Cenni biografici

All'età di 10 anni
Dall'intervista rilasciata ad una mia ex allieva nell'ottobre del 2003
L'età del collegio. Nel seminario del PIME.
D. Professore, può dirsi soddisfatto della
sua non breve esistenza?
R. Posso dirmi pienamente soddisfatto di quanto la
Provvidenza mi ha concesso, con tutte le riserve per le disgrazie avute, anche
se per ogni disgrazia mi ha sempre riservato una grazia.
D. Accenni pure a qualche disgrazia e conseguente
grazia.
R. Come lei sa sono nato nel suggestivo borgo di
Chiaramonti e lì ho vissuto fino a dieci anni, quando per una delle
solite tragedie familiari, ho perso entrambi i genitori e dovetti andare in
collegio.
D. Che cosa può dire di questo periodo?
R. Da adulto ho appreso d'essere stato un ex bambino
istituzionalizzato, altro stigma agli altri ricevuti dopo l'orfanezza. In realtà La
Casa Divina Provvidenza che mi ha accolto con la varietà dei suoi ospiti
era un vero e proprio villaggio, molto simile al mio paese: c'ercano anziani
e anziane, ragazze e ragazzi, pensionate importanti, e anche ragazzi e ragazze,
dolcini come li chiamava la nostra educatrice Suor Emma Brambilla.
Le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, di fondazione parigina,
fungevano da educatrici e i Preti della Missione cercavano di formarci spiritualmente.
Lo storico della Chiesa Mons. Damiano Filia celebrava sobriamente tutti i giorni
la Santa Messa nella nostra cappella.
Per il resto ho frequentato per un anno la scuola elementare di San Giuseppe
e poi la sezione staccata presso la Casa.
D. Certo non poteva sapere all'epoca che avrebbe scritto
un libro sulla Casa e ce lo avrebbe fatto portare agli esami.
R. Già, ma la storia dell'infanzia non l'ho
inventata io. D'altra parte l'infanzia non finisce mai d'essere a disagio.
Pensi agli asili-nido, alle scuole-convitto dove i bambini passano le giornate
dalle otto del mattino alle sei del pomeriggio perché le mamme sono
donne in carriera.
D. Non svicoli, professore, e mi dica qualcosa
sull'educazione collegiale.

All'età di 15 anni
R. Un'educazione suggestiva per tanti versi. Suor Brambilla era una bergamasca di origine borghese, affettuosa, ma irremovibile nella correzione delle mancanze. Inoltre era diplomata all'Istituto Tecnico di Bergamo per cui poteva aiutarci a fare I compiti e sapeva curare benissimo I rapporti scuola-famiglia.
D. E delle altre suore che cosa mi dice.
R. La maggior parte provenivano dall'Italia settentrionale.
Suor Clementina Fontana, la direttrice delle ragazze era emiliana, anche lei
sapeva usare la bacchetta e la dolcezza con le ragazze più disinvolte.
D. E delle suore sarde?
R. Erano ossessionate dalla promiscuità tra
ragazzi e ragazze e avrebbero voluto che fossimo dimessi. Questo era il pensiero
anche di molte Dame della Carità, ma Donna Laura Segni, presidente della
Casa, non la pensava così e la nostra Suor Emma riuscì a tener
testa alle pruriginose suore e dame fino a metà degli anni Sessanta.
D. Sembra quasi che nel collegio abbia dimenticato
il suo paese.
R. La nostalgia del mio paese, dei miei compagni,
delle feste, dei miei falchetti e delle tortore che mio padre non mi fece mai
mancare mi accompagneranno per tutta la vita.
D. Dopo gli oltre quattro anni trascorsi in collegio
dove si recò.
R. In seguito alla lettura in classe della vita di
padre Damiano De Veuster, l'apostolo dei lebbrosi, mi venne il desiderio di
farmi missionario. Dopo aver insistito tanto con Suor Emma fui mandato a Scarnafigi
nel Seminario Apostolico dei Preti della Missione dove frequentai il primo
anno della scuola media.
D. E successivamente?
R. Data l'inclemenza del clima dovetti rientrare
a Sassari e proseguire gli studi nel seminario diocesano.
D. Che cosa gli è rimasto di Scarnafigi
e del Piemonte in genere.
R. Il bel ricordo degli amici settentrionali pur
con i pregiudizi che avevano sull'Isola e sul Meridione, ma anche delle le
visite ai luoghi di Silvio Pellico, alle pendici del Monviso, al lago di Patria,
a Torino. Tutti luoghi che ho avuto modo di rivisitare più volte anche
da adulto.
D. Come visse i quattro anni dell'esperienza del
Seminario Turritano?
R. Varia, intense e impegnata. Vi trascorsi gli ultimi
due anni delle medie e i due anni del ginnasio.

