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	<title>Accademia sarda di storia di cultura e di lingua &#187; storia della scuola</title>
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	<description>storia cultura e lingua italiana e sarda</description>
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		<title>ISTRUZIONE POPOLARE IN SARDEGNA DALLA CASATI ALLA DANEO CREDARO TRA POLITICHE LOCALI E GOVERNATIVE di Angelino Tedde</title>
		<link>http://www.angelinotedde.com/2010/09/istruzione-popolare-in-sardegna-dalla-casati-alla-daneo-credaro-tra-politiche-locali-e-governative-di-angelino-tedde/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 16:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa
Uno degli obiettivi che gli storici della scuola si vanno proponendo è quello di tentare di ricostruire una storia della scuola e della scuola popolare in genere come parte della storia della vita sociale e dei processi di ammodernamento civile e culturale del paese nel complesso periodo che precede e che segue l’Unità d’Italia, utilizzando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli obiettivi che gli storici della scuola si vanno proponendo è quello di tentare di ricostruire una storia della scuola e della scuola popolare in genere come parte della storia della vita sociale e dei processi di ammodernamento civile e culturale del paese nel complesso periodo che precede e che segue l’Unità d’Italia, utilizzando anche le fonti locali<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’approccio al tentativo di ricostruire la storia della scuola popolare in Sardegna nell’Otto e nel Novecento si è tenuto conto di questa direttrice di ricerca  e di quanto proficuamente prodotto da studiosi di vari contesti locali della Penisola<a href="#_ftn2">[2]</a>.<span id="more-3740"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nella ricostruzione del processo di alfabetizzazione, portato avanti attraverso la scuola normale (1824-1848) prima e quella elementare poi nei singoli comuni sardi, data l’autonomia ad essi conferita dal legislatore, si è scelto di esaminare lo sviluppo della scuola popolare, partendo dall’azione svolta dagli amministratori delle <em>comuni</em> prima e dei comun<em>i</em> poi così come emerge  dagli stati attuativi e dai verbali dei consigli e delle giunte comunali che assumono una particolare suggestione in quanto documentano il tentativo delle comunità locali di gestire lo sviluppo della scuola popolare in armonia con tutti gli altri processi di sviluppo civile<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le alterne vicende della scuola popolare si correlano con la storia della classe dirigente comunale e della sua formazione<a href="#_ftn4">[4]</a>, con la storia dello sviluppo urbano<a href="#_ftn5">[5]</a> e dell’economia del territorio comunale, con la storia dell’igiene e della pubblica sicurezza, con quella dei servizi rivolti all’identificazione dei cittadini, dei loro bisogni e del loro reddito, dell’economia nei suoi vari settori, infine, del generale tenore di vita<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la storia della chiesa locale e dei suoi operatori  costituisce un importante segmento della vita delle comunità locali<a href="#_ftn7">[7]</a>. Aggiungerei per ultima, ma non ultima, la storia e la tradizione della stessa cultura orale dei diversi contesti comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti locali ci forniscono dunque non solo la lettera, ma anche il senso dello sviluppo economico, istituzionale e sociale impresso dalla classe dirigente delle varie comunità nell’ambito delle loro autonomie e della capacità di usare ed eventualmente abusare di queste rispetto alle politiche nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Prime esperienze di autonomie locali e politiche centrali nella scuola normale delle comuni sarde sotto Carlo Felice (1824-1847).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La Sardegna aveva collaudato sotto Carlo Felice fin dal 1824 un’esperienza di scuola popolare relativamente autonoma, detta <em>scuola normale</em>, della durata di tre anni, diffusa capillarmente in tutto il territorio insulare, controllata dai parroci, con precettori ecclesiastici  e laici in analogia a quanto disposto alcuni anni prima negli stati di terraferma<a href="#_ftn8">[8]</a>. Ho detto relativamente autonoma, considerando che tutti gli oneri ricadevano sulle comuni, mentre le direttive sull’educazione, sull’istruzione, sui contenuti dei programmi, sulla metodologia didattica con il relativo manuale, provenivano dal centro del potere regio<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il suo buon andamento erano coinvolti il segretario di stato per gli affari di Sardegna in Torino, il vicerè, i collegiali magistrati sopra gli studi delle due università sarde, i sovrintendenti provinciali, i vescovi,  i parroci, i sindaci. Ognuno con le sue funzioni specifiche: il re  come fonte legislativa, il vicerè come fonte esecutiva, il magistrato sopra gli studi per il controllo didattico, il sindaco per il reperimento dei finanziamenti, degli stipendi dei maestri e delle altre spese per il buon funzionamento della scuola, il vescovo per il controllo sui parroci, questi per la sovrintendenza didattica, i viceparroci o i religiosi regolari, o anche dei laici, per l’insegnamento, i padri di famiglia con l’obbligo di inviare i figli a scuola<a href="#_ftn10">[10]</a>. Sta di fatto che nei centri in cui il sindaco e il parroco soprattutto, in qualità di sovrintendenti locali, il primo per i finanziamenti il secondo per la didattica, si prendevano a cuore l’istituzione della scuola, questa funzionava regolarmente con beneficio degli scolari della <em>comune</em>, se costoro invece erano negligenti anche i precettori si comportavano in modo irresponsabile<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte i modelli tradizionali della cultura orale, in un’economia agro-pastorale, di mera sussistenza, non si potevano sradicare con l’emanazione di normative che per diventare costume richiedevano periodi di lunga durata e soprattutto in un contesto economico  in cui leggere e scrivere servisse per la vita quotidiana, dal momento che il far di conto e la pratica agraria faceva parte della cultura orale tradizionale ben prima del catechismo della dottrina cristiana e del catechismo agrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco  a proposito alcuni esempi di varia alfabetizzazione nell’isola: a Ploaghe (SS), 3300 abitanti, nel 1824, il sovrintendente rettore Salvatore Cossu, uomo di chiesa e di lettere, curava con la massima diligenza la scuola normale, la cui sede era nell’Oratorio di San Filippo, presso cui un frate cappuccino impartiva le lezioni agli oltre 68 scolari, 2,06% della popolazione, per due ore mezzo al mattino ed altrettante  al pomeriggio; a La Maddalena, (Ozieri), 1758 abitanti, nel 1827, il parroco operava con la stessa cura, e il sacerdote Francesco Bidali impartiva  ai 119 scolari, il 6,76% della popolazione regolari lezioni al mattino e al pomeriggio; a Cuglieri 2800 abitanti, nel 1824, un religioso cappuccino impartiva le lezioni a 55 scolari, l’1,96% della popolazione; a San Vito (Lanusei) 2409 abitanti, nel 1824, Giovannantonio Sestu, scrivente, impartiva le lezioni nell’oratorio di Sant’Antonio a 40 scolari, 1,66% della popolazione; a Paulilatino, 2361 abitanti, nel 1827, Francesco Schirru, sacerdote, impartiva le lezioni nell’oratorio di San Giovanni a 49 scolari, 2,07% della popolazione: a Seui (Isili) 1730 abitanti, nel 1826, il maestro Francesco Piras, suddiacono, impartiva le lezioni presso una casa in locazione a 24 scolari, 1,38% della popolazione; a Nuoro 4000 abitanti, nel 1827, il maestro Michele Mingioni, sacerdote, impartiva le lezioni nella chiesa di San Giovanni a 105 scolari  2,62% della popolazione. A Terranova, invece, il parroco, egli stesso precettore, quando non arrivava puntuale lo stipendio chiudeva la scuola, riaprendola a stipendio ricevuto. In questo caso, a volte, la sovrintendenza interveniva anticipando direttamente lo stipendio, ma se il ritardo si reiterava il parroco intransigente chiudeva i battenti della scuola e non recedeva nemmeno di fronte all’ingiunzione vescovile<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il laico precettore di Sennori, invece, Giovanni Agostino Sechi, pretendeva di svolgere la triplice funzione di precettore, chirurgo e barraccello, contravvenendo alle disposizioni di legge che lo vietavano e provocando quindi l’intervento del viceré<a href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è da meravigliarsi dunque se, a Ploaghe e alla Maddalena, si gettano le basi di una tradizione di proficua scolarizzazione, visibile del resto se si va a guardare le carriere laiche ed ecclesiastiche di giovani di questi centri nei decenni successivi e gli stessi dati statistici di fine Ottocento<a href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo, 1824-1848, le superiori autorità centrali, per un costante controllo dello sviluppo di questa prima scuola popolare, richiedevano periodici stati attuativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le loro pressioni si facevano sentire in quelle comuni in cui lo scarso interesse degli operatori laici e religiosi per l’alfabetizzazione era denunciata e gl’interventi dei vescovi e degl’intendenti  erano inascoltati. Le <em>cahiers de doleances</em> inviati a Torino rivelano una serie infinita di motivi che si accampano per vanificare le direttive regie<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">Tra centralismo subalpino e autonomie comunali: il caso di Alghero.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Passando in rassegna il decennio liberaldemocratico del regno costituzionale subalpino 1848-1858, in cui è in vigore la Boncompagni, il centralismo governativo sembra accentuarsi nei confronti della periferia, contrastando le politiche locali più lassiste e imponendo l’osservanza scrupolosa delle direttive centrali.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amministratori comunali di Alghero alla ricerca di consolidare la tradizionale presenza di scuole di ogni ordine e grado, che sicuramente richiamavano nella città scolari e studenti dell’enclave diocesana del centro-Sardegna, scelsero di sostenere in parte le regie scuole di latinità, il corso inferiore e superiore della scuola elementare maschile e femminile, varie iniziative di asili aportiani, la scuola industriale femminile, la scuola serale per adulti e un corso di veterinaria per non menzionare il seminario-convitto che accoglieva alunni della lontana enclave diocesana<a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ministero della Pubblica Istruzione, invece, mirava più che all’eccessiva presenza di scuole, al possesso canonico dei titoli da parte degli insegnanti elementari così da garantire l’uniformità dei curricula in tutto il regno, per cui, constatato che nella città si davano incarichi per l’insegnamento del corso superiore della scuola elementare ad insegnanti forniti unicamente di patente inferiore, esigeva che gli amministratori provvedessero a reclutare insegnanti forniti del titolo adeguato e in mancanza di maestri locali patentati, lasciava intendere che li avrebbe inviati da Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa determinazione ministeriale gli amministratori algheresi manifestarono la loro riluttanza insinuando che il ministero avesse qualche raccomandato piemontese da sistemare<a href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte alcuni insegnanti algheresi, non forniti di abilitazione superiore, avrebbero voluto conseguirla a carico del comune, frequentando i brevi corsi trimestrali della scuola normale istituita in Sassari nel 1853, ma gli amministratori catalani, lamentando il deficit di bilancio, si rifiutarono di pagare la frequenza a questi corsi di qualificazione<a href="#_ftn18">[18]</a>. Da tutto ciò l’insanabile contrasto tra centro e periferia. Il dilemma nasceva naturalmente dal fatto che il centro effettuava scelte che sicuramente rispecchiavano lo spirito e la lettera delle leggi generali e dei regolamenti sull’istruzione, ma che per la loro attuazione non era disposto, a fronte i maggiori oneri da sostenersi dal comune, ad erogare alcun finanziamento così come avrebbe dovuto essere per meglio armonizzare le autonomie locali con le direttive dell’esecutivo centrale. Da ciò la determinazione drastica del ministero d’inviare i maestri patentati dal continente<a href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando quanto rilevato si può far risaltare come l’autonomia scolastica, senza un consistente bilancio, servisse a poco e come un centro ministeriale, che non provvedesse a far fronte agli oneri per il buon funzionamento della scuola, godesse di scarsa autorevolezza presso  amministratori gelosi della loro spropositata coscienza autonomistica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le politiche comunali di ammodernamento  e quelle nazionali di uniformità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel periodo che va dalla legge Casati alla Daneo-Credaro (1861-1911), si può affermare che le scuole elementari godano sicuramente di una loro peculiare autonomia. Sono i rinnovati consigli comunali che debbono provvedere alla predisposizione dei locali, al loro arredamento, alla dotazione delle attrezzature scolastiche, ai bandi per l’assunzione dei maestri, al loro stipendio e al controllo della loro attività educativa e didattica. Resta invece all’ufficio scolastico provinciale la verifica dei titoli dei maestri, la predisposizione delle graduatorie comunali, la risoluzione dei conflitti di competenza tra l’ente locale e i maestri, mentre agli ispettori regi residenti nei capoluoghi dei circondari spetta il controllo sull’operato degli amministratori comunali nella  corretta gestione della scuola popolare. A questi ispettori è fatto obbligo, in un certo senso, di governare, promuovere e vigilare sulla scuola richiamando al rispetto delle norme i comuni e quindi, stimolare e promuovere la pubblica istruzione, la stessa educazione dell’infanzia e informare ed esortare i comuni ad usufruire delle provvidenze particolari riservate da eventuali nuovi provvedimenti governativi<a href="#_ftn20">[20]</a>. Spesso intervenire su comportamenti arbitrari degli stessi amministratori comunali nei confronti dei maestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le spese generali e quelle ordinarie dei comuni a favore della scuola non sono lievi, sia pure per attivare  il primo biennio elementare nei circa 290 comuni dell’isola, dei quali diciotto nel 1848, ventisette nel 1881 e una quarantina in epoca giolittiana, che superando i 4000 abitanti<a href="#_ftn21">[21]</a>, debbono provvedere ad istituire non solo il biennio inferiore, ma anche quello superiore della scuola elementare oltre ai  corsi serali e  domenicali per adulti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se per le città regie o di nomina recente, in genere le più popolate, per quanto riguarda i locali, gli amministratori comunali avevano l’opportunità di disporre di ex istituti, collegi o ex conventi tolti ai soppressi ordini e congregazioni religiose maschili e femminili<a href="#_ftn22">[22]</a>, nella maggior parte degli altri comuni medi o soprattutto piccoli, non esistevano locali adeguati per cui per garantire un’accoglienza, se non adeguata vicino all’adeguatezza, gli amministratori comunali erano costretti a prendere in locazione locali per la scuola e a far fronte ai patti contrattuali di locazione con oneri a volte sopportabili a volte onerosi, almeno fino a quando non verrà edificata la casa-comunale-scuola, che però con l’incremento degli scolari diverrà anche’essa inadeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto attiene ai bandi e alla relativa nomina o assunzione dei maestri e delle maestre, occorreva tener conto della disponibilità di bilancio e quindi della  politica del massimo risparmio nel tentativo di ridurre i costi, deliberando di retribuire i maestri con il minimo stipendio consentito dalla legge, ma nel tempo preferendo le maestre che potevano essere retribuite con uno stipendio inferiore di un terzo rispetto a quello dei maestri; poiché nelle classi maschili era obbligatoria, per quasi tutto l’Ottocento, la nomina di maestri,  gli amministratori comunali talvolta deliberavano di nominare una maestra, per risparmiare sullo stipendio, ignorando con ciò le direttive ministeriali che imponevano la nomina di un maestro che pure potevano chiamare  dalla graduatoria inviata dal consiglio scolastico provinciale.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza delle donne nell’insegnamento, numericamente inferiore a quello maschile nei primi anni dell’Unità, crebbe rapidamente sino a superarlo nettamente in epoca giolittiana. Questo fatto, in principio, venne ben visto dalle autorità, le donne infatti, considerate per “vocazione naturale” particolarmente atte all’educazione dei bambini, sembravano  offrire maggiori garanzie di disponibilità nei confronti di un mestiere impegnativo  e poco remunerato, che per gli uomini era spesso un ripiego. Il loro stipendio, come già accennato, poteva essere inferiore di un terzo a quello dei loro colleghi<a href="#_ftn23">[23]</a>. Proprio per ragioni economiche, una maestra di Porto Torres, presentò al comune le sue dimissioni, dopo otto anni di lodevole servizio, vedendosi ridotto lo stipendio e negata l’indennità d’alloggio, denunciando all’ispettore regio l’irregolarità con la quale si era proceduto a nominare la maestra che le era succeduta<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ammininistrazione comunale, tuttavia, non sempre poteva violare impunemente la normativa: l’occasione di un anticipo di stipendio per un maestro sempre a Porto Torres provocò l’immediato intervento del prefetto, che informò il sindaco che qualora  in seguito ad ispezione il bilancio municipale si fosse trovato allo scoperto di qualsiasi somma ne avrebbe dovuto rispondere personalmente lui, poiché “una tale concessione è contraria alle buone regole di amministrazione ed alle vigenti regole di contabilità<a href="#_ftn25">[25]</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è da tener presente, infatti, che con la prima legge comunale e provinciale in Italia del 20 marzo 1865, i comuni dovevano farsi carico di spese obbligatorie in particolare, di quelle per l’ufficio e l’archivio comunale, degli stipendi del segretario e degli altri impiegati e agenti, delle riscossioni e dei pagamenti delle imposte, del servizio sanitario di medici chirurghi e levatrici per i poveri, dei servizi per la conservazione del patrimonio comunale, del pagamento dei debiti, e delle cause in corso, della sistemazione e manutenzione delle strade comunali, delle opere di difesa dell’abitato contro i fiumi e i torrenti e di tutte le altre opere pubbliche imposte dalla normativa dalle convenzioni e dalle consuetudini, della costruzione e manutenzione di porti, fari e opere marittime, del mantenimento e restauro degli edifici ed acquedotti comunali, delle vie interne e delle piazze pubbliche, della costruzione e manutenzione dei cimiteri, dell’illuminazione, dell’anagrafe, delle elezioni e delle spese consortili, delle stesse carceri e della custodia dei detenuti nei capoluoghi di mandamento e di altre spese facoltative previste dalle consuetudini. Tra tutte queste spese, al dodicesimo posto su venti voci, erano contemplate le spese “per l’istruzione elementare dei due sessi<a href="#_ftn26">[26]</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">I bilanci erano inoltre soggetti al controllo della prefettura e in parte della deputazione provinciale. Man mano che l’opera di ammodernamento procedeva, la contabilità comunale andava facendosi elevata e complessa e la stessa autonomia della circoscrizione comunale postulava nuovi e continui bisogni ai quali occorreva dare risposte. D’altra parte, è risaputo che, quando l’ente locale non disponeva di personale adeguato che, tra l’altro doveva pure reclutare e formare come avveniva per il personale scolastico, l’evasione fiscale era notevole e con essa la cronica mancanza di mezzi , per garantire i servizi essenziali agli amministrati, specie dopo la concessione dello Statuto albertino nel regno di Sardegna unificato, con la trasformazione delle comunità in comuni che dovevano dotarsi di adeguati strumenti di governo locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’Unità il comune  tende a diventare il cardine portante delle comunità locali intorno al quale si svolgerà sia il ciclo della vita sia il ciclo del tempo per i cittadini di uno stato nazionale unitario proteso a organizzare, plasmare, educare, orientare per la felicità comune tutti i suoi abitanti. E spesso, in questo periodo postunitario, man mano che le leggi elettorali andavano allargando la base degli elettori, la necessità del favore dei suffragi portava gli amministratori a trascurare il problema fiscale e a dar fondo ai beni delle passate comunità locali. Basti pensare alla pratica dell’appropriazione indebita di tanti prati comunali da parte di operatori del variegato mondo  agro-pastorale e all’incapacità dei comuni di requisirli o di far pagare canoni adeguati, da utilizzare per rimpinguare i bilanci così come avveniva nei comuni con una tradizione di oculatata amministrazione e che quindi potevano garantire migliori servizi in tutti i settori dell’amministrazione locale<a href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola popolare o meglio l’istruzione nazionale delle giovani generazioni, immerse in una cultura orale, richiedeva uno sforzo incredibile a quella classe dirigente locale proveniente in parte dalla vecchia aristocrazia terriera e professionale, in parte dalla borghesia agraria, in parte da un nuovo ceto medio elevatosi grazie agli studi  e alla formazione presso i seminari diocesani  e regolari che, a ben guardare si rivelano, causa di elevazione per i figli dei ceti non abbienti non solo per le carriere ecclesiastiche, ma anche per quelle laiche<a href="#_ftn28">[28]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con attenti sondaggi, infatti, si è potuto calcolare che delle centinai di alunni formatisi nei seminari circa il novantacinque per cento disertavano per seguire altre carriere laiche. Un riscontro  interessante lo si ha avuto confrontando i cataloghi degli alunni dei seminari con le liste dei consiglieri  dei vari comuni sardi presso i quali si sono effettuate ricerche mirate<a href="#_ftn29">[29]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accrescimento costante delle poste di bilancio impongono agli amministratori problemi sempre nuovi, e spesso, le complesse pratiche per la contrazione di mutui concessi dallo Stato per la realizzazione di edifici  pubblici non risultava agevole, ma soprattutto, dati i lunghi tempi, l’iter non si concludeva sempre positivamente, in quanto ci voleva comunque un apporto finanziario da parte dell’ente locale. Ad ogni buon conto in molti centri ancora oggi le case comunali-scuola degli anni Ottanta dell’Ottocento  e gli splendidi edifici scolastici di stile eclettico del primo Novecento non  solo abbelliscono gli assetti urbani di molti centri sardi, ma ne documentano l’impegno finanziario<a href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte il centralismo ministeriale per la spinta delle associazioni magistrali, del movimento sindacale degli insegnanti e della più avvertita sensibilità dell’istruzione, continuava a riconoscere sul piano legislativo maggiori tutele e remunerazioni e un più severo controllo sui titoli, sulle graduatorie dei maestri, senza però accrescere i fondi a disposizione degli enti locali che ovviamente con oneri così rilevanti sentivano e vedevano vanificarsi la cosidetta autonomia soprattutto per il buon funzionamento della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Di queste problematiche si avvertono chiaramente i segni nelle delibere dei consigli comunali: a Mores, nel 1883, in occasione dell’arbitrario licenziamento del maestro Francesco Tanda  nella delibera del consiglio si legge: “Quando il maestro non fa più  il maestro, allora è dovere di buoni amministratori ripararvi con un licenziamento, che può dirsi arbitrario, ma conforme a giustizia” <a href="#_ftn31">[31]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli amministratori, si trattava di un maestro che occupava il tempo a disegnare sulla lavagna per suo diletto, scriveva i programmi sui muri, non rispettava gli orari e a quanto sembra lasciava a desiderare sulla condotta morale. Ecco quanto il consigliere Salvatore Cossu espone al consiglio:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“ La trascuranza dei propri doveri troppo scandalosamente verificatasi nel maestro Tanda mi indusse a proporre il licenziamento del medesimo. Ed in vero la scuola del signor Tanda non ha mai avuto orario, o meglio, il signor Tanda non ha mai osservato l’orario; (…) non ha mai dato nessun profitto, e valga il fatto dei due giovani, che tutti conoscono, recatisi a Sassari con tanto di promozione per il primo anno di corso dopo di aver per due anni ripetuto la IV classe sotto l’insegnamento del sig. Tanda, i quali non furono ammessi neppure all’esame orale, giudicandoli di II elementare. E, qui, è bene passare in silenzio la promozione avuta in Mores per non mettere in chiaro il modo con cui furono dati sì i buoni punti; basti solo il sapere che, quel maestro che tanto s’affatica al momento degli esami per ottenere splendida votazione da segno di aver trascurato il suo compito per tutto l’anno scolastico. Ed infatti tutti i giovani della sua classe vi diranno che anche per un mese consecutivo rimanevano senza una lezione da studiare”<a href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Peccato che non ci sia la replica del maestro per scoprire magari che era inviso a quegli amministratori per motivi inconfessabili, che utilizzava una didattica originale e che a termine di legge non poteva essere né giudicato sommariamente né licenziato in tronco. Tutto ciò pareva non importare al massimo organo locale pur consapevole del “licenziamento arbitrario”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro esempio di eccesso autonomistico di questo stesso consiglio comunale, del 1892, è quello del maesro Giovanni Marredda, non inserito nella graduatoria predisposta  dal Consiglio Scolastico Provinciale, la cui nomina viene fatta illegittimamente dal consiglio comunale e riconfermata nonostante il parere contrario dell’organo provinciale. La motivazione della nomima è così espressa:  “ancorché non classificato perché di piena fiducia di questa amministrazione e degno di occupare consimile posto per lo zelo dimostrato lungo il tempo del posteriore suo servizio” <a href="#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso si disattendono le direttive degli organi delegati dal centro al controllo burocratico dell’operato dell’ente locale tendente consapevolmente a non rispettare le regole e a procedere in assoluta autonomia. Il medesimo maestro “non classificato” verrà licenziato dai nuovi amministratori, che paiono assecondare le direttive centrali<a href="#_ftn34">[34]</a>, e più tardi nominato a vita dai successivi amministratori a lui sicuramente favorevoli e forse nel frattempo messosi in regola con la classificazione del consiglio scolastico<a href="#_ftn35">[35]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggetto di critica severa diventa nel 1868 nella relazione annuale del maestro Salvatore Sechi Dettori con il governo anche il municipio di Tempio che, con la scusa delle scarse finanze, tardava mesi a pagare gli stipendi ai maestri che giustamente presentavano le loro proteste all’ente locale scrivendo:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“ Finché i Municipi non paghino a tempo e come si conviene l’opera degli insegnanti pochi saranno quelli che si dedicheranno al gravissimo magistero del Pubblico Insegnamento, il quale sarà solo retaggio  spessamente dei più inetti che ad altro non poterono applicare il loro ingegno o per mancanza di mezzi materiali o per mancanza di mezzi intellettuali. Finché i maestri non saranno puntualmente pagati, nessun Municipio avrà il diritto di gravar la mano su di essi e di dire: soccombete sotto l’incubo del vostro dovere!” <a href="#_ftn36">[36]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Spesso i prefetti, con apposite circolari, richiamavano all’ordine gli amministratori comunali: in una circolare del 1883 il prefetto Fiorentini di Sassari, dopo avere sottolineato le benemerenze dei maestri, asseriva</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Questa classe pur tanto benemerita della società, retribuita con meschinissimi assegni, già costretta a lottare per il giornaliero sostentamento con le ristrettezze economiche della propria condizione incontra nel ritardo a percepire l’assegno mensile la necessità di ricorrere per avere anticipazione di danaro onde provvedere ai bisogni della vita o alla generosità dei cittadini o all’avidità di speculatori. La prefettura, mentre da una parte non ha mai lasciato di raccomandare ai sigg. sindaci di invigilare, e provvedere perché i maestri fossero a tempo debito pagati, d’altra parte in ogni caso in cui si è manifestata la impossibilità che gli insegnanti potessero relaizzare i loro mandati ha fatte delle anticipazioni che poscia non furono mai o lo  furono con molto ritardo e con molti stenti rimborsate dagli esattori.<a href="#_ftn37">[37]</a>”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E’ indubbio che con questi interventi non si volesse ledere l’autonomia dei comuni, ma che si cercasse di spingerli all’osservanza delle norme.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amministratori comunali, tuttavia, spesso espletavano competenze non proprie sia pure a favore dei maestri quando  questi erano oggetto di angherie o di prepotenze da parte di superiori autorità scolastiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Presso le scuole elementari della stessa città di Tempio, nel 1875, in seguito ad un’inchiesta promossa dal comune contro l’ispettore scolastico Gavino Cossu, a favore della maestra Maria Francesca Muzzu, oggetto di un insistente corteggiamento questa dichiarava:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“ L’ispettore Cossu andava continuamente dicendomi che io era bella e che era per conseguenza la sua prediletta, faceva delle allusioni ad un anello che io portava in dito;  mi diceva che io poteva aspirare a diventare moglie di un Regio Ispettore. Finalmente un giorno mi fece uscire dalla sala della scuola, mi trasse in un angolo del corridoio e dopo aver ripetuto che io era molto bella mi richiese di dargli un bacio assicurandomi che mi avrebbe fatto ottenere un largo sussidio governativo. Io lo respinsi con indignazione, e fu allora che scrissi al sindaco e alla giunta del 15 maggio. Lo stesso ispettore gettava lo sprezzo sulla mia condotta privata in modo che le altre maestre erano al fatto dei suoi calunniosi appunti. Egli cessò poi affatto la ogni relazione, e con manifesto sfregio non mi passò neppure l’invito di assistere al saggio che si dava nella scuola magistrale, né visitò più la mia<a href="#_ftn38">[38]</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Altro piccante episodio nei confronti dell’ispettore è riferito dall’alunna Antonietta Delogu della Scuola Magistrale Femminile:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“ Il contegno dell’ispettore Cossu nella scuola è stato sempre tale da dar motivo a scandalo. Egli infatti tratta con la maestra assistente signora Saragato tanta intimità in presenza delle allieve da far credere ad una relazione affatto diversa da quella che deve passare tra un ispettore ed una maestra, egli le si diede tanto da vicino che nel discorrere a bassa voce le di lui labbra sfiorano le orecchie di essa, e come per velarsi agli sguardi della scolaresca mette davanti al viso di entrambi un largo foglio di carta, con molta frequenza lascia poi la sala, chiama la suddetta maestra, escono ambedue e si rinchiudono nel gabinetto di direzione. Tutte le allieve allora fanno i più strani commenti e questi non sono certamente favorevoli alla moralità sicché nella scuola si viene a dire: qui noi impariamo a fare all’amore<a href="#_ftn39">[39]</a>”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le autorità preposte, in particolare il “Consiglio di Prefettura annullò il processo verbale delle informazioni (ed è discutibile la legalità del Decreto &lt;di licenziamento da parte del sindaco&gt; non trattandosi di Deliberazione), non perché i fatti denunziati fossero insussistenti, ma perché la Giunta &lt;comunale&gt; non aveva competenza a sindacare la condotta di un Impiegato Governativo”<a href="#_ftn40">[40]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In altra occasione fu messo sotto inchiesta  da parte del sindaco, nel 1881 in Tempio, il maestro Giovanni Andrea Valentino, dietro esposto del padre dell’alunno Antonio Verre, il cui figlio aveva ricevuto dal maestro delle percosse, secondo lui  senza giustificazione. Dalle testimonianze degli alunni risultò che il maestro aveva bacchettato l’alunno, ma che l’azione correttiva era ampiamente giustificata “considerata l’irrequietezza dello stesso e la risposta impertinente: ‘Torna a battermi! Sono forse un asino! Lo dirò a mio padre!’”<a href="#_ftn41">[41]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso l’ente locale tende apertamente a prevalere sui funzionari governativi andando oltre i limiti della propria competenza e autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra l’Otto e Novecento le dinamiche di contrasto tra autonomia locale ed i rappresentanti dell’ esecutivo centrale persistono soprattutto a causa della confusione tra competenze comunali e governative.</p>
