
<p style="text-align: justify;">precettore dedicato più alle funzioni della chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Torpè: il precettore non si sa se ha svolto e conseguito</p>
<p style="text-align: justify;">il suo dovere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Posada: il precettore non ha eseguito le sue</p>
<p style="text-align: justify;">incombenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Burgos: il Consiglio crede che il maestro abbia svolto le</p>
<p style="text-align: justify;">sue incombenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Lodine: il maestro zelante nelle sue incombenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Lula: il precettore consegue il possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orotelli: dal 1824 al 1834 si sono avuti cinque</p>
<p style="text-align: justify;">precettori. Non si è avuto profitto negli studenti; i padri di famiglia si</p>
<p style="text-align: justify;">determinano non pochi di mandare alla scuola i di loro figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ottana: non si è venduto alcuno profitto negli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1824 a questa parte vi sono stati quattro precettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Bono: il Consiglio crede che il precettore abbia</p>
<p style="text-align: justify;">conseguito&#8217;tutte le incombenze.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">10) Se si osservava l&#8217;orario delle lezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Bitti, Dorgali, Gavoi, Mamoiada, Lula, Bolotana,</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida, Ollolai; si teneva scuola tre ore di mattina e due dopo</p>
<p style="text-align: justify;">pranzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Fonni, Oniferi, Torpè, Posada, Orani, Benetutti, Onifai,</p>
<p style="text-align: justify;">Orgosolo, Irgoli, Orune, Orosei, Orotelli, Bono, Ovodda, Anela,</p>
<p style="text-align: justify;">Saruli, Ottana; l&#8217;orario delle lezioni non si rispetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: non si attesta se l&#8217;orario siasi osservato stante</p>
<p style="text-align: justify;">la mancanza di orologio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Gorofai: la scuola trovasi in mancanza di scolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Siniscola: non si svolgono le ore di lezione in</p>
<p style="text-align: justify;">regolarità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Olzai: la lezione si tiene un&#8217;ora la mattina e una dopo il</p>
<p style="text-align: justify;">pranzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Sporlatu: non si sa se si osserva l&#8217;ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Lodine: le lezioni sono di Dottrina Cristiana; gli scolari</p>
<p style="text-align: justify;">non sono atti a conteggiare nè a scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Nule: il Consiglio non sa se il parroco compie la sua</p>
<p style="text-align: justify;">obbligazione per l&#8217;orario, se mancasse, il parroco lui stesso può</p>
<p style="text-align: justify;">darne conto all&#8217;Intendente della Provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">11) Indicare i giorni in cui si faceva scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Bitti, Orune, Dorgali, Bottida, Mamoiada, Bolotana,</p>
<p style="text-align: justify;">Ollolai, Orani, Siniscola, Oniferi, Olzai, Torpé, Sporlatu, Benetutti,</p>
<p style="text-align: justify;">Bono, Lula, Nule, Orosei, Orgosolo, Lodine, Burgos, Onifai, Gavoi;</p>
<p style="text-align: justify;">la scuola si esercita tutti i giorni eccettuato il giovedì e i giorni di</p>
<p style="text-align: justify;">vacanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di Anela, Fonni, Gorofai, Orotelli, Ottana, Ovodda, non si</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;,</p>
<p style="text-align: justify;">svolge tutti i giorni la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">12) Le materie svolte durante l&#8217;ora di scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orune: la mattina si insegna a leggere, scrivere e</p>
<p style="text-align: justify;">aritmetica, di sera la Dottrina Cristiana, il Catechismo Agrario a</p>
<p style="text-align: justify;">quelli che lo comprendono.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Saruli: la mattina scrivere, leggere, aritmetica; la</p>
<p style="text-align: justify;">Dottrina Cristiana e il Catechismo Agrario alla sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Fonni: le ore della lezione sono limitate alla mattina e alla</p>
<p style="text-align: justify;">sera non si svolge con ordine e zelo le diligenze dovute.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Anela: il Consiglio Comunitativo essendo i probi</p>
<p style="text-align: justify;">illetterati non sa se il precettore si attenga a quanto si chiede.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ovodda: le lezioni si tengono con ordine e zelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: il Consiglio non sa se le ore di mattina si</p>
<p style="text-align: justify;">impiegano come di dovere; i fanciulli pochissimi e inabili per siffatte</p>
<p style="text-align: justify;">operazioni essendo minori di otto anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Mamoiada: per i fanciulli capaci, alla mattina lettura,</p>
<p style="text-align: justify;">scrittura, aritmetica; al dopo pranzo la Dottrina Cristiana recitata ad</p>
<p style="text-align: justify;">alta voce, il Catechismo Agrario non si spiega più.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Loculi: risposta alcuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Dorgali le lezioni si s&#8217;volgono secondo regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Bottida: non si fa Catechismo Agrario per assenza di</p>
<p style="text-align: justify;">libri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Bolotana: i fanciulli per la puerile età non conoscono</p>
<p style="text-align: justify;">alcun principio di aritmetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ollolai: il precettore tiene lezione regolarmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orani: sono pochi i profitti degli allievi in quanto</p>
<p style="text-align: justify;">alcuno di essi aveva principi di agricoltura e mai che abbia saputo</p>
<p style="text-align: justify;">l&#8217;aritmetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Siniscola: il precettore svolge lezioni secondo</p>
<p style="text-align: justify;">regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Oniferi: le poche lezioni del precettore non trattano di</p>
<p style="text-align: justify;">scrittura, aritmetica e Catechismo Agrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Olzai: secondo il regolamento si fanno le lezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Torpé: non se ne praticò in tempo alcuno stante il fatto</p>
<p style="text-align: justify;">che i fanciulli sono assenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Posada: non si fa lettura né spiegazioni né Dottrina</p>
<p style="text-align: justify;">Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Sporlatu: il Consiglio Comunitativo crede che la scuola</p>
<p style="text-align: justify;">venga fatta secondo il regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Benetutti: per mancanza di libri si ostentava il</p>
<p style="text-align: justify;">Catechismo Agrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Gavoi: secondo regolamento si svolge la scuola da</p>
<p style="text-align: justify;">parte del precettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onifai: ignorano i consiglieri se venga adempiuto</p>
<p style="text-align: justify;">quanto il regolamento prescrive.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Burgos: essendo illetterati ignorano se venga adempiuto</p>
<p style="text-align: justify;">secondo il regolamento prescritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Lodine: assenza dei fanciulli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orgosolo: non sanno alcuna cosa essendo illetterati</p>
<p style="text-align: justify;">sulle lezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Irgoli: non si teneva lezione secondo regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orosei: ostentava il Catechismo Agrario e aritmetica</p>
<p style="text-align: justify;">per mancanza di libri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Nule: non si attesta se le lezioni siano a modo di</p>
<p style="text-align: justify;">regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Lula: le lezioni vanno a modo del regolamento a</p>
<p style="text-align: justify;">eccezione dell&#8217;aritmetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orotelli: non si è mai trattato d&#8217;aritmetica e Catechismo</p>
<p style="text-align: justify;">Agrario; non ci sono allievi che sanno scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ottana: ostenta il Catechismo Agrario e l&#8217;aritmetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese &#8216;di Bono: le lezioni secondo regolamento, non si fa</p>
<p style="text-align: justify;">Catechismo Agrario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">13) Partecipazione alle funzioni religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Orune, Saruli, Bolotana, Nule, Ollollai, Sporlatu, Gavoi, Burgos, Olzai; le funzioni religiose sono secondo regolamento,</p>
<p style="text-align: justify;">si ascolta alla Chiesa a fine la Santa Messa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Ovodda e Mamoiada non si osserva ne triduo ne</p>
<p style="text-align: justify;">Catechismo per essere tutti fanciulletti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Bottida, Dorgali, Anela, il parroco e precettore non cura</p>
<p style="text-align: justify;">far Catechismo a questi allievi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Siniscola, Lodine, Torpé, Posada, Onifai, e Oniferi per</p>
<p style="text-align: justify;">essere pochi e fanciulletti li scolari non si fa triduo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si è mai osservato triduo ne Catechismo nei paesi di: Orgosolo,</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei, Ottana, Bono, Orotelli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">14) Se c&#8217;era stata distribuzione di premi agli alunni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Mamoiada, Ovodda, Anela, Orune, Bitti, Saruli, Fonni,</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida, Benetutti, Bono, Ottana, Nule, Orotelli, Orosei, Burgos,</p>
<p style="text-align: justify;">Bolotana, Onifai, Gavoi, Torpé, Olzai, Oniferi, Orani non si fa</p>
<p style="text-align: justify;">distribuzione alcuna di premi agli allievi, a motivo la mancanza della</p>
<p style="text-align: justify;">somma necessaria per l&#8217;acquisto di essi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: la distribuzione dei premi non fu mai fatta in</p>
<p style="text-align: justify;">quanto gli allievi stanno alle prime nozioni del leggere e del copiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Dorgali: alcuni premi dalla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Ollolai: il parroco distribuì alcuni premi agli allievi più</p>
<p style="text-align: justify;">diligenti fatti premi sostanziavano in delle Immagini Sacre.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Sporlatu: il Consiglio non annota distribuzioni di premi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orgosolo: gli alunni non conseguono il corso; mai fatta</p>
<p style="text-align: justify;">alcuna distribuzione di premi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di Siniscola e Irgoli: si fa poca distribuzione di premi.</p>
<p style="text-align: justify;">15) Numero degli scolari:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Onanì 506</p>
<p style="text-align: justify;">Ovodda circa 20</p>
<p style="text-align: justify;">Mamoiada 20</p>
<p style="text-align: justify;">Anela 4 o 5, ora 2</p>
<p style="text-align: justify;">Orune 15, 50 neolì anni passati</p>
<p style="text-align: justify;">Bitti 40, ora 20</p>
<p style="text-align: justify;">Saruli 21022</p>
<p style="text-align: justify;">Gorofai O, prima del vaiolo ascende a 10</p>
<p style="text-align: justify;">Fonni attualmente 20 o 30 più di 60 nei</p>
<p style="text-align: justify;">primi anni della scuola</p>
<p style="text-align: justify;">Loculi non vi sono alcuni scolari</p>
<p style="text-align: justify;">Bottida 3 o 4 prima, 15 o 16 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Dorgali 30,35,40</p>
<p style="text-align: justify;">Bolotana 40 o 50</p>
<p style="text-align: justify;">Ollolai 14 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Orani 18 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Siniscola 23 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Oniferi 406</p>
<p style="text-align: justify;">Olzai 40, da 30 a 50 anche negli anni</p>
<p style="text-align: justify;">passati</p>
<p style="text-align: justify;">Torpé 5 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Posada 11 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Sponatu ora 14, negli anni passati 10</p>
<p style="text-align: justify;">Benetutti , 25 attualmente</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi 40 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Onifai negli anni passati 17, 3 o 4 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Burgos 12 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Lodine 4, nessuno profittò del corso</p>
<p style="text-align: justify;">orgosolo 15 o 12 in numero ordinario</p>
<p style="text-align: justify;">Irgoli Da 4 a 6</p>
<p style="text-align: justify;">Orosei In numero di 23</p>
<p style="text-align: justify;">Nule Tutti piccoli 35</p>
<p style="text-align: justify;">Lula 15 negli anni passati più di 20</p>
<p style="text-align: justify;">Orotelli 12 ora</p>
<p style="text-align: justify;">Ottana Da 8 a 10</p>
<p style="text-align: justify;">Bono In numero ordinario da 52 a 60</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">16) Eventuali abusi</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi di: Onanì, Mamoiada, Ovodda, Orune, Anela, Bitti, Saruli,</p>
<p style="text-align: justify;">Gorofai , Loculi, Dorgali, Bottida, Bolotana, Ollolai, Siniscola, Torpè,</p>
<p style="text-align: justify;">Posada, Benetutti, Olzai, Sporlatu, Bono, Ottana, Lula, Nule, Orosei,</p>
<p style="text-align: justify;">Gavoi, Lodine, Burgos, Orgosolo, non fu fatto alcun abuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Fonni: il Consiglio si lagna della mancanza di buon</p>
<p style="text-align: justify;">precettore, su di che si è reclamato più volte al Padre Provinciale</p>
<p style="text-align: justify;">per essersi fatta scuola con poca cura.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onanì: il Consiglio determinò di reclamare abusi mai</p>
<p style="text-align: justify;">però lo esegue.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Oniferi: il Consiglio reclama che il parroco come</p>
<p style="text-align: justify;">precettore venga stretto a far le sue incombenze a seguito di</p>
<p style="text-align: justify;">regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Onifai: il Consiglio reclama che i padri di famiglia sono</p>
<p style="text-align: justify;">restii di mandare i figli loro alla scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Irgoli: si reclama la poca partecipazione dei fanciulli</p>
<p style="text-align: justify;">alla scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paese di Orotelli: il Consiglio Comunitativo reclama che il</p>
<p style="text-align: justify;">parroco precettore della medesima scuola normale non si è fin qui</p>
<p style="text-align: justify;">curato né si cura come era in dovere la stessa scuola mensualmente”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">63</p>
<p style="text-align: justify;">1840, luglio 3, Orani</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio Comunitativo di Orani insieme con il parroco scrivono una richiesta all’Intendente Provinciale di Nuoro affinché venga corrisposta al precettore delle scuole normali Giuseppe Satta una gratificazione di 25 lire per l’ottimo servizio prestato; quest’ultimo in realtà avrebbe richiesto un aumento di stipendio ma poiché è in servizio solo da un anno si è pensato di conferirgli la suddetta gratificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">64</p>
<p style="text-align: justify;">1840, luglio 7, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale di Nuoro scrive al Magistrato Sopra gli Studi per comunicargli che il Consiglio Comunitativo di Orani e il parroco hanno richiesto una gratificazione di 25 lire a favore del precettore delle scuole normali Giuseppe Satta, L’intendente Provinciale di Nuoro non è d’accordo con tale proposta in quanto, se venisse accettata, i maestri più anziani sicuramente avanzerebbero delle lamentele o ulteriori pretese.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">65</p>
<p style="text-align: justify;">1840, luglio 19, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magistrato Sopra gli Studi riconosce come lodevole la proposta avanzata dal Consiglio Comunitativo e dal parroco di Orani ma, d’accordo con l’Intendente Provinciale di Nuoro, ritiene inopportuno conferire in così breve tempo una gratificazione al precettore; decide dunque di far passare ancora del tempo avere la possibilità di verificare nel lungo termine le effettive capacità e competenze del Satta.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">66</p>
<p style="text-align: justify;">1840, agosto 14, Oliena</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario parrocchiale di Oliena, Salvatore Cannas, scrive all’Intendente Provinciale lamentandosi del fatto che il precettore delle scuole normali Francesco Tola, ha accettato la carica di attuario bacelliere; chi scrive ritiene i due incarichi incompatibili tra loro, per questo motivo, viene richiesto all’arcivescovo di sostituire il Tola con l’avvocato Angelo Puligheddu chierico della direzione del vicario parrocchiale.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">67</p>
<p style="text-align: justify;">1840, agosto 21, Oliena</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicario parrocchiale non riceve alcuna risposta da parte dell’Intendente Provinciale alla lettera del 14 agosto, per cui, il 21 agosto ribadisce la sua richiesta, affermando che rivolgerà tale richiesta anche all’Incaricato dell’Istruzione Viceregia.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">68</p>
<p style="text-align: justify;">1840, settembre 10, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale scrive all’Incaricato dell’Istruzione Viceregia per informarlo su quanto succede ad Oliena, in particolare, egli afferma che in seguito alla richiesta del Parroco di sollevare dall’incarico l’attuale precettore per sostituirlo con un chierico con la motivazione che il primo ricoprisse un altro incarico incompatibile con quello di precettore, ha voluto prendere del tempo per verificare la veridicità di quanto gli è stato comunicato ma, non avendo ricevuto tempestivamente una risposta, il religioso ha minacciato di rivolgersi direttamente all’Incaricato dell’Istruzione Viceregia. L’Intendente Provinciale di Nuoro, dunque, intende assicurare quest’ultimo che da parte sua ci sono la massima serietà e interesse unicamente per la qualità dell’istruzione ad Oliena.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">69</p>
<p style="text-align: justify;">1840, settembre 13, Oliena</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio Comunitativo di Oliena scrive all’Intendente Provinciale lamentandosi del fatto che il parroco abbia deciso, di sua iniziativa, di sollevare il precettore delle scuole normali di Oliena dal suo incarico in seguito all’accettazione, da parte di quest’ultimo, dell’incarico di attuario bacelliere; ciò che il Consiglio Comunitativo non accetta non è tanto la decisione in sé ma il fatto che tale decisione sia stata presa dal parroco quando invece la nomina o sostituzione del precettore spetta al Consiglio Comunitativo e all’Intendente Provinciale.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">70</p>
<p style="text-align: justify;">1840, ottobre 30, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">L’Incaricato dell’Istruzione Viceregia risponde alla richiesta del Vicario Parrochiale affermando che sulla base di quanto asserisce l’art. 34 del Regio Editto del 24 Giugno 1823, e cioè che la nomina del precettore delle scuole spetta all’Intendente della Provincia sulla proposta del sindaco e del parroco, egli non ritiene sia il caso di interferire in tale decisione.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">71</p>
<p style="text-align: justify;">1840, novembre 14, Olzai</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Piras, scrive all’Intendente Provinciale di Nuoro chiedendogli di poter riassumere la carica di Precettore delle scuole normali di Olzai da lui ricoperta in modo esemplare per due anni fino al Novembre del 1839 quando viene allontanato dal Paese (il motivo non viene detto) per farvi rientro nell’ottobre del 1840. Il Piras spiega all’Intendente Provinciale che durante il periodo del suo esilio è stato sostituito da Antonio Tola e che il Rettore Parrocchiale non intende sollevare quest’ultimo dall’incarico di precettore per riassegnare tale ufficio al Piras.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">72</p>
<p style="text-align: justify;">1840, novembre 28, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla richiesta di Antonio Piras l’Intendente Provinciale di Nuoro scrive al Viceré comunicandogli la richiesta fatta dal Piras, egli rinnova tale richiesta e chiede dunque che Antonio Piras venga reintegrato nella sua carica di Precettore delle scuole normali di Olzai.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">73</p>
<p style="text-align: justify;">1841, 11 ottobre, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale scrive all’incaricato dell’istruzione per aggiornarlo in merito allo stipendio dei precettori delle scuole normali, egli precisa che per quanto riguarda i villaggi di Lollovi, Gorofai, Lodine, Orani, Sporlatu, Loculi, Onifai, questi per lo scarso numero di abitanti e per le condizioni di povertà nelle quali versa la popolazione, non sarebbero in grado di sostenere le spese per un precettore; allo stesso modo tuttavia l’Intendente sottolinea quanto sia importante in questi villaggi la presenza delle scuole. Sulla base di tale riflessione egli propone di portare lo stipendio dei precettori dei suddetti villaggi a cinquanta lire sarde in modo che le casse comunali possano far fronte a tale spesa.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">74</p>
<p style="text-align: justify;">1841, Dicembre 6, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro dimostrativo sullo stato delle scuole normali nella provincia di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">N° D’ORDINE INDICAZIONE</p>
<p style="text-align: justify;">DEI COMUNI POPOLAZIONE STIPENDIO DA ASSEGNARSI AL PRECETTORE SPESE DI PROGRESSIVA SUSSISTENZA DELLA SCUOLA OSSERVAZIONI</p>
<p style="text-align: justify;">Proporzionatamente al numero di abitanti e ai mezzi di ciascuna popolazione si sono fissati gli stipendi da retribuire ai Precettori delle rispettive Scuole Normali senza aver riguardo del merito o demerito degli attuali così come le spese di progressiva sussistenza delle medesime scuole. Nel villaggio di Lollovi non vi è mai stata Scuola Normale giacché sebbene distante due ore si volle considerare come appendice di Nuoro, perciò non vi è Consiglio Comunitativo né impiegato comunale. Il ristretto numero di popolatori ed il miserabile stato finanziario dei comuni di Gorofai, Orani, Sporlatu,Lodine, Loculi, Onifai,ed Uniferi consigliano di prescindere dal tenere impiantate le Scuole Normali salvochè piacesse al provvido Governo di limitare a sole lire sarde 50 lo stipendio dei rispettivi Precettori, nel qual caso si potrebbe anche sperare un miglioramento nella pubblica istruzione in quei Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">1 Nuoro 3800 200 25</p>
<p style="text-align: justify;">2 Oliena 2900 179 15</p>
<p style="text-align: justify;">3 Lollovi 180 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">4 Bitti 2700 175 15</p>
<p style="text-align: justify;">5 Gorofai 260 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">6 Onani 160 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">7 Orune 200 125 12</p>
<p style="text-align: justify;">8 Lula 900 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">9 Nule 1200 112 10</p>
<p style="text-align: justify;">10 Osidda 600 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">11 Bono 3080 179 20</p>
<p style="text-align: justify;">12 Bolottana 2900 179 19</p>
<p style="text-align: justify;">13 Benetutti 1900 125 12</p>
<p style="text-align: justify;">14 Botidda 670 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">15 Bultei 770 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">16 Burgos 560 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">17 Illorai 850 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">18 Sporlatu 290 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">19 Anela 540 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">20 Fonni 3050 175 20</p>
<p style="text-align: justify;">21 Lodine 120 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">22 Mamoiada 1725 125 12</p>
<p style="text-align: justify;">23 Ollollai 850 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">24 Olzai 1120 112 10</p>
<p style="text-align: justify;">25 Ovodda 900 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">26 Orgolsolo 2050 125 12</p>
<p style="text-align: justify;">27 Gavoi 1430 120 12</p>
<p style="text-align: justify;">28 Galtellì 800 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">29 Dorgali 3400 175 20</p>
<p style="text-align: justify;">30 Orosei 1700 125 15</p>
<p style="text-align: justify;">31 Irgoli 550 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">32 Loculi 250 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">33 Onifai 400 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">34 Orani 1800 125 12</p>
<p style="text-align: justify;">35 Orotelli 1300 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">36 Ottana 790 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">37 Sarule 1440 120 12</p>
<p style="text-align: justify;">38 Uniferi 250 __ __</p>
<p style="text-align: justify;">39 Posada 1000 112 10</p>
<p style="text-align: justify;">40 Siniscola 2800 150 15</p>
<p style="text-align: justify;">41 Torpè 750 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">42 Lodè 900 100 10</p>
<p style="text-align: justify;">Totale __ 4237 427</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fatto all’Ufficio dell’Intendente Provinciale</p>
<p style="text-align: justify;">Nuoro 6 Dicembre 1841</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">75</p>
<p style="text-align: justify;">1842, febbraio 12, Bolottona</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale di Nuoro scrive all’Incaricato delle funzioni viceregie per comunicargli la proposta fatta dal Consiglio Comunitativo di Irgoli in merito allo stipendio da destinare al precettore delle scuole normali: considerando il fatto che il comune di Irgoli può sostenere la spesa di quaranta scudi annui si è pensato di destinare tale somma allo stipendio del precettore il quale si occupa anche dell’istruzione dei giovani dei villaggi di Loculi e Onifai che non potrebbero altrimenti permettersi di educare la loro gioventù. Per quanto riguarda lo stato delle scuole nei suddetti villaggi l’Intendente evidenzia che la scarsa frequenza della scuola da parte dei giovani è da attribuirsi ai genitori che preferiscono mandare i propri figli a lavorare ma anche allo scarso impegno da parte del precettore. Quest’ultimo d’altra parte viene ricompensato con soli scudi quindici annui per cui probabilmente è il primo a non essere motivato ad impegnarsi; l’Intendente è ben consapevole che quaranta scudi annui rappresentano una somma considerevole per il comune di Irgoli ma è anche convinto che la popolazione accetterà di buon grado di fare tale sacrificio quando ne vedrà i risultati.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">76</p>
<p style="text-align: justify;">1842, maggio 31, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale di Nuoro scrive all’Incaricato delle funzioni viceregie a nome del precettore Giuseppe….. che ha ricoperto il posto di precettore della scuola normali di Orani fino al penultimo trimestre seguendo “l’antico metodo”, chiedendo che gli venga corrisposto ugualmente lo stipendio di Settancinque lire sarde annue considerato che è stato sollevato alla fine di Marzo. L’intendente comunica che nella stessa situazione del suddetto precettore si trovano anche i precettori dei villaggi vicini che non hanno potuto fare il prescritto corso di metodica.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">77</p>
<p style="text-align: justify;">1842, luglio 21, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">L’incaricato delle funzioni viceregie risponde all’Intendente provinciale di Nuoro assicurandogli che tutti i precettori che hanno ricoperto il loro incarico fino a Marzo poiché dopo non hanno mostrato alcuna intenzione di frequentare il corso di Metodica, saranno ugualmente pagati per il servizio prestato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">78</p>
<p style="text-align: justify;">1842, aprile 29, Ollolai</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito all’ordinanza dell’Ispettore Generale delle scuole di metodica ed elementari che decretava le dimissioni dell’attuale precettore Michele Ladu del villaggio di Ollollai, poiché questi non aveva conseguito le Regie Patenti, il rettore parrocchiale del villaggio scrive all’Ispettore Generale chiedendogli di mandare un maestro idoneo poiché la mancanza di un maestro comporterebbe l’impossibilità di aprire le scuole e questo sarebbe dannoso per i ragazzi che già frequentano poco in quanto spesso i genitori li tengono a casa per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">79</p>
<p style="text-align: justify;">1842, maggio 24, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">L’ispettore generale di metodica risponde al rettore parrocchiale di Ollollai dicendogli di permettere al precettore appena sollevato dall’incarico, Michele Ladu, di fare da supplente nel villaggio fino a quando non si fosse trovato un maestro idoneo.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">80</p>
<p style="text-align: justify;">1842, s.d., Posada</p>
<p style="text-align: justify;">Il rettore Parrocchiale di Posada scrive all’Ispettore Generale delle scuole di metodica ed elementari chiedendogli di nominare un precettore per le scuole del villaggio poiché il viceparroco, attuale precettore del villaggio, non riesce ad occuparsi contemporaneamente della scuola e della chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">81</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Agosto s.g., Illorai</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio comunale di Illorai invia all’Ispettorato Generale un ricorso contro il Precettore delle Scuola di Metodica, Mauro Era, accusandolo di svolgere tale incarico con superficialità, solo due volte alla settimana, a causa degli altri impieghi che lo stesso Era ricopre; considerato che il suddetto Precettore percepisce uno stipendio di 50 scudi sardi il consiglio comunitativo chiede che venga sollevato dagli altri incarichi in modo che possa esercitare a tempo pieno il suo incarico di Precettore.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">82</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Agosto,s.g., Illorai</p>