Seminarista - 1956
Eravamo tanti e presi da un orario che non ti dava respiro: lezioni scolastiche, ore di studio, di meditazione e preghiera, di ricreazione e vacanze marine e montane. Come dimenticare il preparatissimo ed esigente professore di lettere delle Medie prof. Gavino Spanedda, che quando ti dava la sufficienza ti buttava il foglio per terra e dovevi raccoglierlo chinandoti per non darti troppe arie. Oppure il prof. Giuseppe Pittalis, ferrato in latino e in greco che sapeva farti sorridere tra una spiegazione e l'altra evocando i succulenti pranzi della Nurra. E poi il gigantesco professore di francese Alberto Santorre, missionario vincenziano già mio direttore a Scarnafigi. E il burbero-benefico Arcivescovo Mazzotti, spesso visitato dal padre Gemelli suo compagno darmi.
D. E i suoi compagni?
R. Quelli diventati sacerdoti come il comboniano
di Mores Paolo Serra, pio e attivo; quello spasso del canonico Pietro Desole,
diventato professore di Lettere, poeta, scrittore e intenditore d'arte. I dirigenti
scolastici scomparsi Pietro Scarpa e Antonio Giorgio Satta, ma anche altri
che si son fatti onore. Sarebbe lungo ricordarli tutti. I più sono usciti
nel corso degli studi e hanno seguito carriere medio-alte.
D. E lei?
R. Io concluso il ginnasio sono partito ad Aversa
(Caserta) tra i missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere dove ho
frequentato i tre anni del liceo.
D. E finito in ambiente napoletano.
R. Già, in realtà vi erano siciliani,
pugliesi, laziali: era rappresentato tutto il Meridione, solare, allegro, ironico
e colmo di pregiudizi sul nebbioso Settentrione. Nui simm napulitani, guaglio
paziamm.
Ho imparato a non prendermi troppo sul serio e a tirà a campà.
Ad essere meno permaloso e a prendere coscienza delle due italie antropologicamente
diverse.
D. E gli ideali missionari?
R. Ho cessato di sentirmi sardo e italiano per sentirmi
uomo del mondo. Ho avvertito il relativismo culturale e la povertà diffusa.
Le conversazioni con i missionari provenienti dalla Cina, dall'India, dalla
Tailandia, dalla Birmania, dal Brasile mi hanno fortemente arricchito.
D. E gli studi?
R. La Neoscolastica ci inondava quotidianamente con
le sue tesi e sillogismi, le sue problematiche lucidamente risolte. Inoltre
con maggior piacere le materie letterarie. Più ostiche per me le materie
scientifiche.
D. E i professori?
R. Il più brillante prof. Di Landa, da Mondragone,
sacrificato alle missioni per noi studenti, ben preparato in Italiano, ma anche
in Storia dell'Arte. Un uomo consacrato alle umane lettere. E poi lo scoppiettante
prof. di Greco, padre Coppola, il paziente padre Taddeo, prof. di Fisica e
Chimica e lo sferzante prof. di Filosofia padre Magnacca.
D. E dei Superiori?
R. Il rettore, la sofferenza umana, intensa quanto
il perenne fumo delle migliaia di sigarette che fumava, il padre Miele, dominus
et rex nella foresta Birmana per 30 anni, voglioso d'esserlo anche con noi,
che non essendo giovani di foresta ci ribellavamo. Io, poi, senza censura gli
andai a dire che era arretrato e incartapecorito. E lui paziente, buono e in
sofferenza per le mie letture proibite fuori orario. In genere riviste cattoliche
e Libertà, da lui definito un giornale di cronaca nera per impedirmene
la lettura. Voleva rompere l'ultimo legame che mi univa all'isola della quale
in quei tre anni provai una nostalgia profonda. In realtà nel quotidiano
cattolico sassarese erano indicate anche le partite di calcio che lui si vantava
di farcele vedere tutte. Il giornale lo metteva a nudo, quindi niente più Libertà.
D. Come mai dopo tre anni ha lasciato il PIME?
R. Un incauto padre provinciale mi mandò da
un gesuita come da una Sibilla cumana e questi decretò che non ero pasta
da fare ostie, ergo dovevo andarmene sia pure contro la volontà del
buon padre Miele che ci vide il tradimento di una vocazione. In realtà era
contro di me tutto il diritto canonico e l'eccessiva abbondanza di clero regolare
in quegli anni.