<p style="text-align: justify;">A La Maddalena il maestro elementare Giuseppe Sotgia è costretto dal sindaco a dimettersi per aver frequentato una casa di tolleranza, il regio ispettore Maggioni, attivo in Gallura da tanti anni, dopo aver invitato il sindaco a giustificare in parte il comportamento del maestro “giovane e dai bollenti spiriti”  ordina che questi riprenda servizio e concluda l’anno scolastico<a href="#_ftn42">[42]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Urzulei, piccolo borgo a stento raggiungibile, perché situato alle pendici del Gennargentu, nel cuore dell’Ogliastra, nel 1890  la maestra  Amelia Angioni  che stava per concludre i sesennio e quindi sul punto di acquisire il diritto alla nomina a vita, viene dagli amministratori comunali licenziata “per fatti che qui si omettono per delicatezza” , la delibera viene respinta dal consiglio scolastico provinciale che ritiene intempestivo e contrario alle norme il licenziamento e reintegra la maestra nel suo incarico<a href="#_ftn43">[43]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso centro ogliastrino, nel 1902,  il maestro Giovanni Maria Cannas che osava entrare durante le sedute del consiglio comunale “senza essere chiamato, senza salutare, restando con il capello in testa, trattando tutti con spavalderia e presunzione” nonché insultando i consiglieri e chiamandoli “assassini, ladri, meritevoli di andare in galera”, accusato di far parte di una fazione politica per la quale aveva indotto molti a votare, oggetto di persecuzione da parte degli amministratori comunali, dopo l’ispezione del regio ispettore Salvatore Tozzi, fu reintegrato nel servizio, ciononostante in seguito ad ulteriori deliberazioni del consiglio comunale fu licenziato  e nessun funzionario governativo riuscì a reintegrarlo<a href="#_ftn44">[44]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Villanova Monteleone, invece, nel 1863, nonostante il favore del consiglio comunale per il maestro Giuseppe Raimondo Galleri, l’ispettore regio, verificatane l’inettitudine educativa e didattica che aveva causato l’abbandono della scuola da parte di numerosi scolari, lo allontana definitivamente a conclusione dell’anno scolastico<a href="#_ftn45">[45]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna ritenere, tuttavia, che l’autorità governativa, in questo caso l’ispettore regio, fosse presente unicamente per contrastare le scelte degli amministratori comunali, anzi talvolta con circolari, con provvedimenti urgenti, avvalendosi della disponibilità finanziaria messagli a disposizione dal governo operava a favore della popolazione marginale. Significativa è a questo proposito l’iniziativa del regio ispettore Maggioni a favore della frazione di Trinità d’Agultu, a sei ore di percorso dal comune di appartenenza, che andava sviluppandosi intorno alla piccola chiesa parrrocchiale man mano che gli abitanti degli stazzi si spostavano nel piccolo agglomerato di case. Il comune di Aggius, a cui la frazione apparteneva pareva curarsi poco della scuola della piccola frazione, a questo punto l’ispettore scolastico chiede ed ottiene i finanziamenti ministeriali necessari per la costruzione del caseggiato scolastico e così il minuscolo centro potrà continuare a svilupparsi tra la chiesa e la scuola e avviarsi nel tempo a diventare comune<a href="#_ftn46">[46]</a>. A nessuno potrà sfuggire come la presenza dell’autorità centrale abbia supplito alla noncuranza o forse alla scarsezza di mezzi dell’autonomia locale.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito tuttavia si hanno anche iniziative di segno opposto, nel già citato centro di Urzulei, nel 1863, i consiglieri comunali, stufi di assistere al continuo rifiuto di maestre forestiere per le classi femminili fornite di patente, ma che una volta nominate si rifiutavano di recarsi nel piccolo e disagiatissimo deliberarono di inviare a Cagliari la giovane maria Giovanna Cabiddu per il conseguimento a carico del comune della patente di maestra. La delibera era sicuramente azzardata, ma fu ugualmente resa esecutiva anche se, purtroppo, l’interessata dopo quattro anni di borsa di studio, disattese le aspettative degli amministratori comunali che però in questo caso avevano comunque deliberato nel tentativo di dare risposta ad un’esigenza fondamentale della comunità locale anche se arbitrariamente dal punto di vista dei regolamenti<a href="#_ftn47">[47]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ indubbio, alla luce di quanto riferito, che il centralismo statale in ambito scolastico, ma non solo in quello, spesso non seppe armonizzarsi con l’autonomia comunale e che quest’ultima abbia cercato talvolta di oltrepassare le sue competenze mossa più da motivazioni particolari che non dal bene generale a cui entrambe avrebbero dovuto ispirarsi</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> R. SANI, <em>Scuola e istruzione elementare in Italia dall’Unità al primo dopoguerra: itinerari storiografici e di ricerca</em> in R. SANI, A. TEDDE, <em>Maestri e istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento. Interpretazioni, prospettive di ricerca, esperienze in Sardegna</em>, Vita e Pensiero, Milano 2003, pp. 3 -17.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> G. P. BRIZZI, <em>Le istituzioni educative e culturali: Università e collegi in Storia della Emilia Romagna</em>, University Press, Bologna 1977. ID., <em>Scuola e istruzione a Comacchio nell’età moderna</em> in <em>Storia di Comacchio nell’età moderna</em>, Grafis Edizioni 1993 pp. 175 .  <em>Elle s’adopran d’imparar le fanciulle. La compagnia e il collegio di Sant’Orsola in Ferrara</em>, Carife, Ferrara 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3"></a>G. MASALA, <em>La Sardegna e la Scuola del Popolo</em>, Gallizzi, 1912; E. SPANU NIVOLA, <em>Profilo Storico dell’educazione popolare in Sardegna</em> in “Archivio Sardo” 2, 1973.  Vedi anche R. BONU, <em>Scrittori sardi nati nel secolo XVIII con notizie storiche e letterarie dell’epoca</em>, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari 1972; F. COLLI VIGNARELLI, <em>Gli Scolopi in Sardegna, </em>Ettore Gasperini Editore 1982; A. TEDDE, <em>Il diritto all’infanzia e la conquista dell’alfabeto in Sardegna nell’Otto e nel Novecento</em>, in R. SANI, A. TEDDE, <em>Maestri e istruzione popolare</em>, cit. pp. 347-379.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> M. BRIGAGLIA, <em>La classe dirigente a Sassari da Giolitti a Mussolini, </em>Edizioni della Torre, Cagliari 1979.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> A. TEDDE, <em>Proposte per una storia dello sviluppo urbano in Sardegna </em>in “Quaderni Bolotanesi”  9, 1983.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> L. BERLINGUER , A. MATTONE, <em>Storia d&#8217;Italia. Le regioni dall&#8217;Unita&#8217; a oggi. La Sardegna,</em> Einaudi, Torino 1998.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> R. TURTAS, <em>Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al Duemila</em>, Città Nuova, Roma 1999.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> R. BERARDI<em>, Scuola e politica nel Risorgimento. L’istruzione del popolo dalle riforme carlalbertine alla legge Casati (1840-1859), </em>Paravia, Torino 1982.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9"><em>[9]</em></a><em> Regie  Patenti (23 luglio 1822 di Carlo Felice) con le quali si approva il regolamento per le scuole comunali, pubbliche e regie, Atti del Governo, vol., XII.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> A. TEDDE, <em>Il diritto all’infanzia, </em>cit. .</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Ivi, p. 367.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Archivio di Stato di Torino (in sigla AST), Sard. II el. Istruz. Pubbl. m. 53.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a>Archivio di Stato di Cagliari (in sigla ASC) <em>Lettera anonima inviata al Viceré</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vol. 847.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> F. OBINU, <em>I laureati dell’Università di Sassari</em>, Carocci, Roma 2002;CISUS, <em>Docenti, studenti e laureati della Facoltà di Medicina e Chirurgia (1765-1945</em>), Sassari 1997</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> A. VENTURA, <em>Le scuole normali di Carlo Felice in Sardegna 1823-1848. Dagli stati dimostrativi dell’Archivio di Stato di Torino</em>, Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di laurea in Pedagogia, a. a. 1998-99. Dipartimento di Storia, c. p.; R. SANNA, <em>La scuola del leggere e scrivere del catechismo cristiano e agrario in Sardegna 1823-1848</em>, Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Dipartimento di Storia, c. p. .</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Achivio Comunale di Alghero (in sigla ASCAL) Sc. B, r. 12/R. 120, D. C. 12.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> ASCAL, Sc. B, r. 12/R. 126, D. C.   p. 179.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> ASCAL, Sc. B, r. 12/R. 123, D. C.   p. 7.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> R. BANDINU, <em>Le scuole ad Alghero dalla legge Boncompagni alla legge Casati (1848-1859)</em>,Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Pedagogia, a. a. 1998-99.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> <em>Lettera del regio ispettore delle scuole primarie e magistrali di Sassari indirizzatas al sindaco del comune di Chiaramonti nella quale lo si invirta ad istituire un asilo infantile concepito come struttura assistenziale e preparatoria alla scuola primaria</em></p>
<p style="text-align: justify;">Archivio Comunale di Chiaramonti, Fald. 215 del 28.9.1862.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> F. CORRIDORE, <em>Storia documentata della popolazione di Sardegna (1479-1901)</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Arnoldo Forni (?), Torino 1902.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> A Cagliari, a Sassari, ad Isili,  furono utilizzati gl’ istituti degli Scolopi e quelli dei collegi gesuitici, a Santulussurgiu i locali della Fondazione Meloni già scuole-convitto degli scolopi e salesiani: vedi in proposito il documentario di A. TEDDE (a cura di) <em>I luoghi dell’alfabetizzazione 1823-1943</em>, DigitallVideo, Olbia 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> G. CIVES, <em>La scuola italiana dall’Unità ai giorni nostri</em>, La Nuova Italia, Firenze 1990.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> Archivio Comunale di Porto Torres (in sigla ACoPT) Istruz. Scol. 16-08-1865, fald. 45 cat. 9 cl. I fasc. I.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref25">[25]</a> ACoPT, R. pref. 1868, fald. 45 cat. 9 cl, I fasc. I.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref26">[26]</a> Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia vol. 11 n. 2248 pp. 420-429.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref27">[27]</a> C. PATATU, <em>Chiaramonti. Le cronache di Giorgio Falchi</em>, Studium adp, Sassari 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref28">[28]</a> A. TEDDE, <em>Il diritto all’infanzia e la conquista dell’alfabeto in Sardegna nell’Otto e nel Novecento</em> in  R. SANI, A. TEDDE, <em>Maestri e istruzione popolare</em>, cit. pp.347-379.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref29">[29]</a> D. QUARANTA, <em>Il Seminario Tridentino di Sassari nel secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905</em>, Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Anno Accademico 1994-95. Relatore A. Tedde<em>Il seminario tridentino di Sassario nel secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823-1905</em> .</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref30">[30]</a> A. SARI, <em>La fabbrica delle scuole elementariad Alghero: un esempio di architettura pubblica alla fine dell’Ottocento</em> in  R. SANI, A. TEDDE, <em>Maestri e istruzione popolare</em>, cit. pp.331-346.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref31">[31]</a> Achivio Comunale di Mores (in sigla ACoMr), Reg. D. C. c.36/1883</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref32">[32]</a> ACoMr, Reg. D. C. c.36/1883</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref33">[33]</a> ACoMr, Reg. D. C. 276/1892</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref34">[34]</a> ACoMr, Reg. D. C.   61/1889</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref35">[35]</a> ACoMr, Reg.D. C. 11/1902</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref36">[36]</a> ACoTP, Cat, IX, 1868</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref37">[37]</a> ACoTP, Cat, IX, 1883</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref38">[38]</a> ACoTP, Cat, IX, 1875.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref39">[39]</a> ACoTP, Cat, IX, 1875.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref40">[40]</a> Gazzetta di Sassari, 161,183 (1875).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref41">[41]</a> ACoTP, Cat, IX, 1881.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref42">[42]</a> Archivio Comunale La Maddalena ( in sigla ACoLM), Cat. 9. 1. 2. a. s. 8 marzo 1867.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref43">[43]</a> Archivio Comunale di Ulrzulei (in sigla ACoU), D. C. 1 maggio 1890, fald. 3, cat. 1 fasc. 1,</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref44">[44]</a> ACoU, D. C. fald. 4, cat. 4. fasc. 1.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref45">[45]</a> Archivio Comunale di Villanova Monteleone (in sigla ACoVM), fald, 1, reg, 4 cat. 1 Cl. 5. fasc. 5. 1863</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref46">[46]</a> Archivio Comunale di Aggius, fald, 1, cat, IX.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref47">[47]</a> ACoU, fald. 2 cat. 2 fasc. 1.</p>
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		<title>Per un Centro di Storia della Scuola e delle istituzioni educative in Sardegna</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 09:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso del decennio 1992 &#8211; 2002 tenni presso la Facoltà di Magistero Lettere l&#8217;insegnamento di storia della scuola e delle istiuzioni educative per smetterla di fare la storia dell&#8217;educazione dei sardi con le solite e bolse affermazioni prive di fondamento.  Si trattava di portare avanti oltre alle lezioni anche un&#8217;approfondita ricerca sugli archivi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images74.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3730" title="images" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images74-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel corso del decennio 1992 &#8211; 2002 tenni presso la Facoltà di Magistero Lettere l&#8217;insegnamento di storia della scuola e delle istiuzioni educative per smetterla di fare la storia dell&#8217;educazione dei sardi con le solite e bolse affermazioni prive di fondamento.  Si trattava di portare avanti oltre alle lezioni anche un&#8217;approfondita ricerca sugli archivi di Stato, su quelli dei Comuni e delle Scuole Elementari sulla storia della scuola. La frequenza delle studentesse (gli studenti nella facoltà erano come le mosche bianche) fu notevole e assidua. Gli esami si aggirarono sui 300/400 l&#8217;anno. Molte furono le tesi che mi furono richieste, intenso fu il lavoro delle laureande che non solo visitarono per la consultazione gli archivi, ma dietro mio suggerimento trascrissero centinaia di documenti che costituirono la prima sezione delle appendici documentarie, la seconda sezione fu dedicata alla riproduzione di numerose foto di maestri e scolaresche, la terza ai progetti delle scuole.<span id="more-3729"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Premessa a queste ricerche fu la mappatura dei registri scolastici dal 1861 al 1911 e dal 1912 al 1943. L&#8217;apertura della maggior parte dei direttori didattici fu davvero eccezionale. Solo pochi impedirono l&#8217;accesso all&#8217;inventariazione dei registri: la pur nota direttrice didattica di Ossi e il giovane direttore didattico di San Giuseppe. Le mappature furono fatte per le scuole di Sassari e provincia, meno nelle province di Nuoro, Oristano e  Cagliari, dato il minor numero di studentesse. Il lavoro d&#8217;inventariazione si svolse in due momenti: la prima fatica la svolsero le studentesse prima di dar l&#8217;esame, la seconda fatica fu delle laureande che inserirono in un data basic i dati procedendo alle statisitche consigliate e alla presentazione analitica dei registri. Aperti anche i sindaci presso i cui comuni giacevano ancora i registri scolastici riguardanti gli anni 1860-1911. All&#8217;epoca erano i comuni che nominavano e stipendiavano i maestri, successivamente sia pure gradualmente la nomina e lo stipendio dei maestri fu erogato dallo Stato e da queell&#8217;anno (1912) i registri vennero depositati nelle scuole. Molti registri del periodo della scuola &#8220;comunale&#8221; mancano: a Ploaghe il dr Betza di Codrongianos  riuscì a scovarne un buon numero in casse dimenticate. il sindaco li trasmise all&#8217;allora direttore didattico Carlo Patatu.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-288.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3731" title="images-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-288-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;elenco che qui si presenta fu compilato dalla dr. ssa Paola Deriu di Bosa a semplice uso della mia personale biblioteca, provvederemo nel corso della presentazione di questi lavori a indicare anche le generalità delle brave e &#8220;secchione&#8221; laureande. A volte avevo la sensazione che qualche studentessa venisse all&#8217;esame dopo aver appena sfogliato i libri  di testo, ma per le laureande, salvo un unico caso, debbo dire che nella trascrizione dei documenti furono davvero esemplari. In ogni tesi si rilevano 200, 300 e più documenti, numerati e regestati correttamente e quindi pronti per la consultazione degli studiosi. In un certo senso precedemmo il sistema ministeriale di dare l&#8217;avvio alla pubblicazione dei documenti giacenti presso gli archivi del Ministero della Pubblica Istruzione. Avevo presente l&#8217;esempio degli esemplari studi di Raimondo Turtas sulla scuola e le università sarde dal &#8216;500 al &#8216;600. Dopo tante imprecisioni e fantasie sulla storia dell&#8217;Università di Sassari, il dotto gesuita e professore dell&#8217;università di Sassari, ha trascritto centinaia di documenti e li ha allegati ai suoi saggi così che chi lo desidera li può utilizzare per ricostruire da altre angolazioni la storia delle vicende scolastiche e universitarie del Cinquecento e Seicnto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-368.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3732" title="images-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-368.jpeg" alt="" width="80" height="111" /></a>E&#8217; evidente che queste ricerche meriterebbero d&#8217;essere riprese e predisposte per la pubblicazione, ma i comuni interessati poco si curano della storia pensando più alla fruttuosa e a volte lucrosa contemporaneità. E&#8217; sempre comodo portare avanti i lavori con il volontariato delle studentesse. Certo sarebbe gratificante per le stesse se il comune finanziasse le pubblicazioni di questi lavori al fine di conoscere la storia locale e rafforzare l&#8217;identità educativa e formativa dei propri concittadini, questa sensibilità, salvo poche eccezioni manca, per cui&#8230;campa cavallo che l&#8217;erba cresce. Che cosa pretendiamo da comuni i cui sindaci e amministratori, spesso culturalmente rozzi, vengono eletti da interessi di piccolo cabotaggio di &#8220;piccole famiglie&#8221; elettoralistiche . Questa però sembrerebbe essere la democrazia. (A. T.)</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo quest&#8217;elenco allo scopo di favorirne la consultazione e pensando ad un futuro Centro interdisciplinare per la storia dell&#8217;educazione e della formazione dei sardi. Chi fosse interessato alla consultazione potrà chimare il 3492878479.</p>
<p style="text-align: justify;">Tesi sulle &#8220;Scuola elementare&#8221;.</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" bgcolor="white">
<thead>
<tr>
<td width="37" valign="top"><strong> </strong></td>
<td width="447"><strong>Titolo completo</strong><strong> </strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td width="37" valign="top">1</td>
<td width="447" valign="top">Il canto e la musica nelle scuole elementari di Alghero durante   il periodo fascista.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">2</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; educazione fisica nelle scuole elementari di Alghero durante   il periodo fascista.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">3</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Alghero dal 1904 al 1922. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">4</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Alghero dal 1904 al 1922. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">5</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Alghero dal 1922 al 1942. APPENDICE   DOCUMENTARIA</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">6</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Alghero dal 1922 al 1942. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">7</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a Birori dal 1860 al 1922.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">8</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione elementare a Bolotana dalla riforma Gentile ai   programmi Ermini.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">9</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare di Bono dall&#8217;avvento del fascismo al 1943   attraverso i registri scolastici.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">10</td>
<td width="447" valign="top">Storia della scuola a Bonorva dal 1913 al 1923</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">11</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Borore e a Macomer dal 1894 al 1915.   Edilizia, insegnanti, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">12</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istruzione primaria a Bortigali tra Otto e Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">13</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Bosa dal 1897 al 1911. Edilizia,   insegnanti, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">14</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Bosa durante il fascismo attraverso i   giornali di classe (1927-1940).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">15</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Buddusò dal 1900 al 1923. Edilizia,   maestri, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">16</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Chiaramonti dal 1904 al 1915: edilizia,   maestri, alunni. L&#8217;istruzione primaria dal 1859-60 al 1911-12 negli archivi   del Comune e della scuola elementare.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">17</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare di Dorgali dal 1860 al 1900. Edilizia,   Insegnanti, Alunni. APPENDICE DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">18</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare di Dorgali dal 1860 al 1900. Edilizia,   Insegnanti, Alunni. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">19</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare di Fertilia durante il fascismo. Cronache   delle maestre.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">20</td>
<td width="447" valign="top">Istruzione e società a Ghilarza dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">21</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Isili dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">22</td>
<td width="447" valign="top">Continuità e mutamenti nelle discipline scolastiche attraverso   l&#8217;analisi dei programmi della scuola elementare dal 1945 al 1985.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">23</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Ittiri dal 1860 al 1911. APPENDICE   DOCUMENTARIA</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">24</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Ittiri dal 1860 al 1911. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">25</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a La Maddalena dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">26</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Macomer dal 1900 al 1923. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">27</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Macomer dal 1900 al 1923. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">28</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a Mores (1860-1911). APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">29</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a Mores (1860-1911). VOL. I</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">30</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Mussolinia dal 1928 al 1938.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">31</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Orgosolo dal 1900 al 1911. Edilizia,   maestri, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">32</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Orune dal 1898 al 1915. Insegnanti,   alunni, edilizia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">33</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Orune dal 1915 al 1930. Insegnanti,   alunni, edilizia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">34</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Orune dal 1930 al 1943.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">35</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Ozieri dal 1911 al 1943. APPENDICE   DOCUMENTARIA</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">36</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare ad Ozieri dal 1911 al 1943. VOL. I</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">37</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole elementari ad Ozieri dal 1860 al 1911. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">38</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole elementari ad Ozieri dal 1860 al 1911. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">39</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a Pattada dal 1860 al 1911</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">40</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Ploaghe dal 1860 al 1911. Edilizia   scolastica, maestri, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">41</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Ploaghe dal 1912 al 1942</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">42</td>
<td width="447" valign="top">Le cronache dei maestri a Ploaghe. Identità dei maestri in epoca   fascista (1922-1943).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">43</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Porto Torres dal 1860 al 1911. Edilizia   scolastica, maestri e scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">44</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Porto Torres dal 1911 al 1945. APPENDICE   DOCUMENTARIA</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">45</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Porto Torres dal 1911 al 1945. VOL. I</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">46</td>
<td width="447" valign="top">La storia della scuola elementare di Pozzomaggiore dalla fine   dell&#8217;Ottocento alla caduta del regime fascista.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">47</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare di San Giuseppe in Sassari 1895/96-1910/11.   Insegnanti, alunni, edilizia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">48</td>
<td width="447" valign="top">Le classi prime della scuola di San Giuseppe alla fine degli   anni &#8216;20: attraverso le cronache e le osservazioni dell&#8217;insegnante.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">49</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole elementari a Sassari negli anni 1922-1932. Insegnanti,   alunni, edilizia. APPENDICE DOCUMENTARIA</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">50</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole elementari a Sassari negli anni 1922-1932. Insegnanti,   alunni, edilizia. VOL. I</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">51</td>
<td width="447" valign="top">Pratiche didattiche del periodo fascista. Registri della quarta   e quinta classe della scuola elementare San Giuseppe Sassari (1927-1932).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">52</td>
<td width="447" valign="top">Il direttore didattico dall&#8217;età Giolittiana alla caduta del   regime fascista attraverso l&#8217;analisi degli archivi scolastici.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">53</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istruzione primaria a Sorso (1860-1911).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">54</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare comunale a Tempio dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">55</td>
<td width="447" valign="top">La scuola rurale elementare della borgata di Trinità d&#8217;Agultu   1879-1915.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">56</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istruzione primaria a Uri dal 1860 al 1911. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">57</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istruzione primaria a Uri dal 1860 al 1911. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">58</td>
<td width="447" valign="top">Nascita della scuola elementare a Urzulei (Nu) dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">59</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; istruzione primaria a Viddalba dalle origini al periodo   fascista. Maestri, alunni, edilizia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">60</td>
<td width="447" valign="top">La scuola elementare a Villanova Monteleone dal 1860 al 1911.   Edilizia scolastica, maestri, scolari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">61</td>
<td width="447" valign="top">La presenza femminile nel ginnasio &#8221;Manno&#8221; di Alghero dal 1860   al 1945.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Strumenti della ricerca</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" bgcolor="white">
<thead>
<tr>
<td width="37" valign="top"><strong> </strong></td>
<td width="447"><strong>Titolo completo</strong><strong> </strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td width="37" valign="top">62</td>
<td width="447" valign="top">Catalogo degli alunni del Regio ginnasio “G. Manno” di Alghero   dal 1912 al 1945.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">63</td>
<td width="447" valign="top">Catalogo degli studenti del R. Ginnasio &#8221;G. Manno&#8221; di Alghero   dal 1860 al 1911.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">64</td>
<td width="447" valign="top">Mappatura dei registri scolastici di alcuni paesi della   provincia di Sassari dal 1861 al 1945. Alghero, Ardara, Banari, Bonnanaro,   Borutta, Cheremule, Ittiri, Olmedo, Osilo, Padria, Porto Torres,   Pozzomaggiore, Sennori, Siligo, Sorso, Tiesi, Torralba, Uri, Villanova   Monteleone.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">65</td>
<td width="447" valign="top">Pubblica istruzione e cultura nel periodo fascista. Il liceo   classico di Nuoro dal 1927 al 1943.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">66</td>
<td width="447" valign="top">Immagini di storia della scuola elementare in Sardegna tra Otto   e Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">67</td>
<td width="447" valign="top">Inventario dei registri delle scuole elementari della provincia   di Sassari dal 1860 al 1945: Aggius, Arzachena, Calangiasnus, Castelsardo,   Chiaramonti, La Maddalena, Monti, Nulvi, Olbia, Oschiri, Perfugas, Santa   Teresa di Gallura, Valledoria.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">68</td>