<p style="text-align: justify;">Il parroco d’Illorai, direttore della scuola elementare del comune, scrive all’ Ispettorato Generale, in seguito all’accusa rivolta dal Consiglio Comunale contro il Precettore d’Illorai, Mauro Era, di non svolgere onestamente il proprio dovere a causa dei diversi impieghi che esso ricopre. Chi scrive assicura all’Intendente che la condotta di Era è irreprensibile che quotidianamente e agli orari stabiliti, svolge le sue lezioni e fa frequentare la messa agli studenti. Pare che le accuse infondate contro il Precettore provengano dunque dalla malevolenza di alcuni membri del Consiglio, in particolare, dal Notaio Giovanni Raimondo Sanna che, in qualità di segretario comunale, si occupa di scrivere le deliberazioni del Consiglio; lo scopo del Sanna sarebbe quello di occupare lui stesso gli altri incarichi che invece ricopre Mauro Era.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">83</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Agosto 31, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">L’ispettore generale scrive all’Intendente Provinciale di Nuoro informandolo che il Consiglio Comunitativo di Illorai ha presentato un ricorso contro il precettore delle scuole di Metodica Mauro Era, accusandolo di svolgere in maniera parziale e superficiale il suo incarico a causa di altri impieghi che ricopre e chiedendo per questo motivo che l’Era venga sollevato da questi incarichi in modo che possa svolgere a tempo pieno la carica di Precettore; l’ispettore tuttavia fa presente all’Intendente di essersi sincerato della veridicità di tali accuse chiedendo informazioni al parroco del paese nonché direttore delle scuole, quest’ultimo avrebbe assolutamente smentito le accuse affermando che si, Mauro Era ricopre altri incarichi che tuttavia non sono incompatibili con quello di Precettore, il parroco sostiene che le accuse contro il Precettore provengono dalla malevolenza del notaio Giovanni Raimondo Sanna il cui scopo sarebbe quello di sostituire l’Era negli altri incarichi che ricopre oltre a quello di Precettore.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">84</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Ottobre 17, Gorofai</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio Comunitativo di Gorofai trasmette all’Intendente provinciale di Nuoro la richiesta di adeguare la somma dello stipendio destinata al Precettore del Paese al numero degli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">85</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Ottobre 28, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale di Nuoro scrive al viceré del Regno esponendogli la situazione del comune di Gorofai, in particolare, il fatto che: nonostante il Precettore di Gorofai abbia perseguito le Regie Patenti il 7 Settembre 1841, e quindi gli spetti uno stipendio di 40 scudi sardi, se ne bilanciarono solo 20 e 12 per l’acquisto dell’arredamento scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">86</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Ottobre 28, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla richiesta del parroco Antonio Pintori l’Intendente Provinciale dopo essersi accertato presso l’Ispettore Generale di metodica, della veridicità sulle affermazioni del Pintori, di aver ricoperto la carica di Precettore dal 5 Aprile a tutto Ottobre del 1842, accetta di corrispondere al religioso la somma di scudi otto per il servizio prestato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">87</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Ottobre 28, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’Intendente Provinciale di Nuoro scrive al viceré del Regno informandolo che il Consiglio Comunitativo di Bono gli ha rivolto la richiesta di ottenere la conferma delle Scuole Pubbliche di Latinità; egli chiede che tale richiesta venga presa in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">88</p>
<p style="text-align: justify;">1843, Novembre 10, Bono</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio Comunitativo di Bono scrive a Monsignor arcivescovo di Cagliari Emanuele Marongiu Nurra chiedendo che vengano confermate nel Paese le Scuole Pubbliche di Latinità, il Consiglio chiede inoltre che tale richiesta venga comunicata al Magistrato Sopra gli Studi.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">89</p>
<p style="text-align: justify;">1844, aprile 9, Illorai</p>
<p style="text-align: justify;">Il precettore d’Illorai Giuseppe Era chiede all’Intendente provinciale di Nuoro, che gli vengano corrisposti gli stipendi di cui ha diritto per aver esercitato l’incarico di Precettore e di segretario comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">As Ca. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">90</p>
<p style="text-align: justify;">1844, ottobre 8, Bottidda</p>
<p style="text-align: justify;">Il Precettore delle scuole normali di Bottidda chiede all’Intendente provinciale che gli venga corrisposto lo stipendio di un intero anno scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">91</p>
<p style="text-align: justify;">1844, s.d., Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale risponde alla lettera del Precettore delle scuole normali di Bottida spiegando che tutti gli impiegati dei villaggi che componevano il distretto di Bono non hanno ricevuto stipendio in quanto la carica di esattore rimase scoperta; l’intendente assicura tuttavia che il posto di esattore è stato ricoperto e le riscossioni sono riprese, per cui anche il precettore di Bottida riceverà lo stipendio relativo al periodo in cui ha lavorato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">92</p>
<p style="text-align: justify;">1844, giugno 7, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale di Nuoro invia al Magistrato sopra gli studi, un documento relativo lo stato delle scuole di latinità nella provincia di Nuoro: a Nuoro l’insegnamento della lingua latina ebbe inizio con l’arrivo dei Gesuiti; per quanto riguarda la dotazione e amministrazione dei fondi nel documento si scrive che: “Si fecero da benefattori pie lascite in favore dei Gesuiti, dopo la loro abolizione ne ha sempre corrisposto la cassa del monte di riscatto di scudi sardi cinquanta per l’annuale stipendio dei precettori. Posteriormente senza che si possa indicare la precisa epoca l’ordinario della diocesi assegnò altri scudi trenta dai fondi delle penali per aumentare lo stipendio e il numero dei maestri e il consiglio allora di comunità bilanciò altri scudi quaranta per lo stesso oggetto; l’insegnamento riguarda tutte le classi inferiori fino alla Retorica inclusa;i padri di famiglia risparmiano le spese occorrenti per mantenere i figli che intraprendono la carriera degli studi nella capitale di Cagliari od in Sassari, si ha inoltre il concorso di studenti di parecchi villaggi della provincia; molti studenti della provincia entrarono nelle Università di Cagliari e Sassari conseguendo la laurea in diverse scienze. A Bitti “da tempo immemorabile ebbe luogo il pubblico insegnamento dell’idioma latino, si davano le lezioni dei primi rudimenti da uno di viceparroci il quale godeva della porzione delle decime e di più assolvimenti come se attendesse alle altre funzioni della Parrocchia ed alle cure spirituali cui erano soggetti tutti i curati, cessò poi questo insegnamento con la sistemazione delle scuole normali; il Consiglio Comunitativo di Bitti progettava il fisso annuo assegnamento di scudi quaranta per il Maestro della scuola di Latinità ma venne rigettato tale progetto con viceregio dispaccio del 9 aprile 1842”. A Bono “esiste la scuola fin dal principio del XVIII secolo, se ne occupavano i Mercedari in forza di pie lascite, in seguito alla loro soppressione nel 1772 l’ordinario della diocesi assegnò l’annuo canone di scudi sardi sessanta a favore dei maestri sui beni degli stessi Mercedari; le lezioni si danno sopra tutte le classi a misura del bisogno ossia, del concorso degli scolari.” A Bolottana “si conservano delle carte dove si conferma che si aprivano la scuole fin dal 1772, con l’abolizione del convento dei Mercedari si rilasciarono dall’arcivescovo di Cagliari Monsignor Delbecchi visitatore generale a favore dei Precettori alcuni censi che rendevano l’annua pensione di scudi ventotto sardi non essendo sufficiente a stipendiare i medesimi ne fu aumentata la mercede a spese del comune; si danno lezioni fino alla sintassi.” Ad Oliena “è antichissima la sistemazione delle scuole di Latinità portate avanti dai Gesuiti, il sacerdote G.Angelo Salis e la sig.ra Michel’Angela fois sana di Oliena nei rispettivi atti di ultima volontà assegnarono il primo lire antiche 34.000 e la seconda lire 19.000 per la fondazione di un collegio di Gesuiti con diversi pesi e segnatamente quello di aprire un a pubblica scuola; espulsi dall’isola i Gesuiti si conseguì l’annuale assegnamento di scudi sardi a favore di un Maestro dell’azienda del regio Monte di riscatto. L’insegnamento riguarda tutte le classi fino alla Retorica inclusa a misura del concorso degli scolari.”</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 834.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">93</p>
<p style="text-align: justify;">1846, aprile 18, Oliena</p>
<p style="text-align: justify;">Si scrive all’Ispettore Generale delle scuole di metodica ed elementari per informarlo della cattiva condotta del precettore delle scuole elementari il viceparroco Sebastiano Puligheddu, si richiede dunque all’Ispettore di prendere informazioni in merito e, nel caso, di sollevare il Puligheddu dal suo incarico.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald.849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">94</p>
<p style="text-align: justify;">1846, gennaio 31,Orgosolo</p>
<p style="text-align: justify;">La signora Marianna Curreli di Cagliari scrive all’Intendente provinciale di Nuoro affinché vengano corrisposti a suo marito, G. Antonio Curreli gli stipendi relativi alla doppia carica di segretario Comunitativo e precettore delle scuole elementari di Orgosolo.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;"> 95</p>
<p style="text-align: justify;">1846, febbraio 7, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale di Nuoro risponde al ricorso della sig.ra Curreli spiegando che il marito non ha ricevuto gli stipendi a causa del decesso dell’esattore del distretto per cui le riscossioni di quell’anno sono slittate al 1845. L’Intendente assicura tuttavia che al più presto il sig. Curreli riceverà gli stipendi che gli spettano.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;"> 96</p>
<p style="text-align: justify;">1846, dicembre 10, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magistrato sopra gli studi scrive all’Intendente provinciale di Nuoro informandolo di aver preso in esame la proposta avanzatagli dal Consiglio Comunitativo di Nuoro in merito al progetto di cambiare la natura delle scuole inferiori da vescovili in civiche. Tale progetto è stato avanzato dal Consiglio dopo che il sacerdote Zurru ha chiesto al Vicario Generale della diocesi uno stipendio fisso annuo di 150 lire sarde più una gratificazione di 250 lire, quest’ultimo, a sua volta, ha fatto tale richiesta al Consiglio Civico di Nuoro dove si è deciso di accoglierla a condizione che le scuole venissero amministrate dal Corpo Municipale. Considerato il fatto che le scuole di Nuoro sono assolutamente vescovili poiché si tengono nel seminario e che i maestri vengono pagati con i fondi della Chiesa, il Magistrato sopra gli studi esprime tutta la sua meraviglia di fronte al tentativo da parte del Consiglio civico di estromettere la chiesa dalla direzione delle scuole; per questo motivo non prende neanche in considerazione la richiesta fattagli anzi invita il Consiglio, qualora volesse presentare un progetto per migliorare lo stato delle scuole di Nuoro, di inviarlo prima di tutto all’Ordinario della Diocesi Monsignor Varesini, responsabile della direzione e del mantenimento delle scuole inferiori a Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;"> 97</p>
<p style="text-align: justify;">1846, dicembre 13, Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">L’intendente provinciale di Nuoro scrive al Consiglio civico della villa per comunicare che il Magistrato sopra gli studi non ha preso neppure in considerazione la possibilità di estromettere la chiesa dalla direzione delle scuole (come proposto dal consiglio civico). Egli stesso approfitta dell’occasione per esprimere il suo consenso in merito alla decisione del Magistrato.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;"> 98</p>
<p style="text-align: justify;">1846, ottobre 20, Ovodda</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla richiesta da parte dell’Intendente provinciale di Nuoro sullo stato delle scuole nel villaggio di Ovodda, il consigliere Antonio Loddo informa l’intendente di non aver sottoscritto la relazione inviata dalla giunta come risposta. Egli afferma che a causa delle numerose assenze del precettore, dovute al suo pessimo stato di salute, i ragazzini si sono quasi tutti ritirati; Loddo sostiene che, a causa di legami politici e di parentela con il precettore la giunta, nel redigere la relazione, avrebbe omesso il reale stato di decadenza delle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849</p>
<p style="text-align: justify;"> 99</p>
<p style="text-align: justify;">1846, luglio 21, Cagliari</p>
<p style="text-align: justify;">L’ispettore generale delle scuole di metodica ed elementari risponde alla proposta di alcuni membri del consiglio comunale di Sarule, i quali, hanno chiesto che il chierico Giovanni Spanu potesse sostituire l’attuale precettore delle scuole, Giacomo Pinna, a causa della sua negligenza nel ricoprire il suo incarico; il chierico Spanu, inoltre, si accontenterebbe di uno stipendio annuo di 144 lire sarde contro le 192 del Pinna. L’ispettore generale scrive di essersi accuratamente informato sulla condotta dell’attuale precettore e di non aver ricevuto alcuna lamentela in merito alla sua condotta anzi comunica al consiglio di aver scoperto che Giacomo Spanu ha aperto una scuola di latinità frequentata da molti ragazzi i quali trarrebbero sicuramente maggior giovamento se frequentassero le scuole elementari, per questo ordina che la scuola di latinità venga immediatamente chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;">AsCa. Regia Segreteria di Stato e di Guerra serie II, fald. 849.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nota. Veronica Solinas, dopo aver conseguito la laurea breve, con questo lavoro di ricerca ha conseguito la laurea magistrale. Sarebbe auspicabile che il Comune e la Provincia di Nuoro promuovessero la pubblicazione dell&#8217;intero lavoro per offrire a tutti i concittadini l&#8217;opportunità di conoscere la storia dell&#8217;istruzione a Nuoro. Relatori del lavoro sono stati prof. Fabio Pruneri, autore del recente volume L&#8217;istruzione in Sardegna 1720-1848, il Mulino, Bologna 2011 pp. 350 e prof. Angelino Tedde, curatore con R. Sani, A. Tedde, Maestri in Italia nell&#8217;Ottocento, ricerche, esperienze in Sardegna, Vita e Pensiero, Milano, 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il diritto all&#8217;infanzia e la conquista dell&#8217;alfabeto in Sardegna nell&#8217;otto e nel novecento di Angelino Tedde</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2011/07/il-diritto-allinfanzia-e-la-conquista-dellalfabeto-in-sardegna-nellotto-e-nel-novecento-di-angelino-tedde/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 12:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.angelinotedde.com/?p=5636</guid>
		<description><![CDATA[Premessa Nel corso di questo contributo-rendicontazione di circa dieci anni di studi intensi e mirati intendo delineare passo passo gli itinerari di ricerca che  ho avuto modo di percorrere grazie soprattutto alla collaborazione di oltre duemila studenti che hanno frequentato i miei corsi di Storia della Scuola e delle Istituzioni educative e ai duecento laureandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//books.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5638" title="books" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//books.jpeg" alt="" width="58" height="80" /></a>Nel corso di questo contributo-rendicontazione di circa dieci anni di studi intensi e mirati intendo delineare passo passo gli itinerari di ricerca che  ho avuto modo di percorrere grazie soprattutto alla collaborazione di oltre duemila studenti che hanno frequentato i miei corsi di Storia della Scuola e delle Istituzioni educative e ai duecento laureandi che hanno scelto di impegnarsi sotto la mia direzione nel vasto progetto di ricerca di storia dell&#8217;educazione e dell&#8217;istruzione primaria in Sardegna nell&#8217;Otto e nel Novecento<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;itinerario euristico ha avuto come obiettivo quello di indagare sulla diffusione nel territorio sardo del diritto all&#8217;infanzia (1848-1968) e sulla conquista dell&#8217;alfabeto da parte di quelle generazioni di sardi nati tra il primo Ventennio dell&#8217;Ottocento e il primo Cinquantennio del Novecento (1823-1943)<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;acquisizione del diritto all&#8217;infanzia, la maggior parte degli studiosi, intende non solo la necessità di considerare i bambini come tali, ma l&#8217;opportunità per essi di essere educati  in famiglia (0-3 anni) e in apposite strutture assistenziali ed educative (3-6 anni) come avverrà in genere dopo il compimento del terzo anno di età fino al sesto anno, quando verranno accolti nella scuola primaria.<a href="#_ftn3">[3]</a>.<span id="more-5636"></span></p>
<p style="text-align: justify;">É ormai ampiamente documentato che sia la scuola per la seconda infanzia (3-6 anni) sia quella per la  terza infanzia e la preadolescenza (6-10 anni) vennero concepite  e istituite in Europa nel corso del XVIII secolo e che l&#8217;acquisizione del diritto all&#8217;infanzia non fu né breve né agevole come avvenne del resto per la conquista dell&#8217;alfabeto<a href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambe le strutture, asili e scuole, assunsero nei singoli stati europei, a seconda delle varie situazioni economiche, sociali e politiche, connotazioni diverse fino ad arrivare a modelli pressoché comuni, man mano che la rivoluzione industriale andava avanzando<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi nel corso di questo contributo, più che spaziare per l&#8217;Europa, ci interessa soffermarci sul contesto storico dell&#8217;isola di Sardegna sia nel periodo in cui fu  detta del Regno di Sardegna e amministrata autonomamente dal re tramite la burocrazia politica e amministrativa della capitale sabauda sia  dal viceré attraverso la sua struttura burocratica della stessa capitale sarda<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto molti storici lo contestino, lasciandosi andare a letture forse troppo &#8220;sardistiche&#8221; è innegabile che il <em>il rifioramento della Sardegna</em><a href="#_ftn7">[7]</a> sia pure con tutti i limiti, sia avvenuto gradualmente nel corso del Sette e dell&#8217;Ottocento, grazie al <em>riformismo sabaudo</em> prima<a href="#_ftn8">[8]</a> e alla <em>politica illuminata</em> di Carlo Felice (1821-1831) e di Carlo Alberto (1831-1848) poi, per meglio dispiegarsi nel decennio successivo allo Statuto albertino con l&#8217;azione portata avanti dai governi del parlamento subalpino prima (1848-1860) e da quello nazionale poi<a href="#_ftn9">[9]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;isola la mancata invasione dei napoleonici era stata per tanti versi una sfortuna, perché fu costretta ad attardarsi ininterrottamente fino al 1848 nel vecchio ordine sociale, tuttavia le idee della rivoluzione francese con conseguenti insurrezioni circolarono e man mano  le sia pure graduali riforme dei sovrani sabaudi tesero a dotarla di un&#8217;organizzazione statuale più vicina a quella dei modelli europei<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Editto delle Chiudende (1820), con un&#8217;accentuata privatizzazione delle terre e  il consolidamento della borghesia, l&#8217;Editto sulla Scuola normale (1823), con l&#8217;istituzione della scuola &#8220;elementare&#8221; della durata di tre anni in tutti i comuni dell&#8217;isola; l&#8217;emanazione del Codice delle Leggi civili e criminali (1827), l&#8217;Editto sull&#8217;abolizione del Feudi (1839-40), anch&#8217;essi vecchio retaggio dell&#8217;epoca aragonese e spagnola e, infine, la stessa fusione con il Piemonte (1847) con la cessazione  del <em>Regnum Sardiniae</em> e l&#8217;ingresso dell&#8217;isola nell&#8217;ambito del primo nucleo di regioni che porteranno alla costituzione dell&#8217;Unità d&#8217;Italia provocheranno dei  cambiamenti strutturale per la variegata e territorialmente spezzetata comunità dei centri urbani e rurali sardi<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutti questi &#8220;momenti-punti-forza&#8221; <em>de imperio</em> incisero strutturalmente sulle vicende economiche non  bisogna dimenticare l&#8217;azione dispiegata dalla Chiesa e, in particolare, da uomini e donne di Chiesa, in particolare dalle congregazioni religiose femminili nelle opere assistenziali e educativa rivolta all&#8217;infanzia e sostanzialmente all&#8217;inculturazione cristiana delle nuove generazioni postunitarie<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per altre terre del Mediterraneo il mare fu una fortuna, per la Sardegna fu per tanti versi una forte remora; la stessa dimensione  e conformazione cantonale dell&#8217;isola e la scarsa e rada popolazione  incisero negativamente nelle dinamiche del processo di ammodernamento e di incivilimento. Per non parlare poi del secolare persistente flagello della malaria che tese a minare a fondo la salute degli isolani più esposti delle zone palustri<a href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante queste vicende, quando si guarda all&#8217;organizzazione educativa e scolastica, alla formazione della classe dirigente laica ed ecclesiastica, all&#8217;opera educativa e all&#8217;istruzione si può affermare che l&#8217;isola sia pure a passi più lenti, con minori mezzi, a fasi alterne, camminò dalla metà del Cinquecento fino all&#8217;Unità d&#8217;Italia con l&#8217;Europa anche se come di consueto le mappe degli atlanti storici nazionali continuano ad ignorare, ad esempio, i numerosi collegi gesuitici e scolopici sardi e i seminari diocesani e regolari oltre che la diffusione delle altre istituzioni educative e scolastiche<a href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna come tutte le regioni europee ha beneficiato dell&#8217;azione dispiegata dalla Chiesa, dopo il concilio di Trento, in campo educativo, scolastico e formativo sebbene con trend di preparazione e di efficienza più bassi sia per gli svantaggi dovuti alla sua insularità sia  alla sua endemica povertà di mezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo occorre tener presente quando si vuole iniziare il discorso sulle vicende educative e scolastiche dei sardi sulle quali non  si è indagato quanto forse meritavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato degli studi storico-educativi in Sardegna</p>
<p style="text-align: justify;">Il rinnovamento e il progresso della ricerca scientifica in qualsiasi campo é strettamente connessa alle risorse umane e finanziarie in essi investite. In una regione povera come la Sardegna, con operatori economici privati scarsamente sensibilizzati e incentivati ad investire nella ricerca, il progresso della ricerca storico-educativa, è affidata soprattutto alle risorse umane e finanziarie accademiche<a href="#_ftn15">[15]</a> anche se con questo non si vuole ignorare il lodevole contributo dato da uomini di scuola e da cultori della disciplina <em>extra moenia </em>grazie anche alle risorse investite dalla Regione Autonoma della Sardegna, dagli enti locali e intermedi. Non mancano tuttavia, dal punto di vista finanziario, anche lodevoli investimenti da parte di alcune fondazioni e istituti bancari <a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, per quanto si consideri l’importanza della storia delle istituzioni scolastiche e educative dell’isola, spesso le vicende accademiche non sembrano mutare, infatti, tra le discipline storiche essa è considerata non fondamentale, ma piuttosto secondaria<a href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, se nelle due cattedre di storia della scuola e delle istituzioni educative delle due Università degli Studi di Cagliari e di Sassari si sono avvicendati docenti che durante la loro permanenza hanno dimostrato  o poco o nessun  interesse all’indagine sulla storia dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche della sardegna, non dovremmo meravigliarci dello scarso sviluppo del segmento regionale di questa disciplina che, sprovvista di ricercatori e di progetti di ricerca, nei convegni e congressi  storico-educativi nazionali, resta muta o si  riduce spesso agli stereotipi desunti dalle statistiche nazionali, dalle relazioni degli ispettori sulle scuole di ogni ordine e grado, sugli asili  e sulle strutture formative che usarono  parametri di riferimento di regioni storicamente più dotate di risorse umane e finanziarie<a href="#_ftn18">[18]</a></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra memoria storico-educativa continua a restare muta e l&#8217;utilizzo accurato delle raccolte bibliografiche, dei documenti degli archivi di Stato e di quelli comunali, degli archivi ecclesiastici, degli archivi scolastici, di quelli degli asili, delle parrocchie, delle varie congregazioni religiose maschili e femminili preposto per secoli all&#8217;educazione, alla formazione e all&#8217;istruzione attenderanno ancora gli storici dell&#8217;educazione che non ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Da queste preoccupazioni nasceva una decina d&#8217;anni fa, sulla scorta di quanto andava muovendosi in campo nazionale ed europeo, la necessità di fissare degli obiettivi che dotassero la disciplina di quegli strumenti di base senza cui si è obbligati a navigare senza bussola nel <em>mare magnum</em> delle sia pure vaste raccolte bibliografie sulle cose sarde. Con la collaborazione degli studenti frequentanti i corsi, concordammo di fissare i seguenti obiettivi di ricerca per cui avrebbero dato la loro collaborazione: la predisposizione di un primo provvisorio repertorio bibliografico sulla storia dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche in Sardegna; l&#8217;inventario dei registri scolastici dei singoli comuni sardi; la schedatura degli asili infantili sulle cui vicende poco o quasi nulla si era studiato; la schedatura delle congregazioni femminili che erano state coinvolte in gran numero nella conduzione degli stessi asili; la schedatura dei curricula degli studenti dei licei classici; la schedatura dei curricula degli alunni dei seminari arcivescovili e vescovili. Quali referenti locali e nazionali per la metodologia della ricerca non mancavano i lavori di G. P. Brizzi a livello nazionale e di R. Turtas a livello locale sulle vicende storiche delle due Università sarde; la scuola di L. Pazzaglia, con la presenza nella nostra Università di L. Caimi e l&#8217;organizzazione periodica di convegni e seminari per una corretta revisione dell&#8217;attività euristica svolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancò inoltre il conforto di molti colleghi del CIRSE e di altri colleghi specialistici del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli strumenti della ricerca</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori predisposti quali strumenti di ricerca sulla storia dell&#8217;educazione e sulle istituzioni scolastiche di base in Sardegna nell&#8217;Otto e nel Novecento comprendono quindi un repertorio delle fonti per la storia della scuola in Sardegna (1751-1993); un repertorio degli articoli sulle istituzioni scolastiche nei quotidiani &#8220;L&#8217;Unione Sarda&#8221; e &#8220;La Nuova Sardegna&#8221; dal 1890  al 1922; un inventario di registri di scuole elementari della provincia di Sassari e di Nuoro dal 1860 al 1945; un catalogo degli asili infantili in Sardegna (1848-1968) e, infine per la necessaria conoscenza dei <em>curricula</em> scolastici della classe dirigente comunale alla quale in prima battuta era stata affidata  dalla Casati la resposabilità di pilotare la scuola elementare dal 1860 al 1911 (e per i centri urbani anche oltre quella data), sono stati predisposti i cataloghi degli studenti dei ginnasio-licei di Sassari, Alghero, e  di Nuoro, nonché il catalogo degli studenti dei seminari arcivescovili della diocesi Turritana (Sassari), di Alghero, di Tortolì.</p>
<p style="text-align: justify;">I repertori bibliografici</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;approccio agli strumenti bibliografici e archivistici <em>generali</em> non è sempre agevole per chi intende affrontare immediatamente lo studio di un settore disciplinare come è la storia della Scuola e delle istituzioni educative in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi intende trattare un&#8217;area non recentissima di storia della Sardegna non può fare a meno di consultare la <em>Bibliografia sarda </em>del Ciasca che comprende circa ventunomila titoli pubblicati dal 1751 al 1934,<a href="#_ftn19">[19]</a> <em>il Nuovo bollettino bibliografico </em>di G. Della Maria dal  1955 al 1976,<a href="#_ftn20">[20]</a> il <em>Bollettino bibliografico </em>di T. Orrù  dal 1989 ad oggi, ai quali va ad aggiungersi la recente  la più recente raccolta di Floris<a href="#_ftn21">[21]</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Queste raccolte come è facile notare hanno delle lacune temporali, esattamente ventun anni dal &#8217;34 al 55, otto anni dal &#8217;76 all&#8217;85: si tratta di circa trent&#8217;anni sui quali occorre ancora effettuare una raccolta sistematica di titoli che pure sono apparsi sulla Sardegna sulla quale si suppone siano stati pubblicati oltre 40 mila titoli.<a href="#_ftn22">[22]</a> Occorre notare che dal 1984 ad oggi non tutti i titoli sulla Sardegna sono apparsi nel &#8221; Bollettino &#8221; ancora in pubblicazione. Colmano in parte queste lacune le numerose riviste specializzate e le ultime opere sulla storia della Sardegna che vengono man mano pubblicate, si pensi ad esempio alla ricca bibliografia di <em>La Sardegna. Enciclopedia  a cura di M. Brigaglia</em> , Edizioni della Torre, Cagliari, 1982-1988 in tre volumi, all&#8217;opera  a  cura di M. Guidetti, <em>Storia dei Sardi e della Sardegna</em>, Jaka Book, Milano 1987-1989 in quattro volumi, all&#8217;articolo di  G. Fois e F. Soddu,<em> La Sardegna nella storiografia dell&#8217;ultimo decennio</em> in &#8220;<em>&#8220;</em>Bollettino del diciannovesimo secolo<em>&#8221; </em> 2, (1994),  al volume della collana regionale a cura di L. Berlinguer,  A. Mattone, <em>La Sardegna</em>,  Einaudi, Torino, 1998.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; evidente però che per chi si avvicina allo studio della storia delle istituzioni scolastiche ed educative in Sardegna, la consultazione delle raccolte bibliografiche non è tanto agevole e funzionale: da ciò la necessità di predisporre uno strumento  fondamentale qual è un  repertorio bibliografico.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare il <em>Repertorio bibliografico di storia della scuola e delle istituzioni educative in Sardegna (1751-1994) </em>a cura di Giovanna Loria pubblicato in un&#8217;edizione minore qualche anno fà e frutto della sua tesi di laurea<a href="#_ftn23">[23]</a> e il <em>Repertorio degli articoli sulle istituzioni scolastiche nei quotidiani &#8220;l&#8217;Unione sarda&#8221; e &#8220;La Nuova Sardegna&#8221;  dalla loro fondazione  al 1922 </em>di Maria Grazia Monni , ugualmente risultato della sua tesi di laurea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Repertorio</em> di G. Loria contiene 994 schede bibliografiche dalle quali se ne debbono escludere tuttavia circa 34, a mio avviso non propriamente pertinenenti con l&#8217;argomento, per cui le schede valide si riducono a  960.</p>
<p style="text-align: justify;">I titoli possono suddividersi in monografie vere e proprie e in articoli da riviste, le prime sono circa 389 i secondi circa 381, in questi ultimi sono compresi i capitoli da monografie generali sulla storia della Sardegna che trattano della pubblica istruzione e un certo numero di testi scolastici di argomento sardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle monografie si possono fare le seguenti annotazioni: sono in gran parte di corto respiro e si tratta in genere di brevi relazioni sulle scuole della Sardegna, di discorsi di inaugurazione o di conclusione di anni scolastici, di annuari e di calendari salvo alcuni lavori che affrontano dei veri e propri excursus storici sulle istituzioni scolastiche ed educative. con metodologie datate..</p>
