Categoria: memoria e storia

“Controfigure” di Jadwiga Maurer Quando non c’era memoria ma solo trauma di Anna Foa

“Controfigure” è una raccolta di racconti di Jadwiga Maurer – a cura di Laura Quercioli Mincer (Firenze, Giuntina, 2011, pagine 213, euro 14) – una scrittrice polacca che vive negli Stati Uniti e scrive in polacco, ignota ai lettori italiani perché di lei era stato finora tradotto solo un racconto.

Jadwiga nasce in Polonia, a Kielce, nel 1932, in una famiglia di intellettuali ebrei al tempo stesso molto vicini al mondo della cultura ebraica e molto identificati con la patria polacca. La sua famiglia riesce a sfuggire alla sorte che le è riservata attraverso l’uso di “documenti ariani” e, come suggerisce la curatrice del libro, anche grazie “a una rimozione quasi totale del proprio passato, all’assunzione di biografie e fedi religiose posticce”.

Categoria: memoria e storia

Dalla Sardegna alla parrocchia romana di Santa Lucia creando una rete di soccorso per gli ebrei perseguitati di Gabrile Rigano

 

La scelta di Vittorio

Storia di un fascista cattolico convinto che rinnegò il Duce e divenne Giusto tra le Nazioni

Nel giardino dei Giusti tra le Nazioni, a Yad Vashem, dal 1997 c’è un albero dedicato a Vittorio Tredici (1892-1967). Un nome sconosciuto ai più. A volte però i percorsi biografici degli uomini poco noti ci aiutano ad addentrarci nelle pieghe di un’epoca, per capirne i drammi, i dilemmi, le attese, le speranze e penetrare negli intimi recessi della storia: lì dove le azioni dei singoli si incontrano con i grandi eventi e ognuno è chiamato a compiere delle scelte.

Vittorio Tredici aveva già compiuto le sue scelte: nella Sardegna natia era passato dal Partito Sardo d’Azione al fascismo, raggiungendo posizioni di responsabilità nella politica economica mineraria, di cui era un esperto, e divenendo prima commissario prefettizio (1924-1926) e quindi podestà di Cagliari (1927-1928). Negli anni Trenta si trasferì a Roma. In quel periodo la sua identificazione con il fascismo era piena: il suo universo, come scrisse nel 1933, era illuminato da “due fari”, il Vicario di Cristo e il Duce. Ma alla fine degli anni Trenta le sue convinzioni entrarono in crisi. La politica imperialistica avviata dal regime (che poneva l’attività mineraria al servizio dell’industria bellica), l’avvicinamento al nazismo, in cui erano presenti forti suggestioni anticattoliche, e la politica razzista e antisemita fascista, che turbò i rapporti tra i due “fari”, misero a dura prova la fedeltà di Tredici al fascismo.

Categoria: c'est la vie

Pseudoartisti mendaci e privi del rispetto dovuto ai credenti in Cristo di Angelino Tedde

Un microcefalico, volontario del cornuto, che si spaccia per artista, ha presentato, con fare pseudopensoso una farsa idiota, paragonabile alla merde d’artiste di una sedicente mostra di alcuni anni fa, fregandosene del sentimento religioso di milioni di credenti, accostando,  in questa autentica bazzinata pseudoteatrale , lo sterco al Santo volto di Cristo e poi a  far piovere liquame sullo stesso volto e a farlo colpire da un gruppo di bambini come ha fatto in Francia o da qualche adulto con oggetti vari. Preoccupato che gli spettatori non  capissero il suo stercoso pensiero, ha fatto scrivere, sullo sfondo del palco -Tu sei (e non)  il mio pastore.-

Cantico dei Cantici: dialogo d’amore tra l’amata e l’amato


Capitolo 1

TITOLO E PROLOGO

[1]Cantico dei cantici, che è di Salomone.
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

PRIMO POEMA
La sposa

[5]Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
[6]Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
[7]Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Il coro
[8]Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

Duetto
[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
[13]Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
[14]Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
[15]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
[16]Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
[17]Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

Categoria: cultura

La vecchiaia nell’era della tecnologia e del consumo di Adriano Pessina

Una parola da non dire

il vecchio di Leonardo da Vinci

Nel 1971 esce in Italia, La terza età, traduzione di un testo di Simone de Beauvoir che, molto più realisticamente, si intitolava La vieillesse. Molto tempo è passato da quando la pensatrice francese denunciava una sorta di congiura del silenzio intorno al fenomeno della vecchiaia e ai suoi problemi specifici, non soltanto sanitari: oggi parliamo già di quarta età e continuiamo a preferire la nozione di anziano (letteralmente “nato prima”) a quella di vecchio. Ma ciò non significa che sia cresciuta la consapevolezza che la vecchiaia sia il tempo proprio di ogni uomo che vive a lungo e che è parte integrante della nostra condizione umana.

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