<td width="447" valign="top">Inventario di registri scolastici della scuola elementare della   provincia di Sassari (1860-1945). Anela, Arzana, Benetutti, Bono, Bonorva,   Borore, Bortigali, Bosa, Buddusò, Bultei, Bulzi, Florinas, Galtellì, Gavoi, Illorai,   Isili, Mores, Nuoro, Nule, Oliena, Oniferi, Orani, Orosei, Ottana, Ozieri,   Pattada, Ploaghe, Sarule, Siniscola, Tergu, Tinnura.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">69</td>
<td width="447" valign="top">Asili infantili in Sardegna (1900-1958). Repertorio degli asili   infantili gestiti dalle congregazioni religiose femminili in Sardegna dal   1900 al 1958.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">70</td>
<td width="447" valign="top">I promotori degli asili infantili in Sardegna tra Otto e   Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">71</td>
<td width="447" valign="top">Istituti educativo-assistenziali in Sardegna dal 1900 al 1970</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">72</td>
<td width="447" valign="top">La bibliografia della scuola in Sardegna dal Ciasca ad oggi. Un   repertorio bibliografico sulle fonti letterarie per una storia   dell&#8217;istruzione in Sardegna.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">73</td>
<td width="447" valign="top">Repertorio degli articoli sulle istituzioni scolastiche nei   quotidiani &#8221;L&#8217;unione sarda&#8221; e la &#8221;Nuova Sardegna&#8221; dal 1923 al 1933.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">74</td>
<td width="447" valign="top">Repertorio degli articoli sulle istituzioni scolastiche nei   quotidiani &#8221;L&#8217;Unione Sarda&#8221; e la &#8221;Nuova Sardegna&#8221; dalla loro fondazione   al 1922.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">75</td>
<td width="447" valign="top">Repertorio delle fonti archivistiche delle istituzioni   scolastiche in Sardegna tra Ottocento e Novecento. Le scuole normali   nell&#8217;archivio di Stato di Torino e Cagliari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">76</td>
<td width="447" valign="top">Maestri in Sardegna tra Otto e Novecento. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">77</td>
<td width="447" valign="top">Maestri in Sardegna tra Otto e Novecento. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">78</td>
<td width="447" valign="top">Catalogo degli studenti del liceo &#8221;Azuni&#8221; di Sassari dal 1860   al 1893.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">79</td>
<td width="447" valign="top">Catalogo degli studenti del liceo scientifico &#8221;Giovanni Spano&#8221;   di Sassari dal 1923 al 1943.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">80</td>
<td width="447" valign="top">Gli iscritti alla facoltà di leggi dal 1849 al 1875. APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">81</td>
<td width="447" valign="top">Gli iscritti alla facoltà di leggi dal 1849 al 1875. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">82</td>
<td width="447" valign="top">Gli iscritti alla facoltà di medicina e chirurgia dal 1849-50 al   1874-75 dell&#8217;università degli studi di Sassari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">83</td>
<td width="447" valign="top">I laureati all&#8217;università di Sassari dal 1826 al 1860.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">84</td>
<td width="447" valign="top">I laureati della facoltà di Magistero-Lettere dell&#8217;università di   Sassari dal 1970 al 2000.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">85</td>
<td width="447" valign="top">I laureati dell&#8217;università di Sassari dal 1766 al 1825.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">86</td>
<td width="447" valign="top">Il catalogo degli studenti del liceo ginnasio di &#8221;D. A. Azuni&#8221;   di Sassari dal 1888 al 1923. Tomo I</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">87</td>
<td width="447" valign="top">Il catalogo degli studenti del liceo ginnasio di &#8221;D. A. Azuni&#8221;   di Sassari dal 1888 al 1923. Tomo II.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">88</td>
<td width="447" valign="top">Il Seminario vescovile della diocesi di Ogliastra in Tortolì   nell&#8217;Ottocento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">89</td>
<td width="447" valign="top">Il Seminario di Alghero tra l&#8217;Otto e il Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">90</td>
<td width="447" valign="top">Il seminario tridentino di Sassari nel sec. XIX. Catalogo degli   alunni dal 1823 al 1905.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Le istituzioni educative</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" bgcolor="white">
<thead>
<tr>
<td width="37" valign="top"><strong></strong></td>
<td width="447"><strong>Titolo completo</strong><strong></strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td width="37" valign="top">91</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;asilo infantile &#8221;Giovanni Spano&#8221; di Ploaghe. L&#8217;educazione   all&#8217;infanzia dal 1918 al 1968.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">92</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione dell&#8217;infanzia a Benetutti tra Otto e Novecento   (1915-1968).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">93</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;Orfanotrofio Puggioni in Bosa (1877-1958). APPENDICE   DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">94</td>
<td width="447" valign="top">Asili infantili in Gallura nel primo Novecento. L&#8217;asilo   infantile &#8221;Maria Pes&#8221; di Calangianus (SS) (1927-1950).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">95</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione dell&#8217;infanzia a Chiaramonti nel primo Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">96</td>
<td width="447" valign="top">La Compagnia delle Dame di Carità di San Vincenzo De&#8217; Paoli   nella diocesi di Ales e Terralba dal 1900 al 1950.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">97</td>
<td width="447" valign="top">Istituzioni ed agenzie educative extrafamiliari a La Maddalena   (SS) nel primo cinquantennio del Novecento. VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">98</td>
<td width="447" valign="top">Istituzioni ed agenzie educative extrafamiliari a La Maddalena   (SS) nel primo ciquantennio del Novecento. APPENDICE DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">99</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217; infanzia a La Maddalena dal 1850 al 1950. Le istituzioni   educative e le strutture esistenziali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">100</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;Istituto San Vicenzo a La Maddalena (1903-1960). VOL. II.   APPENDICE DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">101</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;Istituto San Vincenzo a La Maddalena (1903-1960). VOL. I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">102</td>
<td width="447" valign="top">Il Collegio salesiano &#8221;S. Eusebio&#8221; a Lanusei dal 1898 al 1935.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">103</td>
<td width="447" valign="top">Asili infantili in Gallura nel primo Novecento. L&#8217;asilo   infantile &#8221;La Consolata&#8221; di Luras (SS) (1917-1968).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">104</td>
<td width="447" valign="top">Ispirazioni pedagogiche e pratiche didattiche nell&#8217;asilo &#8221;Guiso   Gallisai&#8221;, dalle origini ad oggi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">105</td>
<td width="447" valign="top">Storia dell&#8217;asilo infantile &#8221;Guiso Gallisai&#8221; di Nuoro,   dall&#8217;unità d&#8217;Italia alla seconda guerra mondiale.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">106</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione dell&#8217;infanzia a Ozieri tra Otto e Novecento.   L&#8217;asilo infantile &#8221;Satta-Sequi&#8221;.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">107</td>
<td width="447" valign="top">Le prime istituzioni per illegittimi abbandonati (0-3 anni)   nella provincia di Sassari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">108</td>
<td width="447" valign="top">Asili di carità, giardini d&#8217;infanzia, scuole materne in Sardegna   (1848-1968).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">109</td>
<td width="447" valign="top">Gli asili infantili di Ferrante Aporti e la loro istituzione   nella Sardegna del Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">110</td>
<td width="447" valign="top">Le Dame della Carità a Sassari dal 1900 al 1960.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">111</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istituto rifugio Gesù Bambino per le bimbe abbandonate in   Sassari (1903-1970).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">112</td>
<td width="447" valign="top">Profilo storico dell&#8217;Opera &#8221;Gesù Nazzareno&#8221; di Sassari,   un&#8217;istituzione per portatori di handicap.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">113</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione dell&#8217;infanzia a Tempio. L&#8217;asilo &#8221;G. M. Dettori&#8221;   (1870-1977).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">114</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;impegno sociale e religioso di Salvatore Vico in Sardegna dal   1922 al 1976.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">115</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione infantile a Tissi tra Ottocento e Novecento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">116</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;infanzia tra Otto e Novecento in Lombardia: gli asili   infantili di Tradate e di Abbiate Guazzone.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Altro</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" bgcolor="white">
<thead>
<tr>
<td width="37" valign="top"><strong></strong></td>
<td width="447"><strong>Titolo completo</strong><strong></strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td width="37" valign="top">117</td>
<td width="447" valign="top">Antonio Segni Ministro della Pubblica Istruzione (26 luglio   1951- 18 gennaio 1954).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">118</td>
<td width="447" valign="top">Salvatore Daddi (1862-1913) consigliere comunale, assessore e   sindaco di Gavoi (1889-1907).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">119</td>
<td width="447" valign="top">Il percorso della democrazia nella scuola italiana. Dal secondo   dopoguerra ai decreti delegati del 1974.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">120</td>
<td width="447" valign="top">Le comunità terapeutiche in Sardegna dalle origini ad oggi.   Problematiche psicosociali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">121</td>
<td width="447" valign="top">Lo Scoutismo in Sardegna (1911-1928). Costituzione, sviluppo e   scioglimento.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">122</td>
<td width="447" valign="top">Interazioni scuola-famiglia ieri e oggi nel teritorio di Trinità   D&#8217;Agultu.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">123</td>
<td width="447" valign="top">La donna nella beneficenza a Sassari dal 1850 al 1950.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">124</td>
<td width="447" valign="top">Rousseau e le problematiche educative della prima infanzia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">125</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;umanitaria in Sardegna: il centro servizi culturali di Alghero   e l&#8217;attività di formazione dal 1967 al 1978.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">126</td>
<td width="447" valign="top">Società umanitaria e attività dei centri servizi culturali:   sostegno alla lettura e animazione della biblioteca.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">127</td>
<td width="447" valign="top">I doveri del cristiano nelle opere in lingua sarda di Salvatore   Cossu. La pedagogia di un parroco dell&#8217;Ottocento (1827-1868).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">128</td>
<td width="447" valign="top">Antonino Biddau (1897-1922). Formazione e azione di un   protagnista dell&#8217;azione cattolica sarda.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">129</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;impegno educativo-pedagogico di padre Giovanni Battista   Manzella in Sardegna. Problemi, modalità risolutive, attualità.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">130</td>
<td width="447" valign="top">Cattolici e beneficenza a Sassari: l&#8217;opera di Carlo Rugiu   (1827-1912).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">131</td>
<td width="447" valign="top">La politica ecclesiastica di Alessandro Domenico Varesini   Arcivescovo di Sassari negli anni 1847-1850.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">132</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;istituto artistico musicale &#8221;Giuseppe Verdi&#8221; di Alghero   (1948-1989).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">133</td>
<td width="447" valign="top">Gli Ospiti della Casa Divina Provvidenza in Sassari 1910-1967.   APPENDICE DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">134</td>
<td width="447" valign="top">La scuola agraria &#8221;G. A. Pischedda&#8221; di Bosa: dalle origini   (1880) alla trasformazione in Istituto Professionale di Stato per   l&#8217;Agricoltura (1954).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">135</td>
<td width="447" valign="top">Insegnamento ed apprendimento della lettura dall&#8217;Ottocento ai   giorni nostri. Il caso di Montresta.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">136</td>
<td width="447" valign="top">La famiglia in Irlanda nell&#8217; epoca moderna.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">137</td>
<td width="447" valign="top">La formazione delle Clarisse. Il monastero di Santa Chiara di   monte Agnese in Alghero.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">138</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;educazione negata. Clausura e mondo esterno nelle vicende di   una monaca fiorentina nel secolo XVIII.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">139</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;archivio storico della Casa Divina Provvidenza di Sassari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">140</td>
<td width="447" valign="top">La scuola privata in Italia: profili legislativi e   organizzativi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">141</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;ordinamento scolastico dal 1859 ad oggi (legge n° 477 del   30-7-1973). VOL. II.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">142</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;ordinamento scolastico dal 1859 ad oggi (legge n°477 del   30-7-1973). VOL.I.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">143</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;immaginario della scuola in un campione di anziani di   Chiaramonti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">144</td>
<td width="447" valign="top">Memoria storica della scuola di un campione di anziani dei   centri dell&#8217;Anglona.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">145</td>
<td width="447" valign="top">Figure di educatori nell&#8217;immaginario di un campione di anziani   di alcuni centri del Logudoro.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">146</td>
<td width="447" valign="top">La Congregazione di Carità del Comune di Sassari (1845-1900).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">147</td>
<td width="447" valign="top">Le riforme delle scuole inferiori a Sassari (1760-1824).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">148</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole ad Alghero dalla legge Boncompagni alla legge Casati   (1848-1859).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">149</td>
<td width="447" valign="top">La scuola primaria in Sardegna Nell&#8217;Ottocento. La scuola Normale   in provincia di Nuoro (1823-1848). Un&#8217;esperienza di scuola professionale ad   Orune (1843-1848).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">150</td>
<td width="447" valign="top">La scuola del leggere e scrivere, del catechismo cristano e   agrario in Sardegna (1823-1848).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">151</td>
<td width="447" valign="top">Le scuole Normali di Carlo Felice in Sardegna (1823-1848). Dagli   stati dimostrativi dell&#8217;archivio di Stato di Torino. APPENDICE DOCUMENTARIA.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">152</td>
<td width="447" valign="top">L&#8217;insegnamento scolastico della religione in Italia dopo il   Concordato del 1984.</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">153</td>
<td width="447" valign="top">I Cattolici in Sardegna e &#8221;L&#8217;Armonia Sarda&#8221; (1904-1906).</td>
</tr>
<tr>
<td width="37" valign="top">154</td>
<td width="447" valign="top">Padre Manzella e la rivista &#8221;La Carità&#8221; tra impegno sociale e   opere educative.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scuole elementari del Sacro Cuore di Alghero di Aldo Sari</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 17:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[La fabbrica delle scuole elementari ad Alghero.
Un esempio di architettura pubblica allo scorcio dell&#8217;Ottocento.

La più importante impresa architettonica della fine del XIX secolo ad Alghero fu il caseggiato per la scuola elementare, la cui fabbrica, come tutte le opere di grande mole e perciò di ampio impegno economico, ebbe tempi assai lunghi.
Fino alla seconda metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">La fabbrica delle scuole elementari ad Alghero.</p>
<p style="text-align: center;">Un esempio di architettura pubblica allo scorcio dell&#8217;Ottocento.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">La più importante impresa architettonica della fine del XIX secolo ad Alghero fu il caseggiato per la scuola elementare, la cui fabbrica, come tutte le opere di grande mole e perciò di ampio impegno economico, ebbe tempi assai lunghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino alla seconda metà dell&#8217;Ottocento la costruzione in città di un edificio scolastico per le classi elementari, distribuite in vari locali e ogni anno trasferite in sedi differenti con grave disagio degli allievi, era ritenuta irrealizzabile a causa della mancanza di spazi all&#8217;interno delle mura e delle croniche difficoltà finanziarie dell&#8217;amministrazione civica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 14 maggio 1864 l&#8217;ispettore degli studi primari della provincia di Sassari, riferendo di una sua visita alle scuole cittadine, ove aveva riscontrato &#8220;l&#8217;insalubrità ed angustia di quasi tutti i locali, l&#8217;incompleto loro arredamento, la pochissima affluenza dei fanciulli&#8221;, proponeva al sindaco di trasferire urgentemente le scuole elementari maschili nel palazzo vescovile e quelle femminili nel palazzo civico(1).<span id="more-3562"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno dopo, malgrado sulla proposta dell&#8217;Ispettore scolastico si fosse già deliberato non esserci nel palazzo civico spazi sufficienti per ospitare le scuole(2), nella seduta straordinaria del Consiglio comunale del 21 aprile era approvata all&#8217;unanimità la soluzione suggerita dal sindaco, che &#8220;avendo riconosciuto la necessità di migliorare i locali delle Scuole specialmente Maschili ha escogitato di trasferirle nel piano terreno dell&#8217;attuale Palazzo Civico ove con qualche riparazione sostanziale già richiesta al Regio Economato e con qualche altra spesa di adattamento di cui il Municipio va a rinfrancarsi col risparmio dei fitti possono in modo conveniente stabilirsi le quattro Classi Maschili. Due di tali locali trovansi già preparati nei due magazzini anteriori del suddetto palazzo, i quali con tenue spesa e colla sostituzione di alcune fenestre a vetri sopravvanzate dal Teatro sonosi convenevolmente adattati all&#8217;uopo&#8221;(3).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno scolastico 1866-67 le classi elementari femminili occupavano i locali del palazzo civico, mentre quelle maschili alcuni ambienti dell&#8217;episcopio. Ma a fine maggio, a causa dei lavori di ristrutturazione del municipio, le scuole femminili erano trasferite nel convento di S. Francesco, in quattro stanze, di cui il Consiglio stabiliva di domandare all&#8217;Amministrazione del fondo per il culto la cessione gratuita e definitiva(4).</p>
<p style="text-align: justify;">Quale fosse il disagio della scolaresca e degli insegnanti  e come fossero poco adatti allo svolgimento dell&#8217;attività didattica i locali affittati dal Comune è detto chiaramente nelle relazioni di fine anno degli insegnanti. La seconda classe femminile, le cui finestre davano sul vicolo di S. Francesco, l&#8217;attuale via Ambrogio Machin, era appestata dal fumo che &#8220;dalla finestra penetra giornalmente nella scuola, fumo che proviene dalle vicine case abitate da donne che esercitano l&#8217;industria di fare il pane&#8221;(5). Non migliore era la situazione della prima femminile, ospitata nello stesso convento, in una stanza angusta, &#8221; per cui avveniva che talvolta persino sette fanciulle sedessero nel medesimo banco; nel qual caso era impossibile che tutte potessero occuparsi al lavoro della scrittura, mentre anche negli altri banchi le fanciulle vi restavano con molto disagio&#8221;(6).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia una circolare del 1° luglio 1875 del ministro della Pubblica Istruzione, relativa a sussidi gratuiti e prestiti governativi agevolati ai comuni con popolazione inferiore ai 20000 abitanti per la costruzione di edifici scolastici, riducendo l&#8217;onere economico, sembrava appianare la via verso l&#8217;attuazione d&#8217;un caseggiato ad uso esclusivo della scuola elementare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 luglio il prefetto di Sassari ne dava comunicazione ai sindaci della provincia(7). Il giorno seguente il delegato scolastico cittadino, Giovanni Battista Garibaldi, interveniva presso il sindaco di Alghero affinché presentasse la domanda di sussidio, ricordando come gli attuali locali fossero &#8220;ben lontani d&#8217;offrire tutte le necessarie condizioni igieniche, e quella capacità da poter in avvenire raccogliere tutti gli allievi che sarebbero obbligati a frequentare le Scuole&#8221;(8). Due giorni dopo il sottoprefetto invitava il sindaco a &#8220;comprendere fra gli oggetti pei quali venne autorizzata la sessione straordinaria in corso, la domanda del sussidio, e prestito per la costruzione di un edificio per le scuole di questo Capo luogo, deliberata già in massima dal Consiglio Comunale nella seduta del 13 maggio dello scorso anno&#8221;(9). Lo stesso faceva, il 5 agosto, l&#8217;ispettore scolastico, Salvator Angelo Fois(10).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 6 agosto il Consiglio comunale stabiliva di inoltrare domanda di sussidi e prestiti per l&#8217;erezione, entro il successivo 1876, di una scuola elementare, il cui progetto fosse elaborato dal Ministero, riservandosi di decidere sulla località più idonea alla nuova costruzione(11).</p>
<p style="text-align: justify;">Ottenuta la disponibilità ministeriale al prestito e l&#8217;invito a presentare la pianta topografica del luogo in cui sarebbe dovuto sorgere l&#8217;edificio, indispensabile per la stesura del progetto(12), il 18 ottobre 1875 il Consiglio eleggeva una commissione composta da Gerolamo Rossi, Giovanni Peretti e Nunzio Vitelli, affinché eseguisse un sopralluogo ai siti individuati come possibili aree per l&#8217;edificazione della nuova scuola, cioè il convento dei Minori Osservanti, designato l&#8217;8 ottobre dalla Giunta municipale di Sanità(13), e il terreno di proprietà comunale, &#8220;a destra uscendo dalla Città per la porta di terra sotto la fortificazione di Montalbano&#8221; (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado nello stesso ottobre la commissione si fosse dichiarata favorevole per il lotto fuori Porta Terra, costituente l&#8217;isola n. 1 del piano d&#8217;ingrandimento cittadino approvato dal Consiglio comunale il 15 settembre 1874(15), soltanto il 7 luglio 1876 il Consiglio comunale deliberava di spedire al Ministero della Pubblica Istruzione la pianta del sito, perché in base a quello realizzasse il disegno per il caseggiato scolastico(16). Il 4 dicembre 1876 l&#8217;Assessore anziano, per il sindaco, inviava al sottoprefetto, a corredo della domanda di sussidio e prestito, i documenti richiesti dalla circolare ministeriale del 1° luglio 1875 e dallo stesso sottopefetto il 13 ottobre dello stesso anno, con una nota, in cui lo pregava &#8221; di chiedere a nome di questo Municipio che il disegno dell&#8217;edificio da costruirsi sia proposto dal ministero della Pubblica Istruzione tenuto presente che il Comune conta una popolazione di 9839 abitanti, che ha tutte quattro classi di scuole elementari Maschili e Femminili, la prima delle quali classi tanto dei Maschi che delle femmine sono suddivise in due sezioni, che le classi sono frequentate in media da 25 allievi tanto dell&#8217;uno che dell&#8217;altro sesso, e le classi inferiori hanno una media di n. 70 allievi ed allieve; che vi è pure una scuola serale per gli adulti divisa in due classi frequentata da un numero medio di 120 allievi la prima e di 50 la seconda; che coll&#8217;aumento della popolazione e coll&#8217;incremento che avrà procedendo mano mano l&#8217;istruzione le indicate medie sono suscettibili di considerevole aumento; che infine oltre i locali indispensabili per le suddette dieci classi è pure necessario che il fabbricato contenga qualche sala destinata alla riunione dei maestri e della Commissione scolastica municipale nonché un locale per alloggio d&#8217;un custode od inserviente&#8221;. Raccomandando la pratica alla sua ben nota sollecitudine, &#8220;perocché i locali delle scuole sono ormai riconosciuti così incommodi, insufficienti ed anti igienici che la Commissione di sovraintendenza ha fatto in proposito vivissime rimostranze ed a questa ha fatto pure eco il Consiglio Comunale&#8221;(17). Un prospetto in calce alla nota informava che gli allievi iscritti in quell&#8217;anno scolastico erano nella sezione maschile 148 (52 nella 1ª inferiore; 34 nella 1ª superiore; 26 nell 2ª; 24 nella 3ª; 12 nella 4ª) e 185 nella femminile (76 nella 1ª inferiore; 41 nella 1ª superiore; 28 nella 2ª; 27 nella 3ª; 13 nella 4ª), mentre nella scuola serale la 1ª classe contava 110 allievi e la 2ª 40.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno dopo, la legge Coppino del 15 luglio 1877 &#8211; che perfezionava la precedente legge Casati del 1859 sull&#8217;obbligatorietà e gratuità dell&#8217;istruzione elementare, elevando l&#8217;obbligo scolastico di un anno e stabilendo sanzioni per i trasgressori &#8211; evidenziava quanto fosse ormai indilazionabile la fabbrica della nuova scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sessione straordinaria del 18 dicembre 1878 il Consiglio comunale, dando esecuzione alle deliberazioni precedenti, votava di contrarre, in base alla legge del 18 luglio 1878 n. 4460, relativa alle agevolazioni per la costruzione di edifici scolastici, un prestito di 30000 lire al tasso del 3%, estinguibile in trent&#8217;anni(18).</p>
<p style="text-align: justify;">Somma che si dimostrava insufficiente quando, sei anni dopo, il 12 giugno 1884, il Municipio affidava il progetto della nuova scuola all&#8217;ingegnere Francesco Bongioannini, ispettore artistico del Ministero della Pubblica Istruzione, il quale, il 21 ottobre, stimava che l&#8217;esecuzione dell&#8217;opera comportasse una spesa non inferiore al doppio di quella preventivata(19). Bongioannini &#8211; che nell&#8217;agosto del 1879 aveva pubblicato 23 tavole di disegni di edifici scolastici, che contemplavano i tipi più disparati, &#8220;da quello di un&#8217;aula fino a quello di dodici&#8221;, come scriveva al Sindaco d&#8217;Alghero, accompagnate &#8220;con uno studio particolareggiato che accenna anche al modo di arricchire queste costruzioni e a quello di modificarle e ridurle per renderne il costo sensibilmente minore&#8221;(20) &#8211; era stato per conto del Ministero l&#8217;estensore del progetto per l&#8217;edificio scolastico richiesto dal municipio di Alghero nel dicembre del 1876. Progetto che, esposto nel Museo d&#8217;Istruzione ed Educazione di Roma, non era mai pervenuto ad Alghero e che invano il Sindaco aveva reclamato presso il Ministero, la direzione del Museo (che gli aveva spedito invece una copia omaggio del volume di Bongioannini) e, infine, il 25 giugno 1883, presso lo stesso autore(21). Il quale l&#8217;11 luglio 1883 da Roma aveva risposto che, invece di inviare una copia del fabbricato delle scuole comunali, i cui disegni rappresentavano soltanto i primi passi in quel genere di studi, sarebbe stato disponibile ad eseguire &#8220;un progetto regolare nuovo, il quale possa servire utilmente di base alla domanda di codesto Comune per profittare delle facilitazioni offerte dal Governo&#8221;. E domandava, qualora il Municipio avesse accettato la sua proposta, il numero degli alunni cui doveva servire l&#8217;edificio, &#8220;distinguendo quello dei maschi da quello delle femmine, e notando per gli uni e per le altre separatamente il numero relativo alla 1ª e 2ª elementare, e quello relativo alla 3ª e 4ª&#8221;, la località in cui la scuola doveva sorgere e i materiali da costruzione più facilmente reperibili nel territorio(22).</p>
<p style="text-align: justify;">Pur avendo, il 29 aprile 1885, deliberato di richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti un mutuo di 60000 lire(23), il Consiglio affidava più tardi l&#8217;incarico di redigere, sulla scorta del testo e delle planimetrie del Bongioannini, un altro disegno del caseggiato scolastico al proprio impiegato tecnico, Antonio Musso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, rimasto a lungo negli uffici del Ministero della Pubblica Istruzione, finalmente, riveduto e corretto dall&#8217;ufficio tecnico ministeriale, era approvato dal Comitato Centrale il 15 maggio 1890(24).</p>
<p style="text-align: justify;">Allegata ai nuovi disegni, il Municipio riceveva nello stesso mese una relazione illustrante gli emendamenti al progetto Musso. L&#8217;edificio, costituito da tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo, avrebbe ospitato al piano terreno la sezione maschile e al superiore quella femminile. &#8220;Ciascuna sezione comprenderà sei aule, un gabinetto per il Direttore, una camera per il Museo didattico o biblioteca, il locale per l&#8217;inserviente, le latrine ed un comodo porticato di dissimpegno che colleghi le aule fra di loro e possa servire per gli esercizi ginnastici e per la ricreazione. Due corpi di latrine si posero ai lati di levante e ponente della fronte posteriore, in posizione comoda e perfettamente segregate. Ciascun corpo di latrina conterrà cinque camerini. Apposite vasche daranno l&#8217;acqua potabile e pei lavatori. Le aule avranno circa m² 50 di superficie ed un&#8217;altezza di m. 4,50 da pavimento a pavimento. Il pavimento del piano terreno, fornito di vespai per la ventilazione, sarà rialzato dal suolo di m. 1,50. Ogni aula sarà rischiarata dal lato maggiore col mezzo di n. 4 finestre di m. 1,10 di larghezza per 3,00 m. di altezza, munite di imposte con sportelli mobili, nel senso dell&#8217;altezza divisi in tre parti e di cui la superiore ed inferiore costruite in modo da poter esser aperte indipendentemente dalla centrale. Stante la dolcezza del Clima della località le aperture del portico potranno anche non venire munite da imposte. Le latrine riceveranno aria e luce da n. 3 finestre ciascuna. I camerini saranno fatti con tavolato di legno verniciato e di un&#8217;altezza di circa m. 2,00; la porta d&#8217;ingresso agli stessi non scenderà fino a terra perché l&#8217;alunno anche in questo luogo non possa sottrarsi alla sorveglianza necessaria. I vasi saranno a chiusura idraulica ed il sedile composto di un semplice anello, alto sul pavimento, di non più di cm. 25, e di sezione elittica e tanto stretto che mentre vi si possa sedere comodamente non permetta il salirvi coi piedi. Alla sezione femminile si accederà dalla comoda scala di sinistra composta di n° 4 rampe sommanti in tutto n° 30 gradini. Queste avranno m. 0,15 di alzata e m. 0,30 di pedata ed una larghezza di m. 1,60. Il pavimento delle aule sarà in legno o almeno in piastrelle di cemento dette marsigliesi. Fra il detto pavimento e l&#8217;estradosso della volta di copertura delle aule del piano terreno verranno poste materie leggere onde impedire la trasmissione dei rumori dal piano superiore all&#8217;inferiore senza caricarle eccessivamente. Si raccomanda che tanto la facciata principale quanto le secondarie sieno eseguite collo stesso materiale e colla stessa cura. Come pure si raccomanda la massima attenzione nelle opere di convogliamento delle acque di scarico dei lavandini, delle latrine e delle docce del tetto. L&#8217;area scoperta rimanente verrà ridotta a giardino anch&#8217;esso diviso in due parti, una per sezione. Una siepe di m. 1,60 di altezza segnerà tale divisione. Lo spazio racchiuso dalle ali del fabbricato potrà essere adibito ad uso di palestra scoperta e perciò vi si potranno fare gli impianti necessari. Tutto all&#8217;ingiro venne costruito un muro di cinta o meglio una cancellata in ferro&#8221;(25).</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono rimasti i disegni originali di Antonio Musso, mentre si conserva nell&#8217;Archivio storico della Città il piano in scala 1: 200 con le modificazioni ministeriali approvato dal Consiglio comunale l&#8217;8 agosto 1890. Il disegno, che rispecchia quasi certamente il progetto del Musso, mostra al piano terreno un grande corpo trasversale &#8211; costituito da quattro aule e dall&#8217;ufficio del direttore, che si apre al centro di fronte all&#8217;ingresso principale riservato al personale docente -, cui si giustappongono alle estremità due ali longitudinali, ove trovano posto un&#8217;aula per parte, e, nell&#8217;ala destra, la biblioteca, la scala a quattro rampe che porta al piano superiore riservato alle bambine e un ripostiglio, cui corrisponde simmetricamente nell&#8217;ala sinistra una scala secondaria e l&#8217;atrio per la scolaresca maschile. Un lungo corridoio porticato collega il corpo alle ali e si conclude nelle estremità orientale ed occidentale con le latrine, disegnate secondo le indicazioni ministeriali. Nell&#8217;atrio e nel corridoio del corpo principale sono i lavandini con acqua potabile. Il piano superiore ripete esattamente lo schema di quello terreno e anche le classi si corrispondono: infatti le prime sono relegate nelle ali, mentre nel corpo principale da destra verso sinistra sono la quarta, la seconda e, dopo lo stanzino del direttore, la terza e quinta classe. Sull&#8217;atrio si apre la sala dei lavori femminili. Alla scala a quattro rampe e a quella secondaria si accedeva  solo dall&#8217;esterno, per cui era precluso ogni rapporto tra gli scolari di sesso differente e lo stesso direttore doveva uscire da un ingresso secondario aperto presso le latrine di sinistra e prendere la scala secondaria, poco lontana e nel medesimo cortile dei maschi, per salire nella sezione femminile(26).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 dello stesso agosto 1890 il Consiglio deliberava ancora l&#8217;istanza alla Cassa Depositi e Prestiti di un mutuo di 60000 lire, ammortizzabile in trent&#8217;anni(27). Ma  la precarietà delle finanze municipali costringeva ad accantonare l&#8217;esecuzione dell&#8217;opera, almeno fino alla &#8220;provvida&#8221; legge del 24 dicembre 1896 relativa alla unificazione dei debiti dei comuni della Sardegna(28).</p>