<p style="text-align: justify;">Esaminando la produzione del Settecento si deve osservare che essa è estremamente esigua riducendosi a soli tre titoli.<a href="#_ftn24">[24]</a> (Talmente esigui  da chiedersi se dopo l&#8217;apertura delle prime  scuole dei primi quattro collegi della Compagnia di Gesù di Sassari (1562), Cagliari (1564), Iglesias(1581), Alghero (1588); l&#8217;istituzione delle scuole  dei Francescani e dei  Domenicani, della stessa nascita dei due Studi dell&#8217;Università di Sassari (1612) e di Cagliari (1626), dell&#8217;istituzione dei seminarii,  della stessa nascita delle tipografie di Cagliari e di Sassari, su tematiche scolastiche non sia stato pubblicato altro.<a href="#_ftn25">[25]</a> A questo si aggiunga la mancata segnalazione dei catechismi repertoriati da A. Virdis.<a href="#_ftn26">[26]</a> Si pensi, infine, alla bibliografia sulla storia delle Università sarde di R. Turtas corredate da una abbaondante bibliografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli articoli sono tratti da 123 tra le più autorevoli riviste, spesso di contenuto multidisciplinare, edite nell&#8217;isola nell&#8217;Otto e nel Novecento. I più numerosi sono tratti da &#8220;La Sardegna scolastica&#8221; 61 articoli, &#8220;Sardegna&#8221; 32 articoli, &#8220;Mediterranea&#8221; 17, &#8220;Lo Statuto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">(I nei più rilevanti di questo primo repertorio, pure apprezzato da D. Ragazzini, sono il fatto che si sono volutamente ignorati gli articoli delle riviste più propriamente pedagogiche e scolastiche nonché le monografie concernenti l&#8217;Università, tuttavia, esso si rivela utilissimo per chi si appresta a portare avanti qualsiasi ricerca su questo settore disciplinare dal momento che offre un primo panorama di quanto si è scritto sui temi storico-educativi riguardanti la Sardegna.)</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme al citato repertorio mi pare utile e corretto riferire quanto è emerso dal <em>Repertorio degli articoli sulle istituzioni scolastiche nei quotidiani &#8220;L&#8217;Unione Sarda&#8221; e &#8220;la Nuova Sardegna&#8221; dalla loro fondazione al 1922</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli articoli dei quotidiani pur non costituendo vere e proprie ricerche sulle tematiche storico-educative offrono tuttavia dati, notizie, presentano problemi e dibattiti che pure sono utili al ricercatore che nei limiti del possibile deve vagliare tutte quelle fonti che supportano la ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <em>Repertorio</em> comprende scritti che vanno dal 1891 al 1922, abbracciando quindi oltre un trentennio di vita sarda. Gli articoli schedati sono 2873. Essi trattano dell&#8217;educazione prescolare, dell&#8217;istruzione primaria e secondaria, di quella professionale e, infine, di quella universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo al quale si riferisce il repertorio degli articoli dei due quotidiani registra avvenimenti nodali per la storia delle istituzioni scolastiche ed educative  in Italia e conseguentemente anche in Sardegna: si tratta del periodo giolittiano e di quello immediatamente successivo alla prima guerra mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano legislativo occorre sottolineare che dal 1891 al 1922 in Italia si legifera sulla scuola annualmente, 27 anni su 32, e che vengono emanate ben 11 Leggi sui vari gradi di istruzione e promulgati  27 Regi Decreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le  prime sono da richiamare quelle più qualificanti come la L. Gianturco del 1896, la L. Nasi del 1903, la L. Orlando del 1904, la L. Daneo-Credaro del 1911, senza sminuire le altre otto, il Testo Unico sul riordino dello stato giuridico degli&#8217;insegnanti del 1903. Tra i Regi Decreti oltre ai regolamenti attuativi delle leggi sono da richiamare: l&#8217;istituzione delle Scuole Pedagogiche per il perfezionamento dei licenziati dalle scuole normali del 1905, le misure speciali per promuovere lo sviluppo delle scuole nel Mezzogiorno e nelle isole del 1906, l&#8217;istituzione dei corsi magistrali aggiunti ai ginnasi isolati del 1911, i programmi Pasquali per le scuole infantili del 1914, l&#8217;istituzione delle direzioni didattiche governative e lo stato giuridico ed economico dei maestri entrambi del 1919.</p>
<p style="text-align: justify;">Su 2873 articoli quelli riguardanti propriamente tematiche sarde sono 401; all&#8217;interno di esse quelle più ricorrenti riguardano l&#8217;istruzione scolastica, pubblica e privata in generale, il personale scolastico, il patronato e l&#8217;assistenza scolastica, la scuola elementare, i ginnasi-licei, le scuole normali, e quelle tecniche e professionali e le due Università di Cagliari e di Sassari.</p>
<p style="text-align: justify;">La tematica universitaria, dibattuta su circa 100 articoli su 401, è quella più trattata a causa del cammino tortuoso che le due università sarde dovettero percorrere per il pareggiamento con le altre università &#8220;maggiori&#8221; in quanto nella stessa Legge Casati agli articoli 177 e 178, si stabiliva la soppressione dell&#8217; Università di Sassari, mentre quella di Cagliari veniva collocata tra le università di rango inferiore. In effetti, la &#8220;destra storica&#8221; voleva rendere sempre più elitaria l&#8217;Università, dare poche competenzeminori, pubbliche e private, retaggio storico degli stati preunitari,  riducendole di rango .</p>
<p style="text-align: justify;">Questa politica durò in Italia fin quasi alla fine del secolo XIX allorquando in Europa a partire dalla Germania ogni città di un certo spessore storico poté istituire delle università sia pure dette minori, ma comunque con le competenze delle maggiori. Lo stesso orientamento politico in Francia, Belgio, Germania, Olanda, Spagna e altri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi avvenimenti influirono sulle politiche universitarie italiane per cui verso la fine del secolo si arrivò alla parificazione sia di quelle di rango inferiore sia di quelle libere private e pubbliche periferiche.</p>
<p style="text-align: justify;">I due quotidiani sardi registrano passo passo il dibattito in parlamento e a livello governativo fino alla parificazione delle due Università sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra tematica di rilievo, oltre quelle dell&#8217;Università e dei ginnasi licei sono quelle riguardanti la scuola pubblica pareggiata, 48 articoli sui 401, le altre tematiche vengono trattate episodicamente per cui vi è da dedurre che non fossero di grande interesse per i lettori sardi, che, invece, furono indotti a seguire dato il maggior numero di articoli, 2456, l&#8217;eco del vasto dibattito portato avanti a livello nazionale in campo scolastico e pedagogico. Dibattito che peraltro si può seguire all&#8217;interno delle numerose riviste scolastiche pubblicate in Sardegna e schedate anche nel repertorio di Chiosso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; inventario di registri scolastici della provincia di Sassari e Nuoro</p>
<p style="text-align: justify;">I due repertorio delle fonti edite  alle quali si è accennato non potevano essere sufficienti per intraprendenere  in modo più approfondito la storia delle istituzioni scolastiche e educative in Sardegna, occorreva anche predisposrre un inventario delle fonti strettamente scolastiche reperibili in vari archivi. Quelle più preziose ci sembravano i registri scolastici che istituzionalmente avremmo dovuto reperire tanto negli archivi comunali (dei centri minori dal 1860 al 1911 per i maggiori oltre questi limiti) quanto negli archivi dei circoli scolastici (per i centri minori dall&#8217;11 in poi). I limiti cronologici si erano predeterminati tra il 1860 e il 1945)..Dopo aver consultato alcuni archivi e aver verificato la presenza dei registri si decise di predisporre un&#8217;apposita scheda di rilevazione essenziale non volendo competere con gli archivisti che sicuramente con tempi e mezzi più consistenti vi provvederanno con griglie e schede più specialistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni scheda si indicò l&#8217;anno scolastico al quale si riferiva il registro, all&#8217;appellativo dello stesso registro, alla classe e sezione elementare, lo stato del registro e eventuali altre osservazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che dall&#8217;Unità al 1927 l&#8217;isola era suddivisa in due vaste circoscrizioni, per un certo periodo soprannominate <em>divisioni</em> e successivamente <em>province</em> di Cagliari e di Sassari<em> </em>e che di tempo in tempo ogni divisione fu divisa in piccole province o quando le due circoscrizioni divisionali vennero chiamate province il loro territorio fu suddiviso in circondari con i relativi capoluoghi. Tenendo principalmente conto del bacino di utenza dell&#8217;Università degli Studi di Sassari, che interessava la metà settentrionale della Sardegna  e dei comuni in cui era suddivisa si è mirato a repertoriare principalmente  i registri scolastici di questi comuni in qualunque circolo o archivio comunale giacessero. I comuni interessati alla ricerca  sono stati 63 sui 390 in cui era suddivisa l&#8217;isola  al dicembre del 1861 e 120 in cui era suddivisa la metà settentrionale dell&#8217;isola, facendo le percentuali sono stati inventariati i registri scolastici del 16% dei comuni di tutta l&#8217;isola e il 52% dei comuni dell&#8217;allora divisione di Sassari. Da questo calcolo è escluso il comune di Sassari i cui registri giacciono sommariamente inventariati presso l&#8217;archivio di Sato di Sassari e parte non ci è stato permesso di inventariare per una inadeguata interpretazione della legge sulla privatezza da parte dell&#8217;autorità preposta. L&#8217;arco di tempo di cui si è tenuto conto è stato quello che va dall&#8217;Unità alla fine della seconda guerra mondiale. Complessivamente sono stati inventariati circa 21 mila registri scolastici depositati in minor parte negli archivi comunali (una parte minima dal 1860 al 1911) e in gran parte negli archivi scolastici dei circoli didattici, in parte anche negli archivi di Stato di Sassari e di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo essenziale inventario è emerso che nei 63 comuni soltanto nell&#8217;ordine di una decina di paesi si sono rintracciati i registri che risalgono al 1861-1911, uba parte datano dal 1870 in poi, altri ancora dal 1880 e altri dal 1900 in poi. Se la mancanza dei registri dovesse rappresentare un&#8217;indice del funzionamento della scuola, almeno per il primo periodo sarebbe davvero un disastro. Si spera ancora di rintracciarli attraverso un lavoro di sensibàilizzazione presso i comuni che soltanto in questi ultimi anni, fatte lodevoli eccezioni, stanno riordinando i bradelli dell&#8217;archivio storico. Agevolmente rintracciabili quelli che vanno dal 1911 in poi, anche se i periodi buchi non mancano. E&#8217; probabile che questi registri come del resto si è riscontrato giacciano in archivi scolastici diversi a causa dei continui mutamenti delle circoscrizioni scolastiche.. Tra gli archivi meglio conservati risultano quelli di  Alghero, Bonnanaro, Gavoi, Illorai, Isili, Nule, Nulvi, Nuoro, Orosei, Ploaghe, Porto Torres, Sennori, Uri. Questi centri, appartenenti oggi alle diverse quattro province, dimostrano che quando vi è stata una certa cura i registri scolastici sono stati diligentemente conservati, in qualunque località, anche quelle più sperdute del territorio sardo come Gavoi, Illorai, Nule, Orosei; nei centri più popolati come Alghero e Nuoro, ma anche in minuscoli centri come erano allora Bonnanaro e Uri.  A far la comparazione tra la conservazione di questi registri e i quinque librorum delle parrocchie occorre dire che i parroci sono stati più diligenti-nonostante le grandi falle anche in quegli archivi esistenti- nel conservarli di quanto non lo sia stato il personale amministrativo e scolastico.  Occorrerà sensibilizzare gli enti detentori dei registri rimasti perché anche quelli non vengano irrimediabilmente perduti o dispersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati  così rivisitati i vari appellativi che di periodo in periodo vennero  imposti ai vari registri:<em> registri annuali,  registri giornalieri, registri unici,registri completi, registri generali, diari di classe,  giornali di classe,  registri di classe</em>. Nomi diversi, spesso  per identici usi. Al di là dei discorsi &#8220;contabili&#8221; vi è da richiamare l&#8217;impegno dei miei allievi che hanno ritrovato spesso nel più completa incuria, in situazione di deperimento, tanti registri soprattutto negli archivi comunali. Tutti abbiamo provato un&#8217;emozione così profonda e antica, ma anche nuova, che ha risvegliato i sensi dell&#8217;identità storica nel riscoprire i delicati momenti della conquista dell&#8217;alfabeto da parte di quelle generazioni dei più dispersi centri dell&#8217;isola dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia. Forse troppo tardi si è giunti a capire che la storia della scuola  più genuina la si può scrivere partendo da questi piccoli archivi, anche se monchi, vero scrigno della memoria storico-educativa  da cui emerge la fatica dell&#8217;insegnare e dell&#8217;apprendere da parte di maestri e scolari ai quali mancava la sufficienza del vitto e del vestiario. C&#8217;è un non so che di &#8220;eroico&#8221;, di deleddiano in queste tracce della fatica del fare di &#8220;piccoli sardi&#8221; di montagna o di mare in &#8220;piccoli italiani&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le schede delle inventariazioni effettuate e la loro elaborazione sono ora contenute nelle tesi di laurea di S. Pischedda, di L. Murgia, di C. C. Brundu, depositate presso il Dipartimento di Storia della nostra Università degli Studi di Sassari. Grazie a questi primi lavori è stato possibile successivamente ricostruire le vicende di alunni, maestri e locali scolastici di varie comunità locali sulle quali ci soffermero più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Catalogo degli asili e degli istituti assistenziali e educativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la formazione degl&#8217;inventari dei registri scolastici i punti di riferimento sono stati gli archivi comunali e scolastici, per il catalogo degli asili e degli istituti assistenziali e educativi l&#8217;operazione si presentava più ardua a causa oltrettutto della scarsa bibliografia in proposito. Nell&#8217;assoluta mancanza di lavori di insieme sia pure di corto respiro, è stato necessario predisporre una prima indagine sugli asili aportiani, su quegli asili  promossi  o in collaborazione con lo stesso Ferrante Aporti (così come emerse dai primi momenti di sondaggio) o che si ispirarono al metodo aportiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il promotore dei primi asili nei vari stati preunitari, nel corso di una sua relazione, predisposta nel 1849 sulle strutture per l&#8217;infanzia, a margine di un suo prospetto sullo sviluppo dei &#8220;suoi&#8221; asili nei vari stati preunitari, segnava le iniziative per Alghero, Cagliari e Nuoro, iniziative che, a prescindere dalla loro effettiva attuazione, manifestavano la volontà dell&#8217;Aporti di diffondere gli asili anche nell&#8217;isola, a circa sei anni dalle iniziative portate avanti da Boncompagni e dai suoi amici aristocratici in Piemonte<a href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scarni dati statistici forniti dalle varie inchieste sugli asili sardi dopo l&#8217;Unità erano apparsi fin da subito estremamente insignificanti per cui si decise di predisporre un primo catalogo che comprendesse gli asili fondati tra il 1900 e il 1968 le cui singole schede contenessere i dati essenziali (anno di fondazione, nome dell&#8217;istituzione, maestre, località, archivi); con eventuali successivi aggiornamenti, grazie alle collaborazioni delle allieve si sarebbe potuta avere una visione d&#8217;insieme per portare avanti successivamente le ricerche nei singoli archivi.</p>
<p style="text-align: justify;">La predisposzione di questo strumento non sarebbe stato facile anche perché si trattava di andare alla ricerca di  probabili archivi delle comunali congregazioni di Carità, degli archivi delle prefetture, dell&#8217;eventuale archivio storico del ministero dell&#8217;interno, (almeno per quelli eretti nel tempo in enti morali) di quelli privati delle Dame di Carità, (principali promotrici degli asili, grazie alla spesso sollecitata generosità dei loro congiunti, padri o mariti), che per la gestione privata dei documenti difficilmente si sarebbero potuti reperire. Dai primi sondaggi presso gli archivi pubblici apparve chiaro che il cammino sarebbe stato di corto respiro: introvabili spesso gli archivi delle congregazioni di carità nei comuni, in situazioni pietose gli archivi storici delle prefetture, scarni anche gli archivi ministeriali, si cercò con sicuro profitto di effettuare le indagini sulle congregazioni religiose la cui presenza in Sardegna fin dalla metà dell&#8217;Ottocento avevano garantito la continuità  di queste strutture per l&#8217;infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studi di P. Marras sull&#8217;organizzazione della Chiesa in Sardegna, promossi dal Collegium &#8220;La Madonnina&#8221;, i primi annuari radatti dall&#8217;Unione Superiore Maggiori d&#8217;Italia-Sardegna (USMI-Sardegna) ci permisero un primo proficuo approccio ai singoli asili, in gran parte, &#8220;storici&#8221;, ma soprattuto ci indussero a contattare direttamente con apposito questionario le case generalizie romane (o quelle provinciali ancora aperte in Sardegna), che sia pure con alcuni ritardi risposero quasi tutte al questionario loro sottoposto attingendo dalla documentazione in loro possesso. Si giunse in tal modo alla predisposzione del primo primo provvisorio <em>Catalogo degli asili infantili</em> <em>sard</em>i gestiti dalla congregazioni religiose femminili con i conseguenti indici delle sigle utilizzate, l&#8217;indice degli archivi, l&#8217;indice delle congregazioni religiose, l&#8217;indice dei luoghi e soprattutto il proficuo indice cronologico di fondazione che mise in luce un primo diagramma del processo di diffusione degli asili in Sardegna nel primo Cinquantennio del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Simultaneamente alla predisposzione di questo importante strumento euristico I. Serra  effettuava una ricerca nell&#8217;archivio comunale della stessa città di Alghero su quello che si  supponeva doveva essere stato il primo asilo aportiano:in Sardegna, il lavoro fu coronato dal successo per la messe di documenti che vennero alla luce e che illustravano ampiamente e, spesso nel dettaglio più colorito, le vicende del primo asilo istituito nella città sardo-catalana. La documentazione dimostrava in maniera inoppugnabile le peripezie della progettazione dell&#8217;asilo, promosso dai nobili e dall&#8217;alto clero, (su sollecitazione di Carlo Alberto che visitando la città aveva notato una torma di <em>mignos del carrer </em>malvestiti e scalzi  durante una visita alla città), la predisposizione dello Statuto, l&#8217;arrivo della maestra Luigia Sghia, inviata direttamente dall&#8217;Aporti, il funzionamento della struttura per l&#8217;infanzia con l&#8217;accoglienza di circa 80 bambini, la diserzione, dalla società,degli azionisti  dei nobili e notabili algheresi, esclusi dalla presidenza e dalla vicepresidenza (conferita rispettivasmente al vescovo e la sindaco) e la chiusura dopo 15 mesi  di funzionamento (aprile 1848-luglio 1849).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo si procedeva anche alla predisposizione di un catalogo delle congregazioni religiose sia quelle di origine estera sia quelle di origine pensinsulare sia quelle di fondazione sarda per meglio conoscere la loro attività con particolare riguardo all&#8217;accoglienza e all&#8217;educazione dell&#8217;infanzia non soltanto negli asili, ma anche nelle istituzioni educative di ogni genere. Con questi due essenziali strumenti: il catalogo degli asili e quello delle maestre religiose si riusciva ad avere una visione storica meno sfuocata del processo attraverso il quale i bambini sardi a poco a poco avevano conseguito il firitto all&#8217;infanzia tre il 1848 e il 1968, anno di nascita della scuola statale materna.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi primi risultati, dal momento che si procedeva per un verso alla predisposizione degli strumenti e per l&#8217;altro verso al confronto con la scuola di L. Pazzaglia dell&#8217;Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, apparvero per un verso nella collana sassarese dell&#8217;Associazione Alcide De Gasperi e per l&#8217;altro verso confluirono negli atti di un convegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro svolto tuttavia mise in luce come simultaneamente a quanto era già avvenuto in Europa  e si era gradualmente sviluppato nella Penisola nell&#8217;ambito delle strutture d&#8217;accoglienza per l&#8217;infanzia, grazie al dispiegamento dell&#8217;attività delle Dame della Carità e delle Figlie della Carità, provenienti da Torino e fortemente incrementate dal reclutamento generoso della gioventù femminile sarda andava sia pure lentamente, ma inarrestabilmente e con un dispiegamento di mezzi notevoli per una regione povera e ai margini della storia europea, realizzandosi quello che abbiamo chiamato forse troppo enfanticamente &#8220;il diritto all&#8217;infanzia&#8221; . Se nel primo catalogo erano stati registrati circa 220 asili, nel successivo, previo ulteriore approfondimento con l&#8217;ampliamento della scheda, e l&#8217;estensione della ricerca anche presso l&#8217; ESMAS e le congregazioni religiose si giunse a classificarne circa 300. Quest&#8217;ultimo catalogo oltre all&#8217;aggiunta dell&#8217; idicatore sui fondatori  va dal 1848 al 1968, anno di istituzione della scuola materna statale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, una mia ex allieva, affidata alla direzione scientifica di L. Pazzaglia, pubblicava nella rivista da lui diretta un buon saggio sugli asili aportiani in Sardegna, a completamento di quanto  era già apparso in due volumi della collana A. De Gasperi<a href="#_ftn28">[28]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa pubblicazione si poneva fine, almeno a livello nazionale, alla storia, fino ad allora muta, dell&#8217;influenza dell&#8217;Aporti e della sua scuola di metodo nella prima fondazione degli asili in Sardegna e andavano aprendosi quelle proficue prospettive di ricerca che facevano risaltare come l&#8217;eredità dello stesso Aporti passavano poi alle torinesi Figlie della Carità che si diffonderanno tanto in Sardegna, insieme alla Compagnia delle Dame della Carità e ai Preti della Missione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal catalogo si rileva così  come in Sardegna gli asili ebbero spesso un&#8217;iniziale fondazione a carattere esclusivamente privatistico e soltanto dopo anni di collaudo e funzionamento furono impostate le pratiche per il riconoscimento degli stessi come enti morali e quindi sottoposti come opere pie prima (1862) e come istituzioni di benficenza poi (1890) e, infine, come istituzioni di assistenza e di beneficenza (1923) alla tutela e vigilanza dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">La persistente soffferenza  di molti storici dell&#8217;infanzia, fieraemente statocentrici, ha impedito per tanti versi fino ad oggi, di illustrare adeguamente è stato fatto  per il buon funzionamento di queste strutture per l&#8217;infanzia anche con  con la collaborazione delle comunali congregazioni di Carità , con la generosità dei benefattori privati, ma soprattutto con la spinta di quella classe femminile fino ad oggi poco illustrata nel suo operare a favore dell&#8217;infanzia per mezzo della  Compagnia delle Dame della Carità e delle varie congregazioni religiose femminili che  hanno promosso il riscatto dei bambini non solo dell&#8217;Italia appena unificata, ma anche di quella giolittiana e fascista. Fare queste constatazioni non significa ignorare eventuali negligenze della classe dirigente o non rilevare i limiti di queste opere che furono poste in essere con mezzi tante volte inadeguati e con i limiti formativi delle stesse maestre alle quali lo stato man mano impose giustamente di curare la formazione. Il numero di queste maestre d&#8217;asilo religiose andò espandendosi a tal punto che ancora nel 1993 su circa 2500 religiose operanti in Sardegna circa 1000 erano impegnate come maestre negli asili<a href="#_ftn29">[29]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni educative: asili e istituti Il punto di riferimento per tracciare dei repertori</p>
<p style="text-align: justify;">La predispozione del catalogo degli asili e come completamento- il catalogo degli istituti assistenziali ed educativi- hanno permesso di tracciare, grazie alla ricchezza documentaria degli archivi locali (degli stessi asili e dei comuni) le vicende di alcuni asili istituiti nel corso del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">La Serra, nel suo saggio, ha illustrato  in particolare le dinamiche storiche degli asili di Alghero,  di Cagliari e quello di Nuoro e correttamente elenca i probabili altri sorti sulla spinta del movimento aportiano sui quali gli studi sono ancora in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre giovani studiose sotto la mia guida hanno tracciato le vicende emblematiche di alcuni asili sorti nel corso del Novecento che fu il secolo in cui, non solo in Sardegna, crebbe la sensibilità per l&#8217;infanzia e per la promozione di queste strutture per le quali le Dame della Carità e alcune frange maschili dell&#8217; aristocrazia sarda offrirono i fondi e il personali direttivo, mentre le congregazioni religiose misero a disposizione il personale educativo<a href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre premettere tuttavia che i promotori morali, gli ideologi della necessità degli asili, i direttori spirituali di questa battaglia per il riscatto dell&#8217;infanzia in Sardegna sulle orme convinte dell&#8217;Aporti furono innanzi tutto il vincenziano lombardo prete della missione Giovanni Battista Manzella (1855-1937), proveniente dalla provincia di Cremona, città che aveva partecipato alla nascita delle società di azionisti che avevano concorso all&#8217;istituzione delle prime strutture aportiane per l&#8217;infanzia e dalla quale erano state inviate le prime maestre aportiane  in Sardegna (Luigia Sghia e Teresa Manara); il ligure Oblato di Maria Vergine Felice Prinetti (1842 -1916); il tempiese canonico Salvatore Vico (1896-1991); il canonico Giuseppe  Orrù (1885-1975) insieme con il milanese arcivescovo di Cagliari Ernesto Maria Piovella (1867-1949). Questi cinque uomini di chiesa furono convinti promotori del riscatto dell&#8217;infanzia e operarono intensamente per la promozione degli asili nel Nord e nel Sud dell&#8217; Isola tanto che le congregazioni da loro fondate furono quelle che ebbero la direzione assistenziale ed educativa del maggior numero di asili<a href="#_ftn31">[31]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ciò alcuni approfondimenti in sede di tesi di laurea sull&#8217;<em>impegno educativo e formativo di Giovanni Battista Manzella (1900-1937),</em> <em> di Salvatore Vico (1922-1976) sull&#8217;asilo infantile Maria Pes di Calangianus (SS) (1922-1950), sull&#8217;asilo infantile La Consolata di Luras (SS) (1917-1968), l&#8217;asilo infantile di Benetutti(SS) (1915-1968</em>), <em>l&#8217;asilo della fondazione Falchi Madau di Chiaramonti (SS) (1938-1970) </em> preceduti dai miei contributi su bollettino <em>&#8220;La Carità&#8221; (1923-1934) di G. B. Manzella</em> e sull&#8217;<em>attività delle Dame della Carità</em> .<br />
Queste ricerche hanno offerto le opportunità di predisporre le mappe degli asili aportiani, di quelli vincenziani e manzelliani, di quelli vichiani, di quelli promossi dal Piovella. Spesso avveniva che fossero le stesse Dame a prendere l&#8217;iniziativa mobilitando tutta la popolazione dei centri rurali, coinvolgendo i comuni e l&#8217;aristocrazia maschile e femminile locale, prendendo in affitto dei locali o costruendoli ex novo, lo stesso Manzella, fornito di diploma di istituto tecnico, provvide a  disegnare le planimentrie  dei locali e i disegni dei banchi o in situazione di disagio economico ad utilizzare la stessa aula della chiesa parrocchiale, dopo aver provveduto a separare il presbiterio con una tenda e a rimuovere i banchi che servivano da inginocchiatoi. Un consiglio di amministrazione provvisorio (che a volte durava decenni, ma che veniva rinnovato regolarmente) curava la parte amministrativa, mentre le suore si preoccupavano dell&#8217;assistenza e dell&#8217;educazione dei bambini. Solo al momento opportuno, consolidato un certo patrimonio, s&#8217;impostavano le pratiche per l&#8217;erezione dell&#8217;asilo in ente morale e dare adito alla tutela dello Stato. Talvota però &#8211; è il caso del giardino d&#8217;infanzia di Maddalena- l&#8217;asilo rimase privato e proprietà della congregazione religiosa, specie quando ad amministrare i comuni erano i cosiddetti &#8220;liberi pensatori &#8220;, &#8220;massoni&#8221; o &#8220;socialisti&#8221; tutti anticlericali dichiarati  che ne tentarono di impedirne la fondazione prima, di ostacolarne il funzionamento poi e di contrastarne l&#8217;attività non appena sosrsero le scuole materne statali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;indice cronologico della diffusione degli asili si ricava il seguente prospetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso metodo si seguiva per rispondere ai bisogni degli illegittimi, degli orfani e dei bambini a disagio nella fondazione di orfanotrofi maschili e femminili così come viene illustrato dal seguente prospetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo il discorso sul diritto all&#8217;infanzia occorre sottolineare come a partire dal 1848 sia nei due principali centri urbani come anche nei medi e piccoli centri rurali i tentativi di recupero dell&#8217;infanzia furono tanti anche se non sempre andarono a buon fine; la sorte degli stessi asili andò incontro ad alterne vicende, ma la loro diffusione andò sempre più diffondendosi e soprattutto si diffuse la mentalità che i bambini non potevano essere trattati come  &#8220;piccolo ometti&#8221;, lasciati in abbandono nelle strade tra gli animali da cortile o avviati precocemente al lavoro,  ma dovevano essere  accolti per buona parte del giorno in strutture protette e seguiti dalle maestre che man mano anche, nel personale religioso andarono qualificandosi, ispirandosi di tempo in tempo al metodo aportiano, a quello froebeliano o misto e, infine, al metodo delle sorelle Agazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Maestre di questa crescita educativa dei piccoli sardi furono da prima le maestre inviate dall&#8217;Aporti con le loro allieve, successivamente le varie numerose congregazioni religiose che nel corso di un secolo raggiunsero le quasi 70 unità con circa 2.500 religiose tra le quali 1000 maestre d&#8217;asilo o maestre girdiniere d&#8217;infanzia.<br />
Del resto dall&#8217;immediato dopoguerra furono le stesse congregazioni religiose che a Cagliari, a Nuoro e a Sassari istituirono la Scuola Magistrale presso cui si formarono generazioni di personale educativo.</p>
<p style="text-align: justify;">A Cagliari prima ancora delle Figlie della Carità furono presenti le cosiddette suore francesi, successivamente le Figlie della Carità e le altre così come emerge dal prospetto che segue.</p>
<p style="text-align: justify;">La conquista dell&#8217;alfabeto</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Carlo Felice salì al trono del Regno di Sardegna (1821) si preoccupò di unificare e controllare saldamente quanto di nuovo la rivoluzione francese aveva istituito nel campo dell&#8217;istruzione primaria nei cosiddetti Stati di Terraferma (Principato di Piemonte, Ducato di Savoia e Nizza, Genovesato), mentre la corte sabauda aveva preso residenza a Cagliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Con R.D. del 1822 unificò con il nome di <em>scuole comunali</em> le scuole primarie dei 4 Stati citati, mentre con R. D. del 1823 istituì in tutti i villaggi della Sardegna le <em>scuole  normali</em> dove i fanciulli in età scolare avrebbero dovuto apprendere a leggere, scrivere, far di conto, il catechismo della dottrina cristiana e il catechismo d&#8217;agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">La sovrintendenza di queste scuole veniva affidata ai parroci e ai sindaci, mentre l&#8217;insegnamento doveva essere impartito dai viceparroci e qualora vi fossero stati dei religiosi il compito dell&#8217;istruzione doveva spettare ad essi. Gli oneri di questa scuola, in qualunque forma fossero procurati, dovevano ricadere sulla comunità. Gli affitti per i locali e per le attrezzature scolastiche, e lo stipendio del maestro dovevano ricavarsi secondo le consuetudini dell&#8217;epoca  da redditi di lasciti, da fitti di appezzamenti di terreno, dalla coltivazione di  chiusi (tanche) appartenenti alle comunità o alla chiesa o da imposizioni fiscali di vario genere sempre a carico delle comunità. Agl&#8217;intendenti (prefetti) o ai viceintendenti (viceprefetti) era fatto obbligo di trasmettere periodicamente gli stati attuativi della  R. D. e specialmente ai vescovi si raccomandava di sorvegliare i parroci sovrintendenti perché la scuola normale funzionasse con regolarità. Ai vertici dellla supervisione di queste scuole stavano i Magistrati sopra gli studi di Cagliari e di Sassari, capoluoghi delle due divisioni amministrative, suddivise al loro interno dal 1824 in varie procincie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vicende di questa scuola giacciono nei documenti degli archivi di Stato di Cagliari e di Torino. A parte alcuni brevi contributi sommariamente elaborati ai primi del Novecento, altri, in tempi più recenti in cui si conclude che essa fu un vero fallimento  e che di fatto non funzionò se non sporadicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un&#8217;attenta consultazione  e trascrizione di un buon numero di stati attuativi dagli archivi menzionati si è cercato di guardare più attentamente alle vicende di questa scuola, la prima capillarmente diffusa in tutto il territorio sardo e  di vederne il funzionamento: locali, alunni e maestri, costi  e naturalmente il solito <em>cahier de doleances: </em>alunni renitenti, maestri negligenti e mal pagati o del tutto impreparati all&#8217;ufficio da compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non manca come è possibile vedere nel contributo di M. d&#8217;Ascenzo il manuale del maestro predisposto dal colto parroco di Bonnannaro Maurizio Serra che nel compilarlo non ignorò di certo i manuali dei maestri lombardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui luoghi della scuola abbiamo già detto nel breve contributo precedente anche con la videocassetta  nelle cui immagini appaiono gli oratori seicenteschi dei vari centri visitati, particolarmente quelli della Santa Croce (i pù utilizzati), quelli del Rosario e delle Anime, le sacrestie delle parrocchie, a volte case adiacenti alle stesse, case prese in locazione e spesso le stesse case dei maestri.</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri registrati negli stati attuativi sono nella stragrande maggioranza viceparroci e membri del clero regolare a norma del R. D., ma non mancano in molte località diaconi e chierici, scrivani e chirurghi, segretari comunali e altri laici addetti ai più svariati uffici. Se quasi il 70% del personale docente è ecclesiastico, il 30% è costituito da laici.  Su gli uni e su gli altri cadono a volte le  severe critiche degli intendenti o dei loro vice.</p>
