Cenni biografici
D. Così da un giorno all'altro si vide
sulla strada!
R. Mi vidi sulla strada, con I soldi per rientrare
in Sardegna, ma che spesi per farmi un viaggio a Bergamo presso I parenti
di Suor Brambilla che volevano sistemarmi come istitutore in un convitto.
Per carità esclamai, con la clausura ho finito. Tornai in Sardegna,
anzi a Chiaramonti dove i miei parenti che mi avevano accolto da seminarista
non mi accolsero da laico, perciò rientrai a Sassari dove per un
mese dormii nei più disgraziati alberghetti di via Arborea, quasi
sempre a pancia vuota, ma con una grande fiducia nella Provvidenza.
D. E le suore?
R. La Superiora del collegio, viste deluse le
aspettative non volle manco vedermi, soltanto Suor Brambilla da una finestra
che dava sulla strada mi passava ogni giorno un panino imbottito.
D. E in seguito.
R. In seguito fui accolto come studente lavoratore
nel pensionato universitario della FUCI, diretto da don Enea Selis e per
un anno fui a posto e potei iscrivermi in Giurisprudenza.
D. Tra I suoi appunti leggo che Donna Laura, al
rientro dalla visita a Kennedy lo ricevette.
R. Mi chiese del mio stato e m'incoraggio ad andare
avanti sotto la guida di don Enea che nel frattempo mi invitò a frequentare
la FUCI allora formata dalla migliore gioventù cattolica universitaria
sassarese.
D. Come si trovò in quell'ambiente?
R. Pessimamente. I gruppi erano consolidati e
inconsapevolmente gli sconosciuti non vi erano accolti. Non così
nel pensionato dove si poteva familiarizzare a tavola e fuori.
D. Perché andò via dalla pensionato
universitario?
R: Fui chiamato dal sindaco di Chiaramonti come avventizio al Comune. L'esperienza
durò cinque mesi e me ne andai sbattendo la porta. A quel posto aspiravano
più di cento altre persone compresi alcuni parenti degli impiegati.
Capìta l'antifona me ne andai senza manco salutare. Non desideravo
elemosine, potevo fare anche da me.
D. Così si ritrovò ancora sulla
strada?
R. No. Mi campai con le lezioni private e dal
momento che le scuole medie erano alla ricerca di universitari mi presentai
ad una preside locale per avere un incarico. Mi rispose testualmente lasci
Giurisprudenza, si iscriva in Lettere e avrà il suo sicuro incarico
come insegnante di Lettere. Senza indugiare eseguii il consiglio, iscrivendomi
a Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Cagliari.
D. E così con lo stipendio di docente
poté mantenersi all’Università e risolvere i problemi
del vivere.
R. L’insegnamento mi permise anche di mettere
su famiglia e di mettere al mondo tre figli prima della laurea e un quarto
subito dopo.

Con gli studenti di Stintino (1961-1965)
D. Non ha messo troppe cose in cammino?
R. Certamente, tuttavia tra i 24 e i 30 anni si
possono fare molte cose; del resto ero temprato all’impegno costante
dall’educazione seminaristica. Le dirò di più, in quegli
anni cominciai a scrivere su La Nuova Sardegna” e, più tardi
fui iscritto all’albo regionale sardo dei giornalisti pubblicisti.
D. Quali approcci ebbe con docenti dell’Università
di Cagliari.
R. Positivi anche se sporadici per via dei miei
impegni scolastici. A tenermi informato su tutto ci pensò una collega
cagliaritana, ma di origine tempiese. Svolse per me un servizio eccellente
a tal punto che senza lei difficilmente avrei potuto prendere le firme,
procurarmi le dispense e sostenere gli esami.
Fu il mio angelo cagliaritano: da lei ebbi modo di conoscere tutti i docenti
prima di averli ascoltati, le loro “fissazioni”, le tendenze
e così via. Svolse per me un vero servizio d’intelligence che
mi permise di sostenere sia pure con due anni supplementari quasi tutti
gli esami.
D. Dei professori che cosa ricorda.
R. La nobiltà d’animo del prof. Alberto
Boscolo, la supponenza marxista del prof. Giuseppe Petronio, la preziosità
del prof. Vincenzo Ussani, la bontà del prof. Emilio Vuolo, la serenità
del prof. Marcello Lostia, la competenza del prof. Corrado Maltese, la pignoleria
del prof. Bruno Luiselli, la grande competenza del prof. Piero Meloni, solo
per citarne alcuni. Anzi a causa della difficoltà dell’esame
di quest’ultimo mi lasciai convincere da una collega a trasferirmi
a Genova dove diedi l’esame di Storia Romana con il prof. Mario Forni
e la prof. ssa Angela Franca Bellezza e potei laurearmi con il prof. Narciso
Nada e Raimondo Luraghi.
D. So che il prof. Piero Meloni lo ha sbattuto
fuori.
R. Non era facile superare quell’esame fatto
di date e numeri. Il prof. Meloni badava molto al quantum ed io con tutti
gl’impegni che avevo non potevo ricordare il numero delle navi romane
e cartaginesi della prima guerra punica o le date di nascita dei vari personaggi
romani.