<p style="text-align: justify;">Subito si prendevano contatti con l&#8217;ingegnere algherese Sebastiano Urtis, allora insegnante nell&#8217;Istituto tecnico di Iesi, il quale rapidamente eseguiva un disegno di massima che contemplava otto aule al piano terra per la sezione maschile e altrettante nel superiore per la sezione femminile(29).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 4 febbraio 1897 il sindaco, Francesco Carboni, approvato il disegno dalla Giunta,  scriveva all&#8217;Urtis, perché compilasse al più presto il progetto e il capitolato d&#8217;appalto del caseggiato scolastico secondo le disposizioni governative(30). L&#8217;Urtis, però, calcolava per la realizzazione dell&#8217;opera una spesa non inferiore alle 100000 lire(31).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 maggio successivo il progetto era ultimato e spedito ad Alghero(32) e a giugno approvato dall&#8217;ufficio del Genio Civile di Sassari(33), mentre il Ministero della Pubblica Istruzione ne sollecitava alcune modifiche, dietro sue indicazioni, trasmesse il 9 dicembre 1897 dal prefetto di Sassari, Giustiniani, al sindaco di Alghero: &#8220;Il progetto per l&#8217;edificio scolastico di Alghero risponde in generale alle norme regolamentari e provvede bene ai bisogni scolastici presenti e futuri di quella popolazione. Questo Ministero osserva soltanto che sarà molto miglior partito collocare i gruppi delle latrine alle estremità delle ali dell&#8217;edificio, anziché nella parte centrale, ove li ha posti l&#8217;ingegnere progettista. Con la disposizione progettata avviene infatti che i gruppi dei lavandini e latrine, oltre che non sono provvisti di quella abbondante illuminazione ed areazione naturale di cui verranno a godere adottando la proposta di questo Ministero, rendono altresì privo di aria e di luce diretta un notevole tratto del corridoio di disimpegno delle aule. Nell&#8217;unito tipo planimetrico è dimostrata la nuova sistemazione di una parte delle latrine alla estemità dell&#8217;ala destra del fabbricato. In quanto alle altre latrine, che andranno collocate in modo simmetrico alla estremità dell&#8217;ala sinistra, occorrerà che l&#8217;ingegnere progettista apporti qualche leggera variante nella distribuzione degli ambienti ivi situati, allo scopo di evitare che gli alunni e le alunne per recarsi alle latrine debbano attraversare rispettivamente la Sala d&#8217;aspetto del piano terreno e l&#8217;aula per i lavori donneschi del piano superiore. Ciò non sarà difficile ottenere stante l&#8217;esuberanza dei locali progettati. In complesso le lievi modificazioni suggerite mediante le quali si otterrà un notevole miglioramento igienico non cambiano sostanzialmente il progetto presentato, né sotto l&#8217;aspetto della distribuzione dei locali né sotto quello della spesa occorrente. In quanto poi alle dimensioni delle aule scolastiche, si osserva che converrà portare a m. 6,60 la larghezza di esse, che è stabilita dal progettista in soli m. 6,00 e ciò per poter collocare nelle classi più numerose quattro file di banchi scolastici a due posti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si unisce a questo proposito il disegno di un tipo di banco scolastico, che risponde bene alle esigenze della didattica e della economia, e che perciò si consiglia il Comune di voler adottare, modificando leggermente le dimensioni delle aule progettate.</p>
<p style="text-align: justify;">Assumendo le misure medie del banco suddetto ( e cioè quelle del n. 3 della tabella annessa al disegno collegato) si ha che, per contenere quattro file di banchi, le aule scolastiche debbono avere le seguenti dimensioni planimetriche:</p>
<p style="text-align: justify;">aula per 60 alunni  m.9,25 x 6,60</p>
<p style="text-align: justify;">aula per 52 alunni  m. 8,25 x 6,60</p>
<p style="text-align: justify;">aula per 44 alunni  m.7,25 x 6,60.</p>
<p style="text-align: justify;">La S.V. è pregata di significare quanto precede al Comune interessato avvertendo che se modificherà, come si ha ragione di credere, il progetto nel modo ora indicato, questo Ministero non potrà che approvarlo definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trasmette il progetto originale, ad eccezione dei disegni che non saranno restituiti, finché il Comune non avrà trasmesso, come è prescritto, anche una copia in carta libera dell&#8217;intero progetto per uso del Ministero&#8221;(34). Il che era fatto dieci giorni dopo mediante &#8220;plico raccomandato&#8221;, come scriveva il 25 dicembre il sindaco Carboni all&#8217;onorevole Giuseppe Giordano Apostoli, questore della Camera dei Deputati, che s&#8217;era assunto l&#8217;impegno di vigilare sulla pratica del caseggiato scolastico(35).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questa volta il progettista adeguava i disegni, che non si erano allontanati troppo dai precedenti di Antonio Musso, alle prescrizioni ministeriali. La pianta definitiva presentava schema ad U con un corpo leggermente avanzato in cui si apriva al piano terreno l&#8217;ingresso per gli allievi delle classi maschili. Sull&#8217;ala di ponente era l&#8217;ingresso al piano superiore per la sezione femminile con la scala a tre rampe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio comunale, aderendo alle sollecitazioni dell&#8217;autorità scolastica provinciale e del Ministro della Pubblica Istruzione e valendosi delle disposizioni di favore contenute nelle leggi dell&#8217;8 luglio 1888 e del 24 dicembre del 1896, &#8220;stanziava nella parte passiva del bilancio 1898 la somma di £. 110.000 occorrente per la costruzione dell&#8217;edificio scolastico in base al progetto Urtis e nella parte attiva una somma eguale come ricavo netto di un prestito in cartelle da contrarsi con la Cassa Depositi e Prestiti&#8221;(36). Nella sessione straordinaria del 31 agosto, infine, deliberava all&#8217;unanimità il prestito di £. 113800, &#8220;compresa la somma di lire 3800 da porsi a carico del Comune per la differenza tra il valore di £. 96,75% al quale si sono vendute le cartelle ed il loro valore nominale&#8221;(37).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 novembre 1898, con Decreto Regio di Umberto I veniva concesso al Municipio il prestito di £.113800 sulla Cassa dei Depositi e Prestiti all&#8217;interesse del 4%. Il prestito, che sarebbe stato pagato al Comune a rate, dietro nulla osta del prefetto rilasciati in base allo stato di avanzamento dei lavori, doveva essere restituito in cinquanta annualità(38).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 6 febbraio 1899 il Municipio bandiva, mediante Avviso di primo esperimento d&#8217;asta col sistema della candela vergine, per il 6 marzo successivo, l&#8217;appalto delle opere di costruzione del nuovo edificio scolastico(39). La licitazione era vinta dall&#8217;impresario sassarese Nicolò Fundoni per £.94907,86, cioè col ribasso del 5%(40).</p>
<p style="text-align: justify;">Stipulato il contratto il 27 maggio 1899(41), il 5 giugno seguente il deliberatario sottoscriveva il processo verbale per la consegna dei lavori con il sindaco e l&#8217;impiegato tecnico, Antonio Musso, direttore del cantiere &#8211; che poco prima, in sua presenza, aveva eseguito il tracciato della nuova scuola secondo le misure stabilite dal progetto -, impegnandosi a concludere la fabbrica entro quindici mesi, ossia il 5 settembre 1900(42).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia già il 18 dicembre 1899 l&#8217;impresa chiedeva una proroga di nove mesi sui quindici in cui dovevano durare i lavori. Proroga non concessa dall&#8217;Amministrazione, ma che &#8220;l&#8217;Impresa colle sue tergiversazioni riuscì ad ottenere effettivamente&#8221;(43). I ritardi nella scelta e nell&#8217;ordinazione dei ferri per le volterrane; le lunghe, fallite, trattative per sostituire le volterrane con volte di cemento armato e, infine, l&#8217;acquisto per la travatura del tetto, invece del previsto pino di Svezia, di abete di Trieste, che, giunto ad Alghero nel marzo del 1901, risultò di qualità così scadente che fu necessario sostituirlo con il pich-pine, fecero sì che i cantiere si protraesse fino al 30 giugno 1902(44), quando l&#8217;opera fu ufficialmente dichiarata conclusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come risulta dalla relazione della commissione di vigilanza, che confermava quella sullo stato d&#8217;avanzamento dei lavori redatta il giorno prima dal direttore del cantiere, ingegnere Domenico Cordella, il 22 settembre 1901 la fabbrica, i cui muri perimetrali si elevavano ormai per buona parte del piano terreno, procedeva in conformità del progetto, salvo per alcune modificazioni negli scantinati &#8211; che a differenza delle disposizioni del progetto erano limitati alle sole aule scolastiche, mentre erano soppressi sotto i corridoi, l&#8217;atrio e la bibliotecca -, nella luce delle porte d&#8217;ingresso alle aule, ridotta da m.1,20 a m. 1,00, e nella scala secondaria di settentrione, che avrebbe dovuto mettere in comunicazione la sezione maschile con quella femminile,  ad uso esclusivo dell&#8217;Ispettore e del Direttore. Essa era soppressa e l&#8217;accesso alle due sezioni avveniva direttamente dal corridoio del pianterreno attraverso una porta che immetteva alle scale principali(45).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 luglio 1902 &#8211; al momento in cui l&#8217;Ufficio Tecnico redigeva, &#8220;nell&#8217;intendimento di rendere possibile l&#8217;occupazione dei locali per il futuro anno scolastico&#8221;, il certificato di ultimazione dei lavori fissata al 30 giugno precedente, che era firmato dal Direttore dei lavori, Cordella, e dall&#8217;appaltatore, Fundoni &#8211; dovevano essere ancora eseguiti i portoni d&#8217;ingresso, le modificazioni delle scale esterne, il rivestimento del pozzo, il muretto di cinta e la cancellata(46). Il 17 febbraio 1903 il tecnico municipale, Giuseppe Macciotta, ne attestava la completa ultimazione(47).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 aprile dello stesso anno, da Livorno, Sebastiano Urtis dichiarava &#8220;definitivamente collaudati i lavori del Casamento Scolastico di Alghero, risultando che essi, salvo lievi addebiti fatti dall&#8217;ingegnere direttore e dal sottoscritto approvati, e pei quali si fa luogo alle relative deliberazioni, furono eseguiti secondo le buone regole dell&#8217;arte ed in conformità delle disposizioni contrattuali e delle modificazioni ed aggiunte al progetto di comune accordo fra l&#8217;Amministrazione Comunale e l&#8217;Impresa&#8221;(48).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;edificio, che aveva incontrato &#8220;il plauso ed il favore degli amici della scuola&#8221;(49), sotto l&#8217;aspetto stilistico rivelava, per la geometrica razionalità e il giusto senso dei rapporti, l&#8217;educazione &#8220;classica&#8221; del progettista. Il quale col rigore formale dell&#8217;impianto esaltava i valori non solo estetici  ed urbanistici, ma anche funzionali e simbolici dell&#8217;opera. La studiata simmetria della pianta ad U &#8211; che il lieve aggetto centrale della lunga facciata racchiusa tra i corpi angolari avanzati trasformava in una sorta di simbolica E &#8211; si ritrovava nell&#8217;alzato, caratterizzato da uno stilobate in trachite a bugnato liscio e da due piani superiori intonacati in cui si aprivano in successione regolare ampie finestre centinate.</p>
<p style="text-align: justify;">Note</p>
<p>1) ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI ALGHERO (ASCA), Registro 148, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 9 agosto 1864, c. 168v.</p>
<p>2) ASCA, Registro 148,Consiglio Comunale con Giunta Municipale cit., c. 169 e s.</p>
<p>3) ASCA, Registro 149, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 21 aprile 1865, c. 43v.</p>
<p>4) ASCA, Registro 151, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 22 maggio 1867, c. 52 e ss.</p>
<p>5) ASCA, Busta 845/235.</p>
<p>6) ASCA, Busta 845/234.</p>
<p>7) ASCA, Busta 873/1/1.</p>
<p> <img src='http://www.angelinotedde.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> ASCA, Busta 873/1/3.</p>
<p>9) ASCA, Busta 873/1/4.</p>
<p>10) ASCA, Busta 873/1/5.</p>
<p>11) ASCA, Registro 159, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, delibera n. 63 del 6 agosto 1875.</p>
<p>12) ASCA, Busta 873/1/7.</p>
<p>13) ASCA, Busta 873/1/10; 873/9/38.</p>
<p>14) ASCA, Busta 873/1/13.</p>
<p>15) ASCA, Registro 160, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, p, 479.</p>
<p>16) ASCA, Busta 873/2/2.</p>
<p>17) ASCA, Busta 873/2/4.</p>
<p>18) ASCA, Registro 163, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, delibera n. 113 del 18 dicembre 1878.</p>
<p>19) ASCA, Busta 873/6/9.</p>
<p>20) ASCA, Busta 873/4/10.</p>
<p>21) ASCA, Busta 873/5/6.</p>
<p>22) ASCA, Busta 873/5/7.</p>
<p>23) ASCA, Registro 560, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n.42 del 29 aprile 1885.</p>
<p>24) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n. 52 dell&#8217;8 agosto 1890.</p>
<p>25) ASCA, Busta 869/33/2.</p>
<p>26) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n.52 dell&#8217;8 agosto 1890; e Busta 869/33/7.</p>
<p>27) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n. 56 del 22 agosto 1890.</p>
<p>28) ASCA, Busta 873/9/38.</p>
<p>29) ASCA, Busta 873/8/2.</p>
<p>30) ASCA, Busta 873/8/2.</p>
<p>31) ASCA, Busta 873/8/4.</p>
<p>32) ASCA, Busta 873/8/5.</p>
<p>33) ASCA, Busta 873/8/7; 873/8/8.</p>
<p>34) ASCA, Busta 873/8/10.</p>
<p>35) ASCA, Busta 873/8/14.</p>
<p>36) ASCA, Busta 873/9/38.</p>
<p>37) ASCA, Ibidem.</p>
<p>38) ASCA, Busta 873/9/49.</p>
<p>39) ASCA, Busta 873/10/6.</p>
<p>40) ASCA, Busta 873/10/35; 873/10/61.</p>
<p>41) ASCA, Busta 873/10/69.</p>
<p>42) ASCA, Busta 873/10/73.</p>
<p>43) ASCA, Busta 915/3/73.</p>
<p>44) ASCA, Busta 915/3/23.</p>
<p>45) ASCA, Busta 915/2/58.</p>
<p>46) ASCA, Busta 915/3/23.</p>
<p>47) ASCA, Busta 915/3/73.</p>
<p>48) ASCA, Ibidem.</p>
<p>49) ASCA, Ibidem.</p>
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		<title>Premessa al profilo della storia dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche in Sardegna dal XVI al XX secolo di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 17:59:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I limiti degli studi universitari sovente si evidenziano nella mancanza di grandi progetti per cui sono stati istituiti a suo tempo i dipartimenti. In genere si è continuato a lavorare in solitario spesso senza consultazioni vicendevoli. A questi limiti però talvolta hanno posto riparo le riviste. Ne cito due per dare solo un&#8217;idea: Annali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I limiti degli studi universitari sovente si evidenziano nella mancanza di grandi progetti per cui sono stati istituiti a suo tempo i dipartimenti. In genere si è continuato a lavorare in solitario spesso senza consultazioni vicendevoli. A questi limiti però talvolta hanno posto riparo le riviste. Ne cito due per dare solo un&#8217;idea: <em>Annali di storia dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche </em>di Luciano Pazzaglia e <em>Annali di storia delle Università in Italia</em> di Gian Paolo Brizzi. L&#8217;elenco potrebbe proseguire. Da alcuni anni però, sulla storia della scuola in Italia, Angelo Bianchi, della Cattolica di Milano, ha portato avanti a livello nazionale un progetto sulla storia della scuola in Italia dal 1750 al 1850, costituendo un&#8217; équipe nazionale, con coordinatori in tutte le regioni e con lo sforzo di ricerca di numerosi studiosi. In questo contesto nazionale  figura anche la Sardegna, spesso ignorata nei passati convegni nazionali. Per quanto mi riguarda negli anni in cui mi fu affidato l&#8217;incarico di storia della scuola e delle istituzioni educative in Sardegna presso l&#8217;Uniss ho messo su una formidabile macchina di ricerca grazie alle cinquemila studentesse che dovettero sostenere con me uno o due esami di storia della scuola e delle istituzioni educative.<span id="more-3523"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I momenti più interessanti del progetto di ricerca che ha impegnato le studentesse è stato articolato in vari punti:  1.  Gli strumenti della ricerca.   2. Le istituzioni educative. 3. Le scuole normali del regno di Sardegna (1823-1848). 4. Le scuole elementari dal 1859 al 1911. 5. Nuoro e provincia. 6. Le fonti orali. 7. Licei classici e scientifici.  Per ogni punto indicato sono seguite numerose tesi di laurea che hanno costituito e costituiscono la base per ogni ulteriore ricerca sulla storia della scuola in Sardegna come vedremo man mano che procederemo ad illustrare il lavoro. La riforma della scuola per opera di Berlinguer e la debolezza delle presenze sulla disciplina presso l&#8217;Uniss con il mio pensionamento non hanno interrotto però il filone delle ricerche, portate avanti attraverso le tesi di laurea dal prof.. Fabio Pruneri, proveniente dalla scuola di Pazzaglia della Cattolica di Milano, che con molta disponibilità ha continuato il mio lavoro di cui ha dato conto in vari convegni e con il prossimo volume sulla scuola in Sardegna dal 172o al 1848. Grazie anche ad una discreta équipe di giovani ricercatrici è andata avanti la raccolta di numerosissimi documenti per cui oggi il lavoro da me iniziato nell&#8217;anno accademico 1992-93 dà i suoi frutti. Le circa 200 tesi da me promosse e seguite stanno lì però a documentare l&#8217;impegno profuso per la prima volta sulla storia dell&#8217;istruzione in Sardegna.  I modesti finanziamenti non mi hanno permesso che la promozione di vari convegni e la pubblicazione degli atti. Questo mio impegni di ricerca lo devo in primis a Gian Paolo Brizzi che cedendo l&#8217;insegnamento di storia della scuola mi ha messo in condizioni di occuparmene in prima persona, a Luciano Caimi che svolgendo il correlatore di molte tesi, nel quadriennio sassarese, mi ha incoraggiato nel mio lavoro di ricerca, infine a Raimondo Turtas che mi ha indicato il miglior sistema per valorizzare l&#8217;immenso lavoro svolto dalle 5.000 studentesse nel corso del decennio in cui ho indirizzato i miei interessi sulla storia della scuola. Sono soddisfatto, infine, per il lavoro del giovane Fabio Pruneri che con sensibilità e intelligenza ha saputo apprezzare la ricerca sulla Sardegna, cimentandosi dopo vari convegni e numerose tesi di laurea dotate di appendici documentarie, e con il libro, che una volta ultimato, verrà pubblicato dalla casa editrice Il Mulino di Bologna. Sono anche lieto che sia Filippo Sani che Fabio Pruneri abbiamo promosso il nascente impegno per la storia della scuola di Francesco Obinu, già fruitore di una borsa di studio predisposta da Brizzi e da me sulla storia dell&#8217;università sassarese, oggi cultore della materia presso l&#8217;Uniss e autore del libro sui laureati sassaresi dal 1767 ai nostri giorni. Credo che anche Francesco Obinu, se la fortuna e la Provvidenza lo assistono, potrà portare avanti la testimonianza del mio impegno sul versante della storia dell&#8217;istruzione dei sardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto detto sopra non m&#8217;impedisce di cimentarmi su un agevole profilo della storia dell&#8217;educazione e istruzione in Sardegna in quanto ritengo che ciò che è stato frutto del mio progetto euristico  resti sia pure in digitale come testimonianza di quanto sono riuscito a conoscere sulla storia dell&#8217;educazione dei sardi sia attraverso la letteratura sia attraverso migliaia di documenti consultati e trascritti nelle appendici documentarie delle circa 200 tesi di laurea che ho seguito con impegno e senza risparmio di energie che per tanti versi mi hanno sottratto il tempo a pubblicazioni più impegnative di quelle che ho fatto con altri colleghi o da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tracciare questo profilo non voglio scomodare Adamo ed Eva oppure gli studiosi delle popolazioni delle domus de Janas o dei popoli nuragici, né tanto meno i romanisti, o gli studiosi dell&#8217;alto e del basso medioevo sardo, mi limiterò soltanto a partire dal XVI secolo grazie ai contributi offerti da vari studiosi, ma in primis da Raimondo Turtas e da Salvatore Loi.</p>
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		<title>Educazione e istruzione in Sardegna  di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 16:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla scia di quanto Gian Paolo Brizzi (professore ordinario di Storia moderna, presso l&#8217;Università degli Studi di Sassari) ha promosso per la storia dell&#8217;Università di Sassari, con l&#8217;istituzione del CISUS (Centro Interdisciplinare  per la Storia dell&#8217;Università di Sassari); di una serie di tesi di laurea sui graduati presso  la stessa università dalla riforma Bogino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown10.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3470" title="Unknown" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown10.jpeg" alt="" width="80" height="101" /></a>Sulla scia di quanto Gian Paolo Brizzi (professore ordinario di Storia moderna, presso l&#8217;Università degli Studi di Sassari) ha promosso per la storia dell&#8217;Università di Sassari, con l&#8217;istituzione del CISUS (Centro Interdisciplinare  per la Storia dell&#8217;Università di Sassari); di una serie di tesi di laurea sui graduati presso  la stessa università dalla riforma Bogino (1867-1873) e di una collana di studi, e su quanto Raimondo Turtas ha realizzato sulla storia dell&#8217;Università di Sassari e di Cagliari e dei collegi gesuitici (1559-1630):  (avendo  presenti anche gli studi di Salvatore Loi sull&#8217;istruzione popolare nel &#8216;500 e &#8216;600);stimolato da Luciano Pazzaglia e da Luciano Caimi, entrambi dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ai primi degli anni Novanta del Novecento, incaricato di Storia della Scuola e delle Istituzioni educative presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari, sollecitando le numerose studentesse, circa 400 l&#8217;anno, che dovevano sostenere con me gli esami, (prima uno annuale poi due <a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-13.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3471" title="Unknown-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-13.jpeg" alt="" width="85" height="112" /></a>semestrali) e circa 200 tesi di laurea, abbiamo portato avanti sia negli archivi pubblici che privati (comunali, provinciali, statali, ecclesiastici, delle congregazioni religiose e di numerose opere pie erette in enti morali o no) un vasto scavo di ricerca non paragonabile al passato. Le numerosissime tesi pre-esame, e le tesi di laurea, ricche di una vasta appendice documentaria  hanno prodotto in primis robusti lavori strumentali: bibliografie, mappature di registri scolastici in circa il 16% di comuni e scuole sardi, schedature di asili di Carità aportiani di promozione cattolica e filantropica, trascrizione di documenti dagli archivi comunali e statali (Cagliari, Sassari, Torino) schedatura di curricula di seminaristi di vari seminari e di studenti di ginnasi &#8211; licei della provincia di Sassari e di Nuoro. Particolarmente numerosi i documenti sulla scuola normale di Carlo Felice e di Carlo Alberto (1823-1848);  limitati della scuola del Boncompagni, (1848-1858),  numerosissimi della scuola del Casati, prima gestita in toto dai Comuni (1859-1911) e poi avocata dai Consigli Scolastici Provinciali e man mano statalizzata(1911-1943).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-2.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3472" title="Unknown-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-2.jpeg" alt="" width="82" height="82" /></a>Questo lavoro, portato avanti dal 1990 al 2003, è proseguito con le tesi di laurea dirette dal prof. Fabio Pruneri, si può dire che ancora oggi (2010) proceda con il contributo di altri soggetti che a questo lavoro di scavo si sono aggiunti. Nel corso del convegno conclusivo della mia carriera universitaria, svoltosi nel maggio 2001, con vari contributi di studiosi, con una mostra fotografica (1850-1950) su scolari e maestri, con un cortometraggio sui luoghi dell&#8217;alfabetizzazione a cura dello scrivente, con la raccolta degli atti del convegno, si è dato conto in un certo senso, del grosso lavoro svolto tanto che sarebbe auspicabile un Centro Studi dell&#8217;Educazione dei Sardi perché il lavoro svolto non si perda senza una fruttuosa utilizzazione. Da tutto è venuto fuori un quadro sull&#8217;educazione infantile nei circa 300 asili d&#8217;ispirazione aportiana, frobeliana e mista in Sardegna, grazie all&#8217;impegno di uomini della statura di Giovanni Battista Manzella e di Salvatore Vico e di numerose congregazioni religiose di fondazione estera, continentale e sarda, che diressero queste istituzioni pie sotto l&#8217;amministrazione delle Dame della Carità e che seppero accanto agli asili e negli stessi asili svolgere un&#8217;attività di educandato rivolto alle adolescenti e giovinette d&#8217;ispirazione cristiana e di ammodernamento pedagogico nella preparazione delle future madri di <a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-4.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3477" title="Unknown-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-4.jpeg" alt="" width="120" height="54" /></a>famiglia. E&#8217; emersa anche la vasta opera di alfabetizzazione, manu regis et ecclesiae, tentata su vasta scala, tante volte debole e altrettante rinforzata, in tutti i villaggi della Sardegna sia della scuola normale di Carlo Felice prima (1823-1831) e di Carlo Alberto poi (1831-1848), proseguita dalla politica scolastica del parlamento subalpinio e successivamente più decisamente istituzionalizzata con la legge Casati (1859) e Gentile (1923), per arrivare a quella che sarà la scuola durante il fascismo, rilevata dalla cronache delle maestre (1922-1943).  Un percorso lungo e tortuoso come tutti quei percorsi che mirano all&#8217;opera dell&#8217;incivilimento dei popoli, popolo sardo compreso. Vescovi sociali e preti intellettuali, apostoli carismatici  furono alla guida dell&#8217;educazione dell&#8217;alfabetizzazione dei sardi dai primi dell&#8217;Ottocento fino all&#8217;istituzione della Repubblica.  Tra breve, grazie all&#8217;intensa attività portata avanti, sulla via da me intrapresa, da Fabio <a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-5.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3478" title="Unknown-5" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-5.jpeg" alt="" width="98" height="90" /></a>Pruneri (professore associato di Storia della Scuola e delle Istituzioni educative presso l&#8217;Università degli Studi di Sassari), verrà dato alle stampe un magistrale lavoro sulla scuola in Sardegna nel periodo sabaudo (1720 al 1748) che comincerà ad offrire un primo quadro dell&#8217;opera di alfabetizzazione e dell&#8217;istruzione  dei Sardi. A tutto ciò si aggiunga un vasta raccolta di dati di un Progetto Nazionale, diretto da Angelo Bianchi (professore  ordinario di storia moderna dell&#8217; Università Cattolica del Sacro Cuore),  e coordinato per la Sardegna dal citato Fabio Pruneri. Con queste ricerche non si conclude indubbiamente la storia dell&#8217;educazione e dell&#8217;istruzione in Sardegna, benché tutte abbiano concorso ad una maggiore conoscenza delle vicende dell&#8217;istruzione nell&#8217;Isola sia che mirassero alla formazione di buoni cristiani e sudditi in epoca assolutistica, di buoni sudditi e buoni cristiani in epoca costituzionale sabauda, di buoni cittadini in epoca unitaria o di buoni &#8220;soldati&#8221; per la patria in epoca fascista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-6.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3480" title="Unknown-6" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//Unknown-6.jpeg" alt="" width="80" height="100" /></a>Bibliografia essenziale di riferimento:</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tesi sui graduati vanno ricordate un primis  quelle delle dott. sse Posadinu di Nulvi, Vacca di Bosa su cui ci soffermeremo più in là ad illustrarle. Nella collana del CISUS, particolarmente interessanti i lavori di Raimondo Turtas e gli atti del convegno internazionale di Alghero del 1996 e pubblicati dalla Rubettino.</p>
<p style="text-align: justify;">A. Tedde, <em>I luoghi dell&#8217;alfabetizzazione in Sardegna</em>, documentario, disponibile in DVD presso Manfredi Sanna Olbia 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">A. Tedde, I<em>niziative assistenziali e educative per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento</em> in Luciano Caimi, (a cura di), <em>Infanzia, educazione e società in Italia tra Otto e Novecento. Interpretazioni prospettive di ricerca esperienze in Sardegna</em>, Edes, Sassari, 1997, pp. 71-91.</p>
<p style="text-align: justify;">R. Sani, A. Tedde (a cura di ) <em>Maestri e Istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento,</em> Vita e Pensiero, Milano 2003, pp. 347-381.</p>
<p style="text-align: justify;">A. Tedde, V. Onida, <em>La diffusione degli asili in Sardegna dal 1849 al 1968</em>, Associazione Culturale Alcide De Gasperi, Muros (Sassari) 20o5, pp. 200.</p>
<p>A. Tedde, <em>Istruzione popolare in Sardegna dalla legge Casati alla legge Daneo-Credaro tra politiche locali e governative</em> in Fabio Pruneri, (a cura di), <em>Il cerchio e l’ellisse. Centralismo e autonomia nella storia della scuola dal XIX al XXI secolo</em>, Carocci editore, Roma 2005 pp. 155-160.</p>
<p style="text-align: justify;">A. Tedde, <em>La scuola normale di Carlo Felice e di Carlo Alberto (1823-1841)</em>, in Fabio Pruneri, Filippo Sani, (a cura di), <em>L’educazione nel mediterraneo nordoccidentale. La Sardegna e la Toscana in età moderna</em>, Vita e Pensiero, Milano 2008, pp. 41-61</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Cronaca scolastica della Maestra Matilde Saba su due classi di Mussolinia (1928-29)</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 05:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Epoca Fascista? Città di fondazione. Del calendario fascista nessun cenno: solo annotazioni riguardanti gli alunni, le difficoltà d&#8217;insegnamente tra alunni di varia provenienza regionale, osservazioni sulla frequenza, sulle aule e l&#8217;arredo, sulle assenze degli alunni, sulla visita del Re e di altre autorità scolastiche, sulle problemtiche didattiche della maestra e sulle conseguneti strategie d&#8217;insegnamento.