<p style="text-align: justify;">Sugli alunni occorre osservare che accanto ai centri in cui è registrato un discreto tasso di frequenza, appaiono centri in cui gli alunni frequentanti non superano  l&#8217;uno il due o il tre per cento  di frequenza rispetto agli abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fenomeno è sicuramente correlato all&#8217;impegno posto dai parroci nel curare la scuola normale, alla tradizione dei singoli centri nell&#8217;apprezzare gli studi: è evidente come nei centri in cui vi era una tradizione scolastica come nei grandi e medi centri urbani queste appaiano più consistenti così come nei centri sede di collegiate . Un&#8217;attenta analisi statistica ci darà sicuramente una mappa dei centri a ragionevole tasso di frequenza e quelli  in cui questa risulta bassa o inconsistente. Da notare che la stessa frequenza è legata sicuramente alle attività economiche delle circoscrizioni delle comunità spesso costituite da popolazioni disperse nei vasti territori e dedite alla pastorizia stanziale o transumante così da vanificare le frequenze. Alcuni sondaggi hanno messo in rilievo come  a volte il 47% delle popolazioni vivessero non nel centro abitato, ma nelle campagne  di vasti fondi in cui l&#8217;attività prevalente era quella agro-pastorale.</p>
<p style="text-align: justify;">La messe di dati in fase di studio forse potranno spiegarci anche la varie presenza del territorio tra gli studenti universitari che successivamente a quegli anni conseguiranno il magistero delle arti e il bacellierato.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a quanto spesso asserito da alcuni studiosi  questa scuola pur con tutta la sua precarietà rispetto agli standard postulati dalla nostra mentalità, diede inizio sicuramente a quella mentalità a favore degli studi primari che già presente fin dalla nascita delle scuole gesuitiche, andò sempre più diffondendosi in questo secolo della scoperta della necessità della scuola del leggere, dello scrivere del far di conto del catechismo della dottrina cristiana e del catechismo d&#8217;agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">I cataloghi degli studenti liceali, dei seminaristi, dei graduati all&#8217;Università</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver accennato alla scuola normale che si protrasse in Sardegna fino alla legge Casati, previa riforma un decennio prima della legge Boncompagni, occorre soffermare brevemente la nostra attenzione sulla classe dirigeente che nel corso del primo Ottocento andava formandosi e che ebbe la gestione dei comuni subito dopo l&#8217; Unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Con svariati laureandi di G. P. Brizzi si era proceduto alla catologazione dei graduati dell&#8217;Università dagli studi di Sassari a partire dal 1760 fino alla fine dell&#8217;Ottocento. Da questi cataloghi e dalla loro elaborazione era emerso come presso la locale Università si era formata la classe dirigente laica ed ecclesiastica con il conseguimento dei vari gradi accademici: una vasta percentuale di studenti aveva conseguito il magistero delle arti, un&#8217;altra percentuale, per la verità non molto distante dalla prima aveva consguito il bacellierato (di due anni per medicina e di tre per Leggi e Teologia) infine, una minor percentuale aveva conseguito la laurea privata e pubblica nelle tre Facoltà di Teologia, Leggi, Medicina. Una delle prime cose che risaltano fra le tre facoltà è il grosso distacco tra i graduati in Teologia e Leggi e quelli in Medicina, notevolmente più ridotti di numero. Risalta anche come presso l&#8217;Università sassarese fossero rappresentati quasi tutti i piccoli centri del territorio del Logudoro corrispondente a quella che sarà poi detta divisione amministrativa di Sassari che abbracciava metà della Sardega, più speificatamente quella centro settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi cataloghi spinsero alla predisporizione anche del catalogo degli alunni del Seminario arcivescovile di Sassari allo scopo di conoscere una delle più frequentate istituzioni educative per la formazione del clero certamente, ma notoriamente  &#8220;occasione&#8221; per i figli delle famiglie degli strati sociali più poveri per l&#8217;accesso agli studi secondari e superiori che diversamente non avrebbero potuto frequnetare.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto  è una costante di questa istituzione educativa e formativa, variamente connotatasi nel tempo per le fasce di età degli alunni ospitati, ma soprattutto per la percentuale ridottissima di coloro che in genere conseguivano il presbiterato che toccava spesso il 5%. Inoltre, da vari sondaggi effettuati nei verbali dei consigli comunali dei vari centri piccoli, medi e urbani, era emerso che consiglieri comunali e sindaci, graduati o no, avevano un curriculum scolastico di ex graduati presso l &#8216;Università, ma anche di ex seminaristi. Da ciò la necessità di meglio conoscere la formazio,ne della classe dirigente che avrebbe dovuto garantire con l&#8217;Unità d&#8217;Italia la buona riuscita dell&#8217;ammodernamento delle  comunità urbane e rurali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il catalogo dei seminaristi del Seminario Arcivescovile di sassari, circa 2500 studenti, dal 1823 al 1905 soddisfece la nostra aspettativa: molti amministratori comunali e sindaci erano passati per il seminario. Lo studio fu esteso anche alle diocesi di Alghero e Bosa e, quasi per un riscontro in quella speduta del centro Sardegna di Tortolì.</p>
<p style="text-align: justify;">La schedatura dei seminaristi, dei graduati all&#8217;università dava risposte a quesiti finora senza risposta: la classe dirigente che nei comuni avrebbe promosso la costruzione della casa comunale con nel pianoterra o nel piano sopraelevato le aule della scuola elementare, che avrebbe stipulato convenzioni con i medici &#8220;condotti&#8221; per la cura dei poveri, che avrebbe sollecitato ed ottenuto la presenza dei carabinieri e spesso anche la delegazione di polizia, il veterinario &#8220;condotto&#8221;, la costruzioni dei primi lavatoi pubblici per non costringere le donne a lavare presso le sorgenti e i torrenti, a predisporre l&#8217;acquedotto comunale per alleviare le fatiche della provvista dell&#8217;acqua da parte delle madri di famiglia, la messa in opera dei primi acciotolati stradali per eliminare le pozzanghere d&#8217;acqua che spesso favorivano la presenza delle zanzare anofele,  veicoli della larga diffusione della malaria, e inoltre il telegrafo, l&#8217;illuminazione pubblica a gas nei maggiori e medi centri urbani, e via via altre infrastrutture e servizi atti a passare da uno stato di prostazione e di isolamento ad un trend minimo di comodità urbane, insomma questa classe dirigente era passata per l&#8217;università o per il seminario. Accanto ad una piccola aristocrazia blasonata che aveva prodotto nel vecchio regime l&#8217;alto clero e la classe dirigente laica, andava formandosi e operando  una borghesia di origine agraria o intellettuale di recente consolidamento, stava anche però quella piccola borghesia fatta di ex seminaristi, che era stata in seminario tre, quattro cinque o più anni, che aveva talvolta potuto continuare gli studi nei regi licei o presso gli istituti tecnici e che andava ad occupare quello spazio politico ed economico non di orgine censuaria proprio del cosiddetto ceto intermedio basso. In conclusione la favola di &#8220;sindaci pastori analfabeti&#8221;, salvo poche eccezioni, veniva sfatata; la chiesa  sia pure non direttamente con il 95% degli alunni dei seminari aveva dato allo stato preunitario ed unitario quella piccola classe dirigente alfabetizzata, attenta alle esigenze delle comunità e aperta al &#8220;bene comune&#8221;. L&#8217;inculturazione cristiana ricevuta nei seminari andava ad incrementare la schiera degli alfabetizzati che costituiranno il lievito dei piccoli centri dispersi in un terriotrio fortemente accidentato, spezzetato, atomizzato, insulazizzato in un&#8217;isola già fortemente &#8220;isolata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo buon supporto la ricerca su <em>società e istruzione,</em> portata avanti in varie scuole comunali dell&#8217;isola, spesso in due tempi (1860-1911, 1912-1943) , doveva pur dare i suoi frutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole elementari dal 1860 al 1911La completa gestione dell&#8217;istruzione elementare tanto nei piccoli come nei grandi Comuni fu affidata dalla legge Casati agli amministratori comunali, espressione della classe dirigente . Da questi amministratori, a seconda della loro sensibilità e dei mezzi a disposizione, sarebbe dipeso il buono o mediocre o cattivo funzionamento dell&#8217;istruzione primaria. Alla sensibilità degli amministratori occorreva aggiungere la disponibilità degli abitanti, in particolare la loro distribuzione nel territorio comunale, i loro eventuali bisogni d&#8217;istruzione connessi  alla loro attività produttiva, le loro aspirazioni al rinnovamento e alla crescita economica e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di questo periodo sia pure con lievi cambiamenti la Sardegna è suddivisa in due provincie: Cagliari e Sassari, entrambe sono suddivise in vari circondari a capo dei quali sta un capoluogo, in particlare a partire dal 1861 la pronvincia di Cagliari viene suddivisa in 4 circondari (Cagliari con  86 comuni, Iglesias con 21, Lanusei con 53 , Oristano con 110 ); la provincia di Sassari con 5 circondari (Alghero con 24 comuni, Nuoro con 37, Ozieri con 24, Sassari con 26 comuni, Tempio Pausania con 9). Le circoscrizioni comunali dell&#8217;isola risultano 390, ma i comuni che superano i 4000 abitanti sono soltanto una ventina, dei quali 11 in provincia di Cagliari e 9 in provincia di Sassari. Tra questi occorre inserire i capoluoghi dei circondari e per la provincia di Cagliari (Quarto S. Elena, Guspini, Sanluri, Santulussurgiu, per la provincia di Sassari  Bonorva, Ittiri, Osilo, Sorso.). Nel censimento del decennioo successivo si aggiunge nel circondario di Nuoro Dorgali e Carloforte in provincia di Cagliari, nel 1901 ai centri già menzionati si aggiungono ancora Bitti, Arborea, Monserrato, San Vito, Sinnai, .</p>
<p style="text-align: justify;">I comuni in cui avrebbero dovuto essere istituiti i corsi inferiori, quindi, risultano 370, mentre quelli in cui avrebbero dovuto funzionare i corsi superiori sarebbero stati  circa una ventina e agli inizi e successivamente una trentina.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;inventariare i registri scolastici che fino al 1911 sarebbero dovuti essere depositati negli archivi comunali abbiamo per questioni di vicinanza all&#8217;Università privilegiato quelli dell&#8217;allora provincia di Sassari suddivisa nei circondari di Alghero, Nuoro, Ozieri, Sassari e Tempio nonché per qualche riscontro alcuni comuni della provincia di Cagliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fatto che i circa 500.000 abitanti degli oltre 390 comuni sardi, a qualunque strato sociale appartenessero, apprezzassero l&#8217;istruzione, non vi sono dubbi, quando si pensi che fin dalla metà del Cinquecento le richieste rivolte ai Gesuiti e dalla metà del Seicento le richieste rivolte agli Scolopi, entrambi protagonisti dell&#8217;istruzione &#8220;pubblica&#8221; in Sardegna, fossero innumerevoli. L&#8217;opinione comune sui benefici dell&#8217;istruzione era consolidata da secoli nel variegato arcipelago delle disperse comunità della Sardegna, private gradualmente a partire dal 1866 delle opportunità di inviare i loro figli nelle scuole dei collegi gesuitici e scolopi, benché restassero ancora aperti i seminari delle sette diocesi. Né si era interrotto il ricordo della scuola normale feliciana (1824-1848) e di quella elementare boncompagnana (1848-1859) benché vituperata nel suo altalenante funzionamento da veri e propri cahiers de doleances da parte delle autorità preposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatte queste debite premesse, per una corretta impostazione dell&#8217;indagine storica</p>
<p style="text-align: justify;">sull&#8217;operato della classe dirigente dei singoli comuni era necessario che vi fossero gli strumenti, quindi le raccolte degli atti dei consigli comunali (verbali, bilanci, e corrispondenza), le raccolte degli atti dell&#8217;attività scolastica (registri o diari di classe, profili e relazioni dei maestri, corrispondenza con le autorità preposte) ed eventuali documenti a stampa, per evitare le generalizzazioni delle relazioni degli ispettori o le  discusse cifre  dei dati statistici sulle quali è stata già ampiamente narrata la vicenda scolastica italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1860 fino al 1911 furono i comuni a garantire il funzionamento della scuola elementare e quindi furono depositari dei registri scolastici compilati dai maestri o dalle maestre, dei profili di questi ultimi, delle loro relazioni e dei rapporti da loro avuti con le superiori autorità, scolastiche   provinciali. Furono gli stessi comuni depositari dei verbali dei consigli comunali nei quali sono racchiusi i vivaci dibattiti, gli scontri e le delibere sull&#8217;ammodernamento non solo delle infrastrutture dei centri abitati, ma anche della stessa organizzazione civile della vita e delle altre istituzioni economiche, sanitarie, educative e scolastiche. Perciò ogni ricerca doveva dare spazio ai dibattiti del consiglio, ai protagonisti della vita politica di piccoli centri, ai promotori del processo di incivilimento che si era messo in moto più celermente sia dopo la concessione dello Statuto albertino e la conseguente &#8220;fusione&#8221; della Sardegna con gli ex stati di terraferma sia con più vivace accelerazione dopo l&#8217;Unità. Erano i sindaci destinatari delle relazioni dei maestri ai quali ogni anno dovevano trasmettere l&#8217;elenco degli obbligati. D&#8217;altra parte erano gli amministratori comunali che dovevano garantire, spesso nelle poste di un esiguo bilancio, lo stipendio ai maestri, le aule scolastiche, le stesse attrezzature didattiche e   i libri di testo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; dai giornalmastri dei bilanci che risalta l&#8217;impegno o il disimpegno degli amministratori per l&#8217;edilizia scolastica, per le attrezzature didattiche, per lo stipendio ai maestri. Per quanto il bilancio possa essere modesto, dai graduali aumenti in percentuali delle spese per l&#8217;istruzione pubblica emerge lucidamente la passione degli amministratori per l&#8217;istruzione, al di là dell&#8217;efficacia di questo sforzo: alfabetizzazione che richiedeva certamente l&#8217;impegno degli amministratori comunali diplomati e laureati o comunque scolarizzati, ma anche la determinazione dei genitori delle famiglie nucleari e di quelle allargate sia che fossero di tipologia &#8220;patriarcale&#8221; o per consuetudine &#8220;matriarcale&#8221; come quelle dei pastori transumanti della montagna, costretti a spostarsi nella pianura dall&#8217;autunno alla primavera sia degli stessi rettori, pievani, vicari o parroci che erano in condizioni di richiamare le madri praticanti al dovere di istruire i figli e le figlie o che sovente erano i promotori dell&#8217;invio in seminario dei fanciulli che avessero dimostrato pietà e intelligenza, il processo di alfabetizzazione non poteva dipendere esclusivamente dall&#8217;impegno degli amministrari, ma da altri corresponsabili familiari e sociali anche se tante volte le remore nascevano da una serie di fattori dipendenti dalle localizzazionei cioè da quell&#8217;insieme di infrastrutture geografiche, economiche e sociali che potevano favorire o creare degli ostacoli alla frequenza scolastica o all&#8217;accoglienza nelle strutture educative ecclesiastiche i fanciulli in età scolare. Gli abitanti dei centri dalle circoscrizioni comunali estese, spesso superiori a cento chilometri quadrati, con quasi la metà degli abitanti dispersi nel territorio, perché dediti alla pastorizia stanziale dovevano superare non poche difficoltà per inviare i fanciulli dai sei ai nove  prima e più tardi sino ai dodici anni ad ottemperare agli obblighi scolastici. A queste remore si aggiungano le necessità di una famiglia di modesti pastori per i quali, dato l&#8217;uso frequente dell&#8217;abigeato e la conseguente necessità di custodire il gregge, un figlio dai sei anni in su poteva sostituire con notevole risparmio <em>terachi</em> (servi pastori) in quel ruolo di custodia; la stessa considerazione poteva valere per i figli di poveri braccianti, dati con contratto a <em>terachi-pastori </em>o a garzoni di artigiani del legno e del ferro o delle costruzioni per contribuire alla modestia del reddito familiare così come avveniva del resto anche per le fanciulle già considerate capaci dai sei anni a fare le portatrici d&#8217;acqua dalle sorgenti alle case presso altre famiglie o ad essere avviate <em>a terache</em> presso famiglie benestanti. Tutte questi fattori messi insieme in un&#8217;economia debole dove lo scrivere e il leggere poteva non essere esenziale per la sussistenza poiché a far di conto s&#8217;imparava anche con la pratica, con l&#8217;uso di pesi e misure tradizionali e quella delle monete e della stessa carta moneta, dal momento che nel concetto di alfabetizzazione anche questo si dovrebbe includere. I pastorelli, le piccole serve sviluppavano una capacità pratica di far di conto, di valutare la qualità, il peso, la stessa conoscenze di animali da cortile e dei prodotti lattiero caseari e artigianali che difficilmente un bambino/a scolarizzati e non vissuto accanto ai genitori attivi potevano avere.  Si aggiunga a tutto questo la capacità costruttiva di carri e carretti, di cancelli, di costruzione dei muretti a secco, di interventi di piccola chirurgia sugli animali e su stessi, di sagomare gli ossi di animali e i sassi, di impedire la propagazione degli incendi e degli allagamenti, di curarsi grazie alla conoscenza, appresa in famiglia o dagli adulti, delle erbe medicinali, della lavorazione della palma nana e della paglia per far cesti e cestini, della tosatura e di altre cento piccole arti necessarie a svolgere con intelligenza le attività lavorative, insomma si trattava di una scuola per la vita che sicuramente, data la scarsa diffusione del libro e dei giornali, nei piccoli villaggi o nelle campagne non facevano di certo sentire la nostalgia dell&#8217;alfabeto  del leggere e dello scrivere visto che quello del fare lo apprendevano molto presto con l&#8217;avviamento precoce al lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste ragioni vanno collocate tra le spiegazioni dell&#8217;abbandono della scuola per garantirsi la priorità essenziale del vivere di fronte alle quali le sanzioni di un sindaco, le minacce di un genitore di un educatore a poco servono. L&#8217;amore per l&#8217;alfabeto pare nascere quando quell&#8217;apprendimento aiuta a vivere o l&#8217;alfabetizzazione viene considerata nell&#8217;opinione comune un processo di apprendimento che aiuta a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste ragioni si è voluto procedere alla ricerca presso gli archivi dei piccoli e grandi centri, mirando all&#8217;approfondimento di quelle carte d’archivio che denotavano la qualità della classe dirigente di cui non era così difficile conoscere il percorso scolastico grazie agli strumenti predisposti (catalogo dei graduati, degli studenti liceali, degli alunni dei seminari), i profili dei maestri e delle maestre, gli stessi curricula di un significativo campione di alunni (di solito il 20% delle classi) e, quando era possibile, l&#8217;elenco dei libri adottati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole elementari comunali dal 1860 al 1911</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta predisposti gli strumenti bibliografici e archivistici si trattava di approfondire in un campione significativo di comuni, almeno in un primo momento, le vicende delle scuole elementari dal 1860 al 1911. Da premettere che in questo periodo era obbligatorio soltanto il corso inferiore di due anni e nei centri con popolazione inferiore ai 4000 mila abitanti   che nella provincia di Sassari i comuni con popolazione superiore a queste unità erano  non più di  sette di impostare un metodo efficace e chiaro di ricerca. Premesso un riferimento alla letteratura storico-educativa nazionale e sarda, si hanno a disposizione, per ogni centro cittadino o rurale oggetto della ricerca, i dati geografico-storici, statistici e commerciali di metà Ottocento, grazie al dizionario predisposto per tutti i centri del regno di Sardegna dallo scolopio Vittorio Angius. Questa messe di dati offrivano da soli la visione del contesto geografico, demografico, storico, sociale, economico del centro abitato. Per cui si avevano a disposiizione tanti elementi per un primo profilo del centro abitato. Contestualmente si consultavano, preoccupandosi anche della trascrizione integrale le carte d’archivio di maggiore rilievo socio-economico e dell&#8217;istruzione, le delibere dei consigli e delle giunte comunali; consigli che per fortuna all&#8217;epoca alla quale ci riferiamo si riunivano molto frequentemente e che provvedevano a stendere verbali di riunioni abbastanzavivaci. Emergevano intanto sindaci e consiglieri comunali dei quali in genere, grazie ai cataloghi predisposti (dei graduti all&#8217;Università, dei licei e dei seminari) si poteva conoscere il curriculum scolastico. In tal modo emergevano sindaci e consiglieri comunali scolarizzati e decisi ad avviare il centro verso la predisposizione di infrastrutture che favorissero l&#8217;ammodernamento del borgo: predisposizione della caserma dei carabinieri, della delegazione di polizia, del medico condotto per i poveri, del veterinario contro la diffusione della rabbia, dell&#8217;adduzione nel centro abitato dell&#8217;acquedotto, della stessa costruzione del cimitero a causa degli inconvenienti prodotti dalle  sepulture nella chiesa parrocchiale o nei gli oratori, la predisposizione dei lavatoi pubblici, la costruzione delle prime  case comunali-scuola, con al piano rialzato gli uffici &#8220;della comune&#8221; e sotto le aule scolastiche o viceversa, la predisposizione dell&#8217;acciottolato nelle strade, in breve, la predisposizione di quelle infrastrutture che facevano segnare un avanzamento civile nei piccoli e grandi centri.  Gran parte di queste delibere sono dedicate al reperimento dei locali scolastici in locazione, alla progettazione degli stessi edifici scolastici, spesso non approvati alla  prima  presentazione del progetto presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica, all&#8217;assunzione o al licenziamento dei maestri, quando non alle contese con gli stessi, e ai giudizi sul loro operato.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo si rileva il grado dell&#8217;impegno profuso per il buon andamento della scuola, per il tentativo costante di istituire non solo il biennio inferiore della scuola elementare nei piccoli centri (inferiori a 4000 abitanti), ma anche quello di istituire il corso superiore, salvo a chiuderlo negli anni in cui le risorse finanziarie fossero venute a mancare. La compilazione dei verbali, il lessico e la morfologia di questi scritti denotano che non solo gli estensori dei verbali erano adeguatamente preparati, ma che anche gli amministratori si sentirono investiti non solo come classe dirigente delle loro “comuni” ma anche come classe dirigente nazionale. I cataloghi ci avvertono sui sindaci graduati presso l&#8217; Università, sugli stessi consiglieri che avevano portato avanti gli studi presso i collegi gesuitici o scolopi, presso le regie scuole e la contestuale formazione per alcuni o più anni in seminario. Si tratta non solo di una piccola borghesia del censo, ma anche dell&#8217;intelletto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se i verbali dei consigli comunali rivelano l&#8217;impegno o la tiepidezza degli amministratori per la scuola elementare, i registri scolastici con i rintracciati profili dei maestri/e degli stessi curricoli scolastici degli scolari ci rivelano non una diserzione di massa per tutto l&#8217;anno, ma una certa discontinuità nella frequenza legata al ciclo agrario, a vicende climatiche e sanitarie, a bisogni familiari. Mancano purtroppo i quaderni con gli elaborati degli alunni che forse più adeguatamente ci avrebbero offerto gli esiti di questa moltitudine di scolari figli di pastori, braccianti, artigiani e impiegati. Ciò che più colpisce in genere è il graduale abbandono dopo la prima o dopo il corso inferiore, o dopo la terza o la quarta.:Certo é che il tasso di conseguimento del proscioglimento non comprende la maggior parte degli scolari, ma è indubbio che il processo di alfabetizzazione sia pure lentamente procede negli anni in concomitanza con la crescita economica, con l&#8217;aumento del reddito pro capite, con il progresso delle vie di comunicazione tra i vari centri e questi e il capoluogo, con l&#8217;innovazione graduale degli strumenti di lavoro, l&#8217;accresciuto scambio tra le varie popolazioni, l&#8217;incremento di quell&#8217;industria locale data dalla costruzione o dal rinnovamento della lavorazione dei prodotti attraverso l&#8217;industria molitoria, la lavorazione dei prodotti lattiero-caseari, vitivinicoli e man mano che l&#8217;economia di baratto si trasforma in economia di scambio monetario, con l&#8217;accresciuta circolazione della moneta e l&#8217;uso quindi della scrittura nella vita corrente. intanto il cambiamento dei pesi e misure (1855); man mano entrano in uso le misure metriche decimali al posto di quelle tradizionali, la tenuta delle bollette dello stesso bestiame contro l&#8217;abigeato, l&#8217;accresciuta richiesta delle firme con l&#8217;irrobustirsi e l&#8217;ampliarsi delle competenze del comune: la denuncia delle nascite con la richiesta delle firme sui registri matrimoniali, la verifica delle stesse alla visita di leva, la lettura dei giornali che man mano andavano diffondendosi anche nei piccoli centri, la stessa dichiarazione dei redditi per l&#8217;imposizione delle imposte comunali, la vendita periodica degli agnelli e dei porchetti, la partecipazione alle fiere  del bestiame che si vanno incrementando con patti e atti non limitati alla sola stretta di mano o parola data, l&#8217;accreciuto impulso dato al commercio con il continente grazie anche alla costruzione della rete ferroviaria nella quale vengono assunti tanti braccianti, ex-pastori di pecore e di capre, l&#8217;accresciuta circolazione della moneta: tutti questi fattori messi insieme fanno sì che la popolazione anche dei piccoli centri abbia bisogno dell&#8217;alfabetizzazione e quindi capisca l&#8217;importanza di essa se non per tutti i figli almeno per una buona percentuale di essi. L&#8217;importanza della conquista dell&#8217;alfabeto viene indubbiamente capita maggiormente nei capoluoghi di mandamento come Alghero, Nuoro, Ozieri, Sassari, Tempio (per soffermarci a quella che era la circoscrizione provinciale di Sassari), d&#8217;altra parte se si eccettua Nuoro negli altri centri la forza della tradizione grazie alla presenza delle scuole degli ex collegi gesuitici e scolopi (Alghero, Ozieri, Sassari, Tempio) era stata secolare e consolidata, ma occorrerà aggiungere anche i centri con una popolazione superiore ai 4000 abitanti quali Bonorva, Ittiri, Osilo, Sorso dove del resto erano stati presenti gli ordini mendicanti con i loro seminari e l&#8217;accoglienza dei ragazzi. Nei primi cinque centri l&#8217;organizzazione delle scuole appare più curata, ma anche più efficiente, seguono gli altri quattro centri che sia pure con qualche remora sono costretti ope legis a istituire le quattro classi della scuola elementare casatiana, in tutti questi nove centri emergono interessanti figure di maestri consapevoli della loro missione e forniti in buona parte di patente superiore e anche gli allievi presentano curricula più soddisfacenti. A questi centri, tutti fornite del titolo di città, occorre aggiungere anche la città di Porto Torres pur con un minor numero di abitanti, Ploaghe, Maddalena, Pattada, Mores, ma per la loro originalità e metodo di organizzazione della scuola le lontane borgate del comune di Aggius quali Trinità d&#8217;Agultu e Viddalba, nel primo l&#8217;istituzione della parrocchia e la costruzione della scuola con intervento diretto del Ministero s&#8217;incrementa la formazione del centro abitato, nel secondo, periodicamente tagliato dai centri viciniori a causa della tracimazione del fiume, si provveda ad istituire <em>la scuola paterna privata</em> al cui funzionamento contribuiscono la maggior parte dei padri di famiglia. Tutti sintomi del desiderio di affrancarsi dall&#8217;analfabetismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori difficoltà, ma non per questo minore entusiasmo ed impegno sembrano dimostrare gli abitanti dei comuni più interni della provincia di quelli cioè che finiranno nel 1927 per far parte della neonata provincia di Nuoro come Macomer, Bosa,  Bortigali, Birori, Borore, Dorgali, ma anche Orune., tutti facenti parte del circondario di Nuoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le remore di ogni genere la classe dirigente del paese appare impegnata nel tentativo di dare le basi alla scuola elementare.<em> </em></p>
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<p><a href="#_ftnref1">[1]</a>Nell&#8217;aa. 1992-93 mi fu dato l&#8217;affidamento di Storia della Scuola e delle Istituzioni educative presso la Facoltà di Lettere dell&#8217;Università degli Studi di Sassari, resomi  conto della carenza degli strumenti essenziali per la ricerca  storico educativa sulla Sardegna mi proposi di predisporre con l&#8217;aiuto degli studenti di un <em>minimum</em> di strumenti per poi approfondire con ricerche mirate negli archivi pubblici e privati temi specifici sugli asili e sulla scuola elementare.</p>
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<p><a href="#_ftnref2">[2]</a>L&#8217;itinerario delle vicende degli asili e della scuola elementare è stata determinata dalla necessità di andare alle basi sia della pratica del diritto all&#8217;infanzia sia dell&#8217;alfabetizzazione delle nuove generazioni sarde a partire dalla scuola normale di Carlo Felice(1824-1848), alla Boncompagni(1848-1859.) alla Casati (1859-1923), alla riforma Gentile (1923-1945). I sondaggi presso l&#8217;Archivio di Stato di Cagliari (ASCa) e di Torino (ASTo) sui vari tentativi di alfabetizzazione con il ritrovamento degli stati attuativi della scuola normale di Carlo Felice (1823) m&#8217;indussero a partire da questo primo tentativo di alfabetizzazione dei bambini sardi. Da ciò i termini <em>de quo ad quem</em>.</p>
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<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> &lt;&lt;<em>Cercano sempre l&#8217;uomo nel fanciullo senza pensare a ciò che egli è prima di essere uomo</em>&gt;&gt; così  in G. ROUSSEAU, <em>Emilio, </em>a cura di G. ROGGERONE, Brescia, Editrice La Scuola, 1979 p. 3. Per la letteratura dell&#8217;infanzia vedi R. SANI, <em>L&#8217;educazione dell&#8217;infanzia nella storia. Interpretazioni e prospettive di ricerca </em>in L. CAIMI ( a cura di)<em>Infanzia, educazione e società in Italia tra Otto e Novecento. Interpretazioni, prospettive di ricerca, esperienze in Sardegna</em>, Sassari, Edes, 1997 pp. 21-58.</p>
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<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Cfr PAZZAGLIA-R. SANI (a cura di), <em>Scuola e società nell’Italia unita. Dalla legge Casati al Centro-Sinistra</em>, La Scuola, Brescia, 2001.</p>
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<p><a href="#_ftnref5">[5]</a>Tra le prime scuole primarie basti pensare alle scuole parrocchiali polacche istituite dalla Commissione Nazionale di Educazione, in proposito Cfr A. K.  ORZEL, <em>La  scuola  elementare in Polonia dal 1773  all&#8217;Ottocento. </em>Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di laurea in Pedagogia, aa. 1999 &#8211; 2000, rel. A. Tedde.<em> </em></p>
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<p><a href="#_ftnref6">[6]</a>Per le vicende storiche della Sardegna si vedano: M. GUIDETTI ( a cura di),<em>Storia dei Sardi e della Sardegna, </em>IV, Milano, Jaca Book, 1987-89; M. BRIGAGLIA ( a cura di) <em>La Sardegna Enciclopedia, IV, </em>Cagliari, Edizioni della  Torre, 1982-88. e per l&#8217;epoca contemporanea, più recentemente, si veda: L. BERLINGUER, A. MATTONE, <em>La Sardegna</em>,, Torino, Einaudi, 2000. Infine, fresco di stampa, <em>Storia della Sardegna</em>, Bari, Editori Laterza, 2002 voll. 5 a cura di Brigaglia, Mastino, Ortu.<em> </em></p>
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<p><a href="#_ftnref7">[7]</a>Cfr. F. GEMELLI, <em>Rifioramento della Sardegna</em>, II, Torino, Briolo, 1776 . Il dotto gesuita nel suo trattato cerca di dimostrare che applicando nell’ isola il modello agricolo, limitando il dominio della pastorizia, la sardegna sarebbe rifiorita.</p>