Con gli studenti di Sennori (1965-1969)
D. Accenni a qualche soddisfazione.
R. L’esame di filologia romanza con il prof.
Emilio Vuolo e quello di storia dell’arte con il prof. Corrado Maltese
mi riempirono di soddisfazione. Due professori competenti, di alto livello
culturale, capaci di leggere nel linguaggio degli studenti le competenze
acquisite senza ricorrere a pedanterie.
D. Dica della laurea a Genova.
R. Eravamo nell’aprile del ’69 e I
sequestri imperversavano in Sardegna. L’argomento della tesi trattava
del banditismo sardo di metà Ottocento. La Commissione di laurea
mi sollecitò a parlare sull’argomento per tre quarti d’ora.
Fu una conversazione così piacevole e stimolante al punto che, entrato
con 91 punti, ne uscii con 99 su 110. Era il 21 aprile e fu per me e per
i miei familiari una giornata radiosa.
D. E dopo, professore.
R. Successivamente passai ad insegnare al Liceo
Convitto Canopoleno e quindi al Liceo Scientifico “Giovanni Spano”
di Sassari. Di lì a qalche anno mi abilitai a Cagliari in Lettere
per l’insegnamento nei Licei.

Gli studenti del Canopoleno (1969-1970)
D. Una bella soddisfazione.
R. Una soddisfazione di breve durata: io come
docente percepivo circa 250 mila lire, un impiegato della Sir con diploma
ne percepiva 300 mila. Con moglie e tre figli a carico, pagando 40 mila
d’affitto non si riusciva a vivere. Si ricorreva alle ripetizioni
che per l’abolizione degli esami di riparazione vennero drammaticamente
meno. "Carmina non dabant panem". Per soli duemila lire
svolgevo lezioni di Storia moderna presso la neonata Facoltà di Magistero.
Per fortuna mi commissionarono delle ricerche di vario genere: economia,
diritto, urbanistica, antropologia culurale: furono la mia salvezza. In
Quattro anno scrissi così tanto che per altri cinque non riuscì,
data la saturazione, a scrivere molto per me.

Universitario
D. Come ebbe inizio la sua carriera universitaria.
R. Più che una carriera fu una stazione,
la prima. Non appartenevo alla media o alta classe dirigente sassarese.
Avevo studiato fuori. Non avevo legami di sangue.. Fu il prof. Manlio Brigaglia
che su sollecitazione del prof. Pierfranco Catalano membro del primo Comitato
Tecnico della Facoltà di Magistero mi invitò a fare l’esercitazionista
per questa Facoltà per la cui nascita avevo partecipato al dibattito.
Per questo merito quadriennale potei accedere al concorso di contrattista
con borsa di studio di circa 250 mila lire al mese e conseguente servizio
di tre mezze giornate all’Università. Fu una svolta: nel rimanente
tempo libero potevo fare altro per tirar su la famiglia. Mi misi in condizioni
per accedere dopo 5 anni di contratto al concorso di ricercatore confermato.
Divenni così ricercatore senza mai ottenere uno straccio di incarico
per qualche disciplina del raggruppamento di storia moderna per accedere
poi ad associato. Alle mie spalle ci furono alcuni che pensarono al momento
opportuno ad affossarmi, mentre giungevano di tempo in tempo oves et boves
con incarichi e affidamenti disciplinari che permisero loro di far carriera.
Non mi lamento con la Provvidenza dalla quale ho ottenuto sicuramente più
di quanto meritassi, ma mi ha seccato l’indifferenza di alcuni colleghi
della buona borghesia sassarese.
D. Concluso questo periodo che altre attività
ha svolto.
R. Mi son dedicato totalmente alla ricerca oltre
che alla didattica.
D. Quali ambiti di ricerca ha curato?
R. Soprattutto la storia dell’infanzia e
dell’istruzione in Sardegna.
D. Verso quali modelli ha guardato nelle metodologie
delle sue ricerche.
R. Non ho avuto maestri universitari, ma ho tenuto
presente modelli che ho avuto modo di incontrare nel tempo all’interno
della Facoltà quali i professori Gian Paolo Brizzi, Luciano Caimi;
dei locali sicuramente per la metodologia della ricerca archivistica il
prof. Raimondo Turtas.
D. E degli esterni a chi ha guardato.
R. Sicuramente alla scuola di Luciano Pazzaglia
per le tematiche storico-educative; alla scuola di Andrea Riccardi per le
tematiche sul movimento cattolico; a Giorgio Campanini, Mario Cusinato per
le tematiche sulla famiglia.
D. Troppi continentali e un solo sardo.
R. Forse mi sono riconosciuto più vicino
allo spirito e agli ideali della mia formazione cattolica.