Queste osservazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Epoca Fascista? Città di fondazione. Del calendario fascista nessun cenno: solo annotazioni riguardanti gli alunni, le difficoltà d&#8217;insegnamente tra alunni di varia provenienza regionale, osservazioni sulla frequenza, sulle aule e l&#8217;arredo, sulle assenze degli alunni, sulla visita del Re e di altre autorità scolastiche, sulle problemtiche didattiche della maestra e sulle conseguneti strategie d&#8217;insegnamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste osservazioni e altre possono ricavarsi da queste due cronache trascritte da una brillante laureanda, poi laureatasi.<span id="more-3463"></span></p>
<p style="text-align: justify;">(A. T.)</p>
<p style="text-align: justify;">ANNO SCOLASTICO 1928-1929, CLASSE II-III, INSEGNANTE MATILDE SABA</p>
<p style="text-align: justify;">CRONACA ED OSSERVAZIONI DELL’INSEGNANTE SULLA VITA DELLA SCUOLA.</p>
<p style="text-align: justify;">16 Novembre 1928.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo giorno di scuola! Tanti piccoli visetti nuovi, sono accorsi, a piedi e sulle simpatiche carrette, che portano i bimbi più lontani. Tanti bambini quasi tutti di diversi paesi, pochi sardi e anch’essi di altrettanti paesi, i più Polesani che stentano a parlare e a capire l’italiano. Anche gli alunni di seconda e terza si esprimono male e parlano un italiano difficilmente comprensibile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">12 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono un pò sconcentrata una bambina polesana ha pianto perché le ho assegnato il posto vicino a quello di una bambina sarda. Le ho fatto osservare che a scuola doveva obbedire volentieri e lietamente alla maestra e che era poca delicatezza, trattare le compagne a quel modo. Alle mie esortazioni ha risposto, sempre singhiozzando: “è la mamma che non vuole!”. Sarà vero? o sarà  uno dei soliti ripieghi delle bambine che non sanno giustificarsi diversamente?</p>
<p style="text-align: justify;">26 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi siam venuti nella nuova scuola, quanta felicità per i piccoli. Fin’ora avevamo dovuto accontentarci di dividere un’aula con l’altra maestra, ma ora abbiamo un’aula bella e tutta per noi. Mancano i sedili ai banchi, i calamai, la lavagna; non importa, l’aula pare una di quelle grandi stanze dove una sorella maggiore abbia raccolti tanti fratellini e sorelline per combinare chissà quale sorpresa. Mancano anche i quaderni ma abbiam trovato dei fogli che, distribuiti, possono accogliere le frasi che la maestra detta e dai quali si può rilevare le capacità d’ogni alunno.</p>
<p style="text-align: justify;">14 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorno triste, piove a dirotto e i piccoli che dovevano far tanta strada a carro per giungere a scuola non sono venuti. Com’è triste vedere i banchi vuoti!</p>
<p style="text-align: justify;">4 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre triste giornate, nonché è incominciato il nuovo anno e i bambini non possono venire a scuola . sono già tre giorni che più di due o tre alunni per classe non vengono. Oggi non ho che 1 alunno di seconda e 2 di terza. Non sarà, certamente possibile, svolgere il programma, dato che mancano ancora la lavagna, le seggioline e tanto altro materiale indispensabile. Ieri ho preparato il presepio (alla buona s’intende), i pochi bambini che c’erano hanno ritagliato le figurine. Oggi le metto su, così se domani la  giornata sarà buona i piccoli verranno e troveranno la sorpresa!  Che gioia per i compagni che, orgogliosi, ammirano!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">11 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri è venuto il Comm. Piacentini, tanto atteso, anche i bambini sapevano che doveva venire e l’attendevano con noi. Giunse mentre si giocava, fuori; tardai a riconoscerlo ma appena esclamai : il Signor Commendatore i bambini furono pronti a intonargli il loro spontaneo e assordante: Evviva.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono giunte con il Signor Commendatore le seggioline per i banchi tanto necessarie e alle quali i bambini hanno fatto un’accoglienza festosa; le carte murali, i calamai per i banchi, le sedie per le maestre… e tante altre cose che sarebbe troppo lungo enumerare, ma che ci rende infinitamente  grande all’Associazione che tanto si occupa di questa scuola: che desiderio sempre più grande di  fare bene e di lavorare! Peccato che manchi ancora la lavagna!</p>
<p style="text-align: justify;">19 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho avuto una bella soddisfazione. Era già tanto che una bambina abbandonava la scuola con molta facilità. Ne chiedevo sempre alle compagne che mi ripetevano continuamente che la bambina era sana, ma che non veniva a scuola perché andava in campagna a mettere in fuga i passeri. Provai a mandarla a chiamare con le compagne ma fu inutile allora pensai di scriverle un biglietto che le mandai ieri, ebbene oggi  è tornata tranquilla e sorridente e mi ha promesso di non mancare più.</p>
<p style="text-align: justify;">1 Febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono venuti oggi a ispezionare la scuola il Sign. Ispettore e la Signorina Direttrice Didattica. Si sono potuti fermare poco, ma non mi sono sembrati troppo scontenti della mia classe.</p>
<p style="text-align: justify;">22 Febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">I compiti d’italiano, la scelta dei temi mi ha dato sempre tanto da pensare, e oggi avevo tanto pensato al tema da assegnare, ma non sapevo proprio decidermi. Una piccola alunna di seconda, che mi raccontava non ricordo a quale proposito, un certo fatterello sul fratellino mi ha illuminato. Perché andar tanto lontano per cercar argomenti, quando me ne offriva uno magnifico , la mia piccola alunna? Così ho deciso per il tema “Mio fratellino” e voglio continuare a far parlare man mano, di tutte le persone della famiglia, perché vedo, che sono argomenti che i bambini trattano bene perché li vivono e li sentono.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Marzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La primavera ci ha portato un bel regalo: Ieri durante la lezione del pomeriggio, venne a scuola una ragazzetta di circa 13 anni lacera e sudicia, che aveva un ramo di fiorellini gialli. Stette un po’ sulla porta e non si decideva ad entrare, alla fine giunta dalle mie insistenze entrò: mi disse che aveva voluto portarmi i fiori, perché mi vedeva tutte le mattine in chiesa, che aveva frequentato la seconda per un paio di mesi e che non era più andata a scuola. Ha iniziato a venire il giorno dopo ben lavata e pettinata. Infatti oggi è venuta ed è stata tanto buona, i compagni l’hanno avvicinata e l’hanno colmata di gentilezze. Ho saputo che è una bambina che è sempre in giro per i campi e appena l’ho vista mi ha dato subito l’idea della zingara. Chissà che la scuola riesca a renderla meno vagabonda e a farne una bambina giudiziosa!</p>
<p style="text-align: justify;">4 Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Son finite le vacanze Pasquali:riprendo le lezioni ma non so perché i bambini oggi sono così pochi e tanto svogliati, forse le vacanze hanno contribuito a stancarli un po’. Speriamo che si riprendano presto.</p>
<p style="text-align: justify;">22 Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Verrà il Re! Quando se ne parla, tutti i discorsi vanno a finire lì! Che attesa impaziente; anche la vita nella scuola ne risente! Si prepara un’aula e si trasforma in sala da pranzo reale. Il via vai degli operai e impiegati è incessante, la vita nella scuola, così calma ne è scossa; non è possibile fare una lezione senza interromperla due, tre, e anche quattro volte.</p>
<p style="text-align: justify;">30 Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Re è venuto. Ed è ripartito che consolazione per i piccoli e anche per le maestre. Si è interessato della nostra scuola, si è fermato ad ammirare i disegni dei bambini, a qualcuno più fortunato, di quelli della prima fila, ha rivolto una parola di elogio. La scuola era bella piena di fiori; i bambini con il grembiulino nuovo, e le cravatte rosse e blu: i colori della provincia. Ci si sente stanchi, ora, ma in compenso quante belle soddisfazioni abbiamo guadagnato anche i grembiulini uniforme!</p>
<p style="text-align: justify;">6 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è stato un riposo adeguato dopo la visita del Re, ma si vede che ai bambini non è bastato, infatti oggi eran pochini. Sono venuti a visitarci gli alunni della quarta maschile di Oristano e abbiam fatto festa. Gli alunni si sono subito affiatati ed è stato un subito e simpatico scambio di gentilezze e di espansioni!</p>
<p style="text-align: justify;">21 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mi preoccupa l’insegnamento della storia e della geografia! Non riesco a farla studiare, è vero che i bambini, fuori non ne hanno il tempo. Il pomeriggio arrivano a casa tardi e molto spesso debbono aiutare i parenti, fino all’ora del riposo, quindi il tempo per lo studio non lo trovano.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNO SCOLASTICO 1929-1930, CLASSE I, INSEGNANTE MATILDE SABA</p>
<p style="text-align: justify;">CRONACA ED OSSERVAZIONI DELL’INSEGNANTE SULLA VITA NELLA SCUOLA</p>
<p style="text-align: justify;">7 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccola, intima festa, oggi per inaugurare il nuovo anno scolastico. Alle nove ci siamo trovati tutti in chiesa: maestri, alunni e pochi genitori, per incominciare con la Messa e la Benedizione, il nuovo lavoro. Il parroco ha ultimato la cerimonia pronunciando poche e sentite parole, di ammonimento agli alunni e di incoraggiamento per tutti, dopo le quali ci siamo recati in classe. Prima di andare in chiesa, sono stata sulla porta a ricevere gli alunni, e poi nell’andito mi sono fermata per metterli in fila: sono quasi tutti un po’ timidi i miei nuovi alunni e mi guardano con un tantino di diffidenza; ho procurato di essere, più che ho potuto, espansiva, ma la lista dei miei alunni, dell’anno scorso che di tanto in tanto venivano, ed ai quali dovevo additare le nuove maestre, mi sconcertava un pochino. Tuttavia ho potuto, specie dopo l’inaugurazione, vincermi un po’, ed ho potuto senza grande sforzo occuparmi esclusivamente dei miei nuovi alunni. Quest’anno ho una prima: gli inscritti erano, fino a stamane 49, me ne sono venuti ancora tre ed ora raggiungono il numero di 52. Quasi la metà da bimbi fra i 7 e 10 anni, vissuti, fino a poco tempo fa, in campagna, e molto lontani dalla scuola. Questo della Bonifica è un centro di immigrazione, vi si trovano, perciò, veneti (di diversa provincia) lombardi, toscani e … qualche sardo. Che difficoltà farli parlare! Capiscono anche poco, ma cercano di afferrare, e s’ingegnano a far capire che hanno inteso, senza però aprir bocca. Pochi sanno declinare bene le loro generalità, e vi son di quelli che mi guardano sgomentati quando chiedo il nome del loro papà. Non tutti gli inscritti son venuti, ne ho potuto contare solo 25, ma non mi sgomento, la giornata è piovigginosa e so per esperienza, che tali giornate la scuola è poco frequentata. L’anno scorso, vi erano settimane intere, in cui non era possibile far lezione, perché le lunghissime strade erano impraticabili per la pioggia. Speriamo che quest’anno il tempo ci aiuti un po’ e servi le sue sfuriate  ai giorni di vacanza.</p>
<p style="text-align: justify;">12 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">I miei alunni diventano man mano più loquaci e perdono quel po’ di diffidenza che in genere mi dimostravano, diventano anche e sempre più numerosi; l’elenco si accresce ogni giorno e non so più dove metterli. Occupa un’aula ristretta, tutta diversa da quella che avevo l’anno scorso e che ho dovuto cedere alla nuova maestra di terza e quarta. Passo davanti a quell’aula, per andare nella mia e non posso vedere quasi agli stessi posti, gli stessi visetti, senza sentirmi stringere il cuore. Ma quando giungo nella mia aula dove mi aspettano i miei nuovi alunni dimentico completamente gli altri e mi diverto e mi interesso a sentire le loro chiacchiere. Ho incominciato a far fare giornalmente il diario, per abituarli un po’ a parlare l’italiano e sono soddisfatta del mio tentativo. Fanno a gara a chi racconta di più e meglio: la loro vita extra scolastica – dirò così- mi appare interessante e ricca di osservazioni giuste. Osservo che parlano di preferenza delle prodezze  dei fratellini, delle occupazioni della mamma, dei lavori del babbo e, un po’ più difficilmente di loro. Sulla loro personalità, sulle loro occupazioni, poche parole, qualche rara osservazione, sempre molto interessante.</p>
<p style="text-align: justify;">16 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi un grande avvenimento: sono arrivati, ben accolti, tre siciliani, due femmine e un maschio. Solo una delle femmine Rosalia ha sei anni, gli altri sono più grandetti, parlano un dialetto siciliano strettissimo e incomprensibile, e si aiutano con dei gesti e dei versi…poco identificabili, che mi hanno prima sorpreso e poi divertito. Però non sono riuscita a capire il loro nome, se non quando mi ha fatto da interprete, una bambina siciliana anch’essa nuova arrivata che ho chiesto alla maestra di terza.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Stamane gli alunni erano pochini, nonostante la giornata sia stata bellissima. Ne abbiamo approfittato per fare una passeggiata fino alla pipistrellaia con la maestra e gli alunni di terza e quarta. La visita è stata interessantissima e la lezioncina improvvisata sui pipistrelli, distruttori delle zanzare e amici dell’uomo ha destato l’interesse dei piccoli. Al ritorno, e mentre gli alunni in refettorio, consumavano la loro merenda, abbiamo avuto la visita del Comm. Dolcetta e del Prefetto di Vicenza, che dopo essersi informati minutamente della vita della scuola hanno visitato i locali di cui sono rimasti soddisfati.</p>
<p style="text-align: justify;">28 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno incominciamo male, oggi la giornata era pessima e i bambini non sono venuti a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">30 Ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Per poco tempo oggi abbiamo avuto la Signorina Direttrice Didattica, che è venuta per esaminare un ragazzo di terza che doveva fare l’esame di riparazione. Nel breve tempo che si è fermata da noi, ha visto i disegni dei piccoli e sentito  le spiegazioni, ricche di spropositi sugli artisti … in erba.</p>
<p style="text-align: justify;">4 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi una lieta bella sorpresa per i miei piccoli. Li ha accolti la nuova aula più ampia arredata a nuovo, coi mobili chiari e con tante belle stampe alle pareti. Che gioia, e che festa alla scuola nuova hanno fatto gli alunni! Quanti paragoni e quante parole non troppo buone per l’altra aula che li aveva accolti anch’essa il primo giorno della loro vita scolastica! Ho parlato agli alunni dell’Associazione, che pensa a loro anche senza conoscerli, del Comm. Piacentini che ha ideato e ordinato il nuovo arredamento, del Comm. Dolcetta che si occupa tanto della scuola … e spero di aver fatto nascere in loro almeno un po’ di gratitudine … .</p>
<p style="text-align: justify;">Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi un bambino di sei anni, Bianca, ha bestemmiato. Non ho avuto, lì per lì, neanche la forza di rimproverarla tanto il fatto mi ha colpita. Ho cercato di vedere qualcuno dei suoi, io ho potuto, infatti, parlare con la  sorella – una ragazza sui diciassette anni- le ho raccontato, dolente l’accaduto, raccomandandole di far osservare ai suoi che la bambina ripeteva certamente quel che sentiva a casa  e che i responsabili e veramente colpevoli erano loro. La ragazza si è mostrata mortificata e avvilita per la mia osservazione;  riuscirò ad ottenere un ravvedimento?</p>
<p style="text-align: justify;">29 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente ho potuto condurre la scolaresca a fare la tanto promessa e desiderata passeggiata scolastica. La metà è stata la spiaggia, posta quasi al centro di Oristano. Dista dalla scuola circa tre km, e per arrivarci abbiamo dovuto camminare quasi un’ora faticosamente su una strada sabbiosa, solcata in lungo e in largo da pozzanghere e acqua stagnante. La gioia provata dai piccoli nel raggiungere la spiaggia è indescrivibile, han dimenticato la stanchezza e si sono esibiti subito in mirabili capriole, salti e canti incessanti. Hanno mangiato la merenda- in genere poco abbondante- con avidità e poi hanno ancora giocato, cantato e … pescato e hanno imparato tante cose.</p>
<p style="text-align: justify;">30 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi abbiamo avuto la visita del Comm. Pierazzuoli, era accompagnato dal Dott. Gervaso, ha ammirato i locali e si è rallegrato dell’ordine e dell’andamento della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">5 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Come son pochi i bambini che frequentano in confronto agli inscritti, i genitori, chiamati, si scusano dicendo che la stagione è rigida, gli alunni lontani e i piccoli sono sprovvisti di indumenti. Ma non mi pare debbano vivere proprio nella miseria, anche perché vi son di quelli, che pur appartenendo a famiglie di contadini numerosissime, frequentano sempre e son  vestiti decentemente. Bisogna  proprio prendere accordi con l’Agente Superiore, per punire i più negligenti.</p>
<p style="text-align: justify;">12 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo quasi una settimana di vacanza, ho rincominciato le lezioni. Sono stata a Cagliari per gli esami di concorso. Credo che, riportando un esito buono, sarei stata in seguito soddisfatta, ma il pensiero che forse dovrò lasciare presto i miei alunni, ai quali mi sento già tanto affezionata, mitiga e quasi annulla la gioia dell’esito, per cui avevo tanto trepidato.</p>
<p style="text-align: justify;">24 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">La Signorina Direttrice ha scritto che le Vacanze di Natale, unite a quelle di capo d’anno, sarebbero incominciate il 22; io d’accordo con le colleghe, avevo deciso di far lezione fino al 24, per riacquistare un po’ delle lezioni perse, ma gli alunni che ieri erano pochi oggi non sono venuti affatto ed io non ho potuto fare la mia lezione. Il Commendator Piacentini, mi ha scritto che l’Associazione  aveva inviato in dono il presepio. Quando gli alunni delle altre classi sono usciti, lo hanno ammirato di dietro i vetri dell’armadio ai lati del quale vi erano i miei alunni, orgogliosi e soddisfatti, d’aver procurato una gioia, ai più grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">7 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri han fatto l’albero di Natale per i bambini della scuola. Tutti han avuto, oltre a qualche indumento il pacchetto di dolci, la frutta e il giocattolo; i doni li ho preparati io cercando di premiare i più buoni e di provvedere ai più poveri. Oggi gli alunni son venuti a scuola con gli indumenti avuti in dono e col balocco. Quante chiacchiere e quante cose da dire! Son venuti anche quelli che non frequentavano da tanto tempo e che non si erano ancora presentati, credendo di avere almeno in ritardo il dono che non meritavano. Credo però che la distribuzione dei doni fatta con tal criterio avrà qualche conseguenza vantaggiosa per la frequenza.</p>
<p style="text-align: justify;">11 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comm. Dolcetta, il Dott. Gervaso e il parroco hanno condotto a visitare la scuola S. E. il Prefetto di Cagliari accompagnato dal Segretario federale del P. N. F. e da altri Signori. L’aula arredata a nuovo, con criteri moderni e con gusto ha destato l’ammirazione dei visitatori che si son fermati a parlare dei più piccoli e si sono informati minutamente delle loro condizioni economiche, dei bisogni e della frequenza. Il Comm. Dolcetta ha fatto notare a S. E. il Prefetto che le scuole erano gestite dall’A. N. I. (…) e il Prefetto ha detto di conoscere benissimo l’Associazione ed ha aggiunto parole di stima e di lode per il Comm. Piacentini. Si è accommiatato  salutando cordialmente gli alunni e esternandomi i Suoi rallegramenti e il suo compiacimento.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un periodo in cui non posso lavorare con serenità: il pensiero di dover forse abbandonare questa scuola, mi assilla. Nulla, però, è certo, ho chiesto al Provveditore di terminare qui l’anno scolastico, ma non so se vi riuscirò. Noto un certo miglioramento nella frequenza, penso che abbiamo ciò forse ai doni di Natale, ma vi ha contribuito molto, senza dubbio, il provvedimento di infliggere multe ai genitori dei bambini poco diligenti. Ora che gli alunni sono più numerosi, mi accorgo che anche quest’aula è relativamente piccola, non è raro il caso in cui 6 o 7 alunni, devono accontentarsi di un posticino al mio tavolo, infatti i posti sono 48 e gli inscritti 64.</p>
<p style="text-align: justify;">Febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">È venuto il Comm. Piacentini tanto atteso, con la notizia consolante che il Provveditore ci permette di finire qui l’anno scolastico, ora mi sento tranquilla, e continuo con più serenità il mio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Marzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono un po’ scoraggiata, ho fatto fare ai miei alunni numerosi esercizi grafici, e pagine di sillabario   (..) continuamente da me alla lavagna e da loro sul quaderno. Ho fatto anche molti dettatini alla lavagna, credendo che giovassero di più di quelli collettivi preparassero a questi, ma mi accorgo che ho sbagliato, pochi sono gli alunni che mi seguono veramente e capiscono. Ho insegnato male, avrei dovuto fare prima il dettato perché il segno insegnato rimarrebbe più impresso. Voglio provare in questo modo e sarà necessario ricominciare dal principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho ricominciato ad insegnare le vocali a una a una, e poi i segni. Giorno per giorno, ripeto l’insegnamento di un suono col relativo segno e poi faccio il dettato analogo, ripetendolo per due o tre volte prima di passare ad un altro e (…) bene. Questo ritorno al già fatto mi fa ridondare  lo svolgimento di suoni e segni, gli alunni che seguono su 46 frequentanti sono quasi 40, leggono e scrivono tutti i nomi formati con i segni conosciuti e formati anche da sillabe composte. Ora proseguo con i segni nuovi, e con lo stesso metodo sperando di riuscire benino.</p>
<p style="text-align: justify;">15 Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Domani incominceranno le vacanze Pasquali e oggi prima che i bambini andassero via, abbiamo distribuito le uova di cioccolato, che ho regalato la signora dell’Ingegnere. Il dono era piccolo ma significante e gli alunni lo hanno accolto con gioia e gratitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">24 Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nel pomeriggio è venuta la Signorina Direttrice Didattica di Terralba per ispezionare la scuola.  Era già venuta per una visitina breve breve quando ispezionò  le altre due classi ed era stata attesa invano, sicché i bambini l’hanno accolta con gioia, hanno chiacchierato moltissimo, forse anche troppo, e mi pare che la Signorina sia soddisfatta.</p>
<p style="text-align: justify;">3 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fervono i preparativi per la festa “Pro dote scuola”. Il lavoro e l’orgasmo s’impossessano di tutti. Alunni e maestre, non viviamo che di questo pensiero, è il primo anno che qui si fa tale festa e  vorremo che facesse una impressione buona, un’incasso ottimo e non badiamo né a spese, né a sacrifici.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è tutto da fare: palco, scenari, costumi, parrucche…. E gli alunni da preparare. Non sembrano mai pronti e il lavoro sembra interminabile. Bisogna fissare una data e per quella farla a qualunque costo, anche per il buon andamento della scuola che risente molto di questo stato anormale di cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro si attende la venuta del Comm. Piacentini.</p>
<p style="text-align: justify;">8 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">La festa è fissata per l’11. Il Comm. Piacentini non potrà intervenirmi. Tutte le autorità scolastiche e … civili sono state avvertite. Il lavoro è sempre più grande e più intenso.</p>
<p style="text-align: justify;">12 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi giornata di riposo. Dopo la festa di ieri, che ci ha procurato tante ansie e tanto orgasmo e tanta soddisfazione, pensiamo con piacere alle giornate di lavoro sereno che ci attendono e alla discreta scommetta che siamo riuscite ad incassare (£ 2292). È consolante pensare che il nostro lavoro e quello degli alunni sia stato riconosciuto e compensato dalla presenza delle Autorità e di quasi tutti gli abitanti del Villaggio. Il locale difatti era gremito e il pubblico applaudiva, incoraggiava al lodava.</p>
<p style="text-align: justify;">28 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ispettore di Oristano Prof. Pinna, accompagnato dal Parroco Don Bonomelli, sono venuti per l’Ispezione Religiosa. Mi pare che il Signor Ispettore sia rimasto soddisfatto. Ho assistito anche alle prove degli Inni religiosi, che prepariamo per la Festa di venerdì, giorno in cui verrà S. E. l’Arcivescovo di  Cagliari, per limitare i confini della Nuova Parrocchia, che sorge nel terreno della Bonifica.</p>
<p style="text-align: justify;">28 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’ultima festa è andata benino. Abbiamo avuto i rallegramenti di S. E. l’ Arcivescovo, che ha visitato minutamente i locali scolastici, ha parlato agli alunni riuniti nella classe e ha espresso il desiderio che le scuole vengano consacrate al S. Cuore di Gesù. Fra gli applausi degli alunni ha lasciato la scuola. Nel pomeriggio di oggi è venuto il Medico Provinciale, per visitare gli alunni affetti da malattie agli occhi, ne ha trovati parecchi, che dovremo tenere isolati.</p>
<p style="text-align: justify;">7 Giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quasi alla fine dell’anno scolastico, e sono rimasta con 48 alunni frequentanti. Parecchi sono stati trasferiti, una è morta e gli altri sono ammalati già da parecchio. Oggi si è ammalata una bambina di morbillo, è il secondo caso che si verifica nella scuola e ne siamo un po’ allarmate. Non vorrei che, proprio ora, questa malattia si diffondesse e ritardasse il nostro lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">9 Giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro caso di morbillo si è verificato, il medico ha ordinato che le scuole siano chiuse fino a quando non avremo ordini dall’Ufficiale sanitario di Terralba.</p>
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		<title>Fotografie e ricordi del Canopoleno di Ange de Clermont</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//5649_1146979967972_1631748517_352855_2058232_s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3292" title="5649_1146979967972_1631748517_352855_2058232_s" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//5649_1146979967972_1631748517_352855_2058232_s.jpg" alt="" width="130" height="90" /></a>Dopo un bel rodaggio di circa sei anni nelle Scuole Medie di Chiaramonti, Stintino, Sennori, eccomi catapultato per otto ore di italiano e di latino in una III classe liceale del Convitto Nazionale Canopoleno e per undici ore nella Scuola media n. 5 di Sassari. Lasciando da parte quest&#8217;ultima, di cui non ho conservato se non il ricordo del Preside, un signore dal portamento alla Nazari, pittore raffinato di paesaggi e ,se non ricordo male, professore di Lettere Moderne anche lui. Lo chiamavano Pinna Cipresso sicuramente per i suoi quasi due metri di altezza, al contrario del minuscolo e sfuggente rettore de Canopoleno. Ebbi qulche noia per la pretesa di entrambi di correre da Piazza Santa Caterina a Via Gorizia, presumibilmente in cinque minuti per far lezione in una classe o in un altra. Mi beccai lettere da entrambi ed entrambi rintuzzai con l&#8217;aiuto dell&#8217;allora sindacalista della CGL prof. Macciotta.<span id="more-3291"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//5649_1146981047999_1631748517_352863_5477091_s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3293" title="5649_1146981047999_1631748517_352863_5477091_s" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//5649_1146981047999_1631748517_352863_5477091_s.jpg" alt="" width="96" height="130" /></a>Per il resto tutto andò liscio e mi riportai a fine anno la qualifica do Ottimo. Sicuramente ottimo non ero. Come si fa a passare dalle lezioni di latino e italiano di una Scuola Media Unica ad insegnare letteratura e classici italiani e latini in un liceo classico? E&#8217; ovvio che non potei brillare con i miei liceali anche se ce la misi tutta. I giovani, sveglissimi, blandamente contestatori, ad eccezione di Elisabetta che sosteneva che la scuola italiana non dava un bel nulla. Quando mi stufai della solita solfa, le chiesi di venire in classe con una ragazza che lavava le scale e che non aveva potuto frequentare tante scuole come lei e così le avrei dato prova che almeno per lei le cose erano andate diversamente rispetto alla ragazza. Non me l&#8217;accompagnò mai e soprattutto smentì nella vita quanto sosteneva allora. Una coordinatrice bibliotecaria a livello europeo che fa esclamare al mio collega Fabio &#8220;Per come vanno le cose nelle biblioteche coordinate dalla P. tanto di chapeau!&#8221;. -Grazie giovane lombardo! Una volta tanto Cherubini viene dallo Spano!- Lasciando nella contestazione Elisabetta, tra le tante cose fatte, abbassai drasticamente le valutazioni di 8, 9 e 10 che dava l&#8217;ottimo professor Maddaleni in italiano scritto. Non lo feci per pregiudizio, ma per constatazione. D&#8217;altra parte, in Seminario, quando ti davano sei e sette ti buttavano il compito per terra, quasi a dire di non andarne glorioso. Altra contestazione, ma con educazione. I giovani quasi tutti convittori provenienti dalla provincia, salvo Elisabetta, borsista, erano educatissimi e debbo dire che nonostante i miei limiti lavorarono bene, tolti sette, superarono l&#8217;esame di maturità con una commissione che pareva scelta ad hoc per i due licei di Sassari: dei veri crani nazionali e un presidente sardo, mi pare un certo Soru, che poco coordinava e lasciava fare alla docente protestante torinese e alla terribile ligure professoressa di Filosofia. Poveri ragazzi! Se mi fossi sottoposto agli esami quei colleghi, tanto furono severi avrebbero sicuramente bocciato anche me. A ogni buon conto ne uscimmo a testa alta con sette caduti del Canopoleno e sette caduti del decantato Azuni. Di quell&#8217;anno mi è rimasta una bella fotografia con i nomi di quei giovani. A parte Elisabetta che ho sentito e di cui ho seguito le vicende politiche e il mesto ricordo del veterinario di Santa Teresa, nativo di Cossoine, e morto prematuramente, degli altri non conosco il destino. il ricordo di quell&#8217;anno resta però vivissimo, allegro con brio, gioioso per coloro che riuscirono a superare la maturità e spero per molti il conseguimento della laurea. In fondo, a parte la giovanile baldanza, erano ragazzi seri, impegnati e con obiettivi certi che spero tutti abbiano raggiunto. Spero d&#8217;incontrarne qualcuno se non altro su face book. Addio ragazzi, breve memoria storica della mia giovinezza di docente di liceo. Sono certo che tutti vi siate fatti onore nella vita.</p>
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		<title>Maestra fascista o solo maestra a Mussolinia? di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 11:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scriptor</dc:creator>