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<p><a href="#_ftnref8">[8]</a>A. BOSCOLO et alii, <em>Profilo storico economico della Sardegna dal riformismo</em> <em>settecentesco al piano di rinascita, </em>Padoava, 1962</p>
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<p><a href="#_ftnref9">[9]</a> Cfr. AA.VV., <em>Le autonomie etniche e speciali in Italia e nell&#8217;Europa mediterranea. Processi storici e istituzioni</em>, Cagliari, 1988; I. CALIA, <em>Francia e Sardegna nel Settecento. Economia, politica e cultura</em>, Milano, 1993; C. SOLE,<em> La Sardegna sabauda nel Settecento</em>, Sassari,1984; ID., <em>La Sardegna di Carlo Felice e il problema della terra</em>, Cagliari, 1967; S. SOTGIU, <em>Storia della  Sardegna sabauda,(1720-1847) ,</em>Roma-Bari, 1984; C. SOLE (a cura di) <em>Dalla rivoluzione all&#8217;integrazione. Studi, ricerche, immagini della spedizione francese in Sardegna nel 1793</em>, Cagliari, 1993.</p>
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<p><a href="#_ftnref10">[10]</a>Cfr. A. DELOGU, <em>Filosofia e società in Sardegna. Giovanni Battista Tuveri (1815-1887), </em>Milano Francoangeli, 1992 ;<em> ID.,La filosofia in Sardegna (1750-1915)-Etica, politica diritto, </em>Cagliari, Condaghes, 1999.</p>
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<p><a href="#_ftnref11">[11]</a> Sulla proprietà perfetta in seguito all&#8217;Editto  delle Chiudende Cfr.I. BIROCCHI, <em>Per la storia della proprietà perfetta in Sardegna</em>, Milano, 1982; ID., <em>La carta autonomistica della Sardegna tra antico e moderno. le &#8220;leggi fondamentali &#8221; nel triennio rivoluzionario (1793-96)</em>, Torino, 1992; G. DONEDDU, <em>Ceti privilegiati e proprietà fondiaria nella Sardegna del secolo XVIII</em>, Milano 1990. Sulla scuola normale per quanto fortemente datato vedi E. SCANO, <em>Storia dell&#8217;educazione e degli istituti educativi in Sardegna</em>, Cagliari, Unione Sarda, 1894; in breve sintesi, ma più corretto   G. MASALA, <em>La Sardegna e la scuola del popolo</em> , Sassari, Gallizzi, 1912; con forti ascendenze dal Masala Cfr. E. SPANU NIVOLA, <em>Profilo storico dell&#8217;educazione popolare in Sardegna </em>in &#8220;Archivio sardo del movimento operaio e autonomistico&#8221;, 2 (1973). Con riferimenti essenziali Cfr.  R. BONU,<em> Scrittori sardi nati nel secolo XVIII con notizie storiche e letterarie dell&#8217;epoca</em>; Cagliari,  Fossataro 1972 . Sul Codice feliciano, l&#8217;abolizione dei feudi e la &#8220;fusione &#8221; con il Piemonte Cfr. M. GUIDETTI (a cura di) <em>Storia dei Sardi e della Sardgna.</em> <em>L&#8217;età contemporanea</em>, cit. IV. G. SOTGIU, <em>Questione sarda e movimento operaio</em>, Cagliari, 1969; ID., <em>Alle origini della questione sarda. Note di storia del Risorgimento</em>, Cagliari 1967; ID., <em>Lotte sociali e politiche nella Sardegna contemporanea;</em> ID., <em>Storia della Sardegna dopo l&#8217; Unità</em>, Roma-Bari, 1990</p>
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<p><a href="#_ftnref12">[12]</a>Cfr. A. TEDDE, <em>Iniziative sociali  di G. B. Manzella e delle congragazioni religiose in Sardegna nel  Novecento</em>, Ozieri, Il Torchietto,1996; A. TEDDE, F. A. MASCI,  <em>Le congregazioni religiose femminili in Sardegna tra Otto e Novecento</em> in  A. TEDDE</p>
<p>(a cura di), <em>Cattolici per l&#8217;infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento </em>Ozieri, Il Torchietto,1997, pp. ; A. TEDDE, F. A. MASCI, <em>Le congregazioni religiose femminili in Sardegna nel Novecento</em> , in F. ATZENI, T. CABIZZOSU, <em>Salvatore Vico nel contesto sociale e religioso del Novecento sardo</em>, Catanzaro,  Rubbettino,  1998 pp. 239-256.<em> </em></p>
<p>R. TURTAS, <em>Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al duemila,</em> Roma, Città Nuova, 1999; F. ATZENI, T. CABIZZOSU,<em> Congrgazioni religiose e istituti secolari sorti in Sardegna negli ultimi cento anni</em>, Cagliari, Cuec, 2000  A. TEDDE, <em>Protagoniste cattoliche  di azione sociale in Sardegna tra Otto e Novecento</em> , Sassari, Gallizzi, 1999.<em> </em></p>
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<p><a href="#_ftnref13">[13]</a> Sulla malaria si veda: E. TOGNOTTI, <em>La malaria in Sardegna,</em> Milano, FrancoAngeli,1996. .Sulla difficoltà create dall&#8217;insularità: R. TURTAS,<em> Studiare, istruire, governare</em>, Sassari, EDES/CLIO 2001. Sui collegi gesuitici vedi: R. TURTAS,  <em>Scuola e Università in Sardegna tra &#8217;500  e  &#8217;600. L&#8217;organizzazione dell&#8217;istruzione  durante i decenni formativi dell&#8217;Università di Sassari</em>, Sassari, Chiarella, 1995; sull&#8217;istruzione anche precedente all&#8217;arrivo dei gesuiti vedi: S. LOI, <em>Cultura popolare in Sardegna tra &#8217;500 e &#8217;600. Chiesa, Famiglia Scuola </em>, Cagliari, AM&amp;D EDIZIONI, 1998. Ancora sull&#8217;Università: G. BRIZZI, J. VERGER, (a cura di) <em>Le Università minori in Europa</em>, Catanzaro, 1998.F. COLLI VIGNARELLI, <em>Gli Scolopi in Sardegna</em>, Cagliari, Gasperini, 1982. Sui seminari oltre alle opere generali sulla Storia della Sardegna  e della Sardegna cristiana già citate vedasi: A. NUGHES, <em>Alghero Chiesa e società nel XVI secolo, Alghero</em>, Edizioni del Sole,1990; A. LORIGA ( a cura di), <em>Quattro secoli del seminario turritano 1593-1993, </em>Sassari, Tipografia Moderna,1993. Infine, si vedano le tesi di laurea delle mie allieve del Magisatero giacenti presso il Dipartimento di Storia dell&#8217;Università di Sassari: D. QUARANTA. <em>Il Seminario Tridentino di Sassari nel secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905</em>, aa.1994-95; M. A. LEDDA, <em>Il seminario di Alghero tra Otto e Novecento, aa.1994-95</em>; A. F. DEROMA, <em>Il Seminario Tridentino di Sassari nell’Ottocento: le delibere della Giunta (1829-1862)</em>; R. A. PORCU, <em>Il seminario della diocesi di Ogliastra in Tortolì nell&#8217; Ottocento, aa. 1998-1999.</em></p>
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<p><a href="#_ftnref14">[14]</a> Cfr. IL NUOVO ATLANTE STORICO ZANICHELLI, Bologna, 1993 p. 153.</p>
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<p><a href="#_ftnref15">[15]</a> Cfr G. LORIA, <em>Repertorio sulle fonti letterarie di storia della scuola e delle istituzioni educative in Sardegna (1751-1994)</em>, Sassari, Studium adp,1996 . La schedatura di circa mille titoli, tratti da varie raccolte bibliografiche e da riviste, mancano quelli apparsi nei supplementi di “Ichnusa”, pur nella provvisorietà, sono utili a dimostrare per un verso la modestia della produzione, per l’altro, accanto all’interesse, la  varietà degli approcci e l’occasionalità degli interventi. Penso sia giunto il momento di utilizzare il vasto materiale archivistico giacente nei più svariati archivi, specie quelli di Stato di Torino e di Cagliari, per cominciare a riscrivere la storia della scuola primaria, a partire  dalle scuole normali Carlo Felice nel 1824, a quella elementare di Boncompagni nel 1848 e infine a quella di Casati nel 1859 fino al 1911, anno dell’avocazione della scuola elementare allo Stato. La storia delle scuole medie superiori è tutta da scrivere, previa catalogazione degli alunni e dei professori: si tratta in fondo della classe dirigente sarda di matrice borghese agraria e professionale, protagonista dell’ammodernamento dei centri urbani e rurali dell’isola insieme agli ex seminaristi delle varie diocesi isolane. Per questi ultimi si veda D. QUARANTA, <em>Il Seminario Tridentino di Sassari nel secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905</em>, Tesi di laurea Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Anno Accademico 1994-95. Relatore A. Tedde. Per il periodo che va dal 1766 al 186O si veda Il Centro Interdisciplinare per la Storia dell’Università di Sassari, (d’ora in avanti CISUS), fondato e diretto da Gian Paolo Brizzi, e che  ha promosso a partire dalla metà degli anni Ottanta una serie di studi, ricerche e tesi di laurea sulla storia dell’Ateneo sassarese sulle cui origini si rimanda al contributo di Raimondo Turtas in questo stesso volume. Per quanto riguarda le tesi di laurea, discusse presso la nostra Università di Sassari nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari si veda: S. L. POSADINU, <em>I laureati all’Università di Sassari dal 1766 al 1825</em> , anno accademico, 1993-94;  M. G. ACCA, <em>I laureati all’Università di Sassari dal 1826 al 1860</em>, anno accademico, 1994-95; L. E. PITTORRU, <em>Gli iscritti alla Facoltà di Leggi dal 1849 al 1875</em> , aa. 1994-95. Per l’epoca moderna si vedano R. TURTAS, <em>Scuola e Università in Sardegna tra ‘500 e ‘600. L’organizzazione dell’istruzione durante i decenni formativi dell’Università di Sassari (1562-1635)</em>, Centro Interdisciplinare per la storia dell’Università di Sassari (CISUS), Sassari, Chiarella, 1995; F. COLLI VIGNARELLI, <em>Gli Scolopi in Sardegna</em>, Cagliari, Gasperini, 1981 e altri autori minori compresi nella bibliografia delle due opere citate; infine, L. ALBERTI, <em>La scuola in Sardegna nell’età delle riforme, in &#8220;</em>Sacer&#8221;, 4 (1999)</p>
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<p><a href="#_ftnref16"></a> [16] Pubblicazioni della Fondazione e del Banco di Sardegna:</p>
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<p><a href="#_ftnref17">[17]</a> Si consideri il fatto che essa figurava unicamente nei manifesti degli studi di Pedagogia e di Scienze dell’ Educazione e risultava esclusa del manifesto degli studi della Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa ns Facoltà di Sassari. Si vedano in proposito per ogni anno accademico  La <em>Guida dello Studente.</em></p>
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<p><a href="#_ftnref18">[18]</a> Basti dare uno sguardo alle vicende quasi trentennali dell’insegnamento di Storia della scuola e delle istituzioni educative presso l’Università di Sassari: nel corso di quasi un trentennio si sono avvicendate nell’insegnamento A. Broccoli, D. Ragazzini, M. Gonzi, tutti interessati a ricerche di portata nazionale, ma noncuranti della storia della scuola sarda.</p>
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<p><a href="#_ftnref19">[19]</a> R. CIASCA,<em>Bibliografia sarda </em>, Roma, 1931-34 voll. 5.</p>
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<p><a href="#_ftnref20">[20]</a> G. DELLA MARIA,<em> Nuovo bollettino bibliografico</em></p>
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<p><a href="#_ftnref21">[21]</a> Bollettino bibliografico e rassegna archivistica e di studi storici della Sardegna diretto da Tito Orrù, registrato al Tribunale di Cagliari nel 1989.</p>
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<p><a href="#_ftnref22">[22]</a> Cfr. M. BRIGAGLIA, G. MELIS, Cento libriPer i periodi &#8221; buchi &#8220;  tenendo presenti le leggi sulla stampa la nsia la n. 3288 del 15lulgio 1923</p>
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<p><a href="#_ftnref23">[23]</a></p>
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<p><a href="#_ftnref24">[24]</a>Due edizioni a distanza di anni del <em>Regolamento delle Figlie della Provvidena di Cagliari, </em>il primo del 1751, il secondo del 1762, il terzo è un articolo del &#8220;Giornale di Sardegna&#8221;: <em>Apertura delle scuole a Sassari, </em>del 1796.</p>
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<p><a href="#_ftnref25">[25]</a> Si pensi tra  l&#8217;altro alle opere in latino, in catalano e in castigliano pubblicate tra il 1550, anno della pubblicazione dell&#8217;opera dell&#8217;<em>Asquer Sardiniae brevis historia et descriptio </em>e l&#8217;opera di J. L. Vives <em>Instrucion de la muger christiana compuesta primerament en lengua latina per el muy celebre doctor Juan Vives Valentiano traiduida despues en romance castellano por Juan Justiniano y agora nuevamente corregida, anadida in empressa por orden di misser MonserratTrias doctorJuez de Corte y del Cosejo de su Magestad en este reyno de Cerdena</em> , Callar por.v. Sembenino, impressor del R. Nicolas Canellas del 1576 che se proprio non si tratta direttamente di fonte idonea di istituzione scolastica  può essere compresa nell&#8217;ambito della storia dell&#8217;educazione,</p>
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<p><a href="#_ftnref26">[26]</a>In varie lingue, particolarmente in quella sarda repertoriati da A. Virdis il cui lavoro è apparso sulla rivista dei Gesuiti sardi &#8220;Theologica&#8221;.</p>
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			<wfw:commentRss>http://www.angelinotedde.com/2011/07/il-diritto-allinfanzia-e-la-conquista-dellalfabeto-in-sardegna-nellotto-e-nel-novecento-di-angelino-tedde/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Maestri in Sardegna di Sabrina Cruceli</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 05:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabrina Cruceli, consultando le singole tesi svolte sui paesi della Sardegna Centro Settentrionale, ha schedato secondo uno schema prefissato 554 maestri. Su di essi ha esposto le sue deduzioni che ritengo ragionevoli e corrette per un primo sguardo sui maestri sardi in epoca postunitaria, vale a dire dalla Legge Casati (1859) alla Daneo Credàro (1911)e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sabrina Cruceli, consultando le singole tesi svolte sui paesi della Sardegna Centro Settentrionale, ha schedato secondo uno schema prefissato 554 maestri. Su di essi ha esposto le sue deduzioni che ritengo ragionevoli e corrette per un primo sguardo sui maestri sardi in epoca postunitaria, vale a dire dalla Legge Casati (1859) alla Daneo Credàro (1911)e successivamente da questa alla caduta del fascismo (1943).  In seguito Elisabetta Pireddu, più recentemente ha schedato circa 994 maestri, di questo ultimo lavoro daremo conto più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ora, per chi è interessato alla storia della scuola in Sardegna in periodo successivo all&#8217;Unità d&#8217;Italia, offriamo questi riferimenti. Per chi volesse consultare la tesi, questa come altre, basta mettersi in contatto, telefonando al 2825031.</p>
<p style="text-align: justify;">(Angelino Tedde)<span id="more-5322"></span></p>
<p style="text-align: center;">Maestri in Sardegna</p>
<p style="text-align: justify;">1.	Premessa</p>
<p style="text-align: justify;">Nei capitoli precedenti si è voluto utilizzare tutta la letteratura, o quasi, che ha affrontato il discorso sull’istruzione primaria in Sardegna con particolare riferimento ai locali, agli scolari e ai maestri. Le conclusioni alle quali quasi tutti gli studiosi giungono sull’avvio, la diffusione e l’andamento della scuola primaria potrebbe riassumersi in un vero e proprio cahiers de dolèances: locali inadatti e fatiscenti, scolari inadempienti, maestri del tutto impreparati.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base di queste dolèances una letteratura generica, per lo più sprovvista di documentazione archivistica e conseguentemente di rigorosi studi sui vari indicatori scolastici quali i locali, gli scolari, i maestri, la didattica. Spesso si fa riferimento alle relazioni del Corradini e del Ravà e alle solite statistiche che, in mancanza di altra documentazione, suggellano e confermano il quadro pessimistico dell’istruzione primaria sarda sia per l’Otto come per il Novecento. Gli schemi utilizzati sono per un verso quelli d’una storiografia già superata e per l’altro verso partendo da pregiudizi ideologici del senso di poi non si preoccupano di cercare un minimo di contestualizzazione che permetta una più aderente lettura ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte vi è da tener presente che molti “classici” della scuola hanno attinto sia dai dati statistici sia dalle relazioni degli ispettori.</p>
<p style="text-align: justify;">E. De Fort ha pensato di mettere in crisi le rilevazioni statistiche nel suo magistrale studio Scuola e analfabetismo nell’Italia del ‘900   e i nuovi metodi storiografici di raccolta dei documenti cominciano a mettere in crisi i quadri e le interpretazioni storiche del passato. La “nuova storia” poi con la valorizzazione della storia locale, rivista attraverso le fonti scolastiche, tende man mano a smentire i soliti luoghi comuni sull’istruzione primaria nell’isola sia dell’Otto come del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le delibere dei consigli comunali, le relazioni dei maestri, gli stessi registri scolastici dai quali si possono ricavare  la carriera degli alunni e i profili dei maestri fanno emergere una realtà storica più puntuale e meno generica di quella tracciata a “volo d’uccello” del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">La valorizzazione degli archivi storici comunali e scolastici stanno dando esiti che spesso contrastano su quanto asserito da una storiografia priva di documentazione archivistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Si veda in proposito quanto è emerso dagli archivi scolastici e comunali di Sassari, Alghero, Chiaramonti, Ploaghe, Mores, Isili, Buddusò, La Maddalena, Ittiri, Porto Torres, Ozieri, Orgosolo e altri Comuni dell’isola sulla istruzione primaria dall’Unità alla fine del Regno d’Italia e quanto gli archivi di Cagliari e Torino hanno offerto per quanto riguarda la scuola cosiddetta normale di Carlo Flice.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli archivi comunali emerge intanto una classe dirigente alfabetizzata che si preoccupa, sia pure con tutti i limiti, dell’istruzione elementare, da quelli scolastici emergono i ricchi profili dei maestri che contrariamente a quanto solitamente si asserisce, specie dopo l’Unità, figurano laici e non religiosi, e nel tempo più donne che non uomini; emergono anche i progetti dei vari edifici scolastici che denotano l’impegno degli amministratori comunali nel costruire spesso delle strutture che ospitano sia la casa comunale sia i locali scolastici.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine la ricostruzione dei profili dei maestri registrano una classe magistrale che avanza e cresce culturalmente e metodologicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">2.La ricerca: maestri in Sardegna</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine oggetto di questa tesi ci ha spinti a ricostruire attentamente il profilo di circa 500 maestri con particolare riguardo ad alcuni indicatori quali l’anno della loro nascita, il luogo di provenienza, i vari gradi della patente conseguiti e dei rispettivi centri che la rilasciavano, i titoli speciali conseguiti, le benemerenze civili, gli incarichi politici e scolastici e gli stipendi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle singole schede è stato possibile ricavare in particolare l’indice dei nomi, quello dei luoghi di nascita, quello dei gradi delle patenti, quello delle loro provenienze e naturalmente quello delle nascite o cronologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per meglio inquadrare i denominatori comuni si ritiene opportuno partire dall’indice cronologico</p>
<p style="text-align: justify;">a)L’indice cronologico</p>
<p style="text-align: justify;">Di circa 77 (14%) tra maestri e maestre su  554 si ignora l’anno di nascita, per i rimanenti 478 invece possiamo stabilire le seguenti fasce cronologiche:</p>
<p style="text-align: justify;">anni                                       maestri         %</p>
<p style="text-align: justify;">1        1818-1848                          30           5%</p>
<p style="text-align: justify;">2        1849-1859                           51          9%</p>
<p style="text-align: justify;">3         1860-1874                        100         18%</p>
<p style="text-align: justify;">4         1875-1900                         265        48%</p>
<p style="text-align: justify;">5         1901-1916                           31          6%</p>
<p style="text-align: justify;">TOTALE                                               478/554</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui circa 30 sono nati tra gli anni Dieci e Quaranta, 51 nel primo decennio dell’epoca liberaldemocratica, 100 nel primo decennio dell’Unità d’Italia, 265 nel periodo della Sinistra Storica, 31 tra il 1903 e il 1901 e il 1916 e quindi in epoca giolittiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle 5 fasce il rapporto maestri e maestre è il seguente: nella prima fascia (1818-1848) su 30 insegnanti abbiamo 13 maschi e 17 femmine, nella seconda fascia cronologica (1849-1859) su 51 insegnanti abbiamo 35 femmine e 15 maschi, nella terza fascia (1860-74) su 100 insegnanti abbiamo 60 femmine e 40 maschi, nella quarta fascia (1875-1900) su 265 insegnanti abbiamo 206 femmine e 59 maschi, nella quinta fascia (1901-1916) si registrano 31 insegnanti dei quali 29 femmine e 2 maschi.  Confrontando i 77 insegnanti dei quali si ignora la data di nascita, ma che ragionevolmente si può collocare tra il 1818 e il 1916 si registrano 36 femmine e 41 maschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere nel corso  di oltre un secolo su 554 del campione insegnanti si registrano 365 femmine (66%) e 190 maschi (34%). E’ evidente la progressiva femminilizzazione del corpo  docente elementare</p>
<p style="text-align: justify;">La prevalenza delle maestre può avere numerose motivazioni fra le quali non mi sembra azzardato far riferimento, oltre alla cosiddetta “naturale attitudine” della donna a farsi educatrice dell’infanzia e in specie di quella degli strati sociali più deboli in quanto più idonea a formare il cittadino facendo leva sulle buone maniere e sui sentimenti, e al fatto che sono più disponibili verso un’attività dura e poco remunerata &#8211; che per gli uomini è spesso un ripiego &#8211; non si può trascurare quanto precisava l’articolo 341 della legge Casati: “In qualunque situazione, a parità di diploma, di luogo, e di classe d’insegnamento, alle donne dovesse essere corrisposto uno stipendio pari a due terzi di quello maschile corrispondente, assunto come unità di misura e come metodo di paragone”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, impiegare una donna permetteva a municipi afflitti da una perenne penuria di bilancio di risparmiare e garantirsi ampi margini di discrezionalità nell’adempiere agli obblighi contratti</p>
<p style="text-align: justify;">E’ da tener presente inoltre che la scuola normale rappresenta l’unico canale per la conquista della  cultura e del pubblico impiego da parte della donna, che è ammessa all’università nel 1874 e solo nel 1883 accettata senza scandalo anche nei licei e negli istituti tecnici  .</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro dato non trascurabile è riferibile al fatto che dal 1874, la scuola normale di Sassari, da maschile che era, fu trasformata in femminile perché le studentesse ammesse agli esami di patente superavano il numero dei candidati maschi. E se analizziamo i luoghi in cui i nostri maestri hanno conseguito  la patente, ci accorgiamo che essi l’hanno ottenuta nelle Regie Scuole Normali di Cagliari o di Nuoro  in un primo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro rilievo che risalta dalle fasce cronologiche è che la maggior parte del campione prescelto abbraccia il periodo 1872-1893 senza prendere in considerazione i 77 dei quali non si conosce la data di nascita. Infine vi è da rimarcare come dei 480 insegnanti la stragrande maggioranza è nata nel XIX secolo e denota come la classe degli insegnanti elementari tenda ad ingrossarsi soprattutto nella seconda metà del secolo citato sostituendo, a parte qualche eccezione, del tutto gli ecclesiastici nell’istruzione primaria.</p>
<p style="text-align: justify;">b) L’indice dei nomi (dei cognomi)</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’indice dei nomi si può rilevare un nucleo di cognomi che possono dirsi tradizionalmente sardi quali Sanna, Satta, Porcu, Piras, Salis, Solinas, Talu, Pusceddu, Biddau, Canu, Manca, Mulas, Pinna, Piroddi, Prunas, Sotgiu; presenti però, quasi in egual misura cognomi che possono dirsi italiani sia delle regioni che guardano alla Sardegna sia delle isole piccole quali Ponza e grandi quali la Sicilia e Corsica.</p>
<p style="text-align: justify;">È indubbio che i cognomi Angillotti, Bellieni, Braccioni, Brugiotti Fabiani, Calzerino, Caranza, Chiama, Ciarocchi, De Agostini, Faccioli, Favella, Gentilini, Leggi, Linaro, Luppi, Macchi, Mastroni, Mortara, Negre, Poyani, Sarbunk, Tiezzi, Torchiani, Tortorici denotano origini e provenienze peninsulari.</p>
<p style="text-align: justify;">c) L’indice dei luoghi o delle provenienze</p>
<p style="text-align: justify;">In modo più chiaro l’indice di provenienza denota i centri a maggiore reclutamento dei maestri e delle maestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Risalta immediatamente, data la rilevazione effettuata nella Sardegna centro-settentrionale, come il centro a maggiore vocazione magistrale sia Sassari sede con Cagliari per un buon lasso di tempo delle uniche scuole normali dell’isola. Circa 200  maestri (36%) provengono da Sassari, al secondo posto si colloca Ozieri (8%), seguono Bosa (2%) e Alghero (2%), Nuoro (3%), e poi man, mano gli altri numerosi centri della provincia di Sassari che in questo periodo comprende anche il circondario di Nuoro. Tutti i piccoli e grandi centri, sia pure con poche unità, concorrono ad incrementare la vocazione magistrale.</p>
<p style="text-align: justify;">In ordine alfabetico notiamo Alghero, Berchidda, Il centro di maggior rilascio di patenti figura la scuola normale di Sassari con 250 (45%), Nuoro con 51 (9%), Cagliari con 37 (7%), seguono Oristano con 11 (2%) , Ozieri con due, ma anche Roma con 5, e Alessandria con una, Ascoli Piceno, Cuneo, Milano, Perugia, Reggio Emilia, e sicuramente altri centri del continente tra i maestri patentati dei quali non si sono rintracciati i dati nei registri scolastici.</p>
<p style="text-align: justify;">e)L’indice dei gradi</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei maestri del campione (69%) hanno conseguito la patente di grado superiore, ma non mancano quelli forniti della patente di grado inferiore nell’ordine del 18, 19 % del campione. Da notare, tuttavia, che una piccola percentuale di maestri figura con altri titoli quali quello di segretario comunale, chirurgo, ma anche forniti di licenza ginnasiale e/o di altri titoli scolastici.</p>
<p style="text-align: justify;">f)L’indice dei titoli didattici</p>
<p style="text-align: justify;">Significativo anche quest’indice: il 49% degli insegnanti (213 su 544) figura con particolari titoli didattici tra i quali occorre sottolineare i vari corsi di psicologia pedagogica, sperimentale, infantile, sociale, preventiva; inoltre di pedagogia, di direttore didattico, di ginnastica, di maestra giardiniera, e di altri vari e numerosi corsi. Questa percentuale dimostra come all’occorrenza gli insegnanti uomini (25%) e donne (14%) fossero portati a conseguire altri titoli per migliorare la propria professionalità. Tutto ciò era collegato naturalmente alle iniziative che le associazioni degli insegnanti o lo stesso ministero erano capaci di intraprendere. È probabile che quel 61% che non risulta, conseguissero altri titoli al di fuori del diploma o che appartenessero al periodo in cui in alcun modo detti corsi e diplomi non venivano organizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">g) L’indice delle benemerenze</p>
<p style="text-align: justify;">Seguono con quest’indice alcune benemerenze o incarichi politici che vennero conseguiti da maestri e maestre per lo più in epoca fascista il cui campione sfiora appena come periodo, tuttavia anche questo piccolo segmento di appena 51 (9%) insegnanti è la dimostrazione come alcuni di essi avessero aderito al nuovo regime e alle conseguenti idealità.</p>
<p style="text-align: justify;">CONCLUSIONI</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo campione di circa 554 maestri della Sardegna centro settentrionale si è voluto dare uno sguardo più approfondito sulla loro identità, tenendo presenti tutti quegli indicatori che servissero a darci un’immagine autentica dei maestri in Sardegna, in particolare dei primi maestri della scuola unitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è così potuto osservare come su 554 insegnanti 345 siano femmine e 190 maschi con una netta prevalenza delle maestre. La maggior parte di essi si sono formati presso la scuola normale di Sassari frequentando i tre anni di corso previsti per il conseguimento della patente prima e del diploma in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 25% dei maestri e il 14% delle maestre conseguono oltre il diploma, specie quando vi è l’opportunità, svariati corsi conseguendo i titoli didattici proposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto percentuali ridotte conseguono benemerenze e riconoscimenti politici ricoprendo cariche nell’ambito delle organizzazioni giovanili. Tutti, salvo un ristretto numero, figurano iscritti al monte pensioni ed ebbero ad insegnare in varie sedi. Soltanto meno del 20% figura con il semplice titolo che li abilita all’insegnamento inferiore, oltre l’80% è fornito di titolo superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi, altresì, coloro che hanno conseguito titoli ritenuti validi, ma non specifici per l’insegnamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si è potuto rilevare la durata della carriera scolastica dei singoli, né la mobilità e tanto meno l’impegno didattico di ognuno, salvo che per una percentuale del 14% delle maestre e del 25% dei maestri  , dei quali può dirsi che approfittarono delle varie abilitazioni, corsi, diplomi, di vario genere per migliorare la loro professionalità. Da rimarcare, tuttavia, che non si può parlare di scarso entusiasmo per migliorare la professionalità per i periodi in cui detti corsi non si effettuavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli insegnanti più ricchi di professionalità vorremmo citarne alcune. Ad es., Domenica Biosa   di Sassari possiede il diploma superiore; si abilita all’insegnamento di lavori manuali nelle scuole elementari e secondarie, frequenta i corsi di igiene infantile, di pedagogia sociale, di didattica applicata all’agraria, di profilassi per malattie infettive, di abilitazione all’insegnamento nei giardini d’infanzia. Riceve inoltre una medaglia di bronzo dal M.P.I. “Pro festa degli alberi”; infine, il diploma di benemerenza regio per l’impegno profuso come Presidente Centrale dell’Opera Nazionale Balilla.</p>
<p style="text-align: justify;">È indubbio che si tratta di una maestra attiva, impegnata nella scuola per la quale cura la professionalità; ma impegnata nel campo politico-scolastico a favore dei balilla, quali erano considerati in genere gli alunni delle scuole elementari.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra figura ammirevole di maestra è Cristina Cocco di Sedini che possiede il diploma di abilitazione   e oltre a questo co consegue l’abilitazione all’insegnamento del lavoro manuale educativo nelle scuole elementari maschili, inoltre il diploma di didattica applicata all’agraria, di pedagogia, di igiene infantile, di direzione didattica governativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro esempio, la maestra Maria Arca di Sassari che oltre a possedere il diploma di abilitazione, supera l’esame al “Corso di didattica applicata all’insegnamento dell’agraria; riceve il diploma di abilitazione all’insegnamento dei lavori manuali nelle scuole elementari, complementari e normali; attestati di frequenza ed esami superati ai corsi di “Profilassi antimalarica” e “Profilassi antitubercolare”; attestato di frequenza alle conferenze magistrali e al “Corso di pedagogia sociale. Ottiene infine l’attestato di lodevole servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i colleghi maschi esemplare appare la figura di Giovanni Battista Zicconi   di Muros che possiede il diploma superiore; ha conseguito il titolo di direttore didattico, l’abilitazione all’insegnamento del lavoro manuale educativo; l’abilitazione all’insegnamento d’agraria, è maestro di ginnastica; possiede il diploma di segretario commerciale, membro del Consiglio Provinciale Scolastico nei provvedimenti disciplinari contro i maestri; amministratore della “banca degli importi”. Ha ottenuto la medaglia di Bronzo, la medaglia d’Oro e la Croce della Corona d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo si può affermare che l’analisi di circa 554 maestri non esaurisce la necessità di scavare ulteriormente nell’universo magistrale sardo, anzi, occorre continuare a costruire attraverso la ricerca archivistica se non tutti almeno un campione significativo della classe magistrale sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle immagini che ci offrono sarà possibile ricavare i tratti essenziali di questi lavoratori e lavoratrici intellettuali che hanno promosso l’opera di alfabetizzazione nell’isola nel corso degli anni che vanno dal 1860 al 1911 e da quella data al 1945.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci riguarda abbiamo cercato di dare un sostanziale contributo su questa linea.</p>
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE CITATE E CONSULTATE</p>
<p style="text-align: justify;">AA.VV., L’istruzione di base in Italia (1859-1977), Vallecchi, Firenze 1978.</p>
<p style="text-align: justify;">BRIZZI G. P. (a cura di), “Ratio Studiorum”. Modelli culturali e pratiche educative dei gesuiti in Italia tra cinque e seicento, Roma 1981.</p>
<p style="text-align: justify;">BRIGAGLIA M. (a cura di), La Sardegna,Vol.I, Della Torre, Cagliari 1988.</p>
<p style="text-align: justify;">COLLI VIGNARELLI F., Gli Scolopi in Sardegna, Gasperini, Cagliari 1982.</p>
<p style="text-align: justify;">ROGGERO M., Scuola e riforme nello Stato Sabaudo, Deputazione subalpina di storia patria, Torino 1981.</p>
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<p style="text-align: justify;">MOCCI G., Per la scuola e per la vita, Tipo-litografia commerciale, Cagliari 1982.</p>
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		<title>Cenni sull&#8217;alfabetizzazione in Sardegna &#8211; di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 20:47:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[In Sardegna, non diversamente da quanto avveniva in Europa, l&#8217;istruzione ai rampolli delle classi nobiliari veniva impartita nelle case patrizie da qualche chierico, in genere qualche ecclesiastico degli ordini religiosi (spesso attestati in Sardegna pochi anni dopo la loro fondazione (Francescani, Domenicani, Gesuiti e Scolopi e altri) che spesso vivevano presso le stesse famiglie le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//cover.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4780" title="cover" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//cover-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Sardegna, non diversamente da quanto avveniva in Europa, l&#8217;istruzione ai rampolli delle classi nobiliari veniva impartita nelle case patrizie da qualche chierico, in genere qualche ecclesiastico degli ordini religiosi (spesso attestati in Sardegna pochi anni dopo la loro fondazione (Francescani, Domenicani, Gesuiti e Scolopi e altri) che spesso vivevano presso le stesse famiglie le cui case erano anche dotate di biblioteca e di cappelle per le cerimonie religiose a cui partecipavano tutti i membri della famiglia.<span id="more-4774"></span><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown28.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4781" title="Unknown" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown28.jpeg" alt="" width="80" height="111" /></a>Successivamente i rampolli venivano indirizzati (specie dopo la fondazione dei collegi gesuitici (1562 a Sassari, 1564 a Cagliari, 1581 a Iglesias, 1888 ad Alghero) e scolopici (1640 a Cagliari, e successivamente a Isili, Tempio, Sassari) nei collegi. In questi collegi gesuitici e negl&#8217;istituti scolopici essi frequentavano il trivio e il quadrivio, classi corrispondenti alle future sette classi medie boginiane (dal 1760 in poi). Per i non abbienti talentuosi (o a volte perché imparentati con dei sacerdoti) vi provvedeva il clero locale abbastanza numeroso come hanno dimostrato tanti studiosi per le regioni del continente e come stanno rilevando anche per la Sardegna sia il prof. Fabio Pruneri, e in particolare il cultore e borsista della materia dr. Francesco Obinu).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-112.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4782" title="Unknown-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-112.jpeg" alt="" width="76" height="111" /></a>Del resto già il Filia e il Martini, Raimonondo Turtas e Salvatore Loi, hanno accennato a queste scuole dell&#8217;abbecedario: leggere, scrivere e far di conto. D&#8217;altra parte bisogna tener presente che il concetto di scuola elementare, secondo Luciano Pazzaglia, (si veda l&#8217;Enciclopedia Garzanti nella voce scuola), viene appena abbozzato alla fine del Settecento e, a quanto pare, le prime esperienze si avvertono in Polonia con l&#8217;istituzione delle scuole parrocchiali e sottoparrocchiali. In Sardegna, dopo il concilio di Trento, oltre all&#8217;incremento dei seminari, alle scuole parrocchiali diedero una spinta vescovi benemeriti come lo scolopio Delbecchi, arcivescovo di Cagliari (gli studi sono in corso) nella vasta diocesi di Cagliari, che comprendeva molti villaggi del Nuorese oltre che del Cagliaritano. Altro benemerito vescovo fu Lomellini (vedi profilo in questo sito). La dimostrazione più evidente dell&#8217;esistenza di queste scuole parrocchiali o delle collegiata (a Tempio c&#8217;era il canonico di Grammatica, a Osilo il canonico scolastico) è il numero di graduati sardi presso le Università europee, a cominciare da Bologna, Padova, Pisa, Parigi, Salamanca (si vedano gli studi del compianto Angelo Rundine). Certamente sono da approfondire il &#8217;400 e il &#8217;500 mentre maggior ricerca si è fatta sui graduati del Sette e dell&#8217;Ottocento, almeno per l&#8217;Università gesuitica di Sassari (Nel Dipartimento di Storia,si vedano le tesi di Posadinu, di Acca, di altre laureate con Gian Paolo Brizzi e con lo scrivente). Si tratta degli inventari dei graduati. Parecchi di questi non nobili hanno ricevuto la prima alfabetizzazio dai loro parroci come del resto affermano nei cenni biografici tracciati da altri o da se stessi (Cossu, Sano, Manunta, Manno).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-24.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4784" title="Unknown-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-24.jpeg" alt="" width="85" height="113" /></a>La maggior  dei ragazzi veniva avviata ai lavori dell&#8217;agricoltura, della pastorizia, dell&#8217;artigianato e apprendevano quei saperi (oralmente e con la pratica ) che erano propri dei loro genitori, delle loro mamme o dei tuttori a cui venivano affidati spesso con regolari atti notarili (Vedi S. Amadu e altri auori).  Gli stessi genitori del resto non potevano dirsi del tutto analfabeti perché sapevano far di conto, calcolare il valore dei loro prodotti e dei terreni, comprare e vendere sia pure nell&#8217;ambito di un economia di sussistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-33.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4785" title="Unknown-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-33.jpeg" alt="" width="84" height="121" /></a>Tutti questi riferimenti vengono fatti per dire che la scolarizzazione non è avvenuta soltanto con l&#8217;Unità d&#8217;Italia, ma era presente in Sardegna come in Europa anche prima delle riforme sabaude che, bisogna riconoscerlo, diedero maggior impulso al processo di alfabetizzazione nell&#8217;ambito delle politiche economiche e culturali da loro praticate. Del resto i sovrani pensavano alla &#8220;felicità&#8221; dei (buoni) sudditi come la chiesa pensava alla formazione dei buoni cristiani. Il tutto ben compendiato nella frase: &#8220;Re in Chelu e Re in Terra). Si tratta di una concezione statuale propria del periodo della Restaurazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-42.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4786" title="Unknown-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-42.jpeg" alt="" width="99" height="118" /></a>Ciò premesso, il re Carlo Felice, servendosi di intellettuali sardi alla Corte di Torino, predispose l&#8217;Editto per l&#8217;istituzione delle Scuole Normali (1823) in tutti i villaggi della Sardegna. Dette scuole dovevano essere istituite in tutte le Comuni (o Comunità), i sindaci dovevano provvedere ai locali, alle attrezzature scolastiche, allo stipendio del precettore o maestro, il clero doveva fornire i precettori e i parroci avevano la sovrintendenza locale su di essi, essendo questi in genere i viceparroci. Soltanto dove vi erano comunità religiose i precettori dovevano essere scelti tra costoro, che venivano pagati di meno. Il Manuale per queste scuole lo predispose Maurizio Serra, canonico e teologo, già esperto di scuola parrocchiale a Bonnannaro di cui era parroco. Qualche hanno più tardi il catechismo agrario lo compose Stanislao Caboni, magistrato (1026), mentre di catechismi in lingua italiana e sarda, ispirati al catechismo del Bellarmino e Romano, ne erano stati già composti. Le scuole avevano la durata di tre anni, le lezioni si svolgevano mattina e sera, tutto da 5 a 6 ore, e comprendevano oltre le materie del manuale (leggere, scrivere, far di conto) anche il catechismo agrario e quello della dottrina cristiana. Si trattava di una scuola partorita dall&#8217;alleanza fra il Trono e l&#8217;Altare, le istituzioni preposte  da parte dello Stato erano il Magistrato Sopra gli Studi di Cagliari e di Sassari e l&#8217;intendente provinciale, mentre da parte della Chiesa i vescovi e i parroci.</p>
<p style="text-align: justify;">Si cercava di calibrare la direzione di queste scuole tra potere civile ed ecclesiastico anche se a poco a poco il primo tese a prevalere sul secondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Padri di questa scuola dal punto di vista ideologico furono certamente l&#8217;enciclopedico Antonino Manunta e Maurizio Serra, entrambi provenienti dall&#8217;illustre collegiata di Osili. A questi bisogna aggiungere l&#8217;influsso documentato dei pensatori lombardi come il Cherubini e i vari intellettuali che composero i manuali scolastici lombardi ai quali il Serra si ispirò dietro suggerimento del Manunta che gli fornì vari manuali lombardi. Più tardi Carlo Alberto, succeduto a Carlo Felice, si preoccupò della formazione dei maestri (1842), ispirandosi ugualmente alla <em>Metodica</em> del Cherubini.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della buona, mediocre o scarsa riuscita di questa scuola su cui gli storici potranno accapigliarsi man mano che gli studi verranno approfonditi, sta il fatto che nel 1823 nacquero anche nell&#8217;isola le scuole &#8220;popolari&#8221; che andarono incontro a successi e ad insuccessi, a seconda delle Comuni dei loro sindaci e parroci e dell&#8217;impegno profuso dagl&#8217;intendenti e dai vescovi. Esse fin dall&#8217;istituzione furono poste a carico delle Comunità che, a seconda delle proprie cappacità economiche, favorirono o lasciarono languire le loro scuole normali che dal 1842 furono dette elementari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia sulle scuole parrocchiali sia su quelle &#8220;popolari&#8221; gli studi vanno avanti con l&#8217;acquisizione del vasto materiale archivistico giacente presso gli archivi di Stato di Torino e di Cagliari. Si potrà pur dire, a seconda del proprio orientamento storiografico e ideologico, tutto e il contrario di tutto su queste scuola, sta il fatto però che finalmente con esse ebbe inizio l&#8217;alfabetizzazione generalizzata dell&#8217;Isola, fatte salve le contaddizioni che alla nascita e alla crescita di queste istituzioni non mancano mai. Pertanto sia la Legge Boncompagni del Regno Sardo-Piemontese del 1848 sia la Legge Casati del 1861 non caddero su un terreno arido.  Lo straordinario numero dei graduati presso le due Università Sarde nel Settecento e nell&#8217;Ottocento hanno pure qualche significato. La presenza dei sardi (illustri) alla Corte di Torino prima, al Parlamento subalpino, nell&#8217;amministrazione sabauda, nelle istituzioni tutte del Regno d&#8217;Italia poi denotano che, nonostante ritardi, lentezze, insufficienze, non solo l&#8217;alfabetizzazione, ma anche lo sviluppo degli altri gradi della scuola sarda, qualcosa aveva pur prodotto. La borghesia sarda non meno del popolo sardo partecipò con i suoi migliori esponenti delle sue classi sociali all&#8217;Unità d&#8217;Italia come del resto fu presente nella nelle gerarchie della Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ponderoso lavoro di Raimondo Turtas, la collana del CISUS, diretta da Gian Paolo Brizzi, gli studi di Salvatore Loi, i miei pur modesti contributi e soprattutto il numero consistente dei documenti trascritti dagli archivi e allegati alle numerose tesi di laurea delle laureate da me dirette, e da ultimo i lavori di Fabio Prùneri (che mi è succeduto nell&#8217;insegnamento di Storia della Scuola presso l&#8217;Uniss) e in fase stampa presso il Mulino di Bologna &#8220;La storia della scuola in Sardegna da 1820 al 1848&#8243; , e da ultimo i lavori a cui ha messo mano Francesco Obinu nonché il grosso apporto del PRIN diretto da Angelo Bianchi della Unicatt hanno tolto dall&#8217;oblio questo segmento di storia sarda anche a livello nazionale dove finalmente l&#8217;Isola, con la cartina degli istituti d&#8217;istruzione, a parità delle altre regioni, occuperà il posto vacante per troppi anni nell&#8217;ambito della storia patria. Sardi certamente, ma anche italiani. Due bandiere, quella sarda e quella italiana, legati con forti nodi come quella che offrì a Sassari il presidente Cossiga e che volle sulla sua stessa salma nel giorno della sua scomparsa. Le più importanti pubblicazioni su queste tematiche si rintracciano in questo blog. Né mancano gli elenchi delle tesi a cui si è accennato i cui documenti attendono finanziamenti perché possano essere messi a disposizione non solo degli studiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">1728 Iniziative del vescovo di Alghero Lorenzo Lomellini per l&#8217;istituzione delle scuole parrocchiali.</p>
<p style="text-align: justify;">1763 -70 Riforma delle due Università sarde di Cagliari e di Sassari da parte di Bogino</p>
<p style="text-align: justify;">1777 Riforma del trivio e del quadrivio da parte di Bogino in sette classi dalla VII alla I.</p>
<p style="text-align: justify;">1823 Editto istitutivo delle <em>Scuole Normali </em>in tutti i villaggi dell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify;">1842 Istituzioni dei corsi trimestrali a Cagliari, Sassari e Nuoro per il conseguimento della patente di precettore o maestro delle scuole elementari.</p>
<p style="text-align: justify;">1848 Legge Boncompagni di riforma delle scuole del Regno Sardo-Piemontese.</p>
<p style="text-align: justify;">1859 Legge Casati di riforma di tutto il sistema scolastico sardo-piemontese.</p>
<p style="text-align: justify;">1861 Con l&#8217;Unità d&#8217;Italia la legge Casati viene man mano estesa ai vecchi stati che entrano a far parte del Regno d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un&#8217;ampia bibliografia su queste tematiche, in internet, si veda il sito del prof. Angelo Gaudio, ordinario dei sistemi educativi a Udine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i lavori specifici sull&#8217;alfabetizzazione in Sardegna si vedano le pubblicazioni di Sani-Tedde, Fabio Prùneri, Francesco Obinu, reperibili in questo sito.</p>
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		<title>Provvedimenti legislativi per la scuola dal 1923 al 1945</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 17:12:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Promemoria per chi s&#8217;interessa alle vicende scolastiche Provvedimenti del Ventennio 1923 Riforma della Legge Casati di Giovanni Gentile, (filosofo idealista attualista), ai sensi della Legge delega del 3.12.1922 n. 601 con sette Regi Decreti nel corso del 1923. Ordinanza Ministeriale 11/2 Programmi didattici per la scuola elementare RR. DD. 11/3  n. 635 e 7/10 assunzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Promemoria per chi s&#8217;interessa alle vicende scolastiche</p>
<p><strong>Provvedimenti del Ventennio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1923</strong> Riforma della Legge Casati di <strong>Giovanni Gentile</strong>, (filosofo idealista attualista), ai sensi della Legge delega del 3.12.1922 n. 601 con <strong>sette Regi Decreti nel corso del 1923.</strong><span id="more-4322"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ordinanza Ministeriale 11/2 Programmi didattici per la scuola elementare</p>
<p style="text-align: justify;">RR. DD. 11/3  n. 635 e 7/10 assunzione dei maestri per concorso pubblico per titoli ed esami.</p>
<p style="text-align: justify;">R. D.  15/3 Istituzione dell&#8217; Ente nazionale per l&#8217;educazione fisica (Enef) che sarà soppresso nel 1927 allorché l&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione fisica sarà affidato all&#8217;Opera nazionale balilla (Onb).</p>
<p style="text-align: justify;">RR.DD.  6/5 n. 1054 e 31/12 n 2929 sui rapporti scuola pubblica e privata e istituzione dell&#8217;<strong>Esame di Stato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1924</strong> Ordinanza Ministeriale : programmi di studio per le scuole elementari rurali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1925</strong> R. D. n. 432: Emanazione del Testo Unico (T. U.) delle leggi sull&#8217;istruzione primaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1926</strong> L. 3/4 n. 2247 Istituzione dell&#8217;Onb, che sarà incorporata nel 1937 nella Gioventù italiana del littorio (Gil)</p>
<p style="text-align: justify;">R. D. 20/8 n. 1615 Istituzione della <strong>pagella scolastica</strong> nella scuola elementare</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1928 </strong>T.U. 5/2, n. 577 Per le leggi sulla scuola elementare</p>
<p style="text-align: justify;">R.D. 17/6 n.1314 tutte le scuole dipendenti dal Ministero dell&#8217;Economia Nazionale passano alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione (P. I.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1929 </strong>L. 7/1 n.  5 adozione in tutte le scuole elementari del <strong>testo unico di Stato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">l. 7/1 n. 8 Le scuole complementari con i corsi integrativi vengono trasformate in <strong>Scuole Secondarie di Avviamento al Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L. 8/7 n. 1222 Gli <strong>Istituti Nautici</strong> passano dalle dipendenze del Ministero della Marina a quelle del Ministero della Pubblica Istruzione</p>
<p style="text-align: justify;">R. D. 12/9 n. 1661 Il Ministero della Pubblica istruzione cambia il nome in quello di <strong>Ministero dell&#8217;Educazione Nazionale </strong>(M. E. N.)</p>
<p style="text-align: justify;">R. D. 14/11, n. 1992: L&#8217;Onb è posta sotto il M.E.N.</p>
<p style="text-align: justify;">Istituzione del<strong> </strong><strong>giuramento obbligatorio per i maestri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1930 </strong>R. D. 28/2, n. 289 <strong>Si dà facoltà ai genitori che non desiderano che ai loro figli sia impartita l&#8217;istruzione religiosa di presentare apposita dichiarazione scritta al capo di istituto all&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L.  5/6  n. 824 a seguito del <strong>Concordato</strong>, l&#8217;insegnamento religioso è esteso alle scuole secondarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1931</strong> l. 15/6 n. 889 Riordinamento dell&#8217;istruzione media tecnica e professionale. Si istituisce <strong>la scuola professionale femminile e la scuola di magistero professionale per la donna, isituto agrario, industriale, nautico, commerciale e per geometri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1932</strong> L 22/4 n. 490 la scuola di avviamento al lavoro è trasformata in <strong>Scuola di Avviamento professionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">R. D. 7/11 le associazioni insegnanti sono messe alle dipendenze del PNF.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1933</strong> R.D. 1/7 n. 786 avocazione allo stato di tutte le scuole elementari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti i maestri divengono impiegati dello Stato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1934</strong> D. M. 20/9 n. 28 programmi per le scuole elementari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1935</strong> R. D. 9/3 n. 400 ripristino dei provveditorati provinciali</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1936</strong> R. D. 10/4, n. 634 e R. D. 7/5 modalità per la determinazione delle discipline, delle esercitazioni pratiche e degli orari nelle scuole elementari e medie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1937</strong> R. D. 27/10 n. 1839 è istitutita la Gioventù italiana del littorio (Gil)alle dipendenze del PNF</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1938</strong> R. D. L . 23/9 n. 1630 T. U. sulle norme per la difesa della razza nella scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">R. D. 3/6 n.938 riordinamento degli istituti privati d&#8217;istruzione media tramite l&#8217;uso della parificazione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1939</strong> 15/2 pubblicazione della <strong>Carta della Scuola</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1940 </strong>L 1/7 n. 899 istituzione della scuola  media unica secondo la Carta della Scuola</p>
<p style="text-align: justify;">C. M. 23/9  n. 14910 programmi per gli esperimenti nella scuola materna</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1942</strong> L. 19/1 n. 86 le scuole private sono distinte in pareggiate, legalmente riconosciute, private.</p>
<p style="text-align: justify;">L. 1/6 n. 675 i maestri sono inquadrati nel ruolo B dell&#8217;ordinamento giuridico dello Stato con carriera dal grado XII al grado IX a &#8220;ruoli chiusi&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">L. 30/11 n. 1545 <strong>istituzione centri didattici nazionali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Provvedimenti subito dopo la caduta del fascismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1944 </strong>R. D. 29/5 n. 142  il Ministero dell&#8217;Educazione Nazionale riprende il nome di Ministero della Pubblica Istruzione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1945</strong> D. M. 9/2 programmi per la scuola elementare</p>
<p style="text-align: justify;">D. Lgt. 24/5 n. 549  programmi per la scuola materna</p>
<p style="text-align: justify;">D. L. L. 31.8. n. 714 abolizione del <strong>testo unico di stato p</strong>er le scuole elementari.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il maestro nella scuola elementare italiana dall&#8217;Unità alla Grande Guerra di Carla Ghizzoni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 05:41:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa In una recente riflessione sugli indirizzi della storiografia dell’educazione in Europa, Dominique Julia ha individuato nella storia della cultura scolastica la nuova frontiera della ricerca in questo settore . Essa intende far luce sulla vita interna alle istituzioni scolastiche e valorizza gli studi che hanno come oggetto di indagine sia le norme che regolano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Premessa</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-475.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4309" title="images-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-475-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> In una recente riflessione sugli indirizzi della storiografia dell’educazione in Europa, Dominique Julia ha individuato nella storia della cultura scolastica la nuova frontiera della ricerca in questo settore . Essa intende far luce sulla vita interna alle istituzioni scolastiche e valorizza gli studi che hanno come oggetto di indagine sia le norme che regolano la funzione docente e la trasmissione del sapere – inteso e come conoscenze disciplinari e come modelli di comportamento – sia le pratiche messe a punto per promuovere la trasmissione e l’assimilazione dei contenuti. Si tratta di una metodologia che consente di colmare le lacune dell’approccio politico-istituzionale e di quello sociale e economico. <span id="more-4308"></span>Il primo, il più frequentato dagli studiosi specialmente in Italia , circoscrivendo l’indagine ad un’analisi dei progetti pedagogici e politici e dei testi normativi, tende a attribuire a questi stessi progetti un potere di cambiamento incondizionato. Il secondo approccio, grazie all’ausilio di metodi statistico-quantitativi, ha il merito di ricostruire i ritmi della scolarizzazione e dell’alfabetizzazione nel quadro delle più complesse dinamiche sociali, ma rimane anch’esso legato ad una prospettiva “estrinsecista” che impedisce di verificare come operarono nelle aule scolastiche i meccanismi di selezione. Ai fini di un’elaborazione della storia della cultura scolastica, pur riconoscendo l’oggettiva difficoltà a reperire tracce e documenti relativi a tali tematiche negli archivi scolastici, è stata segnalata la necessità di avviare ricerche sui curricula, sulla pratica didattica, sui protagonisti della relazione educativa in seno alla quale avviene la mediazione fra progetto politico-scolastico e pedagogico e situazione reale nella quale il docente e l’alunno si trovano a operare. Di qui l’urgenza, sottolineata dagli studiosi, di ricerche sulla formazione degli insegnanti, sulla loro estrazione sociale, sui meccanismi di reclutamento, sui processi di professionalizzazione e di aggiornamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero se in Italia sono scarse le indagini sui docenti secondari, non mancano studi sul maestro elementare. Sia pure con un certo ritardo rispetto alla storiografia internazionale e, in particolare, a quella francese , anche nel nostro paese, già a partire dagli anni Settanta, nel quadro di una nuova attenzione per la storia dell’istruzione primaria, hanno visto la luce importanti contributi sulla figura del maestro. Si pensi alle ricerche di Ester De Fort,  di Giovanni Vigo , di Angelo Broccoli , di Francesco De Vivo , di Marcello Dei , di Redi Sante Di Pol , di Alberto Barausse . Se queste ricerche hanno avuto l’indubbio merito di fornire un profilo della classe docente italiana all’interno delle vicende scolastiche dall’Unità in poi, un considerevole apporto al progresso delle nostre conoscenze in ordine alla professionalità magistrale è sicuramente venuto dalla recente pubblicazione di alcune indagini che hanno portato alla luce una ricchissima messe di documenti e di fonti di rilevante interesse per un’analisi dei maestri in Italia, della loro formazione, della prassi didattica. Intendo riferirmi al lavoro svolto dal gruppo di ricerca coordinato da Giorgio Chiosso sui periodici scolastici dell’’800 e del ‘900. Il denso repertorio dei giornali didattici apparsi in Italia tra il 1820 e il 1943 rappresenta una vera e propria miniera di notizie dalla quale non può prescindere chi voglia intraprendere un’indagine sulla classe docente nel nostro paese . Penso altresì al volume sulla scuola normale apparso nella collana “Fonti per la storia della scuola”, curata dall’Archivio Centrale dello Stato, che raccoglie una parte della documentazione conservata presso lo stesso Archivio Centrale dello Stato di Roma relativa all’evoluzione di questo istituto scolastico fra Unità e età giolittiana e, più in generale, alla formazione degli insegnanti primari in questo periodo . E’ mancata però finora un’indagine a tutto tondo sulla realtà magistrale; un’indagine che fotografasse la figura del maestro in Italia tra Otto e Novecento: identità (maschi/femmine, senza patente/con patente, religiosi/laici), estrazione sociale, itinerari formativi compiuti, carriere professionali, stato giuridico e economico, genesi, sviluppi e ruolo dell’associazionismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente non sarà possibile in questa sede – né credo lo sia per un singolo studioso – offrire una quadro così complesso. Alla luce della documentazione esistente – statistiche, inchieste ministeriali, stampa pedagogica – e della letteratura sull’argomento, lo sforzo compiuto sarà quello di tentare di individuare e di tracciare l’evoluzione della figura del maestro fra l’Unità e il primo decennio del Novecento attraverso un approccio metodologico che comprende tre livelli di analisi:</p>
<p style="text-align: justify;">-	Lo studio legislativo e normativo, che permette di delineare il disegno politico e il progetto pedagogico perseguito dalla classe dirigente e quindi il modello ideale di insegnante cui guardava l’élite politica e culturale. Emerge a questo livello quello possiamo definire il “maestro legale”.</p>
<p style="text-align: justify;">-	L’indagine degli itinerari e degli strumenti per la formazione culturale e professionale dei maestri.</p>
<p style="text-align: justify;">-	L’esame delle condizioni di vita materiale degli insegnanti primari: stato giuridico e economico, immagine sociale, pratica didattica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo e il terzo livello di indagine ci consentono di far emergere “il maestro reale” e lo scarto esistente fra quest’ultimo e il modello ideale di insegnante delineato dalla normativa e dai testi pedagogici. Tale approccio può altresì far luce sui momenti di crisi, ovvero sulle modalità attraverso le quali il docente delle scuole primarie avvertì lo iato fra l’immagine ideale della professione magistrale e le condizioni reali in cui di fatto la esercitava, nonché sulle strategie mediante le quali egli cercò di sanare questo scarto e di avvicinare la quotidianità della propria vita alla idealità del proprio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale analisi si articolerà in tre punti che corrispondono a tre differenti fasi dell’evoluzione della figura del maestro: il periodo che va dalla legge Casati alla caduta della Destra storica; gli anni compresi fra il 1876 e la fine del secolo; il primo ventennio del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’età della Destra storica: alle origini della classe magistrale italiana</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In una circolare del 3 gennaio 1865 inviata ai Prefetti, ai provveditori  e agli ispettori provinciali, il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Natoli, mentre ricordava il progresso compiuto dall&#8217;istruzione popolare nelle diverse province italiane dall&#8217;Unità in poi, con speciale riferimento a quelle ove &#8211; come scriveva il ministro &#8211; &#8220;per l&#8217;addietro era stata più negletta&#8221;, sollecitava tutti gli enti coinvolti in tale ambito a non venire meno ai propri doveri in ordine alla promozione dell’educazione popolare. Egli, in particolare, auspicava che fosse &#8220;debito primo delle Podestà amministrative e scolastiche di usare tutte le maggiori diligenze nella scelta dei maestri e delle maestre elementari, onde la capacità vada sempre accompagnata all&#8217;onorato costume, e sia limpida la fonte da cui debbono derivare i primi ammaestramenti ai figli della classe più numerosa di un popolo, che per assodare la propria libertà sente il bisogno d&#8217;instaurare largamente i salutari principii della pubblica morale&#8221;. A suo avviso, se si voleva che l’istruzione contribuisse al “rialzamento morale delle infime classi”, era necessario innanzitutto che le autorità locali rendessero “meno disagiata la carriera del maestro e della maestra elementare” salutati quali “modesti soldati della sapienza e della libertà” . Di qui, da parte del Ministro, l’istituzione di onorificenze e di premi da destinare ai maestri che si fossero distinti nella loro professione. Si noti che tali premi erano riservati non a insegnanti che eccellevano per abilità didattica e per cultura, ma a docenti di comuni rurali che, nonostante le difficoltà dovute al “tenue stipendio” e all’elevato numero di allievi ai quali attendere, a costo dei forti sacrifici  personali avevano dato alla loro scuola “un stabile ed efficace avviamento” e avevano ottenuto “l’estimazione presso i  compaesani” . Il brano citato, al pari di altri analoghi documenti coevi, lumeggiava il modello ideale di insegnante cui la classe dirigente della Destra storica guardava: egli era chiamato a radicare fra il popolo i valori morali e civili sulla base dei quali si voleva costruire la nazione  e a promuovere l’unificazione linguistica del paese, come si preoccupava di precisare Michele Coppino nei programmi del 1867 per le elementari .