				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla tanto di fascistizzazione degl’insegnanti presupponendo che tutte le maestre fossero di sicura fede fascista e che la loro principale preoccupazione fosse quello d’inculturare fascisticamente i propri scolari. Dalla lettura della cronaca scolastica  della maestra nuorese Rosa Salvietti  si evince che in lei prevalesse soprattutto la sua preoccupazione di essere un&#8217;insegnante  tra bambini spesso precocemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-266.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3247" title="images-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-266.jpeg" alt="" width="118" height="126" /></a>Si parla tanto di fascistizzazione degl’insegnanti presupponendo che tutte le maestre fossero di sicura fede fascista e che la loro principale preoccupazione fosse quello d’inculturare fascisticamente i propri scolari. Dalla lettura della cronaca scolastica  della maestra nuorese Rosa Salvietti  si evince che in lei prevalesse soprattutto la sua preoccupazione di essere un&#8217;insegnante  tra bambini spesso precocemente inviati al lavoro, costretti a fare dei chilometri per raggiungere la scuola e catapultati dal Veneto in una città di fondazione a contatto con compagni di scuola sardi. Commentare ulteriormente la cronaca sarebbe come togliere al lettore la trasparenza dei sentimenti ivi espressi.<span id="more-3246"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ANNO SCOLASTICO 1928-1929, CLASSE I-IV, INSEGNANTE ROSA SALVIETTI</p>
<p style="text-align: justify;">CRONACA ED OSSERVAZIONI DELL’INSEGNANTE SULLA VITA DELLA SCUOLA.</p>
<p>10 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno ho due sole classi miste: la prima con 34 alunni e la quarta con 6.in tutto 40 bambini dei miei vecchi alunni Sardi me ne sono rimasti solo che cinque, gli altri son tutti figli di coloni Polesani. I bambini nuovi non parlano per niente la lingua italiana per cui è difficile capirli e farsi capire. Parlano il dialetto Veneto per me addirittura incomprensibile, e per quanto mi sforzi a spiegare loro le prime lezioncine, il mio lavoro per giornate intere è finora senza alcun risultato!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">20 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono scoraggiata! È già una settimana cha sto coi miei nuovi alunni e ancora non riesco a capire se questi piccoli mi amano e ascoltano con piacere la mia parola. Sono così taciturni, così apatici che neanche la mia affettuosità e l’amorevolezza dei compagni Sardi li fa rallegrare e sollevare. Eppure penso che solo la mia infaticabile opera può trasformarli e render meno triste il loro soggiorno quassù; solo io devo comprendere le cause  di questa ostinata apatia devo saper aprire questi misteriosi cassettini…ma ho paura che la chiave si spezzi!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">22 Novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho condotto la scolaresca a fare una piccola passeggiata in campagna. Durante la gita anche i bambini Veneti hanno  dimostrato (…) e affettuosità verso i bambini Sardi che fino ad oggi hanno guardato con una certa ostilità, rifiutandosi persino di tenerli vicino nei banchi. Li ho fatti cantare perché dei miei vecchi alunni ce n’era qualcuno che cantava benino. Si cantava la poesia “Ignoto  Milite” uno dei Polesani, alunno di quarta cantò pure lui con molto entusiasmo, sebbene un po’ troppo stonato e con una lingua che non era né italiano ne veneto! I Sardi  si meravigliarono e gli dissero: canti anche tu (…)? A queste parole, rosso di collera ma con fierezza rispose: forsi non son italian come tatti? Soia Tedeschi?. Uscita simpatica che vale un più.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">5 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I bambini incominciano a capire benino l’italiano e quantunque costituisce per loro una fatica non comune si sforzano anche malamente a parlarlo. Ho insegnato loro qualche facile poesiola che mi è  costata una lunga settimana  di ripetizione. Apprendono già con una certa prontezza che mi incoraggia le lezioncine oggettive; ascoltano con molto interesse le fiabe e gli indovinelli; hanno imparato già le prime preghiere fondamentali; sono più cortesi e affettuosi coi compagni, stanno a scuola più volentieri insomma non posso per il momento lamentarmi di niente.</p>
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">15 Dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stagione si mantiene sempre rigida; le giornate sono piovigginose e i bambini non possono frequentare la scuola, data la distanza che li separa dal centro colonico. L’aula da parecchi giorni  è quasi deserta e non posso rassegnarmi a vedere i banchi vuoti. Quanto silenzio e quanta noia io sento quando ho pochi alunni. Chissà come si annoieranno anche loro in queste giornate di pioggia e di vento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">12 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ho iniziato lo svolgimento regolare del programma. In prima hanno fatto già i primi esercizi grafici preparatori e i bambini hanno ridimostrato  molto interessamento nell’eseguirli e curano assai l’ordine e la pulizia nei quadernetti. Ho pure insegnato le vocali servendomi dell’alfabeto mobile con le vignette colorate. Le mie lezioni però li attrae e infatti le hanno imparate quasi tutti. Ne ho un paio però che quantunque frequentino e siano disciplinati non riescono ad imparare nulla. Anormalità; uno ha la testa enormemente grande ma non è un (…). L’altro è idiota, il terzo è rachitico e non fa che far molestia ai compagni .Volevo escluderlo dalla scuola e lasciarlo libero a godersi l’aria  e il sole che gli farebbero forse un po’ di vigoria ma il medico mi ha detto che farei opera buona a tenerlo a scuola perché i genitori vanno al lavoro e il bambino vivrebbe in balia alle sue discolaggini. Ho pensato di tenerlo, però da solo; i primi giorni vedendosi isolato dai compagni  si è rattristato ed ha  rifiutato persino le immaginette che i compagni gli offrivano vedendolo così triste ne ho avuto compassione ed ho avuto quasi rimorso di averlo contristato pure io povero infelice! Ma rimane vicino a me, in una seggiolina piccola ed è ritornato felice ma (…) più di prima.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">15 Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Speravo questa quindicina di poter iniziare il programma di quarta ma ho trovato molte tensioni nel riepilogo delle lezioni di terza. I pochi dei miei venti alunni che hanno fatto la terza con me potrebbero aiutare, ma i nuovi mancano delle più elementari nozioni. Non conoscono il sistema metrico decimale, non sanno scomporre un numero, non ricordano nemmeno gli episodi più importanti della storia  del risorgimento insomma sono presso</p>
<p style="text-align: justify;">Chè al buio di tutto  ed ho deciso, proprio ogni giorno, di prepararli alla bella meglio. Tutto con molta pazienza s’intende, senza mai perdersi d’animo. Gli alunni di prima che frequentano la scuola sono sempre pochini in paragone agli inscritti , giornalmente, come è fedelmente riportato nel presente libro della scuola, ho una media di 20 alunni e si noti che non sono sempre gli stessi a frequentare  la scuola. Si deve a questo la difficoltà grandissima per me di avere una prima ben livellata e con perdita di tempo e maggior fatica mi tocca dividere in due gruppi. Il primo gruppo formato da una decina compresi quelli che sono stati assidui alla scuola e più studiosi; il secondo gruppo comprende invece i bambini che per la grande distanza  dalla scuola e mancanza di mezzo di trasporto si assentano con più frequenza, e questi naturalmente rimangono molto addietro nelle lezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">10 Febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le mie classi vanno finora molto bene anche gli alunni di quarta che mi diedero in principio molto da pensare si rimettono per benino. Apprendono abbastanza bene l’aritmetica; scrivono con correttezza i componimenti, dirò che qualcuna, per esempio  ha  moltissime idee ed un felicissimo modo di esporle. Sono puliti, ordinati; in classe è una gara continua per abbellire e rimettere a posto ogni cosa e che severe ammonizioni ai bambinetti di prima  che insudiciano le mammine d’inchiostro o che buttano per terra della carta! Il bambino si sporca? Presto a lavarsi con l’acqua pulita. Bene il castigo! Non si chiede alle alunne più grandi tutto con cortesia? Si nega tutto e il piccolo si sente offeso e si corregge.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non  ho più scritto da più di un mese non perché non abbia avuto occasione di registrare qualche episodio della vita scolastica ma perché mi manca il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini arrivano la mattina troppo presto, certi giorni alle sette ed anche prima (a seconda del tempo quelli  del continente) e mi tocca naturalmente tenerli in classe e guardarli. La sera ripartono verso le 5/2 e finita la lezione si ha bisogno di riposo e di aria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oggi è partito per il continente un alunno di prima, uno dei più studiosi, dei più bellini non posso guardare il posto vuoto senza sentire uno stringimento al cuore, perché ricordo quanta fatica mi è costato nei primi tempi quel piccolo irrequieto, per disciplinarlo. Un giorno, non potrò mai dimenticarlo, lo ho castigato severamente e ricordo di avergli detto: domani se non vieni accompagnato da tua mamma ti rimando in dietro. Mi guardò con tristezza coi suoi occhioni</p>
<p style="text-align: justify;">che sembravano due (…) e mi rispose nel suo dialetto Veneto: ” mi no vo la mamma!” Feci uno sforzo a trattenere le lacrime e da quel giorno ebbi più cura di Mellino; presi a volergli più bene, a compatire le sue monellerie perché conoscevo ormai le cause del suo (…). Ho saputo più tardi come (…) ora che ha lasciato la scuola come andrà a finire povero piccolo!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oggi è venuta a ispezionare la scuola la direttrice di Terralba. Ha interrogato uno per uno i bambini di prima e di quarta e d è rimasta soddisfatta della preparazione degli alunni. Le ho poi fatto presente che i bambini di quarta sono un po’ deficienti nella storia, unica materia nella quale la scolaresca sia rimasta indietro. Le ho pure detto le cause: la storia è una materia che richiede dello studio per richiamare le nozioni spiegate a scuola e il bambino di qui fa troppo se affronta il viaggio per venire a scuola la sera partendo da qui alle 5/2 arrivano a casa molto tardi e il primo pensiero è il mangiare la polentina fumante, torre i buoi come dicono loro in Veneto, portare la legna attingere l’acqua ecc.. (…), il più grande di tutti che ho chiama  ha già compiuto il quattordicesimo anno di età; la mattina lavora in qualità di manovale con la Bonifica e guadagna £ 3.2 e non è un aiuto indifferente per la sua famigliola; la sera viene a scuola; ed è già un sacrificio grande. Di questo ne ho parlato anche al Comm. Piacentini e mi disse che tutto in queste scuole dev’essere adattato alle esigenze del posto e del lavoro.</p>
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<p style="text-align: justify;">Aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri abbiamo avuto l’onore di ricevere a scuola S.M. il Re ed è stato per la mia scolaresca e per me un avvenimento che rimarrà impresso per tutta la vita. Il Comm. Piacentini, il giorno prima ha acquistato della tela per fare i grembiulini ai bambini ed è stato un lavoro continuo, fra me e le famiglie per prepararli e cucirli. I bambini stavano così bene! Il Re li ha trovati intenti a disegnare ed ha sorriso quando ha visto i pupazzetti dei bambini di prima. La (…) che è la più piccola ha offerto al Sovrano un gran mazzo di fiori e il Re ha ringraziato con una carezza. Ha parlato molto affabilmente anche con me, mi ha chiesto di dov’ero e mi ha detto che a Nuoro sarebbe andato il 3 Maggio.</p>
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<p style="text-align: justify;">Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oggi i miei bambini hanno ricevuto una lettera dalla scolaresca di quarta di Pinerolo (Piemonte) e sono così felici! La letterina dice così: care sorelline, sappiamo che il nostro amato Sovrano visita in questi giorni la vostra bella e pittoresca isola dov’è stato accolto con entusiasmo dai vostri cuori italiani(…);  ha pure visitato il vostro villaggio, che è sorto in terre redente</p>
<p style="text-align: justify;">Dove prima dominavano la malaria e le acque morte. Come dev’essere  bello e ridente  il vostro villaggio! Perché il suo nome è quello  che oggi esce da ogni bocca; il nome del grande uomo che ha fatto rinascere  e rifiorire la grande Itala. Fortunati voi che avete  il Re! Ha visitato la vostra scuola? Noi ancora non l’abbiamo veduto, perché quando venne nella nostra città, noi eravamo ancora piccini. Noi scolari sardi e noi scolari piemontesi possiamo chiamarlo con orgoglio “il nostro Re, perché  il Piemonte e la Sardegna, da secoli sono sotto il dominio della gloriosa Casa Sabauda in (…), pure da secoli echeggia il dolce grido: Savoia. Volete accontentarci? Inviateci per favore, una cartolina  su cui sia riprodotto il vostro villaggio; diteci quando è sorto, quali edifici con chiese e che cosa producono le terre da voi coltivate. Noi pure vi spediremo delle cartoline della nostra città, che è detta la Nizza del Piemonte per il suo dolce clima e vi parleremo di essa. Aspettiamo con impazienza la vostra lettera e vi ringraziamo in anticipo. Giunga a voi il saluto affettuoso delle vostre sorelline piemontesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I miei bambini hanno subito risposto con una letterina affettuosissima ed hanno inviato un album con le costruzioni del nostro villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">NOTE E RILIEVI SULLE VISITE.</p>
<p style="text-align: justify;">10 Gennaio 1929.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa classe devo ripetere quanto detto per le altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vede che la maestra già pratica dell’ambiente, dove era già dall’anno scorso, ha avviato bene la sua classe. Ho assistito all’insegnamento dei lavori femminili. Tutti ben disciplinati e lo sarà anche di più quando tutto sarà sistemato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci rallegriamo con la maestra sicuri che intensificando il suo lavoro, come certo dovrà fare per il maggior numero di bambini che verranno, riuscirà ad ottenere grandi risultati.</p>
<p style="text-align: justify;">Gaetano Piacentini</p>
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		<title>La Facoltà di Magistero-Lettere (1969-1999) I di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 14:26:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[I promotori
Fin dalla fine degli Anni Cinquanta, allo scopo di dare ai giovani sassaresi e sardi  una formazione integrale della persona umana, secondo una concezione sempre più alta della scienza, dove la conoscenza venisse messa al servizio della società  in una prospettiva etica, l&#8217;Arcivescovo di Sassari mons. Arcangelo Mazzotti, amico fraterno di padre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I promotori</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images63.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3399" title="images" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images63.jpeg" alt="" width="92" height="123" /></a>Fin dalla fine degli Anni Cinquanta, allo scopo di dare ai giovani sassaresi e sardi  una formazione integrale della persona umana, secondo una concezione sempre più alta della scienza, dove la conoscenza venisse messa al servizio della società  in una prospettiva etica, l&#8217;Arcivescovo di Sassari mons. Arcangelo Mazzotti, amico fraterno di padre Agostino Gemelli, fondatore dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano aveva pensato all&#8217;istituzione in Sassari di una &#8220;sezione&#8221; della Facoltà di Magistero della Cattolica. Il presule, che mirava a rispondere alle esigenze di quegli  insegnanti elementari che intendevano conseguire la laurea in un contesto scientifico di ispirazione cristiana, non riuscì per le precarie condizioni di salute ad attuare il progetto.<span id="more-2963"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1102.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3400" title="images-1" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1102.jpeg" alt="" width="124" height="95" /></a>Tuttavia il dibattito sull&#8217;opportunità di istituire a Sassari  la Facoltà di Magistero si fece più pressante verso la fine degli Anni Sessanta sia per le richieste dei maestri sia per quelle di numerosi professori-studenti che, reclutati senza laurea per insegnare nella Scuola Media Unica di recente istituzione, miravano a conseguire il titolo accademico evitando il disagio che comportava il trasferimento a Cagliari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-277.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3401" title="images-2" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-277.jpeg" alt="" width="97" height="150" /></a>Le resistenze all&#8217;istituzione della Facoltà furono tante sia fuori che dentro il mondo accademico sassarese e cagliaritano come chiaramente documentano le cronache de &#8220;La Nuova Sardegna&#8221; di quegli anni. I promotori sassaresi tuttavia, con la municipalità in testa,  a capo della quale stava l&#8217;operoso sindaco Francesco Guarino, riuscirono a vincere le ultime resistenze del mondo accademico e dopo qualche  anno di acceso dibattito che vide  coinvolti esponenti  della scuola e intellettuali, tra i quali lo stesso Antonio Pigliaru e l&#8217;allora giovane Luigi Berlinguer, si diede l&#8217;avvio all&#8217;iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-449.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3402" title="images-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-449.jpeg" alt="" width="124" height="124" /></a>Il 29 novembre del 1969, i consiglieri d&#8217;Amministrazione dell&#8217;Università, alla guida del rettore Giovanni Pau, <em>obtorto collo</em> deliberarono di modificare lo Statuto dell&#8217;Ateneo, istituendo la Facoltà di Magistero con i corsi  di laurea in Materie letterarie, Pedagogia, Lingue e  letterature straniere, diploma di Vigilanza scolastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 dicembre di quell&#8217;anno nella Gazzetta Ufficiale fu pubblicato il D.P.R. n. 42   concernente l&#8217;approvazione di detta delibera istitutiva della nuova Facoltà, con il relativo piano delle singole discipline.</p>
<p style="text-align: justify;">I Comitati Tecnici Boscolo e Monaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Boscolo (1969-72)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-547.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3403" title="images-5" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-547.jpeg" alt="" width="95" height="127" /></a>A comporre il comitato tecnico della Facoltà furono chiamati i professori Antonio Alberto Boscolo dell&#8217;Università di Cagliari, in qualità di presidente, Antonio Quacquarelli e Pierangelo Catalano dell&#8217;Ateneo turritano, quali membri; Massimo Pittau, professore di Linguistica sarda, che assunse l&#8217;incarico di segretario.</p>
<p style="text-align: justify;">A far parte del corpo docente della neonata Facoltà, nel suo primo anno di vita (1969-70) furono chiamati Massimo Pittau, per l&#8217;insegnamento di Linguistica sarda e Pedagogia, Francesco Alziator per Filologia romanza e Storia delle tradizioni popolari, Marco Antonio Aimo e Antonio Battegazzore per Storia della filosofia, Angelo Beretta per Psicologia, Manlio Brigaglia per Storia contemporanea, Mario Casu per Lingua e letteratura italiana, Francesco Casula per Storia medievale, Ercole Contu per Antichità sarde, Luisa D&#8217;Arienzo per Paleografia e Diplomatica, Armando Deidda per Lingua e letteratura tedesca, Giuseppe Dondi per Biblioteconomia e Bibliografia, Mario Lavagettto per Lingua e letteratura italiana, Marcello Lelli per Sociologia, Aldo Loiodice per Istituzioni di diritto pubblico e legislazione scolastica, Mario Manca per Lingua e letteratura inglese, Laura Mancinelli per Filologia germanica, Pietro Meloni per Lingua e Letteratura latina II, Gavino Musio per Antropologia culturale, Antonio Possenti per Lingua e letteratura francese, Vittorio Saltini per Filosofia, Sandro Schipani per Storia romana, Angelo Raffaele Sodano per  Lingua e  Letteratura latina II e Glottologia, Mario Soricillo per Geografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti di quell&#8217;anno furono 323, con quella netta prevalenza delle studentesse (248) comune a tutte le Facoltà di Magistero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le attività didattiche, in assenza di una sede della Facoltà, si svolsero nei locali dell&#8217;associazione Collegium Mazzotti in piazza Duomo, 2 e in via Arcivescovado, 7.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno successivo (1970-71) si costituirono cinque istituti (scienze storiche, pedagogia e sociologia, filosofia, latino, filologia moderna) sotto la direzione dei professori Manlio Brigaglia, Massimo Pittau, Vittorio Saltini, Pietro Meloni, Mario Lavagetto. Gli studenti iscritti toccarono le 764 unità (209 maschi, 555 femmine) divenuti l&#8217;anno successivo (1971-72) 1401 (545 maschi, 856 femmine).</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le numerose difficoltà, fra cui primeggiava l&#8217;assenza di strutture logistiche stabili, la nuova Facoltà aveva superato brillantemente la prova, quella del gradimento dell&#8217;utenza studentesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto Monaco (1972-75)</p>
<p style="text-align: justify;">Esaurito il proprio compito, il primo comitato tecnico,  uscì di scena e al suo posto subentrò il nuovo, costituito dai professori Giusto Monaco della medesima Università, presidente, Geo Pistarino, dell&#8217;Università di Genova, Giancarlo Sorgia, dell&#8217;Università di Cagliari, membri, mentre Massimo Pittau continuava ad assolvere la sua funzione di segretario.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti iscritti raggiunsero le 1886 unità, mentre non vi fu alcun incremento del corpo docente. La Facoltà affrontò le prime difficoltà non solo per l&#8217;acquisizione di spazi adeguati, ma anche per la gestione didattica e amministrativa. Gli inevitabili disagi connessi al suo radicamento, suscitarono la protesta degli studenti che occuparono i pochi locali messi a disposizione chiedendo un maggior coinvolgimento nella gestione politica della struttura universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno accademico successivo 1973-74 vi furono i primi 157 laureati (50 maschi e 107 femmine) gli iscritti scesero a 1254 unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo il corpo docente si era consolidato, ed ora poteva contare un titolare di cattedra, 16 docenti, 20 incaricati e un libero docente per un totale di 37 unità, a questi si aggiungevano un buon numero di docenti di scuola media superiore, in qualità di esercitazionisti. Il personale coinvolto a vario titolo nella didattica, oltrepassava ora le 75 unità. Furono assunti i primi assistenti e varati quei contratti di ricerca che dovevano costituire il canale privilegiato per il reclutamento e la formazione delle nuove leve, necessarie alla vita stabile di una Facoltà universitaria previsti dall&#8217;istituzione della Facoltà e dati alcuni assegni di ricerca a giovani laureati.</p>
<p style="text-align: justify;">La Facoltà cominciò ad avere un congruo numero di unità amministrative e il comitato tecnico si apprestava a lasciare il campo dopo aver bandito un concorso per 10 posti di ordinario che entrarono in servizio con l&#8217;anno accademico 1974-75, portando ad 11 il numero dei titolari di cattedra, a 27 quello degl&#8217;incaricati stabilizzati, cui si aggiungevano 20 incaricati annuali più una decina di contrattisti e alcuni assegnisti e numerosi cultori della materia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;assegnazione dell&#8217;ex-Caserma Ciancilla, in piazza Conte di Moriana, storica sede della Milizia fascista sassarese, edificata negli Anni Trenta, già sede della Facoltà di Veterinaria, segnò la fine della precarietà logistica per la Facoltà di Magistero che, da quel momento rafforzò non solo la sua identità nel tessuto urbano cittadino, ma anche il suo impianto amministrativo, didattico, scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I Presidi</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Pittau (1975-1978)</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo preside della neo-Facoltà, Massimo Pittau, dovette fare i conti con le turbolenze che connotavano la vita universitaria di quegli anni in tutto il Paese, e che non risparmiavano Sassari. I Consigli di Facoltà erano aperti  a tutte le componenti: studenti, professori; contrattisti, assegnisti e personale amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita interna della Facoltà non fu lacerata da episodi di violenza ed anzi si sperimentarono didattiche e ricerche scientifiche innovative. Basti ricordare la figura di Marcello Lelli, coordinatore e maestro del gruppo di scienze sociali, che faceva sentire la sua voce nella stampa e nei dibattiti pubblici, in un periodo in cui la città era anche vivacizzata da un rinascente sardismo dall&#8217;anima &#8220;irlandese&#8221; e &#8220;sardofona&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Da menzionare anche le manifestazioni teatrali itineranti e di didattica &#8220;dantesca&#8221; alternativa promosse da Egidio Guidubaldi, docente di Letteratura italiana e operatore culturale che sapeva innescare vivaci dibattiti di risonanza nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ettore Cau  (1978-79).</p>
<p style="text-align: justify;">Ettore Cau, ordinario di Paleografia e Diplomatica, di origine sarda, ma di formazione pavese, resse la presidenza per un breve periodo che coincise con un progressivo ritorno al rispetto delle regole accademiche cominciando dal Consiglio di Facoltà, aperto ai soli professori strutturati. Le punte avanzate della contestazione studentesca si stemperarono via via per la maggior vigilanza delle forze dell&#8217;ordine e per il mutato clima politico. Sul piano accademico va segnalata l&#8217;accresciuta presenza di docenti pendolari, provenienti  da sedi esterne, solitamente inquadrati nella nuova Facoltà sulla scorta degli esiti concorsuali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ercole Contu (1979-1982)</p>
<p style="text-align: justify;">Ercole Contu, già libero docente di Paletnologia, Soprintendente alle Antichità di Sassari e Nuoro, incaricato già dall&#8217;a.a. &#8216;69-70 e ormai professore ordinario. La sua presidenza fu contraddistinta da una più severa organizzazione amministrativa, didattica e quindi da una  &#8220;normalizzazione&#8221;  del funzionamento della struttura. La Facoltà poteva contare su un sufficiente numero di aule didattiche, su vari istituti, e su un crescente numero di docenti, rafforzato da una decina di lettori di lingue straniere. Accanto agli elementi locali, divenne sempre più cospicuo il numero di docenti provenienti dall&#8217;Ateneo cagliaritano e da altre Università della Penisola.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il D.P.R. 11 luglio 1980, ultima significativa riforma della docenza universitaria, si effettuò quel riordino ormai improrogabile  che soppresse le numerose figure precarie istituendo i tre livelli in cui si articola ancora oggi il corpo accademico: professori di prima fascia (ordinari), di seconda fascia (associati), ricercatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;immediato essa favorì l&#8217;incardinamento all&#8217;interno dell&#8217;Università dei numerosi docenti che si dividevano fra le aule dell&#8217;Ateneo e quelle degli istituti di istruzione secondaria, rafforzando notevolmente la qualità dell&#8217;offerta didattica complessiva. Partendo da questa nuova situazione il preside Ercole Contu tentò invano di avviare le procedure per trasformare la Facoltà di Magistero in Facoltà di Lettere e Filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Tangheroni (1982-1983)</p>
<p style="text-align: justify;">Alla guida della Facoltà subentrò per breve tempo il giovane Marco Tangheroni, ordinario di Storia Medioevale, che dovette abbandonare l&#8217;incarico per effetto del suo trasferimento a Pisa. In quell&#8217;anno il corpo docente giunse a contare 51 professori, sommando le due fasce accademiche, ai quali  si aggiunsero una quindicina di ricercatori provenienti dalle file di contrattisti e assegnisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto la sua presidenza si costituì inoltre il primo dei dipartimenti previsti dalla legge, quello di Storia, nel quale confluirono accanto a docenti di Magistero altri di Giurisprudenza: si sperimentava così quella struttura il cui scopo era quello di promuovere e coordinare la ricerca, predisponendo prima di tutto gli strumenti a ciò necessari &#8211; una biblioteca specializzata, le attrezzature e appositi locali nonché un autonomo centro di spesa per snellire l&#8217;erogazione dei finanziamenti &#8211; ma soprattutto organici progetti di ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel brevissimo periodo della presidenza di Marco Tangheroni si raccolsero, insomma, i frutti dei primi faticosi dodici anni di vita della nuova Facoltà, ormai accettata a pieno titolo nel consesso accademico e in quello cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;">Pasquale Brandis (1983-1989)</p>
<p style="text-align: justify;">In quello stesso anno ebbe inizio la presidenza di Pasquale Brandis, ordinario di Geografia, durante i quali divennero evidenti i problemi connessi ai frequenti trasferimenti dei docenti che, qui giunti come vincitori di concorso, risiedevano per un periodo solitamente breve per poi insediarsi in un altro Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si avviarono le pratiche per la costruzione del nuovo edificio della Facoltà nella contigua via Zanfarino ma soprattutto si infittirono le occasioni di contatti scientifici con l&#8217;esterno per effetto di una vivace attività di incontri di studio, di convegni e di congressi di richiamo nazionale e internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nacque in quel periodo un secondo dipartimento &#8211; Economia Istituzioni Società &#8211; al quale aderirono oltre ai docenti di Sociologia, Psicologia Antropologia culturale anche altri di Giurisprudenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non inferiore fu la crescita degli istituti a intensa specializzazione quali quelli di Antichità, di Archeologia classica, di Filologia moderna e romanza. Cominciarono ad incrementarsi anche gli istituti di corsi di laurea in Lingue e letterature straniere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Manca (1988-1995)</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;anno accademico 1988-89 la  presidenza della Facoltà passò a Mario Manca, ordinario di Lingue e Letterature Straniere, il quale si dedicò con particolare impegno alla realizzazione del nuovo plesso di via Zanfarino, ultimato il quale la Facoltà poté avere a disposizione un maggior numero di aule e locali funzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">I professori di prima fascia e di seconda fascia nei sei anni della presidenza Manca si mantennero in una media annua di 50, ma l&#8217;offerta didattica fu ulteriormente arricchita dalla possibilità, concessa da un provvedimento ministeriale, di assegnare anche ai ricercatori incarichi didattici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti andarono incrementandosi vertiginosamente passando dai 2300 dell&#8217;88 ai 3393 del &#8216;94-95, con un incremento, a conclusione dei sei anni, di oltre 1000 unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto questa presidenza giunse infine a termine la trasformazione della Facoltà di Magistero in Facoltà di lettere e Filosofia, avviandosi inoltre il processo di gemmazione da quest&#8217;ultima della Facoltà di Lingue e letterature straniere. In quello stesso anno si concluse definitivamente il corso di laurea in Pedagogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;a. a. 1994-95 fu avviato il corso triennale del diploma universitario in Operatore dei Beni Culturali alla cui direzione fu chiamato Giuseppe Meloni.</p>
<p style="text-align: justify;">La Biblioteca della Facoltà in questo periodo si arricchì di un discreto patrimonio librario, anche per effetto di donazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; indubbio che la presidenza Manca, gestita con ampie deleghe alle commissioni e a singoli colleghi, data l&#8217;impetuosa crescita della Facoltà, si è conclusa con risultati sicuramente prestigiosi pur registrando i limiti dovuti ai cosiddetti &#8220;mali&#8221; dell&#8217;Università italiana in genere, diventata ormai di &#8220;massa&#8221;, e non più in grado di assicurare esiti lavorativi ai propri utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Attilio Mastino (1995-1998)</p>