</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava dunque di un insegnante che aveva sicuramente l’obbligo di studiare, di individuare il metodo migliore per insegnare, ma il cui prioritario dovere era quello di emergere, all’interno della comunità nella quale operava, come esempio, “modello autorevole” sul piano morale, come scriveva Angelo Fava – ispettore dell’istruzione tecnica, primaria e normale &#8211; nella circolare del 26 novembre 1860, contenente le Istruzioni ai Maestri delle scuole primarie sul modo di svolgere i programmi per la scuola elementare emanati nel settembre del 1860. Nei piccoli paesi ove la scuola insieme alla chiesa rappresentavano l’unico “sussidio morale” per i fanciulli e per le loro famiglie, l’insegnante aveva il dovere – scriveva Fava &#8211; “di andare ben cauto nella scelta delle società da lui frequentate, di condurre una vita lontana dalle dissipazioni, di non mai immischiarsi in brighe di parti, (…) di mettere  in pratica tutte le regole di incorrotta morale e di civiltà cui egli è chiamato a mostrare agli alunni” . Va subito segnalato che a fronte dell’enfasi posta da questo testo normativo e da altri della stessa epoca sul ruolo svolto dal maestro elementare in ordine alla promozione dell’identità nazionale nel popolo italiano, questi stessi documenti sottolineavano a più riprese il carattere modesto della professione del docente delle elementari, i sacrifici che egli era chiamato ad affrontare, la scarsa remunerazione a lui riservata. Certo la Circolare Natoli del 1865 testimoniava un sensibile progresso nella presa di coscienza della classe politica del tempo circa i problemi economici degli insegnanti elementari rispetto alla Circolare Fava, la quale, preso atto dell’esiguità dello stipendio del maestro, concludeva che spettava comunque agli insegnanti risollevare “nella stima del pubblico” la propria professione dimostrandosi solleciti, studiosi, rispettosi dell’autorità . Tuttavia, pur registrando in questi anni una consapevolezza sempre più chiara della necessità di prevedere dei miglioramenti dello stato giuridico e economico dei docenti primari, si dovette attendere l’avvento della Sinistra storica al governo per vedere varati provvedimenti a favore della classe magistrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La legislazione vigente riguardante la formazione degli insegnanti elementari rifletteva questa visione della professione magistrale. Com’è noto gli articoli relativi alla scuola normale erano contenuti nel titolo V della legge Casati, ovvero nella parte relativa all’istruzione elementare. La  sua istituzione e i suoi fini erano dunque funzionali al progetto di alfabetizzazione e di scolarizzazione del paese perseguito dalla classe dirigente . La scuola normale, di durata triennale, non era considerata, né lo sarebbe stata ancora per lungo tempo, un istituto di istruzione secondaria. L’accesso era consentito a coloro che avevano 15 anni se donne e 16 anni se maschi e che avevano superato un esame di ammissione. Dopo il corso biennale si poteva aspirare alla patente di grado inferiore e dopo quello triennale alla patente di grado superiore. I programmi per questo istituto, varati dal ministro De Sanctis con il regolamento del 9 novembre 1861, assicuravano al futuro maestro una cultura generale di livello elementare e una formazione pedagogica più attenta alle regole proprie della professione, che volta a sollecitare una riflessione sull’educazione. La formazione professionale si riduceva all’addestramento didattico e all’acquisizione di quei comportamenti sociali e morali che il futuro insegnate elementare avrebbe dovuto adottare. Infatti, tra gli argomenti previsti dal programma di pedagogia per la terza classe della scuola normale figuravano, accanto alle indicazioni su come svolgere le lezioni, “disposizioni morali del maestro elementare; zelo del proprio ufficio; amore allo studio e alla fatica; esemplarità del contegno; religione; probità; amore di patria; ossequio alle leggi; rispetto all’autorità” . Ancora una volta animava il testo normativo la volontà di fissare i contorni del modello ideale di insegnante che la classe dirigente liberale si aspettava per la scuola del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">All’indomani dell’Unità la preoccupazione prevalente dei responsabili della Pubblica Istruzione in ordine alla questione magistrale fu indubbiamente quella di assicurare alle scuole elementari italiane il necessario numero di insegnanti. Tale urgenza – già affrontata dai governi provvisori delle province annesse al nuovo Stato con la creazione, ad esempio, di corsi magistrali della durata di pochi mesi  – emerge dai provvedimenti successivi alla legge Casati. Già nel regolamento per le scuole elementari del 15 settembre 1860, attuativo della legge del 13 novembre 1859, al fine di diffondere capillarmente l’istruzione primaria in tutto il territorio nazionale e di agevolare l’adempimento dell’obbligo scolastico, il ministro Terenzio Mamiani sottolineava il problema della “troppa scarsità di maestri patentati” e cercava di porvi rimedio. L’articolo 62, ad esempio, concedeva ai comuni la facoltà di affidare il corso inferiore delle elementari maschili a maestre  la cui opera, notava il Ministro, risultava per gli alunni più piccoli “convenientissima (…) più assidua, più paziente, più affettuosa” di quella dei loro colleghi uomini . Tale norma, alla quale avrebbero fatto ampio ricorso le amministrazioni municipali negli anni successivi ,  poneva le premesse per la progressiva femminilizzazione del personale docente degli istituti primari in Italia. L’articolo 62 già citato prevedeva altresì che i maestri non provvisti di patente potessero ottenere dall’Ispettore il permesso provvisorio di insegnare in scuole pubbliche. Tale permesso aveva validità annuale ma poteva essere rinnovato. In questo contesto si inscrive, ad esempio, anche il R.D. n. 475 del 16 febbraio 1862 che istituiva scuole preparatorie per le allieve maestre in alcune città dell’Italia centro-meridionale, alla fine delle quali era rilasciata un’attestazione che consentiva l’iscrizione alla scuola normale ma che serviva anche come autorizzazione provvisoria all’insegnamento nelle elementari inferiori .</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta condotta nel 1864 dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sulle condizioni della scuola in Italia documentava ampiamente le difficoltà incontrate dalle autorità scolastiche in ordine al reperimento di una classe magistrale affidabile sotto il profilo culturale e professionale. Le risposte inviate dagli ispettori al Consiglio Superiore denunciavano la mancanza di scuole normali. A quella data queste ultime erano 41, di cui 20 maschili e 21 femminili. Inoltre 39 province erano prive di scuole normali maschili e 38 mancavano di quelle femminili . Le stesse risposte sottolineavano lo sforzo compiuto dalle autorità scolastiche locali per sopperire a tale lacuna istituendo scuole magistrali – di varia durata – e Conferenze magistrali . Di qui l&#8217;eterogeneità dei percorsi formativi seguiti dai maestri nonché il diverso livello qualitativo degli studi compiuti, denunciati da Giovanni Scavia, Ispettore delle Scuole Normali, nella relazione contenuta nell’Inchiesta del 1864. &#8220;Vi hanno dunque presentemente – scriveva Scavia – Scuole normali governative, Scuole pareggiate alle normali, Scuole magistrali annuali, e Scuole o Conferenze magistrali di minore durata. (…) Quindi alcuni maestri si approvano dopo due anni di studio, altri dopo una scuola di due o tre mesi. Qui gli esami sono serj ed abbastanza difficili, là si danno con leggerezza e somma facilità. Taluno è approvato maestro superiore in una città, che in un&#8217;altra si approverebbe a mala pena pel grado inferiore. Tal altro ottiene la patente di maestro elementare, che appena potrebbe ammettersi al 1° corso in una Scuola normale&#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">Ad un decennio dall’Unità d’Italia tale situazione non poteva dirsi ancora superata: anzi essa emergeva in tutta la sua realistica drammaticità dai dati raccolti fra il 1868 e il 1872 dalla Commissione d’Inchiesta sullo stato dell’istruzione primaria istituita per volere del Senato nel 1868 . Nella relazione sull’andamento delle regie scuole normali nell’anno scolastico 1870-1871 venivano rilevate le forti diversità esistenti fra questi istituti nelle diverse realtà locali relativamente sia allo stato dei locali sia alla qualità della proposta didattica e alla severità degli esami di ammissione e di licenza. Si notava, infatti che in alcune province “lo scarso numero degli allievi e il desiderio di vedere la scuola più frequentata” faceva sì che, “malgrado le ripetute raccomandazioni del Ministero”, fossero accolti “senza eccezione tutti coloro che si [presentavano] per essere accettati, e per le stesse ragioni si [promuovessero] alla fine dell’anno tutti gli iscritti”. Particolare preoccupazione destavano le scuole normali femminili del Sud nelle quali, “per falso amore di vedere la scuola frequentata”, venivano accettate ragazze la cui cultura non andava “al di là della coltura acquistata nella seconda classe elementare” e che inoltre arrivavano all’esame di ammissione “dopo di aver abbandonato gli studi per più anni”. La scadente preparazione iniziale degli studenti costringeva le scuole normali a abbassare la propria proposta formativa che si limitava a perseguire l’assimilazione mnemonica di “cognizioni indigeste e confuse” .</p>
<p style="text-align: justify;">La carente formazione culturale e professionale dei licenziati delle scuole normali non rappresentava però l’unico neo della classe magistrale italiana e quindi il solo motivo di preoccupazione per i politici dell’epoca. Nella relazione che concludeva l’inchiesta del 1868, stilata nel 1873 dal Provveditore centrale Girolamo Buonazia, veniva infatti sottolineato che solo il 13% dei candidati all’esame per la patente elementare di grado inferiore tra il 1866 e il 1869 proveniva da “corsi magistrali  regolari”. Gli altri, dopo aver frequentato l’istituto tecnico o il ginnasio, giunti all’età di 18 anni, si erano dedicati “all’acquisto di un diploma ed alla professione di maestro elementare come ad un ultimo rifugio”. Tale loro scelta era stata agevolata dalla “facilità dell’esame” e dall’“abbondanza dei manuali preparati (…) per improvvisare educatori”. In tal modo, rilevava con sconforto Buonazia, i due terzi circa dell’intero corpo docente degli istituti primari italiani avevano una formazione che consisteva “nella lettura di qualche catechismo pedagogico” .</p>
<p style="text-align: justify;">L’eterogeneità dei percorsi formativi seguiti dai maestri e la loro affrettata preparazione negli anni immediatamente successivi all’Unità ebbero effetti deleteri sulla qualità del loro insegnamento. Denunce in tal senso provenivano dalle relazioni inviate al Ministro della Pubblica Istruzione dalle autorità scolastiche locali tra il 1868 e il 1870. Il Provveditore di Caserta notava, ad esempio, come lo sforzo profuso per reclutare in poco tempo gli insegnanti per le scuole elementari istituite in quella provincia all’indomani dell’annessione, avesse sortito gli effetti sperati, a scapito però del bagaglio culturale e dell’addestramento didattico dei maestri. I candidati, che erano stati ammessi “alla rinfusa” ai corsi magistrali, pur non sapendo “leggere bene” e pur scrivendo “malissimo”, e che avevano ottenuto la patente “con facilità meravigliosa”, erano divenuti insegnati sforniti non solo “delle piccole cognizioni atte all’insegnamento”, ma anche “di una certa autorità necessaria a serbar la disciplina nella scuola” . Condizioni di disagio della classe magistrale erano segnalate anche al Nord dove sicuramente migliore era la situazione dell’istruzione primaria rispetto al Sud, ma dove si registravano comunque forti differenze, sotto il profilo della qualità degli studi, fra le scuole elementari dei centri urbani, che godevano in genere di buona salute, e quelle dei comuni rurali, che conducevano una vita più stentata. In Lombardia gli ispettori delle province di Bergamo e Milano denunciavano lo stato di precarietà  che caratterizzava la professione docente nelle campagne . In particolare l’ispettore del capoluogo lombardo rilevava che solo un  terzo dei maestri del circondario di Monza e di Lodi poteva dirsi idoneo, gli altri o difettavano “d’ingegno e di coltura, o non [sapevano] adoperare né l’uno né l’altra” . Non minori preoccupazioni destava il circondario di Milano: qui, fatta eccezione per il Comune di Milano lodato per le lungimiranti cure riservate agli istituti primari, “lo stato dell’istruzione elementare della provincia – scriveva l’ispettore Palmucci – sta molto al di sotto di quello che comunemente si crede da chi non ha visto quelle scuole da vicino” .</p>
<p style="text-align: justify;">L’urgenza con cui fu reclutato il personale docente della scuola primaria negli anni successivi all’Unità trova riscontro nei dati statistici che il Ministero della Pubblica Istruzione veniva raccogliendo in quella fase. Nell’anno scolastico 1862/1863 su 23680 insegnanti delle elementari pubbliche, 10395 maestri, pari al 43,9 % del personale docente, avevano un patente provvisoria. Tale percentuale era più alta negli istituti privati: qui gli insegnanti senza patente rappresentavano il 55% del corpo docente . Dopo otto anni la situazione era decisamente migliorata, ma non sanata. Ad un decennio dall’Unificazione il problema dei docenti primari non provvisti dei titoli legali segnava ancora la scuola italiana. Nell’anno scolastico 1871-’72 su 33929 maestri di istituti pubblici 7284, pari al 21,5%, erano in possesso di una patente provvisoria rinnovata ogni anno dalle autorità scolastiche locali. Decisamente più difficoltosa era invece la situazione nelle scuole private dove ben il 60,1% degli insegnanti era sprovvisto del titolo legale .</p>
<p style="text-align: justify;">Va rilevato inoltre che una parte dei maestri in servizio nella scuola primaria all’indomani dell’Unità apparteneva al clero o a congregazioni religiose maschili e femminili. Nell’anno scolastico 1862-1863 nelle scuole pubbliche il personale docente religioso era pari al 33, 4%  . E’ interessante notare che la presenza di religiosi nella scuola primaria non era distribuita in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale. Se infatti, nell’anno preso in esame, il numero delle maestre appartenenti a congregazioni religiose era inferiore a quello delle maestre laiche in tutte le regioni, il numero degli insegnanti religiosi faceva registrare sensibili variazioni nelle diverse realtà locali. Infatti mentre in Lombardia, Emilia, Marche, Umbria e Sardegna i docenti laici erano decisamente più numerosi dei loro colleghi religiosi , nelle altre regioni il numero di questi ultimi era uguale o nettamente superiore a quello dei primi. Per esempio in Basilicata e nelle Calabrie i religiosi rappresentavano rispettivamente l’84,2% e il 79% del personale docente. Una forte presenza di maestri appartenenti a congregazioni o al clero secolare si registrava altresì in Campania (71,5%), negli Abruzzi (68,3%), in Liguria (67,7%), in Toscana (58,4%) e anche in Piemonte (50,3%) . Questi dati inducono ad alcune riflessioni in merito allo stato delle ricerche sulla classe magistrale italiana. Se, come già si è detto, gli studi in tale ambito, conoscono una stagione di promettente sviluppo, mancano del tutto indagini sul personale docente religioso negli istituti pubblici e privati. Sarebbe interessante avviare ricerche sulla presenza dei religiosi nella scuola elementare postunitaria che verifichino gli elementi di continuità o di rottura con la situazione scolastica precedente al 1861 e ricostruiscano, anche grazie a fonti provenienti da archivi ecclesiastici, l’evoluzione di tale presenza nei decenni successivi, facendo luce, ad esempio, sul numero dei religiosi insegnanti e sulla loro distribuzione geografica, sui meccanismi di selezione e di reclutamento, sulla formazione culturale e professionale, sulle congregazioni religiose di appartenenza .</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sforzo compiuto dalla classe dirigente del tempo per dotare tutte le scuole del paese di docenti formati in tempi rapidi, muniti di titoli di studio necessari anche se non sufficienti per ottemperare al compito loro affidato di diffondere in tutto il paese l’istruzione di base, di fatto sortì, sia pure in parte, gli effetti auspicati. Rimando alla relazione di Roberto Sani, nonché all’intervento di Ester  De Fort, presentati in questo Convegno, per i dati sullo sviluppo della scolarizzazione in Italia all’indomani dell’unificazione; uno sviluppo non omogeneo, che presenta forti differenze nelle diverse regioni, che rivela ritardi, ma anche significativi balzi in avanti, che hanno portato Toscani a parlare, per alcune aree regionali, di una crescita impetuosa della scolarizzazione .</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri italiani – definiti, come si è visto, dal Ministro Natoli “modesti soldati della sapienza e della libertà” – furono coloro che di fatto pagarono i costi delle lentezze, dei ritardi ma anche della progressiva e significativa diffusione dell’istruzione elementare nelle diverse realtà del nostro paese. La legge Casati, com’è noto, si preoccupava di fissare i minimi degli stipendi degli insegnanti, diversificati in base al tipo di scuola in cui lavoravano (urbana/rurale, inferiore/superiore), al sesso e alla classe, ovvero al grado di agiatezza e al numero di abitanti del comune in cui si trovava la scuola. Il testo legislativo del 1859 lasciava però i docenti primari in balia dei comuni i quali godevano della più ampia discrezionalità in materia di reclutamento e di licenziamento: l’articolo 333 infatti stabiliva che il maestro fosse eletto per un periodo di prova di tre anni e che dopo tale periodo l’amministrazione municipale potesse licenziarlo, confermarlo per un altro triennio o assumerlo a vita. Il comune era altresì libero di stabilire con i singoli docenti accordi e contratti ispirati a criteri diversi da quelli stabiliti dalla legge Casati .</p>
<p style="text-align: justify;">L’ampia discrezionalità delle amministrazioni municipali nei confronti dei maestri, sia in tema di reclutamento sia in materia di remunerazioni, è documentata dalle inchieste del 1864 e del 1868. Le relazioni degli ispettori e dei provveditori raccolte in quelle occasioni fotografavano molto bene la realtà lavorativa della classe magistrale nelle diverse zone del paese. Non è possibile in questa sede dare conto di questa interessante e ricca documentazione. Farò comunque alcuni rimandi alle due inchieste al fine di far luce sulla situazione in cui gli insegnanti elementari svolgevano la loro professione nei primi anni dell’Italia unita. Secondo le risposte fornite al consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1864 dagli ispettori sia del Nord che del Sud, la maggior parte dei maestri dava lezioni private per compensare il magro stipendio che i comuni accordavano loro e che, in non pochi casi, risultava inferiore ai livelli minimi stabiliti dalla Casati. L’ispettore di Torino scriveva: “sono da compatire gli insegnanti se attendono a dare lezioni private per amore di qualche guadagno. I loro stipendi sono così sottili, che se ammalano, o fanno qualche po’ di allegria rimangono subito lisci di moneta e debbono contentarsi di pane ferrigno”. Minore comprensione, a suo avviso, bisognava invece dimostrare nei confronti dei maestri delle città che godevano di retribuzioni decisamente più alte e si dedicavano all’insegnamento privato solo per ingordigia: “Cotesti &#8211; scriveva l’ispettore – non adempiono il nobile ufficio d’insegnante, ma esercitano un mestiere unicamente per ritrarre mercede” .</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto stesso che, nello stilare i quesiti ai quali gli ispettori dovevano rispondere, il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione prevedesse una domanda nella quale si chiedeva se i maestri erano studiosi e se davano lezioni private per “ragione di lucro” era indicativo di un’usanza consolidata fra la classe docente, dovuta all’esiguità delle loro remunerazioni fissate dalla Casati e alla consuetudine dei comuni di non riconoscere ai maestri gli stipendi legali . Gli ispettori erano concordi nel denunciare la miopia delle amministrazioni municipali, specialmente di quelli rurali, l’arbitrio con cui gestivano i rapporti con i maestri, la loro scarsa attenzione per i bisogni degli insegnanti costretti, come notava l’ispettore di Milano, a integrare il proprio stipendio non solo dando lezioni private, ma svolgendo anche altre professioni, come già era avvenuto nella prima metà dell’Ottocento  . Dal canto suo l’ispettore di Porto Maurizio affermava: “Il ministero sa (…) che in molti Comuni, e non sempre fra i più poveri, si adoperano mille arti per togliere ai maestri elementari qualche somma al disotto del minimo legale. In seguito ai quali fatti il sottoscritto non solo non crede che siano da rimproverarsi i maestri che procurano di alleviare con qualche altro modo onesto o col lavoro la loro misera condizione, ma pensa che si debba provare meraviglia nell’osservare che trovino finora dei giovani che si applicano alla carriera dell’insegnamento” .</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle relazioni inviate alla Commissione d’Inchiesta voluta dal Senato nel 1868, molti ispettori e provveditori non si limitavano a stigmatizzare il comportamento dei comuni, ma sottolineavano l’ambiguità della Legge Casati in ordine alla tutela giuridica e economica degli insegnanti primari. Proprio tale ambiguità, notava l’ispettore di Bergamo, non facilitava il lavoro di chi, come lui, aveva ingaggiato una lotta contro le amministrazioni municipali per costringerle a assicurare ai maestri la giusta retribuzione. Egli scriveva: “In questa lotta, che dura dalla promulgazione della legge 13 novembre 1859, la condizione dei maestri venne sempre peggiorando, perché, o si defraudano dello stipendio legale, o quando questo si concede, essi vengono sottoposti alla sorte incerta della rielezione. Onde parecchi ricusano preventivamente ogni aumento per non correre il rischio di essere gettati colla famiglia sul lastrico senza mezzi di sussistenza” .  Se si prendono in esame gli stipendi medi pagati ai docenti primari negli anni successivi all’Unità ci si rende conto della fondatezza delle denunce formulate dalle autorità scolastiche locali. Com’è noto la legge Casati stabiliva che gli stipendi legali oscillassero dalle 333 £. circa annue – previste per la maestra di scuola rurale inferiore di terza classe – alle 1200 £., destinate all’insegnante elementare di una scuola urbana di prima classe. La situazione reale degli stipendi era un po’ diversa da quella fissata dalla legge: nell’anno scolastico 1862-’63 la media degli stipendi minimi era di £. 339, per i maestri, e di 265 £. per le maestre, e la media dei salari massimi era di £. 561 per gli insegnanti e di 469 £. per le insegnanti. Merita rilevare che questi dati relativi agli stipendi medi debbono essere presi con cautela: le stesse statistiche documentano una situazione decisamente eterogenea nel nostro paese nelle diverse realtà locali. In regioni quali il Piemonte e la Lombardia, ad esempio, a fronte di docenti pagati 18-22 £. all’anno, vi erano insegnanti la cui remunerazione era di 1800-2200£ .</p>
<p style="text-align: justify;">Un’idea più chiara delle condizioni di vita di maestri si può ricavare dal confronto fra le loro remunerazioni e quelle di altre categorie professionali. Nella risposta inviata nel 1864 al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, l’ispettore di Porto Maurizio rilevava la scarsa considerazione sociale di cui godeva questa professione alla quale era riconosciuto un salario inferiore non solo agli “inservienti del ministero”, ma anche a quelli “delle prefetture e delle Sotto-Prefetture”, “anzi – egli aggiungeva &#8211; i domestici, gli artigiani, i giornalieri sono ora retribuiti meglio dei maestri” . Il provveditore di Potenza, nella relazione stilata pochi anni dopo sullo stato della scuola elementare in Basilicata, affermava che non ci si doveva lamentare dello scarso valore attribuito all’istruzione primaria in Italia, visto che i maestri erano “meno retribuiti degli uscieri, dei commessi di negozio e qualche volta dei portinai” .</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Vigo sul maestro nell’Ottocento ha dimostrato come tali denunce non fossero affatto infondate o rappresentative di singole realtà. Egli, infatti, ha messo in luce che, nel decennio successivo all’Unificazione, la retribuzione di un maestro rurale non si discostava da quella di un operaio medio, mentre un insegnante di un grande centro urbano poteva anche superarlo di un 40-50%. Confrontate con i salari dei dipendenti pubblici, le remunerazioni dei docenti delle scuole primarie risultavano, invece, sensibilmente inferiori: tra il 1861 e il 1907 un buono stipendio di un insegnante elementare di un centro urbano era pari a quello destinato al livello più basso degli impiegati dell’amministrazione centrale .</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo dire che la legge Casati e la normativa promulgata negli anni successivi posero sicuramente le premesse per la costituzione di una classe magistrale sufficientemente qualificata, dotata di una funzione ben precisa all’interno del sistema scolastico italiano alla quale, peraltro, era attribuita un’indubbia rilevanza sociale. Questa stessa legislazione appariva però decisamente carente sotto il profilo della tutela giuridica e economica degli insegnanti riuscendo solo in parte a consolidare il prestigio sociale della professionalità docente.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il maestro italiano negli anni della Sinistra storica</p>
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<p style="text-align: justify;">E’ stato rilevato che, nel periodo che va dalla salita al potere della Sinistra storica alla fine del secolo, la classe magistrale, almeno a livello di élites, appare caratterizzata da un deciso attivismo e dalla “configurazione di una fisionomia nazionale” che progressivamente sottrasse l’insegnante elementare alle tradizioni educative locali . Diverse le ragioni che spiegano questo processo. Innanzitutto occorre fare riferimento al progetto politico-scolastico perseguito dai governi della Sinistra storica, con il rilevante contributo della pedagogia positivista, a favore dell’istruzione popolare; un progetto, che possiamo senz&#8217;altro fare iniziare con la legge Coppino del 15 luglio 1877 sull&#8217;obbligo scolastico e che culminò nella promulgazione dei nuovi programmi per la scuola primaria nel 1888, volto a estendere a numero sempre più ampio di persone l’istruzione di base e a creare una scuola laica e nazionale . Vi era alla base di tale disegno quella visione fiduciosa nel sapere quale forza di elevazione morale e di progresso civile che animava la cultura dei governi dell&#8217;epoca e del positivismo e che portava intellettuali e pedagogisti, quali Gabelli, Villari, Angiulli e Siciliani e politici, come Coppino e Baccelli, a concepire l&#8217;istruzione come occasione di emancipazione non solo dei singoli individui, ma del paese nel suo insieme. Tale cultura, tuttavia, non giungeva ad elaborare un modello educativo e scolastico alternativo rispetto a quello proposto dalla legge Casati, in quanto non metteva in discussione il concetto di educazione come trasmissione del sapere guidata dall&#8217;alto, volta all&#8217;integrazione pacifica dei ceti subalterni nella società borghese del tempo, senza scardinare l&#8217;ordine sociale esistente .</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso i nuovi ordinamenti sull&#8217;allargamento del suffragio elettorale (1882) furono fatti precedere dalla legge del 15 luglio 1877 che intendeva garantire e rendere effettivo il principio dell&#8217;istruzione obbligatoria già sancito, sia pure con alcuni limiti e contraddizioni, dalla Legge Casati . La classe dirigente liberale riteneva che l&#8217;estensione del voto dovesse essere subordinata all&#8217;elaborazione di un progetto pedagogico in cui l&#8217;istruzione fosse non fine a se stessa, ma funzionale ad una formazione globale &#8211; fisica, intellettuale, morale e civile &#8211; della persona, come sosteneva Aristide Gabelli nelle Istruzioni generali dei Programmi del 1888. Di qui l&#8217;ampliamento delle materie da insegnare nelle elementari, dove trovavano largo spazio la geografia, la storia alle quali era demandata la formazione nel popolo del senso di appartenenza alla nazione. Di qui ancora il rinnovamento del metodo didattico che non poteva limitarsi alla semplice trasmissione di nozioni, ma formare lo &#8220;strumento testa&#8221;. Il metodo deduttivo, secondo Gabelli, doveva lasciare il posto a quello intuitivo, scientifico, basato sull&#8217;osservazione e sul coinvolgimento diretto dell&#8217;alunno nelle lezioni . Da questo punto di vista i programmi del 1888 costituivano il coronamento dello sforzo compiuto dai governi del tempo per rafforzare la scuola pubblica: rendere effettivo l&#8217;obbligo scolastico non significava solo estendere ad un maggior numero di persone una cultura di base, ma migliorare qualitativamente questa cultura e dare ad essa una connotazione laica e nazionale, che spesso assumeva i toni dell&#8217;anticlericalismo  .</p>
<p style="text-align: justify;">Le aspettative nutrite nei confronti dell&#8217;istruzione popolare portarono la classe dirigente liberale a guardare con rinnovato interesse ai maestri, destinati ad essere i protagonisti di questa opera di nazionalizzazione delle masse e investiti dalla pubblicistica del tempo di un vero e proprio apostolato laico . Merita innanzitutto ricordare che, proprio in virtù della legge elettorale del 1882, i maestri, chiamati a radicare nei propri alunni il senso di appartenenza alla nazione, diventavano a pieno titolo cittadini italiani, in quanto finalmente godevano del diritto di voto . All’indomani della salita la potere, nell’arco di un decennio, la Sinistra storica mise a punto una serie di provvedimenti tesi a migliorare le condizioni giuridiche ed economiche degli insegnanti elementari. Tra questi meritano di essere ricordati: l&#8217;incremento del 10% del minimo degli stipendi (Legge 9 luglio 1876); l&#8217;istituzione del Monte-pensioni (Legge 16 dicembre 1878); il testo unico sui salari, sulla nomina e sul licenziamento, volto a dare maggiore stabilità al posto di lavoro che veniva in parte sottratto all&#8217;arbitrio dei comuni (Regio Decreto 19 aprile 1885); l’aumento delle retribuzioni dei docenti delle scuole primarie e l’introduzione di scatti salariali dopo un sessennio di effettivo servizio presso un comune (Legge 11 aprile 1886) .</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell’ultimo ventennio del XIX secolo i responsabili della Pubblica Istruzione si preoccuparono altresì di migliorare la preparazione professionale e culturale degli insegnanti primari. Innanzitutto il loro intervento cercò di sanare i difetti della scuola normale dovuti all’impostazione data a questo istituto dalla legge Casati e di risolvere i problemi che erano via via emersi negli anni precedenti. In particolare l’attenzione della classe politica si concentrò sulla questione dell’intervallo di tempo che intercorreva fra la fine delle elementari e l’inizio della scuola normale alla quale, come si ricorderà, ci si poteva iscrivere solo dopo il compimento del quindicesimo anno di età se donne e del sedicesimo anno se uomini. Si trattava di un problema che riguardava soprattutto le ragazze le quali, finite le elementari, non avevano a disposizione gli sbocchi formativi che le preparassero alla scuola normale e che la Casati garantiva ai loro coetanei nell’ambito dell’istruzione secondaria liceale e tecnica . Di qui, con il nuovo Regolamento per l’istruzione normale varato da Francesco De Sanctis con il R.D. n. 5666 del 30 settembre 1880, l’istituzione di un corso biennale preparatorio per le scuole normali femminili . I successori di De Sanctis, e segnatamente Guido Baccelli e Paolo Boselli, si preoccuparono a loro volta di diffondere e di consolidare il nuovo corso la cui durata, nel 1889, fu elevata a tre anni, congiungendo così definitivamente le elementari alla scuola normale. Lo scopo del corso preparatorio non era solo quello di colmare la lacuna temporale che separava i due ordini di scuola, ma anche quello di dotare le future allieve delle normali di una cultura più approfondita affinché gli istituti preposti alla formazione dei maestri non fossero più costretti, come era avvenuto in passato, a abbassare la qualità dell’insegnamento per adeguarsi alla carente preparazione dei loro allievi. In tal senso vanno altresì letti i provvedimenti presi, sempre nel corso degli anni Ottanta, per rendere più selettivi gli esami di ammissione alla scuola normale che, come abbiamo avuto modo di vedere attraverso le denunce formulate in occasione delle inchieste ministeriali, si svolgevano con criteri molto eterogenei e, in non pochi casi, decisamente lassisti su tutto il territorio nazionale .</p>
<p style="text-align: justify;">I provvedimenti sin qui ricordati documentano come alla fase dell’emergenza, coincidente con gli anni immediatamente successivi all’Unità, nella quale era prevalsa la preoccupazione di preparare il maggior numero possibile di insegnanti, fosse subentrata una fase connotata dalla volontà di formare buoni maestri, dotati di una professionalità di alto livello . Tale processo culminò nella Legge Gianturco del 12 luglio 1896 sulla riforma della scuola normale che, pur limitandosi a dare “una legittimazione legislativa ad una serie di cambiamenti introdotti in via amministrativa dai precedenti governi” e senza modificare sostanzialmente l’impostazione data all’istituto dalla legge Casati, di fatto testimoniava la volontà della classe politica del tempo di innalzare la qualità di questa scuola, elevata finalmente a istituto di istruzione secondaria . Significative, sotto questo profilo, alcune norme varate del ministro Gianturco quali la soppressione della patente di grado inferiore, la riduzione del numero di borse di studio per gli allievi delle normali, l’introduzione di tasse d’iscrizione che decretava la fine della gratuità dell’istruzione normale prevista dalla legge 13 novembre 1859, i miglioramenti economici per i docenti di questa scuola e la messa a punto di norme più severe per il loro reclutamento .</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell’ultimo ventennio dell’Ottocento, lo sforzo compiuto dai ministri della Pubblica Istruzione per innalzare il livello degli studi della scuola normale comprese anche l’ampliamento dei programmi delle materie insegnate e il rinnovamento dell’impostazione culturale di questa scuola che venne ispirandosi al pensiero positivista. Tale rinnovamento fu avviato da De Sanctis con i programmi varati nel 1880  i quali intendevano bandire dalla scuola normale ogni insegnamento di tipo dogmatico, accusato di ridurre la formazione dei futuri docenti elementari all’acquisizione meccanica di vuote formule e di concetti astratti, e introducevano il metodo intuitivo in virtù del quale l’allievo era chiamato a apprendere partendo dall’esperienza reale. A tale impostazione si conformava anche il programma di pedagogia il cui insegnamento doveva lasciare largo spazio alle esercitazioni pratiche. Nel contempo i governi dell’epoca si fecero anche carico del problema dell’aggiornamento culturale e professionale degli insegnanti in servizio. Fin dagli inizi degli anni Ottanta, prima con De Sanctis e poi soprattutto con Baccelli, riacquistarono prestigio e importanza le Conferenze pedagogiche. Secondo il regolamento del giugno del 1883 predisposto da Baccelli, esse erano organizzate tutti gli anni, a settembre, in ogni provincia e erano aperte a tutti i maestri della zona i quali potevano chiedere ai comuni un aiuto economico per partecipare all’iniziativa. Le Conferenze vertevano su “questioni di indole strettamente pedagogica e essenzialmente pratiche” e avevano lo scopo di diffondere fra gli insegnanti i nuovi metodi didattici e di rinnovare la scuola del popolo secondo i principi della cultura positivista .</p>