<p style="text-align: justify;">Attilio Mastino, ordinario di Storia Romana, subentrato al collega Manca dovette misurarsi con la gemmazione della Facoltà di Lingue e Letterature straniere, avviata a sicuro sviluppo, che determinò un iniziale decremento di docenti passati, nel &#8216;95-96, da 45 unità a 31 con un forte rinnovamento interno determinato dal pensionamento di alcune delle figure più rappresentative dei primi anni di vita della Facoltà di Magistero.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;andamento delle presenze studentesche è stato positivo: ridotti da prima a 1939 unità nell&#8217;a.a. &#8216;95-96, per effetto della &#8220;migrazione&#8221; a lingue, nel 97-98 gli studenti erano circa 3000. Varie le cause di questa crescita, alcune delle quali facilmente ravvisabili: in primo luogo il notevole incremento degli scritti al corso di laurea in Scienze dell&#8217;Educazione e in secondo luogo un inaspettato incremento degli iscritti in Lettere, in Filosofia e nel corso di diploma in Operatore di Beni Culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa presidenza Attilio Mastino passò ad incarichi accademici di maggiore responsabilità, si ultimarono i lavori di ampliamento dello stabile di via Zanfarino, e fu assegnato l&#8217;appalto dei lavori dello stabile destinato ad accogliere non solo gli studenti di Lingue e Letterature Straniere, ma anche l&#8217;Aula Magna delle due Facoltà e il Centro Linguistico d&#8217;Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le attrezzature della Facoltà sono state incrementate con l&#8217;avvio del Laboratorio Informatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe Meloni (1998-2001)</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;attuale preside, Giuseppe Meloni, ordinario di Storia Medioevale, la Facoltà sta investendo le sue forze su una maggiore offerta didattica: accanto ad un nuovo corso di laurea in Conservazione di Beni Culturali si è aggiunta la scuola di formazione per docenti di scuola media ed è ora in corso di  attuazione quella di specializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie ad una convenzione già stipulata con numerose strutture educative e formative pubbliche e private, è stato avviato anche il tirocinio per gli studenti in Scienze dell&#8217;Educazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impegno che si profila per i prossimi anni toccherà le strutture, con l&#8217;ultimazione dei lavori del nuovo stabile che consentirà di recuperare alla Facoltà di Lettere tutti gli spazi attualmente condivisi con la Facoltà di Lingue.</p>
<p style="text-align: justify;">Al preside Meloni restano i prossimi anni per portare a termine questa fase di sviluppo della Facoltà che dovrà acquisire sempre più connotati europei e al tempo stesso essere, nel contesto della società sarda, un motore di crescita culturale e civile.</p>
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<p style="text-align: justify;">Memoria dei Presidi</p>
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<p style="text-align: justify;">(1969-1999)</p>
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<p style="text-align: justify;">Massimo Pittau (1975-1978)</p>
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<p style="text-align: justify;">L&#8217;istituzione, nell&#8217;anno accademico 1969-70, della Facoltà di Magistero dell&#8217;Università di Sassari è stata la conseguenza di un forte impegno di un gruppo di intellettuali e di politici sassaresi, con in testa l&#8217;allora sindaco Francesco Guarino. Questa Facoltà invece non era stata mai chiesta   dal corpo accademico dell&#8217;Università, che anzi se l&#8217;è vista imporre contro la sua volontà. La prima conseguenza di questo fatto fu che all&#8217;inizio la Facoltà ebbe pochissimi aiuti da parte del Senato Accademico e da parte delle altre Facoltà. Sia sufficiente citare il fatto che, negli anni immediatamente seguenti, pur essendo stata ormai costruita l&#8217;enorme fastosa sede della Facoltà di Veterinaria, alcuni istituti di questa tardarono alcuni anni prima di lasciare liberi i locali occupati nella cosiddetta &#8220;Caserma Ciancilla&#8221;  in piazza Conte di Moriana , in cui finalmente era  stata allogata la Facoltà di Magistero.</p>
<p style="text-align: justify;">In precedenza era avvenuto anche di peggio. Ovviamente la nuova Facoltà trovava come suo primo referente l&#8217;altra Facoltà umanistica dell&#8217;Ateneo sassarese, quella di Giurisprudenza, non solamente per la comunanza o la affinità di alcuni insegnamenti, ma anche perché qualche docente di Giurisprudenza o faceva parte del Comitato Tecnico che diresse nei primi anni il Magistero, oppure vi aveva qualche incarico di insegnamento. Ebbene, questi docenti di Giurisprudenza fecero di tutto per avere la Facoltà di Magistero, sia nel suo corpo docente , sia e soprattutto nel suo corpo studentesco, come una autentica  &#8220;massa di manovra&#8221; per la loro personale politica accademica che intendevano perseguire. Basti ricordare che questi docenti di Giurisprudenza, al fine di mantenerne anche il &#8220;contatto fisico&#8221;, fecero di tutto per opporsi all&#8217;insediamento del Magistero nella citata &#8220;Caserma Ciancilla&#8221;, che ormai era stata in buona parte liberata dalla  Veterinaria, fino al punto che sparsero pure la voce che i pavimenti delle aule erano pericolanti, facendo anche chiamare i pompieri per effettuare dei saggi sul pavimenti stessi. Seguirono anni di forti tensioni per la Facoltà, per nulla motivate da ragioni di altro genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi motivi &#8211; disinteresse del Senato Accademico ed eccessivo interessi di alcuni docenti di Giurisprudenza &#8211; i primi anni della nuova Facoltà furono veramente carichi di difficoltà e di disfunzioni di ogni genere. La nuova Facoltà non aveva aule sufficienti e tanto meno aveva Istituti e Biblioteca. A queste difficoltà e disfunzioni non avevano saputo provvedere adeguatamente i due comitati Tecnici   che per sei anni avevano diretto la Facoltà neonata  anche perché quasi tutti i loro componenti non risiedevano a Sassari né in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è però da segnalare un fatto molto importante: quelle difficoltà e disfunzioni furono invece superate in maniera  perfino commovente dal corpo studentesco, costituito come risultava in genere da studenti già avanti negli anni, molti dei quali erano già insegnanti nella Scuola Elementare, quasi tutti carichi di larga esperienza umana, culturale e didattica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ettore Cau  (1978-1979)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche se ho tenuto la presidenza sassarese per un solo anno accademico (1978-1979), entro anch&#8217;io (volentieri) nel ristretto manipolo dei memorialisti chiamati a raccontare la propria esperienza, in occasione del trentennale di fondazione della facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno da preside  è stato per me l&#8217;ultimo di un felice quadriennio trascorso in Sardegna a insegnare Paleografia e Diplomatica, a condurre alcune ricerche sulle scritture sarde che proprio in questi anni sto (mi auguro con qualche profitto) riprendendo, ma soprattutto a riscoprire  un mondo e  una cultura dai quali mi avevano allontanato, fin dall&#8217;infanzia, le vicende familiari. Ma è stato anche un tempo in cui ho intrapreso amicizie con colleghi sardi e non sardi che continuano a essermi carissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora gli ambienti culturali sassaresi, e il Magistero in particolare, vivevano la seconda fase di quella lunga stagione di contestazione che, dopo il 1968, aveva nuovamente investito con messaggi rinnovati, ma non meno esuberanti, il mondo delle università italiane. Si chiedevano un radicale rinnovamento dell&#8217;insegnamento, sperimentazioni didattiche ben più audaci di quelle fino a quel momento introdotte, il potere pieno dello studente nella scelta del piano di studi e dell&#8217;argomento di tesi, una partecipazione attiva della componente studentesca  nella conduzione della Facoltà. Una silloge di richieste, spesso velleitarie e confuse, che si riversavano su di una classe docente divisa al proprio interno e comunque incapace di dare risposte unitarie e credibili. Anche perché, obiettivamente, molte delle istanze degli studenti erano inconciliabili con le regole alle quali il preside era tenuto ad  uniformarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non contribuiva certo a rasserenare la situazione il fatto che il corpo docente fosse in buona parte costituito da professori provenienti dal continente, i quali, pur portatori  di valori scientifici e di esperienze sicuramente importanti nella vita di una giovane struttura, non potevano (in alcuni casi, non volevano) garantire quel minimo di presenze indispensabili per  una accettabile gestione della didattica</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio impegno è stato quello di favorire, pur nel rispetto delle regole, un dialogo costruttivo con gli studenti, di snellire per quanto possibile le procedure burocratiche nella gestione quotidiana della vita della facoltà, di creare il clima adatto per una partecipazione più attiva e più intensa dei docenti. Intenzioni che hanno condiviso con me, più di altri, un gruppo di colleghi di diversi settori disciplinari. E anche grazie alla loro intelligente disponibilità che è stato possibile costruire, seppure a fatica, una griglia didattica per la stesura dei piani di studio, con la quale potessero misurarsi, debitamente guidate, le  libere opzioni degli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante   la piena consapevolezza che il brevissimo tempo del mio lavoro occupa un posto del tutto marginale nella vicenda  trentennale della Facoltà, rimane in me forte l&#8217;orgoglio della partecipazione e della testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ercole Contu  (1979/1982)</p>
<p style="text-align: justify;">Venivo dalla Libera Docenza di Paletnologia ed ero stato Soprintendente alle Antichità per le Province di Sassari e Nuoro, nonché prima Professore Incaricato e poi  Ordinario di Antichità Sarde, quando, eletto a scarsa maggioranza dal Consiglio di Facoltà, fui nominato il 1° Novembre 1979 Preside della Facoltà di Magistero di questa Università. Tale restai soltanto sino alla data del 9 Maggio 1982, avendo presentato volontarie dimissioni, per non essere riuscito a rappresentare, non tanto gli interessi, quanto la volontà, spesso confusa e discorde o inaccettabile, dei rappresentanti della Facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante avessi messo il massimo impegno nell&#8217;espletamento delle mie funzioni, non ho un buon ricordo di quel periodo. Per giunta le normali difficoltà di una Università periferica come la nostra, con troppi docenti provenienti, con la valigetta &#8220;ventiquattrore&#8221;, da sedi lontane del Continente, erano accresciute dal fatto che proprio allora, con D.P.R. 382 dell&#8217;11 luglio 1980, si era prodotta nell&#8217;Università italiana una grande rivoluzione, e in gran parte positiva, che interessava sia i concorsi ai vari livelli, che la didattica, le rappresentanze e l&#8217;organizzazione generale i Consigli, Corsi di laurea, Dipartimenti, Istituti ecc.) Io stesso fui a lungo Presidente di corso di laurea e Direttore di Istituto. In Consiglio di Facoltà si proposero opportune modifiche di Statuto e si cominciò  a discutere sulla Legge Regionale su Lingua e Cultura Sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Preside non mi riuscì di trasformare, come volevo, già da allora la Facoltà di Magistero in quella di Lettere e Filosofia; né di realizzare l&#8217;adeguamento dei locali, allora ridottissimi, a disposizione della Facoltà (fungevano da aule anche i corridoi). Infatti benché fosse stato presentato in seguito a regolare concorso, il primo progetto particolareggiato sull&#8217;ampliamento della sede, esso, per misteriose ragioni, non ricevette l&#8217;approvazione della Commissione Edilizia del Comune di Sassari. Riuscii comunque ad ottenere un aumento degli stanziamenti dell&#8217;Ateneo a favore della Facoltà, che &#8211; essendo arrivata per ultima &#8211; era ancora considerata un’appendice non voluta e non necessaria delle Facoltà scientifiche e di quella giuridica, con le quali pretendeva di dividere la torta, in verità piuttosto piccola. Una volta  urtai eccessivamente con i colleghi del Senato accademico dicendo: &#8211; Badate  bene che, se la mia Facoltà non funziona, ne soffriranno i vostri figli; almeno nelle scuole Medie e Superiori. Ricordate anche che una Facoltà umanistica dà &#8220;cultura&#8221;, mentre le vostre danno solo una professione, un mestiere.-</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno in Facoltà &#8211; toccato nei suoi interessi a causa del mio stare super partes &#8211;  mi accusò di poca democrazia; eppure avevo reso operanti i &#8220;pre-consigli&#8221; di Facoltà, ai quali tutti indistintamente potevano partecipare, per far conoscere e discutere le questioni sulle quali avrebbe deliberato il vero Consiglio che si sarebbe tenuto successivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo per altro &#8211; dovendo il Preside limitarsi a segnalare i fatti alle superiori autorità Accademiche &#8211; non ebbe pressoché nessun effetto aver richiamato all&#8217;ordine, diverse volte, in forma ufficiale, quelli tra i docenti che sembravano trascurare i loro doveri  specie nei riguardi della didattica. Ecco anche perché smisi di fare il Preside.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa comunque, del mio generale operato scientifico-organizzativo,  amministrativo e didattico, deve essermi stato alla lunga riconosciuto, se, con Decreto del Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, in data 9 luglio 1998, mi è stato conferito il titolo di Professore Emerito, di cui vado fiero; così come lo sono di aver fatto parte di questa Facoltà, ancora oggi in continuo progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Tangheroni  (1982 -1983)</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivai a Sassari all&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico 1980-81, giovane vincitore di concorso a professore ordinario, con molto entusiasmo &#8211; nonostante i malanni che mi portavo e mi porto addosso &#8211; e qualche dubbio. L&#8217;entusiasmo nasceva dalla possibilità di ritornare in quella Sardegna in cui avevo vissuto, per quasi sei anni tempi felici, sia pure accademici che non conoscevo, salvo qualche compagno di studi a Cagliari come Angelo Castellaccio, Attilio Mastino e soprattutto Giuseppe Meloni, con  il quale avevo condiviso importanti esperienze di vita e ricerca in Spagna. Ogni dubbio fu subito fugato: come potrò mai dimenticare la signorile ospitalità di Manlio Brigaglia, direttore dell&#8217;istituto di Storia che venivo a sostituire, e le cene a casa sua a discutere di cose serie e forse meno serie, come quelle calcistiche, col mio antiuventinismo e il suo amore per la Juventus? O i pranzi da padre Turtas, ottimo studioso di Storia della Chiesa? Riuscii ad organizzarmi, perché non intendevo essere un flyng professor, ed ebbi un appartamento in affitto quasi simbolico da un altro collega: nuovo amico, Nicola Tanda. Ricevetti molto, insomma, troppo per poter essere qui tutto ricordato.</p>
<p style="text-align: justify;">La Facoltà di Magistero era allora una discreta Facoltà inserita in un&#8217;Università di buon livello, caratterizzate l&#8217;una e l&#8217;altra, da quella fruttuosa circolazione di uomini e di idee che sta scomparendo ( per prassi prima, ora per la nuova legge sul reclutamento dei docenti) propria, un tempo, delle Università &#8220;minori&#8221; italiane. Certo qualche debolezza se la portava ancora dietro anche per alcune scelte non felici al momento della fondazione, all&#8217;inizio degli anni Settanta; certo, non tutti coloro che arrivarono, nuovi professori ordinari, erano intenzionati ad impegnarsi a fondo: ma, nel complesso, il corpo docente locale offriva anche punti di forza e tra i nuovi i più erano venuti con la volontà di dare molto. Ricorderò di questi, almeno Franco Sisti, un grecista con cui abitai per tre anni, uniti dalle stesse passioni (il calcio, gli scacchi, la musica classica) e da un&#8217;assoluta incapacità di preparare qualcosa di mangiabile in cucina; e Paolo Pombeni, anche più giovane di me, già avviato a divenire uno dei maggiori studiosi  di Storia contemporanea in Italia, di grande apertura culturale; e Mario Toscano, sociologo, vecchia amicizia pisana; e Graziella Federici Vescovini, esperta ed appassionata di astrologia medioevale. Fra i primi trovavo come decano Massimo Pittau, anch&#8217;egli conoscenza pisana e come preside un riflessivo archeologo, Ercole Contu; né dimenticherò Pietro Meloni, un &#8220;mio&#8221; professore divenuto vescovo (e da preside assistetti alla sua consacrazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori Facoltà ebbi legami soprattutto con due giovani intellettuali Guido Melis e Antonello Mattone, ambedue studiosi di grande finezza e personalità di ricca cultura: con loro Brigaglia, Meloni e gli altri fondammo il primo dipartimento dell&#8217;Ateneo sassarese, uno dei primi in Italia, vivendo così concretamente la recentissima, parziale, riforma dell&#8217;Università; le delusioni vennero dopo, fino al radicale pessimismo attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La fiducia dei colleghi, al momento delle dimissioni di Contu, mi portò all&#8217;esperienza complessa, ma molto interessante della presidenza della Facoltà, per la quale ero forse troppo giovane ed impulsivo e che tuttavia venne valutata, credo, complessivamente in modo favorevole. C&#8217;erano sufficienti risorse finanziarie ed ebbi pieno appoggio da un rettore &#8211; Antonio Milella &#8211; di notevole abilità, sì che fu possibile avviare la costruzione della nuova sede, accanto a quella, troppo ristretta, della ex caserma. Fu anche possibile, grazie alla disponibilità di nuovi posti da mettere a concorso, preparare, in modo non baronale, un armonico sviluppo del corpo docente della Facoltà. Nonostante i molti impegni (il senato accademico, la commissione di ateneo), c&#8217;era tempo anche per la ricerca: ripresi, allora, i vecchi studi di storia sarda, portando a compimento diversi lavori, il più importante dei quali fu certamente un grosso libro sulla storia medioevale di Iglesias.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;autunno del 1983 mi trovai di fronte alla possibilità, non cercata, di rientrare a Pisa. L&#8217;&#8221;Ora o mai più&#8221; che accompagnava l&#8217;offerta di richiamo e la considerazione di problemi familiari mi spinsero a lasciare accademicamente Sassari e la Sardegna, ponendo fine ad un esperienza intensa e interessante. Dico accademicamente perché i legami umani e culturali con la Sardegna si sono fatti, da allora, anno dopo anno, sempre più intensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pasquale Brandis (1983/1989)</p>
<p style="text-align: justify;">I due trienni nei quali ho guidato la Facoltà mi sembrano ormai lontani, sono passati esattamente 10 anni, per ricordare analiticamente ciò che costò, come fatica personale  e come impegno intellettuale non solo mio ma anche di altri colleghi, portare avanti il discorso dello sviluppo di una giovane struttura non ancora consolidatasi definitivamente, solo un poco affermatasi accademicamente, di recente inseritasi nell&#8217;Ateneo turritano più per volontà del territorio, come è stato già ricordato da altri colleghi presidi, che per &#8220;filiazione&#8221; diretta dell&#8217;Università.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma di quei sei anni che ho passato alla presidenza della Facoltà (non si era ancora trasformata in Lettere e Filosofia),  ricordo bene il fervore culturale e l&#8217;avvio della realizzazione delle opere che avrebbero consentito alla più recente Facoltà sassarese, fino ad allora ospitata un pò ovunque, di aver finalmente una sede propria, frutto della ristrutturazione dell&#8217;ex-Caserma Ciancilla (avvenuta proprio nel periodo in cui ero preside), già sede della Facoltà di Veterinaria, e di costruzione di un nuovo stabile in via Zanfarino, separata dal corpo più vecchio da un bel parco giardino che piaceva molto anche agli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu un periodo molto impegnativo per lo sviluppo della Facoltà, perché esauritosi il periodo della reggenza tecnica e degli incarichi esterni, occorreva consolidare la costituzione di una classe docente ancorata alla sede sassarese, alla luce della rivoluzione prodotta nel corpo insegnante dalla riforma introdotta nel 1980 e che proprio in quegli anni iniziava a prendere corpo. Professori che da incaricati e stabilizzati, come fino da allora si chiamavano, divennero associati e poi alcuni ordinari che presero servizio in Facoltà dandogli così una fisionomia stabile su cui nel futuro si sarebbe impostato il modellamento culturale, scientifico e didattico di quella che per il territorio restò per molti anni uno dei maggiori riferimenti. A Magistero, infatti, si iscriveranno ogni anno diverse centinaia di studenti provenienti soprattutto dalla Sardegna settentrionale superate come numero solo di recente, dopo la nascita di Economia  il boom della Facoltà di Giurisprudenza e la separazione dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, del corso in laurea in Lingue costituitasi in autonoma Facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso di potermi a tutto campo onorare, e vantare allo stesso tempo, di avere  fatto il Preside nel periodo in cui in Facoltà erano presenti circa una quindicina, o forse più (è difficile ricordare con precisione), di colleghi ordinari vincitori di concorsi banditi proprio con l&#8217;intento di consolidare il più velocemente possibile quella fisionomia che da poco si era definita. I colleghi che vinsero sui posti chiamati da Sassari, in larga prevalenza del continente, si rivelarono comunque all&#8217;altezza della situazione; molti di loro vennero poi sostituiti da giovani professori nati e cresciuti proprio nella Facoltà che ormai stava iniziando a dare i suoi frutti. Ma fu proprio grazie a quei colleghi esterni a Sassari che il nome della Facoltà crebbe d&#8217;importanza e iniziò ad acquistare forza accademica e credibilità scientifica presso le altre sedi italiane, non solo, che ad oggi credo immutata, sicuramente mai superata. Ne sono testimonianza i risultati dei convegni nazionali e internazionali che allora organizzavano, i successi dei colleghi sassaresi nel campo accademico in diverse manifestazioni e incarichi, il parlare che si faceva di Sassari e della sua giovane, ma dinamicamente vivace, Facoltà di Magistero.</p>
<p style="text-align: justify;">E ricordo con piacere anche un altro non trascurabile particolare di quegli anni alla presidenza della Facoltà. Fu, quello, il periodo in cui si iniziarono a separare, e prendere corpo e strutturarsi fisicamente, le prime &#8220;scuole&#8221;, i primi allievi cioè che poi avrebbero rappresentato un filone culturale di ricerca scientifica e di insegnamento con orientamenti peculiari frutto dell&#8217;attività dei maestri di Sassari: ricordo bene la Storia romana e medioevale, quella archeologica e altre, tra cui la stessa Geografia che mi onoro di aver costituito inventandolo di sana pianta visto che di questo settore, né in questa né in altre facoltà vi erano tradizioni. Tutte scuole che, come i fatti accademici dimostrano, sono oggi ben presenti ed affermate nel variegato universo accademico pur essendo ancora giovanissime, per non dire neonate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed a  questo contributi certamente l&#8217;organizzazione fisica della Facoltà, grazie alla dotazione di strutture rimesse a nuovo funzionamento e a quelle invece da poco realizzate e rese disponibili proprio in quegli anni, consentendo la creazione degli Istituti, che crebbero organicamente abbandonando le superate formule onnicomprensive fino ad allora in essere di &#8220;istituti policattedra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora venne cioè fornito tutto ciò che serviva strutturalmente per fare una Facoltà a pieno titolo, organizzata razionalmente, a pari merito con le altre più vecchie se non storico dell&#8217;Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di ciò, ovviamente, trassero ben merito gli studenti che ormai potevano contare su professori sempre reperibili e disponibili (salvo qualche caso estremo) su una struttura attrezzata per fare la didattica, con una biblioteca che nel frattempo era cresciuta e iniziava anch&#8217;essa ad assumere una sua dignità anche fisica, con Istituti in cui poter lavorare, discutere con docenti e ricercatori, preparare le tesi e specializzarsi, svolgere i corsi di dottorato di ricerca che iniziarono a venire attivati proprio negli anni della mia presidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste vicende, che mi piace ricordare come il frutto del mio impegno personale e del lavoro di alcuni colleghi  e collaboratori, sono quelle che mi hanno consentito anche di esprimere una certa cultura di accademia e di arrivare a risultati positivi, conseguentemente al lavoro fatto puntando sulla valorizzazione delle risorse intellettuali, soprattutto locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali esperienze, ora che sono preside per la seconda volta della Facoltà di Economia, anch&#8217;essa nata da poco e con gli stessi problemi di quella che, per prima, guidai sono servite a contribuire all&#8217;impostazione della pianificazione del lavoro di sviluppo di questa più giovane struttura; anzi  giovanissima, ma con problemi , esigenze e difficoltà, soprattutto di carattere economico, visti i tempi, di gran lunga superiori a quelli dell&#8217;allora Facoltà di Magistero. Lavoro che spero di affrontare e risolvere con lo stesso successo, aiutato proprio da quella precedente esperienza  che credo accresciuta dal triennio di permanenza alla guida (unico preside per due volte consecutive) in entrambe Facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Manca (1988/1995)</p>
<p style="text-align: justify;">La Facoltà di Magistero ha conosciuto un periodo di crescita culturale e di mutamenti significativi per meglio adeguarsi alle nuove esigenze dell&#8217;Università italiana. L&#8217;istituzione di commissioni permanenti e specifiche in seno  al Consiglio di Facoltà&#8217; ha portato ad uno snellimento delle procedure burocratiche e ha chiamato i docenti ad una maggiore responsabilità nella conduzione delle molteplici attività&#8217; che l&#8217;Università impone. Una partecipazione più attiva dei docenti negli organismi consultivi e gestionali, locali e nazionali dell&#8217;Università ha dato un notevole impulso alla risoluzione dei numerosi problemi ancora irrisolti nella nostra Facoltà. Grazie all&#8217;intensa attività delle Commissione Didattica e di quella Giuridica.  È notevolmente migliorato il rapporto docente-studente con l&#8217;applicazione e l&#8217;osservanza delle leggi che richiedono la presenza in sede di tutti i docenti nell&#8217;espletamento della maturate responsabilità in ordine alla didattica, al tirocinio e alla produzione culturale. La pubblicazione della Guida dello Studente entro il primo Agosto di ogni anno, data di inizio delle iscrizioni all&#8217;Università, ha notevolmente facilitato il lavoro di orientamento e di tirocinio. A queste commissioni si deve anche l&#8217;organizzazione e l&#8217;inizio del Corso di Diploma Universitario in Beni Culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione Edilizia ha svolto un&#8217;intensa ed articolata attività all&#8217;inizio nell&#8217;adattamento dei locali esistenti alle reali e rinnovate esigenze della Facoltà e poi nella progettazione di un terzo lotto, da adibire ad aule didattiche  con annessa aula magna. Sono stati quindi reperiti i fondi necessari per la realizzazione di tale opera: 2 miliardi dalla Regione Sarda e 2 miliardi dal Comune di Sassari, che vedeva così risolto il problema dell&#8217;utilizzazione delle cisterne sottostanti ai giardini attigui ai due primi caseggiati della Facoltà. È stata quindi progettata la costruzione di parcheggi sotterranei e richiesta la relativa copertura finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasformazione della Facoltà di Magistero in Facoltà di Lettere e Filosofia ha notevolmente ampliato le prospettive di studio degli studenti con la creazione di nuovi corsi di laurea e nuovi indirizzi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Facoltà ha quindi promosso una serie di iniziative che comprendevano contatti diretti con le altre università &#8211; in particolare con quella di Cagliari &#8211; e con organismi politici economici e amministrativi locali, regionali e nazionali al fine di collaborare e mettere a disposizione le proprie conoscenze e competenze nel processo di crescita sociale e culturale del popolo sardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati altresì resi operanti ed intensificati i programmi con accordi e scambi culturali con altre Università europee e americane in applicazione dei programmi Erasmus, Socrates e quant&#8217;altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Attilio Mastino (1995-1998)</p>