<p style="text-align: justify;">Le disposizioni emanate a favore del personale insegnante non bastano tuttavia a spiegare le trasformazioni avvenute nella classe magistrale fra Otto e Novecento e, soprattutto, l&#8217;attivismo che la caratterizzò – almeno a livello di élites &#8211; in questo ultimo scorcio di secolo . Causa, e al tempo stesso, espressione dell’affermazione di un’identità nazionale nella classe magistrale fu l’incremento delle associazioni professionali degli insegnanti primari: delle 176 organizzazioni sorte fra il 1861 e la fine del secolo, 127 furono promosse dai maestri e, di queste, ben 98 si formarono negli anni Ottanta e Novanta  . Superata la prospettiva municipalista che le aveva connotate fino a quel momento, le nuove organizzazioni professionali non ebbero più solo scopi di tipo assistenziale &#8211; sul modello delle prime esperienze mutualistiche torinesi e milanesi sorte a metà secolo &#8211; ma ampliarono i loro orizzonti, coniugando l&#8217;attività di tipo rivendicativo a quella di elaborazione politico-scolastica. A testimonianza del salto di qualità compiuto dall&#8217;associazionismo magistrale occorre ricordare che, proprio in questi anni e più precisamente a Genova nel 1892, si registrarono i primi tentativi per dar vita ad un&#8217;organizzazione professionale su base nazionale, che di fatto, come è noto, sarebbe sorta solo agli inizi del Novecento con la fondazione dell&#8217;Unione Magistrale Nazionale .</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile comprendere i progressi del personale docente della scuola primaria italiana in ordine alla maturazione di una coscienza di categoria e al miglioramento culturale e professionale se non si tiene presente anche l&#8217;importante funzione svolta in tal senso dalla stampa scolastica che, proprio in questo ultimo ventennio dell&#8217;Ottocento, conobbe un forte sviluppo . A fronte dei 119 fogli degli anni Settanta, tra il 1880 e il 1889 uscirono 141 testate e nel decennio successivo 147. Anche per quanto riguarda la distribuzione geografica di queste pubblicazioni si registrarono, nello stesso periodo, alcuni cambiamenti, segno del mutato contesto storico, culturale e pedagogico . Il primato detenuto da Torino, sia per numero di periodici pubblicati, sia per la quantità di copie vendute (nel 1873 un giornale su tre era torinese), venne progressivamente oscurato dall&#8217;intraprendente imprenditoria milanese e dalla centralità politica di Roma. Favorevoli ad una scuola laica nella quale forte fosse l&#8217;impegno e la presenza dello Stato, le riviste didattiche romane  seppero ereditare quella funzione di orientamento della politica scolastica nazionale svolta, fino al 1870, dai periodici torinesi e fiorentini . Le pubblicazioni milanesi invece si distinsero non tanto per il loro peso politico, ma perché seppero dar vita ad un nuovo modello di editoria scolastica. Significativo il caso de &#8220;Il Risveglio Educativo&#8221;, la rivista per maestri fondata a Milano nel 1884 da Guido Antonio  Marcati, una delle figure di spicco del giornalismo scolastico di fine secolo . Il foglio milanese documenta lo sforzo compiuto dalla pubblicistica educativa di fine Ottocento per uscire &#8220;dagli stretti confini dell&#8217;iniziativa gestita in economia o della pubblicazione sostenuta da interessi politici, per diventare parte di un&#8217;impresa economica&#8221; . Il periodico voluto da Marcati non solo assunse posizioni di avanguardia in campo politico, sostenendo l&#8217;avocazione delle scuole elementari allo Stato e la necessità di una federazione nazionale di maestri che giungesse a far sentire la propria voce in Parlamento, ma si costituì anche come un vero e proprio centro editoriale al servizio della scuola e della formazione dei maestri .</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dagli anni Ottanta la stampa periodica per insegnanti, e in particolare quella per i docenti delle elementari, non solo faceva registrare cambiamenti sul piano quantitativo e della distribuzione geografica, ma compiva un vero e proprio salto di qualità. Dirette molte volte da oscure figure di maestri, direttori, ispettori, imbevuti della cultura positivista, le riviste scolastiche non si limitavano più ad offrire schemi di lezioni preconfezionati, ma coinvolgevano l’insegnante in dibattiti di ampio respiro, interessandolo a tematiche non esclusivamente attinenti alla sua professione e favorendo, nello stesso tempo, la diffusione della cultura pedagogica di matrice positivista. Animava i redattori di queste riviste la convinzione che la moderna riflessione pedagogica potesse portare finalmente la scuola ad essere luogo della formazione dell’identità nazionale e strumento di integrazione fra le classi sociali più deboli e la borghesia. Sia pure ancora capillarmente distribuita in tutte le regioni italiane, la stampa pedagogica dell’ultimo ventennio del secolo presentava inoltre una maggiore omogeneità sul piano culturale e politico di quella edita all’indomani dell’Unità. Di qui l’importante ruolo svolto da queste pubblicazioni nella promozione di un modello educativo-scolastico che contribuì a emancipare progressivamente i maestri dalle tradizioni educative locali. A testimonianza dell’evoluzione che caratterizzò la classe magistrale nel periodo preso in esame, merita ricordare che nel 1897 e nel 1899 a Milano vedevano la luce rispettivamente “Il corriere delle maestre”  e “I diritti della scuola” , destinati a svolgere un ruolo di primo piano nel dibattito politico-scolastico del primo Novecento. Segno del livello d’avanguardia raggiunto dall’editoria scolastica del capoluogo lombardo, i due periodici, con le loro richieste allo Stato italiano di miglioramenti delle condizioni di vita e di lavoro degli insegnanti elementari inscritte in un più ampio progetto di riforma del sistema scolastico del nostro paese, documentavano il radicamento e il consolidamento di una visione nazionale della scuola e del maestro. Fondamentale fu, com’è noto, il contributo dato da queste riviste alla promozione di un’associazione professionale nazionale dei docenti primari per la quale lavorarono alacremente fin dalla fine dell’Ottocento, sensibilizzando gli insegnanti e l’opinione pubblica, e che finalmente vide la luce con la fondazione dell’Unione Magistrale Nazionale nel 1901.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’attivismo dei maestri di fine Ottocento documenta il cammino da loro compiuto in ordine sia alla preparazione culturale e professionale sia allo stato sociale, non si deve pensare che essi avessero miracolosamente risolto tutti i problemi connessi alla loro professione. Mette conto a questo punto verificare se e in quale misura i provvedimenti presi dalla Sinistra storica contribuirono a sanare i problemi della classe magistrale, consentendole di svolgere il compito affidatole di trasmissione dei valori etico-sociali, sulla base dei quali si voleva edificare l’unità nazionale e cementare la coesione fra i ceti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ispettore del Lazio, nella relazione inviata al Ministero sullo stato della scuola elementare nell’anno scolastico 1897-1898, si chiedeva come i docenti delle scuole primarie potessero adempiere alla loro missione civile di educatori se erano costretti a esercitare la loro professione in condizioni di forte disagio. Scriveva in merito l’ispettore: “come possono essi formare uomini di carattere, se la società non li ha nella dovuta stima? Se spesso, per la loro posizione precaria e meschina, sono soggetti a delle figure umilianti ed indecorose? Se, il più delle volte, non possono presentarsi in iscuola colla dovuta decenza? Se sono, specialmente nei piccoli Comuni, bersagliati dagli amministratori, che invece dovrebbero essere i loro protettori?”. La conclusione amara cui egli perveniva era che l’insegnante elementare non poteva essere “quell’ideale di maestro che vorremmo in Italia” .</p>
<p style="text-align: justify;">La relazione stilata da Francesco Torraca, Direttore generale dell&#8217;istruzione elementare, sullo stato della scuola primaria nell&#8217;anno scolastico 1895-1896  e l’Inchiesta sull’istruzione elementare nell’anno scolastico 1897-1898, presentata da Vittore Ravà al Ministero della Pubblica Istruzione , dimostravano che la denuncia di questo ispettore non era affatto immotivata e documentavano che, a distanza di quasi quarant’anni dall’Unificazione, la classe magistrale italiana soffriva ancora di mali antichi: precarietà giuridica e economica, preparazione professionale e culturale lacunosa, scarsa considerazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le inchieste lamentavano le resistenze delle amministrazioni municipali ad introdurre i miglioramenti previsti sul piano giuridico e economico dal R.D. 19 aprile 1885 e dalla Legge 11 aprile 1886. Torraca, ad esempio, segnalava che la legge del 1885, nata per garantire la carriera del maestro elementare e per tutelarla dai soprusi delle amministrazioni municipali, aveva “corrisposto se non in piccola parte alle previsioni” . L’articolo 7 del Testo Unico del 19 aprile del 1885 stabiliva, infatti, che un maestro di prima nomina doveva compiere un biennio di prova. Se sei mesi prima dello scadere di tale biennio il comune non lo licenziava, la sua assunzione era prorogata per un sessennio, terminato il quale e ottenuto il certificato di “lodevole servizio” dal Consiglio Provinciale Scolastico, egli era nominato a vita. Torraca rilevava che molti municipi, ritenendo la nomina a vita “un’offesa alla loro autonomia” , tendevano a licenziare il maestro allo scadere del biennio di prova. Non minori complicazioni giuridiche aveva suscitato la questione del rilascio ai maestri dell’attestato di “lodevole servizio”. Tra il 1890 e il 1896, tale questione aveva rappresentato il secondo motivo di ricorso al Ministro, dopo le controversie per licenziamento, da parte dei comuni e dei maestri . L’inchiesta Ravà, dal canto suo, notava come l’attuazione della legge dell’11 aprile 1886, concernente il trattamento economico dei docenti primari, incontrasse ancora non pochi ostacoli. A suo dire, lo scatto salariale di un decimo dello stipendio dopo sei anni di effettivo servizio presso uno stesso comune, “anziché un beneficio”, si era rivelato “spesso di nocumento al maestro” , poiché molte amministrazioni, per evitare un ulteriore aggravio sul loro bilancio, licenziavano “senza una ragione al mondo” gli insegnanti allo scadere del primo o del secondo biennio di prova . La stessa Inchiesta lamentava che spesso i comuni non retribuivano con regolarità e tempestività i maestri, disattendendo in questo modo la legge del 26 marzo 1893 e il successivo Regolamento del 4 giugno dello stesso anno  con i quali il governo aveva inteso assicurare il puntuale pagamento degli stipendi ai maestri. Ravà rilevava inoltre come non fosse sempre agevole per l’autorità scolastica provinciale accertare tali violazioni, compiute molte volte “coll’acquiescenza forzata o spontanea dell’insegnante” il quale, pur di non perdere il proprio impiego, accettava le condizioni dettate dal Comune .</p>
<p style="text-align: justify;">Non sorprende dunque che, a ragione della precarietà che continuava a caratterizzare la condizione di molti insegnanti, sia la Relazione Torraca sia l’Inchiesta Ravà segnalassero la presenza di insegnanti che si dedicavano ad altre professioni per integrare il loro misero stipendio come già succedeva in passato. Francesco Torraca in proposito scriveva: “Abbiamo maestri commessi di compagnie di assicurazione, mercanti di semi da bachi, sensali, organisti, fattori di campagna, segretari comunali […] farmacisti” . Né, a distanza di quarant’anni dalla legge Casati, erano spariti del tutto gli insegnanti senza patente: questi, infatti, rappresentavano ancora il 4,5% dell’intera classe docente delle scuole pubbliche nell’anno scolastico 1897-1898. Certo se si confronta questo dato con quello già ricordato del 1863, allorché i maestri senza patente erano il 43,9% del personale docente, si deve affermare che molta strada era stata compiuta in ordine alla loro professionalizzazione. Va però segnalato che il 42,7 dei maestri in servizio negli istituti primari pubblici nel 1898, a due anni dalla legge Gianturco che aveva abolito la patente di grado inferiore, era dotato del titolo che li abilitava solo all’insegnamento nelle prime due classi della scuola primaria .</p>
<p style="text-align: justify;">Concordi nel denunciare la precarietà che caratterizzava la professione magistrale e che sicuramente non contribuiva al consolidamento dell’immagine sociale del maestro né al buon andamento della scuola primaria, gli ispettori unanimi segnalavano, nelle relazioni inviate al Ministero per le Inchieste Torraca e Ravà, il forte senso di responsabilità dimostrato dagli insegnanti nello svolgimento del loro lavoro. La condotta morale, civile e politica del classe magistrale italiana era considerata degna di lode, in quanto devota “sempre alle patrie istituzioni, elemento tranquillo, conciliativo, morigerato” . Le lodi espresse dalle autorità scolastiche locali per il forte senso civile dei docenti primari lasciavano però trapelare il timore della classe dirigente dell’Italia di fine secolo che anche fra i maestri si diffondessero le idee socialiste e che essi si lasciassero coinvolgere nelle tensioni sociali che interessavano altre categorie di lavoratori . Certo Ravà poteva rassicurare il ministro che pochissimi insegnanti – solo rare eccezioni – avevano preso parte ai moti sociali che avevano interessato l’Italia nel 1898 . Tuttavia sia lui che Torraca rilevavano segni di malessere fra i docenti primari e denunciavano l’azione svolta dalle riviste didattiche colpevoli di sobillare gli animi dei maestri, di farsi interpreti delle loro rivendicazioni. Scriveva un ispettore della Lombardia: “In tutti gli insegnanti c’è naturalmente, il desiderio del meglio. Molti ragionevoli e pazienti si rassegnano: altri sono irrequieti. E chi crea a questi poveretti tale infelicità è il giornale scolastico, il quale se qualche volta ne rivendica conculcati diritti, talora ne sveglia e sollecita i desideri, ne agita le passioni, senza soddisfare né questo né quelli: così al disagio materiale aggiunge le delusioni morali, l’irrequietezza dello spirito” .</p>
<p style="text-align: justify;">Affidabili sul piano politico e morale, i maestri di questo ultimo scorcio del secolo – secondo la Relazione Torraca – presentavano evidenti limiti culturali e una pratica didattica insufficiente. Solo il 37,5% dei maestri in servizio era giudicato valente, il restante 47,9 % era ritenuto mediocre, cioè di “cultura limitata e poca pratica nell’uso di buoni metodi”, e il rimanente 14,6% era valutato “meno che mediocre” . Essi apparivano fortemente refrattari ad applicare nella propria classe quelle innovazioni metodologiche che erano state introdotte dai programmi del 1888 e alle quali, se giovani, avrebbero dovuto essere preparati dalla scuola normale, riformata secondo gli orientamenti del pensiero positivista a partire dai programmi di De Sanctis del 1880, e, se più anziani, dalle Conferenze pedagogiche organizzate ogni anno in tutte le province del Regno. Le due inchieste di fine secolo documentavano che ancora persistevano fra gli insegnanti forti resistenze nei confronti del metodo intuitivo previsto dai Programmi per le elementari del 1888 e da quelli del 1894; resistenze di cui da subito si erano fatte interpreti le riviste didattiche . Gli stralci dei resoconti degli ispettori, riprodotti dalla relazione Torraca, denunciavano le difficoltà della classe magistrale italiana a aggiornare le pratica didattica . Dopo due anni Ravà confermava tale valutazione e rilevava che la modernizzazione didattica non era andata di pari passo con l’adeguamento degli edifici scolastici e con il miglioramento delle condizioni di lavoro degli insegnanti. Questi ultimi, pur conoscendo la nuova metodologia e pur giudicandola positivamente, stentavano a adottarla sia per loro inerzia sia, soprattutto, per le difficoltà oggettive che l’applicazione di questo metodo comportava in classi numerose e in locali non adeguatamente attrezzati – quali erano quelli della maggioranza delle scuole italiane  – dove la loro prioritaria preoccupazione era il mantenimento della disciplina .</p>
<p style="text-align: justify;">L’analisi della classe magistrale italiana negli anni della Sinistra storica non sarebbe completa se non si facesse riferimento ad un altro rilevante dato. E’ noto che in Italia, come già era avvenuto in altri paesi, il processo di scolarizzazione di massa ebbe quale conseguenza la femminilizzazione del corpo docente  . Tuttavia, nel nostro paese, tale fenomeno assunse dimensioni sconosciute agli Stati europei e, soprattutto, alla Francia e alla Germania, dove, grazie al prestigio sociale, culturale e politico di cui godeva la figura dell&#8217;insegnante elementare, maggioritaria era la componente magistrale maschile e forti le resistenze all&#8217;accesso della donna a questa professione. Se durante l&#8217;anno scolastico 1862-1863 gli insegnanti erano 17604 e le insegnanti 13817, pari al 44% dell&#8217;intera classe magistrale italiana  e nel 1878-1879 il numero delle maestre superava di circa 1000 unità quello dei maestri , agli inizi del 1900 la percentuale di donne insegnanti nella scuola primaria era del 67,8% .</p>
<p style="text-align: justify;">Diverse le ragioni che spiegano tale fenomeno. Innanzitutto va tenuto presente il forte aumento registrato nella seconda metà dell’Ottocento dalla scolarizzazione femminile che, sul finire del secolo, raggiunse livelli analoghi a quella maschile . Questo folto gruppo di maestre era altresì la testimonianza della &#8220;cesura epocale&#8221; che si era verificata nel modo di concepire la donna, i suoi diritti, il suo ruolo nella società civile nel periodo preso in esame. La scuola aveva rappresentato per la donna &#8220;il luogo e il simbolo&#8221; dell&#8217;emancipazione . In tal senso, di particolare importanza era stata la funzione svolta dalla scuola normale che, in questi anni, esercitò il duplice ruolo di istituto preposto alla formazione delle insegnanti e di scuola secondaria femminile . In un contesto culturale, sociale e economico che non solo non offriva sbocchi professionali alle donne che avevano titoli di studio, ma che sembrava non porsi neppure il problema di aprire gli studi secondari e superiori alle ragazze , l&#8217;insegnamento nella scuola primaria costituiva dunque per la donna, naturalmente madre ed educatrice, &#8220;l&#8217;unica possibilità reale, concreta, di massa per ottenere un impiego, per dare uno scopo agli studi&#8221; e per conquistare una presenza qualificata nel mondo professionale . L’aumento della scolarità femminile e la nuova dignità conquistata dalla donna spiegano ma non giustificano il “sorpasso” delle maestre sui maestri che si registrò a metà degli anni Settanta e che si consolidò sempre più negli anni successivi. Tale dato si comprende se si tengono presenti le ragioni di ordine economico che erano all’origine della progressiva disaffezione degli uomini dalla carriera magistrale: il modesto stipendio riservato al maestro – come si è visto inferiore, anche in situazioni ottimali quali erano le realtà urbane, al salario destinato al livello più basso degli impiegati dell’amministrazione centrale – disincentivava gli uomini dal dedicarsi alla carriera magistrale e apriva sempre nuovi spazi alle donne . Esito di queste trasformazioni, profonde e generali, la tendenza alla femminilizzazione del personale docente delle primarie fu altresì favorita dalla preferenza accordata dai comuni alle donne in quanto la loro retribuzione, come si ricorderà, era minore di quella dei loro colleghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progressivo incremento del numero delle insegnanti e la diminuzione dei maestri erano segnalati con preoccupazione dall’Inchiesta Ravà. La relazione riferiva le lamentele di molti ispettori i quali denunciavano il “grave sconcio” delle scuole tenute da maestre coniugate con figli, costrette a restare chiuse allorché le insegnanti dovevano assentarsi per motivi familiari e i comuni si rifiutavano di chiamare delle supplenti . Tali denunce, che rilevavano un reale problema sociale ma che tradivano anche una mentalità decisamente misogina, di fatto erano il segno di una paura più profonda per un fenomeno in atto nella scuola italiana, ovvero la progressiva “fuga” degli uomini dalle elementari. Lo stesso Ravà affermava che questo dato impensieriva e si chiedeva a chi, in futuro, sarebbe stata affidata la scuola popolare. Egli notava che ben 4257 maestre tenevano scuole inferiori e superiori maschili. L’allarme lanciato può apparire esagerato visto che questo drappello di insegnanti rappresentava solo il 13,3% del totale delle donne docenti negli istituti primari pubblici. Per i responsabili della Pubblica Istruzione questa percentuale rappresentava comunque la spia di una tendenza che sembrava ormai inarrestabile e che poteva essere invertita, secondo lo stesso Ravà, solo se fossero stati aumentati gli stipendi dei maestri.</p>
<p style="text-align: justify;">La sintetica presentazione dei dati relativi alla femminilizzazione del personale docente delle scuole elementari e l’illustrazione delle ragioni di tale processo non hanno sicuramente la pretesa di esaurire la trattazione di questo tema. L’analisi condotta ha inteso bensì fare emergere la complessità delle questioni in gioco allorché si affronta lo studio della “nascita della maestra elementare”, un nodo storiografico che, lungi dall’essere risolto, necessita di serie e approfondite indagini . Si tratterebbe in primo luogo, ad esempio, di raccogliere e esaminare attentamente la normativa varata dai governi postunitari (leggi, Regolamenti, Circolari) sulla scuola elementare e sugli insegnanti per verificare con attenzione l’evoluzione della professione magistrale sotto il profilo sia giuridico sia della preparazione culturale e professionale al fine di cogliere la genesi dei problemi che caratterizzarono il corpo docente degli istituti primari. Bisognerebbe poi analizzare l’andamento della composizione del personale docente delle elementari dall’Unità in poi (maschi/femmine, estrazione sociale ) anche in relazione allo sviluppo della scolarizzazione maschile e femminile; o, infine, ricostruire la mappa delle presenza delle maestre e dei maestri in rapporto ai vari tipi di scuola (elementari maschili e femminili, inferiori e superiori, scuole miste, scuole non classificate) e alle diverse aree geografiche e territoriali.</p>
<p style="text-align: justify;">In ordine poi allo stato delle ricerche sulla maestra elementare mi sembra opportuno introdurre un’altra osservazione. L’immagine di insegnante tratteggiata dalle indagini condotte finora è quella di una donna sottomessa alle autorità locali e, in alcuni casi, sottoposta alle loro vessazioni; una donna non protagonista della propria professione e, se necessario, più propensa a delegare ad altri la tutela dei propri interessi che a battersi insieme ai colleghi per vederli riconosciuti. E’, questa, un’immagine che emerge da studi che hanno privilegiato una particolare fonte, quella letteraria, e che ha sicuramente un fondamento nella realtà concreta . Ma questa immagine non esaurisce tutta la realtà magistrale femminile. I recenti studi condotti sui periodici scolastici hanno messo in luce il rilevante contributo dato da insegnanti, da direttrici didattiche e da docenti delle scuole normali, quali collaboratrici di riviste didattiche, al “graduale configurarsi ‘nazionale’ della figura magistrale” . Ad analoghi risultati sono giunte le ricerche sulla genesi dell’associazionismo: esse  hanno rivelato l’esistenza di docenti laiche e religiose, molte delle quali sconosciute ai più, che tra i due secoli animarono il movimento magistrale a livello locale e poi a livello nazionale, quali, ad esempio, Emilia Mariani, Linda Malnati, Adelaide Coari, Maria Magnocavallo, Maria Elisabetta Mazza . Queste ricerche invitano lo storico a rivedere alcune categorie interpretative del mondo magistrale femminile e ad allargare la propria indagine a altre fonti – archivi scolastici, stampa pedagogica, archivi ecclesiastici – al fine di ricostruire il vero ruolo svolto dalla donna nella scuola elementare italiana tra Otto e Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul finire dell’Ottocento il maestro italiano appariva dunque un protagonista consapevole della vita scolastica. Più preparato e motivato della generazione che lo aveva preceduto, egli era portato a concepire la propria professione come una missione; una missione che lo Stato però non riusciva ancora a tutelare dignitosamente nonostante gli indubbi progressi fatti in tal senso dalla normativa varata in quegli anni che, insieme all’accesso al voto, avevano contribuito ad elevare lo status sociale del maestro. Tuttavia, proprio perché intesa come missione e dunque gratuità, tale professione, sia per chi la esercitava sia per l’opinione pubblica, sembrava dover sfuggire, per definizione, alle strette e venali maglie della tutela giuridica. E’ questa una precisazione che mi sembra necessario tenere presente se si vuole capire l’evoluzione della classe magistrale nel primo Novecento.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il primo ventennio del Novecento: dalla nascita dell’Unione Magistrale Nazionale allo sciopero del 1919</p>
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<p style="text-align: justify;">La nascita dell’Unione Magistrale Nazionale (UMN) nel 1901 rappresentava l’esito del processo di affermazione di un’identità nazionale del maestro italiano iniziato nell’ultimo ventennio del secolo precedente e che aveva progressivamente affrancato il personale docente delle elementari dai ristetti confini politici e culturali della realtà educativa locale. Si apriva ora un fase caratterizzata dalla graduale emancipazione dell’insegnante elementare sia dalla paternalistica tutela dello Stato sia dal modello ideale di maestro apostolo celebrato dalla cultura del tempo e radicato nella coscienza degli insegnanti. Non si trattò, si badi, di un processo uniforme, lineare, ma di un’evoluzione che coinvolse con tempi, con modalità e con livelli di consapevolezza diversi gli insegnanti primari italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Promossa, com’è noto, da alcune delle maggiori riviste scolastiche italiane, ovvero “Il risveglio educativo”, “Il corriere delle maestre” e “I diritti della scuola”, e fondata grazie al rilevante contributo del deputato radicale e docente di storia della filosofia all’Università di Pavia, Luigi Credaro , l’UMN nasceva ufficialmente nell’aprile del 1901 . Animato dalla volontà di superare i limiti dell’associazionismo ottocentesco, la cui frammentazione a livello locale e i preponderanti interessi corporativi erano all’origine della sua scarsa incisività, nella fase aurorale il nuovo sodalizio optò per una strategia che, per un verso, prevedeva una cortese collaborazione con i pubblici poteri e, per un altro, intendeva raccogliere attorno alle battaglie magistrali il consenso della Camera e del Senato. Secondo Credaro occorreva promuovere in seno al Parlamento una forza politica trasversale, un “partito della scuola”, che difendesse gli interessi degli insegnanti elementari nel quadro di una più ampia riforma dell’istruzione popolare. Di qui anche la scelta statutaria di non dare alla nuova associazione professionale una precisa connotazione partitica. Il sodalizio raccolse da subito ampi consensi: nell’aprile del 1901, in occasione del primo congresso, esso contava 30180 soci, poco più della metà del personale docente delle scuole pubbliche . Il successo dell’UMN non deve però essere letto come il segno dell’attiva e consapevole partecipazione dei maestri italiani alle battaglie della nuova organizzazione di categoria. Tale partecipazione per molto tempo ancora restò circoscritta ad un’élite, in genere rappresentata da insegnanti maschi, per lo più vicini alle posizioni politiche della Sinistra. Il fatto stesso che fosse nominato presidente dell’associazione Luigi Credaro, un deputato e non un maestro, documenta la tendenza della classe magistrale dell’epoca a concepirsi come forza subalterna, passiva, propensa a delegare a altri la difesa dei propri interessi e a concepire la propria azione organizzata ancora sotto la paternalistica tutela di un potere forte.</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia perseguita dal sodalizio diede subito buoni frutti. Il 19 febbraio 1903 il Ministro Nasi emanava due leggi di notevole importanza per i maestri: la numero 45 che rivedeva lo stato giuridico degli insegnanti primari e la numero 53 che riformava il Monte Pensioni . Il primo provvedimento sanava i limiti e i difetti del Regio Decreto 19 aprile 1885, denunciati, come si ricorderà, anche dalle Inchieste Torraca e Ravà, e accoglieva le richieste da tempo avanzate dai docenti elementari garantendo in modo più chiaro la professione magistrale nei confronti dell’amministrazione municipale. Merita ricordare che tale legge prevedeva che il reclutamento dei maestri poteva avvenire solo tramite concorso, per soli titoli o per titoli ed esami , e dettava regole precise circa la facoltà di scelta del comune per la nomina del maestro fra i graduati. La nomina a vita del maestro avveniva solo dopo un triennio di prova e non più dopo un sessennio come in precedenza. Era altresì previsto che le maestre, impiegate nella classi maschili o miste, ottenessero uno stipendio pari a quello dei maestri, anche se questo superava il minimo legale. La legge in questione stabiliva inoltre che la Direzione didattica, fino a quel momento facoltativa, divenisse obbligatoria nei comuni con popolazione non inferiore ai 10000 abitanti o che avessero almeno 20 classi.  A proposito della normativa varata nei primi anni dell’età giolittiana per il miglioramento della professione magistrale merita di essere ricordata anche l’istituzione del corso di perfezionamento per il licenziati delle scuole normali, al fine di abilitarli alla carriera didattica e ispettiva. Previsto dalla legge del 24 dicembre 1904, riguardante gli ispettori scolastici, il corso di durata biennale, poi noto soprattutto come scuola pedagogica, fu istituto dal R.D. n. 29 del 19 gennaio 1905 nelle Università del regno, presso la Facoltà di lettere e di filosofia, e regolamentato dal R.D. 1 febbraio 1906 n. 30 . Il successo della scuola pedagogica, testimoniato dal crescente numero di iscrizioni in tutti gli atenei italiani, documenta la volontà della classe magistrale del primo Novecento di perfezionare la propria cultura e di aggiornare la propria professione anche in vista della possibilità di avanzamento di carriera.</p>
<p style="text-align: justify;">La normativa a favore dei maestri, voluta dai primi governi dell’età giolittiana, si iscriveva in un contesto particolarmente attento alla questione dell’istruzione popolare, ritenuta forza di democratizzazione e di evoluzione dell’intera società non solo dal Partito socialista, ma anche da non pochi esponenti della classe dirigente politica, economica e intellettuale dell’epoca . Espressione di tale interesse fu la legge dell’8 luglio 1904, n. 407, varata dal ministro della Pubblica Istruzione Vittorio Emanuele Orlando. Com’è noto, la normativa estendeva l’obbligo scolastico a 12 anni di età, affrontava il problema dell’analfabetismo dei giovani e degli adulti, incrementando le scuole serali e festive, e istituiva il corso popolare alla fine delle elementari, composto dalla quinta classe e dalla sesta di nuova istituzione. Appoggiata anche dall’UMN per i provvedimenti presi a favore dell’educazione dei ceti più disagiati, la legge Orlando deluse le aspettative dei maestri i quali – soprattutto quelli urbani i più attivi in seno al sodalizio – videro disattesa la rivendicazione di aumenti salariali, di fatto introdotti da Orlando ma in misura limitata . Gli esiti sortiti dalla Legge Orlando fecero emergere i limiti della strategia perseguita fino a quel punto dall’UMN e la debolezza del “partito della scuola”. Le prime iniziative avviate misero altresì