<p style="text-align: justify;">Il triennio 1995-98, è ancora troppo vicino a noi per consentirci di tracciare un bilancio definitivo appena credibile: forse posso dire che i tre anni appena trascorsi hanno rappresentato insieme un&#8217;avventura personale entusiasmante ed uno straordinario momento di crescita per la Facoltà di Lettere e Filosofia, che ha coinciso con la nascita della nuova Facoltà di Lingue e Letterature straniere (originata dal Corso di laurea omonimo), con la discussione delle prime tesi per il diploma universitario in operatore dei Beni Culturali, con l&#8217;istituzione del nuovi corsi di laurea in Scienze dell&#8217;educazione ed in conservazione dei Beni Culturali, con il progressivo assorbimento degli iscritti ai corsi di laurea di Materie Letterarie e di Pedagogia (della vecchia Facoltà di Magistero e della stessa Facoltà di Lettere), con la nascita del Comitato di proposta della Scuola di specializzazione per insegnanti, con l&#8217;avvio dei nuovi Dipartimenti e Centri di spesa autonomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del triennio, la Facoltà è cresciuta come numero di studenti, come numero di ricercatori, di docenti e non docenti, anche se si è verificata una riduzione dopo la gemmazione della Facoltà di Lingue con una progressiva differenziazione e qualificazione dell&#8217;offerta didattica, di cui siamo orgogliosi. L&#8217;immagine esterna della Facoltà è senz&#8217;altro migliorata, si sono estesi i rapporti con il territorio ed a livello di Ateneo: abbiamo verificato un deciso salto di qualità, uno sforzo crescente per migliorare le strutture, per garantire i servizi indispensabili, per favorire una partecipazione responsabile degli studenti alla vita degli organi accademici: anche attraverso la trasformazione degli ordinamenti didattici, la Facoltà ha combattuto gli abbandoni, la dispersione, il fenomeno dei fuori corso, incrementando le ore per il tutorato, l&#8217;orientamento ed il tirocinio: la risposta è stata un aumento costante delle immatricolazioni, fino ai circa 3200 iscritti dell&#8217;anno accademico 1997-98 (cui vanno aggiunti i circa 1300 iscritti della Facoltà di Lingue). È aumentato il numero dei dottorati di ricerca, mentre i fondi destinati al miglioramento della didattica e provenienti dalle tasse degli studenti sono stati fruttuosamente impiegati soprattutto per l&#8217;acquisto di nuove attrezzature: il Laboratorio di informatica (venuto a costare circa 200 milioni), diretto dal dott. Piero Borelli, e la Rete di Facoltà, progettata secondo i criteri dell&#8217;Autorità per l&#8217;Informatica nella Pubblica Amministrazione (con una spesa iniziale di circa 220 milioni, interamente a carico dell&#8217;Ateneo), sono stati la risposta non solo alle esigenze degli studenti del Corso di laurea in Scienze dell&#8217;educazione e del Corso di diploma di Operatore dei Beni Culturali, che hanno nel loro curriculum di studi la disciplina di &#8220;Informatica&#8221;, ma anche un indispensabile passaggio per una qualificazione dell&#8217;attività di ricerca.  		Il consistente capitolo di spesa destinato al miglioramento per la didattica, è stato inoltre impiegato per l&#8217;arredamento di alcune aule e per la sala studenti; inoltre per le attrezzature didattiche dislocate presso gli Istituti ed i Dipartimenti, per l&#8217;attività di sostegno ed integrative alla didattica, per le attrezzature del corso di diploma, per la stampa della Guida dello studente e del volumetto sui Regolamenti didattici, per iniziative autogestite e per attività teatrali e del tempo libero degli studenti, per borse di studio di partecipazione a convegni e per i viaggi in Italia ed all&#8217;estero, infine per le necessità didattiche di alcuni studenti portatori di handicap.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impegno prioritario della Presidenza ha riguardato l&#8217;ultimazione delle strutture edilizie, in modo da superare l&#8217;emergenza che ci ha costretto a dislocare non poche lezioni ed esercitazioni in locali distanti dalla Facoltà: si è andato definendo d&#8217;intesa con l&#8217;Amministrazione Comunale un accordo sul problema della destinazione per i laboratori delle cisterne dell&#8217;ex Acquedotto, dell&#8217;assegnazione alla Facoltà di una parte del Centro Culturale dell&#8217;ex Mattatoio e della realizzazione dei nuovi parcheggi tra Via Dante e Via Diaz. È stato ottenuto un finanziamento di 3 miliardi dal Consiglio Regionale, che si aggiungeranno ai consistenti finanziamenti edilizi messi a disposizione dall&#8217;Ateneo e dal Ministero dell&#8217;Università.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano della ricerca scientifica, allo scopo di raggiungere migliori livelli di efficienza, è stata favorita la dipartimentalizzazione della Facoltà, anche attraverso intese tra Istituti delle Facoltà umanistiche per la nascita di Dipartimenti interfacoltà: sono scomparsi gli Istituti di Filologia Classica, di Filologia Moderna e di Antichità, Arte e discipline etno-antropologiche; sono nati il Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell&#8217;Antichità ed il Dipartimento di studi etno-antropologici, filosofici, artistici e filologici. L&#8217;Istituto e Laboratorio di Geografia si è aggregato ad un nuovo centro di spesa, così come sono nati i centri di spesa autonomi dei Servizi Generali della Facoltà, del Centro linguistico di Ateneo e della Biblioteca interfacoltà (Lettere e Filosofia e Lingue e Letterature straniere): il nuovo statuto della Biblioteca ha previsto un incremento consistente delle attività, con un&#8217;apertura ad un&#8217;utenza sempre più ampia e con nuovi servizi, compreso il collegamento con altre banche dati.  In tema di lingua e cultura sarda, la Facoltà ha assunto alcune iniziative pubbliche ed ha iniziato a rappresentare in Sardegna un preciso punto di riferimento, dopo la nuova approvazione da parte del Consiglio Regionale della legge in materia: ma anziché prospettare una chiusura, un ripiegamento della Facoltà sulla Sardegna, ci si è proposti di fare di Sassari e dell&#8217;Isola un punto di partenza per un&#8217;attività di ricerca che si qualifichi progressivamente sul piano nazionale ed internazionale: in questo senso sono stati sostenuti i convegni internazionali, i seminari, gli incontri, le conferenze, le mostre fotografiche, che hanno comportato un arricchimento della rete di rapporti della nostra Facoltà con altre istituzioni scientifiche italiane e straniere, anche attraverso la stipula di accordi culturali, l&#8217;assegnazione di lauree ad honorem, l&#8217;incremento di iniziative di ricerca (INTERREG Sardegna-Corsica), l&#8217;estensione dello scambio di studenti, con adeguati servizi e con la promozione dei programmi interuniversitari di cooperazione ERASMUS-SOCRATES, che hanno coinvolto un ampio numero di studenti. La Facoltà ha destinato i fondi del capitolo di bilancio per il miglioramento della didattica anche per incrementare la mobilità studentesca ed in particolare per l&#8217;emissione di biglietti aerei pre-pagati. Il tutto per quanto possibile in un quadro complessivo di programmazione e con una puntuale informazione sulle iniziative in corso, che è stata garantita anche attraverso l&#8217;acquisto di spazi sul manifesto murale &#8220;Tam Tam&#8221;, curato dai nostri studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano del metodo, ci siamo sforzati di garantire la massima trasparenza a tutto il processo decisionale, assicurare una tempestiva informazione, combattere gli sperperi e dare un segnale di serietà e di onestà, così come è stato in precedenza. La Presidenza è stata aperta a tutti ed è stata garantita la trasparenza degli atti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al centro della vita della Facoltà abbiamo collocato il mondo degli studenti: da qui l&#8217;impegno per migliorare concretamente la qualità della vita degli studenti, evitare disagi, allestire nuove aule didattiche, laboratori, biblioteche, assicurare l&#8217;apertura serale della Biblioteca interfacoltà; ma anche fornire opportunità di scambi culturali, di viaggi, di scavi archeologici in Italia e all&#8217;estero, attraverso un&#8217;informazione costante nel tempo. È stato garantito un più efficiente servizio di tutorato presso gli Istituti ed i Dipartimenti ed è stato approvato il nuovo regolamento didattico di Facoltà. È stato fissato un calendario più rigido per l&#8217;esame dei piani di studio, in modo che già nel mese di gennaio gli studenti hanno in genere potuto conoscere le decisioni del Consiglio di corso di laurea.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che rischiava di diventare una Facoltà di periferia, si è mossa con autorevolezza, fino a diventare un punto di riferimento qualificato, soprattutto in alcuni settori disciplinari, in campo nazionale ed internazionale: nel momento in cui in Europa si parlava della possibile abolizione del valore legale dei titoli di studio, si è avviato un processo di crescente competizione tra le diverse sedi, per assicurare una migliore qualificazione e per rispondere alla logica di mercato. La nostra Facoltà ha pensato di resistere qualificando la sua offerta.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là dei toni un poco trionfalistici che spero mi verranno perdonati, non ignoro che molte disfunzioni o insufficienze sul piano organizzativo non sono state superate, che molte speranze sono andate deluse, che molti progetti sono rimasti incompiuti e sono stati ereditati dal Preside Giuseppe Meloni, che mi ha assistito nei tre anni precedenti come Vice Preside; eppure abbiamo tentato, con passione e con entusiasmo, di trovare operativamente soluzioni concrete, di scoraggiare l&#8217;assenteismo e la dispersione, di ridurre la durata dei tempi necessari per ottenere la laurea e di favorire una partecipazione attiva degli studenti alla didattica. Non sono poche le soddisfazioni che ci sono arrivate proprio da questa parte.</p>
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		<title>Società e istruzione ad Alghero (1861-1945) di Angelino Tedde</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:35:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[storia della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[La storica numerosa presenza di studenti algheresi presso l&#8217;Università di Sassari dalla Riforma Bogino (1863) fino all&#8217;emanazione della Legge Casati (1859) così come rilevato dall&#8217;indice di provenienza degli studenti del catalogo dei graduati  presso la medesima Università per un verso, la richiesta rivoltami dalle attuali numerose universitarie algheresi  della Facoltà umanistica (Magistero prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-337.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2833" title="images-3" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-337.jpeg" alt="images-3" width="128" height="81" /></a>La storica numerosa presenza di studenti algheresi presso l&#8217;Università di Sassari dalla Riforma Bogino (1863) fino all&#8217;emanazione della Legge Casati (1859) così come rilevato dall&#8217;indice di provenienza degli studenti del catalogo dei graduati  presso la medesima Università per un verso, la richiesta rivoltami dalle attuali numerose universitarie algheresi  della Facoltà umanistica (Magistero prima e Lettere e Filosofia poi) di preparare la tesi di laurea con me per l&#8217;altro verso, ha dato luogo alle ricerche storiche a cui accennerò in questo contributo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-439.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2834" title="images-4" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-439.jpeg" alt="images-4" width="110" height="83" /></a>Occorre, inoltre, tner presente che la plurisecolare tradizione delle istituzioni scolastiche ed educative algheresi  risalenti in forme più organizzata  al XVI, (con la  presenza della sede vescovile e del seminario  prima e  del collegio gesuitico poi , hanno favorito la costituzione di preziosi archivi storici: quello ecclesiastico, quello comunale, quello scolastico e quello privato dei Guillot, dando un forte stimolo alla rinascita contemporanea degli studi catalani e al  recupero della memoria storica della città, e facendo di Alghero un laboratorio vivace di studi locali. Un modello  da seguire per il recupero storico di altri medi e piccoli  dei 378 comuni sardi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-530.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2835" title="images-5" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-530.jpeg" alt="images-5" width="89" height="119" /></a>Già alcuni anni alcuni anni fa suggerivo ad una mia allieva la predisposizione di un repertorio bibliografico e archivistico su Alghero che costituisse  un vero e proprio strumento di ricerca per gli studiosi,  da trasferire in un secondo tempo in internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Alghero, insomma, è possibule portare avanti degli studi, perché sono presenti le infrastrutture culturali  che lo permettono: il Municipio, la Chiesa, la Scuola, i Guillot. La cura dimostrata per gli archivi hanno posto le premesse per l&#8217;effettuazione di queste ricerche.Sono presenti, inoltre, nella città risorse umane capaci di effettuarle, trasformandole in offerta culturale per i cittadini e per i visitatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-822.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2836" title="images-8" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-822.jpeg" alt="images-8" width="107" height="106" /></a>L&#8217;algherese Irene Serra, già laureata in materie letterarie presso la nostra Università, attualmente collaboratrice del prof. Luciano Pazzaglia, presso la cattedra di storia della scuola e delle istituzioni educative dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, già avviata agli studi da Rafael Caria, mi chiese di intraprendere gli studi storico-educativi e in quella circostanza la indussi ad effettuare una ricerca negli archivi algheresi sull&#8217;asilo aportiano di Alghero di cui poco si sapeva. Il lavoro fu coronato dal successo per la messe di documenti che vennero alla luce grazie al suo acume archivistico e ad una naturale capacità euristica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-922.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2837" title="images-9" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-922.jpeg" alt="images-9" width="74" height="106" /></a>Io stesso le diedi la possibilità di pubblicare un primo articolo in un volume collettaneo da me curato e successivamente ebbi modo di affidarla alla direzione del prof. L. Pazzaglia, sotto la cui guida ha esteso la ricerca sugli asili aportiani nell&#8217;isola pubblicando recentemente un pregevole articolo sulla prestigiosa rivista,&#8221;Annali di storia dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche&#8221; diretta dallo stesso Pazzaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1017.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2838" title="images-10" src="http://www.angelinotedde.com/wp-content/uploads//images-1017.jpeg" alt="images-10" width="82" height="61" /></a>Sappiamo ora che  detto asilo fu ideato tra il 1844 e il 1848 da notabili laici ed ecclesiastici e fu attivo nell&#8217;anno scolastico 1848-49, grazie ad un primo iniziale entusiasmo dei promotori che, esclusi dalla presidenza per statuto, tolsero il loro appoggio finanziario, interrompendo un&#8217;iniziativa che poneva Alghero alla pari di molte città italiane nel ripondere ai pressanti bisogni dell&#8217;infanzia dell&#8217;epoca. Lo stesso Aporti aveva inviato dalla città da Cremona la maestrina Luigia Sghia che, chiuso l&#8217;anno scolastico, dovette ripartire per il continente . Apprendiamo anche delle iniziative portare avanti a Sassari dal Consiglio di Amministrazione dell&#8217;Orfanotrofio delle Figlie di Maria e della conseguente istituzione di un asilo, autonomo nelle gestione educativa dello stesso Istrituto e diretto dalle Figlie della Carità a partire dal 1860. Non fu estranea al funzionamento di detto asilo la Congregazione Comunale del Comune di Sassari . Daltra parte, alcuni anni prima (1856) era stto istituito presso  Il Pio Istituto Cassa &#8220;Carlo Felice&#8221; un altro asilo aportiano a Cagliari che più tradi andrà incontro ad un florido sviluppo grazie all&#8217;opera della Figlia della Carità Suor Calcagno . A questo, alcuni anni più tardi si aggiunse l&#8217;asilo ugualmente cagliaritano di Marina e Stampace, diretto dalla maestra Marina Manara egualmente di formazione aportiana. Dell&#8217;iniziativa di un asilo aportiano a Nuoro, per quanto povero di dati archivistici, si ha ugualmente notizia che esso ebbe inizio nel 1869 . Quello di Alghero, tuttavia, resta nell&#8217;ordine di costituzione il prototipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente, stimolato anche dalla vivacità culturale degli intellettuali algheresi, ma soprattutto  dalla fondamentale opera di A. Nughes, Alghero. Chiesa e società nel XVI secolo indirizzai le mie  laureande sul versante delle istituzioni scolastiche. Si cominciò così  con due tesi, una sulle vicende e sugli alunni del seminario diocesano di Aghero, tra Otto e Novecento, ad opera di Maria Antonella Ledda   e l&#8217;altra sul più recente monastero delle clarisse di Monte Agnese  ad opera di Carmen Caria.</p>
<p style="text-align: justify;">Si poté in tal modo avere uno spaccato sulle due istituzioni educative, l&#8217;una maschile l&#8217;altra femminile, che secondo le loro finalità,  svolsero svolto una funzione significativi sia pure in tempi diversi nella vita formativa della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Il seminario nell&#8217;otto e nel Novecento diede ospitalità, studio e formazione ai futuri operatori religiosi della diocesi, ma altresì a quel 95% di alunni che, rintrati in famiglia, grazie alla formazione ricevuta,  s&#8217;inserirono agevolmente nella classe dirigente laica che promosse, dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia, l&#8217;ammodernamento delle isituzioni dei loro centri urbani e rurali non solo vicini alla città catalana, ma anche lontani, data la configurazione territoriale che dalla metà del Cinquecento ha preso la diocesi di Alghero come documenta lo stessso A. Nughes.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunità delle clarisse, invece,  di recente costituzione ad Alghero,  perpetua la tradizione algherese di donne consacrate, ospitando e formando spiritualmente, secondo la regola francescana più antica, (le monache vivono di elemosina),  giovani  e non giovani donne che aspirano alla vita monastica, abbandonando definitivamente il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da queste primi studi ebbe inizio la realizzazione di un progetto organico più ampio di ricerche sulla storia della scuola e delle istituzioni educative algheresi tra &#8216;800 e &#8216;900 .</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studi, portati avanti dalle giovani studiose ci hanno dato così un&#8217;ampia visione delle vicende educative e scolastiche algheresi nel contesto di una società che tra il 1848 e il 1945 è andata evolvendosi e crescendo sul piano economico e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi lavori, condotti rispettivamente dalle ormai dottoresse in Pedagogia Anna Piga, Albertina Caria, Loredana Mellai, Maria Cristina Pisapia, Rita Baldinu, Raffaelina Mura, Antonietta Celestini, Verdina Vacca, si mettono in risalto i progressi fatti dalla società  algherese nel difficile cammino dell&#8217;alfabetizzazione delle giovani generazioni sia nel periodo del governo subalpino sia in quello del governo unitario sia nel  periodo fascista.</p>
<p style="text-align: justify;">La metodologia da essi seguita rientra nei canoni della nuova storia che tenta di ricostruire non solo i grandi avvenimenti, ma anche quelli più modesti che li sottendono. In queste ricerche assume valore quindi la storia locale con i suoi protagonisti più umili come sono gli scolari e i maestri, colti nella loro quotidianità, nei loro piccoli problemi, nei loro drammi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra componente metodologica è stata l&#8217;opzione per la ricerca archivistica, evitando per quanto possibile, l&#8217;uso di fonti letterarie non adeguatamente documentate.  Sono stati consultate in tal modo e spesso trascritte e regestate moltissime delibere del consiglio comunale, relazioni e lettere dei maestri ai sindaci che dal 1860 al 1945 sono stati a capo dell&#8217;istruzione primaria, relazioni  dei direttori didattici,  cronache dei maestri del periodo fascista; sono stati ricostruiti  curricula di scolari, profili di maestri; riportati alla luce progetti e ristrutturazioni di edifici scolastici con particolare attenzione al grande caseggiato scolastico del Sacro Cuore, edificato secondo i canoni estetici del primo Novecento ispirati all&#8217;eclettismo; infine, sono state pazientemente rinvenute presso archivi  privati familiari fotografie  di maestri e scolaresche, di  manifestazioni  ginniche e anche di spartiti musicali del XX secolo d&#8217;uso presso la scuola elementare. Da aggiungere a questo proposito anche  la tesi di Valentina Canelles che ha cercato di ricostruire i momenti più salienti della storia  dell&#8217;Istituto Artistico Musicale G. Verdi .</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta naturalmente di una ricca serie di documenti che possono essere consultati nelle copiose appendici documentarie delle tesi, depositate nell&#8217;archivio comunale e nella biblioteca del Dipartimento di Storia dell&#8217;Università di Sassari le cui cui relazioni, ci auguriamo possano costituire uno dei sei volumi previsti dal recente convegno da me organizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò si aggiunga l&#8217;inventario di tutti i registri scolastici rinvenuti sia nell&#8217;archivio comunale sia in quello scolastico dal 1860 al 1945 essenziale strumento di ricerca per coloro che vorranno indagare sulle vicende scolastiche dell&#8217;istruzione primaria algherese .</p>
<p style="text-align: justify;">Le giovani studiose hanno cercato di ricostruire la complessa storia dell&#8217;istruzione primaria nell&#8217;arco di quasi un  secolo (1860-1945), mettendo in risalto l&#8217;impegno degli amministratori comunali  e degli operatori scolastici nel dare risposte adeguate ai concreti ed emergenti bisogni delle giovani generazioni  della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Emergono così vivaci spaccati del dibattito politico e amministrativo del maggior consesso cittadino, per la risoluzione dei problemi dell&#8217;istruzione primaria, quadri di vita scolastica, numerose carriere scolastiche di scolari, i contenuti stessi dell&#8217;insegnamento, la didattica e le problematiche connesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Passano davanti ai nostri occhi, a guisa di vivaci sequenze di filmati realistici, un popolo di scolari, specchio dei variegati strati sociali della città: i ben vestiti e nutriti figli dell&#8217;aristcrazia e  borghesia, quelli mediamente curati del piccolo ceto medio, ma anche scolari trasandati e sofferenti degli strati sociali meno abbienti abitanti nei quartieri malsani del centro storico. Un popolo di bambini che a fatica, ogni giorno, bello o brutto, avanza lentamente, gradualmente, ma anche inarrestabilmente verso la conquista del dirtto all&#8217;infanzia e all&#8217;alfabeto. Alcuni faranno solo capolino nelle disadorne e fredde aule scolastiche e non si vedranno più, altri frequentaranno, con assenze legate al ciclo del tempo, per un anno o due anni e scompariranno dall&#8217;ambiente scolastico, paghi di aver appreso appena a leggere, a scrivere e a far di conto con difficoltà, avviati precocemente al lavoro, per contribuire al sostegno delle loro povere famiglie, altri conseguiranno i gradi  dell&#8217;obbligo, avviandosi poi al commercio, alle piccole industrie artigiane o, per i più fortunati, a proseguire gli studi nel locale ginnasio e successivamente al Licezo &#8220;D. Azuni&#8221; o &#8220;Canopoleno&#8221; di Sassari e nella stessa Università. Vi sarà poi uno stuolo di bambini e bambine, affette dal tracoma, dalla malaria, dalla scrofolosi, dalla tbc, dalla cecità o dalla sordità che per un certo periodo la scuola escluderà, ma che l&#8217;operosità delle Dame di Carità di Alghero e delle numerose presenze delle Congregazioni religiose, accoglierà negli appositi istituti, perché vengano curati, assistititi, educati e istruiti. Altri, infine, da mignons del carrer  si avvieranno alla microdelinquenza e a destini meno felici  .</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri, col tempo sempre più le maestre, richiamano la nostra attenzione. Forniti inizialmente della patente inferiore, man mano andranno crescendo culturalmente, conseguendo quella superiore e più tardi  svariate qualificazioni, specie in cocomitanza con il loro riscatto professionale tra la fine dell&#8217; Ottocento e i primi decenni del Novecento. Un certo numero conseguirà il titolo di direttore didattico, altri frequenteranno corsi di lavori donneschi, di agricoltura, di igiene, di psicologia e di pedagogia. Non appena si offriva loro l&#8217;occasione di una crescita professionale una buona percentuale si entusiasmava e accresceva le proprie competenze; un certo numero otterrà benemerenze ufficiali sia tra il 1860 e 1922 sia nel periodo fascista, quando diventeranno pubblici ufficiali,  talvolta infastiditi da gerarchetti pedanti che li rimproverano per il loro essere tiepidi col regime o per la frequenza del circolo cattolico. Ammirevoli le maestre delle classi dei bimbi tracomatosi. Risaltano anche belle figure di direttrici e direttori didattici, a tratti tutti d&#8217;un pezzo, coscienti della loro missione, a volte pedanti a volte tolleranti, ma comunque tutti interessati al buon andamento della scuola catalana.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo il mondo della scuola che le nostre ricercatrici hanno ricostruito. Non si sono accontentate di questa ricostruzione però. Hanno rivolto lo sguardo anche verso la società algherese che man mano cresce demograficamente, tende a variegarsi e a connottarsi italianamente, giungono nell&#8217;Alghero ottocentesca, man mano, famiglie dai più lontani centri diocesani, dalle regioni del Nuorese, dai paesi vicini, ma anche dalla Liguria, dal Piemonte, dalla Toscana, dalla Corsica, dalla Campania, dalla Sicilia, dall&#8217;Isola di Ponza, da varie contrade dell&#8217;Isola. Le famiglie di origine catalana intessono alleanze familiari, accolgono e assorbono man mano i nuovi arrivati con tolleranza con simpatia, molti si appropriano arricchendolo del catalano algherese e si va verso una città che cresce e che accresce i suoi interessi economici, la sua cultura</p>
<p style="text-align: justify;">Cresce, dopo un periodo di sbandamento in seguito all&#8217;Unità d&#8217;Italia anche l&#8217;azione della Chiesa in questo espandersi della città, la sua missione di inculturare cristianamente la nuova città che si affaccia al nuovo secolo, alle alterne congiunture economiche di fine secolo e alla ripresa del periodo giolittiano, ai danni della Grande Guerra e alla normalizzazione del periodo fascista che con l&#8217;arrivo dei Ferraresi prima e dei Giuliani  poi arricchirà il territorio comunale di nuovi ceppi familiari rendendo vivibile e, gradualmente, quelle paludi bonificate daranno respiro e vita alla citta &#8220;di fondazione&#8221;  che è Fertilia e la circostante Nurra favorendo così il mutamento del precedente paesaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresce anche una classe dirigente fortemente selezionata presso il Regio Ginnasio, soltanto il 25% degli studenti supererà il quinquennio, fra quelli che tra la fine dell&#8217;Ottocento accoglierà, comprese le sue prime 80 studentesse delle quali nessuna conseguirà la licenza ginnasiale.Tra il 1900 e il 1945 esse costituiranno oltre il 40% degli studenti e 150 conseguiranno la licenza ginnasiale. La selezione anche in questo scorcio di secolo considerato sarà dura: non più del 26%  dei frequentanti conseguirà la licenza ginnasiale.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;approfondimento dell&#8217;istruzione primaria ha fatto seguito così la compilazione del catalogo degli studenti e delle studentesse del locale Ginnasio, succeduto alle cinque classi del trivio e quadrivio dei gesuiti, alle sette classi della Riforma Bogine del 1760, alle Regie Scuole del 1774  e infine, dal 1861, al Regio Ginnasio Giuseppe Manno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è proceduto alla catalogazione di quasi duemila studenti e studentesse ginnasiali, in gran parte algheresi, ma provenienti anche dai paesi vicini e da quelli più lontani dei centri che fanno parte dell&#8217;enclave diocesana che come si sa raggiunge quasi il cuore dell&#8217;isola e che ha  da secoli in Alghero l&#8217;autentica capitale morale e culturale per la formazione della classe dirigente, fortemente selezionata, ma anche antesignana dell&#8217;emancipazione delle giovani generazioni femminili data la  presenza del 10% di studentesse ginnasiali tra il 1860 e il 1911 e di oltre il 40% tra il 1912 e il 1945.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è cercato quindi, anche se con notevoli difficoltà, di ricostruire la storia stessa dell&#8217;istituzione classica in correlazione allo sviluppo della città. Con un ulteriore impegno di gruppo si potrà procedere a mettere a punto uno studio unitario sulla storia della scuola e delle istituzioni educative ad Alghero a partire dalla scuola normale  di Carlo Felice (1823) a quella del periodo fascista (1943) grazie ad altre ricerche portate avanti all&#8217;interno dell&#8217;inseganmento di Storia della scuola e delle istituzioni educative della nostra Università .</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le istituzioni educative si è in grado ormai di tracciare un completo profilo delle risposte date dalla città al problema dell&#8217;educazione infantile e femminile sia nell&#8217;ambito della storia degli asili come in quella degli istituti educativi e assistenziali le cui educatrici  vennero dai vari istituti di perfezione che già dagli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento, ma soprattutto nel corso del Novecento, operarono in Alghero con vario e originale impegno . I fondi archivistici della Congregazione di Carità offrono ai nostri studi ampio respiro. Voglio citare  la significativa esperienza del Laboratorio Sannino del 1874 il cui scopo fu quello</p>
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<p style="text-align: justify;">&#8220;di raccogliere le fanciulle povere del paese, e specialmente quelle che, avendo raggiunto l&#8217;età di anni sette, non possono più rimanere nell&#8217;asilo, istruirle nei lavori donneschi e massime in quelli di maglia, cucito taglio e ordinario ricamo, riputati necessari ad ogni buona ordinata famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;educazione morale e religiosa, le fanciulle riceveranno giornalmente due ore di istruzione letteraria la mattina, ed una la sera perché si esercitino e perfezionino nel leggere, scrivere e numerare&#8221;.</p>
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<p style="text-align: justify;">Un cenno particolare tuttavia è doveroso fare alla ricerca, premiata dalla fondazione Josef Sanna, e discussa nel marzo del &#8216;98 presso l&#8217;Università di Sassari della quale è autrice la dr.ssa Maria Cristina Pisapia dal titolo Il canto e la musica nelle scuole elementari di Alghero durante il periodo fascista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per uqesta tesi si è potuto beneficiare della consulenza illuminata del compianto prof. G. Sassu,etnomusicolo sassarese che ha operato a livello nazionale e internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio si articola essenzialmente in due parti, nella prima, utilizzando soprattutto fonti letterarie M. C. Pisapia tratta dei momenti nodali del periodo storico che va dall&#8217;avvento del fascismo alla sua caduta con particolare approfondimento sulla scuola e  i suoi programmi dalla riforma Gentile alla Carta Bottai in Italia e in Sardegna, soffermandosi sulle motivazioni e sull&#8217;impulso dato dal regime  allo studio della musica e del canto fino ad allora scarsamente curati quando non del tutto ignorati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda parte, quella che costituisce un contributo originale, utilizzando soprattutto le fonti archivistiche scolastiche della primaria scuola elementare di Alghero, la giovane studiosa fa risaltare il graduale inserimento  di queste discipline nella pianificazione scolastica dei maestri, la loro progressiva attuazione sia pure in mezzo a tante contraddizioni dovute alla scarsa preparazione degli stessi maestri in questi settori disciplinari, con l&#8217;impegno dei soliti  bravi maestri e maestre amanti della musica e del canto che debbono sobbarcarsi l&#8217;immane fatica di addestrare  i numerosi scolari alla musica e al canto in vista anche delle manifestazioni ufficiali nella quali dovevano pure ben figurare.</p>
<p style="text-align: justify;">Emergono così dai registri i canti più ricorrenti legati al ciclo del tempo e della vita,  delle liturgie religiose e civili suddivisi in canti corali religiosi, canti corali patriottici, canti ricreativi, canti regionali. Per tutti, in un&#8217;ordinata appendice, seguono i testi e gli spartiti musicali, evidente segno della buona educazione corale di M. C. Pisapia e della capacità di destreggiarsi nella conoscenza di questa disciplina.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo studio costituisce un modello esemplificativo di quasi tutti i lavori portati avanti dalle giovani studentesse algheresi nel momento del coronamento dei loro studi universitari. Al loro impegno si deve inoltre se oggi possediamo come strumento essenziale di lavoro l&#8217;inventario di tutti i registri scolastici giacenti in parte presso l&#8217;archivio comunale e in parte presso gli archivi scolastici della città che accanto all&#8217;archivio storico diocesano e a quello privato dei Guillot conservano la preziosa e alterna storia di questa città singolare. Per gli storici dell&#8217;educazione e delle istituzioni scolastiche questi archivi costituiscono un&#8217;inesauribile fonte della memoria storico-educativa da cui le giovani studiose algheresi  vanno ormai da anni attingendo,  alla ricerca del recupero di quell&#8217;identità storico-culturale che ogni città dovrebbe considerare un bene inestimabile dei propri cittadini .</p>
<p style="text-align: justify;">A questo lavoro si può aggiungere quello già citato effettuato da Valentina Canelles che sulla scorta dei documenti d&#8217;archivio ha tracciato un primo profilo storico dell&#8217;Istituto Artistico Musicale G. Verdi della stessa città  Alghero .</p>
<p style="text-align: justify;">Gli operatori culturali algheresi, appassionati e tenaci portano avanti queste attività  di ricerca da anni, anch&#8217;io nell&#8217;ambito del mio insegnamento presso la struttura umanistica dell&#8217;Università di Sassari, grazie anche all&#8217;entusiasmo di queste meravigliose &#8220;mignonas de l&#8217; Alguer&#8221;, ho inteso incoraggiare e incrementare le ricerche su questa singolare città sardo-catalana.</p>
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